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13 Febbraio 2026 19:30

51 magistrati si dissociano da Gratteri: “Ci scusiamo con i cittadini, ci indaghi tutti”

I magistrati da tutta Italia hanno sottoscritto un comunicato congiunto per prendere le distanze dal collega pm: “Aumentano le adesioni dei Magistrati che votano Sì”
di Antonello de Gennaro

Le dichiarazioni di Nicola Gratteri, frontman per il “NO” al referendum sulla separazione delle carriere continua ad alimentare polemiche e non di poco conto Le accuse rivolte incautamente da Gratteri a coloro che voteranno “SI” per la riforma della giustizia, che in seguito in tv a Piazza Pulita ha provato a ridimensionare, hanno destato sdegno e proteste anche in quell’ambito molto chiuso e solidale come quello della magistratura, hanno spinto 51 magistrati togati a diramare una nota congiunta per prenderne le distanze. Un comunicato che non è solo di contrapposizione nei teoremi di Gratteri ma che è anche di rottura nei confronti dell’Anm, che sinora non ha proferito parole sulle incaute ed infelici dichiarazioni del procuratore di Napoli.

Nel comunicato, particolarmente duro e senza giustificazioni diplomatiche emesso per ammorbidire una posizione impossibile da giustificare si legge: “Nell’assordante silenzio dell’Anm apprendiamo dall’ultima dichiarazione pubblica – resa, ancora una volta, senza contraddittorio – dal Procuratore di Napoli Gratteri che votano ‘No’ ‘le persone per bene e le persone che credono nella legalità’, mentre votano ‘Sì’ ‘gli indagati, gli imputati, gli appartenenti alla massoneria deviata e a tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente’”.

“Dopo l’inversione a U sul sorteggio e la falsa citazione di Falcone” – scrivono ancora i 51 magistrati. ora la lectio magistralis sull’identikit del voto -“Ci scusiamo con i cittadini che si sono sentiti oltraggiati da tali affermazioni. La cultura della giurisdizione è per noi comandamento di vita e non vuoto slogan da fiera”, e nella parte finale della nota, le toghe non risparmiano una stoccata sulla qualità di questa campagna così scomposta: Intanto, aumentano le adesioni dei Magistrati che votano Sì. Ci indaghi tutti, sig. Gratteri”.

I magistrati firmatari provengono da tutti i tribunali d’Italia e non si ricordano prese di posizione di questa portata contro un magistrato. Questo l’elenco dei firmatari:

  • Andrea Amedei, presidente sezione Locri
  • Valeria Ardito, magistrato in quiescenza, già sostituto procuratore Verona
  • Giuseppe Bianco, sostituto procuratore Roma
  • Luigi Bobbio, giudice Tribunale Nocera Inferiore
  • Francesco Bretone, sostituto procuratore generale Bari
  • Salvatore Cantaro, magistrato in quiescenza, già sostituto procuratore generale Corte Appello Roma
  • Bruno Castagnoli, magistrato in quiescenza, già presidente Tribunale Fermo
  • Giuliano Castiglia, magistrato tributario, già magistrato ordinario
  • Costanzo Cea, magistrato in quiescenza, già presidente sezione Corte Appello Bari
  • Natalia Ceccarelli consigliere Corte Appello Napoli, componente C.D.C. A.N.M.
  • Fernanda Cervetti , magistrato in quiescenza, già consigliere Corte appello e presidente della Corte tributaria di Torino.
  • Giuseppe Cioffi, giudice Tribunale Napoli nord
  • Daniele Colucci consigliere Corte Appello Napoli
  • Fabrizio Cosentino, Consigliere corte d’appello Catanzaro.
  • Giuseppe Cricenti consigliere Corte di Cassazione
  • Edoardo D’Ambrosio, presidente sezione Tribunale di Crotone
  • Alfonso D’Avino, procuratore Procura Parma
  • Gabriele Di Maio, presidente sezione Corte Giustizia tributaria secondo grado Campania, già consigliere Corte Appello Salerno sezione lavoro
  • Fabrizia Fiore, Gip tribunale Napoli
  • Mario Fiore, presidente sezione Corte Giustizia Tributaria primo grado Salerno, già magistrato di sorveglianza
  • Clementina Forleo, consigliere Corte Appello Roma
  • Annadomenica Gallucci, sostituto procuratore Pesaro
  • Giovanni Genovese, giudice Tribunale Vicenza
  • Carmen Giuffrida, giudice Tribunale Minorenni Catania
  • Carlo Maria Grillo, in quiescenza, già presidente Corte Appello Trento
  • Annalisa Imparato, sostituto procuratore Santa Maria Capua Vetere
  • Paolo Itri, presidente sezione Corte Giustizia Tributaria primo grado Napoli, già magistrato della Dna
  • Antonio Gustapane, procuratore della Repubblica Varese
  • Benedetto Macca, in quiescenza, già presidente tribunale Verona
  • Jaqueline Monica, Magi giudice tribunale Pistoia
  • Marco Mansi, sostituito procuratore Massa
  • Monica Marchionni, magistrato di sorveglianza Siracusa
  • Ines Maria Luisa Marini, magistrato in quiescenza, già presidente Corte Appello Venezia
  • Catello Maresca, magistrato distaccato presso commissione bicamerale questioni regionali
  • Lorenzo Matassa, magistrato collegamento Marocco
  • Giorgio Milillo, sostituto procuratore Udine
  • Andrea Mirenda, consigliere C.S.M.
  • Federico Moleti, sostituto procuratore Palmi
  • Andrea Padalino, giudice Tribunale Vercelli
  • Luigi Perina, magistrato in quiescenza, già presidente Tribunale Vicenza
  • Luigi Petrucci, presidente sezione Corte giustizia tributaria secondo grado Sicilia, già magistrato ordinario
  • Tito Ettore Preioni magistrato in quiescenza, già consigliere della Corte Appello Milano;
  • Arminio Salvatore Rabuano, giudice Tribunale Napoli
  • Antonio Rinaudo magistrato in quiescenza, già pubblico Ministero della DDA Procura di Torino
  • Giacomo Rocchi, presidente sezione Corte di cassazione.
  • Massimo Russo, sostituto procuratore Tribunale minorenni Palermo
  • Nicola Saracino, consigliere Corte Appello Roma
  • Gianluca Sarandrea, giudice Tribunale Pescara
  • Benedetto Sieff, giudice Tribunale Trento
  • Maura Stassano, presidente sezione Corte Appello lavoro Salerno
  • Marco Tamburrino, giudice Gip/Gup Trento
  • Anna Maria Torchia, consigliere Corte Appello Catanzaro
  • Sergio Mario Tosi, magistrato Corte di giustizia tributaria di primo grado Lecce, già magistrato Tribunale Lecce
  • Massimo Vaccari, giudice Tribunale Verona
  • Maria Beatrice Valdatta, magistrato in quiescenza, già presidente sez. Tribunale Pavia
  • Gennaro Varone, sostituto procuratore Pescara
  • Luciano Varotti, consigliere Corte di Cassazione
  • Ugo Vitali Rosati, magistrato in quiescenza, già Presidente del Tribunale di Fermo

Da segnalare, come si può leggere nell’elenco la numerosa presenza di autorevoli magistrati ora in quiescenza (cioè in pensione) che quindi non hanno interesse “correntizio” e che peraltro sono capaci di riconoscere la bontà di una riforma necessaria a mettere fine al mercato delle vacche e dei buoi che contraddistingue da sempre i sotterfugi e gli accordi di “scuderia”che vengono siglati nelle segrete stanze del Consiglio Superiore della Magistratura dove si decidono le sorti e le carriere degli “amici degli amici”.

Poichè non siamo davanti a una banale svista o a pensieri malamente espressi, ma ad accuse pesanti affermate dal capo della procura più numerosa d’ Italia e cioè quella di Napoli, affinchè il caso resti isolato e si faccia chiarezza è intervenuto Enrico Aimi Consigliere laico (cioè eletto dal Parlamento) del Csm , che ha reso nota la proposta dell’apertura di una pratica presso il Comitato di presidenza dell’organismo che presiede al funzionamento dell’attività giudiziaria e alla carriera dei magistrati: “L’iniziativa è finalizzata a verificare il contenuto e il contesto delle affermazioni pubbliche rese, con particolare attenzione al requisito dell’equilibrio, essenziale nell’esercizio delle funzioni giudiziarie e nella tutela del prestigio dell’ordine giudiziario”. Contestualmente, sarà interessato anche il Procuratore generale presso la Corte di Cassazioneper valutare l’eventuale sussistenza di profili disciplinari”. L’iniziativa di Aimi è volta a “tutelare l’immagine di indipendenza, neutralità e credibilità della magistratura, presidio imprescindibile dello Stato di diritto”

Interviene sulla questione anche l’ Unione Camere Penali italiane, ritenendo che”qui si è oltrepassato il limite. Un magistrato, per il ruolo che ricopre non può permettersi parole che dividono, diffamano e deformano la realtà. Non è libertà di espressione: è delegittimazione del pluralismo” posizione di condanna condivisa anche dall’Organismo congressuale forense che chiede formalmente l’intervento del Csm: “Il clima di scontro creato da queste esternazioni lede l’immagine della stessa magistratura“.

Quello che deve spaventare i cittadini, ed i nostri lettori, è che Gratteri non è un politico, ma un magistrato che ha il potere di mandare le forze dell’ordine ad arrestare la gente all’alba, applicando il “metodo Gratteri” che ha determinato nella sua predente esperienza in Calabria un abuso delle misure cautelari senza precedenti, emesse nelle maxi inchieste, producendo un’enorme quantità di errori giudiziari e mietendo numerose ” vittime tra i civili”, che vengono evidentemente considerate come un mero effetto collaterale.

I dati pubblici sulle operazioni della DDA di Catanzaro coordinate dal Dott. Gratteri dal febbraio 2017 al settembre 2023, riferiti ai soli procedimenti per i quali è già intervenuta almeno una sentenza di primo grado, riportano il numero di 1121 persone arrestate, delle quali ben 423 assolte, corrispondente ad una percentuale del 37,4%. La relazione al Parlamento ex L. 16 aprile 2015, n. 47 sulle “Misure Cautelari Personali e Riparazione per Ingiusta Detenzione” presentata nel gennaio 2025, riporta per gli anni dal 2018 al 2024 una media percentuale annua pari a circa al 10% di persone sottoposte a misure cautelari e poi assolte . La percentuale di persone arrestate e poi giudicate innocenti nel distretto di Catanzaro sotto la gestione di Nicola Gratteri , è stata, circa quattro volte superiore alla media nazionale già preoccupantemente alta.

Sempre utilizzando i dati ufficiali contenuti nella citata relazione al Parlamento si apprende che l’indennizzo medio per un’ingiusta detenzione nel distretto di Catanzaro è di circa 48 mila euro, e che in media solo il 46% delle domande viene accolto e dunque sulla base dei dati forniti dal Ministero della Giustizia, si può giungere alla conclusione che gli arresti cui si è fatto riferimento hanno dato, o daranno luogo ad indennizzi per ingiusta detenzione pari a circa 14 milioni di euro. Soldi pagati dai contribuenti, mentre certi magistrati fanno carriera…..



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Grazie, Antonello de Gennaro

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