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25 Ottobre 2026 09:55

Mentana annuncia l’addio al Tg La7: “Lascio il 23 dicembre”

Mentana è uno dei giornalisti più famosi d’Italia, conduce il telegiornale di La7 da 16 anni con uno stile molto riconoscibile, mescolando il racconto delle notizie a sue considerazioni personali.

“Voglio darvi una notizia: lascio il Tg La7 il 23 dicembre. Voglio passare il Natale in famiglia…“. E’ l’annuncio di Enrico Mentana, che si appresta a lasciare il telegiornale della televisione di Urbano Cairo. Il giornalista, al timone del Tg dal 2010,, annuncia l’addio nella cerimonia in cui riceve il premio Marchiaro a Alessandria. L’addio si consumerà con qualche giorno d’anticipo rispetto alla fine dell’anno e alla scadenza del contratto: “Voglio passare il Natale in famiglia”, ironizza Mentana, . Gli chiedono: e dopo? “Dopo c’è Natale, poi c’è Capodanno”. Difficile stanare “mitraglia” Mentana, 71 anni, generazione dei big che hanno raccontato statisti e comparse di almeno tre Repubbliche. Migliaia di ore di dirette alle spalle, dal 1980 redattore in Rai, , poi il Tg5 fondato a Mediaset, prima sfida vinta da timoniere, infine l’approdo a La7 da cui divorzia dopo 16 anni con civiltà.

L’evento è l’occasione anche per una riflessione ad ampio spettro sul giornalismo e sui telegiornali. “La televisione è ciò che resta di quello che, all’età di 20 anni, vivevamo come qualcosa di estremamente innovativo. La media dei telespettatori dei tg si avvicina più ai 70 che ai 65 anni. Nessun giovane guarda i telegiornali, le modalità di percezione delle notizie sono diverse. E’ più probabile che un giovane conosca la realtà israelo-palestinese da Cecilia Sala e non dal telegiornale. Ognuno, come la pittura, è figlio e fratello del suo tempo. Oggi nessun ragazzino può appassionarsi al giornalismo guardando un telegiornale”, ha detto Mentana.

E’ cambiato anche il rapporto tra giornalismo e politica. “E’ tutto stritolato dalla logica del frullatore per cui da una parte sono tutti bravi e dall’altra sono tutti fessi. Anche se succedono cose che non c’entrano nulla con l’Italia, dalla prima pagina si capisce qual è l’orientamento di un normale“, osserva Mentana. “La logica ormai è questa, non c’è più la terra di nessuno. E chi sta in mezzo viene considerato una sorta di minorato, perché ormai la logica che domina anche nell’informazione è questa. Non vedo da anni un talk show in cui si dica ‘il mio avversario ha detto una cosa che mi ha fatto riflettere’. Non si dice mai qualcosa su cui si può essere d’accordo con l’interlocutore. Zelensky, ad esempio, è un eroe della resistenza o uno che ruba: non è possibile”, prosegue il giornalista.

Mentana si è soffermato sulle manifestazioni e sui cortei degli ultimi weekend, con disordini e scontri: “Io vivo a Roma e sono milanese. Penso che molto sia indotto dall’esempio francese, non credo ci sia un clima di rivolta interno. Molti di noi hanno fatto l’università con sacrifici, andando a prendere un letto in una cameretta da uno zio o da un conoscente. Molti hanno fatto i pendolari. Esiste un disagio forte, affrontato dalle classi sociali con dignità: non per questo la politica non deve essere attenta. Da anni a questa parte la politica ha usato il sistema di mance e regalini, lo hanno fatto tutti senza pensare ad una politica sociale che avesse un’impostazione meritocratica verso chi cerca lavoro. Con tutto questo, però, non ho visto quelle categorie in piazza”.

Enrico Mentana ed Urbano Cairo

La polemica

Già lo scorso maggio, il giornalista aveva pubblicamente manifestato il suo imbarazzo: “È evidente che si è voluto fare di La7 una nuova RAI3 senza però che esistano una nuova RAI2 e una nuova RAI1″. Uno sfogo emerso in occasione di un incontro al Festival della Tv di Dogliani: “Un elettore del centrodestra non può guardare i programmi di La7 sentendosi a casa: non vedo più programmi in cui tutti gli ospiti si sentono a casa, qui uno si sente a casa e l’altro in trasferta, uno in poltrona e l’altro sui carboni ardenti. Da nessuna altra parte è tutto così netto e marcato“. Ma il volto informativo della rete non potrà non accusare la perdita considerata l’ autorevolezza e la popolarità che Mentana gli ha conferito in questi anni dove, tra iniziative di approfondimento e format, erano diventate proverbiali le sue «maratone» che fossero elettorali o di analisi dei principali fatti politici italiani e mondiali.

La scorsa estate, d’altronde, l’editore Urbano Cairo aveva gelato le aspettative durante la presentazione dei palinsesti, ricordando come il rinnovo non fosse in agenda. Il futuro professionale del direttore è da tempo al centro di indiscrezioni e retroscena. Nelle ultime settimane, in particolare, il suo nome è stato accostato al nuovo progetto di Antenna Group: il colosso televisivo greco, guidato da Theo Kyriakou, starebbe studiando lo sbarco in Italia con un canale all-news sul modello della Cnn. Secondo i rumors, Mentana sarebbe in cima alla lista dei desideri per guidare la neonata direzione editoriale. Al momento, tuttavia, l’operazione resta confinata nel campo delle ipotesi suggestive, in assenza di trattative ufficiali. Sullo sfondo resta infine il precedente interessamento di Canale Nove, un’opzione che sembra però ormai definitivamente tramontata.

Perciò Mentana ha costruito l’effetto live sorpresa, come nello stile del re delle maratone politiche, e chissà se è un caso, lo ha fatto proprio nella città piemontese del suo editore, Urbano Cairo, proprietario di La 7 , con il quale ormai da tempo sono nore le divergenze editoriali. La separazione era nell’aria, e non risulta che Mentana abbia visto l’editore negli ultimi mesi. Anzi il giornalista ha inviato – secondo fonti amiche – una lettera formale per «confermare la cessazione del rapporto» previsto a fine anno. Né poteva cambiare il corso delle cose la cortese disponibilità di Cairo. “La posizione del direttore? Il contratto va avanti fino a dicembre. La mia stima per lui è intatta“, aggiungendo “deve esserci la voglia da ambo le parti“.  Aggiungendo “Non dico a Mentana come fare il Tg, così come non dico neanche alla Gruber o a Floris o a Cazzullo o a Formigli come fare la loro trasmissione o chi invitare”.

Ritorno in RAI ?

Non è un caso l’ipotesi che soffia più forte nei corridoi dei Palazzi romani. Mentana potrebbe tornare a dirigere il TG1, come successore del meloniano Gianmarco Chiocci, che sarebbe così libero di andare a lavorare per la premier Giorgia Meloni, nei mesi cruciali che preparano la campagna elettorale. Lo stesso Mentana ha confermato di aver parlato con alcuni dirigenti Rai così come non ha escluso un ritorno a Mediaset. Sono circolate anche indiscrezioni su un possibile progetto informativo con Warner Bros. Ma nessuna di queste ipotesi, finora, si è trasformata in un accordo ufficiale. E lo stesso giornalista ieri è rimasto abbottonato sul proprio futuro.

Unica c ertezza al momento è la data certa della fine della sua direzione del TgLa7 , cioè il prossimo 23 dicembre. Da quel giorno il destino professionale di Enrico Mentana è tutto da scoprire per il telespettatore. Potrebbe esserci qualche svolta clamorosa, ma non imprevista, ossia il suo passaggio ad altri gruppi editoriali. Oppure potrebbe rinnovare il contratto in scadenza e rimanere a La7 semplicemente smettendo di condurre, una scelta che sarebbe comprensibile dopo decenni di inflessibile ed estenuante conduzione. Lui garantisce che dopo il 23 “farà le vacanze di Natale”. Poi anno nuovo e probabilmente anche un nuovo Mentana.

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