La chiusura dello Stretto di Hormuz e i danni alle infrastrutture energetiche del Golfo rendono la crisi energetica «grave e lunga». Una crisi che, come ha già avvertito Bruxelles nei giorni scorsi, andrà ben oltre la fine della guerra. Non è un caso che Jorgensen abbia parlato con il Financial Times di «shock duraturo e strutturale», con un appendice: per i prodotti critici, come diesel e cherosene, «le cose potrebbero peggiorare nelle prossime settimane». L’Europa, da qualche giorno, sta esaminando tutte le strade per ammorbidire la crisi. A Bruxelles si fa più incalzante la voce di un summit dei 27 ad hoc da tenersi sull’energia.
Non si esclude che si tenga a maggio, visto che il 23 aprile i leader si incontreranno già a Cipro, per il Consiglio europeo informale. Nel frattempo la Commissione non esclude più un ulteriore rilascio delle riserve strategiche di petrolio, dopo quello autorizzato dall’Agenzia Internazionale dell’Energia nelle prime battute del conflitto. La sicurezza dell’approvvigionamento, al momento, non appare a rischio. Ma l’Ue si prepara a scenari peggiori. E si prepara all’ipotesi di acquistare più carburante dagli Stati Uniti. Con un problema: per importarli deve cambiare le normative comunitarie. Ue e Usa hanno infatti regole diverse per il carburante per aerei: nell’Unione ha un punto di congelamento di -47 gradi mentre negli Stati Uniti è di -40 gradi. Il rischio, secondo Ursula von der Leyen, è quello di infilarsi in un “cul de sac “non solo normativo ma anche politico, visto che tra i 27 cresce la fronda di Paesi a dir poco scettici nella scelta di affidarsi a Trump.

La situazione negli aeroporti italiani
Da oggi sabato 4 aprile al via le prime restrizioni in 4 aeroporti italiani a causa della crisi dei carburanti legata alla guerra in Iran. Gli scali di Bologna, Milano Linate, Treviso e Venezia fino al 9 aprile saranno soggette a restrizioni di rifornimento, con eccezione per le ambulanze e voli di stato di durata superiore alle 3 ore. Lo comunica Air Bp Italia (del colosso BP) , nel bollettino aeronautico notificato a tutti gli operatori interessati: compagnie aeree, gestori degli scali (non responsabili del rifornimento), controllori di volo — non menziona esplicitamente quanto sta accadendo nel Golfo Persico, con la guerra tra Israele e Stati Uniti da una parte e l’Iran dall’altra, che ha portato, dalla fine di febbraio, a un blocco quasi totale dello Stretto di Hormuz, utilizzato dalle navi cisterna per trasportare nel mondo il petrolio estratto nell’area.
Le priorità
A Bologna, Venezia e Treviso la priorità sarà data a voli ambulanza, voli di Stato e rotte superiori alle tre ore. Per gli altri voli ci sarà un limite, per aeromobile, di 2mila litri a Bologna e Venezia e 2.500 a Treviso. Dai dettagli del Notam, emerge che la situazione più delicata riguarda l’aeroporto di Venezia, unico scalo per il quale si fa una raccomandazione esplicita ai piloti di fare carburante prima di arrivare. Per quanto riguarda l’aeroporto di Milano Linate ci sono restrizioni, ma nessun tetto quantitativo è stato esplicitato.
Save: limiti carburante aeroporti Venezia Treviso e Verona non significativa
“Le limitazioni di carburante non sono significative per gli aeroporti del gruppo Save (Venezia, Treviso, Verona). Il problema è relativo ad un solo fornitore e negli scali del gruppo ne sono presenti altri che riforniscono la gran parte dei vettori”. E’ quanto comunica il gruppo Save in una nota. “Comunque, nessuna limitazione è posta per i voli intercontinentali e per l’area Schengen ed è garantita l’operatività senza alcun allarmismo”, si aggiunge nel testo.

Qual futuro attende le compagnie aeree?
Non tutte le compagnie aeree si stanno muovendo nella stessa maniera, Ita Airways stima di avere abbastanza carburante “per circa l’80% dei voli previsti nei prossimi nove mesi (ndr fino a fine anno)” e, se la guerra dovesse continuare, “per il 2026 potremmo dover ritoccare i prezzi del 5/10%”. Iag, ovvero il gruppo che controlla British Airways, Aer Lingus e Vueling, ha dichiarato di non avere piani immediati di aumento dei prezzi, avendo stipulato in anticipo contratti di acquisto carburante a prezzo fisso. Al contrario, EasyJet ha avvertito che i rincari potrebbero arrivare già per la fine dell’estate, quando scadranno gli accordi di copertura.
Ryanair: rischi per forniture carburante se guerra Hormuz non finisce entro aprile
“Non prevediamo carenze di carburante nel breve termine, ma la situazione è in evoluzione. Al momento i nostri fornitori di carburante possono garantire le forniture fino a metà/fine maggio.” E’ quanto fa sapere Ryanair secondo cui «se la guerra in Iran dovesse concludersi presto, l’approvvigionamento non verrà interrotto. Se invece la chiusura dello Stretto di Hormuz dovesse protrarsi fino a maggio o giugno, non possiamo escludere rischi per le forniture di carburante in alcuni aeroporti europei».
“Con i prezzi del carburante raddoppiati nel mese di marzo, prevediamo che tutte le compagnie aeree trasferiranno questi costi più elevati sotto forma di tariffe aeree più alte dopo Pasqua e nel corso dell’estate”. E’ quanto fa sapere Ryanair che aggiunge: “invitiamo tutti i passeggeri a prenotare i propri voli (e le vacanze) il prima possibile: in questo modo saranno protetti dagli inevitabili aumenti dei prezzi dei voli e degli alloggi dopo Pasqua e più avanti durante l’estate”.
“Se la guerra finisse e lo Stretto di Hormuz venisse riaperto entro la metà o la fine di aprile, non ci sarebbero rischi per le forniture di carburante.” ha dichiaratoMichael O’Leary, amministratore delegato di Ryanair, intervistato da Sky News.. aggiungendo ”se la guerra continua e le interruzioni delle forniture persistono, riteniamo che ci sia un rischio ragionevole che una piccola percentuale, forse il 10%, il 20% o il 25% delle nostre forniture possa essere a rischio nel periodo compreso tra maggio e giugno“.






