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23 Marzo 2026 18:41

Referendum Giustizia 2026, ha vinto il No

Quando il risultato sulla vittoria del "no" in Campania appare ormai incontrovertibile, una cinquantina di magistrati radunati nella saletta dell'Anm del Tribunale di Napoli brinda cantando "Bella ciao". Bottiglie di spumante pronte per essere stappate, cori contro il governo e Palamara:

Si è chiuso alle 15 di oggi 23 marzo 2026 il referendum sulla riforma della giustizia. Con lo stop alle operazioni di voto nei seggi, avviato lo spoglio per i risultati nella sfida tra Sì e No. Gli Exit poll e le proiezioni contribuiranno a delineare il quadro. Sulla scheda, questo era il quesito posto gli elettori: “Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo ‘Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare’?”.

Scrutinate 50 per cento sezioni, il No al 54,59 per cento

Secondo i dati del Viminale, alle 16:30 erano state scrutinate 30.967 su 61.533 sezioni, il 50 per cento del totale, al referendum confermativo sulla riforma della giustizia, il No ha ottenuto il 54,59 per cento dei voti, mentre il Si’ il 45,41 per cento. Il referendum su cui gli italiani sono andati ad esprimere la propria volontà e prefenza non è stato il primo che riguarda riforme sulla giustizia. Dal 1987 a oggi gli italiani sono stati chiamati a votare quattro volte su questi temi. Con due differenze importanti rispetto al referendum del 22-23 marzo 2026: in tutti i casi si è trattato di referendum abrogativi, che a differenza di quelli costituzionali prevedono un quorum, e ad eccezione del referendum del 2022 i quesiti erano inseriti in consultazioni più ampie su diversi temi. Ultimo in ordine di tempo, è stato il referendum del 12 giugno 2022 sul funzionamento del Csm, la valutazione dei magistrati, i limiti alla custodia cautelare e la legge Severino. L’affluenza in tale votazione fu molto bassa, al 20,4%, ed il quorum rimase lontano.

I “protagonisti” politici del Referendum sulla Riforma della Giustizia

Quando il risultato sulla vittoria del “no” in Campania appare ormai incontrovertibile, una cinquantina di magistrati radunati nella saletta dell’Anm del Tribunale di Napoli brinda cantando “Bella ciao”. Bottiglie di spumante pronte per essere stappate, cori contro il governo e Palamara: ai primi dati ufficiali, è iniziata la festa nel Nuovo Palazzo di giustizia di Napoli. Francesco Petrelli, presidente del Comitato Camere Penali per il Sì, commentando lo scrutinio del referendum nel corso di una conferenza stampa ha dichiarato: “C’è un dato con cui ci dovremo confrontare tutti perché oggettivamente nell’ambito di questa campagna referendaria è accaduto un fatto straordinario: una esondazione della magistratura rispetto al suo compito ordinario di organo della giurisdizione” aggiungendo “Da Mani Pulite in poi abbiamo dovuto constatare che la magistratura si è fatta sempre più soggetto politico. Però ai tempi di Mani Pulite il consenso che veniva ricercato dalla magistratura era di tipo mediatico mentre abbiamo assistito ad un salto di qualità che è consistito da parte dell’Anm di fondare un Comitato. Significa che la magistratura ha tracimato al di fuori di quella che dovrebbe essere la sua vocazione di imparzialità istituzionale“.

Meloni: rammarico per un’occasione persa di modernizzare l’Italia

“La sovranità appartiene al popolo e gli italiani oggi si sono espressi con chiarezza. Il governo ha fatto quello che aveva promesso, portare avanti una riforma della giustizia che era scritta nel nostro programma elettorale. L’abbiamo sostenuta fino in fondo e poi abbiamo rimesso la scelta ai cittadini e i cittadini hanno deciso. E noi come sempre rispettiamo la loro decisione». Così la premier Giorgia Meloni in un video sui social. “Resta chiaramente il rammarico – aggiunge parlando all’aperto, con una siepe alle spalle – per un’occasione persa di modernizzare l’Italia ma questo non cambia il nostro impegno per continuare con serietà e determinazione a lavorare per il bene della nazione e per onorare il mandato che ci è stato affidato. Andremo avanti come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, con determinazione e soprattutto con rispetto verso l’Italia e verso il suo popolo“.

Tajani: ci inchiniamo a volontà popolo, noi fatto tutto il possibile

“Il popolo sovrano si è espresso, e noi ci inchiniamo alla sua volontà. Si è espresso con un grado molto alto di partecipazione e questa, al di là del risultato, è una grande prova di democrazia. Noi abbiamo fatto tutto il possibile per far comprendere l’importanza di una riforma che avrebbe reso la giustizia più equa e l’Italia più libera. Però gli italiani sono stati di diverso avviso e ne prendiamo atto con il massimo rispetto”. il commento di Antonio Tajani segretario di Forza Italia, sul voto del referendum sulla giustizia.

Nordio: prendo atto della decisione del popolo sovrano

 “Prendo atto con rispetto della decisione del popolo sovrano. Il nostro intendimento era quello di attuare definitivamente il progetto ideato da Giuliano Vassalli con il processo accusatorio e consacrato dall’articolo 111 della Costituzione che definisce il giudice terzo ed imparziale. Abbiamo impiegato tutte le nostre energie per spiegare, in termini accessibili, la complessità di questa riforma. Non è nostra intenzione attribuire o meno a questo voto un significato politico. Ringraziamo la parte dell’elettorato che ci ha dato fiducia e comunque ci consola l’alta partecipazione al voto che conferma la solidità della nostra democrazia”. Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio in merito al risultato del referendum sulla Giustizia.

Cosa prevedeva la riforma, dalla separazione delle carriere all’Alta Corte

La riforma di legge prevedeva per i magistrati due carriere separate: una per i magistrati giudicanti e una per quelli requirenti, ciascuna con un proprio Consiglio Superiore della Magistratura, ricorda il dossier sul sito del Viminale. “La riforma incide in modo diretto sugli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110 della Carta costituzionale e introduce una distinzione formale e funzionale tra magistratura giudicante e magistratura requirente. In altri termini, ‘separazione delle carriere’ significa che i giudici e i pubblici ministeri, che facevano parte di un unico corpo, la magistratura ordinaria, e che condividevano il medesimo Consiglio Superiore della Magistratura, ora, con la riforma, avranno propri organi di autogoverno, autonomi e indipendenti: il Consiglio Superiore della Magistratura giudicante, competente per i giudici; il Consiglio Superiore della Magistratura requirente, competente per i pubblici ministeri. Ognuno di questi organi sarà presieduto dal Presidente della Repubblica e avrà una propria composizione mista: due terzi dei membri saranno magistrati estratti a sorte della rispettiva carriera, mentre un terzo sarà formato da professori universitari e avvocati con almeno quindici anni di esperienza, scelti tramite sorteggio da un elenco predisposto dal Parlamento”.

La riforma introduceva anche un nuovo organismo, l’Alta Corte disciplinare, “che sarà composta da quindici giudici – ricorda il Viminale – scelti tra magistrati e giuristi di comprovata esperienza, e che avrà il compito di decidere sulle questioni disciplinari riguardanti tutti i magistrati, garantendo uniformità e indipendenza. In particolare, i quindici giudici dell’Alta Corte disciplinare saranno: o tre giudici nominati dal Presidente della Repubblica, scelti tra professori universitari in materie giuridiche e avvocati con almeno vent’anni di esercizio; o tre giudici estratti a sorte da un elenco di professionisti con i medesimi requisiti, compilato dal Parlamento; o nove magistrati appartenenti: sei alla carriera giudicante, tre alla carriera requirente selezionati per sorteggio tra coloro che abbiano almeno vent’anni di servizio e svolgano o abbiano svolto funzioni di legittimità. La legge prevede anche l’elezione del presidente dell’Alta Corte disciplinare tra i giudici nominati dal Presidente della Repubblica o estratti a sorte dall’elenco compilato dal Parlamento. I giudici dell’Alta Corte durano in carica quattro anni e l’incarico non può essere rinnovato“.

Si è dimesso il presidente dell’ Anm , Cesare Parodi

Subito dopo la chiusura delle urne sono state rese note le dimessioni dal suo incarico del magistrato Cesare Parodi Presidente dell’ ANM, Associazione Nazionale Magistrati, che è bene ricordare è un associazione privata e non un istituzione.. Comitato Camere Penali: La parola d’ordine per il Sì è “attendere” dopo gli exit pool che danno avanti il No nella tornata referendaria. Al momento nel quartier generale di via del Banco di Santo Spirito a Roma c’è massima cautela su questi prima dati. «Attendiamo le prime proiezioni prima di commentare» spiegano dal Comitato. Parodi parlando con le agenzie di stampa ha spiegato che le proprie dimissioni sono state formalizzate sabato scorso e per motivi gravissimi di natura familiare,


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