La Cassazione a sezioni unite ha annullato la decisione della sezione Disciplinare del Csm che aveva assolto Gianmarco Galiano allora giudice della Fallimentare di Lecce da ogni incolpazione. Ma per gli ermellini di piazza Cavour i magistrati non possono svolgere alcun tipo di attività economia, nemmeno dietro la copertura di un parente. L’ impugnazione della decisione della sezione Disciplinare del Csm , che ora dovrà riavviare il procedimento, porta la firma del Ministro Guardasigilli, Carlo Nordio.
Il procedimento disciplinare ha origine dell’indagine in cui Galiano venne arrestato per corruzione il 28 gennaio 2021, il magistrato risultò proprietario di un b&b a Porto Cesareo e di una barca a vela con cui portava in mare gli ospiti dalla struttura ricettiva turistica, di proprietà del magistrato, ma gestito ufficialmente dal padre con un contratto di comodato. Sono state quattro recensioni dei clienti ad inguaiare Galiano che lo indicavano come proprietario su TripAdvisor , facendo riferimento ad alcune uscite in barca, un acquisto (come dimostravano la fattura di un cash and carry di San Cesario di Lecce) di forniture per il b&b effettuate con la carta di credito intestata al padre, la stessa che veniva utilizzata per alcuni acquisti alla Rinascente di Milano proprio negli stessi giorni in cui il magistrato si trovava nel capoluogo lombardo. Ciliegina sulla torta… una intercettazione sul cellulare del padre di Galiano con un cliente, che però conteneva la voce del magistrato : “Tra cinque minuti arriva la mia collaboratrice, si chiama Francesca”…

Le Sezioni unite della Cassazione hanno annullato anche la censura del Csm, il Consiglio superiore della magistratura nel 2024 nei confronti del giudice barese Giuseppe Marseglia, 48 anni, all’epoca dei fatti assegnato alla sezione distaccata di Francavilla, che nel 2013 liquidò 1 milione e 400mila euro ai genitori di una 23enne morta in un incidente stradale (assistiti dall’ avvocato Federica Spina, ex moglie del magistrato Galiano) applicando parametri di valutazione molto superiori rispetto a quelli previsti dalle tabelle di Milano. La sentenza era stata successivamente sospesa dalla Corte d’appello di Lecce, e tutto fu definito con una transazione di circa 1,1 milioni di euro. L’indagine penale ipotizzava che 300mila euro erano finiti in tasca al giudice Galiano.
La Corte Cassazione ha però accolto la contestazione della difesa di Marseglia, basata sul teorema secondo il quale una semplice inesattezza tecnico-giuridica in fase di interpretazione non può conseguire una responsabilità disciplinare del magistrato. A Marseglia infatti nel caso in questione non veniva contestato alcun tipo di sua partecipazione al presunto accordo corruttivo. Le Sezioni unite hanno sostenuto nell a propria decisione che “è necessario indagare se il provvedimento giurisdizionale sia stato adottato sulla base di un errore macroscopico o di una negligenza grave e inescusabile, rivelatrice di scarsa ponderazione, approssimazione, frettolosità o limitata diligenza“. E quindi anche il procedimento disciplinare nei confronti di Marseglia dovrà essere riaperto e valutato nuovamente.

L’organo di autogoverno della Magistratura si trova spesso, in vicende come questa, oscillando tra il necessario garantismo ed una imbarazzante autoreferenzialità che rischia di trasformarsi in una complicità silenziosa . Quando la Sezione Disciplinare del Csm assolve da ogni addebito, pur di fronte a un quadro indiziario che definire “imbarazzante”, suonerebbe come un complimento… trasmettendo un messaggio negativo: quello di una “casta” sotto mentite spoglie di corpo istituzionale che tende a proteggersi dall’esterno, come che la toga dei magistrati fosse un mantello di invulnerabilità capace di schermare non solo le critiche, ma la realtà dei fatti. Resta da capire a questo punto a cosa servano le decisioni della sezione Disciplinare del Csm…





