Addio a Calisto Tanzi protagonista nel calcio e nel “crac” della Parmalat

Addio a Calisto Tanzi protagonista nel calcio e nel “crac” della Parmalat

Sci, Formula 1, poi calcio: sua l’intuizione di investire nella promozione commerciale dei propri marchi. Dall’impero del latte ai trionfi col club (8 trofei vinti tra cui una Coppa delle Coppe a Wembley), fino al crac del 2003, l’ex imprenditore era malato di cuore da tempo

di REDAZIONE ECONOMICA

È morto Calisto Tanzi, 83 anni imprenditore nato a Collecchio, il piccolo paese a due passi da Parma in cui poi ha costruito il suo impero, la cui parabola aveva avuto inizio con la crescita della Parmalat ed è terminata con il crac dell’azienda nel 2003 ed i processi che ne conseguirono. Diplomato in ragioneria, ha interrotto gli studi alla morte del padre per sostituirlo nella direzione di una piccola azienda familiare di salumi e conserve. Cavaliere del lavoro nel 1984 (successivamente “declassato” dal presidente Giorgio Napolitano), aveva investito nella sua città risorse ingenti per sponsorizzazioni e restauri.

Tanzi aveva soltanto 22 anni quando nel 1961 fondò a sua impresa del latte prendendo la vecchia azienda del nonno, a conduzione familiare, e trasformandola in una multinazionale con oltre 130 stabilimenti in tutto il mondo. L’imprenditore aveva di fatto inventato il latte a lunga conservazione ma la sua ambizione lo portò ad allargarsi dal settore alimentare affiancando al latte anche conserve, merendine, yogurt) al turismo, alla tv, e perfino al calcio, acquistando il Parma calcio da neopromosso nel 1989 e che portò a vincere la Coppa delle Coppe nell’indimenticabile notte di Wembley nel 1993, una Supercoppa italiana, due Coppe Uefa (1995 e 1999), Supercoppa Europea (1993) e tre Coppe Italia.

Negli anni Novanta la quotazione Borsa, poi le acquisizioni, il ricorso al mercato dei titoli e infine il crac. Parmalat, secondo la definizione degli inquirenti, è diventata così “la più grande fabbrica di debiti della storia del capitalismo“.

Dall’Australia al Sudafrica, dal Portogallo alla Colombia, dal Canada alla Romania, l’impero di Tanzi si era allargato a macchia d’olio. Nel 1973 il suo giro d’affari era pari a 20 miliardi di lire, cresciuti in dieci anni arrivando a ben 550 miliardi di lire. Collegamenti a doppio filo anche con il mondo della politica e della finanza soprattutto nell’ambiente cattolico. Negli anni Novanta arriva la quotazione in Borsa che di fatto nascondeva le prime difficoltà industriali e finanziarie. Ma da qui proseguirono le acquisizioni spericolate con un massiccio ricorso al credito e ai collocamenti obbligazionari che hanno coinvolto, e in molti casi ridotto sul lastrico, migliaia di piccoli risparmiatori.

Alla galassia di Calisto Tanzi facevano parte una serie di società, come Parmatour, Parma Calcio, Odeon Tv, dove quando mancavano i soldi era sempre la cassa di Parmalat a sborsare i denari necessari. Le difficoltà maggiori per Tanzi ebbero inizio nel 1999 quando acquisisce Eurolat dal gruppo Cirio di Sergio Cragnotti per un prezzo esorbitante, oltre 700 miliardi di lire, per consentire a Cragnotti di restituire i debiti contratti con la Banca di Roma guidata dal banchiere di Marino, Cesare Geronzi.

Lo stesso schema secondo gli inquirenti, si era ripetuta anche nel 2002 quando Tanzi decide di comprare le acque minerali da Giuseppe Ciarrapico, anch’egli indebitato con Banca di Roma. In pratica si pagava per estinguere dei debiti contraendone altri . Nel 2003 Tanzi chiamò Enrico Bondi al capezzale della Parmalat con lo scopo di risanare il gruppo ma il super-consulente si rese subito conto che Parmalat non poteva fare fronte al bond di 150 milioni di euro in scadenza di lì a breve.  Il risanamento della Parmalat, grazie all’azione di Bondi, ha permesso negli anni successivi – con differenze tra i vari creditori e obbligazionisti – un recupero di fondi da parte dei creditori che in molti altri crac sarebbe stato impensabile

Il 27 dicembre 2003 Tanzi venne arrestato al ritorno di un suo misterioso viaggio capitale dell’Ecuador, Quito, mentre le Procure di Milano e Parma muovevano i primi passi nell’inchiesta che svelò nei mesi e anni successivi il contorno del crac del gruppo alimentare di Collecchio. e fu così che dopo l’avventura economica cominciò così anche la vicenda giudiziaria. A dicembre 2010 arrivò la sua condanna a 18 anni di reclusione per un crac da 14 miliardi di euro.

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