L’assemblea della holding lussemburghese Delfin, cassaforte degli eredi Del Vecchio, ha approvato il bilancio record senza il voto di Leonardo Maria Del Vecchio il quale ha ritenuto di non essere presente accusando il board di essere “inerte” e spiegando, in una lettera, che “non c’erano i presupposti per un’assemblea produttiva”. Un’assenza che conferma ancora una volta la divisione che si è creata all’interno di una famiglia che, a quattro anni dalla scomparsa di Leonardo Del Vecchio, non è ancora riuscita a dare esecuzione al testamento per dei veti contrapposti. Con l’approvazione del bilancio, quindi, la holding guadagna altro tempo sperando che la frizioni e contrasti tra gli otto eredi si appiani.

Nel frattempo si è consumato un nuovo nulla di fatto sul fronte dei dividendi: nonostante la proposta di portare la cedola all’80% fosse stata approvata dall’assemblea dello scorso 27 aprile, i soci hanno deciso di distribuirsi “solo” il 10% dei profitti. Via libera anche alla nomina di due commissari che vigileranno sui conti: Lara Forte e Fabio Scoyni. Escluso invece Marco Talarico l’ex amministratore delegato di Lmdv Capital che era stato indicato da Leonardo Maria Del Vecchio Jr.
I risultati da record della holding Delfing sono passati quasi in secondo piano nonostante gli utili abbiano raggiunto quota 1,5 miliardi (nel 2024 erano stati 1,4 miliardi ), grazie al record di 1,2 miliardi di dividendi incassati (1,1 miliardi del precedente esercizio) dalle partecipate: dal 32,4% del capitale in EssilorLuxottica al 28% in Covivio passando dal 17,5% di Mps ottenuto anche con l’adesione all’Opas su Mediobanca, il 2,7% circa di Unicredit e il 10,20% di Generali. Agli otto azionisti, quindi, andranno 150 milioni di euro: 18,75 milioni a testa.





