Tim, il pugliese Salvatore Rossi nuovo presidente

ROMA – Il consiglio di amministrazione di TIM ha nominato Salvatore Rossi nuovo presidente. La cooptazione in consiglio dell’ex direttore generale di Banca d’Italia, e presidente Ivass, era stata approvata all’unanimità dal comitato nomine della compagnia telefonica venerdì scorso. Rossi succede a Fulvio Conti, che per agevolare una riappacificazione dell’azionariato a beneficio della società  aveva rassegnato le proprie dimissioni lo scorso 26 settembre . La nomina di Rossi adesso dovrà essere ratificata dalla prossima assemblea che, salvo sorprese, dovrebbe essere quella di approvazione del bilanci della prossima primavera.

 

Laureato in matematica presso l’Università di Bari nel 1975, Rossi compie soggiorni di studio su temi economici presso il Fondo monetario internazionale e il MIT-Massachusetts Institute of Technology di Cambridge (MA). In Banca d’Italia dal 1976, prima presso gli uffici di vigilanza bancaria della sede di Milano poi, dal 1979, presso il servizio studi, di cui diviene responsabile nel 2000. Dal 2007 al 2011 è direttore centrale per la ricerca economica e le relazioni internazionali (chief economist). Nel 2011 diviene segretario generale e consigliere del direttorio per i problemi della politica economica. Dal 17 gennaio 2012 è membro del direttorio e vice direttore generale della Banca d’Italia. Ha rappresentato la Banca d’Italia in numerosi consessi ufficiali, in Italia e all’estero. Dal 2013 al 2019 è stato Direttore generale della Banca d’Italia e presidente dell’IVASS l’ Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni.

Salvatore Rossi stato membro del comitato strategico del Fondo Strategico Italiano dal 2013 fino a febbraio 2016  . È Senior Fellow della LUISS School of European Political Economy. Dal maggio 2012 al 2019 è membro del consiglio di amministrazione della Fondazione del Centro internazionale di studi monetari e bancari (ICMB) di Ginevra. Membro del consiglio di amministrazione della Fondazione Giovanni Agnelli , del consiglio direttivo dell’Einaudi Institute for Economics and Finance (EIEF), dell’Associazione Italiana del Private Equity e Venture Capital (AIFI), dell’Advisory Board della Fondazione Economia Tor Vergata. Ha fatto parte del “Gruppo dei saggi” in materia economico-sociale ed europea istituito nel 2013 dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Una vita a Bankitalia e il cuore in Puglia, regione natia mai dimenticata. Potendo contare sulla stima diffusa tra Quirinale ed i “Palazzi” delle istituzioni (negli ultimi mesi il suo nome era stato dato tra i papabili come nuovo ministro dell’Economia) Rossi dopo aver ottenuto garanzie sulla autonomia del proprio ruolo, aveva accettato la proposta di lanciare la sua candidatura che aveva incrociato il favore dei principali azionisti Tim. Elliot e Vivendi, dopo la tregua raggiunta nell’assemblea della scorsa primavera, insieme a Cassa depositi e prestiti hanno quindi fatto convergere le loro indicazioni sulla persona di Salvatore Rossi accendendo il semaforo verde per l’ex dirigente di Via Nazionale sulla sua nomina a presidente della compagnia telefonica “storica” e più importante d’ Italia, nomina che comunque non è esecutiva, in quanto tutte le deleghe rimangono al momento nelle mani dell’ Amministratore Delegato Gubitosi.

Rossi, si legge nella nota ufficiale, è stato cooptato e nominato presidente, all’unanimità. Il cda ha inoltre accertato il possesso dei requisiti d’indipendenza dell’ex direttore generale di Bankitalia e confermato la sua qualifica di consigliere indipendente “alla luce delle attribuzioni e del ruolo conferiti”. Rossi non risulta detenere azioni Tim.




Bollette a 28 giorni . AGCOM: "Rimborso automatico o subito nuove multe"

ROMA – Le società telefoniche  che avevano utilizzato la bolletta telefonica accorciata, cioè spedita ogni 28 giorni, e quindi 13 volte in un anno invece di 12 aumentando i costi a carico degli utenti adesso rischiano l’ennesima pesante sanzione.
Fastweb, Tim, Vodafone e WindTre dovrebbero restituire ai consumatori, ognuna da un minimo di 240 mila a un massimo di 5 milioni di euro,. L ’AGCOM cioè l’ Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni – organismo controllore della telefonia e della televisione in Italia – ha quindi formalizzato una nuova contestazione alle quattro società telefoniche che avrebbero dovuto restituire in automatico i soldi in più che hanno sottratto il prelievo contestato dall’Autorità ha avuto luogo per 8-10 mesi a cavallo tra 2017 e 2018 applicando ai clienti la fatturazione in bolletta ogni 28 giorni.
Per l’ Autorità il rimborso  va erogato in modo automatico, il che significa che anche la persona più facoltosa e poco attenta, anche un anziano poco informato, o un ragazzino inesperto deve ricevere il rimborso in soldi senza bisogno di fare una qualsiasi richiesta alla società telefonica, e tutto ciò anche in assenza di rivendicazioni, iniziative, azioni, anche per i più distratti . L ’Autorità per le Garanzie (AGCOM) contesta che alcuni utenti, pur avendo chiesto i soldi di risarcimento , non li hanno mai ottenuti, vedendo i propri diritti lesi e calpestati per la seconda volta
La decisione  sulle nuove sanzioni dell’ AGCOM arriverà nel 2020 . Infatti le compagnie telefoniche hanno cinque mesi di tempo per inviare all’Autorità la loro difesa. Il pronostico, dunque, è che la decisione finale sulla multa arriverà a febbraio del 2020. Ma a prendere questa decisione sarà un nuovo consiglio e quindi non saranno gli attuali quattro componenti dell’attuale Autorità e il suo presidente Angelo Cardani, prossimi al termine del loro mandato settennale. Le memorie prima del verdetto arriveranno e saranno di competenza della nuova Autorità, il cui presidente verrà scelto dal governo Conte o dal governo che eventualmente gli succederà.
Le quattro società telefoniche sotto accusa, chiaramente, sono decise a non mollare.  Un dirigente dell’AGCOM rivela, che WindTre ad esempio, che  ha ingaggiato il prof. Ugo Ruffolo legale esperto nei diritti dei consumatori , per mettere a punto la sua linea difensiva. Nel suo parere Ruffolo mette in risalto che la compagnia nata dalla fusione fra i gestori Wind e Tre , è disponibilissima a restituire i soldi dovuti non solo ai suoi clienti, ma addirittura ai suoi ex clienti che intanto siano passati a un’altra società telefonica. La disponibilità a ridare indietro il denaro delle bollette accelerate è stata comunicata attraverso il sito, con degli sms a ogni persona, con inserzioni sui giornali.
Quindi sempre secondo WindTre i suoi clienti ed ex clienti non possono non sapere che i soldi sono a loro disposizione. Se poi  questi clienti ed ex clienti non rivendicano la restituzione, si collocano in una situazione che somiglia a quella del “debitore in mora“. In parole più semplici, significa che è il debitore che esita nel reclamare i soldi, a fronte della disponibilità del creditore (nel caso WindTre) a rinunciarci. WindTre, quindi, si considera a posto anche se non rende i soldi in automatico.
Le contestazioni che l’Autorità ha recapitato alle quattro società telefoniche Fastweb, Tim, Vodafone e WindTre,  infatti non sono uguali. L’Autorità ha ragionato sulle modalità di restituzione del denaro che ogni compagnia telefonica ha attuato. Una grossa attenzione, ad esempio, è acceso sul comportamento di  Tim che offre come risarcimento ai clienti della rete fissa dei servizi altrimenti a pagamento . Nessun  accredito automatico sSe invece qualcuno vuole essere risarcito in denaro. I clienti dovranno reclamare il denaro con i “consueti canali conciliativi” (ad esempio i Corecom regionali) ed aspettare di vincere il contenzioso.
Tutto ciò ben sapendo come si siano allungati i tempi per la conciliazione a causa dell’attivazione di un sistema (ConciliaWeb) voluto dalla Direzione Consumatori dell’ AGCOM, che ha dimostrato di non risolvere alcun problema, ma anzi di allungare i tempi per la risoluzione dei contenziosi, giocando in realtà a favore delle compagnie di telecomunicazione, che guarda caso con i loro contributi finanziano e mantengono , stipendi compresi, tutta la struttura Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.



Il Consiglio di Stato respinge i ricorsi delle compagnie telefoniche: illegali le bollette a 28 giorni, ora scatta la restituzione agli utenti

ROMA – Respinti dal Consiglio di Stato i ricorsi presentati dalle compagnie telefoniche Vodafone, Wind-3 e Fastweb contro le decisioni del Tar Lazio inerenti alle bollette telefoniche a 28 giorni. Le compagnie telefoniche adesso ora per effetto della decisione dovranno restituire i ‘giorni illegittimamente erosi’ dal giugno 2017, quando alterano il conteggio delle settimane e conseguentemente le contabilità dei mesi. La decisione sul ricorso di Tim seguirà a breve ma non c’è ragione di credere che sarà contrario, considerato che la vicenda e le ragioni delle parti sono identiche.

La sentenza del Tar oggi confermata dal Consiglio di Stato, massimo rogano di giustizia amministrativa, prevedeva inizialmente la ‘restituzione’ di questi giorni entro il 31 dicembre 2018, ma il ricorso delle compagnie aveva bloccato la procedura. Il meccanismo sarà quello della compensazione con le fatturazioni future.

Una cifra tra i 30 ed i 50 euro ad utente. Le associazioni dei consumatori quantificano l’indennizzo per la pratica delle bollette a 28 giorni, dopo la decisione odierna del Consiglio di Stato, per la quale gli utenti delle compagnie telefoniche  dovrebbero ricevere un indennizzo quantificabile tra i 30 e i 50 euro ciascuno per le maggiori spese sostenute a causa dell’illegittima pratica delle bollette a 28 giorni.

Le associazioni dei consumatori  fanno sapere che le compagnie telefoniche stanno giocando d’anticipo offrendo ai propri clienti indennizzi sotto forma di minuti e traffico internet gratis, ma i consumatori devono prestare massima attenzione: tali offerte sono infatti a costo zero per le società della telefonia e potrebbero non compensare il credito vantato dagli utenti per le fatturazioni a 28 giorni.

Francesco Posteraro, commissario AGCOM così ha commentato la decisione di Palazzo Spada: “In quanto relatore della delibera sulle tariffe 28 giorni, non posso che essere soddisfatto che ne risulti confermata la legittimità della nostra azione a tutela dei consumatori e finalizzata a impedire pratiche lesive della trasparenza tariffaria”.




Gubitosi nuovo amministratore delegato Tim

ROMA – Il cda di Tim ha nominato Luigi Gubitosi amministratore delegato del gruppo telefonico, confermando  l’indicazione del Comitato Nomine e Remunerazione di TIM riunitosi alla velocità della luce lampo, che prenderà il posto di Amos Genish sfiduciato giorni fa dal Cda della società.  La proposta è stata  formalizzata nel consiglio straordinario di domenica pomeriggio in cui si  è  proceduti alla nomina, avvenuta pressochè a maggioranza, quindi votata dai rappresentanti del fondo americano Elliott guidato da  Paul Singer,  che danno seguito all’azione di sponda al Governo gialloverde e completa la strategia che mira allo scorporo della rete e alla nascita di una società unica con Open Fiber. Contro hanno votato i rappresentanti della francese Vivendi il primo azionista di Tim con quasi il 24 per cento del capitale, che è pronta a fare valere il potere di veto. Per fare passare il progetto dello scorporo della rete serve il 50%+1 dei voti.

Gubitosi commissario straordinario di Alitalia, ex dg della Rai ed ex ad di Wind,  prende il posto di Amos Genish, sfiduciato martedì scorso a maggioranza del cda. Gubitosi è stato eletto con nove voti a favore su quindici.

 

Il cda di Tim, conferma una nota della società, “condivisa la raccomandazione del Comitato Nomine e Remunerazione – ha proceduto a nominare Luigi Gubitosi Amministratore Delegato e Direttore Generale, conferendogli deleghe esecutive“. “Con decisione assunta a maggioranza è stato confermato l’assetto delle deleghe in essere“.

In particolare al presidente sono state conferitele attribuzioni da legge, Statuto e documenti di autodisciplina“, all’Amministratore Delegato “tutti i poteri necessari per compiere gli atti pertinenti all’attività sociale, ad eccezione dei poteri riservati per legge e Statuto al Consiglio di Amministrazione” e al “Responsabile di Security Stefano Grassi, la delega temporanea in qualità di Delegato alla Sicurezza“. Gubitosi, riceverà un trattamento economico corrispondente a quello già attribuito al suo predecessore, in linea con la politica di remunerazione di Tim.

 

 

Gubitosi, napoletano classe ’61, professore nel corso avanzato di Finanza Aziendale presso l’Università Luiss Guido Carli dove ha insegnato anche Strategie d’Impresa, è considerato un “uomo di numeri con fama da grande risanatore, era stato nominato lo scorso anno come commissario Alitalia, dopo esserne stato presidente in pectore nelle settimane precedenti, ha alle spalle le significative esperienze in Rai e Wind. Nato a Napoli, classe 1961, è stato direttore generale della televisione pubblica dal 17 luglio 2012 al 6 agosto 2015.

Laurea in Giurisprudenza all’Università Federico II della capitale campana, studi alla London School of Economics e Mba all’Insead di Fontainebleau, nel cv di Gubitosi compaiono prestigiosi incarichi nel gruppi del settore delle Tlc ma anche auto e banche. E’ stato amministratore delegato di Wind fino al 27 aprile 2011. In precedenza ha ricoperto diversi incarichi dal 1986 al 2005 nel gruppo Fiat: direttore finanziario, vicepresidente e responsabile Tesoreria del gruppo. E’ stato presidente del cda di Fiat Partecipazioni e membro del cda di Fiat Auto, Ferrari, Cnh, Iveco, Itedi – Italiana Edizioni, Comau e Magneti Marelli.

Luigi Gubitosi arriva nella sede Tim per il Cda di Telecom a Roma

“E’ stato un capitolo triste per Tim. Sono molto triste per la compagnia e per il risultato della ultima settimana. Questi cambi repentini di strategia e leadership stanno dividendo i 2 azionisti. Chiedo subito un’assemblea, entro fine anno. La politica ha giocato un ruolo con successo. Credo che le decisioni degli ultimi giorni non siano nell’interesse degli investitori e non rappresentino la base degli investitori. Ho chiesto di convocare l’assemblea al massimo entro inizio 2019″. Così ha commentato l’ex ad di Tim, Amos Genish defenestrato dal suo incarico.

“Tim ha una grande storia ed un capitale umano da valorizzare per vincere la sfida del mercato, incrementare la generazione di cash flow per ridurre il debito ed esaminare con attenzione e velocità il progetto per la costituzione di una rete unica”, ha detto Gubitosi.

 

Gubitosi è stato membro anche del Cda del fondo pensione dei metalmeccanici Cometa e del Comitato organizzatore delle Olimpiadi degli scacchi svoltesi a Torino nel 2006. Nel 2011 è stato designato country manager e responsabile del corporate investment banking della Bank of America per l’Italia. Dal maggio del 2017 è diventato commissario straordinario di Alitalia, con Enrico Laghi e Stefano Paleari, incarico che dovrebbe ora lasciare. E per questo, come ha indicato il ministro per lo sviluppo economico Luigi Di Maio, dovrà essere nominato un nuovo commissario per la compagnia aerea .

La nomina dovrebbe avvenire in tempi brevissimi.Ci dovrà essere un commissario assieme a quelli che ci sono per arrivare allo stesso obiettivo che ci siamo dati come governo fino ad ora, cioè rilanciare Alitalia”, ha detto ieri Di Maio.




Maxi perquisizione della Finanza nelle compagnie telefoniche

ROMA – Il Nucleo speciale antitrust della Guardia di Finanza, su richiesta dell’ Autorità Antitrust sta svolgendo una serie di perquisizioni  presso le sedi dei principali operatori di telefonia fissa e mobile e nella sede Assotelecomunicazioni per fare chiarezza ed accertare su un possibile accordo di cartello tra le compagnie telefoniche, e verificare possibili intese restrittive della concorrenza collegati alla fatturazione mensile delle sinora messe  a 28 giorni (4 settimane) .

Le compagnie di telecomunicazioni sono obbligate dalla legge di bilancio 2018 a tornare alle bollette mensili, rinunciando a quelle tariffate a 28 giorni, facendo pagare ai clienti 12 mesi all’anno anziché 13 (come succede adesso fra mille proteste dei consumatori).  A gennaio Tim, Vodafone e Fastweb avevano annunciato che (ognuna in una data diversa) torneranno agli addebiti mensili, lasciando invariata la spesa annuale. Ma in realtà così non è.

Non è accettabile che tutte le compagnie telefoniche , o quasi, stiano magicamente aumentando le tariffe nello stesso momento, e guarda caso, tutti dell’8,6%. Le associazioni di consumatori sono sul piede di guerra affinchè si rimborsino finalmente gli utenti e che le compagnie telefoniche restituiscano quanto hanno indebitamente incassato a partire dal 23 giugno 2017.




Respinto il ricorso delle compagnie telefoniche al TAR del Lazio contro le bollette mensili stabilite dall’AgCom

di Federica Gagliardi

Il TAR-Tribunale Amministrativo Regionale  del Lazio ha respinto oggi il ricorso presentato dall’Asstel, l’associazione di categoria che rappresenta le aziende di telecomunicazione fissa e mobile, e di Tim, Vodafone, WindTre, Fastweb ed Eolo contro la delibera AgCom n. 121 del 24 marzo 2017 , emanato dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, che imponeva agli operatori di telefonia mobile di emettere le bollette una volta al mese invece che ogni quattro settimane. Infatti secondo il TAR non è vero che la delibera dell’AgCom viola la libertà d’impresa, come sostenuto dalle compagnie telefoniche.

Il TAR ha anche confermato le multe emanate lo scorso dicembre dall’AgCom, che aveva deciso nei confronti delle compagnie telefoniche che non si erano adeguate al nuovo tipo di fatturazione entro i 90 giorni stabiliti dalla delibera 121: ogni compagnia telefonica dovrà pagare la sanzione massima prevista per legge che di 1,16 milioni di euro.

Il Tar del Lazio con un’ordinanza, cioè con un distinto provvedimento ha però dato un dispiacere provvisorio ai consumatori sospendendo il meccanismo di rimborso ai clienti (indicato sempre dalla delibera del Garante di dicembre del 2017) che prevedeva che i clienti dovevano essere indennizzati nella prima bolletta corretta, nella prima fattura che resusciterà la cadenza mensile. La restituzione doveva essere commisurata alle giornate che i clienti hanno pagato in più, per colpa della fatturazione ogni 28 giorni, da una data precisa: il 23 giugno 2017.

La delibera stabiliva anche che le compagnie telefoniche dovessero rimborsare i propri clienti per le somme in più chieste da giugno 2017, cioè da quando avrebbero dovuto passare alla fatturazione mensile: su questo punto il TAR è venuto incontro alle aziende di telecomunicazione, sospendendo fino al 31 ottobre 2018 la decisione in merito. Ma ogni singolo consumatore potrà comunque rivolgersi con singoli procedimenti dinnanzi ai vari Corecom regionali per far valere le proprie ragioni contemplate nella delibera del dicembre 2017.




TIM: dal 5 marzo ritorna il rinnovo mensile sulle offerte mobili, ma aumentano le tariffe

ROMA – TIM informa che, in ottemperanza alle nuove disposizioni contenute nella Legge n.172/17 del 4 dicembre 2017 che prevede l’introduzione dei cicli di rinnovo e di fatturazione mensili (vedi linee guida Agcom), adotterà, al partire dal 5 marzo 2018, le seguenti novità sulle offerte mobili. Tutto bello se non fosse che i costi non verranno rimodulati a quelli che si avevano prima dell’arrivo della fatturazione ogni 4 settimane ma verranno “spalmati” nei 12 mesi dell’anno con un aumento rispetto a prima dell’8.6%. Il rincaro chiaramente va a compensare la diminuzione delle entrate che gli operatori avrebbero con la tariffazione ogni mese e non più ogni 28 giorni e dunque con un mese in meno (12 mensilità invece di 13).

Rinnovo a data certa
– ciascuna offerta prepagata mobile si rinnoverà ogni mese e non più ogni 7, 28 o 30 giorni, sempre nello stesso giorno del mese dando al Cliente la certezza della data di rinnovo e portando a 12 il numero dei rinnovi nel corso di ogni anno solare.
Minuti e Giga Aumentati
– poiché si allunga il periodo di rinnovo delle offerte (da 7, 28 o 30 giorni a mese solare), TIM aumenta in maniera proporzionale le quantità di minuti, Giga e SMS per garantire gli stessi contenuti annuali delle offerte.

Spesa invariata

– per mantenere invariata la spesa annuale, il costo delle offerte sarà riproporzionato su base mensile.

Chiarezza e trasparenza

– per scoprire come diventerà la tua offerta a rinnovo mensile, clicca qui

Diritto di Recesso

– Il Cliente che non accettasse le modifiche proposte, in base all’art. 70 comma 4 del Codice delle comunicazioni elettroniche (D.Lgs. 2003 /n. 259), ha la facoltà di recedere senza penali né costi di disattivazione entro il 4 marzo 2018 anche tramite passaggio con portabilità ad altro gestore.
– Per esercitare il diritto di recesso dal contratto, che comporta la cessazione della linea e, ove non sia richiesto il passaggio ad altro operatore, la perdita del numero telefonico in tuo possesso, clicca qui.
– Qualora sulla linea sia associato un contratto per l’acquisto di un prodotto con pagamento rateizzato in corso di vigenza (ad esempio Telefono, Tablet, etc.), oppure sia attiva un’offerta con promozione legata alla permanenza del numero in TIM, clicca qui per decidere di mantenere attiva la rateizzazione del prodotto o pagare le rate residue in un’unica soluzione.
– Per info su recesso e rateizzazioni in corso puoi anche chiamare il 409168.

FAQ (da sito www.tim.it)

Quali sono le offerte interessate da tali novità?
Tutte le offerte mobili per Clienti Ricaricabili che attualmente si rinnovano ogni 7, 28 o 30 giorni.
– Per conoscere le novità sulle offerte SMART MOBILE e sulle altre offerte mobili domiciliate in conto TIM, clicca qui
Per i Clienti TIM che hanno attivo un contratto per l’acquisto di un prodotto con pagamento rateizzato, le rate verranno addebitate una volta al mese, sempre nello stesso giorno, senza alcuna variazione né del numero delle rate, né dell’importo delle rate stesse.
– Per le offerte che prevedono un unico addebito per rata prodotto e servizi, non saranno modificati né l’importo e il numero delle rate, né la quantità dei contenuti (minuti, SMS e Giga) inclusi nell’offerta.
Cosa vuol dire “DATA CERTA”?
– Per “data certa” si intende che i rinnovi avvengono sempre lo stesso giorno di ogni mese, che coinciderà con la data di attivazione per le nuove offerte, oppure con la data del primo rinnovo dopo il 5 marzo per le offerte già attive.
– Casi particolari: le offerte che cadono il 31 del mese si rinnoveranno l’ultimo giorno del mese successivo: ad esempio un’offerta con attivazione/rinnovo il 31 marzo, avrà i successivi rinnovi il 30 Aprile, il 31 maggio, il 30 giugno… e così via.
Come cambiano le mie offerte TIM?
Con l’introduzione dei rinnovi mensili a “data certa” le tue offerte si rinnoveranno con le seguenti caratteristiche, in base alla tipologia di offerta che hai attiva:
– offerte che attualmente si rinnovano ogni 28 giorni: la tua spesa annuale resterà invariata e sarà ripartita su 12 rinnovi addebitati nell’anno invece degli attuali 13. Per effetto di questa nuova ripartizione, le offerte saranno coerentemente riproporzionate: il costo del rinnovo e le relative quantità di minuti, SMS e Giga saranno incrementati del 8,6%
– offerte che attualmente si rinnovano ogni 7 giorni: la tua spesa annuale resterà invariata e sarà ripartita su 12 rinnovi addebitati nell’anno invece degli attuali 52. Per effetto di questa nuova ripartizione, le offerte saranno coerentemente riproporzionate: il costo del rinnovo e le relative quantità di minuti, SMS e Giga saranno incrementati di 4,3 volte rispetto all’attuale rinnovo settimanale (ad esempio un’offerta con canone di 2€/7giorni diventerà a 8,6€/mese)
– offerte che attualmente si rinnovano ogni 30 giorni: la tua spesa annuale resterà invariata e sarà ripartita su 12 rinnovi che coprono tutto l’anno solare (365 giorni) invece degli attuali 12 rinnovi a 30 giorni che coprono 360 giorni. Per effetto di questa nuova ripartizione, le offerte saranno coerentemente riproporzionate: il costo del rinnovo e le relative quantità di minuti, SMS e Giga saranno incrementati del 1,4%.
Cosa vuol dire “MINUTI E GIGA AUMENTATI”? 
Con l’introduzione dei rinnovi mensili a “data certa” le tue offerte si rinnoveranno con le seguenti caratteristiche, in base alla tipologia di offerta che hai attiva:
– offerte che attualmente si rinnovano ogni 28 giorni: la tua spesa annuale resterà invariata e sarà ripartita su 12 rinnovi addebitati nell’anno invece degli attuali 13. Per effetto di questa nuova ripartizione, le offerte saranno coerentemente riproporzionate: il costo del rinnovo e le relative quantità di minuti, SMS e Giga saranno incrementati del 8,6%
– offerte che attualmente si rinnovano ogni 7 giorni: la tua spesa annuale resterà invariata e sarà ripartita su 12 rinnovi addebitati nell’anno invece degli attuali 52. Per effetto di questa nuova ripartizione, le offerte saranno coerentemente riproporzionate: il costo del rinnovo e le relative quantità di minuti, SMS e Giga saranno incrementati di 4,3 volte rispetto all’attuale rinnovo settimanale (ad esempio un’offerta con canone di 2€/7giorni diventerà a 8,6€/mese)
– offerte che attualmente si rinnovano ogni 30 giorni: la tua spesa annuale resterà invariata e sarà ripartita su 12 rinnovi che coprono tutto l’anno solare (365 giorni) invece degli attuali 12 rinnovi a 30 giorni che coprono 360 giorni. Per effetto di questa nuova ripartizione, le offerte saranno coerentemente riproporzionate: il costo del rinnovo e le relative quantità di minuti, SMS e Giga saranno incrementati del 1,4%
Cosa vuol dire “SPESA INVARIATA”?
– La tua spesa annuale non sarà modificata e di conseguenza, per tener conto della riduzione a 12 dei rinnovi su base annua, il costo del canone mensile sarà coerentemente riproporzionato come i contenuti.
Da quando si applicano tali novita’?
A partire dal primo rinnovo successivo al 5 marzo 2018 le offerte attive sulla tua linea si rinnoveranno con cadenza mensile, così come tutte le eventuali offerte attivate da tale data in poi.




Telecomunicazioni. Ultimatum dal ministro Calenda alle bollette a 28 giorni: “Serve una soluzione rapida”

ROMA – “Inaccettabile – l’ha definita il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda –  È una cosa che va messa a posto il più rapidamente possibile“, ha replicato a chi gli domandava se il Governo fosse intenzionato a porre rimedio alla questione delle “bollette corte” adottate a catena dagli operatori di telefonia e pay tv (fatture ogni 28 giorni anziché 30),

Si attende, infatti, un intervento già in manovra. Ma del divieto atteso, attualmente non ci sarebbe traccia nella versione delle legge di Bilancio appena varata dal Consiglio dei ministri. Chiaramente non è ancora l’ultima possibilità . Infatti  alla domanda se è in preparazione un emendamento in materia il ministro Calenda risponde che occorre trovare una soluzione. Ed apparirebbe come la soluzione più immediata quella  di una modifica al testo della manovra, o al decreto collegato,.

Il polverone sulla vergognosa fatturazione a 28 giorni si è alzato mesi fa, con la discesa in campo dell’Autorità di garanzia per le comunicazioni, che a marzo scorso ha indicato come scadenza per la fatturazione i 30 giorni per tutti gli operatori di telefonia fissa, mentre incredibilmente per il traffico mobile i 28 giorni potevano considerarsi ancora ammissibili ! Sarebbe interessante capire e conoscere l’origine di una decisione così incoerente ed allucinante.

La decisione dell’ AGCOM non è piaciuta persino alle compagnie di telecomunicazioni (telefomo, internet. paytv ecc.)  ed è quindi scattato il ricorso unitario al Tar che a giugno ha accolto le richieste di sospensiva, fissando al prossimo 7 febbraio 2018  la data per il giudizio. Nel frattempo tutti gli operatori progressivamente hanno “virato” per la bolletta accorciata a 28 giorni. Un cartello di settore ha innescato la reazione dell’Agcom che  un mese fa ha avviato procedimenti sanzionatori nei confronti di Tim, Wind Tre, Vodafone e Fastweb e ha lanciato un avvertimento alle pay tv, come Sky. Con multe ridicole se rapportate rispetto a quanto stanno incassando di più con il mese accorciato i gestori di telecomunicazione a danno dei consumatori.

“Come Autorità abbiamo fatto tutto quello che dovevamo e potevamo fare e ovviamente seguiamo con interesse la cosa, l’annunciato intervento legislativo” ha dichiarato il presidente dell’Authority, Angelo Marcello Cardani ricordando che davanti al Parlamento, il Governo aveva definito le pratiche “scorrette” e lasciato intendere di voler imporre una scadenza unica a un mese. Senza però spiegare se tale decisione sia valida per tutti (fissi, mobili, paytv ecc.)

A queste dichiarazioni “diplomatiche-politiche” si sono contrapposte quelle delle associazioni dei consumatori che denunciano il comportamento illegittimo degli operatori che va avanti da mesi, ed in effetti  non si capisce cosa aspettino le autorità Antitrust e quella sulla Comunicazioni (AGCOM)  ancora ad elevare una maxi-sanzione,  contestando l’aggravio di costi addebitati nelle tasche dei consumatori (+8,6%). E qualcuno chiede al ministro Calenda che si batta ed impegni per inserire l’emendamento nella Legge di Bilanci».




Infanzia, malnutrizione: Save the Children, ogni anno, nel mondo, 3 milioni di bambini sotto i 5 anni muoiono a causa della malnutrizione

ROMA –  Ogni anno, nel mondo, circa 6 milioni di bambini muoiono prima di aver compito i 5 anni per cause facilmente curabili e prevenibili. Tra queste la malnutrizione, che provoca quasi la metà delle morti infantili a livello globale, uccidendo circa 3 milioni di bambini ogni anno.  52 milioni di minori sotto i 5 anni in questo momento stanno soffrendo la carenza improvvisa di cibo e nutrienti, mentre ben 155 milioni sono malnutriti cronici e rischiano che le gravi conseguenze sul loro sviluppo fisico e cognitivo si ripercuotano sull’intero ciclo di vita.

Povertà, cambiamenti climatici e conflitti hanno un ruolo decisivo nella diffusione della malnutrizione. Nei Paesi a medio e basso reddito, 2 minori su 5 vivono in stato di povertà multidimensionale con forti deprivazioni circa l’accesso al cibo, ai servizi igienico-sanitari e all’educazione, mentre nel Corno d’Africa e in Kenya, in seguito all’emergenza climatica “El Niño“, 7 milioni di bambini stanno ancora facendo i conti con la carenza d’acqua e di sostanze nutritive. Solo nel 2016 guerre e insicurezza alimentare hanno provocato la fuga di 65,6 milioni di persone e 122 milioni di bambini affetti da malnutrizione cronica vivono in zone sferzate dai conflitti 

“È semplicemente inaccettabile che ancora così tanti bambini perdano la vita perché colpiti dalla malnutrizione, un killer silenzioso, ma prevenibile, che trae ancora più forza proprio attraverso il circolo vizioso della povertà, dei conflitti e dei cambiamenti climatici, e che indebolisce il sistema immunitario dei bambini, lasciandoli vulnerabili alle infezioni e alle malattie. E, per quelli che sopravvivono, la malnutrizione rappresenta una condanna per tutta la vita, perché può danneggiare il loro sviluppo cognitivo e avere ripercussioni devastanti sul loro futuro e sulle loro opportunità di vita da adulti. Diventano così bambini senza un domani, molto spesso per il solo fatto di essere nati nel posto sbagliato, in contesti molto poveri o colpiti da pesanti crisi”, ha dichiarato Claudio Tesauro, Presidente di Save the Children, l’Organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro.

È per loro che Save the Children lancia la campagna globale “Fino all’ultimo bambino”, per salvare e dare un futuro ai bambini senza un domani. “Dal 1990 ad oggi sono stati compiuti importanti passi in avanti per ridurre il fardello della malnutrizione, riducendo da 254 a 155 milioni il numero di bambini colpiti da malnutrizione cronica. Nonostante ciò, il mondo è ancora ben lontano dal raggiungere gli obiettivi globali, quali la riduzione del 40% dei casi di malnutrizione cronica entro il 2025 e l’eliminazione di tutte le forme di malnutrizione entro il 2030. Noi continueremo a fare di tutto perché nessun bambino venga più lasciato indietro e affinché a tutti, nessuno escluso, venga restituita la possibilità di beneficiare delle sostanze nutritive di cui hanno bisogno, crescere sani, andare a scuola, formarsi e guardare al futuro con speranza”, ha commentato Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children.

Nell’ambito della campagna Fino all’ultimo bambino, Save the Children, in collaborazione con Microsoft e con il patrocinio del Comune di Milano, ha ricreato, presso la Microsoft House di Milano, in viale Pasubio 21, un percorso esperienziale immersivo – dal 12 al 17 ottobre   per conoscere da vicino il problema della malnutrizione. Grazie alle tecnologie della realtà mista (con il visore HoloLens), i visitatori, tra cui anche tanti alunni delle scuole, avranno la possibilità di vivere un’esperienza coinvolgente ed educativa. Attraverso gli ologrammi, infatti, potranno sperimentare sensazioni reali di contesti di disagio, oltre a poter sentire durante il percorso anche odori e suoni per ritrovarsi a tu per tu con le stesse sfide di chi, ogni giorno, è costretto a fare i conti con la povertà estrema, le guerre e i cambiamenti climatici, le tre concause principali della malnutrizione.

Dal nuovo rapporto di Save the Children Una fame da morire. Vecchie e nuove sfide nel contrasto alla malnutrizione” emerge che la malnutrizione rappresenta la concausa di circa la metà (45%) delle morti infantili a livello globale. Dei 155 milioni di bambini che soffrono di malnutrizione cronica (1 minore su 4 sotto i 5 anni nel mondo), più della metà si trova in Asia, in particolare in Asia Meridionale (oltre 61 milioni), e il 30% in Africa. 52 milioni di bambini (1 su 12) sono invece colpiti da malnutrizione acuta, di cui più della metà in Asia meridionale, mentre circa 41 milioni risultano obesi o in sovrappeso, di cui 4 milioni in Paesi ad alto reddito. In questi ultimi si contano del resto 1,6 milioni di minori colpiti da malnutrizione cronica. Tra i Paesi che riportano i tassi peggiori di malnutrizione troviamo l’Eritrea, dove ne è colpito 1 bambino su 2 sotto i 5 anni, e l’India, dove la proporzione tocca quasi il 48% . Buone notizie giungono invece dall’incremento, a livello globale, della pratica dell’allattamento al seno, che garantisce ai neonati 6 possibilità in più di sopravvivere nei primi mesi di vita: dal 36% di bambini di età inferiore ai 6 mesi allattati esclusivamente al seno nel 2005, si è passati al 43% nel 2016, con aumenti consistenti soprattutto in Asia meridionale (59%) e Africa orientale (75%).

Il circolo vizioso della povertà. I bambini che nascono in contesti di povertà sono i più esposti al rischio della malnutrizione e alle gravi deprivazioni di carattere sanitario ed educativo. In 103 Paesi a medio e basso reddito sono 689 milioni i minori considerati poveri multidimensionali: in India lo è circa la metà dei bambini, mentre ben 9 su 10in Etiopia, Niger e Sud Sudan. In Africa subsahariana, appena meno della metà della popolazione che vive nelle zone rurali (43%), può accedere alle fonti d’acqua potabile, mentre solo 1 persona su 5 ha accesso ai servizi igienici, considerati entrambi elementi essenziali nella lotta alla malnutrizione. In Asia centrale e meridionale la percentuale di popolazione nelle aree rurali con accesso ai servizi igienici è invece del 40%. Tra gli elementi che incidono sulla povertà infantile anche l’accesso all’istruzione e alla formazione, dal quale ancora oggi sono tagliati fuori 263 milioni di bambini e adolescenti nel mondo.

Cambiamenti climatici In seguito alla grave emergenza El Niño, considerata la peggiore crisi legata al cambiamento climatico degli ultimi 35 anni, quasi 20 milioni di persone, nel Corno d’Africa, stanno soffrendo gli effetti della dura crisi alimentare, tra cui ben 7 milioni di bambini tra Etiopia, Somalia e Kenya che non hanno sufficiente accesso al cibo, in seguito alla perdita dei raccolti e del bestiame provocata dalla siccità, e a fonti d’acqua sicure, con forti ripercussioni sulla diffusione di malattie quali diarrea, colera e morbillo. In Kenya sono 83 mila i bambini colpiti da forme severe di malnutrizione acuta e 39 mila le donne incinte o in fase di allattamento a rischio. La malnutrizione acuta ha colpito 376 mila bambini in Etiopia e 275 mila in Somalia dove, nella prima metà del 2017, il numero di bambini affetti da malnutrizione, che hanno 9 probabilità in più di perdere la vita, è aumentato di almeno il 50%.  A livello globale, inoltre, se i cambiamenti climatici estremi dovessero intensificarsi si stima che oltre 592 milioni di persone potrebbero essere a rischio malnutrizione nel 2030 e quasi 477 milioni nel 2050 .

Conflitti. Delle 815 milioni di persone denutrite a livello mondiale, più della metà (489 milioni) vive in Paesi colpiti da conflitti, dove si stima che il tasso di malnutrizione cronica si riduca a un ritmo 4 volte inferiore rispetto ai Paesi non colpiti da crisi e dove i tassi di povertà risultano in media superiori di 20 punti percentuali. Si tratta, in particolare, di zone in cui i bambini hanno il doppio delle possibilità di diventare malnutriti e morire durante l’infanzia rispetto ai propri coetanei negli altri Paesi in via di sviluppo. Contesti estremamente fragili e pericolosi in cui i minori e le loro famiglie sono costretti a sfamarsi con quel che rimane dei raccolti o ad arrangiarsi con ciò che trovano, come cibo per animali o foglie, a bere da sorgenti d’acqua contaminate, spesso senza accesso a medicinali e assistenza sanitaria. In Yemen, dove circa 17 milioni di persone – pari al 60% della popolazione – risultano in stato di insicurezza alimentare, già prima della crisi circa la metà dei bambini sotto i 5 anni risultava affetta dalla malnutrizione e 1 donna ogni 370 moriva per complicazioni durante gravidanza e parto, mentre dal 2014 al 2016 l’aggravarsi del conflitto ha provocato un aumento del 20% delle morti infantili.

“Oggi più che mai è arrivato il momento di dire basta. Basta alla perdita di così tante vite, tra i bambini, che potrebbero essere facilmente salvate e protette. Basta a così tante infanzie spezzate, negate e compromesse. È dunque fondamentale che il mondo rafforzi il proprio impegno e faccia ancora di più per contrastare in maniera efficace la malnutrizione. Perché un mondo che volta la faccia anche a un solo bambino la volta al suo stesso futuro”, ha detto ancora Valerio Neri.

L’intervento di Save the Children. L’Organizzazione contribuisce da anni a contrastare la mortalità e la malnutrizione infantile attraverso interventi sul campo e un approccio multisettoriale. Dal 2009 al 2015, con la campagna Every One per il contrasto alla mortalità infantile, Save the Children si è impegnata fortemente per evitare che milioni di bambini sotto i 5 anni perdessero la vita per cause facilmente curabili e prevenibili.  Solo nel 2016, nel mondo, grazie alla campagna Fino all’ultimo bambino, l’Organizzazione ha raggiunto 21 milioni di bambini con i suoi programmi di salute e nutrizione. I programmi di Save the Children, oltre a prevedere interventi specifici in tema di nutrizione, prevenzione e assistenza materno-infantile, prima e dopo il parto, comprendono azioni specifiche per incentivare la crescita delle comunità locali in modo sostenibile.

Anche quest’anno tutti potranno sostenere la campagna attraverso il numero solidale 45544, che sarà attivo dal 12 ottobre al 5 novembre. Sarà possibile donare 2 euro inviando un SMS dai cellulari WIND Tre, TIM, Vodafone, PosteMobile, Coop Voce e Tiscali. Si potranno inoltre donare 2 o 5 euro chiamando lo stesso numero da rete fissa TIM, Wind Tre, Fastweb e Tiscali, oppure 5 euro da rete fissa Vodafone, TWT, Convergenze e PosteMobile.

I fondi raccolti in Italia durante la campagna andranno a sostenere i progetti di Save the Children in Egitto, Etiopia, India, Malawi, Mozambico, Nepal e Somalia. La raccolta fondi della campagna Fino all’ultimo bambino sarà promossa anche sui media: si comincerà con la settimana dedicata alla raccolta fondi sulle Reti Rai TV Radio Rai dal 16 al 22 ottobre, per continuare poi con spazi nelle principali trasmissioni delle reti Mediaset, La7 e Sky. Tanti i volti noti del mondo del cinema, dello spettacolo e della musica che hanno prestato la propria immagina a sostegno della campagna Fino all’ultimo bambino, tra cui Cesare Bocci, Roberta Capua, Tosca d’Aquino, Irene Ferri, Anna FogliettaGiorgio Marchesi, Andrea Sartoretti, Syria e Anna Valle.

Il calcio. La Lega Serie A aderisce alla Campagna, promuovendola sui campi di calcio nella 9° giornata di campionato il 21 e 22 ottobre. Inoltre, testimonial d’eccezione della campagna sono i calciatori della ACF Fiorentina e alcuni tra i principali allenatori di Serie A, tra i quali Massimiliano Allegri (Juventus), Eusebio Di Francesco (Roma), Simone Inzaghi (Lazio), Vincenzo Montella (Milan), Sinisa Mihajlović (Torino), Stefano Pioli (Fiorentina), Luciano Spalletti (Inter), che hanno aderito realizzando dei video messaggi ad hoc per i tifosi italiani.




In arrivo sanzioni dell’ AGCOM per gli operatori telefonici

ROMA – L’ AGCOM Autorità  per le Garanzie nelle comunicazioni, ha deciso di avviare procedimenti sanzionatori nei confronti degli operatori telefonici Tim, Wind Tre, Vodafone e Fastweb per il mancato rispetto delle disposizioni relative alla cadenza mensile delle fatturazioni e dei rinnovi delle offerte di comunicazioni elettroniche.  si legge in una nota.

 

C’è da auspicarsi che a seguito della decisione , di avviare procedimenti sanzionatori nei confronti degli operatori telefonici Tim, Wind Tre, Vodafone e Fastweb per il mancato rispetto delle disposizioni relative alla cadenza delle fatturazioni e dei rinnovi delle offerte di comunicazioni elettroniche, le sanzioni dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni   siano esemplari

Non corrisponde al vero, a differenza di quanto sostenuto ieri alla Camera dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Anna Finocchiaro, al question time,  che il Tar del Lazio il 7 giugno aveva accolto le richieste di sospensiva delle compagnie telefoniche, in quanto aveva solo anticipato il giudizio di merito.  Gli operatori della telefonia –  riunite  tutte insieme in un bel “cartello” di categoria, alla faccia delle norme sulla concorrrenza – hanno presentato un ricorso al Tar  avvalendosi  dell’assistenza legale dell’Associazione di categoria che opera in Confindustria, contro l’ordine che l’Autorità aveva inviato loro con la delibera di marzo.

Nel frattempo le compagnie telefoniche hanno proseguito imperterrite, furbescamente ed illegalmente, a violare la delibera di marzo scorso dell’Agcom, nel far west delle telecomunicazioni, motivo per cui le associazione dei consumatori hanno presentato un esposto all’Antitrust, contro il reiterato comportamento degli operatori che si ostinano a fatturare a 28 giorni anche per la telefonia fissa. E’ facilmente prevedibile a questo punto un’ondata di ricorsi anche da parte dei consumatori dinnanzi ai vari Corecom regionali nei confronti delle compagnie telefoniche per ottenere la restituzione delle somme addebitate illegittimamente

 




Amos Genish nuovo direttore operativo di Tim

ROMAAmos Genish è entrato a far parte di Telecom Italia in qualità di direttore operativo. E’ quanto annuncia il presidente della società di telecomunicazioni. “Amos è un affermato manager nel settore delle telecomunicazioni, dove ha contribuito alla creazione di valore, con una comprovata esperienza in diversi contesti internazionali. Sono certo che saprà adattarsi rapidamente al contesto italiano, come aveva fatto in Brasile”, ha commentato Arnaud de Puyfontaine, ceo di Vivendi, aggiungendo che il manager – che si trasferirà a Roma – sovrintenderà le Operations del gruppo.

Genish ha sviluppato esperienze nel campo delle tlc e della tecnologia sia negli Usa sia in Brasile, dove ha fondato Gvt rendendola in pochi anni il principale operatore brasiliano nel campo della banda ultralarga , società successivamente acquistata dal gruppo Vivendi che nel 2015 l’ha ceduta al gruppo spagnolo Telefonica, .

In precedenza, Genish ha ricoperto il ruolo di chief convergence officer di Vivendi, con la responsabilità di sviluppare la strategia di convergenza del gruppo fra contenuti, piattaforme e distribuzione. Negli anni passati era stato anche a.d. di Telefonica Brasile/Vivo, il principale operatore integrato di tlc del Paese con oltre 90 milioni di clienti e la cui offerta comprende fisso, mobile, servizi e intrattenimento.




Parte il piano banda ultralarga. Ma Tim cambia le carte in tavola

ROMA – Il Piano Banda Ultra Larga è partito da un’ampia consultazione con gli operatori al fine di verificare dove era necessario l’intervento dello Stato e dove invece gli operatori avevano piani di investimento, per evitare dispersione di risorse pubbliche e concentrarle nelle aree a fallimento di mercato, le così dette aree bianche. Al termine della consultazione tutti gli operatori hanno comunicato con dichiarazione formale e vincolante di non essere interessati ad investire nelle aree bianche identificate, mappate e sottoposte alla consultazione.

La Commissione europea ha approvato   il 30 giugno 2016 il piano di intervento ed altresì disposto nella propria decisione che eventuali modifiche delle intenzioni degli investitori potevano essere prese in considerazione per le aree non ancora interessate dai bandi. Nel primo bando di gara TIM ha partecipato e presentato offerte per tutti i lotti. Il 5 dicembre all’esito della fase di prequalifica del secondo bando, TIM ha dichiarato di voler partecipare alla gara. Il 23 dicembre TIM ha invece comunicato la modifica del suo piano di investimenti e di voler intervenire direttamente in alcune aree bianche, meno del 10% di quelle oggetto del bando di gara, e di non aver più interesse ad intervenire in alcune aeree grigie a parziale fallimento di mercato.

E’ del tutto evidente che il Governo italiano non può ridefinire i contenuti di un progetto prioritario per il paese, che comporta procedure di gara lunghe e complesse, che necessitano tra l’altro dell’approvazione europea, sulla base dei cambiamenti di strategia di un operatore, comunicati fuori dalle procedure previste. In questo senso il Governo ha prontamente risposto alla comunicazione di TIM. E’ allo stesso modo chiaro che un cambiamento del piano di investimenti di TIM, che, secondo quanto comunicato il 23 dicembre, coprirà solo una porzione limitata delle aree oggetto del bando, rischia di squilibrare il conto economico della concessione per la gestione della rete pubblica i cui calcoli sono stati fatti sulla base dell’intera area oggetto del bando.

Il Governo italiano non ha ovviamente alcuna intenzione di impedire o ostacolare investimenti di TIM che risultino compatibili con gli impegni legali assunti e la normativa comunitaria di riferimento. Qualora invece mancassero questi presupposti il Governo agirà, com’è doveroso, per tutelare l’interesse pubblico. Per quanto riguarda invece il terzo bando, non ancora pubblicato, verrà riaperta la consultazione del Mise per dare la possibilità a tutti gli operatori, secondo quanto previsto dalla Commissione Europea, di comunicare nei modi e nei tempi corretti eventuali modifiche ai loro piani di investimento.




TIM lancia la fibra a 200 megabit in 169 comuni della Puglia e Basilicata

ROMA – TIM accelera con la banda ultralarga in Puglia e Basilicata lanciando la connessione super-veloce fino a 200 megabit in 145 comuni della regione. L’iniziativa è il risultato degli importanti investimenti e dell’upgrade tecnologico che TIM ha realizzato sulla propria rete in fibra ottica in tecnologia FTTCab (fiber to the cabinet), che in questo modo diventa ancora più performante: viene raddoppiata la velocità massima dei collegamenti resi disponibili a cittadini e imprese, che passa da 100 a 200 megabit in download e 20 in upload.

I clienti TIM potranno disporre di una velocità di connessione che consentirà di migliorare ulteriormente l’esperienza di navigazione in rete e accedere più velocemente ad applicazioni e servizi, come ad esempio lo streaming di video in HD, praticare il gaming on line multiplayer in alta qualità e disporre di contenuti multimediali anche contemporaneamente su smartphone, tablet e smart TV, oltre che caricare in tempi molto più rapidi foto, video e file di grandi dimensioni.

L’operazione di upgrade tecnologico, che rappresenta un importante step evolutivo delle potenzialità offerte dall’architettura FTTCab, potrà essere richiesta  in maniera gratuita da tutti i clienti che hanno già attiva un’offerta fibra fino a 100 Megabit e che sono attestati sugli armadi stradali già predisposti con la nuova tecnologia e-vdsl. Al cliente verrà inviato un nuovo modem di ultima generazione che supporta la nuova velocità trasmissiva.

Grazie a questa iniziativa, TIM conferma la volontà di offrire alla propria clientela servizi sempre più evoluti e caratterizzati da standard qualitativi elevati. Il lancio dei nuovi servizi in fibra ottica a 200 Megabit è infatti il risultato del forte impulso che TIM sta dando allo sviluppo della propria rete in fibra ottica su tutto il territorio nazionale, grazie agli importanti investimenti previsti per il triennio 2017-2019 che sono pari a circa 11 miliardi di euro in Italia, di cui circa 5 miliardi dedicati esclusivamente allo sviluppo delle reti a banda ultralarga fissa e mobile.

Questo l’elenco dei 145 Comuni della Puglia raggiunti dalla fibra a 200 megabit di TIM

Acquaviva delle Fonti, Adelfia, Alberobello, Alessano, Alezio, Altamura, Andria, Apricena, Aradeo, Ascoli Satriano, Avetrana, Bari, Barletta, Binetto, Bisceglie, Bitetto, Bitonto, Bitritto, Brindisi, Calimera, Canosa di Puglia, Capurso, Carapelle, Carmiano, Carosino, Carovigno, Casamassima, Casarano, Cassano delle Murge, Castellana Grotte, Castellaneta, Ceglie Messapica, Cellamare, Cellino San Marco, Cerignola, Cisternino, Conversano, Copertino, Corato, Corigliano d’Otranto, Crispiano, Cutrofiano, Erchie, Fasano, Foggia, Fragagnano, Francavilla Fontana, Galatina, Galatone, Gallipoli, Ginosa, Gioia del Colle, Giovinazzo, Gravina in Puglia, Grottaglie, Grumo Appula, Laterza, Latiano, Lecce, Leporano, Lequile, Leverano, Lizzano, Locorotondo, Lucera, Maglie, Manduria, Manfredonia, Margherita di Savoia, Martano, Martina Franca, Massafra, Matino, Mattinata, Melendugno, Mesagne, Minervino Murge, Modugno, Mola di Bari, Molfetta, Monopoli, Monte Sant’Angelo, Monteiasi, Monteroni di Lecce, Mottola, Nardò, Noci, Noicattaro, Oria, Orta Nova, Ostuni, Otranto, Palagianello, Palagiano, Palo del Colle, Parabita, Poggiardo, Polignano a Mare, Pulsano, Putignano, Racale, Ruffano, Rutigliano, Ruvo di Puglia, Salice Salentino, Sammichele di Bari, San Cesario di Lecce, San Donaci, San Donato di Lecce, San Ferdinando di Puglia, San Giorgio Ionico, San Giovanni Rotondo, San Marzano di San Giuseppe, San Nicandro Garganico, San Pancrazio Salentino, San Pietro Vernotico, San Severo, San Vito dei Normanni, Sannicandro di Bari, Santeramo in Colle, Sava, Scorrano, Soleto, Squinzano, Statte, Surbo, Taranto, Taurisano, Taviano, Terlizzi, Toritto, Trani, Trepuzzi, Tricase, Triggiano, Trinitapoli, Troia, Turi, Ugento, Valenzano, Veglie, Vernole, Vico del Gargano, Vieste, Villa Castelli

Questo l’elenco dei 24 Comuni della Basilicata raggiunti dalla fibra a 200 megabit di TIM:

Acerenza, Avigliano, Barile, Corleto Perticara, Genzano di Lucania, Grottole, Latronico, Lauria, Marsicovetere, Matera, Miglionico, Moliterno, Montalbano Jonico, Oppido Lucano, Palazzo San Gervasio, Pietragalla, Pignola, Policoro, Pomarico, Potenza, Rapolla, Rionero in Vulture, Senise, Tito.




Sanremo, la protesta dei lavoratori Tim: “Il festival si fa con i nostri soldi”

I lavoratori Telecom ne cantano quattro a politici, manager e banchieri. Un gruppo di dipendenti autoconvocati, sostenuti dalle single sindacali Cgil, Cisl, Uil e Cub, si è infatti dato appuntamento ieri sabato 11 febbraio nella sala stampa del Teatro Ariston di Sanremo , del cui Festival 2017 la Tim è “sponsor” unico. per protestare contro la disdetta unilaterale del contratto aziendale. “Il clima al lavoro è sempre più teso. I risparmi sono fatti sulla pelle dei lavoratori che chiedono all’azienda un tavolo di confronto e il ritiro della disdetta che inciderà su ferie, permessi e indennità, ha detto Simone Vivoli, sindacalista della Cub che teme ulteriori ripercussioni sulla forza lavoro (6.1229 dipendenti, 4.638 in meno rispetto al 2015) dalle promesse di risparmi fatte dai vertici Telecom ai mercati per i prossimi tre anni. L ’amministratore delegato Flavio Cattaneo ha infatti messo in cantiere altri 1,9 miliardi di economie nel nuovo piano industriale 2017/2019, che si aggiungono ai 600 milioni di spese tagliate  nel 2016 operando drastici tagli su spese di trasferte, immobili, sponsorizzazioni e pubblicità, oltre che sui contratti di fornitura.  Cattaneo, ha messo in cantiere altri 1,9 miliardi di economie, non ha rinnovato il contratto integrativo aziendale. Simone Vivoli (Cub) dice : “Il clima al lavoro è sempre più teso. I risparmi sono fatti sulla pelle dei lavoratori che chiedono all’azienda un tavolo di confronto e il ritiro della disdetta che inciderà su ferie, permessi e indennità”

 

Telecom continua a perdere colpi nel 2016 sul fronte dei ricavi  scesi -3,5% ( a 19,036 miliardi) sia in Italia domestico che in Brasile. Nell’ultimo trimestre dello scorso anno, la società è riuscita ad invertire la rotta (+0,8% in termini organici) interrompendo un trend negativo che durava daun anno e mezzo. Il mantenimento di questo risultato dovrà essere verificato nei prossimi mesi in vista dell’arrivo sul mercato entro la fine del corrente anno, del  nuovo operatore francese Iliad contro la quale Cattaneo ha progettato un nuovo brand “low cost”. Una cosa è prevedibile: per Telecom non sarà facile raggiugere i risultati sperati. Anche perché il gruppo è gravato da 25,5 miliardi di debiti (in calo da 2,2 miliardi) accumulati dalle precedenti  gestione che negli anni hanno spolpato l’azienda, a partire dal patrimonio immobiliare (gestione Tronchetti Provera) .

 

La società adesso sotto la gestione di Flavio Cattaneo ha migliorato la redditività di un miliardo nel 2016, soltanto con il taglio dei costi, è chiamata a dover investire in maniera importante nella rete in fibra ottica dovendo fronteggiare  la rivale Enel Open Fiber che si è già aggiudicata i primi fondi pubblici per le aree a fallimento di mercato. Senza dimenticare il rischio che i progetti di Fiber Flash, la joint venture creata da Telecom con Fastweb per cablare l’Italia, che sono finiti nel mirino dell’Antitrust che teme concentrazione di mercato. non vadano a buon fine.

Il risultato è che nonostante gli sforzi dei manager e i duri sacrifici chiesti ai lavoratori, il futuro dell’azienda in realtà resta ancora tutto da delineare. Senza dimenticare che il futuro dell’ex monopolista è legato a doppio filo con lo scontro legale-finanziario che il suo principale azionista, il gruppo francese Vivendi, sta giocando con Mediaset. Uno studio elaborato dagli analisti dell’istituto bancario svizzero  Credit Suisse dello scorso 10 gennaio, listruttoria aperta dall’Agcom a seguito della decisione di Vivendi di investire importanti capitali  nelle attività televisive del Gruppo controllato da Silvio Berlusconi  potrebbe stabilire che i francesi non possono contemporaneamente essere soci di Telecom e di Mediaset. e quindi  l’autorità potrebbe imporre a Vivendi la cessione, in toto o in parte, di uno dei due asset.

Problema questo non indifferente che dovrebbe essere risolto  entro il mese di di marzo, in cui peraltro è prevista anche la prima udienza fissata per il prossimo 21 marzo sulla richiesta  avanzata dai legali di Mediaset del maxirisarcimento (l’atto di citazione prevede un risarcimento danni quantificato fino a 2 miliardi)  a Vivendi a seguito dell’autentico voltafaccia dei francesi sulla cessione della pay-tv Premium. Scadenze queste che rischiano di mettere sotto pressione Vivendi negli ultimi giorni di trattativa per trovare un accordo con Mediaset evitando di dover arrivare in tribunale. Tutto ciò avrebbe un effetto indiretto anche sul destino di Telecom che rischia di essere una spina nel fianco .

nella foto Flavio Cattaneo e Sabrina Ferilli

Concludendo, è arrivata una “segnalazione” alla nostra redazione, segnalante una circostanza abbastanza veritiera alquanto imbarazzante. Come tutti ben sanno Flavio Cattaneo è legato sentimentalmente all’attrice romana Sabrina Ferilli, la quale avrebbe recentemente costituito una società di produzione con Maria De Filippi, e l’attrice romana è diventata una presenza fissa,  nei programmi televisivi (Amici, House Party) condotti dalla De Filippi . Ebbene guarda caso tutti questi programmi hanno come sponsor principale propria la società telefonica TIM. A volte certe coincidenze sfiorano il conflitto d’interessi.  Anche se ad onor del vero va ricordato che la delega sulla comunicazione e pubblicità è affidata al presidente della società telefonica Recchi.

 




“Montecitorio A Porte Aperte”: al via la 4a edizione di “Una vita da social”

 

 

Riparte da Piazza Montecitorio a Roma la più importante e imponente campagna educativa itinerante realizzata dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, con il Ministero dell’Università e della Ricerca e con il Patrocinio dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, nell’ambito delle iniziative di sensibilizzazione e prevenzione dei rischi e pericoli della Rete per i minori.


Un progetto al passo con i tempi delle nuove generazioni,
che nel corso delle tre edizioni precedenti ha raccolto un grande consenso: gli operatori della Specialità hanno incontrato oltre 1 milione di studenti sia nelle piazze che nelle scuole, 106.125 genitori, 59.451 insegnanti per un totale di 8.548 Istituti scolastici, 30.000 km percorsi e 150 città raggiunte sul territorio e una pagina Facebook con 108.000 like e 12 milioni di utenti mensili sui temi della sicurezza online. “Una Vita da Social”, è stata selezionata dalla Commissione europea  a dicembre 2016,  tra i migliori progetti a livello europeo.

La decisione dell’istituzione comunitaria, di riconoscere alla nota campagna un indubbio carattere di originalità ed innovazione, è arrivata nel giorno in cui la Commissione europea ha lanciato la “Digital Skills and Jobs Coalition”, un’iniziativa per ridurre il divario esistente sulle competenze digitali in Europa, radunando tutta una serie di stakeholder del settore pubblico e privato degli Stati membri. Una giuria indipendente, su input della Commissione europea, ha selezionato, tra 280 progetti mirati ad elevare le competenze digitali dei cittadini europei, l’iniziativa di successo della Polizia Postale italiana, individuandola come la più imponente ed incisiva campagna di sensibilizzazione mai realizzata da un organismo di Polizia.

Ancora una volta aziende come Baci Perugina, Facebook, Fastweb, FireEye, Google, Italiaonline con i portali Libero, Virgilio e SuperEva, Microsoft, Poste Italiane, Skuola.net, Symantec, Tim, Vodafone, WindTre, Youtube e società civile scendono in campo insieme alla Polizia di Stato per un solo grande obiettivo: “fare in modo che i gravi episodi di cronaca, alcuni dei quali culminati con il suicidio di alcuni adolescenti ed il dilagante fenomeno del cyberbullismo e di tutte le varie forme di prevaricazione connesse ad un uso distorto delle tecnologie, non avvengano più“.

L’obiettivo dell’iniziativa  è quello di prevenire episodi di violenza, prevaricazione, diffamazione, molestie online attraverso un’opera di responsabilizzazione in merito all’uso della “parola”. Gli studenti potranno lanciare il loro messaggio positivo attraverso un diario di bordo 2.0. Infatti, grazie alla collaborazione con Baci Perugina, da sempre messaggero d’amore, nasce #unaparolaeunbacio, l’hashtag per dire no al cyberbullismo documentando le tappe di Una Vita da Social attraverso la condivisione di foto e frasi di tutti gli studenti coinvolti.

 Da Roma a Sanremo, da Alassio a Ivrea, da Varallo Sesia a Borgomanero, passando da Busto Arstizio, Settimo Milanese, Cremona, Lodi, Bergamo, Brescia, Riva del Garda, Lignano Sabbiadoro, San Donà di Piave, Rovigo, Poggibonsi, Firenze, Pistoia, Lucca, San Miniato, Imola, Forlì, Cesena, Porto Recanati, Camerino, San Benedetto del Tronto, Amatrice, Vasto, Bisceglie, Battipaglia, Lagonegro, Cosenza, Lamezia Terme, Tropea, Messina, Aci Castello, Cefalù, Palermo, Sanluri, Lanusei, Tempio Pausania, gli operatori della Polizia Postale, attraverso un truck allestito con un’aula didattica multimediale, incontreranno studenti, genitori e insegnanti sui temi della sicurezza online con un linguaggio semplice ma esplicito adatto a tutte le fasce di età.

I dati registrati nel corso degli incontri nelle scuole, evidenziano che le competenze digitali degli studenti provengono in tutto o quasi da esperienze di apprendimento extra scolastico. Ne deriva, pertanto, l’importanza delle attività di formazione e sensibilizzazione degli studenti per far sì che la rete possa essere per loro una grande opportunità e non un limite, ma anche rivolte ai genitori e agli insegnanti. I social network infatti sono ormai uno strumento di comunicazione del tutto integrato nella quotidianità di tutti.

Preoccupa in maniera più forte il fenomeno del cyberbullismo: circa 2 ragazzi su 3 dichiarano di aver avuto esperienza diretta o indiretta di fenomeni di questo tipo. Per questo motivo accolgono con favore gli incontri gli operatori della Polizia Postale per formare/informare all’uso dei social.  E proprio successivamente a questi incontri è stato riscontrato un aumento consistente delle denunce di minori nei confronti di coetanei per episodi di bullismo e cyberbullismo.

“Una Vita da Social è un progetto indirizzato principalmente ai giovanidice Nunzia Ciardi Direttore del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni  – che sono i principali fruitori della Rete”. “L’iniziativa, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e con il patrocinio del Garante per l’Infanzia  e l’Adolescenza, vuole fare in modo che Internet possa essere vissuto come un’opportunità e non come un pericolo”.  “Il divario fra la conoscenza digitale dei giovani e degli adulti è enorme ed è per questo indispensabile fornire loro tutti quegli strumenti utili ad evitare le insidie che la rete può nascondere”.  ”Una Vita da Social – conclude la Ciardi – rappresenta inoltre un esempio positivo di collaborazione fra pubblico e privato perché unisce competenze e conoscenze di importanti Aziende del settore a disposizione dei giovani, dei loro genitori ed insegnanti”.

Di seguito i dati statistici sul fenomeno del cyberbullismo nel 2016:




L’Agcom blocca gli aumenti folli di Tim sul telefono fisso

CdG Tim fisso aumentidi Marco Ginanneschi

L’ AgCom  Autorità garante per le comunicazioni  ha nuovamente bloccato  gli “appetiti” di Tim (ex Telecom Italia)  che da inizio 2015 cioè da quasi due anni cerca di aumentare i profitti dal settore della telefonia fissa. Questa volta l’ex-monopolista della telefonia, ha proposto un aumento delle tariffe meno pesante per gli utenti, rispetto a quelli tentati tra l’anno scorso e la primavera del 2016 ma anche questa è stata bloccata  dal muro eretto del Garante , che ha diffidato il gestore telefonico con una comunicazione notificata alcuni giorni fa che, con cui Telecom è stata diffidata dall’intraprendere ulteriori tentativi (tariffari) spericolati.

Lo scontro  tra il Garante e Tim è iniziato nel marzo del 2016, quando la società telefonica è stata sanzionata con una multa da 2 milioni di euro, in quanto il gestore telefonico in maniera a dir poco arrogate ed aggressiva e  senza alcun dovuto preavviso e peraltro in modo occulto – aveva costretto centinaia di migliaia di clienti spingendoli a pagare a una  nuova tariffa  penalizzante rispetto allea precedente. Tim si è limitata a richiedere ai suoi utenti fino a inizio del 2015, un canone di abbonamento mensile da 19 euro richiedendo ulteriori 10 centesimi al minuto per chiamata. In pratica l’utente-cliente se telefona di più paga di più . Ma nel  2015, all’improvviso i clienti di TIM-Telecom vengono trasferiti dalla tariffa a consumo ad una tariffa a pacchetto, per cui devono dare ben 29 euro fissi al mese (in cambio di chiamate illimitate verso apparecchi fissi o mobili) con un aumento contrattuale di 10 euro al mese. Ma l’ AgCom a marzo 2016, a seguito della valanga di  contestazioni ricevute da utenti ed associazioni di consumatori Garante, si è opposta sanzionando la compagnia telefonica.


cdg-autorita-comunicazioniDopo il primo stop dell’ Autorità, Tim ci ha riprovato
ancora a marzo 2016 proponendo un aumento delle tariffe a consumo: la chiamata passava da 10 a 20 euro centesimi al minuto raddoppiando, riattivando il vecchio immotivato scatto alla risposta a 20 centesimi scomparso a novembre 2014 quando era di solo 5 centesimi. Ma anche in questo caso il Garante il primo aprile 2016 si è opposto perché con questi aumenti di Tim una chiamata di un minuto finirebbe con il costare il 300 per cento in più motivando il folle aumento richiesto dalla compagnia telefonica come  minaccia di “esclusione sociale” ai danni di decina di migliaia di clienti,anziani e spesso pensionati. Sono circa 800 mila le famiglie “colpite” dalla folle manovra degli aumenti tariffati di Tim.  Il Garante nel bloccare gli aumenti richiesti dalla compagnia telefonica ha contestato e fatto presente che la società ha ben poco da lamentarsi considerato che il canone mensile è passato da 16,64 euro mensili (luglio 2012) a 19 euro, e le chiamate fisso-fisso da 2,9 centesimi al minuto (sempre nel 2012) aumentate a 10 centesimi. Tim a quel punto tentò la via del negoziato con l’ Autorità Garante, prospettando una variazione tariffaria meno dolorosa per gli utenti e ritirando gli aumenti .

Ma l’ AgCom ha respinto questi aggiustamenti assolutamente insignificanti spiegando  nella lettera inviata  a Tim  lo scorso ottobre gli aumenti potranno avvenire solo nel quadro delle regole di cornice decise nelle prossime settimane. In pratica la società telefonica potrà chiedere di più soltanto se dimostrerà eventuali costi aggiuntivi per la gestione di quel settore, o  che per assicurare il servizio ha dovuto noleggiare infrastrutture d’avanguardia (all’ingrosso); o che le condizioni socio economiche del Paese sono cambiate in modo evidente, e che l’inflazione ha rialzato la testa erodendo i margini dell’azienda. In pratica aumenti bloccati, ed utenti salvi.




Garante della Privacy : “In arrivo sanzioni per TIM. Ha violato la privacy di 2 milioni di ex clienti ”

CdG TelecomSono circa 2 milioni gli ex utenti della telefonia fissa passati ad altri operatori che, nel corso del 2015, hanno ricevuto a casa una telefonata come questa: “Buongiorno, ci piacerebbe informarla sulle nostre nuove offerte, oggi molto interessanti e più vantaggiose rispetto a quando lei era nostro cliente. Se è interessato, la invitiamo a lasciarci il suo consenso per essere ricontattato da Telecom Italia -Tim”.

A fare queste telefonate, i call center di Sentel, una società di telemarketing che ha provato  per conto dell’ex monopolista delle telecomunicazioni, a riportarli in casa Telecom con delle offerte promozionali. Solo che questa attività che a prima vista potrebbe sembrare utile, in realtà è  di un illecito gravissimo, come si legge in un provvedimento pubblicato dal  Garante per la protezione dei dati personali i cui contenuti sono stati anticipati dal quotidiano La Repubblica.

L’operazione “recupero consenso” effettuata per aggirare i divieti – Occorre fare una premessa per fare chiarezza: quando un contratto telefonico ma lo stesso vale anche per le utenze di acqua, luce e gas scade o viene disdetto dal cliente ,  automaticamente vengono meno anche tutte le autorizzazioni al trattamento dei dati personali,  rilasciate dal cliente In poche parole, nessuna società può utilizzare ulteriormente dati e recapiti telefonici per ricontattare gli ex utenti e proporre loro delle tariffe più o meno vantaggiose.

CdG Garante PrivacyCome ha fatto Tim ad aggirare l’ostacolo? Ha congegnato una campagna promozionale chiamata “Recupero consenso” affidandola alla Sentel, cconsegnandoli un database di 1.976.266 ex clienti che come  si legge nel provvedimento del Garante  “ha prodotto contatti utili per circa 400.000 soggetti di cui il 70% ha dato il consenso ad essere ricontattato”. In pratica grazie ad un’operazione di telemarketing sono state contattate migliaia di persone che non avevano mai dato il consenso , molti di loro erano persino iscritti al Registro delle Opposizioni proprio per non essere contattati), ma alla fine, si sono ritrovate ad aver autorizzato ad inviare a sms, mail, monitoraggi sui dati di traffico e delle nuove offerte promozionali per vendita diretta e per ricerche di mercato dall’operatore che in precedenza avevano deciso di lasciare migrando ad altri gestori.

L’Authority di piazza Monte Citorio a seguito di segnalazioni ricevute da centinaia di utenti esasperati, si è attivata ed ha avviato un’indagine Secondo il garante, la Tim ha violato la privacy di oltre 1,9 milioni di italiani, la maggior parte dei quali non si è neanche resa conto della gravità della cosa visto che ormai il bombardamento delle chiamate dei call center a tutte le ore del giorno e della sera, sono ormai una consuetudine.

nella foto Giuseppe Busia Privacy

nella foto Giuseppe Busia Segretario generale Garante Privacy

Entro il 6 settembre la campagna dovrà essere interrotta – “Si tratta di una vicenda molto grave che ha minato il diritto del cliente alla consapevolezza, oltre che al rispetto della sua effettiva volontà di acquisto”, ha dichiarato Giuseppe Busia, segretario generale del Garante della Privacy a ilfattoquotidiano.it. aggiungendo: “Ci saranno notevoli ripercussioni per Tim. Da subito è scattato il divieto di contattare ex clienti che non hanno acconsentito al trattamento dei dati personali e poi  entro il 6 settembre” cioè a 60 giorni dal ricevimento del provvedimento la società telefonica “dovrà rendere noto all’Autorità quali iniziative ha intrapreso per l’interruzione di questa illecita campagna di recupero clienti”.

Sanzioni fino a 1 milione di euro –  Anche se Tim ha reso noto di aver già avviato un nuovo sistema di controllo interno e un piano di azione per migliorare la qualità del telemarketing, il provvedimento non rappresenta il solito deterrente adottato negli ultimi mesi nei confronti delle società telefoniche. “Il Garante – ha annunciato Busia, il segretario generale dell’ Autorità  – aprirà un procedimento sanzionatorio nei confronti di Tim che potrebbe arrivare a pagare fino a un milione di euro di multa-sanzione  per la prassi sconsiderata che ha attuato”.




Puglia 365: un laboratorio di turismo per l’Italia che cambia

Qual è la nuova strategia di sviluppo del turismo in Italia? Quali i progetti di alcune grandi aziende italiane come Trenitalia e Telecom per implementare il turismo e come si possono incrociare con il piano di sviluppo turistico di una grande regione come la Puglia che ha l’ambizione di diventare un laboratorio di turismo per l’Italia? Sono alcune delle questioni di cui si è parlato in Bit all’incontro “Puglia 365: un laboratorio di turismo per l’Italia che cambia”, organizzato dalla Regione Puglia e coordinato dal Commissario Straordinario di Pugliapromozione, Paolo Verri, per la prima volta alla Bit con la Puglia. Politici e tecnici a confronto: presenti, con gli assessori regionali Loredana Capone, Industria Turistica e Culturale, e Leonardo Di Gioia, Risorse Agroalimentari, anche Francesco Palumbo, direttore del dipartimento turismo del MiBACTSerafino Lo Piano di Trenitalia e Salvatore Nappi di Tim.

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Nei primi mesi del 2016 la nuova programmazione 2014/2020 della Regione Puglia terrà conto dello scenario internazionale in crescita nel quale la Puglia si colloca come un territorio sicuro, sempre più desiderato e in grado di offrire esperienze di viaggio ed emozioni. Qual è la sfida che la Puglia ha in questa nuova fase? Far crescere la competitività della destinazione in Italia e all’estero, aumentare i flussi di turisti internazionali e dare una spinta positiva alla destagionalizzazione, favorendo l’innovazione organizzativa e tecnologica.

Loredana Capone

nella foto, l’ assessore regionale Loredana Capone

Se c’è un settore dove si può davvero lavorare per far crescere l’economia e creare posti di lavoro in Puglia, quel settore è il turismo. Intanto, gli arrivi internazionali continuano la loro crescita costante e di lungo periodo con stime per il 2015 di +9% in Puglia. Lo stesso sviluppo dei pernottamenti dall’estero spicca in Puglia anche rispetto ad altre regioni competitor (+38% dal 2010 al 2014). Siamo però ancora molto lontani dal tasso di internazionalizzazione  italiano: 20% della Puglia vs il 49% dell’Italia e abbiamo quindi ancora ampi margini di sviluppo sui mercati esteri. – ha affermato l’Assessore Loredana CaponeNe sono convinti gli stessi imprenditori in Puglia come da una recente indagine: la percezione economica del turismo pugliese è molto positiva (65%), nonostante la percezione negativa della situazione economica in generale (63%). Gli operatori pugliesi inseriscono l’incremento dei collegamenti aerei e ferroviari, la banda larga e la formazione tra i bisogni basilari per lo sviluppo turistico della regione, oltre alla implementazione dei servizi di comunicazione per il turista e alla creazione di pacchetti all season. Occorre quindi innovare l’offerta, adattandosi alle esigenze e ai bisogni dei viaggiatori moderni, e investire sulle tecnologie. C’è un impegno straordinario di tutta la Puglia sul tema del turismo e dell’industria turistica. Dobbiamo fare in modo che questo impegno si traduca in risultati con le gambe forti, capaci di durare nel tempo e giovare alle imprese. Per riuscirci dobbiamo organizzarci ma l’organizzazione richiede una regia forte e un grande lavoro, frutto di un rapporto pubblico-privato. Per questo stiamo costruendo un piano strategico di intervento che tenga conto delle diverse attrattività del territorio pugliese e, al contempo, lavori su quattro priorità: prodotto, formazione, accoglienza, promozione, legate dal filo dell’innovazione. E innovazione è certamente tecnologia digitale, app ecc. ma è anche lavorare sull’offerta nella logica dei viaggi brevi, short break, e migliorare i collegamenti. Bisogna fare squadra anche nella promozione. Dal Ministero, da Trenitalia e da Tim arrivano numerosi stimoli a lavorare insieme. E naturalmente strategico è il tema della nuova governance al quale teniamo moltissimo: le scelte per il piano strategico del turismo in Puglia devono essere condivise con gli operatori pugliesi e la volontà di un migliore coordinamento strategico tra MIBACT, Regioni, enti locali e imprese ci sembra la strada giusta da seguire anche sul piano nazionale”.

L’industria dei viaggi e delle vacanze continua a essere uno dei settori chiave dell’economia globale. Lo scenario mondiale segna per il 6° anno consecutivo una crescita del turismo internazionale (+4,4% gli arrivi nel 2015), toccando il record di un miliardo e 184 milioni di viaggiatori (dati dell’UNWTOWorld Tourism Organization), con circa 50 milioni i turisti in viaggio in più nel 2015 rispetto al 2014. “Le previsioni al 2020 a livello mondiale sono più che positive – ha introdotto Paolo VerriAnche se nello scenario globale, in virtù delle turbolenze politiche, arrancano alcune destinazioni del Mediterraneo, specialmente quelle della sponda Sud, in particolare Egitto e Tunisia. Per quanto concerne l’Italia dal 2010 al 2015 come sappiamo è stata registrata una contrazione degli investimenti privati e della spesa pubblica rispettivamente del 27% e del 10%, ma restano buone le previsioni occupazionali e soprattutto il nostro Paese  potrebbe davvero approfittare dei trend in atto. E la Puglia deve – e può! – essere uno dei motori di questa nuova accelerazione”.

nella foto, Fancesco Palumbo

nella foto, Francesco Palumbo del MiBACT

Se, anche alla luce dei più recenti dati disponibili, l’Italia rimane una meta molto ambita, secondo Francesco Palumbo, Direttore del Turismo del MiBACT, “Essa è penalizzata però da diversi fattori, che in linea generale riguardano l’insufficiente innovazione tecnologica ed organizzativa, la scarsa reattività alle trasformazioni del mercato, una diffusa obsolescenza delle competenze, l’esistenza di condizioni sfavorevoli per l’attività delle imprese. Per rispondere in modo più incisivo alle nuove sfide imposte dalla competizione mondiale con l’obiettivo di far riconquistare al turismo italiano le posizioni perdute occorre l’attivazione di un set di azioni, a partire dall’innovazione tecnologica, già prevista nel Piano Strategico per la digitalizzazione del turismo italiano (TDLab), e dalla sostenibilità, emersa come esigenza trasversale a tutti gli interventi in ambito turistico nel corso del proficuo dibattito che ha caratterizzato il primo incontro di Pietrarsa. Le motivazioni che rendono prioritaria la riformulazione in atto del precedente Piano Strategico di Sviluppo del Turismo (il Piano Gnudi, mai approvato in via definitiva), sono connesse alla necessitò di definire e condividere con tutti gli operatori del settore pubblici e privati, una visione d’insieme chiara di cosa è attualmente e cosa dovrebbe essere di qui a cinque anni il Turismo in Italia, con due esigenze prevalenti. La prima è relativa alla necessità di coordinare tutti gli interventi, sia di carattere normativo che progettuale, attualmente in capo ad una molteplicità di Enti e soggetti che rende eccessivamente frammentato e dunque privo di efficacia il quadro delle azioni nel settore. La seconda esigenza riguarda la necessità di fare delle scelte condivise e concentrare l’azione verso poche priorità”.

Palumbo ha poi precisato che “gli obiettivi generali del Piano Strategico di Sviluppo del Turismo sono di accrescere la quota dell’Italia nel mercato turistico globale, aumentando la competitività del sistema turistico nazionale e valorizzando le risorse territoriali sia culturali tangibili ed intangibili che integrando le diverse forme del patrimonio culturale e ambientale”. In questo contesto, già nell’immediato la Puglia rappresenta uno dei casi più interessanti nel panorama nazionale, secondo Palumbo che ha concluso: “ Il Piano dovrà favorire il disegno di una nuova governance che sia in grado di favorire un migliore coordinamento strategico tra MIBACT, Regioni, enti locali e imprese per condividere le priorità sia in termini di policy che in termini di comunicazione internazionale di livello nazionale e di aree turisticamente omogenee (distretti, STL, DMO, ecc.), portando a sintesi e finalizzando su poche e strategiche iniziative i differenti piani che investono quei territori e coordinando nell’ambito del complessivo brand unico “Italia” i diversi patrimoni turistici territoriali locali. In questo senso il Piano più che un documento statico, una volta approvato, diviene un metodo di concertazione che, in modo  condiviso, si può agilmente aggiornare di anno in anno innovando obiettivi e priorità”.

Per Paolo Verri, grande sostenitore della sinergia fra Puglia e Basilicata, insieme per la costruzione di un prodotto turistico complessivo, questo punto della nuova governance che terrà conto di aree più vaste turisticamente omogenee potrebbe essere uno dei punti di forza insieme alle azioni di redistribuzione dei flussi turistici sul territorio italiano, favorendo la destagionalizzazione. Fra i trend del turismo globale, infatti troviamo, oltre alla personalizzazione dell’esperienza di viaggio, l’aumento degli “short break” sul corto medio raggio: si viaggia di più rispetto al passato, ma lo si fa per periodi più brevi, anche fuori stagione. Per questo strategici sono i trasporti interni.

nella foto Lopiano

nella foto Serafino Lopiano di Trenitalia

Trenitalia punta sui weekend e sulle città d’arte – ha sottolineato Serafino Lo Piano, Dirigente della Divisione Lunga Percorrenza e Alta Velocità di Trenitalia – sostenendo la domanda con una serie di offerte promozionali che incentivano anche le famiglie a muoversi, per motivi leisure, proprio nei fine settimana. La nostra forza sta nel sistema delle Frecce, che ha acquisito un ruolo fondamentale nello sviluppo del turismo, grazie alla capillarità, frequenza e comodità di servizi che hanno l’esclusiva prerogativa di raggiungere sempre il cuore delle nostre città. E questo vale anche per la Puglia: il Frecciarossa arriva a Bari e Foggia e la regione è collegata a Roma e al nord Italia da 26 Frecce al giorno. Tra i nostri obiettivi – ha infine concluso Lo Pianoc’è quello di fare isempre più sinergia con le istituzioni locali e le associazioni degli albergatori, ad esempio definendo accordi di co-marketing sul modello “ al mare in treno” sviluppato con successo nella riviera romagnola.

Sempre fra i trend del turismo globale troviamo la crescita delle prenotazioni via web tramite tecnologia mobile. Secondo l’indagine di Euromonitor nel 2019 il transito del turismo che passera da mobile sarà pari al 22% del totale nel mondo. I viaggiatori di domani saranno per la maggior parte costituiti dai cd Millenials, quelli che hanno oggi fra i 18 e i 35 anni per non parlare della Generazione Z ( ovvero gli attuali minori fra sette e 17 anni). Agenzie, tour operator, compagnie aeree, destinazioni turistiche e alberghi, e naturalmente le Amministrazioni Pubbliche, sono tutti chiamati a guardare avanti, a non fermarsi. E per questo sono fondamentali le infrastrutture digitali che abilitano le piattaforme per il turismo. Sulla larga banda per esempio, nella Regione Puglia sono in atto azioni importanti nell’ambito dei progetti Europei.

nella foto Salvatore Nappi di TIM

nella foto Salvatore Nappi di TIM

Il laboratorio della Puglia è un’eccellente occasione anche per TIM per accelerare la “digital transformation” della filiera del Turismo e confermarsi partner di riferimento delle aziende e della Pubblica Amministrazione – ha detto Salvatore Nappi, Direttore Business Sales Sud di TIM – Questo grazie anche a  progetti infrastrutturali già in campo come quello per la Banda Ultra Larga nella Regione: 95 milioni di euro di investimento tra pubblico e privato per portare entro quest’anno la fibra ottica in circa 150 Comuni, comprese circa 50 Aree Industriali di importanza strategica per l’economia territoriale. Dai portali web, già realizzati congiuntamente ad alcune Amministrazioni locali, all’e-ticketing, ndalla fruizione museale interattiva alla promozione on line delle eccellenze enogastronomiche, siamo certi che istituzioni, imprese e cittadini della Puglia sapranno ancora una volta essere i protagonisti di questa trasformazione”.

Se queste sono le nuove azioni da mettere in campo insieme va comunque proseguito, secondo Paolo Verri, anche il lavoro di promozione della Puglia fatto negli ultimi tre anni: la Puglia ha raggiunto i maggiori mercati internazionali con una strategia di comunicazione multimedia con campagne on e offline, road show nelle capitali europee, product placement in film ed eventi internazionali. SWG ha stimato più di 40 milioni di contatti, in Italia e all’estero, grazie alle attività di promozione messe in atto tra il 2014 e 2015 dall’Agenzia.

nella foto Paolo Verri

nella foto Paolo Verri di Pugliapromozione

Certamente consolideremo il lavoro sul branding con campagne mirate alla promozione, come la prossima “Pasqua in Puglia”, finalizzata agli short break che sono numerosi nel calendario 2016, e la campagna estiva che presenteremo a Pasqua” – ha informato Paolo Verri – Attraverso la campagna si approderà sul portale regionale di promozione turistica viaggiareinpuglia.it, dove si trovano tutte le informazioni per organizzare la vacanza in Puglia; tra queste le offerte economiche promosse dalle strutture ricettive e dagli operatori dell’intermediazione (TO, AdV, OLTA, DMC). L’hashtag associato alla campagna sarà l’ormai noto #WeareinPuglia, diventato l’hashtag dei pugliesi e degli amanti della Puglia in Italia e all’estero, tra i primi dieci hashtag di campagne pubblicitarie su Twitter, secondo Blogmeter (www.blogmeter. It), per i mesi di luglio, agosto e settembre. Peraltro, e lo dico complimentandomi con chi l’ha ideato, è anche l’unico turistico”.

nella foto, Leonardo Di Gioia

nella foto, l’assessore regionale Leonardo Di Gioia

Su Facebook poi in appena due settimane il video collegato alla campagna #WeAreinPuglia ha raggiunto quattro milioni di persone nelle cinque città target, Londra, Parigi, Berlino, Monaco e Vienna. Anche su Instagram il profilo @weareinpuglia conta ad oggi 14.700 followers che seguono e interagiscono con interesse con le foto del territorio e dell’enogastronomia pugliese. Le foto taggate con #WeAreinPuglia sono oltre 188 mila mentre le foto taggate con #VieniaMangiareinPuglia sono oltre 11 mila. Certo l’enogastronomia è uno dei must della Puglia e ne è ben consapevole l’Assessore regionale alle Risorse Agroalimentari, Leonardo Di Gioia che ha sottolineato come le tipicità pugliesi sono, di fatto, tra i principali attrattori dell’incoming nella nostra Regione. Si tratta ora di continuare a investire nella qualità e nella tracciabilità dei prodotti per difendere radici millenarie e fare crescere imprese e persone. “La Puglia dell’agroalimentare, tra cibo e vino, è pronta ad affermare, ancora una volta, il suo ruolo strategico nell’attrarre turisti, specie stranieri, tutto l’anno. La regione si presenta fortemente diversificata per paesaggio e produzioni agroalimentari tipiche, con strutture ricettive nate e sviluppatesi sul territorio rurale che rispondono alla domanda, in crescente aumento, di un turismo che coniuga agricoltura, trasformazione, produzione locale ed enogastronomia. I turisti che vengono in Puglia, grazie anche a realtà come le Masserie didattiche e gli Agriturismi, possono vivere, con tutti e cinque i sensi, la narrazione rurale pugliese, seguendo la raccolta, la produzione, fino alla degustazione. La Strategia di Sviluppo Rurale lancia sfide importanti, in questa direzione. Il Psr 2014-2020, difatti, anche per incentivare il turismo, cosiddetto rurale, prevede, tra le altre cose, non solo sostegni per la partecipazione degli agricoltori a regimi di qualità, che garantiscono sicurezza, tracciabilità e unicità dei nostri prodotti. Ma anche investimenti nella creazione e nello sviluppo di attività extra-agricole, tra cui l’ospitalità agrituristica in contesto aziendale“.

Per la Puglia del turismo questo è un momento insieme di continuità e di rivoluzione: continuità nella promozione e rivoluzione nella organizzazione dell’industria turistica in modo da ottenere risultati consistenti anche nell’economia regionale in un settore  come quello del turismo che è il secondo al mondo per importanza”  – ha detto il Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, concludendo l’incontro su “Puglia 365: un laboratorio di turismo per l’Italia che cambia”, organizzato dalla Regione Puglia e coordinato dal Commissario Straordinario di Pugliapromozione, Paolo Verri.

Abbiamo la fortuna in Puglia di poter declinare le azioni dello sviluppo del turismo in modo che abbiano un ritorno intermini di Pil e di occupazione lavorando con l’obiettivo della sostenibilità “- ha proseguito Emiliano  – La sostenibilità è economia. Attraverso la tutela dell’ambiente non solo valorizziamo la nostra terra e le nostre tradizioni, ma possiamo anche produrre ricchezza, e nello stesso tempo  promuovere una immagine della Puglia sostenibile. Occorre  l’impegno di tutti, di sindaci, presidenti di Provincie, dell’istituzione regionale,  degli operatori” . Emiliano ha ribadito l’importanza di lavorare sui territori e di creare  proficue sinergie con Matera 2019.

 

 




Truffe telefoniche: 15 euro per 5 secondi di chiamata. Quando il cellulare diventa un bancomat per i truffatori

Schermata 2015-12-06 alle 14.25.07La prima numerazione-truffa telefonica che fece scandalo fu il 144, il “pioniere” delle numerazioni a valore aggiunto che truffarono letteralmente migliaia di clienti al punto da costringere l’AGCOM, l’ Autorità garante per le Comunicazioni, nel 2008  a bloccarle sospendendole.  Un secolo tecnologico rispetto ad oggi . Ma dopo qualche mese il 144 venne sostituito dalle numerazioni 899. Un business-truffa ancora oggi non debellato e che alimenta il mercato delle truffe telefoniche, con un giro di affari per 600 milioni di euro l’anno. Alla fine dell’ ottobre  2014 si è celebrato dinnanzi al Tribunale di Salerno il primo grado di giudizio nei confronti di  alcune società accusate di aver impiantato delle truffe, capaci di fruttare  350 mila euro dopo appena sette mesi di attività. E tutto ciò grazie ad un semplice messaggio: “Ti ho chiamato alle ore 8,10, è urgente. Chiama l’899…“.

Chi abboccava all’esca-truffa telefonica, componendo quel numero, e  non riagganciava dopo cinque secondi gli venivano addebitati quindici euro. Secondo il giudice del primo grado di Salerno, “una truffa”. Una truffa nel frattempo ha gonfiato le tasche le casse di diverse persone, ma anche quelle degli operatori telefonici, che compartecipano alla truffa telefonica, come ha testimoniato una video inchiesta del Corriere della Sera, che vi segnaliamo e proponiamo.

 

la video-inchiesta del Corriere della Sera
 

Le numerazioni a valore aggiunto ( cioè gli 899) vengono concesse dal Ministero delle Comunicazioni alle compagnie telefoniche le quali a loro volta le rivendono a dei Centri Servizi i quali, però, si limitano a sfruttare esclusivamente il diritto alla numerazione. Infatti i contenuti, cioè musica, audio o chiamate, sono preparati e commercializzati dai cosiddetti “Fornitori di contenuti“. Piccolo particolare pero, quando l’utente paga, i soldi vanno immediatamente nella casse degli operatori telefonici che poi provvedono a condividerli con i Centri servizi ed a loro volta con i Fornitori di contenuti. Questo accordo fra gestori telefonici, centri servizi e fornitori di contenuti,  rende possibile che quando  una numerazione 899 viene bloccata, perché per ipotesi si è registrata una frode, viene bloccato solo il numero. E non invece anche chi organizza la truffa telefonica. E prima di poter risalire agli artefici della truffa telefonica con la nuova numerazione 899 , quest’ultimi avranno cambiato molte numerazioni per far perdere tempo ad eventuali investigatori e saranno trascorsi diversi mesi. mesi che valgono centinaia e centinaia di migliaia di euro.

Schermata 2015-12-06 alle 14.49.15Ma qual’è la reale partecipazione delle compagnie telefoniche in queste truffe ? Soltamente tutti gli operatori rispondono con le stesse parole: “Non siamo a conoscenza delle attività svolte da queste società sui nostri canali“.Giustificazioni queste che non hanno convinto l’AGCOM che dal 2011 a oggi ha condannato multato pressochè tutte le compagnie telefoniche mobili per un totale di oltre dieci milioni di euro, accusandoli di “culpa in vigilando”, ossia una responsabilità diretta nel mancato controllo di ciò che avviene sulle proprie reti. Nella vicenda in questione,, è emerso qualcosa di più di una semplice omissione di controllo. “Telecom era perfettamente a conoscenza di quello che facevano i miei clienti – dice l’avvocato Francesco Giuseppe Catullo, difensore del centro servizi Gestel – Era un’informazione che risultava nella dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà sottoscritta dal rappresentante legale del predetto Centro servizi che veniva allegato al contratto di fornitura sottoscritto tra Telecom e Gestel”.

Schermata 2015-12-06 alle 11.16.08Severino Astore, il rappresentante delegato della Gestel ai rapporti con Telecom, conferma sollevando ogni dubbio: “Non solo Telecom sapeva ciò che facevamo e come lo facevamo ma quando c’era l’eventualità che una numerazione venisse bloccata, perché magari qualche utente aveva denunciato la frode, la stessa compagnia telefonica ci invitava a passare su altre numerazioni per evitare che le bloccassero i soldi. Solo con la nostra società la Telecom ha guadagnato circa un milione di euro in due anni ma consideri che come la mia ce ne sono decina”. Naturalmente la vicenda dovrà essere confermata nelle successivi sede di giudizio, in quanto la stessa Telecom ha furbescamente denunciato le truffe e si è presentata come parte lesa. “Certo, le denunce sono agli atti – replica l’avvocato Marcello D’Aiutoma è paradossale che da un lato Telecom denunciava queste società per comportamenti illeciti e dall’altra continuava ad avere con loro rapporti commerciali dai quali, come scrive il giudice nella sua sentenza, traeva la maggiore utilità economica”.

Schermata 2015-12-06 alle 14.51.16Sapete com’è finita la vicenda giudiziaria ? Lo scorso marzo il giudice dr. Sergio De Luca della 1a sezione penale del Tribunale di Salerno hanno condannato Gaetano e Gerardo Nicodemo, Severino Astore e Antonio Palma ,contitolari della società che truffava i poveri utenti telefonici , a 3 anni di carcere. Nella sentenza il giudice ha escluso che la compagnia telefonica Telecom Italia  potesse essere parte lesa e quindi riconosciuto soggetto danneggiato, in quanto eventualmente raggirata, rigettando la sua richiesta risarcitoria di 2,3 milioni di euro, accogliendo quindi la tesi difensiva (rappresentata dagli avvocati Francesco Giuseppe Catullo e Marcello D’Aiuto), emersa nel dibattimento, che la società “avrebbe avuto un interesse economico nelle condotte degli imputati”. La difesa degli imputati ha dimostrato, attraverso l’acquisizione di un documento sul quadro economico delle somme trattenute alla società Gestel, Gestione telecomunicazioni srl, che Telecom non avesse subìto alcun danno economico. Gli avvocati Catullo e D’Aiuto hanno chiesto, in pratica, che nel documento fossero indicati gli importi non assegnati ai loro clienti. A seguito di tutto ciò è emerso di fatto l’ interesse della compagnia telefonica al buon esito delle truffe, e disposto il sequestro finalizzato alla confisca dai suoi conti bancari della somma di 700mila euro  che teoricamente sarebbe entrata nelle casse della società Gestel  e quindi dei tre azionisti condannati e quindi “provento di reato“, oltre un’autovettura  Ferrari 575 Maranello. di proprietà dei condannati.

Dal giugno 2011 ad oggi  le schede sim che effettuano traffico dati, cioè che navigano esclusivamente su internet, sono aumentate passando dal 26% al 49%. Non a caso parallelamente sono aumentate le truffe che inducono l’utente non più a effettuare una chiamata, ma a collegarsi a un link.  Come spiega Mario Staderini, direttore della Direzione Tutela dei Consumatori dell’Agcom oggi la maggiore preoccupazione è data dagli acquisti tramite internet. Si pone un problema che riguarda sia la modalità con la quale viene acquisito il consenso ma anche l’ingannevolezza delle informazioni fornite”

Nel primo caso si parla di “enrichment”. È il sistema attraverso il quale gli operatori telefonici forniscono automaticamente il vostro numero di telefono al CSP (Content Service Provider) per consentire l’addebito del servizio richiesto. In questi mesi vi è una consultazione pubblica dell’ Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni che intende cambiare questo sistema perverso ed illegale in quanto attualmente autorizza gli operatori anche “in caso di digitazione involontaria o inconsapevole“ad addebitare costi alla clientela .

Schermata 2015-12-06 alle 11.12.36Le truffe vengono nascoste anche  nei Termini e condizioni del contratto, dove in un caso si sono inventati un’ulteriore beffa : “La richiesta di disattivazione del servizio e la successiva disattivazione non comporterà, in ogni caso, alcun diritto alla restituzione di eventuali corrispettivi già addebitati al momento del ricevimento della richiesta di disattivazione”. In parole povere, gli utenti possono dire addio a qualsiasi tipo di rimborso. Ma non è finita. Infatti la truffa è duplice: oltre a pagare per un servizio che non avete mai richiesto dovrete pagare anche per disattivarlo. Nel tentativo di capire in che modo sia stato possibile abbonarsi, sui siti si trova la risposta nascosta alla voce “Attivazione” : “L’attivazione può avvenire tramite un’inserzione pubblicitaria collegata al servizio Txpict (banner, link testuali)… semplicemente con un click”. E qui l’architettura dell’inganno truffaldino si arricchisce di un altro elemento, ossia quelle società che offrono banner pubblicitari, che in realtà diventano lo “strumento” per reindirizzare l’utente sui servizi “premium” cioè a pagamento ed acquisirne il consenso. In che modo? “Sicuramente non in maniera legale – dichiara il colonnello Giovanni Parascandalo del GAT il Nucleo Speciale Frodi Tecnologiche della Guardia di Finanza .

La Direzione Tutela dei Consumatori dell’Agcom spiega e precisa che “non è consentito accettare una tipologia di servizio come questo, solo attraverso un semplice click senza ricevere un’informazione dettagliata e più specifica”. Una cosa, purtroppo è certa:  nessuno rimborserà mai il costo pagato ingiustamente per l’ attivazione/disattivazione illegittima . Altro aspetto poco consolante che le persone che decidono di denunciare quanto subiscono, sono poche perché il costo di un avvocato a volte è molto più alto non vale il rimborso. Non resta che attendere che venga definita ed approvata la “Bolletta 2.0”, cioè un provvedimento regolamentatore dell’ Agcom che dovrebbe focalizzare nello specifico quali sono le responsabilità degli operatori telefonici ,e le modalità di acquisizione del consenso, in quanto gli unici strumenti di contrasto sono le sanzioni. Che tuttavia colpiscono attualmente le compagnie solo per un 1,6% rispetto agli introiti garantiti da questo tipo di business. Sarà forse perchè l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni è finanziata di fatto per Legge dalle stesse compagnie telefoniche ?




Wind e 3 Italia si fondono: nasce una compagnia da 33 milioni di clienti

Maximo Ibarra, ad di Wind

nella foto Maximo Ibarra, ad di Wind

di Marco Ginanneschi

Finalmente chiuse le trattative  tra Wind e 3 Italia. L’annuncio dell’operazione è stato ufficializzato da Jean Yves Charlie, amministratore delegato di Vimpelcom  durante la conference call con gli analisti sui risultati semestrali. La nuova società sarà una joint venture 50%-50% tra la Vimpelcom la società controllante russa di Wind  e la cinese Ck Hutchinson Holding, controllante di 3 Italia. La guida della nuova società sarà affidata a Maximo Ibarra attuale ceo di Wind.

Dopo anni di trattative cominciate e interrotte, di accordi quasi fatti e finiti nel nulla, si è arrivati ad una conclusione dell’operazione . Le voci circolavano da tempo, addirittura un annuncio sulla conclusione della trattativa era stato addirittura messo on line nei giorni scorsi  e poi immediatamente fatto sparire. La fusione dà vita a un gruppo che controlla quasi un terzo del mercato degli operatori mobili in Italia arrivando a confrontarsi con i big Tim e Vodafone.

Con oltre 31 milioni di clienti nella telefonia mobile e 2,8 milioni di clienti nella rete fissa (di cui 2,2 mln clienti banda larga), dalla fusione si dovrebbero ricavare sinergie per oltre 5 miliardi di euro. Vodafone Italia, al 30 giugno di quest’anno, contava 25,5 milioni di linee mobili (fonte:Agcom – Osservatorio trimestrale telecomunicazioni ), Tim 30,1 milioni al 31 marzo 2015.

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La joint venture paritetica che ha condotto alle “nozze” fra Wind e 3 Italia porta in dote da parte della casa madre Hutchison 200 milioni di cash, 3 Italia è libera da debito mentre Vimpelcom apporta Wind con il suo debito attuale (10,1 miliardi nel secondo trimestre 2015). Dopo l’operazione,”non ci saranno altri contributi cash”  hanno precisato i vertici nella presentazione . Gli accordi prevedono inoltre un lock up di un anno, durante il quale nessuno potrà scendere sotto il 50% mentre dopo tre anni i soci possono appellarsi a un meccanismo di “acquisto/vendita“».

L’integrazione delle due società porterà, nelle attese, 700 milioni di euro di sinergie annue a regime dei costi, il 90% atteso dal terzo anno post-chiusura dell’esercizio; oltre 5 miliardi di euro di sinergie di costo NPV previsto, al netto degli oneri di integrazione. È stato calcolato un rapporto 4,9x Debito netto/ Ebitda alla firma dell’accordo, e un rapido deleverage nei prossimi 3 anni con l’obiettivo di arrivare a 3x. I ricavi pro forma sono di 6,4 miliardi di euro.

La fusione annunciata oggi tra 3 Italia e Wind e’ “una buona cosa, poiche’ offre l’opportunita’ di avere un terzo gestore in Italia, particolarmente attivo dal punto di vista tecnologico, aumentando il livello di concorrenza nel settore”. Lo sottolinea Franco Tato’, gia’ amministratore delegato di Enel, Fininvest e Mondadori. Un terzo gestore “forte”, secondo il manager, potrebbe “spingere gli altri due gestori, che da qualche anno dormono, a migliorare i propri servizi”.