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9 Maggio 2026 01:26

Omicidio “Diabolik”, assolto in appello il presunto killer: : “Nessuna prova a suo carico”

I giudici dell'Assise di Roma hanno prosciolto Raul Esteban Calderon accusato dell'omicidio di Fabrizio Piscitelli. In primo grado era stato condannato all'ergastolo

I giudici della Corte d’Assise si Appello di Roma hanno stabilito che ad uccidere Fabrizio Piscitelli, noto con il soprannome di “Diabolik, non sarebbe stato Gustavo Musumeci, alias Raul Esteban Calderon assolvendolo per “non aver commesso il fatto”. In primo grado il 56enne Calderon era stato condannato all’ergastolo con l’accusa di aver assassinato la sera del 7 agosto 2019 nel Parco degli Acquedotti a Roma, Piscitelli ex capo degli ultràs della Lazio e narcotrafficante. Le indagini sui mandanti del delitto restano ancora aperte .

Per quello che veniva considerato il presunto killer, il pm della Dda di Roma, Francesco Cascini, applicato nel procedimento, e i sostituti procuratori generali Pantaleo Polifemo e Eugenio Rubolino, nell’udienza dello scorso 16 febbraio, avevano chiesto di confermare l’ergastolo con il riconoscimento dell’aggravante del metodo mafioso, aggravante che non era stata riconosciuta in primo grado.

Al termine della udienza di oggi, il sostituto procuratore generale della Corte d’Appello di Roma nella sua requisitoria aveva chiesto la conferma della condanna all’ergastolo per Calderon, ma i giudici lo hanno assolto. “Ce lo aspettavamo, eravamo certi della fondatezza delle nostre ragioni. È un processo in cui non c’è nessuna prova che coinvolgesse Calderon. Quindi questa è la conclusione giusta, l’unica possibile alla luce delle prove agli atti”, hanno commentato i suoi difensore l’ avvocato Gian Domenico Caiazza ed Eleonora Nicla Moiraghi. Il 56enne argentino sconta già una pena per l’omicidio dell’albanese Shehaj Selavdi, avvenuto a Torvajanica il 20 settembre del 2020. Calderon – ha assistito alla lettura della sentenza in videocollegamento da Cagliari dove è detenuto scontando una sua precedente condanna a 12 anni di carcere.

“Per noi lui resta l’assassino, anzi il killer professionista assoldato dalla mafia. Ripongo la massima fiducia nei giudici della Cassazione che, studiando la vergognosa sentenza emessa da questo collegio, proceda con l’annullamento”. È il commento della sorella di Piscitelli: “Continuiamo a lottare e ad attendere risposte sui mandanti noti da quasi 8 anni. L’esito odierno non scalfisce la fiducia riposta nei magistrati della DDA Mario Palazzi e Francesco Cascini che rappresentano per noi l’élite della procura di Roma. Certamente il loro lavoro insieme a quello del nucleo investigativo dei carabinieri porterà ad una agognata conclusione. La giustizia non darà una risposta solo alla nostra famiglia ma alla società civile“.

“Quello che è successo oggi è una vergogna”, ha dichiarato Tiziana Siano, legale di parte civile della madre e della sorella di Piscitelli. “Non conosco ancora le motivazioni e quindi non posso andare oltre, se non dire che se oggi siamo arrivati a una assoluzione di quello che noi riteniamo l’esecutore materiale – aggiunge – perché comunque il video mi sembra abbastanza chiaro, è evidente che questa decisione nasce da errate attività investigative ed errori che, in secondo grado, sembra che si paghino“. Un omicidio ancora senza colpevoli.

L’omicidio di Piscitelli

Erano da poco passate le 19 del 7 agosto 2019 quando Piscitelli, mentre era seduto su una panchina in attesa di qualcuno, fu raggiunto alle spalle dal suo killer, un uomo in tenuta da jogging, che estrasse una pistola e gli sparò a bruciapelo alle spalle, uccidendolo sul colpo, per quindi dileguarsi a piedi. Subito dopo l’agguato, la zona venne setacciata dalle forze dell’ordine alla ricerca di elementi utili a identificare l’autore del delitto. Gli investigatori acquisirono e analizzarono le immagini delle telecamere di sorveglianza a presidio del parco e ascoltarono decine di testimoni.

la fuga in scooter del killer di Piscitelli

Dopo due anni e mezzo di indagini serrate, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, scattò l’arresto per l’argentino Raul Esteban Calderon, che secondo la ricostruzione dell’epoca degli inquirenti , sarebbe stato riconosciuto da un fotogramma che inquadrava la benda a copertura del tatuaggio su un polpaccio, le rilevazioni antropometriche e successivamente un’intercettazione con l’ex compagna in cui avrebbe fatto riferimento alla sparizione di una pistola usata in una rapina. La donna in seguito à diventata collaboratrice di giustizia.

Inizialmente gli investigatori della Direzione Distrettuale Antimafia avevano indicato tre nomi legati alla criminalità romana, ipotizzando che Piscitelli fosse stato ucciso in quanto considerato un rivale scomodo nel circuito del narcotraffico capitolino, in particolare al clan Senese esponente di alto livello della camorra. Tuttavia le accuse contro gli indagati sono cadute e le rispettive posizioni prosciolte per insufficienza di prove.

il narcotrafficante Fabrizio Piscitelli, noto con il soprannome di “Diabolik

Nelle motivazioni della condanna di primo grado i giudici hanno sostenuto che sono “Nelle motivazioni di quella condanna i giudici affermano che sono “state ritenute attendibili le prove acquisite e pertanto dimostrate alcune circostanze di fatto: il contesto di criminalità organizzata in cui il delitto è maturato, il movente e i mandanti dell’omicidio, la reazione scatenata contro i mandanti dal gruppo di Piscitelli dopo il delitto, i legami strettissimi esistenti tra i mandanti e tra l’imputato e tra Leandro Bennato e Giuseppe Molisso, il ruolo di killer professionista assolto dall’imputato al soldo di Bennato e Molisso, l’identificazione nell’imputato del killer che, nel tardo pomeriggio di una calda giornata d’estate del 2019, ha freddato con un colpo alla nuca Fabrizio Piscitelli”.

Secondo l’accusa, Diabolik è stato punito perché aveva “esondato“: la sua morte è stata in sostanza un «avviso ai naviganti: una sanzione che doveva essere compresa da tutti». «Il comportamento violento e spregiudicato tenuto da Piscitelli nella trattativa – aggiungevano i giudici di primo grado – tra gli albanesi e Alessandro Capriotti, detto il Fornaro, è stato sì la causa immediata che ne ha decretato la morte, ma non ne esaurisce interamente la causale poiché plurimi e convergenti elementi depongono per ritenere che l’eliminazione di Diabolik avesse l’ulteriore finalità di indebolire la fazione criminale alla quale egli apparteneva». Un omicidio ancora senza colpevoli.».

Parallelamente alla vicenda dell’omicidio Diabolik, si è concluso in appello anche il processo sulla tentata scalata alla Lazio risalente al 2005.  I giudici della seconda sezione penale hanno assolto con la formula “perché il fatto non sussiste” tutti gli imputati, tra cui gli ex capi ultras Yuri Alviti, Fabrizio Toffolo, Paolo Arcivieri, Guidocarlo Di Cosimo, Giuseppe Bellantonio e Fabrizio Di Marziantonio.  Per Fabrizio Piscitelli, che figurava tra gli accusati di tentata estorsione e che nel gennaio 2015 era stato condannato in primo grado, è stato dichiarato il “non doversi procedere per morte dell’imputato”.



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