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4 Marzo 2026 17:05

Terra dei Fuochi, confiscati 208 milioni ai fratelli Pellini, i Re Mida dei rifiuti.

Le indagini della Dda di Napoli hanno confermato la pericolosità «qualificata» dei Pellini derivante dal traffico illecito di rifiuti perpetrato nella «Terra dei Fuochi»

La Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Napoli (presidente Teresa Areniello) ha disposto una confisca da 205 milioni di euro nei confronti dei fratelli Giovanni, Cuono e Salvatore Pellini, imprenditori operanti nel settore del recupero, smaltimento e riciclaggio di rifiuti urbani e industriali. Il Gico del Nucleo PEF della Guardia di Finanza di Napoli ha apposto i sigilli a 8 aziende tra Napoli, Frosinone e Roma, 224 immobili tra Napoli, Salerno, Caserta, Cosenza, Latina e Frosinone; 75 terreni; 70 rapporti finanziari (conti correnti, investimenti ecc) , 72 auto, 3 barche e 2 elicotteri.

Secondo le indagini parte delle loro ricchezze sono frutto del traffico illecito di rifiuti nella cosiddetta ‘Terra dei Fuochi’. Il provvedimento per complessivi 204.914.706 euro è l’epilogo di un prolungato procedimento giudiziario risalente al 2017 nel corso del quale era intervenuta nel 2024 una sentenza della Cassazione che aveva ordinato la restituzione dei beni ai Pellini per un vizio formale. Ma le indagini ed accertamenti della Dda di Napoli hanno però confermato la pericolosità “qualificata” dei fratelli Pellini derivante dal traffico illecito di rifiuti perpetrato nella “Terra dei Fuochi” dai quali è arrivata la loro condanna definitiva per disastro ambientale, evidenziando una marcata sproporzione tra i beni posseduti e i redditi dichiarati e, di conseguenza, la confisca dei beni.

I beni sequestrati

Dopo una prima confisca nel 2019, confermata in appello nel 2023, nell’aprile 2024 la Corte di Cassazione aveva annullato il provvedimento per vizi di carattere formale, disponendo la restituzione dei beni. La Procura di Napoli ritenendo tuttora sussistenti i presupposti della misura e permanenti gli elementi di pericolosità qualificata e di sproporzione patrimoniale, ha quindi disposto una nuova e approfondita ricognizione patrimoniale, estesa anche ai nuclei familiari. Nel maggio 2024 la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Napoli ha nuovamente sequestrato i beni e, con decreto depositato il 19 febbraio 2026, all’esito dell’istruttoria camerale, ha disposto la confisca, ribadendo la perdurante pericolosità qualificata dei proposti, la strutturale e significativa sproporzione tra il patrimonio accumulato nel tempo e i redditi leciti dichiarati e l’inidoneità delle giustificazioni difensive atte a dimostrare, in modo plausibile e documentalmente riscontrabile, la provenienza delle risorse impiegate. 

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