È morto questa mattina nella sua amata isola Peppino di Capri, all’anagrafe Giuseppe Faiella. Se ne va uno degli ultimi grandi protagonisti della canzone italiana del Novecento. Pianista raffinato, interprete elegante e autore di brani entrati nella memoria collettiva, ha attraversato oltre sessant’anni di musica, riuscendo a parlare a generazioni diverse senza mai rinunciare al proprio stile. Nato a Capri nel 1939, avrebbe compiuti 87 anni il prossimo 27 luglio. Il cantautore scompare dopo una lunga malattia. Interprete della grande musica italiana, pianista raffinato, lascia i figli Igor, detto Nico con la prima moglie Roberta Stoppa e Edoardo e Dario con Giuliana Gagliardi.
Peppino Di Capri è stato anche un simbolo della sua terra. L’isola di Capri è rimasta il suo punto di riferimento umano e artistico, un luogo che ha ispirato molte delle sue interpretazioni e che ha contribuito a costruire l’immagine di un artista profondamente legato alle proprie radici.
La sua vita privata è stata segnata da grandi amori e momenti difficili. Nel 1959 conobbe Roberta Stoppa, che nel 1961 portò sull’altare sposandola. Sul finire degli anni Sessanta iniziò una relazione con Giuliana Gagliardi, studentessa di biologia. Nel 1970 nacque Igor, detto Nico, figlio concepito durante un breve ritorno con Roberta. Nel 1976 arrivò il divorzio e nel 1978 Peppino sposò Giuliana, con cui ebbe Edoardo e Dario. Giuliana è venuta a mancare nel 2019 e nello stesso periodo le condizioni di salute del cantante hanno cominciato ad aggravarsi.

Dopo aver studiato pianoforte sin da bambino, negli anni Cinquanta fondò i Rockers, tra i primi gruppi italiani a portare il rock’n’roll americano nei pianobar di Capri ed Ischia. A quattro anni già si esibiva davanti alle truppe alleate di stanza sull’isola durante la guerra avviando una carriera destinata a diventare una delle più longeve e fortunate della musica italiana. Vinse il Festival della Canzone Napoletana nel 1970 con “Me chiamme ammore” e due volte il Festival di Sanremo, nel 1973 con “Un grande amore e niente più” e nel 1976 con “Non lo faccio più“. Tra i suoi maggiori successi restano “Champagne“, “Roberta“, “Let’s Twist Again” e “St. Tropez Twist“, brani che gli valsero l’appellativo di “re del twist” e il soprannome di “Buddy Holly italiano”.
Per Peppino di Capri la musica era un destino: il nonno era nella banda dell’isola, il padre Bernardo aveva un negozio di dischi e nel tempo libero suonava numerosi strumenti musicali. Nel 1953, con l’amico batterista Ettore Falconieri, iniziò a suonare nei night club di Capri e Ischia come ”Duo Caprese’‘. Da quel momento, Peppino si dedicò completamente alla nascente musica rock d’importazione americana. Nel 1956 lui e Falconieri si esibirono a ”Primo applauso”, condotto da Enzo Tortora, interpretando ”Cry” e ”Tu vuo’ fa’ l’americano’‘: vinsero e portarono a casa un televisore. Due anni dopo nacquero i ”Capri Boys”, con Pino Amenta, Mario Cenci e Gabriele Varano: un gruppo ispirato ai rockers americani, che alternava brani napoletani rielaborati e successi statunitensi.
Con la sua morte si chiude un capitolo importante della musica leggera italiana. Le sue canzoni hanno attraversato le epoche, accompagnando matrimoni, feste, momenti di gioia e di nostalgia. Pochi artisti italiani possono vantare un repertorio così riconoscibile e ricordabile. Rimane un patrimonio di melodie che hanno raccontato l’amore, il tempo che passa e la leggerezza della vita con uno stile inconfondibile.





