Le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 si sono chiuse tra record ed immagini iconiche. I Giochi hanno regalato il record di medaglie all’Italia ma anche emozioni, contraddizioni, fragilità, sorprese e 10 immagini destinate a sopravvivere ben oltre la fine dei Giochi. Dieci momenti, in particolare, hanno incarnato lo spirito di questa edizione olimpica. Dalla semplicità istituzionale a bordo di un tram milanese, guidato da Valentino Rossi, del presidente Sergio Mattarella, ai crolli più dolorosi, dai sorrisi inattesi, agli addii trasformati in lezione di coraggio. Milano-Cortina 2026 resterà negli occhi e nelle menti di tutti non solo per le vittorie, ma per ciò che ha mostrato dietro le quinte della competizione: emozioni incontrollabili, gesti simbolici, cadute, redenzioni, umanità e il “modello Italia” che ha tracciato la strada per dei Giochi diffusi.
Dieci momenti di queste Olimpiadi invernali, dieci istantanee raccontano il vero senso dei Giochi. Dal presidente Mattarella sul tram guidato dall’ex campione della MotoGp Valentino Rossi, all’inchino delle sciatrici Sara Hector e Thea Louise Stjernesund, appena sconfitte nel gigante femminile, di fronte a Federica Brignone, al suo secondo oro dopo il Super G.

La cerimonia di apertura a San Siro ha lasciato una immagine tanto semplice quanto di sicuto effetto: il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a bordo di un tram storico di Milano guidato da Valentino Rossi. Un immagine che ha fatto il giro del mondo, simbolo perfetto di un’Italia in grado di unire istituzioni, mito sportivo e identità nazionale. Una scena, volutamente informale, che parla molto meglio e più di mille discorsi ufficiali: un Italia che sa prendersi sul serio senza però prendersi troppo sul serio.

L’altra immagine che si è presa le prime pagine di siti e quotidiani è stato l’inchino delle due campionesse Sara Hector e Thea Louise Stjernesund, che appena sconfitte nel gigante femminile, si sono inchinate alla grandissima Federica Brignone, che ha vinto sull’Olympia delle Tofane il suo secondo oro dopo quello in Super G. La “Tigre” azzurra dopo il terribile infortunio avuto soli 10 mesi fa è tornata sugli sci più forte che mai.

Dal successo alla disperazione. Sono due i momenti più iconici. La fuga nel bosco di McGrath e la disperazione e il crollo del pattinatore statunitense Ilia Malinin, dal quasi oro all’ottavo posto. Lo sport come vulnerabilità. Dopo aver inforcato nello slalom decisivo, Atle Lie McGrath ha perso il controllo: ha scagliato via racchette e sci, poi ha scavalcato le reti e si è rifugiato nel bosco. Un momento di rottura emotiva, amplificato dal peso di competere a pochi giorni dalla morte del nonno. Il suo gesto ha scosso gli appassionati: un campione non è solo tecnica, è anche fragilità nuda, soprattutto quando il cuore pesa più delle gambe. Situazione simile al crollo del ‘Quad God’, (Dio dei Quadrupli), dominatore del pattinaggio artistico, che era lanciato verso l’oro olimpico. Ma nel programma libero tutto è crollato: errori gravi, esitazioni, un quad axel mancato con Malinin che ha poi confessato di essere stato sopraffatto da “ricordi, emozioni e pensieri negativi” prima dell’esecuzione.
Scena incredibile nello slalom di Bormio
Atle Lie McGrath era in testa, ma inforca nella seconda manche e deve così rinunciare all’oro.
La rabbia è tanta: butta un bastoncino, poi si sgancia gli sci, esce dalle reti, si incammina nella neve fresca e va a piangere ai margini del… pic.twitter.com/6VuOwxiv1t
— Eurosport IT (@Eurosport_IT) February 16, 2026
Dal crollo emotivo, al grave infortunio fisico. Grande impressione ha destato la brutta caduta della campionessa dello sci statunitense Lindsey Vonn. Il suo ritorno in pista a 41 anni era già leggenda. Ma nella discesa libera, dopo appena 13 secondi, la campionessa americana è caduta rovinosamente, riportando una complessa frattura alla tibia e necessitando di evacuazione in elicottero. Sui social, dalla stanza d’ospedale, ha scritto: “L’unico fallimento sarebbe stato non provarci”. Una frase diventata manifesto dello spirito olimpico: cadere è umano, rialzarsi è eroico. “Ho rischiato, era giusto provarci. Mi sono rotta la tibia, dovrò operarmi diverse volte. L’infortunio al legamento crociato non c’entra nulla con la caduta”.
La 41enne statunitense, sottoposta a due operazioni a Treviso, ha pubblicato un lungo post per fare il punto sulle sue condizioni e, con ogni probabilità, dare l’addio allo sci. “Ieri il mio sogno olimpico non si è concluso come avrei voluto. Non è stato un finale da favola, è stata semplicemente la vita. Ho sognato e ho lavorato duramente per realizzare il sogno. Perché nelle gare di discesa libera la differenza tra una linea strategica e un infortunio catastrofico può essere di soli 15 centimetri”, ha scritto la fuoriclasse americana, pubblicando anche la foto che documenta il momento chiave dell’incidente.

Non potevano poi mancare altre due donne italiane: Francesca Lollobrigida con il suo bambino e il record di medaglie di Arianna Fontana. Tra gare e medaglie, ma una scena che ha sciolto il cuore degli spettatori: Francesca Lollobrigida che corre a prendere suo figlio dopo aver vinto l’oro nei 3000 metri nel pattinaggio velocità. Le polemiche fioccano ma a chi interessa! Lei alle Olimpiadi 2026 ha vinto ben due ori e ha dato una lezione di femminismo a tutti. Una fotografia che ha mostrato la parte più umana degli atleti, ricordando che dietro la determinazione ci sono affetti, famiglie, radici.

E poi Arianna Fontana, che a Milano-Cortina ha scritto una pagina epocale dello sport italiano con la vittoria di ben tre medaglie olimpiche arrivando a quota 14, superando il record di Edoardo Mangiarotti e diventando la leggenda assoluta dello short track mondiale. E’ ora lei l’atleta più medagliata di sempre. In questa edizione ha vinto un oro nella staffetta mista 2000 metri e due argenti nella 500 metri e nella staffetta femminile 3000 metri, con il pubblico di casa che l’ha accompagnata con un’ovazione che è già storia.

L’altra straordinaria impresa sportiva è stata poi quella di Johannes Klaebo che ha raggiunto un traguardo quasi impossibile da eguagliare, conquistando sei medaglie d’oro olimpiche in sei gare, in una sola edizione dei Giochi Olimpici invernali, diventando uno dei fondisti più vincenti di sempre. Il suo dominio sulle nevi italiane è stato l’immagine della grandezza di una carriera sportiva che sembra non conoscere limiti.

Ci sono altre altre tre immagini che hanno fatto discutere per motivi diversi. Dal casco dell’atleta ucraino Heraskevych con le immagini dei propri amici e colleghi caduti in guerra per difendersi dall’ aggressione russa, alla confessione in diretta del tradimento di Lægreid, all’arrivo all’indietro del pattinatore azzurro Sighel. Lo skeletonista ucraino Vladislav Heraskevych ha mostrato un casco decorato per commemorare i colleghi caduti in guerra. Un gesto potente, che gli è costato la squalifica ma gli ha regalato un posto nella memoria collettiva dei Giochi. La sua immagine, diffusa globalmente, ha travalicato i confini dello sport per diventare testimonianza di dolore, identità e resistenza, un simbolo che ha commosso il mondo.

Più ‘leggera’ e rosa la storia di Sturla Holm Lægreid. Il biathleta norvegese subito dopo aver conquistato il bronzo nella 20 km individuale ha dichiarato in diretta di aver tradito la compagna, definendo l’episodio “l’errore più grande della mia vita”. La confessione ha scatenato un’ondata di polemiche e oscurato il successo del connazionale Botn. La ex fidanzata ha poi ammesso che la ferita è “difficile da perdonare”. Un episodio che ha ricordato come la vita privata possa irrompere nello sport con forza devastante. Infine un gesto inconsueto ma anche genuino di un campione. Pietro Sighel ha deciso di girarsi all’indietro, tagliando così la linea d’arrivo di spalle! Un numero che raramente si vede e che rappresenta indubbiamente una cartolina indelebile di questi Giochi e che è diventato immediatamente iconico, celebrato e rilanciato a livello internazionale, per mettere in evidenza l’eccentricità dello short track nella sua forma più pura.







