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15 Luglio 2026 16:06

Addio ritorno alle preferenze elettorali. Franchi tiratori, chi e quanti sono stati ?

Ieri il governo è stato sconfitto in Aula su un emendamento (188 i voti contrari, 187 i favorevoli), provocando la delusione della premier Giorgia Meloni e, com'è ovvio, l'esultanza delle opposizioni, che hanno occupato l'Aula e invocato le elezioni. 

Chi sono stati i franchi tiratori nella maggioranza parlamentare del centrodestra ? È questa la domanda che nelle ultime ore rimbalza nei corridoi di Camera dei Deputati, dove è ormai partita la caccia ai cosiddetti “badogliani” che, nel gergo parlamentare, identifica quei deputati pronti a sfilarsi dalla linea ufficiale del proprio partito al momento decisivo, scegliendo il voto segreto per colpire la maggioranza senza lasciare tracce. Il giorno dopo della clamorosa sconfitta del governo per un solo voto sull’emendamento alla legge elettorale che introduceva le preferenze si apre così, con due ipotesi diametralmente opposte. Dagli abbracci, i sorrisi e le strette di mano tra i leader del centrosinistra; mentre nei gruppi parlamentari di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, i conciliaboli nervosi impegnati a ricostruire chi abbia fatto mancare i voti decisivi.

La Camera, con il voto segreto, ha bocciato l’emendamento di FdI-Nm-Udc sulle preferenze e i capilista bloccati che aveva avuto il parere positivo di governo e maggioranza. I favorevoli sono stati 187, i contrari 188. Elly Schlein, Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni vengono circondati nel Transatlantico della Camera, dai rispettivi parlamentari in un clima misto di eccitazione soddisfazione. L’opposizione interpreta il voto come il primo vero incidente parlamentare della legislatura che potrebbe di mettere a nudo delle fragilità all’interno della coalizione parlamentare di governo. Ancora una volta non saranno gli elettori a scegliere chi li rappresenta, ma un rito d’ufficio, una sfilata di “peones” nelle segreterie di partito alla ricerca pietosa di una riconferma. D’altra parte tutte le leggi elettorali, da anni, hanno la stessa funzione di un notaio al soldo di chi comanda: certificare chi sale in poltrona in cambio non di idee, ma di ubbidienza. 

Sul fronte della maggioranza, invece, prevalgono il sospetto e la diffidenza. Ogni gruppo parlamentare guarda con sospetto anzitutto ai propri alleati, mentre prende corpo un vero e proprio “giallo” parlamentare sul numero dei dissidenti. Secondo il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, sarebbero stati tra i venti e i venticinque i franchi tiratori. ribadisce a gran forza che il governo concluderà la sua esperienza .”Non intendiamo concludere questa esperienza di governo”, dice a SkyTg24. “Noi non abbiamo pensato a un sistema elettorale che premia la nostra coalizione ma la volontà dei cittadini. Il centrodestra ha lavorato bene per quattro anni, c’è stato questo episodio di ieri che intendiamo superare“. Sempre Ciriani ha aggiunto: “Il programma prevedeva il voto domani sera, ora vediamo stamattina come lavora il Parlamento e capiremo. La priorità è chiudere alla Camera e poi la legge andrà al Senato senza le preferenze. È normale che in un sistema bicamerale l’altro ramo possa modificare il testo ma ne parleremo quando la legge arriverà al Senato“. Ancora: “Un passo alla volta, ora chiudiamo la legge alla Camera. Al Senato si può naturalmente modificare. Non so se riusciamo prima della pausa estiva ad approvare la legge elettorale al Senato ma sicuramente a settembre sarà fra i primi se non il primo provvedimento all’esame del Senato”, aggiunge.

Ma nei conteggi che circolano tra i deputati del centrodestra la cifra potrebbe essere molto più alta. Se infatti si considera che i sette parlamentari di Italia Viva hanno votato a favore dell’emendamento, i voti mancanti all’appello nella maggioranza potrebbero essere addirittura il doppio, insomma una cinquantina.

L ‘analisi politica del voto si concentra soprattutto dentro Fratelli d’Italia . Molti esponenti del partito della premier nelle ore successive alla sconfitta hanno rivolto lo sguardo verso gli alleati, in particolare verso la Lega e Forza Italia. Tra gli azzurri finiscono nel mirino soprattutto i parlamentari ritenuti più vicini a Marina Berlusconi, mentre nelle ricostruzioni giornalistiche torna a circolare il nome di Marta Fascina l’ultima compagna di Silvio Berlusconi , la quale, respinge ogni tentativo di alimentare il caso e taglia corto davanti ai cronisti.: “Non voglio commentare, è inutile”.

Da Forza Italia le ipotesi accusatorie vengono rispedite al mittente. “Per la prima volta ieri eravamo presenti al 98% in Aula”, osserva un deputato azzurro, sottolineando come il partito abbia garantito una partecipazione quasi totale al voto. Ancora più netto, a condizione di mantenere l’anonimato, un altro parlamentare forzista: “Gli amici di Fratelli d’Italia dovrebbero guardarsi al loro interno. Molti di noi hanno ricevuto messaggi di deputati del loro gruppo che assicuravano di non voler votare l’emendamento sulle preferenze”. Anche perchè ritornando al voto molti non verrebbero rieletti.

Questo voto è sicuramente una ferita per il Governo, ma mette a nudo chi sta dalla parte del cittadino e chi preferisce la segretezza, i Palazzi, le corti dei leccapiedi. La sinistra ha votato compatta contro le preferenze, è vero, ed almeno l’ha detto prima, con la trasparenza di chi fa opposizione, ed ha legittimamente esultato all’esito del voto , ha fatto tutto alla luce del sole. Invece quel pezzetto di vigliacchi presenti nella coalizione di centrodestra che ha affossato le preferenze ha commesso un alto tradimento e regalato all’opposizione una vittoria politica. Offendendo prima gli italiani, poi la premier e la maggioranza che avevano provato a restituire ai cittadini il diritto ed il potere di scegliere chi votare. Se questi vigliacchi hanno un pizzico di dignitià ci mettano la faccia. Chi ha votato contro le preferenze dalla destra faccia come l’opposizione: esulti, annunci il suo gesto ai propri elettori ed ai colleghi della maggioranza, e spieghi il perché del voto contrario.

Dichiarazioni che confermano come la ricerca dei “badogliani” rischi di trasformarsi in un regolamento di conti interno alla maggioranza. Più che individuare i singoli responsabili, il voto ha infatti messo in evidenza un elemento politico destinato a pesare nei prossimi mesi: la disciplina parlamentare del centrodestra non appare più granitica e il ricorso al voto segreto potrebbe trasformarsi, d’ora in avanti, in un terreno di insidie per il governo.



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