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28 Giugno 2026 14:30

La “guerra” sull’eredità Del Vecchio. La governance del gruppo a rischio

Scontro per il riassetto della holding. Il presidente Milleri sostiene il piano di Leonardo junior ma l’ad Bardin vuole lo status quo.

Sono non pochi negli ambienti della della finanza milanese a pensare che dietro allo stop al piano di Leonardo Maria Del Vecchio di rilevare le quote dei fratelli Paola e Luca, sia opera di un piano di Romolo Bardin l’amministratore delegato della Delfin, la holding lussemburghese di controllo ( società a responsabilità limitata lussemburghese della quale ciascuno degli otto soci detiene il 12,5% del capitale) della famiglia Del Vecchio, per l’ambizione di vedere crescere la propria influenza all’interno della holding. Leonardo Maria Del Vecchio Jr. con la propria richiesta di patronage a Delfin nei confronti delle banche per ottenere una maxi finanziamento da 10 miliardi di euro necessario per acquisiore le quote dei fratelli, offriva alla holding anche le proprie quote. Praticamente in caso di default dell’imprenditore Leonardo Maria Del Vecchio Jr , la Delfin non solo avrebbe ripreso il 25% di Paola e Luca, ma anche il 12,5% di Leonardo Maria.

Un’ operazione che aveva convinto il presidente Francesco Milleri e il notaio Mario Notari. L’ Ad Romolo Bardin, invece, insieme a Giovanni Giallombardo e Aloyse May si è astenuto. L’ostracismo di Paola e Luca Del Vecchio si ipotizza che sarebbe in realtà parte di una strategia di disturbo ideata da Bardin, che vorrebbe aumentare il proprio peso all’interno della holding dei Del Vecchio.  Sembrerebbe dalle rispettive prese di posizione che il presidente e amministratore delegato della Delfin abbiano due visioni diametralmente contrapposte del futuro della holding. Milleri auspica una “semplificazione della catena di comando”; mentre Bardin preferisce mantenere lo stato delle cose ed equilibri attuali.

Una posizione quella di Romolo Bardin condivisa con Claudio Del Vecchio, primogenito dello scomparso fondatore di Luxottica che da sempre si oppone al piano del fratello Leonardo Maria di salire al 37,5% di Delfin. Ambienti finanziari, però, ritengono che quello di Bardin sia un piano per spostare i pesi all’interno della stessa Delfin: non uno scontro frontale, ma una manovra per erodere progressivamente gli equilibri esistenti. Con l’obiettivo finale che sembrerebbe essere quello di creare una situazione in cui le leve operative si spostino di fatto sull’asse Bardin, e sminuire il ruolo di Milleri.

Quattro anni dopo la scomparsa del fondatore Leonardo Del Vecchio , i suoi eredi non sono ancora riusciti a dare esecuzione al testamento e lo scorso maggio Milleri al quale spettano 2,15 milioni di azioni Essilux del valore di circa 361 milioni ha intentato una nuova causa civile nei confronti di Luca, Clemente e Paola, sul presupposto che sarebbero decaduti dal beneficio d’inventario con cui avevano accettato l’eredità del padre. Inoltre Milleri se si sentisse sfiduciato, potrebbe anche decidere di fare un passo indietro da Delfin. Uno scenario tanto complicato dalle soluzioni estreme, che in questi giorni nessuno si sente di poter escludere. Una cosa è certa: le eventuali dimissioni di uno o più manager avrebbero effetti dirompenti sulla governance di Delfin, in quanto per nominare un nuovo amministratore per statuto è necessaria l’unanimità degli eredi-soci.

Leonardo Maria Del Vecchio

A poche ore dall’assemblea che deciderà il destino di Delfin, sembra essere sempre più complicato il progetto di Leonardo Maria Del Vecchio di rilevare per 10 miliardi le quote di Paola e Luca nonostante l’offerta alla holding di dare a garanzia persino il proprio 12,5% del capitale sociale. La volontà di Leonardo Maria, è quella di comprare e consolidare la propria posizione, ma di fronte a un muro eretto da una parte d CdA di Delfin – nonostante il via libera all’operazione decisa dall’assemblea degli azionisti dello scorso 27 aprile, potrebbe anche arrivare alla decisione di votare contro l’approvazione del bilancio, che sarebbe il primo formale atto di evidente sfiducia ai manager. Rimane quindi molto complessa ed impraticabile la messa in liquidazione di Delfin per la quale è necessario il voto favorevole degli 8 eredi.

Martedì 30 giugno gli otto soci della holding, azionista di riferimento di EssilorLuxottica e tra i principali soci di Generali, Mps, UniCredit e Covivio, saranno chiamati ad approvare il bilancio 2025, deliberare sul dividendo e pronunciarsi sulla proposta di nominare nuovi commissari per l’audit. Accanto al bilancio, nell’ordine del giorno è entrata anche la richiesta di nominare commissari per l’audit. Il “commissaire aux comptes” è una figura prevista ma finora mai attivata. La lettera è stata firmata da cinque soci: Leonardo Maria Del Vecchio, Luca Del Vecchio, Paola Del Vecchio, Clemente Del Vecchio e Nicoletta Zampillo, che hanno indicato come candidati Lara Forte, Fabio Scoyni e Marco Talarico, quest’ultimo già amministratore delegato della finanziaria di Lmdv.



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