di Antonello de Gennaro
Attraverso la sua pagina Instagram “Movimento 17 ottobre” era sul punto di organizzare nuovi appuntamenti alle piazze di Milano prima che venisse bloccato e portato negli uffici della Questura in virtù del nuovo fermo preventivo di 12 ore introdotto dal nuovo decreto sicurezza. Se lasciato a piede libero infatti Youssef Siher avrebbe contribuito a diffondere paura ed intimidazione nella popolazione, e non a caso a Milano è stato schierata persino l’elite militare della Folgore e in tutte le città italiane che organizzavano manifestazioni sono stati trasferiti ed impiegati migliaia di agenti delle forse dell’ ordine, a supporto delle polizie locali.
I suoi post social anonimi, senza mai esposi in prima persona avevano attratto milioni di visualizzazioni che hanno causato l’accusa di istigazione a delinquere aggravata dal terrorismo, Youssef Siher è stato pertanto fermato con questa ipotesi di reato. La decisione di fermo agli arresti, è stata decisa nella tarda serata di ieri , entro 48 ore dovrà essere convalidato dal gip di Milano, e quindi lunedì sera quando si capirà se l’impianto accusatorio degli investigatori della Polizia di Stato, affiancati dai colleghi dell’ Antiterrorismo e dai Servizi (Aise) nei suoi confronti verrà ritenuto abbastanza solido da convalidare la misura cautelare richiesta dalla pm Francesca Crupi della procura Milano.

E’ dall’inizio della scorsa settimana, cioè da quando è apparsa online la pagina “Movimento 17 ottobre”, che gli investigatori erano in attività per scovare gli autori di quelli che consideravano gli organizzatori delle proteste he provavano a spingere la popolazione a radunarsi mettendo a ferro e fuoco le città, con le conseguenze viste nei giorni scorsi con le devastazioni e saccheggi che hanno. Sono arrivati a Youssef Siher con un lavoro coordinato di intelligence, grazie anche all’immediata collaborazione della sicurezza di Meta che ha fornito gli IP (indirizzi informatici) del gestore ed autore dei messaggi, e sono andati a bussare nella sua abitazione di Brescia dove è residente, e nella casa di Milano dove era ospitato da una sua amica, dove sono stati rinvenuti mappe e indicazioni per le proteste da attuare a sorpresa per eludere i blocchi previsti dalle Forze dell’ Ordine.


Le indagini telematiche hanno scopert ed accertato un piano coordinato per creare il maggior danno possibile anche contro obiettivi istituzionali da colpire a livello informatico nella giornata di ieri 24 ottobre nelle piazze e sulle pagine internet di mezza Italia per creare il massimo danno possibile. Accertato anche un collegamento fra gli aderenti al “Movimento 17 ottobre” e gli hacker filorussi che si firmano con “Noname” che negli scorsi anni ma anchedi recentemente si sono resi autori di attacchi multipli Dos per mandare in saturazione le pagine web di importanti siti istituzionali italiani.
Il giorno prima e cioè 23 ottobre, secondo gli investigatori italiani, gli hackers che si nascondono ditero la sigla “Noname057(16)” insieme a quelli del “Dark Storm Team“, entrambi su posizioni filorusse, avevano pubblicato sulle loro pagine social, il proprio supporto informatico alle manifestazioni in Italia ma anche in Francia, anche se poi a seguito dei danni collaterali Telegram aveva deciso di bloccare i loro canali. Secondo gli investigatori italiani ai due gruppi si sarebbe collegata anche il gruppo sud-asiatica-bengalese che si firma “Bd Anonymous”, che notoriamente appoggia la causa pro Pal, e che attacchi scorso febbraio alle porte delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina aveva aggredito sempre con sistemi Dos le piattaforme informatiche di alcuni enti ed istituzioni governative italiane. A parte dei loro messaggi di supporto alla protesta del 24 ottobre non risultano intenzioni offensive nei confronti dell’Italia.

Secondo gli investigatori del comando interforze Intel la minaccia veniva ritenuta di elevato livello , visti i 41mila follower del gruppo Instagram “Movimento 17 ottobre” pagina aperta e gestita da Youssef Siher, fermato dalla Polizia Postale di Milano guidata da dirigente Alessandro Carmeli e dalla Digos della Questura di Milano pochi prima prima di poter comunicare i nuovi punti di ritrovo in otto città (Bologna, Milano, Torino, Genova, Firenze, Roma, Padova e Bari) e quindi il luogo da dove avviare le proteste che secondo gli investigatori miravano a creare disordini, atti di violenza, danni ad attività commerciali, banche, proprietà private e istituzioni.
Gli analisti che stanno controllando sul web le reazioni della protesta a latere di quella che è stata bloccata dalle forze dell’ ordine nella giornata di ieri evitando probabili assalti ai negozi e degli episodi di vandalismo, è che gruppi di hacker potrebbero riorganizzarsi a breve per colpire soprattutto le forze dell’ordine e la Difesa, ma anche provare a prendere di mira infrastrutture importanti a livello nazionale, a partire dalle telecamere di sorveglianza stradale.
Si collegamenti alle posizioni filorusse è intervenuto a smentire persino Vladimir Putin in prima persona che ha sostenuto in un’intervista alla tv di Stato russa ripresa dall’agenzia Tass, in relazione alle accuse per i disordini nei Paesi europei, che “dimostrano la debolezza e l’incapacità di alcuni dei loro leader di assumersi la responsabilità di quanto sta accadendo“. Una maniera “politica” in perfetto stile russo per prendere le distanze da eventuali coinvolgimenti e responsabilità.
Risulta indagata anche la moglie da Youssef Siher, di origini libanesi, italiana di seconda generazione come il marito, accusata degli stessi reati del marito: “istigazione a delinquere con l’aggravante della finalità di terrorismo” chiamata a rispondere dell’articolo 420 bis del nuovo decreto legge, “violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche”. La moglie, nata a Como, vive a Milano, e sarebbe un elemento di punta dell’organizzazione palestinese di Milano. e secondo gli inquirenti, entrambi sarebbero amministratori delle pagine Instagram e Telegram denominate “Movimento 17 ottobre” che ha organizzato le proteste di piazza della scorsa settimana. Il canale Telegram sfiora i 9.500 componenti e sulla pagina Instagram del Movimento 17 ottobre seguita in pochi giorni da oltre 40 mila follower. Sarebbe stato proprio grazie al cellulare della donna che gli investigatori, sabato mattina, sono riusciti a rintracciare Youssef Siher, il quale aveva spento il proprio telefono e quindi non risultava localizzabile.









