Si indaga sul devastante incendio che ha spezzato le vite di tanti ragazzi a Crans-Montana, in Svizzera. Si dovrà fare luce su cause e responsabilità dell’inferno di fuoco che la notte di Capodanno ha provocato una strage all’interno del locale Le Constellation: il bilancio al momento è di 40 morti e 119 feriti, di cui 80 in gravi condizioni. Nel rogo risultano tuttora dispersi sei italiani. Fra i 119 feriti dell’incendio del bar a Crans Montana, ci sono 71 svizzeri, 14 francesi e 11 italiani. Lo ha reso noto il capo della polizia del cantone Vallese, Frederic Gisler.
Le Constellation, il locale della strage di Capodanno a Crans Montana, accettava l’ingresso dei sedicenni ma spesso sarebbe stato frequentato anche da ragazzi più piccoli. A raccontarlo un tredicenne all’emittente Bfm Tv, che rivela essere un cliente assiduo del bar. “La gran parte delle discoteche accetta solo maggiorenni e Le Constellation era l’unico locale in cui si poteva andare a 16 anni, anche se in realtà – racconta il ragazzo – di solito non c’erano solo sedicenni ma anche ragazzini più giovani che dicevano ‘tanto non controllano’. Per questo – conclude – la mia paura è che nel bilancio finale delle vittime ci saranno molti minorenni“.
Il racconto dei testimoni: “Un inferno”
Prima le urla, poi le fiamme e la calca. Tutti che si affrettano verso l’uscita, mentre il fuoco divampa. “Sembrava l’inferno. Abbiamo visto persone con la pelle bruciata e senza i capelli. Vedevamo persone uscire in condizioni inumane: tanta calca, tante persone stese a terra e tante che correvano“, ha raccontato Jacopo Bucci, un ragazzo che nella sera tra il 31 dicembre e l’1 gennaio si trovava a Crans-Montana con gli amici per festeggiare il Capodanno. Jacopo è uno dei testimoni che ha visto Le Constellation, locale nel centro della città, avvampare divorato dalle fiamme.
“Quando siamo passati la prima volta davanti al locale andava tutto bene, era intatto. Come la sera prima, quando siamo entrati – ha continuato -. Noi siamo andati in un altro bar, ma abbiamo visto che costava troppo, e siamo tornati indietro”. Jacopo e i suoi amici sono rimasti all’esterno “perché abbiamo sentito odore di gas e abbiamo creduto che all’interno saremmo stati in pericolo“. Poi hanno notato l’incendio. Repentina la risposta dei soccorsi elvetici, giunti sul posto in pochi minuti. “Non si può descrivere a parole. C’erano anche tanti genitori che urlavano, quella è stata la parte peggiore di tutte”
La sala dove è scaturito il rogo è un seminterrato, Jacopo riferisce di non aver visto finestre né estintori la sera precedente: “In Italia se ne vedono tanti ed è difficile non farci caso”. Il cartello dell’uscita di emergenza, poi, “portava a quella scala angusta“. Dietro la sala principale, da massimo 200 persone, “c’era un privé. Non sappiamo se lì ci fossero uscite di sicurezza, non siamo entrati”.

“Sembrava un film dell’orrore”, ha raccontato Adrien un altro testimone,, descrivendo quello che ha visto dall’esterno del locale. “Ho visto fumo, un fumo bianco, grande e molto denso” uscire da Le Constellation, ha detto a Bfmtv. “Abbiamo visto le fiamme dopo cinque, dieci minuti e la gente uscire in preda al panico, rompendo le finestre, uomini sofferenti e donne con i vestiti bruciati, che piangevano, urlavano, persone che non sapevano se i loro cari fossero dentro”, ha continuato parlando di “genitori arrivare in auto a tutta velocità, preoccupati di dove fossero i loro figli”.
“In pochi secondi, l’intera discoteca è stata avvolta dalle fiamme”, le parole di Emma e Albane che si trovavano all’interno del locale quando è scoppiato l’incendio e hanno visto il soffitto “in legno” prendere fuoco.“Siamo corsi fuori tutti urlando e correndo”, hanno raccontato descrivendo “il panico più totale”. Cadute durante la calca, “qualcuno ha rotto una finestra per far uscire la gente” e hanno confermato che i vigili del fuoco e la polizia elvetica sono arrivati nel giro di pochi minuti.

“Quello che mi rimarrà impresso di tutta questa vicenda tragica sono l’ansia e il silenzio dei genitori dei ragazzi italiani dispersi e feriti che ho incontrato qui a Crans-Montana. Li abbiamo assistiti tutti fin dall’inizio e continueremo a farlo”. Sono sentimenti contrastanti quelli che sta vivendo anche l’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado, in prima linea sul luogo dell’incendio. Ai doveri istituzionali infatti si è aggiunta l’emozione per una vicenda che nessuno poteva immaginare. Parlando con il Corriere della Sera, ha aggiunto “La Svizzera è un grande Paese, con delle leggi e dei regolamenti molto rigidi. Mai vista prima una situazione del genere fino a oggi. E non mi sembra proprio che fra le sue norme ce ne siano alcune che autorizzano l’attività di una discoteca in un seminterrato con un’unica uscita di sicurezza“.
L’inchiesta
“Tutto lascia pensare che il fuoco che ha causato la tragedia sia partito da alcune candele che erano sopra le bottiglie di champagne e che hanno provocato un incendio del soffitto di legno del locale“, ha confermato in conferenza stampa Beatrice Pilloud procuratrice generale del Canton Vallese , aggiungendo che “nessuna ipotesi viene esclusa nell’indagine“.
“Sembra che il fuoco sia partito dalle candele scintillanti, conosciute anche come flare, che erano state piazzate sulle bottiglie di champagne. Erano troppo vicine al soffitto e questo ha causato quello che viene definito un flashover, con le fiamme che si diffondono molto rapidamente”, ha aggiunto la procuratrice. La Pilloud ha aggiunto che per l’inchiesta “sono stati ottenuti e analizzati dei video” e che sono già state interrogate molte persone, compresi i due gestori del locale, che sono stati ascoltati “in qualità di persone chiamate a fornire informazioni”, ma “per il momento non è stata accertata alcuna responsabilità penale“. Gli interrogatori, ha precisato, “hanno permesso di chiarire la configurazione interna dei locali, i lavori effettuati e la capienza“.
“Saremo in grado di indagare se qualcuno abbia responsabilità penali per questo incidente. E se così fosse, e se queste persone fossero ancora in vita, verranno avviate tutte le indagini per incendio colposo, omicidio colposo e lesioni colpose“, ha detto la procuratrice Pilloud. Restano da chiarire aspetti cruciali come il rispetto delle norme di sicurezza e delle uscite di emergenza. La procuratrice ha ricordato che la scala che conduceva al seminterrato era particolarmente stretta, un elemento che potrebbe aver complicato l’evacuazione.

Durante la conferenza stampa di venerdì, le autorità svizzere hanno sostenuto che l’edificio aveva effettivamente un’altra uscita. “Questo edificio è dotato di un’uscita di emergenza; non c’è una sola porta”, ha insistito Stéphane Ganzer Consigliere di Stato responsabile della Sicurezza. Ma allora, perché non è stata utilizzata? Era mal segnalata, chiusa a chiave o ostruita? nessuna risposta, nel consueto stile svizzero di sfuggire alle proprie responsabilità. Un particolare è particolarmente sorprendente nei video circolati: mentre l’incendio si propagava sul soffitto, la musica continuava senza interruzione. Non sembra esserci stato alcun allarme acustico, nessuna interruzione di corrente o istruzioni dall’impianto di diffusione sonora.
La disposizione dei locali comportava un’ultima difficoltà. Una volta raggiunto il piano terra, i clienti non uscivano all’aperto, ma su un terrazzo coperto e chiuso. Le immagini dei giovani intrappolati nell’incendio, riprese dall’esterno, sono state scattate proprio da questo punto. Le vittime rimaste bloccate in questa “gabbia di vetro” (probabilmente di plexiglas) con le sue pareti apparentemente resistenti, si sono ritrovate ancora una volta rinchiuse nel locale mentre il fuoco e i fumi tossici si alzavano dal seminterrato provenendo proprio alle loro spalle.
Proprietario “Le Constellation”: “Tre controlli in 10 anni, tutto a norma”
Jacques Moretti, proprietario insieme alla moglie Jessica del locale andato a fuoco, In una breve dichiarazione al quotidiano svizzero ‘Tribune de Geneve‘, ha rifiutato qualsiasi intervista prolungata, affermando di “non sentirsi bene” dopo la tragedia. Prima di concludere la conversazione, tuttavia, ha affermato che il locale Le Constellation era stato controllato “tre volte in 10 anni e tutto era stato fatto secondo le norme”. Lo stesso giornale reso noto di aver chiesto un commento alle autorità comunali sui controlli a Le Constellation, ma di non aver ricevuto alcuna risposta, con il presidente del consiglio comunale che ha rinviato alla polizia.

Mentre i servizi di emergenza si sono immediatamente mobilitati il 1° gennaio un’operazione di oscuramento più sileziosa era in corso online. Fin dalle prime ore del mattino, la presenza sul web della Constellation è stata meticolosamente cancellata e tutti i suoi account sui social media disattivati. Testimoni confermano che ciò è avvenuto “molto presto”, praticamente parallelamente all’intervento dei vigili del fuoco.
La memoria di Internet, il sito web Archive.org , conferma che la pagina Facebook della Constellation alle 11:12 mostrava già la scritta: “Questo contenuto non è disponibile”. Ma non solo: l’account YouTube della moglie del manager è stato svuotato. Ma su Reddit, permangono le immagini di un utente che mostrano pochi minuti prima della pulizia, i video promozionali del locale venivano ancora condivisi .
Gli italiani feriti e dispersi
“Al momento risultano 13 cittadini italiani feriti, per i quali si stanno organizzando i trasferimenti, al fine di assicurare le più adeguate cure. Risultano, al momento, sei dispersi. Non sono ancora noti i dati sui deceduti”, ha comunicato Palazzo Chigi in una nota diffusa ieri nel primo pomeriggio. “Dopo i primi soccorsi, prestati con elicotteri della Protezione civile dalla Regione Valle d’Aosta e personale sanitario e tecnico del soccorso alpino valdostano, è stata attivata la Centrale Remota Operazioni di Soccorso Sanitario (Cross) per il trasferimento in Italia dei feriti (non solo italiani)”, prosegue la nota. Palazzo Chigi ha ricordato che è stato decretato lo Stato di mobilitazione del Servizio Nazionale della Protezione Civile.
In serata l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, ha fatto il punto sul ponte aereo che sta portando i feriti a Milano, all’ Ospedale Niguarda. Con i due pazienti in arrivo nelle prossime ore, e altri quattro che potrebbero arrivare da Zurigo, “non ci saranno più feriti italiani in Svizzera causati da questa tragedia di Crans-Montana”, ha spiegato Bertolaso.

Il ministro Tajani si è recato sul luogo della strage
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, è giunto ieri a Crans-Montana per visitare le famiglie dei connazionali rimasti coinvolti nell’incendio e per portare la solidarietà del governo italiano. “Io non conoscevo il locale ma l’utilizzo di fuochi d’artificio, sia pure piccoli, in un locale così, mi sembra veramente una scelta direi poco responsabile”, ha detto il titolare della Farnesina. A margine di un punto stampa il ministro ha spiegato: “Abbiamo messo a disposizione la polizia scientifica per aiutare con le identificazioni. Abbiamo dato disponibilità anche per un gruppo di psicologi, come richiesto dai familiari, per assistere le persone vicine ai feriti e agli scomparsi”.
Ed ha ribadito: “Mi pare privo di senso mettere fuochi pirotecnici al chiuso, con ragazzi che salgono sulle spalle di altri, senza controllo. Evidentemente qualcosa non ha funzionato negli impianti antincendio. Le immagini del disastro mi portano a pensare che qualcosa non abbia funzionato. Toccherà alla magistratura individuare quali siano le responsabilità“.
Non c’è alcuna notizia ufficiale e dunque nessuna certezza che Emanuele Galleppini, il ragazzo 17enne di Genova, campione di golf, che molti siti di informazione hanno dato per morto, sia effettivamente deceduto nel rogo del bar di Crans-Montana. Il ministro degli Esteri Antoni Tajani, in collegamento con ‘4 di Sera News‘, ribadisce “la linea della prudenza, perché finché non c’è la certezza della identificazione di tutti i feriti, è difficile poter dire se una persona è deceduta oppure no. Anche le autorità ci hanno pregato di non dare notizie che possano da un lato creare entusiasmo e dall’altro creare disperazione, perché finché non ci sono notizie certe, è bene non fare nomi. Possiamo fare i nomi soltanto delle persone di cui siamo certi”. aggiungendo che “le autorità svizzere hanno promesso una risposta rapida per individuare le responsabilità. Abbiamo inviato un elicottero, psicologi e medici, oltre a una task force per sostenere i nostri connazionali. A Crans-Montana è rimasta in supporto anche una funzionaria dell’Unità di crisi della Farnesina“.







