Operazione della Polizia di Stato questa mattina all’alba tra Puglia e Campania per smantellare un’associazione di truffatori specializzati in complesse frodi informatiche e riciclaggio, che si spacciavano per operatori bancari truffando gli ignari clienti. Le indagini coordinate dalla Procura di Foggia, hanno permesso di documentare truffe per ingenti somme e di bloccare la monetizzazione di elevati importi. Al centro dell’operazione ‘Fake Check’, l’esecuzione odierna di 20 misure cautelari (9 custodie in carcere, 9 agli arresti domiciliari e 2 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria).
Per la repressione di questa attività truffaldina sono stati attivati oltre 80 specialisti cyber da tutta Italia. Sequestrati dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni computers, smartphone, software per falsificare assegni e documenti e denaro. Oltre ai 20 arrestati, la Polizia ha deferito a piede libero altre 29 persone coinvolte a vario titolo nel network criminale

Presentando l’operazione, il procuratore della Repubblica di Foggia, Enrico Infante ha evidenziato come l’azione investigativa confermi l’impegno della magistratura non solo contro la criminalità organizzata tradizionale, ma anche contro quei reati che incidono direttamente sulla vita dei cittadini. Nel corso della conferenza stampa Ivano Gabrielli direttore del Servizio Centrale della Polizia Postale delle Comunicazioni , ha evidenziato come il cybercrime rappresenti oggi una delle principali minacce economiche a livello globale. “Non parliamo di semplici truffe, ma di criminalità organizzata ad alta specializzazione tecnologica”, è stato ha affermato, sottolineando come reati di questo tipo non colpiscano soltanto il patrimonio delle vittime, ma minino anche la fiducia dei cittadini nei sistemi di home banking e nei servizi finanziari digitali.

Secondo quanto accertato dalle indagini, l’associazione sarebbe articolata in due unità organizzative, una radicata nel Napoletano ed una nel Foggiano, dove sarebbe stato commesso il reato più grave, ovvero quello del riciclaggio. Una falsa telefonata spacciata come proveniente dalla banca, l’allarme sul conto corrente e la richiesta di scattare una foto all’assegno per “mettere al sicuro i risparmi”. Il modus operandi della banda era tanto semplice quanto efficace. I truffatori contattavano le vittime spacciandosi per operatori telefonici di istituti di credito, giocando sulla vulnerabilità dei correntisti, li inducevano e convincevano a emettere assegni bancari con il pretesto di tutelare i propri fondi.
La trappola scattava immediatamente. Per confermare l’operazione, veniva richiesto l’invio della fotografia del titolo di pagamento tramite WhatsApp. Ricevuta l’immagine, l’organizzazione passava alla fase operativa: gli assegni venivano clonati e versati su conti correnti aperti usando documenti d’identità falsi, per poi essere rapidamente monetizzati attraverso prelievi ai bancomat (ATM) o direttamente agli sportelli.

L’organizzazione dei truffatori era particolarmente efficiente grazie alla complicità di persone insospettabili che fornivano un supporto logistico e informativo fondamentale. Tra i destinatari dei provvedimenti figurano infatti un praticante avvocato e un dipendente infedele di una delle compagnie assicurative danneggiate dalle truffe. Quest’ultimo, approfittando della propria operatività all’interno dell’assicurazione, estrapolava dalle banche dati aziendali informazioni riservate per cederle al gruppo criminale, così rendendo le truffe estremamente credibili.
L’organizzazione di truffatori aveva una precisa ripartizione dei compiti. Il gruppo napoletano era specializzato nella produzione di documenti falsi, assegni contraffatti e altra documentazione necessaria per realizzare le truffe. Il gruppo foggiano, invece, avrebbe curato l’apertura dei conti correnti utilizzati per movimentare il denaro e le successive operazioni di riciclaggio. Nel corso delle perquisizioni gli investigatori hanno sequestrato computer, smartphone, software professionali e stampanti utilizzate, secondo l’accusa, per falsificare rapidamente assegni e documenti.
Il giro d’affari complessivo stimato dagli inquirenti superava i 750.000 euro. La tempestiva ed efficace sinergia tra la Polizia Postale e delle Comunicazioni , le assicurazioni coinvolte e gli istituti di credito, ha consentito di bloccare la monetizzazione di oltre 400.000 euro, fondi che sono già stati intercettati, bloccati e restituiti ai legittimi proprietari.





