Il Tribunale del Riesame di Taranto accoglie il ricorso di Ilva: "L'altoforno 2 non va spento"

ROMA – Il Tribunale del Riesame di Taranto proprio alla scadenza del termine per il deposito del provvedimento ha accolto il ricorso presentato dai legali dell’ILVA in Amministrazione Straordinaria (proprietaria dell’impianto attualmente gestito da ArcelorMittal) avverso la decisione dello scorso 10 dicembre di respingere l’istanza di proroga dell’uso dell’Altoforno 2, contenuta nella sentenza del giudice monocratico Francesco Maccagnano .

ilva-taranto

La precedente decisione oggi annullata era stata emessa nonostante il parere positivo espresso dal custode giudiziario Barbara Valenzano e dalla procura guidata da Carlo Maria Capristo alla richiesta dei commissari di ILVA in A.S., che avevano presentato un piano per completare l’unica prescrizione ancora inattuata e cioè l’automazione cosiddetta “Mat”, che è l’ acronimo di “macchina a tappare”, da completare in circa un anno, già concordato con la ditta Paul Wurth.

Il collegio dei giudici del riesame ha accolto l’appello proposto da ILVA in A.S. il 17 dicembre annullando l’ordinanza del giudice monocratico ed assegnando, a decorrere dalla data del 19 novembre 2019, 9 mesi per l’attivazione del caricatore automatico nella cosiddetta Macchina a tappare (Mat): 10 mesi per l’attivazione del campionatore automatico della ghisa; 14 mesi per l’attivazione del caricatore delle aste e sostituzione della Macchina a forare (Maf). Secondo il collegio giudicante, “alla luce della ‘migliore scienza ed esperienza del momento storico in cui si scrive, il rischio per i lavoratori dell’altoforno 2 deve considerarsi assai ridotto”

Nelle 21 pagine dell’ordinanza che il CORRIERE DEL GIORNO come sempre vi offre “integralmente” in lettura, i giudici del Riesame hanno osservato che “può dunque concludersi che nel prossimo anno – secondo la più pessimistica previsione, quella cioè del custode – il rischio per un operatore presente a ridosso del foro di colata di essere interessato da una fiammata (non necessariamente lesiva) è pari a M (moltiplicando per mille volte la cifra di 0,006 si arriva infatti ad annoverare 6 eventi). Il custode aggiunge che tale probabilità sicuramente diminuirà nel futuro quando saranno installate le macchine automatizzate per le operazioni di foratura e tappatura, quelle cioè per cui ILVA chiede la concessione di termine“.

Il provvedimento del Riesame scongiura il ricorso alla cassa integrazione straordinaria per 3.500 lavoratori paventato da ArcelorMittal nel caso di conferma da parte del Riesame all’ordine di spegnimento dell’altoforno.

Adesso i commissari di ILVA in A.S. avranno il tempo necessario per mettere a norma l’impianto in virtù di un contratto siglato con la società specializzata Paul Wurth da 11,5 milioni di euro. Domani, quindi, verrà annullata l’ultima fase dello spegnimento, quella da cui non si non si sarebbe più potuto tornare più indietro con una ripresa del normale esercizio dell’Altoforno AFO2 (lo spegnimento definitivo sarebbe arrivato intorno al 18 gennaio).

Grazie a questa equilibrata e ponderata decisione del Riesame di Taranto adesso può ripartire la trattativa tra ArcelorMittal ed il Governo che dopo il pre-accordo del 20 dicembre scorso dovranno trovare un’intesa vincolante per il rilancio del polo siderurgico tarantino entro il prossimo 31 gennaio.

Rocco Palombella

Uilm: “Azzerare cassa integrazione” . Puntualmente sono arrivate anche le reazioni dei sindacati. Per Rocco Palombella, una volta scongiurato il pericolo della fermata, adesso ArcelorMittalrispetti le prescrizioni vincolanti” per “evitare di avere nei tempi prescritti rischi di incidenti” e “non ritrovarci nelle medesime condizioni al termine dei tempi stringenti previsti dal dispositivo giudiziario”, Il segretario della Uilm chiede contestualmente“il rientro al lavoro dei 1.273 in cassa integrazione ordinaria e dei circa 1.900 in cassa integrazione straordinaria per evitare migliaia di esuberi strutturali”.

Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil in una nota commenta: “È positivo che il Tribunale del Riesame di Taranto abbia accolto il ricorso dei commissari dell’ ILVA in amministrazione straordinaria, concedendo la proroga con facoltà d’ uso dell’ Altoforno 2 fino a 14 mesi. Con la proroga si scongiura lo spegnimento immediato dell’ Afo 2 e si elimina un elemento di incertezza e di instabilità in un quadro già molto complesso dal punto di vista produttivo, occupazionale e ambientale“.  “È importante che la proroga sia subordinata all’ adempimento di prescrizioni in tutto in parte non attuate assegnando dei tempi precisi. Bisogna capire come questa tempistica si collega al nuovo piano industriale – continua la Re David –  È sempre più urgente un confronto tra Governo, ArcelorMittal e le organizzazioni sindacali sull’attuazione del piano industriale, sapendo che l’assunzione di tutti i lavoratori, compresi quelli ILVA in amministrazione straordinaria a fine piano, resta per noi vincolante in quanto parte di un accordo sottoscritto e approvato dal voto di tutti i lavoratori con il referendum”.

Per Valerio D’Alò Segretario nazionale Fim CislLa decisione del Tribunale del riesame di Taranto è  senz’ altro un segnale positivo verso il riavvio del percorso che deve dare una soluzione alla complicata vertenza Ilva.  Ci auguriamo che a questo punto i commissari straordinari e ArcelorMittal non perdano tempo prezioso e adempiano a tutte le richieste nei tempi previsti”.

Per una pura coincidenza oggi sono state  depositate anche le motivazioni della sentenza del Gup Lidia Castellucci del Tribunale di Milano che lo scorso luglio aveva assolto Fabio Riva (uno dei componenti della famiglia ex proprietaria dell’Ilva) “perché il fatto non sussiste” da due accuse di bancarotta per il crac della holding Riva Fire che controllava il gruppo siderurgico.

Secondo il Gup Castellucci, la famiglia Riva ha investitoin materia di ambiente” nella gestione dell’Ilva di Taranto , tra il ’95 e il 2012,   per “oltre un miliardo di euro” ed “oltre tre miliardi di euro per l’ammodernamento e la costruzione di nuovi impianti” sostenendo nelle proprie motivazioni che  non c’è stato il “contestato depauperamento generale della struttura“.




ILVA. Il Tribunale di Taranto nonostante il parere favorevole della Procura rigetta l' istanza di proroga per AFO2

ROMA – Questa mattina si era svolto un incontro durato circa due ore fra la delegazione governativa dei tecnici del Mise e del Mef,  guidata da Francesco Caio, per illustrare  ai rappresentanti di ArcelorMittal il piano industriale del Governo per l’ Ilva di Taranto, quando è arrivata la notizia da Taranto che il giudice del dibattimento del Tribunale jonico Francesco Maccagnano, ignorando la richiesta della Procura, ha rigettato l’istanza avanzata dai commissari governativi dell ‘ ILVA in Amministrazione Straordinaria con la quale si chiedeva una proroga di  12 mesi per ottemperare alle prescrizioni di automazione del campo di colata dell’ altoforno AFO2.

Il parere della Procura era favorevole ma con le prescrizioni  che riguardavano l’adozione, da parte di ArcelorMittal, affittuario dello stabilimento siderurgico di Taranto, delle nuove procedure operative individuate da ILVA in Amministrazione Straordinaria. Nella relazione del custode giudiziario Valenzano  è stato evidenziato proprio questo punto, a seguito del quale il custode ha dato atto a ILVA di aver depositato entro il 13 novembre scorso (termine previsto, ), l’analisi di rischio ma ha altresì evidenziato che ArcelorMittal non aveva applicato le modificate procedure operative e finalizzate ad ottenere più sicurezza sull’impianto.

La decisione del giudice Maccagnano comporterebbe l’ inizio delle operazioni di spegnimento degli impianti a partire dal 13 dicembre data in cui scadono i tre mesi precedentemente concessi dal Tribunale del Riesame per ottemperare alle prescrizioni. Ma anche in questo caso sarà nuovamente il Riesame di Taranto a dire l’ultima parola in merito, ancor prima ci si si rivolga alla Suprema Corte

nella foto lo stabilimento siderurgico dell’ ILVA di Taranto

La pm Antonella De Luca della Procura della repubblica di Taranto aveva concesso parere favorevole, indicando nuove prescrizioni, alla richiesta di proroga avanzata dai commissari di ILVA in Amministrazione Straordinaria  dopo aver esaminato la relazione depositata dal custode giudiziario del siderurgico, Barbara Valenzano.  dirigente della Regione Puglia, considerata molto “vicina” ed allineata alle posizioni del Governatore Michele Emiliano. La decisione del giudice Maccagnano, dinanzi al quale si svolge il processo sulla morte dell’ operaio Alessandro Morricella, si esprimerà tra domani ed il prossimo 12 dicembre.

I legali dei Commissari governativi sono già al lavoro per fare ricorso al Tribunale del Riesame. Secondo il giudice l’altoforno AFO2 al momento non sarebbe sicuro per gli operai e quindi concedere il tempo richiesti per procedere all’ultimazione della messa in sicurezza secondo il teorema a dir poco discutibile del Tribunale, significherebbe far prevalere il diritto al lavoro sul diritto alla salute, mettendo così a rischio l’economia e l’occupazione di un’intera provincia, quella di Taranto, il cui 70% dell’economa è di fatto “Ilva-dipendente“.

 

Si è di fronte ad una situazione paradossale: da un lato, infatti, ci sono i giudici del tribunale milanesi che hanno invitato Arcelor Mittal a non spegnere gli altoforni e a continuare la produzione; dall’altro un giudice tarantino tarantina che impone lo spegnimento. L’ennesimo scontro istituzionale all’interno dello Stato. Senza l’ altoforno AFO2 rimangono in funzione solo gli altri due altoforni, Afo1 e AFO4: ognuno dei due altoforni  infatti può produrre al massimo due milioni di tonnellate di acciaio l’anno, e soli  quattro milioni di tonnellate sono pochi legittimando di fatto i 4.700 esuberi dichiarati dall’azienda . Per rimettere in esercizio l’  AFO5, il più grande altoforno d’Europa, attualmente spento per opere di in ristrutturazione, occorre non poco tempo ed ingenti investimenti. Al momento infatti, gli altoforni elettrici restano ancora solo un’idea contenuta in un progetto.

“Nonostante tutte le proroghe della facoltà d’uso di cui ha beneficiato Ilva Spa, concesse espressamente oppure implicitamente, si impone a questo giudice rilevare che il termine richiesto per l’adempimento delle residue prescrizioni (pari, nella sua estensione massima, a 14 mesi) appare poco più del triplo del termine originariamente concesso dalla Procura” scrive Maccagnano nel provvedimento di 29 pagine “il termine richiesto risulta troppo ampio, in palese contrasto con tutte le indicazioni giurisprudenziali e normative, e dunque tale da comprimere eccessivamente l’interesse alla salvaguardia dell’integrità psico-fisica dei lavoratori“. Per il giudice Maccagnano i tempi di proroga complessivi chiesti da ILVA (14 mesi totali con due step intermedi a 9 e 10 mesi), nonché quello “di poco meno di tre mesi già riconosciuto dal Tribunale della Libertà comporti in sacrificio eccessivo delle esigenze cautelari sussistenti nel caso in specie, e dunque de bene dell’integrità psicofisica dei lavoratori”.

Il contropiano presentato dal Governo è sicuramente lontano dagli intenti di ArcelorMittal, elencati nelle slide del nuovo piano industriale illustrato da Lucia Morselli, Ad di Arcelor Mittal Italia,  lo scorso  4 dicembre scorso al Mise . Dopo un mese di trattative la richiesta iniziale di 5 mila esuberi presentata lo scorso  4 novembre da Lakshmi Mittal  al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte è scesa di ben poco, fermandosi a 4.700 tagli, di cui 2.900 a partire dal 2020. Nel dettaglio,

La proposta di ArcelorMittal prevede la riduzione degli attuali 10.789 dipendenti , cioè quelli “garantiti” del piano originario presente nel contratto firmato il 6 settembre 2018 ,  a 6.098 nel 2023, con 2.891 esuberi a partire dal 2020 ed altri 1.800 previsti nei successivi tre anni , cioè dopo che ArcelorMittal prevedeva lo spegnimento dell’ altoforno Afo2 sostituendolo con un forno elettrico ad arco che assorbirebbe minor mano d’opera, con un aumento della produzione fino a 6 milioni dal 2021, in risalita quindi dei 4,5 milioni di tonnellate attuali .

Ma adesso è arrivato da Taranto il nuovo problema giudiziario “ad orologeria” su Afo2, che è bene ricordare era una delle due giustificazioni ( o pretesti come sosteneva il premier Conte)  insieme alla scomparsa dello “scudo penale” per iniziativa del M5S a firma di Luigi Di Maio, che aveva spinto ArcelorMittal a comunicare lo scorso 4 novembre il proprio recesso  contrattuale. Da allora, nessuno dei due punti è stato rimosso.

Il salvataggio dell’ex ILVA di Taranto a questo punto si complica sempre di più. “I lavoratori dell’Ilva, dopo 32 ore di sciopero e una grande manifestazione a Roma, non sono nemmeno riusciti a tornare a casa  — ha dichiarato ieri sera Rocco Palombella segretario generale della Uilm  —  e trasmettere alle proprie famiglie un po’ di fiducia, che è arrivata la doccia gelata della decisione del Giudice di rigettare l’istanza dei commissari sulla continuità di marcia dell’altoforno 2“. ” Non voglio giudicare la decisione del Giudice – aggiunge il leader Uilmma ritengo che questa situazione sia l’ultimo tassello di una trattativa sempre più in salita, che vede allontanarsi una soluzione che vada nella direzione della tutela della salute, della salvaguardia dell’ambiente, della garanzia dei livelli occupazionale e della continuità produttiva“.

Rocco Palombella segretario generale della Uilm

” Anche in questa situazione drammatica – concluda Palombella –  mi sento di trasmettere un messaggio di speranza nei confronti dei lavoratori e del lavoro che porteranno avanti le istituzioni. Con la fermata dell’altoforno 2 si prefigurano scenari preoccupanti che potrebbero portare fino alla chiusura dello stabilimento di Taranto e alla fermata degli altri siti italiani del gruppo. Questa decisione, inoltre, potrà inasprire il contenzioso tra Arcelor Mittal e lo Stato italiano”.

La decisione del giudice del Tribunale di Taranto complica senza alcun dubbio l’esito della trattativa in corso fra il Governo ed i Mittal, che non può prescindere dall’uso dell’ altoforno AFO2, senza del quale gli impianti dello stabilimento siderurgico di Taranto sarebbero produttivamente inutilizzabili. Per dovere di cronaca occorre segnalare che il giudice Maccagnano fa parte della stessa sezione penale del Tribunale di Taranto presieduta dall’ ex Gip  Patrizia Todisco, da sempre “acerrima” nemica dello stabilimento siderurgico di Taranto. Solo una coincidenza ?

La parola adesso passa al Tribunale del Riesame di Taranto che ha molto spesso dato prova di assoluto equilibrio, annullando delle discutibili decisioni di qualche giudice a caccia di eccessivo protagonismo derivante da posizioni ideologiche e politiche che i magistrati dovrebbero rigorosamente evitare.

 

 




Il Governo a Mittal: prima l'accordo sugli esuberi, e dopo lo scudo

ROMA – Nelle ultime ore sta prendendo forma nelle stanze del Governo la volontà, che è anche necessità,  di non arrivare al buio all’incontro di venerdì con Mittal a Palazzo Chigi sul futuro dell’ex ILVA di Taranto. Una trattativa seppure “ufficiosa” è già in corso dietro le quinte passando per colloqui intercorrenti tra il premier Conte, i ministri Patuanelli e Gualtieri, ed i vertici della multinazionale dell’acciaio che fonti vicine alla vicenda raccontano essere “frequenti” .

Il concetto su cui si base la posizione ma anche la strategia del Governo Conte è di capire subito se vi sono realmente dei margini per arrivare a un’accordo, da raggiungere e definire  nell’incontro di venerdì di venerdì. Il punto fondamentale, ma anche il più critico, è quello degli esuberi richiesti dai Mittal, su cui si sta trattando. Il ragionamento del Governo è il seguente: se si giungerà ad un accordo sull’occupazione soltanto allora il premier Conte metterà sul piatto l’offerta di ripristinare lo scudo penale.

Lakshmi Mittal

L’esecutivo di Governo non vuole assistere al ripetersi delle modalità con cui è stato gestito e si è concluso il primo incontro con i due pesi massimi dell’azienda Arcelor Mittal, e cioè  Lakshmi Mittal e suo figlio Aditya Mittal. Lo scorso 6 novembre l’incontro si concluse in malo modo dopo che i Mittal misero sul tavolo della trattativa delle condizioni pesantissime, a partire dalla richiesta di 5mila esuberi. Il messaggio “diplomatico” che il premier Conte ed i ministri Roberto Gualtieri e Stefano Patuanelli che si occupano della “questione Ilva” stanno facendo arrivare  ad Arcelor Mittal è la disponibilità a trattare su un massimo di 3mila esuberi, transitori e non strutturali. L’idea del Governo è quella di sostenere questi lavoratori per un anno, al massimo un anno e mezzo, attraverso la cassa integrazione, per poi farli rientrare in fabbrica a pieno titolo, parallelamente alla ripresa della produzione.

La proposta del Governo Conte ha l’intento di ridimensionare fortemente le richieste dei franco-indiani per tre motivi. Innanzitutto si vuole dimezzare il numero degli esuberi . Argomento  che si riflette sul piano delle relazioni con i sindacati e più in generale sul tema scottante del consenso, che è la natura di questi esuberi: il Governo, pretende che siano transitori. Le parole del segretario generale della Uilm Rocco Palombella, fanno presagire quali saranno le conseguenze nel caso in cui Arcelor Mittal dovesse accettare il ridimensionamento degli esuberi richiesti ma solo in chiave strutturale: “Non firmeremo mai un accordo che prevede esuberi strutturali”.

Le barricate sindacali sono solide e compatte: la Fim-Cisl, la Fiom-Cgil,  e la Uilm hanno deciso di non partecipare all’incontro proposto da Arcelor Mittal a Roma, venerdì, poche ore prima del vertice di Palazzo Chigi per confrontarsi sulle procedure del recesso. Chiara la posizione sindacale:  “È superfluo, perché noi abbiamo chiesto di sospendere quella procedura“. I sindacati vogliono delle risposte chiare e definitive dal Governo Conte sul rilancio di Taranto, e non vogliono discutere sull’eventuale addio del gruppo franco-indiano.

Una ragione importante è che la natura degli esuberi è collegata a un’altra condizione di Mittal, cioè la riduzione degli impegni sulla produzione da 6 milioni a 4 milioni di tonnellate all’anno. Secondo Arcelor Mittal a Taranto si possono produrre al massimo 4 milioni di tonnellate, ed è questo secondo loro il motivo per cui servono 5mila lavoratori in meno degli occupati attuali. Una condizione quella dei Mittal che non ha limiti temporali, basata sul presupposto che la produzione prevista allo stato attuale è di 4 milioni di tonnellate da ora in avanti.

È proprio il problema occupazionale ad accelerare il lavoro di chi prepara il vertice di venerdì in presenze delle tensioni sociali che scuotono le 20 mila famiglie, cioè quelle strettamente interessate e legate al lavoro dei dipendenti diretti dell’ILVA e di quelli dell’indotto. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ieri, non a caso  è tornato ad esprimere “vicinanza a Taranto, investita da una grave questione la cui soluzione è prioritaria, di primaria importanza per l’economia e il lavoro dell’Italia”.

La volontà  del governo Conte si inserisce qui nel provare a ribaltare questa previsione, fissando un periodo temporale molto breve , cioè un anno al massimo un anno e mezzo, entro il quale giustificare lo scongelamento degli esuberi proprio in relazione a una produzione di acciaio più consistente. In poche parole il tema degli esuberi si deve interfacciare con le leggi del mercato e degli affari. Una posizione complessa anche a seguito del riposizionamento di Arcelor Mittal a livello mondiale, con nuovi mercati aperti ed altri irrimediabilmente chiusi.

Un altro punto della trattativa  è quello relativo al canone d’affitto della fabbrica: 180 milioni di euro in tutto che Palazzo Chigi è disponibile a scontare ad ArcelorMittal a fronte della salvaguardia degli impianti, compreso, ovviamente, l’altoforno AFO2 per l’utilizzo del quale occorre però il “nulla osta” del  Tribunale di Taranto i cui magistrati stanno valutando una posizione meno rigida e più soft per consentire l’ ammodernamento ambientale dell’ altoforno. Posizione che peraltro era stata tratta in inganno da un discutibile parere del custode giudiziario Barbara Valenzano, che secondo le controparti  di “tecnico” ha ben poco.

Il premier Conte ha rassicurato i rappresentanti dei lavoratori sugli ammortizzatori, ma è disposto anche a rispolverare una vecchia proposta di Carlo Calenda, garantendo ad almeno un paio di migliaia di addetti un percorso di occupazione nella “svolta green” del territorio tarantino e nella futura riconversione a gas proprio dell’acciaieria. La proposta dell’allora ministro dello Sviluppo Economico del Governo Gentiloni era di utilizzare finanziariamente Invitalia (l’agenzia pubblica di attrazione degli investimenti), ma è anche possibile che in questo caso si decida di fare leva su Cassa Depositi e Prestiti (che era peraltro presente nella cordata Acciaiitalia con gli indiani di Jindal) per arruolare aziende partecipate, quali Eni, Fincantieri e Leonardo.

Tra le ipotesi di lavoro anche quella della creazione di una newco con nuove prospettive di business, tali da consentire legittimo un eventuale intervento della Cassa Depositi e Prestiti , in conformità con il suo statuto. Il tutto nel quadro di un piano industriale rivisto. Anche perchè allo stato attuale  lo statuto di Cdp non le consente di poter investire in azienda in perdita e sopratutto considerato che le Fondazioni bancarie al momento sono rigorosamente contrarie ad un intervento.

Ma una trattativa va fatta considerato che anche la controparte a questo punto ha bisogno di sedersi al tavolo per negoziare. L’offensiva giudiziaria “muscolare” delle procure di Milano e Taranto, che insieme ai moniti e al lavoro sotterraneo e silente del capo dello Stato,  ha indotto alla riapertura della trattativa, è proseguita anche ieri. Come noto nelle sedi di Arcelor Mittal a Taranto ed a Milano si è presentata la Guardia di Finanza che ha effettuato perquisizioni e sequestri, e le indagini della magistratura vanno avanti senza soste.

Il problema da risolvere nelle prossime ore è chi dovrà fare il primo passo per un accordo. Conte ha già comunicato informalmente ai Mittal che toccherebbe a loro: “Appena vi rivolgerete al Tribunale di Milano per ritirare la procedura di recesso, noi convocheremo il Consiglio dei ministri per approvare il decreto sullo scudo”. Questo in sintesi il messaggio fatto recapitare da Palazzo Chigi. Ad affiancare a rafforzare il Governo nel chiedere il dietrofront dell’azienda, sono arrivati anche i sindacati, e i commissari di ILVA in amministrazione straordinaria.

La lista dei reati contestati ad Arcelor Mittal cresce di ora in ora e diventa  sempre più pericolosa con l’introduzione dell’omessa dichiarazione dei redditi e l’accertamento della programmazione di una “crisi pilotata”. Una pressione pesante sui Mittal che hanno indotto il gruppo franco-indiano mercoledì a ritornare sui propri passi inizialmente mossi con arroganza, adottando la “saggia” decisione (consigliata dai propri legali) di fermare le operazioni di spegnimento degli altiforni, e di tornare a sedersi al tavolo delle trattative . Durante lo scorso week end, Lucia Morselli, l’amministratore delegato del gruppo, ha incontrato il ministro Gualtieri. Mentre Aditya Mittal ha avuto un faccia a faccia con il ministro Patuanelli. Di qui la decisione dei Mittal, padre e figlio. di tornare a Palazzo Chigi venerdì.

“Un passo alla volta. Intanto è positivo che non si spengano gli altiforni. Siamo stati costretti a difenderci come governo in sede giudiziaria, adesso torniamo al tavolo per far rispettare gli impegni assunti su produzione e ambientalizzazione” sostiene con cauto ottimismo il ministro del Sud Peppe Provenzano (Pd).

L’esito della trattativa al momento è ancora tutto da raccontare, ma si parte da punto fermo . Il premier Conte non vuole assicurare  il ripristino dello scudo, se prima dai Mittal non arriva la garanzia di un’intesa sugli esuberi e sugli altri punti che mantengono ancora distanti le rispettive posizioni . Giovedì è in programma una riunione del Consiglio dei ministri, ma non è previsto al momento  al momento un decreto legge o una norma sull’immunità penale.

Sarà necessario aspettare venerdì e se si arriverà a un’intesa di massima, soltanto allora il premier Conte andrà dai parlamentari grillini dissidenti, quelli che non vogliono lo scudo, per dire loro più o meo questo concetto: “Ci sono tutte le condizioni affinché Mittal resti a Taranto, manca solo lo scudo. Chi si prende la responsabilità di non ripristinarlo?”. Un quesito “pesante” che resta nel cassetto fino a venerdì. Perché se qualcuno del M5S si irrigidisse ancora per lo stop allo scudo, la trattativa con Arcelor Mittal salterebbe definitivamente con tutto quello che ne consegue. E questo è un rischio che il governo non può permettersi. Significherebbe la fine dell’alleanza giallorossa, ed andare alle elezioni.




ArcelorMittal, scontro sullo scudo penale. Anche la Procura di Taranto apre un fascicolo ?

ROMA – Nell’incontro di ieri pomeriggio al ministero dello Sviluppo alla presenza del ministro Stefano Patuanelli, l’Ad di ArcelorMittal Italia Lucia Morselli è stata come nel suo consueto  stile, lapidaria, gelando i sindacalisti nel primo confronto formale, sottolineando la “coerenza” del percorso prima annunciato e così portato avanti per rescindere il contratto e “restituire” l’ex Ilva dal prossimo 4 dicembre ai commissari dell’ Amministrazione Straordinaria nominati l’anno scorso da Di Maio. E lo ha fatto puntando tutto su un argomento netto: dopo lo stop allo scudo penale,  portare avanti il il piano di risanamento ambientale per l’acciaieria di Taranto “ora è un crimine”.

Rocco Palombella

“Oggi abbiamo saputo dall’azienda – dichiara Rocco Palombella leader Uilm  il sindacato con più iscritti all’interno dell’ ILVA –  che il principale motivo che li ha portati a recedere dal contratto è stata la soppressione dell’immunità legale. Ora il Governo deve convocare di nuovo i Mittal, in presenza anche delle organizzazioni sindacali confederali Cgil Cisl Uil, per fare chiarezza definitivamente sulle loro intenzioni e se ci sono ancora margini di trattativa. Per noi – continua Palombella  – esiste solo l’accordo del 6 settembre 2018, vogliamo e ne esigiamo il rispetto perché è stato il migliore possibile vista la situazione da cui si partiva e perché garantisce il risanamento ambientale, salvaguardia occupazionale e la continuità industriale”.

I sindacati arrivano a non escludereun’insubordinazione dei lavoratori per non spegnere gli altiforni, come ha dichiarato Palombella dopo l’incontro al Mise,  aggiungendo “I lavoratori dell’ex Ilva non spegneranno gli impianti perché non saranno loro che sanciranno la morte dello stabilimento e del loro futuro occupazionale. Da ora in tutti gli stabilimenti del gruppo inizieranno agitazioni e mobilitazioni da parte di tutti i lavoratori per chiedere rispetto accordo di un anno fa e contro un atto inaccettabile di una multinazionale che pensa di fare e disfare a suo piacimento”.

E ancora scontro fra ArcelorMittal ed il Governo. Il premier Giuseppe Conte non indietreggia ed attacca: pagheranno i danni. La Procura di Milano, in contemporanea, ha acceso i propri riflettori un faro aprendo un fascicolo esplorativo affidato ai pm Civardi e Clerici coordinati dal dr. Romanelli,  scendendo in campo a difesa degli interessi pubblici anche nel giudizio civile (che dovrà decidere sul ricorso di ArcelorMittal per il recesso e sul controricorso presentato oggi dagli amministratori straordinari dell’ex Ilva). Adesso le Fiamme Gialle potranno presentarsi negli uffici italiani di ArcelorMittal e controllare una ad una tutte le carte, dal contratto di affitto a ordinativi, fatture, e via dicendo.

“Ben venga anche l’iniziativa della Procura”, ha commentato Conte, che alza i toni con l’azienda: “Il Governo non lascerà che si possa deliberatamente perseguire lo spegnimento degli altiforni”; “Arcelor Mittal si sta assumendo una grandissima responsabilità“, lasciare l’ex Ilva “prefigura una chiara violazione degli impegni contrattuali e un grave danno all’economia nazionale. Di questo ne risponderà in sede giudiziaria“, anche in termini di “risarcimento danni“, dice il premier.

Ma ArcelorMittal la pensa diversamente sostenendo che levando l’immunitànon sono stati rispettati i termini del contratto” – dice Morselli – come è anche per le prescrizioni della magistratura sull’altoforno Afo2: “Non era stato fatto niente” di quanto detto al momento dell’accordo. La sintesi è che se al momento del contratto erano state create le condizioni per una missione impossibile, da “bacchetta magica”, oggi per l’azienda quelle condizioni non ci sono più. Lasciando il tavolo Stefano Patuanelli sottolinea come Lucia Morselli abbia puntato tutto sul nodo dell’immunità penale, politicamente il meno gestibile tra le diverse anime del Governo, lasciando invece in secondo piano il tema del rallentamento del mercato (e quindi di frenare la produzione e gestire esuberi) su cui “fin da settembre c’era una disponibilità del Governo” ad accompagnare un percorso. I toni del dibattito politico restano accesi. “Non c’entra nulla lo scudo, c’entra il fatto che qui qualcuno vuole fare il furbo“, dice il leader del M5s, Luigi Di Maio, che però non chiarisce ancora una volta i suoi pregressi rapporti con la Morselli, allorquando era Ministro dello Sviluppo Economico.

Per Matteo Renzi l’ex Ilva va tenuta apertaa ogni costo” garantendo il sostegno politico di Italia Viva alle iniziative del Governo per non far spegnere gli altiforni: “Sarebbe un disastro per Taranto, una follia“. Dal Pd diventato taciturno sulla vicenda parla solo il ministro Francesco Boccia dicendo che “la proprietà non deve assolutamente permettersi di spegnere la fabbrica. Non ne ha il diritto”. Ci vorrebbero 6 mesi per ripartire. E Anna Maria Bernini da Forza Italia replica al premier: “E’ un cortocircuito politico-giudiziario. Questo governo si sta dimostrando drammaticamente incapace”. E’ intervenuto anche  il ministro al Sud, Peppe Provenzano (Pd ): Non permetteremo lo stop degli impianti“, ha detto . “Lo Stato non permetterà che l’azienda fermi tutto col rischio di compromettere gli impianti. Mittal torni al tavolo, per salvare produzione, lavoro e ambiente“.

I sindacati mantengono la linea. Sostengono che ArcelorMittal non può esercitare un diritto di recesso, che il contratto va rispettato, ma che anche il Governo deve rispettare i patti alla base di quell’accordo: “Per nulla soddisfatti” di un confronto “non andato bene”  i leader della Cgil Maurizio Landini, della Cisl Annamaria Furlan, e della Uil Carmelo Barbagallo, hanno lasciato il ministero chiedendo “l’avvio di un tavolo con la proprietà per trovare soluzioni” ma anche al Governo di uscire dall’impasse: deve “ripristinare lo scudo penale per togliere l’alibi ad ArcelorMittal”. E avvertono: “La mobilitazione prosegue, i lavoratori non si renderanno complici dello spegnimento dell’acciaieria“. 

Secondo voci provenienti da Taranto, anche la procura jonica potrebbe aprire un fascicolo d’indagine. Nell’ incontro svoltosi  in Prefettura, a Taranto, l’ 8 novembre scorso fra il procuratore capo Carlo Maria Capristo , affiancato dall’ aggiunto Carbone ed il premier Giuseppe Conte  era emerso subito che la questione dello “scudo penale”  in realtà è molto diversa da come viene raccontata. Sopratutto perché esiste già, e non solo sulla base dell’ articolo 51 del codice penale (“L’ esercizio di un diritto o l’ adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo della pubblica autorità, esclude la punibilità“), ma sopratutto perché ne vige uno apposito per Taranto, previsto dal decreto Salva-Ilva del 2015.

La formulazione di quello scudo, come è stato spiegato dal procuratore Capristo al presidente del Consiglio, è chiara esplicita. “Le condotte poste in essere in attuazione del Piano di cui al periodo precedente – recita  il decreto – non possono dare luogo a responsabilità penale o amministrativa del Commissario Straordinario, dell’ affittuario o acquirente e dei soggetti da questi funzionalmente delegati, in quanto costituiscono adempimento delle migliori regole preventive in materia ambientale, di tutela della salute e dell’ incolumità pubblica e di sicurezza sul lavoro“.




ArcelorMittal lascia Taranto: "Colpa dello scudo penale". Adesso 20mila persone rischiano il lavoro

a cura della Redazione Economia

Esplode la “bomba” su Taranto. Come aveva previsto chi scrive, ed in tempi non sospetti , ArcelorMittal ha deciso di restituire  l’ ILVA allo Stato italiano. A poco più di  un anno dall’arrivo in Italia,  la multinazionale franco-indiana ha notificato ai commissari e ai sindacati la volontà di ritirarsi

Con un tweet pubblicato alle 05:42 del mattino di ieri la filiale italiana della multinazionale franco indiana ArcelorMittal ha  reso noto di aver notificato ai commissari straordinari dell’ILVA in Amministrazione Straordinaria la volontà di rescindere l’accordo per l’affitto con acquisizione delle attività di ILVA Spa e di alcune controllate acquisite secondo l’accordo chiuso il 31 ottobre.

In occasione del G20 di Osaka il premier Giuseppe Conte  si espresse sull’ immunità penale garantita ai commissari di ILVA definendola “un privilegio” aggiungendo che come tale “il Parlamento, che è sovrano, lo ha eliminato”.  Affermazioni che hanno probabilmente contribuito ad indurre ufficialmente ArcelorMittal a prendere la decisione di abbandonare le proprie attività in Italia.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella molto preoccupato per la decisione degli indiani, che mette a rischio più di un punto di Pil e oltre ventimila posti di lavoro,  si è sentito più volte con il premier Conte, auspicando e sollecitando la massima attenzione al “dossier”  ribadendo , secondo fonti del Quirinale,  che la continuità aziendale non può essere messa in discussione. È in gioco una grande filiera produttiva ed è in gioco anche  il destino del governo più rissoso che si sia mai visto in Italia negli ultimi 20 anni.

Nella lettera di ArcelorMittal viene fatto un esplicito riferimento alle difficoltà legate all’incertezza giuridica, conseguente allo stop allo scudo penale fortemente voluto ed imposto dal M5S,  ed anche operativa a seguito delle decisioni adottate ancora una volta dai giudici di Taranto. Nella lettera si legge che Arcelor Mittalha chiesto ai Commissari straordinari di assumersi la responsabilità delle attività di Ilva e dei dipendenti entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione”.

lettera ARCELOR MITTAL

ArcelorMittal spiega inoltre che il contratto prevede che, nel caso in cui un nuovo provvedimento legislativo incida sul piano ambientale dello stabilimento di Taranto in misura tale da rendere impossibile la sua gestione o l’attuazione del piano industriale, la società ha il diritto contrattuale di recedere dallo stesso contratto. Nella nota si ricordano, tra le motivazioni che hanno contribuito a causare una situazione di incertezza giuridica e operativa, la cancellazione dello scudo legale per la società e i provvedimenti emessi dal Tribunale Penale di Taranto che obbligano i commissari straordinari di ILVA in A.S.  a completare talune prescrizioni entro il 13 dicembre 2019, “termine che gli stessi commissari hanno ritenuto impossibile da rispettare”. “Altri gravi eventi, indipendenti dalla volontà della Societàprosegue l’azienda – hanno contribuito a causare una situazione di incertezza giuridica e operativa che ne ha ulteriormente e significativamente compromesso la capacità di effettuare necessari interventi presso Ilva e di gestire lo stabilimento di Taranto”.

ArcelorMittal Italia in una sua lettera scritta ai dipendenti spiega che “sarà necessario attuare un piano di ordinata sospensione di tutte le attività produttive a cominciare dall’area a caldo dello stabilimento di Taranto, che è la più esposta ai rischi derivanti dall’assenza di protezioni legali”. Coinvolti tutti i reparti e le aree operative che “saranno progressivamente sospese, tenendo presente che l’obiettivo di queste azioni è di mantenere tutti gli impianti in efficienza e pronti per un loro riavvio produttivo”.

Immediate le reazioni politiche. Matteo Salvini ha chiesto al Governo di riferire con urgenza in Parlamento. “Se il Governo tasse, sbarchi, e manette farà scappare anche i proprietari dell’Ilva, mettendo a rischio il lavoro di decine di migliaia di operai e il futuro industriale del Paese sarà un disastro, e le dimissioni sarebbero l’unica risposta possibile. La Lega chiede che Conte venga a riferire urgentemente in Parlamento” afferma il leader della Lega. Il capogruppo leghista alla Camera, Riccardo Molinari, aggiunge: “Come temevamo, ci sono riusciti. Hanno fatto chiudere l’Ilva. Questo governo, con la sua ideologia di decrescita, è un flagello per l’economia e i lavoratori italiani”.

Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, si dice “molto preoccupata: dobbiamo fare molta attenzione ad uno Stato che non mantiene i suoi impegni. Uno Stato che vuole mantenere gli investimenti deve anche mantenere quegli impegni altrimenti da noi non investe più nessuno”.

Di “colpo mortale all’industria dell’acciaio italiano parla Annamaria Bernini presidente dei senatori di Forza Italia, , secondo cui “l’obiettivo strategico del Movimento 5 Stelle di trasformare Taranto in un cimitero industriale è stato quindi centrato, e quanto sta accadendo è un’autentica vergogna nazionale, una tragedia per l’occupazione e per lo sviluppo”.

“Vorrei solo dire a chi ha votato contro lo ‘scudo penale’ IlvaPd, M5S e Italia Vivasiete degli irresponsabili. Avete distrutto il lavoro di anni e mandato via dal Sud un investitore da 4,2 mld, per i vostri giochini politici da 4 soldi” scrive Carlo Calenda, ex-ministro dello Sviluppo Economico,  su Twitter.

Il ministro delle Politiche Agricole, Teresa Bellanova (che era il vice ministro di Calenda) , chiede alla multinazionale Arcelor Mittal di “recedere dai propositi annunciati” e chiede “a Conte e a Patuanelli un’azione immediata che troverà in me e in Italia Viva totale sostegno perché non accada l’irreparabile e si possa riaprire, esattamente come aveva già garantito Patuanelli e come io stessa avevo sollecitato, un tavolo sgombro da minacce di qualsiasi natura”. Per Matteo Renzi,la decisione di Mittal di disimpegnarsi da Taranto è inaccettabile. Il Governo deve da subito togliere alla proprietà ogni alibi eliminando gli autogol come quello sulla immunità voluto dal vecchio governo e sul quale avevamo messo in guardia il Ministro Patuanelli”.

Seriamente molto preoccupati i sindacati, che accusano il Governo per la fuga di ArcelorMittal da Taranto . La segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, chiama in causa la “responsabilità del Governo e della politica”, perché “siamo davanti ad un vero disastro industriale, sociale ed ambientale”. Il  segretario nazionale della Fim Cisl Marco Bentivogli aggiunge: “Un capolavoro di incompetenza e pavidità politica: non disinnescare bomba ambientale e unire bomba sociale” . Secondo Francesca Re David, segretaria generale della Fiom-Cgil, su Taranto “il comportamento del Governo è contraddittorio è inaccettabile: con il Conte 1 ha introdotto la tutela penale parallela agli investimenti e con il Conte 2 ha cancellato la stessa norma dando all’azienda l’alibi per arrivare a questa decisione. L’incontro con il Governo, che chiediamo da settimane, diventa ormai urgentissimo”. Rocco Palombella, segretario generale Uilm, aggiunge commentando la notizia come “drammatica”, anche se “era nell’aria, ce l’aspettavamo dopo le ultime decisioni del governo e del Parlamento. Nessuna azienda è in grado di produrre in un contesto difficile, in un clima pesante avendo tutti contro, dal Governo alla Regione Puglia  fino al Comune di Taranto

 

 




ArcelorMittal. Il Governo conferma il rispetto degli accordi ma non fornisce rassicurazione sulle tutele legali

ROMA – “Si è svolto oggi l’incontro presso il Mise con il Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli e il Ministro per il Sud Giuseppe Provenzano con le organizzazioni sindacali. Il Ministro Patuanelli ha confermato che la siderurgia è strategica per l’industria del nostro Paese e quindi ha riconosciuto la centralità dell’ex Ilva. Anche su nostra sollecitazione Patuanelli si è impegnato a convocare il tavolo con ArcelorMittal, Governo e sindacati come previsto dall’accordo del 6 settembre 2018″.

“L’obiettivo del tavolo, condiviso anche dai Ministri, è quello della verifica del rispetto dell’accordo sul piano industriale, sul piano ambientale e sulla salvaguardia dell’occupazione. Piano che allo stato sta procedendo con forti battute d’arresto non accettabili – continua la nota –  Il Ministro Patuanelli ha riferito che il tema dell’immunità, peraltro non in discussione per quanto riguarda le responsabilità precedenti, non è mai stato posto dall’azienda. Riteniamo che il Governo debba farsi garante di un quadro di certezze normative e del rispetto degli accordi con l’obiettivo di produrre acciaio pulito e di garantire il controllo del piano ambientale e l’occupazione dei lavoratori diretti e dell’indotto di tutto il gruppo”. Lo dichiara in una nota Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil.

“ Il Ministro Patuanelli ci ha confermato l’impegno del governo nel far rispettare ad ArcelorMitta l l’accordo del 6 settembre 2018 e il piano per il risanamento ambientale. – commenta Rocco Palombella, Segretario Generale Uilm, dopo incontro al Mise per la situazione ex Ilva. Siamo però insoddisfatti per quanto riguarda la soppressione delle tutele legali perché non c’è stata una reale presa in carico da parte dell’esecutivo nel risolvere la questione, e poter dare rassicurazioni ai lavoratori su cosa accadrà dopo il 3 novembre”.

“L’accordo di settembre 2018 non si tocca, non esistono piani alternativi, non esistono cordate pronte a rilevare gli stabilimenti ex Ilva e, al momento, non ci sono richieste di esuberi da parte dell’azienda” aggiunge il leader Uilm. “Abbiamo ribadito l’inadempienza da parte di ArcelorMittal riguardo al rispetto del piano industriale, con il calo della produzione, la messa in cassa integrazione di circa 1400 lavoratori fino a fine anno, l’incertezza sul ritorno a lavoro dei 1700 che si trovano in Amministrazione straordinaria e i licenziamenti nel sistema degli appalti”.

“Nella seconda metà di novembre ci sarà un incontro con l’azienda al Ministero dello Sviluppo economico per chiarire la situazione e per conoscere le reali intenzioni di ArcelorMittal sul futuro industriale e occupazionale” conclude Palombella  “Esprimiamo un cauto giudizio sulla volontà da parte del Governo di impegnarsi sulla continuità produttiva dell’ex Ilva augurandoci che terminino le ricostruzioni fantasiose sul futuro della più grande acciaieria d’Europa”.

Sen. Mario Turco

A scatenare le polemiche politiche le dichiarazioni rilasciate ieri al quotidiano IL FOGLIO dal sen. Mario Turco (un commercialista tarantino improvvisato anche in politica n.d.r.) esponente del M5S, ed attuale sottosegretario del Governo Conte “bis”: “Taranto può e deve pensare al suo futuro senza vederlo legato all’ ex-Ilva, che è stato subito smentito  dall’ On. Gianluca Benamati,  capogruppo PD nella Commissione Attività Produttive della Camera con un tweet molto chiaro: “Sono idee personali e non in linea con la posizione dell’esecutivo. Serve sobrietà nelle parole“, supportato dal responsabile imprese della segreteria nazionale del PD, Pietro Bussolati, che ha dichiarato “i patti si rispettano, sono in gioco 14.000 per cui non c’è soluzione alternativa”.

Ed ancora una volta il sen. Turco ha perso una buona occasione per tacere.

 




Sindacati: se accordo su Arcelor Mittal diventa carta straccia, al via mobilitazione

ROMA – Ieri come già pubblicato dal nostro giornale, le commissioni Industria e Lavoro del Senato hanno votato la soppressione dell’articolo del dl relativo alle tutele penali per i manager dell’ex Ilva.  Con una una nota congiunta il Segretario generale Fim Marco Bentivogli, la Segretaria generale Fiom Francesca Re David, ed il Segretario generale Uilm Rocco Palombella, prendono posizione sulla vicenda Arcelor Mittal, e dichiarano che “l’approvazione dell’art. 14 del disegno di legge di conversione del decreto-legge 3 settembre 2019, n. 101 in Senato di oggi è un fatto grave che aggiunge ulteriore incertezza al futuro dell’ArcelorMittal nel nostro Paese. La norma abrogata non garantiva alcuna immunità penale ma era limitata alla realizzazione del piano ambientale, pertanto con perimetro e portata limitata. Tale norma non ha impedito, anche nei mesi precedenti, di indagare su reati al di fuori di quel perimetro, come la sicurezza dei lavoratori“.

Il problema dell’immunità era stato definito con la versione del decreto approvata dal Governo e pubblicata in Gazzetta Ufficiale a inizio settembre, quasi un mese dopo il via libera salvo intese del consiglio dei ministri. La norma, adesso stralciata dal senato, limitava l’esimente penale, cioè la non responsabilità, alle condotte realizzate in attuazione del piano ambientale. Il nuovo ministro dello sviluppo economico Patuanelli è atteso in audizione nel pomeriggio anche sul “caso Ilva“.  E prima di intervenire a Palazzo Madama ha dichiarato: “A breve incontrerò l’azienda” ed ha inoltre sottolineato che incontrerà anche i sindacati.

“Questa decisione, insieme al repentino cambio al vertice di ArcelorMittal Italia non fa presagire nulla di buono. – continua la nota dei sindacati – Nella migliore delle ipotesi si profila il rischio di una drastica riduzione dell’occupazione, nella peggiore è solo il prologo ad un disimpegno e a lasciare il nostro paese. Abbiamo con grande fatica sottoscritto un accordo il 6 settembre 2018 che da un lato l’azienda dall’altro il Governo potrebbero far diventare carta straccia“.

Nello specifico l’addendum al contratto siglato il 14 settembre 2018 si legge che “l’affittuario potrà altresì recedere dal contratto qualora un provvedimento legislativo o amministrativo, non derivante da obblighi comunitari, comporti modifiche al Piano Ambientale come approvato con il ‘decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 29 settembre 2017 che rendano non più realizzabile, sotto il profilo tecnico e/o economico, il Piano Industriale“.

Secondo i sindacati confederati Fim-Fiom e Uilm non ha nessuna credibilità un’azione politica e aziendale che ad un anno di distanza cambia le carte in tavola e agevola negativamente la congiuntura non favorevole dell’industria italiana.Abbiamo da giorni chiesto un incontro con la nuova Amministratrice Delegata e con il Governo che siamo a risollecitare. Se non otterremo una conferma di tutti gli impegni presi avvieremo al più presto un percorso di mobilitazione”.

Il leader della Lega Matteo Salvini ha commentato: “Inaccettabile che il governo metta a rischio 15.000 Posti di lavoro legati ad Ilva, diritto alla salute e diritto al lavoro possono e devono marciare insieme” aggiungendo  “Faremo le barricate per evitare anche un solo licenziamento”.

La posizione dei sindacati in merito all’approvazione dell’emendamento sulla soppressione dello scudo penale per i vertici dell’Arcelor Mittal dell’ex Ilva,  è condivisa anche dall’ assessore regionale allo Sviluppo economico della Regione Liguria Andrea Benveduti : “Dov’è la sinistra che difendeva i lavoratori? Pur di sopravvivere, il Pd e i suoi compari demoliscono la storia e il patrimonio industriale del Paese, dimostrandosi sempre più subalterni ai 5 Stelle. Con il voto di stanotte in Senato, che sopprime l’immunità per Arcelor Mittal, l’Italia viola un patto industriale e rischia di far fuggire l’unico investitore in grado di sanare e rilanciare Ilva“.

“Ci siamo sempre opposti al tentativo di togliere l’immunità alla dirigenza ex Ilva per non bloccare il risanamento ambientale, su cui Arcelor Mittal ha intrapreso un percorso in accordo con l’allora ministro Di Maio. La chiusura dell’altoforno di Taranto – aggiunge Benveduti -, con lo stop dell’ambientalizzazione dell’area, avrebbe ripercussioni anche sugli stabilimenti di Novi Ligure e Genova, su cui ricordiamo resta ancora in piedi l’accordo di programma del 2005. Impensabile non rispettare tale accordo. Irresponsabilità, incapacità o altro? Sicuramente in altre nazioni si brinda a questa decisione, che completerà il percorso di de-industrializzazione avviato da lorsignori già da molti anni. Che tutta la parte sana del Paese, lavoratori, imprese e sindacati, prenda ora fermamente posizione contro questo scempio“.

 




Salta nuovamente lo "scudo" penale per l'ex-Ilva: azienda e sindacati allarmati

ROMA – Ancora una volta il M5S mette a rischio l’occupazione dello stabilimento siderurgico ex-Ilva di Taranto, il cui indotto di fatto regge in piedi l’economia di tutta la provincia jonica e genera un punto di PIL nazionale.  17 senatori grillini hanno presentato l’emendamento al decreto salva-imprese per sopprimere la norma sull’immunità penale all’ex Ilva, che sarà eliminata dal testo. Adesso il problema questione verrà riportato sul tavolo del Governo con un ordine del giorno che lo impegna a cercare una soluzione.

La poltrona del ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli  è sempre più bollente, dopo il “fallimento” della trattativa sullo stabilimento campano di Whirlpool , diventa sempre più difficile convincere i franco indiani di ArcelorMittal a continuare la loro attività senza “scudo” penale, e non abbandonare la gestione dello stabilimento siderurgico . La settimana prossima il ministro Patuanelli incontrerà i vertici italiani, con il nuovo Presidente ed Amministratore Delegato Lucia Morselli. Non è un caso se dal dal quartier generale a Londra del gruppo ArcelorMittal, così come anche a Taranto , nessuno parla e tutti tacciono.

La credibilità della leadership del premier Conte vacilla sempre di più all’estero, a seguito della circostanza che in Italia si rimettano in gioco continuamente gli accordi già siglati, che fa perdere ogni autorevolezza e fiducia in questo governo traballante. Il  gruppo ArcelorMittal manifestò senza mezzi termini tutto il proprio dissenso quando venne varato il “decreto Crescita”  che aboliva lo scudo penale a far data dal 6 settembre,  arrivando a minacciando di restituire lo stabilimento ILVA di Taranto (che al momento gestiscono in affitto)  al Governo. Fu questo il vero motivo che indusse l’allora ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, di affidare all’ ufficio legislativo  il compito di rielaborare la tutela nella versione inserita nel salva-imprese che era strettamente legata, come tempi e modalità, all’attuazione del piano ambientale . E che adesso salta per la seconda volta a causa di parlamentari irresponsabili del M5S.

Tutto torna quindi indietro con una nuova problematica in più: la sovraproduzione del acciaio in Europa strettamente connessa alla crisi dell’automotive, ha già portato ArcelorMittal a ridurre propria la produzione in Italia come anche negli altri suoi stabilimenti europei, mettendo in cassa integrazione 1.400 dipendenti. I sindacati sono molto preoccupati, come evidenzia il segretario nazionale della Fiom Cgil, Gianni Venturi : “Mettere in discussione la soluzione trovata nel dl imprese rischia di aprire ad una fase di ulteriore incertezza. Non si tratta di dare immunità né tanto meno di impunità, ma di tutele legali che accompagnano un processo di riconversione ambientale degli impianti“. Altrettanto dura la posizione di Marco Bentivogli, leader Fim-Cisl: “La scelta di modificare nuovamente lo scudo penale per Arcelor Mittal dimostra un atteggiamento schizofrenico del governo, che in modo maldestro cerca di recuperare voti su Taranto ma in realtà fornisce un buon alibi all’azienda per andar via“. Allineato anche Rocco Palombella della Uilm, che ricorda che l’azienda perda “due milioni di euro al giorno” aggiungendo che “di questo passo si continua a giocare sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini di Taranto su un tema delicato che invece viene gestito per consenso elettorale“.

 




Il Tribunale di Taranto rigetta la concessione della facoltà di uso di AFO2 che ora va spento. Lo spettro della chiusura è sempre più vicino

ROMA – Il giudice monocratico del Tribunale di Taranto, Francesco Maccagnano ha rigettato l’istanza avanzata da Ilva spa in amministrazione straordinaria con la quale, l’azienda stessa, aveva chiesto l’utilizzo dell’impianto nonostante l’applicazione del provvedimento giudiziario. Di conseguenza l’Altoforno AFO2 che era stato sottoposto a sequestro il 26 giugno del 2015 adesso dovrà essere definitivamente spento dando esecuzione, come riportato nell’ordinanza, a quanto già indicato nel cronoprogramma predisposto dal custode giudiziario ing. Barbara Valenzano, notoriamente molto “vicina” al governatore della Regione Puglia Michele Emiliano.

Naturali e prevedibili i conseguenti riflessi occupazionali della prossima chiusura dell’altoforno Afo2, che alimenta da solo un terzo della produzione dello stabilimento siderurgico di Taranto, il cui attuale gestore in locazione  ArcelorMittal, “eredita” dall’ ILVA in Amministrazione Straordinaria questa decisione del Tribunale di Taranto .

Ecco il testo integrale dell’ ordinanza:

RIGETTO TER FACOLTA' D'USO ILVA SPA

ArcelorMittal in una nota prende atto della decisione del Tribunale di Taranto, di rigettare la revoca del sequestro dell’altoforno Afo2 notificata ad ILVA in Amministrazione straordinaria, e ricorda di non essere “parte” nel procedimento legale, e sta quindi valutando le ripercussioni che possono conseguire per l’operatività dello stabilimento di Taranto a seguito di questa decisione giudiziaria .

Il gruppo franco-indiano ha preparato un calendario per la chiusura dell’altoforno 2 come disposto,  continua ancora il comunicato emesso ieri sera.   In ogni caso ArcelorMittal auspica che venga trovata una soluzione alternativa poichè il funzionamento dell’altoforno 2 è parte integrante della sostenibilità del sito di Taranto.

Immediate le redazioni dei sindacati che prevedono circa un migliaio di nuovi possibili cassintegrati.  “Da tempo segnaliamo i ritardi proprio su Afo2 e tutta l’area altoforni relativi ad alcune prescrizioni vigenti –  dichiara Marco Bentivogli segretario generale della Fim Cisl –  Questa ulteriore tegola si aggiunge ai 1400 lavoratori in cassa integrazione dal 2 luglio a cui potrebbero aggiungersi altri 1000 proprio a causa del sequestro di Afo2“.

“Da qui al 6 settembre, data di cessazione dello scudo penale, la tensione in stabilimento aumenta ogni ora . Se aggiungiamo a questi 2400 i 1700 in cassa integrazione comprendiamo come la lentezza con cui si cerca di disinnescare i problemi ambientali si somma ad un’incertezza del Governo che innesca una bomba sociale inaccettabile” aggiunge  Bentivogli, ricordando che “ancora oggi in audizione al Senato un rappresentante del M5S ha ribadito la necessità di riconvertire l’area ex Ilva ad altra attività economica. I lavoratori non vogliono sussidi ma rientrare al lavoro, in un’ambiente salubre. Il benaltrismo non aiuta né il lavoro né l’ambiente. Il ministro Di Maio chiarisca definitivamente se rispetto all’accordo del 6 settembre 2018 ha cambiato idea  – conclude Bentivogli – e dia risposte chiare a lavoratori di tutto il Gruppo e ai cittadini di Taranto“.

Gianni Venturi

Ieri si è riunita la Commissione Industria e Attività Produttive del Senato con i rappresentanti di Fim, Fiom e Uilm per un confronto sulle prospettive industriali, ambientali ed occupazionali del sito di Taranto e del gruppo ArcelorMittal. Gianni Venturi,  segretario nazionale Fiom-Cgil, che ha partecipato all’audizione ha chiesto con una nota che “il Governo ed il Parlamento si assumano la responsabilità di scegliere e di garantire le prospettive del sito ex Ilva di Taranto e del gruppo ArcelorMittal a cominciare dal rispetto degli impegni che sono stati sottoscritti con l’accordo di settembre del 2018 dal punto di vista del piano industriale, ambientale e occupazionale“.

“Le vicende di questi mesi con il superamento delle esimenti penali, – continua Venturigià previsto dal decreto Salva Ilva del 2015, hanno introdotto invece elementi di incertezza che insieme alla insicurezza prodotta tra i lavoratori per gli incidenti ricorrenti, purtroppo anche mortali, hanno riportato le prospettive dell’ex Ilva ad un tornante particolarmente drammatico. Abbiamo quindi chiesto alla Commissione – conclude  il segretario nazionale della  Fiom-Cgil  – di farsi carico di rappresentare e di audire il Governo in merito all’urgenza di trovare una soluzione equilibrata in vista della scadenza del 6 di settembre, data fissata per il definitivo superamento delle esimenti penali. A conclusione dell’audizione il Presidente della Commissione si è assunto l’impegno di dare seguito alle richieste delle organizzazioni sindacali nell’ambito di un’iniziativa più generale tesa alla salvaguardia di un settore strategico per l’economia complessiva del Paese“.

“ Abbiamo chiesto e ottenuto questo incontro per informare e aggiornare la Commissione Industria, commercio e turismo del Senato e il Parlamento tutto sulla situazione drammatica dell’ex Ilva di Taranto e sulle preoccupanti prospettive occupazionali per i lavoratori” ha dichiarato a sua volta Rocco Palombella, Segretario Generale della Uilm, durante l’audizione da parte della Commissione Industria, commercio e turismo del Senato della Repubblica sulla situazione dello stabilimento ex Ilva di Taranto.

A circa un anno dall’accordo del 6 settembre 2018 e a 9 mesi dall’inizio della gestione di Arcelor Mittal la situazione rischia di precipitare con tutte le conseguenze nefaste per i lavoratori e per tutta la comunità di Taranto e della Puglia . La gestione di questa multinazionale  – continua il leader della Uilmsi è dimostrata fin da subito complicata per i gravi problemi ereditati ma la situazione nell’ultimo mese è diventata allarmante. La grave crisi del mercato dell’acciaio ha fatto assumere la decisione ad AM di ridurre la produzione negli stabilimenti euopei e in Italia ha fatto ricorso alla cigo per 1.400 lavoratori nel sito di Taranto”.

“Accanto a questa decisione unilaterale da parte della multinazionale – aggiunge Palombella c’è la decisione del Ministro dello sviluppo economico di eliminare l’immunità legale con il Decreto Crescita del 26 giugno 2019 che ha visto la reazione di ArcelorMittal con il conseguente annuncio da parte del Ceo Geert Van Poolverde della chiusura dello stabilimento dal 6 settembre 2019.Il nuovo sequestro dell’Altoforno Afo2 da parte della Magistratura e, soprattutto, la tragica morte del giovane operaio Cosimo Massaro – prosegue – hanno fatto precipitare la situazione dal punto di vista della sicurezza e del clima all’interno e all’esterno del sito di Taranto”.

“Ora nella fabbrica  si è creata una situazione di punto di non ritorno. – continua il Segretario Generale della Uilm – All’insicurezza si è aggiunta una prospettiva occupazionale e industriale drammatica, nonostante l’accordo del 15 luglio al Mise. Sono diminuiti notevolemente i livelli di produzione arrivando ad un dimezzamento dalle sei milioni di tonnellate previste dal piano industriale alle tre che si potranno produrre con gli attuali impianti in esercizio entro la fine dell’anno” e conclude “La situazione rischia di arrivare a una condizione ingovernabile e per questo vogliamo sapere cosa intende fare il Parlamento e questa Commissione ma soprattutto quali sono i provvedimenti che il governo metterà in campo per salvaguardare la sicurezza e i livelli occupazionali dello stabilimento di Taranto e la salute dei cittadini all’esterno dell’acciaieria”.

 

 

 

 




Arcelor Mittal. Al via la costituzione di una task force. L'azienda disponibile a nuovi interventi per la sicurezza

ROMA – Costituito un gruppo di lavoro per la sicurezza  composto da rappresentanti sindacali unitari  e tecnici aziendali, che esamineranno i piani di manutenzioni delle aree, le comunicazioni e segnalazioni sindacali, con un cronopogramma di riunioni specifiche che partono da oggi:  alle ore 10,30 presso l’ area portuale sbarco materie prime e parchi minerali, e successivamente alle ore 14.30 nella cokeria e sottoprodotti.  Domani si passerà all’ area agglomerato ed Altiforni/manutenzioni

Alla fine delle varie ispezioni  si passerà a valutare le specifiche richieste che i sindacati hanno già anticipato e reso noto ieri. Dal prossimo mercoledì   si svolgeranno  saranno dei confronti con cadenza settimanale, in relazione agli infortuni nell’ottica di un sistema proattivo e costruttivo di relazioni.

Al momento è questo il risultato del confronto svoltosi ieri pomeriggio tra  Cosimo Liurgo, responsabile relazioni industriali di ArcelorMittal nello stabilimento tarantino ed i rappresentanti locali di Fiom, Fim, Uilm e Ugl avviando un percorso all’interno del quale verrà definito un protocollo con la partecipazione degli enti preposti al controllo delle condizioni di salute e sicurezza.

I sindacati volevano dei tempi stabiliti e chiari,  e così è stato. ArcelorMittal si è dichiarata pronta a degli interventi per la manutenzione aggiuntivi e sin da questa mattina si entrerà nel merito in quanto è stato convenuto preliminarmente di trovare un accordo sul metodo di lavoro del gruppo di lavoro. Entrambe le parti quindi hanno fatto rispettivamente dei passi costruttivi in avanti,  ed oggi si comincia ponendo le attenzioni sull’area Ima impianti marittimi e vi sarà un aggiornamento sullo stato attuale. Le varie denunce e segnalazioni di inefficienza, e di mancanza di sicurezza avanzate in questi ultimi mesi da quando il gruppo franco-indiano ha preso in consegna l’impianto tarantino,  che non erano state prese in considerazione verranno rivalutate ed analizzate .

Questa mattina  alle 8.30 si discuterà anche della cassa integrazione ordinaria e, nello specifico, della possibilità di far tornare al lavoro un numero di operai , in particolar modo  i manutentori per cominciare subito ad intervenire sui lavori urgenti. ArcelorMittal   in una nota ha confermato di aver istituzionalizzato un processo con il quale al quale i sindacati possano venire regolarmente aggiornati sugli sviluppi relativi agli investimenti previsti dal piano ambientale e industriale: “Siamo tutti concordi sul fatto che l’effettiva manutenzione dell’impianto e la sicurezza dei dipendenti siano fondamentali” .  Una posizione che ha ricevuto la soddisfazione dai sindacati, che però attendono riscontri concreti in questo percorso congiunto di collaborazione.

ArcelorMittal   ha ringraziato i presenti all’incontro per l’atteggiamento costruttivo manifestato chiarendo che è stata organizzata una riunione anche con il sindacato Usb.  l’ Unione sindacale di base che al Mise non ha siglato il verbale  di lunedì scorso, con un atteggiamento molto rigido con l’azienda., motivo per cui non è stata convocata partecipato al tavolo Rsu-Rls insieme alle altre rappresentanze  sindacali ed è quindi stata convocata a parte. Una decisione questa dell’ azienda che non ha trovato il consenso del sindacato di base, che come sempre cavalca posizioni estreme, non condivise dagli altri sindacati che hanno a cuore unicamente il lavoro e le garanzie dei lavoratori per cui stanno lavorando

FIM FIOM UILM UGL Agreement

Sul fronte sindacale è da segnalare la presa di posizione di Vincenzo La Neve  coordinatore di fabbrica della Fim-Cisl sulla questione tubifici: “I lavoratori dell’area tubifici continuano ad avvertire serie preoccupazioni circa la paventata riapertura della cassa integrazione all’interno della stessa area“. In relazione al nuovo stop, le Rsu avanzano richieste di garanzie e sopratutto il rispetto di quanto stabilito in sede ministeriale. “Servono risposte certe – ha aggiunto La Neveche passino da un serio intervento in termini di manutenzioni ordinarie e straordinarie a un rilancio reale dell’intera area. Chiediamo da subito al management di ArcelorMittal Italia che si faccia immediata chiarezza sulle problematiche legate all’area tubifici“.

Nella tarda serata di ieri è arrivata anche una dichiarazione di Rocco Palombella, segretario Generale della Uilm, dopo la firma del verbale di riunione all’ex- Ilva di Taranto tra Rsu ed Arcelor Mittal.Ci auguriamo che si rispettino gli impegni presi e si continui in questa direzione, andando a migliorare e salvaguardare la sicurezza dei lavoratori dello Stabilimento di Taranto”

“Da oggi con la sottoscrizione deI verbale di riunione – continua il Segretario Generale della Uilm  –  si prevede un fitto programma di incontri tra Rsu e azienda al fine di un monitoraggio completo dello stabilimento, facendo una ricognizione impianto per impianto, andando a vedere quali sono quelli che hanno necessità di messa in sicurezza e di manutenzione. Si partirà  dalle aree dello sbarco delle materie prime e parchi minerali, per proseguire con le cokerie, l’agglomerato e altoforno fino alle aree finali del processo produttivo, seguendo il ciclo produttivo“.

“Questi incontri previsti dal verbale di riunione – conclude Palombelladevono portare alla messa in sicurezza e manutenzione degli impianti che ne necessitano perché non avvengano più tragedie come quella di giovedì scorso“.



Per Matthieu Jehl ad di Arcelor Mittal "il Governo è contro di noi"

ROMA – Quello di ieri al Mise è stato il terzo incontro in un mese sulla situazione dello stabilimento ex-Ilva di Taranto,  convocato dal ministro Di Maio con i rappresentanti di ArcelorMittal Italia e i sindacati a seguito della tragedia causata da una tromba d’aria che lo scorso mercoledì sera 10 luglio ha fatto crollare in mare una delle tre gru, provocando la morte del gruista Cosimo Massaro che era nella cabina di guida che. Il suo corpo è stato ritrovato soltanto nel pomeriggio di sabato grazie all’intervento dei sommozzatori del Nucleo Carabinieri di Pescara.

Finora vi sono stati nove iscrizioni nel registro degli indagati della Procura di Taranto arrivati ai responsabili delle varie funzioni operative, di area, di reparto, di turno a cui si è aggiunto anche il nome di Teodoro Zezza, il capo turno precedente rispetto a quello durante il quale si è verificato l’incidente mortale.

Tra gli indagati figura anche il datore di lavoro e gestore del siderurgico di Taranto di Arcelor Mittal, Stefan Michel Van Campe. I sindacati dopo l’incidente  avevano proclamato uno sciopero ad oltranza che poi è stato revocato a seguito della convocazione al Mise. Al vertice erano presenti  anche Marco Bentivogli , segretario generale di Fim Cisl il quale ha parlato di “rischio di bomba sociale ed ecologica” , in quanto “gli altoforni  che sono rimasti accesi, e cioè Afo 1,2 e 4,  sono attualmente in stand-by, non accadeva da 60 anni, il siderurgico è ripiegato su se stesso e se non viene rimesso in pista e ambientalizzato potrebbe creare una bomba sociale di 20mila disoccupati e una bomba ecologica perché sarà interrotta l’ambientalizzazione“.

La riunione è iniziata con  un’ora e mezza di ritardo sulla tabella di marcia prevista, ed è stata sospesa a diversi intervalli, e  dopo circa due ore di infruttuose discussioni, il tavolo è stato sospeso per cercare di redigere un verbale congiunto fra sindacati e azienda contenente una serie di impegni da parte di Arcelor Mittal Italia sulla sicurezza,  per poi procedere nel confronto sino a tarda sera. Le condizioni sul lavoro e le manutenzioni ordinarie e straordinarie sono state il punto principale del confronto

Matthieu Jehl

Matthieu Jehl

“Nessuno vuole chiudere l’azienda – ha detto il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio -, ma ci sono un morto e un sequestro della magistratura, non si possono accusare governo e sindacati per questo“. ArcelorMittal ha replicato “Serve spirito collaborativo, non possiamo fare da solo“.  Il clima è stato particolarmente teso e fonti che hanno partecipato all’incontro raccontano che Matthieu Jehl l’ad di ArcelorMittal Italia abbia esternato il dubbio “che si stia lavorando contro la nostra l’azienda” sostenendo che “una situazione complessa come quella dell’ex Ilva si risolve con il Paese che aiuta, ma l’impressione sembra un’altra“. “L’incidente della scorsa settimana è una tragedia – ha aggiunto  l’ad di ArcelorMittal Italiadato che abbiamo lavorato duramente per migliorare gli standard di sicurezza, continuando con il nostro programma di investimenti ambientali, che sta procedendo bene e secondo i piani

Una nota dell’azienda diramata alla conclusione del vertice, ha spiegato come “ArcelorMittal ha espresso la necessità di un impegno da parte di tutti gli stakeholder per mantenere operativo l’impianto che ha un futuro“, aggiungendo che “dobbiamo lavorare insieme per raggiungere questo obiettivo mentre  nell’ultima settimana lo spirito collaborativo e il senso comune di intenti di cui abbiamo bisogno sono stati assenti . Nella nota,  si legge ancora  che “siamo sempre stati e continueremo ad essere aperti al dialogo, ma è fondamentale che tutte le parti si concentrino sulla ricerca di soluzioni per far fronte alle sfide che ci troviamo ad affrontare, non è qualcosa che possiamo fare da soli”.

Al termine dell’incontro i sindacati si sono dichiarati però “insoddisfatti” in quanto si aspettavano delle assicurazioni e risposte sul tema delle sicurezza che non sono arrivate. Bentivogli ha ricordato che “Il tempo massimo per la sicurezza, l’ambiente, il rilancio e la riqualificazione industriale dello stabilimento di Taranto è scaduto ormai da anni. Bisogna, quindi, lavorare con tutt’altro passo e tutt’altra celerità” soffermandosi sull’incidente mortale della scorsa settimana ha  detto che “Bisogna che l’azienda ascolti con maggiore attenzione tutte le segnalazioni dei rappresentanti dei lavoratori, abbiamo chiesto anche al governo, alla gestione commissariale e all’azienda di inserire un elemento di discontinuità rispetto alle sottovalutazioni che sono state fatte sin qui”.

Al termine dell’ incontro il segretario generale della FIM-CISL ha ritenuto l’ “incontro assolutamente insoddisfacente: siamo ancora agli impegni che dovranno essere presi, per soluzioni che forse arriveranno“. Rocco Palombella segretario generale di Uilm ha chiesto  “una task force di sicurezza con 6-700 manutentori ora in cassa integrazione” ed all’uscita dell’incontro al Mise ha dichiarato: “Dopo un lungo confronto si è arrivati a un verbale di riunione sottoscritto dal Ministro Di Maio, ArcelorMittal, sindacati e commissari straordinari”.L’ articolato accordo – ha aggiunto Palombellaè stato realizzato in conseguenza della tragica morte di giovedì scorso e introduce una serie di impegni in capo al ministro e all’azienda. In particolare  il ministro Di Maio ha riconfermato l’impegno di dare piena applicazione agli accordi sottoscritti come il piano ambientale e l’accordo del 6 settembre 2018. Inoltre ha riconfermato la continuità produttiva dei vari stabilimenti e in modo particolare quello di Taranto“.

“Il ministro Di Maio si è impegnato a perseguire la strada della tutela legale a fronte dello svolgimento relativo al piano ambientale, anche per via legislativa” ha proseguito Palombellaper quanto riguarda il sequestro dell’altoforno Afo2 il ministro ha confermato l’impegno affinché Arcelor Mittal e commissari straordinari avviino una nuova richiesta di dissequestro a fronte della presentazione di interventi manutentivi rispondenti alle prescrizioni previste“. “Rispetto agli impegni che ha assunto Arcelor Mittal  – ha spiegato il segretario generale di Uilm   – è prevista la presentazione di un piano di investimenti straordinari legati alla manutenzione. A partire da subito si avvieranno incontri con le Rsu delle diverse aree dello stabilimento per effettuare una verifica di interventi manutentivi necessari per mettere in sicurezza gli impianti“.

“L’accordo prevede anche l’istituzione una task force con l’obiettivo di monitorare lo stabilimento e verificare sicurezza di tutte le aree e un presidio con l’ausilio di enti, organi di vigilanza e ispezione. Infine – conclude – per quanto riguarda invece le cause che hanno determinato il crollo della gru, l’azienda si è impegnata a effettuare uno studio di fattibilità e di realizzazione rispetto all’adozione di soluzioni tecniche/organizzative. Gli impegni assunti oggi dal governo e AM possono rappresentare un importante contributo alla ricerca di soluzioni affinché non ci siano più tragedie come quella di giovedì scorso e che rendano realmente sicuro i luoghi di lavoro all’interno dello stabilimento di Taranto“.  Gianni Venturi della Fiom Cgil ha chiesto a sua volta “risposte concrete, altrimenti, è molto probabile che ripartano gli scioperi“.




Ilva, la procura di Taranto ordina : stop all' Altoforno AFO2

ROMA – All’incontro al Ministero dello Sviluppo economico  di ieri si sarebbe dovuto parlare, fondamentalmente, della cassa integrazione di 13 settimane, partita all’inizio di luglio, per 1.395 dipendenti di Taranto. Ma invece  si è dovuto parlare dell’immunità penale cancellata dal “decreto Crescita“. Il vicepremier Luigi Di Maio ha voluto da subito ribadire quanto aveva già sottolineato alla fine del precedente tavolo,  del 4 luglio, incentrato proprio sull’immunità penale: “Voglio essere ben chiaro: non esiste alcuna possibilità che torni“.

Su questo punto Di Maio e il suo codazzo di dirigenti ministeriali “grillini” non intendono fare dei passi indietro: il Governo riconosce che ArcelorMittal non può pagare per gli errori del passato  ma nessun arretramento sulla cancellazione completa dello «scudo» penale, diventato dal post-elezioni che ha visto perdere ai grillini oltre il 20 per cento dei voti, una bandiera di lotta e “posizione” del Movimento 5 Stelle. una via d’uscita proposta da Di Maio ad ArcelorMittal è che se saranno rispettate le prescrizioni, nessun amministratore sarà mai chiamato a rispondere del passato, proposta questa che equivale a dire: immunità penale nell’applicazione del Piano ambientale, fino al completamento nel 2023, a patto che vengano rispettati i tempi.

Ma in definitiva in questi tavoli ministeriali del 4 e del 9 luglio nulla di fatto è cambiato. «Anche perché mai, nel contratto, così come in nessun altro documento, viene citata espressamente o implicitamente l’esimente penale“. Ma il problema è che Di Maio ed i suoi non sono capaci di saper leggere un contratto come sinora hanno dato ampia dimostrazione.  Ma proprio mentre era in corso l’incontro al ministero, a Taranto il capo dell’ufficio dei Gup e Gip, il dottor Pompeo Carriere ha rigettato l’istanza di dissequestro dell’Altoforno 2 presentata dai commissari straordinari Carruba, Gnudi e Laghi (recentemente dimessisi) di ILVA in amministrazione straordinaria, in relazione al procedimento penale per la morte dell’operaio Alessandro Morricella avvenuta nel giugno 2015.

Decreto GIP Carriere

Da qui il conseguente decreto della pm Antonella De Luca, fatto notificare in giornata ai nuovi proprietari dell’Ilva:  “Alcune delle prescrizioni a suo tempo imposte risultano attuate o non attuate soltanto in parte“. In pratica, così, l’Altoforno AFO 2 che attualmente è l’ unico a produrre,  dei tre altoforni attualmente in funzione a Taranto,  insieme ad AFO1 ed AFO4 (i quali alimentano AFO2 ed AFO5, quest’ultimo spento da tempo in attesa di ristrutturazione) con lo spegnimento disposto dall’ Autorità Giudiziaria rischia di far chiudere e boccare l’attività produttiva dello stabilimento di Taranto. I nuovi commissari straordinari (nominati dal Ministro Luigi Di Maio) , hanno annunciato in accordo con ArcelorMittal,  un’istanza al giudice per chiedere la sospensione del provvedimento, in modo da consentire alla multinazionale di poter mettere a norma gli impianti.

ATTI procura taranto

Infatti in passato l’ILVA in amministrazione straordinaria gestita dai commissari Carruba, Gnudi e Laghi, subito dopo l’incidente mortale dell’operaio Morricella, ottenne l’uso dell’impianto sequestrato , grazie a un piano che prevedeva una serie di interventi e di lavori di messa a norma dell’Altoforno AFO2. Lavori che però non sono stati portati a termine per 4 prescrizioni sulle 15 previste, Constatando però che alcune opere previste non erano state effettuate dall’ ILVA in amministrazione straordinaria, il Gup di Taranto ha respinto l’istanza di dissequestro, che è quindi stata notificato dalla Procura di Taranto (atto dovuto) sia ai commissari straordinari Ilva firmatari dell’istanza, che ad ArcelorMittal Italia, la società italiana del gruppo franco-indiano, subentrata a ILVA in amministrazione straordinaria, e che gestisce in locazione l’acciaieria dallo scorso 1° novembre.

Il rigetto dell’istanza ha conseguentemente attivato il percorso giudiziario che prevede la fermata dell’impianto che produce la ghisa. Ma se l’istanza dei commissari sarà accolta, accompagnata da un piano di prescrizioni sulla messa in sicurezza dell’Altoforno AFO2 per ovviare in tal modo alle carenze riscontrate dagli accertamenti tecnici, ci sarebbe il tempo necessario per presentare il piano e farselo approvare, considerato anche che altoforno è un impianto complesso e richiede molto tempo e diverse fasi organizzative ed operative prima di essere spento.

L’attuale situazione di Taranto e la posizione irremovibile di Arcelor Mittal sulla cassa integrazione per la quale l’azienda non torna indietro, e preoccupa ovviamente i sindacati: “Riteniamo positive le parole del ministro Di Maio che oggi ha assunto impegni precisi per scongiurare la fermata dello stabilimento ArcelorMittal di Taranto, ha ribadito la inderogabile validità del Dpcm di settembre 2017 (piano ambientale) e si è impegnato nei prossimi giorni a intervenire, se necessario, con strumenti legislativi per garantire il rispetto del piano stesso”. Così il Segretario generale Uilm, Rocco Palombella, all’uscita dal ministero dello Sviluppo economico dove si è tenuto un incontro tra sindacati, governo, commissari e ArcelorMittal. “Abbiamo registrato invece – spiega Palombellaun ritardo nell’applicazione dell’accordo del 6 settembre 2018 sia da parte di ArcelorMittal che dell’ ILVA in amministrazione straordinaria”.

“Sul tavolo c’era anche un altro argomento su cui purtroppo non ci sono stati passi in avanti, – continua il leader della Uilm –  ovvero la cassa integrazione ordinaria per circa 1.400 lavoratori, una decisione presa unilateralmente da ArcelorMittal per la quale abbiamo indetto 24 ore di sciopero il 4 luglio, a cui ha aderito circa l’80% dei lavoratori. Senza contare – aggiunge – che ci sono ancora 1.700 lavoratori in amministrazione straordinaria legati alla ripresa dell’attività produttiva, al piano di bonifiche e ai corsi di riqualificazione organizzati dalla Regione tuttora fermi”.
“Ancora una volta il peso della crisi dell’acciaio sta per ricadere esclusivamente sulle spalle dell’Italia e dei lavoratori dell’ex Ilva. Se è vero – continua Palombella –  che ArcelorMittal perde come ha detto 150 milioni di euro in sei mesi, il risparmio ottenuto dalla cassa integrazione ordinaria, circa 8 milioni di euro, è nulla al confronto. Taranto sta già pagando il prezzo di questa crisi, il taglio stesso della produzione di acciaio negli stabilimenti ArcelorMittal sta avvenendo in modo discriminatorio: a Taranto sono previste 1 milione di tonnellate in meno rispetto al piano industriale, mentre negli stabilimenti in Polonia, Germania, Francia e Spagna si tagliano complessivamente 2 milioni di tonnellate di acciaio”. “Questo atteggiamento – conclude il Segretario generale Uilmaumenta le tensioni e le preoccupazioni dei lavoratori. Se le cose non cambieranno, ci vedremo costretti a continuare le iniziative di lotta coinvolgendo tutti gli stabilimenti ArcelorMittal Italia che attualmente non sono coinvolti, ma che sono comunque a rischio”.



Arcelor Mittal. Incontro insoddisfacente. Urgente convocazione al Ministero dello Sviluppo economico

ROMA – Si è tenuto ieri l’incontro periodico tra Arcelor Mittal, presente con l’amministratore delegato Jehl, ele segreterie nazionali e territoriali della Fim, Fiom, Uilm, sulla situazione dell’avanzamento degli investimenti e dell’AIA per lo stabilimento siderurgico di Taranto. Appuntamento ancora più importante e delicato, dopo l’annuncio la scorsa da parte dell’azienda dell’apertura della procedura di Cassa Integrazione per 1400 lavoratori del sito ionico.

Arcelor Mittal ha presentato in apertura, un quadro del mercato che fotografa la situazione attuale di crisi dell’acciaio generalizzato in tutt’Europa. In particolare, il calo del mercato auto (che per il gruppo rappresenta il 20% della produzione), a cui si somma la sovraccapacità dovuta ai dazi imposti dagli USA e dall’export della Turchia che è ora 5 volte superiore rispetto al 2016. A questo si sommano i costi energetici e delle materie prime in aumento rispetto alle previsioni. Per queste ragioni – ha spiegato l’azienda – il 6 maggio è stata annunciata una riduzione di 3 milioni di tonnellate nel gruppo e il 29 maggio una ulteriore riduzione produttiva negli impianti presenti in Francia e Germania. Ed è stato per questo – questa la spiegazione di  Arcelor Mittal – che hanno avanzato la richiesta di Cassa per 1400 lavoratori.

Sul fronte degli investimenti per la messa a norma degli impianti seguono le scadenze come: coperture nastri trasportatori, parchi primari e secondari, demolizione Afo3, batterie 9 e 10 e appalti dei filtri Meros alla Primetals. Sui 2,3 mld di acquisti sono stati effettuati soltanto per il 15% da fornitori locali e si sta procedendo alla creazione del database delle aziende di appalto e dei dipendenti con i contratti applicati. Unica nota positiva il miglioramento dell’indice infortuni che passa dai 41 eventi di aprile 2019 ai 21 di maggio 2019.

Per Gianni Venturi, segretario nazionale della Fiom, “si è trattato di un incontro insoddisfacente. Alle difficoltà di mercato prospettate da Arcelor Mittal abbiamo opposto, come sindacato, un quadro di riferimento che a partire dal 6 maggio doveva esaurirsi con la mancata risalita produttiva a 6 milioni di tonnellate. Dopo 30 giorni Arcelor Mittal decide di ricorrere alla cassa integrazione ordinaria per 13 settimane per 1.400 lavoratori in una realtà dove già sono in cassa integrazione straordinaria 1.700 lavoratori, in ragione di una delicata e difficile transizione negli assetti proprietari e produttivi dell’ex Ilva”.

“In ragione di ciò abbiamo chiesto ad Arcelor Mittal di valutare e di riconsiderare la scelta – continua il segretario nazionale della Fiome contemporaneamente di richiedere un incontro urgente al ministero dello Sviluppo economico per la verifica e il rispetto dell’insieme degli impegni sottoscritti nell’accordo del 6 settembre: impegni che riguardano sia il versante del risanamento ambientale, anche alla luce della prospettata revisione dell’aia, sia gli impegni sui volumi produttivi e i livelli occupazionali dell’insieme della forza lavoro del gruppo. Con ciò intendendo la necessità di attivare immediatamente un tavolo sugli appalti, sui perimetri delle funzioni esternalizzate, sui contratti applicati ai lavoratori in esse impegnati e sulle condizioni relative alla loro salute e sicurezza.

“Infine abbiamo chiesto ad Arcelor Mittal di avviare concretamente e urgentemente una fase di negoziazione aziendale per accompagnare attraverso di essa e delle risorse dedicate la riorganizzazione dei processi produttivi e il conseguimento degli obiettivi che in quella sede saranno definiti.” – ha concluso Venturi .

Il Segretario nazionale Fim-Cisl Valerio D’Alò con una nota spiega che “come Fim abbiamo evidenziato l’impatto negativo che l’annuncio della Cassa integrazione ha avuto sui lavoratori che vedono nella scommessa Arcelor Mittal un rilancio ma trovano, sebbene in condizioni di mercato e produttive inequivocabili, una ulteriore frenata. Si è così chiesto all’azienda di verificare se ci siano le condizioni per evitare il ricorso agli ammortizzatori sociali. Abbiamo chiesto che sia completato al più presto il numero delle assunzioni previste nell’accordo”.

“È sicuramente positivo che le opere di messa a norma degli impianti proseguano nelle scadenze previste – continua D’ Alòma ci teniamo a tenere alta l’attenzione su tutta una serie di manutenzioni ordinarie e straordinarie che sono ancora carenti. Non è più accettabile l’assenza di DPI o di pezzi di ricambio. Per noi va bene fare incontri di verifica, è un’apertura apprezzabile, ma serve anche la convocazione al MiSE, così come prevista nel testo dell’accordo, perché è importante capire come si procederà con il tema bonifiche nei siti di Genova e Taranto, su questo il Ministero è completamente assente, vertenze delicate come questa vanno seguite e verificate giorno dopo giorno non possono essere abbandonate a ogni giro di campagna elettorale“.

Rocco Palombella

Molto critica la posizione di Rocco Palombella  segretario generale Uilm (il sindaco più forte nello stabilimento siderurgico di Tarano) a margine dell’incontro con ArcelorMittal Italia nella sede di  Confindustria a Roma, che ha ritenuto “Ingiustificata la richiesta di cassa integrazione da parte di ArcelorMittal. A meno di sei mesi dall’acquisizione dell’ex Ilva da parte di ArcelorMittal e dalla riconferma degli impegni assunti sul piano ambientale e sulla risalita a 6 milioni di tonnellate di acciaio per lo stabilimento di Taranto, la richiesta di cassa integrazione ordinaria per 1.400 lavoratori risulta inaccettabile”.
“Il patto tra produttori europei di tagliare la produzione per arginare la presenza di acciaio straniero – aggiunge Palombella –  e quello di difenderne il prezzo non trova giustificazione in Italia. Infatti, dall’acquisizione a oggi lo stabilimento ex Ilva di Taranto sta producendo 1 milione di tonnellate in meno rispetto al piano industriale stabilito. Di fatto, non essendoci stata alcuna risalita produttiva – continua – le condizioni non sono cambiate per giustificare una riduzione di personale. Non c’è alcuna coerenza tra gli impianti che si vogliono rallentare (treno nastri 1, colata continua 5 e un impianto del laminatoio a freddo per il solo mese di agosto) e il numero di persone in cassa integrazione”.
“Cosa è cambiato visto che questa è una situazione che permane da oltre tre mesi? – dice ancora Palombella –  Non vorremmo che dietro ci fossero altre motivazioni, al momento non note, che potrebbero mettere in discussione gli impegni assunti nel contratto con governo e organizzazioni sindacali; in particolare gli impegni di bonifica, di risanamento ambientale e di salvaguardia dei livelli occupazionali, compresi i lavoratori attualmente in amministrazione straordinaria. Tra l’altro tutto questo ha generato nella comunità jonica grande preoccupazione sul futuro”.
“L’incontro di oggi non è stato in grado di chiarire le ragioni legate a questo pesante provvedimento che l’azienda vorrebbe adottare – conclude Palombella – . Noi ribadiamo la nostra contrarietà e abbiamo chiesto che da domani si svolgano incontri nello stabilimento tarantino per verificare ulteriormente come scongiurare un provvedimento unilaterale che metterebbe in discussione quanto costruito faticosamente in questi mesi in termini di relazioni industriali e sociali”.

A fine riunione  Arcelor Mittal  ha affermato ancora una volta che, nonostante il periodo di mercato non favorevole, l’ex-Ilva rimane la principale scommessa del gruppo Arcelor Mittal in Europa .

Oggi le strutture territoriali di Taranto incontreranno l’azienda per la discussione di merito sulla Cassa integrazione per verificarne se ci sono opportunità per rivedere i numeri e limitarne l’uso dell’ammortizzatore.

 




ArcelorMittal Italia: "Crisi grave, cassa integrazione per 1400 persone"

ROMA – La crisi dell’acciaio colpisce duramente ArcelorMittal Italia, la società che ha rilevato le attività del siderurgico ex Ilva Taranto, ha annunciato che farà ricorso agli ammortizzatori sociali della cassa integrazione per 1395 persone (il 17% della forza lavoro) su un organico di 8.200 addetti, per i reparti colata continua 5, treno nastri e laminatoio a freddo. La filiale italiana del gruppo franco-indiano Arcelor Mittal sostiene che la propria decisione  è conseguenziale  alla grave crisi di mercato, scrivendo in una nota che  “si trova oggi nella necessità di ricorrere temporaneamente alla Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (Cigo). Il provvedimento interesserà lo stabilimento di Taranto per un numero massimo al giorno di circa 1.400 dipendenti per 13 settimane. L’azienda ha già contattato le Organizzazioni sindacali e le rappresentanze sindacali unitarie di Taranto per informarle di questa operazione“. Si è così tornati ai circa 4 mila esuberi previsti nella situazione pre-accordo con ArcelorMittal, cioè ai tempi in cui l’acciaieria era guidata dai commissari straordinari nominati dal Governo.

il comunicato stampa “improvviso” di Arcelor Mittal Italia

Ulteriori dettagli saranno resi noti in un incontro fissato per domani, in quanto nonostante lo scenario sia “molto critico, ArcelorMittal Italia conferma il proprio impegno su tutti gli interventi previsti per rispettare il piano industriale e ambientale, al termine dei quali, con un investimento da più di 2,4 miliardi di euro, Taranto diventerà il polo siderurgico integrato più avanzato e sostenibile d’Europa“.

Proprio una settimana fa  Matthieu Jehl, amministratore delegato di ArcelorMittal Italia,  incontrando a Taranto i giornalisti abituati a fare poche domande, annunciò che dopo aver ridotto la produzione di 3 milioni di tonnellate negli impianti di Spagna e Polonia, prevedeva altri tagli inFrancia e Germania. guardandosi bene dall’annunciare quelli comunicati oggi.

In quell’occasione venne spiegato che per lo stabilimento di Taranto ex-Ilva, che dallo scorso novembre 2018 è nella gestione operativa di ArcelorMittal Italia , non ci sarebbero stati tagli produttivi, in quanto lo stabilimento marcia già ad un passo ridotto, ma venne reso noto anche che il passaggio alla produzione di 6 milioni di tonnellate annue sarebbe stato rinviato al prossimo anno 2020, mentre quest’anno si sarebbe assestato sui 5 milioni. Una frenata causata, secondo quanto ha sostenuto l’ad Jehl, dal rallentamento dell’industria dell’auto, i costi aumentati dell’energia e delle materie prime e le barriere dei dazi all’ingresso negli Usa.  Tutte problematiche che però non vengono alla luce nei giorni scorsi, e che quindi lasciano aprire seri subbi sulla inattendibilità ed insufficiente chiarezza e correttezza comunicativa del gruppo ArcelorMittal .

L’accordo raggiunto nel settembre 2018 al Mise con i sindacati prevedeva che gli assunti nello stabilimento di Taranto “ereditati” dall’ Ilva in amministrazione straordinaria, fossero  8.200 su un totale gruppo di 10.700. L’azienda ha rispettato i numeri ma, secondo le contestazioni dei sindacati, in realtà qualcosa non quadrerebbe nella selezione del personale, in quanto secondo i rappresentanti sindacali sarebbero stati discriminati ( e non assunti) dei  lavoratori che per anzianità aziendale, professionalità acquisita, mansioni ricoperti ed anche carichi di famiglia, erano in possesso invece per i sindacati, di tutti i titoli per venire assunti. Ma invece sono rimasti a carico dell’  Ilva in amministrazione straordinaria e quindi collocati in cassa integrazione a zero ore., e quindi a carico del contribuente !

La contestazione ad ArcelorMittal Italia è stata intrapresa di recente da tutte le sigle metalmeccaniche. Sempre nel novembre 2018 in un incontro al Mise, ArcelorMittal diede delle spiegazioni sostenendo che, rispetto alle 10.700 posizioni identificate, il processo di selezione del personale per l’87%  aveva indotto alla conferma dell’intera forza lavoro dell’unità produttiva operano, nel millantato rispetto dell’accordo sindacale, in assenza di una modifica della posizione di lavoro.

Successivamente vi sono state anche delle integrazioni nell’organico del siderurgico di Taranto, ma il sindacato di base Usb non ha però ritenuto valide e credibili le tesi di ArcelorMittal ed ha presentato ricorso al giudice del lavoro, che ha condannato mesi fa l’azienda per comportamento antisindacale,  obbligando l’azienda a pubblicare le graduatorie. Ma anche dopo questa pubblicazione, l’Usb ha reiterato le sue contestazioni all’azienda. Ora l’incontro di oggi sarà necessario ad una verifica della situazione attuale, ed in concomitanza con l’incontro, Usb effettuerà un presidio di protesta all’esterno della Direzione dello stabilimento di Taranto.

Le reazioni delle organizzazioni sindacali confederate

Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil in una nota ha espresso preoccupazione per ricorso a Cig, preannunciando che chiederà una verifica sull’ attuazione dell’ accordo stipulato al Mise. “Apprendiamo la decisione di Arcelor-Mittal di utilizzare per 13 settimane la cassa integrazione ordinaria che coinvolgerà 1.400 lavoratori dello stabilimento di Taranto, in ragione di difficoltà di mercato che avevano già portato il gruppo a ridurre il volume di produzione programmata da 6 a 5 milioni di tonnellate” aggiungendo “La notizia anticipa l’incontro già fissato per domani a Taranto, in cui verrà formalizzata la procedura di cassa e rappresenta un elemento di ulteriore preoccupazione in una fase di assestamento critico degli obiettivi del piano industriale. Nell’incontro in programma per lunedì 10 giugno chiederemo una verifica sull’attuazione dell’accordo sottoscritto in merito alle strategie industriali e produttive e agli investimenti relativi al processo di risanamento ambientale”.

“E’ del tutto evidente che la prospettiva della cassa integrazione ordinaria  per quanto legata per definizione ad un evoluzione di ciclo congiunturale, non ci rassicura e diventa un ulteriore elemento di incertezza. Sono mesi che la Fiom chiede un incontro al Mise per una verifica degli impegni sottoscritti, che diventa ancora più urgente alla luce delle decisioni comunicate oggi

La segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, a margine dell’incontro con Confindustria ha così commentato l’annuncio di cassa integrazione per 1.400 lavoratori dell’ex Ilva di Taranto:”Arcelor-Mittal deve rispettare l’accordo firmato. C’è troppa disinvoltura nel Paese nel fare accordi e non rispettarli. Serve da una parte un’azione più forte di politica industriale, visto che manca una visione,  e dall’altra più responsabilità da parte delle imprese” aggiungendo  “Da parte del governo manca vigilanza e manca strategia e questo è un elemento negativo che ha un risvolto sull’occupazione e sullo sviluppo assolutamente drammatico“.

Per il segretario generale Uil Carmelo Barbagallo occorre un decreto legge che preveda dei risarcimenti danni nei confronti di chi non rispetta accordi “Arcelor agisce sulla scia del comportamento delle multinazionali che fanno shopping e poi non rispettano gli accordi. Bisogna imbrigliare questo atteggiamento, perché è negativo per il Paese, e lo deve fare il governo” ed aggiunge  “Il Governo deve fare leggi e norme. Facciano un decreto legge per far pagare i danni a chi ha usufruito delle agevolazioni  e poi fa quello che gli pare. Su Mittal abbiamo fatto da poco un accordo e non si capisce cosa è sopravvenuto, dobbiamo verificare Rocco Palombella segretario generale della Uilm, il sindacato con più iscritti nello stabilimento ex -ILVA di Taranto rincara la dose: “la comunicazione a pochi giorni dall’incontro fissato per lunedì prossimo è grave, inopportuna e sbagliata“.

L’annuncio di 13 settimane di cassa integrazione per 1400 lavoratori ex Ilva a Taranto è stata una vera doccia fredda anche per i lavoratori dello stabilimento  di Genova “visto che solo pochi giorni fa il gruppo aveva spiegato che la riduzione della produzione in Europa non avrebbe interessato l’Italia” commenta Bruno Manganaro segretario genovese della Fiom . “E’ un brutto segnale e un messaggio pericoloso soprattutto per quanti vogliono che l’Ilva chiuda” . Anche se il provvedimento al momento riguarda solo Taranto, la preoccupazione si estende anche allo stabilimento di Genova Cornigliano: “Siamo preoccupati visto che da Taranto parte la produzione dell’acciaio che lavoriamo a Genova e visto che comunque a Genova finora non sono ancora stati garantiti nemmeno i mille lavoratori previsti dall’accordo” dice Manganaro. Oltre al merito, cioè la scelta dello strumento della cassa integrazione ordinaria a pochi mesi dall’affitto degli impianti ex-Ilva , per il segretario della Fiom genovese vi è anche un problema di metodo: “Per lunedì 10 giugno è stato fissato un incontro a Roma per fare il punto sui primi cinque mesi dal passaggio dell’Ilva ad Arcelor: avrebbero potuto tranquillamente spiegare il problema in quella sede e vedere se insieme riuscivamo ad individuare un’alternativa. Un brutto segnale quindi anche da questo punto di vista“.

L’agenzia internazionale di rating Moody’s ha analizzato di recente le difficoltà produttive in Europa del colosso dell’acciaio, che hanno indotto il gruppo ad annunciare una riduzione della produzione in alcuni dei suoi principali stabilimenti siderurgici,  Secondo l’agenzia di rating, tagliare la produzione è “negativo dal punto di vista del credito in quanto mette in evidenza il rapido deterioramento del contesto operativo nell’industria siderurgica europea, che sta affrontando un rallentamento della domanda dai principali mercati dell’acciaio (soprattutto automotive) dalla fine del 2018“. Moody’s ha rimarcato come la debolezza della domanda possa avere “un impatto negativo sulle consegne europee di Arcelor e sugli utili del 2019” pur mantenendo il giudizio sul merito di credito al livello Baa3, così come l’outlook stabile.

Non si può immaginare che un colosso del genere come Arcelor Mittal non sia capace di prevedere una fase negativa del mercato.  Il top management deve capire che non può lavarsi la coscienza con qualche “mancetta pubblicitaria” al Comune di Taranto o alla stampa locale, sempre pronta con il cappello in mano per qualche centinaia di euro. Qualcuno spieghi loro che dei bambini di Taranto quest’anno non sono andati nelle loro scuole, perché ritenute pericolose, in quanto troppo adiacenti alla fabbrica dove lavoravano i loro genitori.

Adesso quelle scuole molto probabilmente verranno chiuse per sempre. E i genitori di quei bambini, probabilmente resteranno a casa senza lavoro. E tutto ciò permetteteci di dirlo risulta ancor peggio di prima. Cosa verrà a dire il Governo del cambiamento il prossimo 24 maggio a Taranto ?




La Uilm riconferma il suo primato in ArcelorMittal. Palombella: "Premiato il nostro impegno" 

Rocco Palombella

ROMA – Così come accade da 26 anni nello stabilimento siderurgico di Taranto, prima Italsider, poi Ilva, adesso Arcelor Mittal,  la Arcelor Mittal, la Uilm riconferma il suo primato a Taranto con il 38% di voti  conquistando 24 seggi su 63 nel  siderurgico più grande d’Italia . La partecipazione al voto  l’89%, è stata altissima . I metalmeccanici della Uil hanno vinto sia nel collegio degli operai che degli impiegati.  “Un risultato che sancisce la nostra solidità e premia il lavoro fatto in questi anni“, commenta il Segretario generale Rocco Palombella.

Si sono concluse le votazioni per il rinnovo delle RSU nel gruppo Arcelor Mittal, negli stabilimenti di Taranto e di Novi Ligure a Genova . Complessivamente la FIM-Cisl  ha ottenuto un importante risultato, attestandosi sul 27,6% (Fiom 16,84% – Uilm 38,17% – Usb 14,85% – Ugl 2,29%), portando a casa 22 delegati (Fiom 16 – Uilm 25 – Usb 9 – Ugl 1).
Per quanto riguarda il sito Taranto, in cui lavorano 8194 dipendenti (5.738 operai, 2.333 Impiegati, 123 categoria Quadri) e che si estende nel perimetro di ben tre comuni, ai 31 seggi predisposti all’interno dello stabilimento ha votato il 91,37% dei lavoratori (7.487). La FIM-Cisl , pur confermandosi la seconda organizzazione, ha ridotto notevolmente la distanza dalla Uilm: il distacci si è abbassato notevolmente dimezzandosi , passando da 11 Rsu di distacco a 5;   cioè poco meno di 800 voti di differenza. Pieno di voti per la FIM-Cisl nell’area dei quadri dove vince le elezioni e si afferma come primo sindacato.

Le RSU elette in tutto sono 63: 44 operai (9 area Acciaieria, 9 area Ghisa, 8 area Laminazione, 8 area Energia, Staff e Servizi, 6 area Officine elettrica e meccanica, 4 area Tubifici).

Questo l’esito delle urne: la FIM-Cisl ha ottenuto 2.065 voti, pari al 27,6% (19 delegati – 13 operai, 5 impiegati, 1 quadro); la FIOM-Cgil  1.261 voti, pari al 16,84% (10 delegati); la Uilm 2.858 voti, pari al 38,17% (24 delegati), la Usb 1.112 voti, pari al 14,85% (9 delegati); la Ugl 172 voti, pari al 2,29% (1 delegato).

“Voglio ringraziare, a nome di tutta la FIM – dichiara Valerio D’Alòtutti i nostri candidati e tutti gli attivisti che hanno collaborato alla riuscita di questo importantissimo risultato che è il frutto di un lavoro avviato dalla rinnovata squadra della FIM negli ultimi sette anni”. Soddisfazione anche per il Segretario Generale della Fim-Cisl Taranto Brindisi, Michele Tamburrano e per il Segretario Generale Aggiunto Biagio Prisciano, i quale si congratulano per l’impegno profuso dall’intera squadra Fim. “Un ringraziamento particolare – evidenzia Biagio Priscianova a tutti quei lavoratori che hanno voluto scegliere realmente da chi farsi rappresentare. Di chi fidarsi e in chi vedere un valido appoggio per il proprio futuro“.




Palombella (UILM): “Lo stabilimento ex-Ilva di Taranto mostra i segni dell’amministrazione straordinaria. Serve investire su impianti e personale”

Rocco Palombella

TARANTO – Oggi sono tornato all’Ilva di Taranto dopo dieci anni dall’ultima volta. Ovviamente salta subito all’occhio la necessità di manutenzione di impianti che hanno subìto per anni l’amministrazione straordinaria”. Questo il commento di Rocco Palombella, segretario generale della Uilm,  al termine del sopralluogo all’Acciaieria 2, alle cokerie e agli altiforni, effettuato insieme a una delegazione Uilm del territorio tarantino.

“Da qui chiediamo quindi ad Arcelor Mittal di investire prima possibile sulla manutenzione degli impianti, ma non solo. Si possono perseguire obiettivi economici nel rispetto della dignità dei lavoratori che in questi anni hanno continuato a mandare avanti la macchina, insieme, per un progetto più grande, nonostante tutto”. Palombella con le sue parole ha voluto inequivocabilmente  lanciare un messaggio chiaro ad ArcelorMittal Italia rispetto alla tematica degli organici e in particolare quelli che attualmente si trovano ancora in cassa integrazione: “Lo voglio ribadire ancora una volta: a risalita produttiva occorre attingere dal bacino di AS”.

In mattinata il leader della Uilm ha appreso dell’incidente che si è verificato in Afo 1, dove un lavoratore ha purtroppo subito ustioni. “Ogni incidente è una sconfitta per tutti – ha detto Palombellanonostante i numeri positivi che Arcelor Mittal ci ha dato rispetto agli infortuni calati sensibilmente nei primi mesi dell’anno l’attenzione non può mai venire meno e serve un maggior coinvolgimento anche dei nostri Rls”. 

Al tema degli organici e della sicurezza si aggiunge quello legato all’ambiente. “Oggi abbiamo avuto modo di verificare come la copertura dei parchi primari stia rispettando la tabella di marcia, con l’accordo del 6 settembre abbiamo dato il via a una nuova era per Taranto” ha concluso Palombella.

Ieri Matthieu Jehl, ceo di ArcelorMittal Italia, in una lettera  ha “catechizzato” i direttori d’area dello stabilimento siderurgico di Taranto  e degli altri stabilimenti industriali ex Ilva presenti al Nord. Il documento scritto in inglese che risale a qualche settimana fa, doveva restare assolutamente riservato ….. illustra la “mission” industriale  tracciata per il 2019 dalla multinazionale franco-indiana, che costituisce il primo anno effettivo di presenza in Italia dopo l’acquisizione completata nel settembre scorso.

Nel secondo capitolo della lettera vengono “tracciati” i programmi ambientale e si rende noto che sono stati rispettati in tempo gli investimenti con scadenza 2018 e  che faranno di tutto per tenere questo ritmo anche nel 2019.

“Dobbiamo inoltre mantenere il livello di emissioni atmosferiche rigorosamente conforme alle leggi e alle normative vigenti”. Un impegno esplicito, quello del CEO di ArcelorMittal Italia che sembra allinearsi al proseguimento degli interventi di copertura dei parchi minerali e all’installazione, sulla parte esterna, dei primi pannelli anti-dispersione delle polveri.




Confronto Arcelor Mittal-sindacali al MISE

ROMA – Durante l’incontro di ieri al MISE,  i rappresentanti di Arcelor Mittal hanno illustrato ai sindacati le modalità con cui è stata effettuata la selezione del personale destinatario al passaggio in Am Investco, con lettera di distacco.

Nello specifico si è discusso dell’organizzazione del “day one”, del processo di selezione, dello stato di incentivazione all’esodo e dei distacchi/assunzioni. Le proporzioni percentuali del personale impiegato tra esercizio – manutenzioni – staff restano quasi invariate, con scostamenti di pochi punti percentuali rispetto al passato.

Fino al 6 novembre 2018 l’ ILVA in Amministrazione Straordinaria ha ricevuto 717 richieste di esodo volontario, a fronte delle quali sono state effettuate 549 conciliazioni per uscite con esodo incentivato.

Con una nota la Fim-Cisl  rende noto di aver  rappresentato ad Arcelor Mittal  “le anomalie riscontrate nel “day one”, sia sotto il profilo industriale e organizzativo sia dal punto di vista individuale, circa l’applicazione dei criteri di selezione. Abbiamo evidenziato ricadute su straordinario, cambi di postazioni, riduzioni di attività e di postazioni avvenute in tutti i siti“.

Il sindacato Fim-Cisl ha chiesto alla nuova azienda, così come già avvenuto durante la trattativa, di mostrarci “un quadro dettagliato, sito per sito, relativamente all’organizzazione del lavoro in base alle postazioni, programmando incontri con le Rsu che meglio di chiunque hanno la fotografia precisa delle necessità di impianto“.

“Le nostre richieste non si scostano rispetto a quanto siglato nell’accordo che, in coerenza col piano industriale, porta garanzie a tutti i lavoratori. Lavoratori che – continua la nota sindacale –  alla fine del piano, qualora ancora in Amministrazione Straordinaria riceveranno tutti la proposta di assunzione da parte di Arcelor Mittal.

Rispetto a quanto rappresentato, conclude la FIM-CISL  “abbiamo ricevuto disponibilità, fin da subito, dall’azienda ad esaminare ogni caso, con una serie di incontri nei vari siti. Riunioni che coinvolgeranno le Rsu, anche alla luce del fatto che non tutte le 10700 lettere di distacco, a causa delle uscite volontarie, sono state assegnate ai lavoratori”.

Al  tavolo con Arcelor Mittal  presso il ministero dello Sviluppo economico  è intervenuto anche il Segretario generale della Uilm, Rocco Palombella: Occorre al più presto ripristinare alcune situazioni che stanno creando problemi nell’attività di esercizio, in particolare nello stabilimento Ilva di Taranto. E’ necessario e urgente – aggiunge Palombellaaprire un confronto serio e diretto con le nostre Rsu e i responsabili territoriali per valutare realtà per realtà, sito per sito, tutte le situazioni anomale e a nostro avviso insostenibili”. “Non possiamo lasciare soli i lavoratori – continua – soprattutto quelli in cassa integrazione che in questi anni hanno già subìto il danno dell’inquinamento e oggi subiscono la beffa di essere sostituiti da altri. Vorrei a tal proposito puntualizzare che non ho nulla in contrario ad aziende terze storiche e riconosciute professionalmente, ma è chiaro che siamo contrari al ricorso ad aziende terze a fronte di migliaia di lavoratori in cassa integrazione”.

“La Uilm rifiuta fortemente qualsiasi logica di sostituzione, demansionamento e carico eccessivo di lavoro – aggiunge il Segretario generale della Uilm – dobbiamo provare invece a gestire questa fase di passaggio valorizzando e rafforzando quello che abbiamo fatto con l’accordo del 6 settembre, il cui valore per noi è fuori discussione”.

Dal canto suo Arcelor Mittal ha accolto le richieste del sindacato e si è detta disponibile ad aprire un confronto e a correggere il tiro. “Un atteggiamento che non possiamo far altro che apprezzare e che siamo certi ci porterà presto a delle soluzioni”, conclude Palombella.

 

 

 




Successo per l'accordo Ilva-ArcelorMittal. La stragrande maggioranza dei dipendenti dice si all'accordo sindacale

ROMA – “I lavoratori del Gruppo Ilva, approvano a larghissima maggioranza, con il 93%, l’ipotesi di accordo sottoscritta lo scorso 6 settembre presso il Ministero dello Sviluppo Economico, tra le organizzazioni sindacali e l’acquirente Arcelor-Mittal” Lo hanno reso noto e dichiarato i vertici della Fim-Cils, Fiom-Cgil e Uilm in una nota congiunta. I nel referendum sindacale fra i dipendenti del gruppo sono stati 8.255 (92,82%) i contrari 596 (6,70%), e soltanto 43 (0,48%) gli astenuti.

I sindacati nel loro comunicato esprimono  “grande soddisfazione per il risultato raggiunto, anche i lavoratori approvano l’intesa” . 6 anni dopo dal sequestro dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto, 12 decreti salva Ilva e decine di scioperi, csi chiude una delle vertenze più complesse del nostro Paese con l’approvazione dell’accordo da parte dei lavoratori . L’intesa raggiunta complessivamente porta in dote 4,2 miliardi di euro di investimenti per il rilancio del siderurgico, 1,25 miliardi di investimenti industriali, 1,15 miliardi di investimenti ambientali,  a cui si aggiungono i 1,2 miliardi per le bonifiche e l’ambiente, provenienti quest’ultimi dai fondi sequestrati e confiscati in Svizzera dalla Procura della repubblica e della Guardia di Finanza di Milano alla famiglia Riva.

“Risorse che serviranno a rendere sicuro, sostenibile ambientalmente competitivo il sito tarantino – affermano Marco Bentivogli, segretario generale Fim-Cisl, Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil e Rocco Palombella, segretario generale Uilm-UIl in una nota congiunta – , con un AIA l’autorizzazione integrata ambientale per il sito ionico, tra le più restrittive d’Europa”. “Ora compito delle organizzazioni sindacali – aggiungono i tre segretari generali – sarà monitorare l’andamento dei lavori ambientali e di messa in sicurezza dei siti, a partire da Taranto, e il rispetto dei tempi di attuazione del piano per arrivare nel più breve tempo possibile alla piena occupazione. E’ necessario, inoltre, dare seguito all’impegno per la convocazione del tavolo sull’accordo di programma di Genova

A Taranto il SI sì all’accordo con Arcelor Mittal è stato raggiunto con una percentuale plebiscitaria del 94%.  I votanti su 10.805 sono stati 6.866, dei quali 6.452 favorevoli , soltanto 392 contrari, 12 gli astenuti. 10 le schede nulle. La percentuale dei votanti è stata del 63%, con una astensione del 37%. La percentuale dei contrari è stata del 5,7%.

Con il 94% dei voti a favore” – spiegano in una nota i rappresentanti Fim, Fiom, Uilm e Usb di Taranto – i lavoratori hanno accettato l’ipotesi di accordo per la cessione degli asset di Ilva del gruppo che, nell’immediato prevede 10.700 assunzioni, con l’impegno di occupare tutti entro il termine del piano industriale mantenendo di fatto le tutele e i diritti individuali. Quanto emerso in questi giorni, durante il dibattito nelle assemblee con i lavoratori e subito dopo il risultato referendario di oggi, deve rappresentare un punto di partenza importante per il rilancio ambientale, occupazionale e produttivo di questo territorio. Ringraziamo pertanto tutti i lavoratori che hanno condiviso questo momento importate di partecipazione e democrazia, emersa nelle assemblee, in cui è stato condiviso un faticoso percorso che ha permesso questo significativo risultato. Lavoreremo affinché si passi nell’immediato dalle parole ai fatti, a partire dalla piena applicazione di quanto concordato e sottoscritto in sede ministeriale e aprire da subito un tavolo istituzionale sul futuro occupazionale dei lavoratori degli appalti.”

“Per ILVA abbiamo ottenuto il miglior risultato possibile “dichiara il Ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro Luigi Di Maio.Abbiamo lavorato per migliorare sia il piano ambientale sia quello occupazionale. Il risultato emerso dalle votazioni dei lavoratori conferma l’azione di questo Governo su una vicenda tanto delicata quanto quella dell’ILVA. La strada resta comunque in salita, tutte le nostre forze sono ora impiegate nel vigilare attentamente affinché il piano ambientale sia rispettato al millimetro. Al contempo predisporremo un piano straordinario di rilancio di Taranto, così da consentirne una vera riconversione economica, perché questa bellissima città non sia ostaggio di una sola azienda

Ma dalla Fim-Cisl di Taranto arriva un secca replica a Di Maio: “Salire sul carro dei vincitori senza aver combattuto le battaglie, spesso è più facile, ma sicuramente è meno gratificate. Dopo l’atto conclusivo della lunga vertenza Ilva, che ha visto i lavoratori metalmeccanici dei vari stabilimenti del gruppo votare – attraverso il referendum – favorevolmente all’accordo siglato al Mise il 6 settembre scorso, il ministro Di Maio si appropria indebitamente di un risultato che non gli appartiene affatto. Di Maio è stato ambiguo protagonista di questa vertenza soltanto negli ultimi tre mesi“.

“Il ministro esprime soddisfazione in toni trionfalistici per il risultato raggiunto, – continua la nota sindacale –  senza proferire alcuna parola verso i tanti lavoratori, che da ormai otto anni pagano il prezzo più alto di questa vertenza. Nessuna parola per chi la vertenza la vive dal principio: quei sindacati dimenticati dal vice premier che hanno siglato l’ipotesi di accordo, apportando ogni correttivo possibile, al termine di un’estenuante no-stop lunga 26 ore“.

“Certamente da Di Maio non ci saremmo mai aspettati parole di elogio nei nostri confronti, ma nemmeno farneticazioni sui meriti – conclude la nota di Valerio D’Alò Segretario Generale Fim-Cisl Taranto Brindisi  – Quei meriti che i lavoratori ci riconoscono e ci hanno attribuito durante le tante assemblee tenute a Taranto in questi ultimi quattro giorni. Questo accordo – come già detto in altre occasioni – per noi rappresenta soltanto il punto di partenza; vigileremo attentamente affinché quanto sottoscritto al Mise (piano ambientale e occupazionale) sia rispettato al millimetro“.




La notte dell'Ilva. L'accordo è stato raggiunto: 10.700 assunti subito

Luigi Di Maio,

ROMA – Era  iniziato con un botta e risposta tra Luigi Di Maio ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico e Marco Bentivogli segretario generale della Fim, il confronto  al tavolo sull’Ilva iniziato nel pomeriggio di ieri ed in corso durante la notte al Mise. Bentivogli ha detto “Lei ministro guarda in aria ma purtroppo non è come in tv che fa i monologhi; nelle trattative sindacali può trovare qualcuno che la pensa diversamente“. Di Maio  gli ha replicato “caro Bentibogli è un piacere dibattere con lei , la faccio concludere e poi le rispondo

Il segretario generale della Fim-Cisl Bentivogli nel suo intervento all’incontro tra azienda, sindacati e commissari straordinari dell’Ilva, aveva definito quella scelta dal Governo “una modalità scorretta di scaricare le responsabilità sulla trattativa sindacale” ed aggiunto “ è una modalità non corretta perché non stiamo vendendo un ferramenta ma il gruppo siderurgico più grande d’Italia e d’Europa. Il governo  non può essere il sensale tra le parti, deve metterci la faccia“.

E alle 8.10 di questa mattina  è arrivato il sì definitivo, che adesso verrà formalizzato in mattinata, con un accordo che prevede  l’impegno, rivelatori fondamentale, della multinazionale dell’acciaio ad assorbire tutti gli esuberi nel 2023, lasciando cadere l’iniziale condizione proposta di lasciare il costo del lavoro invariato, attraverso soluzioni come la riduzione dell’orario che è stata però immediatamente  rigettata dai sindacati.

Si è conclusa con un applauso liberatorio, la difficile trattativa durata 18 ore che ha portato all’accordo sull’Ilva: 10.700 assunzioni rispetto alle 10.300 ipotizzate alle prime battute del tavolo al ministero dello Sviluppo economico, iniziato ieri pomeriggio poco dopo le 14 e protrattosi per tutta la notte, con il vice premier Di Maio che spostandosi dal suo ufficio alla sala riunioni, si è affacciato spesso per seguire l’evoluzione della trattativa, puntando sopratutto al risultato, per lui tutto “politico”, di un’intesa migliorativa rispetto a quella prevista dal suo predecessore Calenda.

La riunione ristretta notturna al ministero dello Sviluppo economico comprendeva Arcelor Mittal, i segretari generali dei sindacati, i commissari straoridinari dell’ ILVA e Giampietro Castano il dirigente responsabile per le crisi di impresa del ministero.

Salgono quindi a 10.700 i lavoratori da assumere subito: è stata questa la proposta migliorativa contenuta nel testo aggiornato presentato da ArcelorMittal ai sindacati in tarda serata di ieri. L’ipotesi di intesa prevede un piano di incentivi all’esodo, volontario e anticipato, con una somma di 100mila euro lordi per il lavoratore disponibile ad andare via subito via, che li ha convinti ad accogliere la loro richiesta.

A cui aggiungere, infine, che per il premio di risultato 2019 e 2020 i sindacati hanno chiesto una “una tantum” che dia un salario di almeno il 4 per cento. Per i 2.800 che resteranno in carico all’ ILVA in amministrazione straordinaria sino al 2023 per occuparsi delle bonifiche ambientali, è prevista invece la garanzia di ArcelorMittal di riassunzione a fine piano. Il testo finale è attualmente alla verifica finale da parte dei sindacati, che lo stanno rileggendo e limando. Secondo diverse fonti, la chiusura dell’accordo potrebbe essere raggiunta intorno all’ora di pranzo.

Le “altre misure” a cui  il testo della bozza fa riferimento sono in particolare le uscite incentivate sono stimate  in circa 2500, per le quali il Governo ha garantito lo stanziamento di 250 milioni di euro .

Per Genova confermato l’organico, 1474 dipendenti “Aspettiamo la firma ma è chiaro che rispetto alla fase in cui venivano ipotizzate la messa in discussione di salario e diritti, siamo soddisfatti. Non ci saranno esuberi e per Genova viene riconfermato l’Accordo di programma con un organico di 1474 lavoratori. Per il segretario genovese della Fiom Bruno Manganaroora comincia una lunga storia con una nuova organizzazione della fabbrica che dovremo gestire con il più grande gruppo industriale dell’acciaio” ma rispetto alle premesse l’accordo è un “buon risultato“.

Sull’Ilva l’accordo è fatto e per noi per essere valido deve essere approvato dai lavoratori con il referendum” aggiugendo  “siamo fiduciosi sull’esito delle assemblee dei lavoratori” Così la segretaria generale della Fiom, Francesca Re David. “Gli assunti sono tutti, si parte da 10.700 che è molto vicino al numero di lavoratori che oggi sono dentro e c’è l’impegno di assumere tutti gli altri fino al 2023 senza nessuna penalizzazione su salario e diritti, era quello che avevamo chiesto” che ha aggiunto  “10.700 lavoratori verranno assunti subito e sono sostanzialmente quelli che ora lavorano negli stabilimenti, ossia tutti quelli non in cassa integrazione“.

Contemporaneamente parte anche un piano di incentivi alle uscite volontarie e l’azienda “si è impegnata ad assumere tutti gli altri che restano in carico all’Ilva senza penalizzazioni e con l’articolo 18″. Di fatto è stato migliorato anche il piano ambientale “che porta all’accelerazione delle coperture dei parchi ( voluta e disposta dal Ministro Calenda n.d.r.) e a un limite fortissimo delle emissioni. Se Ilva vuole produrre 8 milioni di tonnellate di acciaio lo deve fare senza aumentare di nulla le emissioni che ci sono“. Adesso, conclude Re David, “sottoporremo l’intesa come sempre al giudizio dei lavoratori che è per noi vincolante, oggi sottoscriveremo l’accordo ma la firma definitiva ci sarà solo al termine dei referendum“. I tempi? “Cercheremo di farlo naturalmente entro il 15 settembre, ci mettiamo subito al lavoro“, ha concluso.

Di Maio ha affermato che con l’intesa non si annulla la gara per l’aggiudicazione deIl’Ilva, come il CORRIERE DEL GIORNO aveva sempre escluso sulla base della conoscenza del dossier, la pubblicazione in esclusiva nazionale del contratto, e delle norme di legge. Una aara, argomenta il ministro grillino, “non aveva la possibilità di tutelare ‘l’interesse pubblico concreto e attuale. L’accordo fa sì che l’interesse pubblico concreto e attuale non si realizzi per l’eliminazione della gara“.

Per Rocco Palombella (Uilm)  “Oggi è una giornata storica. Dopo un’estenuante trattativa presso il Ministero dello Sviluppo economico la travagliata vicenda dell’Ilva, con il supporto determinante dello stesso dicastero, ha trovato la soluzione che aspettavamo da tempo: un’intesa senza esuberi”. Il segretario generale della UILM  evidenzia che “L’ipotesi di accordo stipulata con ArcelorMittal, che verrà subito sottoposta al giudizio dei lavoratori, contiene infatti al suo interno le proposte che noi abbiamo avanzato più volte in questi mesi, tra cui: l’organico di partenza con 10.700 lavoratori, il mantenimento dei livelli salariali, normativi e di contratto (no jobs act e garanzia dell’articolo 18), la garanzia di assunzione a fine piano industriale da parte di AM per tutti i lavoratori che non avranno usufruito degli incentivi (per i quali il governo ha confermato i 250 milioni di euro). Tutto questo si aggiunge a un piano ambientale migliorato che, a seguito delle nostre continue richieste, potrà finalmente partire in modo organico e continuo, finalmente Taranto potrà produrre acciaio senza inquinare”

“Grazie al nostro impegno e alla nostra determinazione conclude Palombellasiamo riusciti a salvaguardare l’ambiente e i livelli occupazionali. Questo è quello che abbiamo sempre cercato, quello per cui abbiamo lottato nonostante i numerosi colpi di scena che hanno segnato questa vicenda; siamo esausti ma soddisfatti, possiamo ora camminare a testa alta sapendo di aver salvaguardato un settore strategico per l’Italia e un grande Gruppo industriale che opera all’interno dei confini nazionali. Da oggi si apre un capitolo nuovo di cui inevitabilmente e orgogliosamente continueremo a far parte. Attendiamo fiduciosi un responso da parte dei lavoratori che verranno informati nel dettaglio dell’intesa stipulata”.
Oggi pomeriggio i sindacati rappresentati da Marco Bentivogli, Francesca Re David, Rocco Palombella e Sergio Bellavita. terranno una conferenza stampa presso il Ministero dello Sviluppo Economico (sala del Parlamentino) per
illustrare l’intesa di accordo per Ilva appena sottoscritta con ArcelorMittal e il Governo.

Domani intanto scade il termine entro il quale il Governo deve decidere se annullare o meno la gara vinta nel giugno 2017 fa da ArcelorMittal. Il prossimo 15 settembre scade invece la proroga dell’amministrazione straordinaria ed a fine mese i soldi in cassa all’Ilva,  che ha un arretrato di tre mesi dei pagamenti alle imprese dell’appalto ed indotto, ma a fronte di un accordo azienda-sindacati di fatto ormai raggiunto il ministro Di Maio aveva già dichiarato che la gara per lui resterà valida.  E così tutte le “frottole” di agosto ed i proclami del M5S pugliese possono finalmente finire nell’album delle promesse al vento…!

Il premier Conte:“annullare gara non semplice  – Secondo il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che si trova ad Ischia “E’  stato molto sapiente il percorso che abbiamo costruito, abbiamo acquisito il parere dell’Anac e dell’Avvocatura dello Stato, sono emerse irregolarità evidenti, ma l’annullamento della gara non è così semplice. Non basta un vizio formale occorre dimostrare che attraverso quell’annullamento si realizza meglio l’interesse pubblico. I dati che sono stati” resi noti “sono di assoluta eccellenza“.  Risulta strano che un avvocato come il premier Conte confonda una “criticità” con una “irregolarità”, dimenticando che una “irregolarità” non costituisce “illegalità”. Ma questo è lo stile….del M5S

A Di Maio sono arrivati anche i complimenti dell’ex ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda (Pd) su Twitter: “Una grande giornata per ILVA, per l’industria italiana e per Taranto. Finalmente possono partire gli investimenti ambientali e industriali. Complimenti a aziende e sindacati e complimenti non formali a Luigi Di Maio che ha saputo cambiare idea e finalmente imboccare la strada giusta“.

Ora restiamo in attesa che domani il ministro Di Maio renda pubblico il parere dell’ Avvocatura Generale dello Stato, di cui si è tanto parlato, e di cui il nostro giornale aveva la bozza definitiva, documento che non ha mai definito illegale la gara di aggiudicazione del Gruppo ILVA ad Arcelor Mittal.

(articolo in aggiornamento)

LA GIORNATA DI IERI AL MISE

“Nei primi testi consegnati  – aveva dichiarato il leader della Fim, Bentivogli –  le distanze sono ancora molto rilevanti su assetti occupazionali, conferma salario di secondo livello fino a nuova contrattazione azienda, necessità che il governo confermi 250 milioni per gli incentivi volontari all’esodo, doppio regime salariale con neoassunti, conferma trattamenti economici e normativi pre-esistenti. Alle 20 e 30 ci si vedrà con un quadro complessivo dei testi, compresi gli allegati e valuteremo come proseguire“.

“L’aria al Mise mi sembra positiva. Anche gli interventi che ci sono stati ad avvio del tavolo presieduto dal ministro Di Maio, al di là di qualche polemica e di qualche distinguo, hanno fatto emergere una consapevolezza: quella di provare a chiudere la partita sull’Ilva e a mettere la parola conclusiva. Ci stiamo provando tutti ma, ripeto, l’aria al Mise mi pare positiva”  ha commentato Antonio Castellucci segretario Cisl di Taranto, “Il fatto che circoli una bozza di accordo è un altro elemento positivo – ha aggiunto Castellucciè vero che una bozza di intesa c’era pure il 10 maggio scorso, quando tentò il rush finale l’ex ministro Carlo Calenda, ma il contesto di oggi è diverso rispetto ad allora. C’è una situazione complessiva di Ilva che è divenuta più critica, il 15 settembre scade la proroga ai commissari, Mittal, che ha vinto la gara un anno fa, può comunque entrare in fabbrica e prendersi l’azienda, e le casse Ilva da fine mese saranno a secco. Ecco perché bisogna chiudere l’accordo“.

Francesca Re David segretario generale della Fiom Cgil sosteneva ieri sera che  “se di Maio dice che entro stanotte c’è la possibilità di fare l’accordo, mi aspetto che che ci sia tutto sulla piena occupazione, tutto sui salari, tutto sui diritti e tutto sull’accordo di programma di Genova. Se non è così, significa che si deve fare una trattativa con il sindacato che poi deve far approvare l’accordo dai lavoratori“.

ArcelorMittal sulla base della bozza di intesa al vaglio dei sindacati  si impegnava inizialmente ad assumere 10.300 sui 13.500 occupati totali dell’Ilva. Nel documento si leggeva: “Alla condizione che si perfezioni l’operazione nei termini e alle condizioni di cui al contratto come modificato dall’accordo di modifica, verrà formulata una proposta di assunzione a tempo indeterminato presso le affiliate ad un numero complessivo di 10.300 lavoratori che siano alle dipendenze della società Ilva già alla data di sottoscrizione del contratto, di cui 10.100entro il 31 dicembre 2018 e 200 entro il 31 dicembre 2021” . Nonostante la sensazione che l’ atmosfera che aleggia al tavolo ristretto sarebbe “positiva” le posizioni mentre scriviamo, sarebbero ancora lontane.

La discussione parte dal punto dirimente dell’intero confronto, cioè la disponibilità manifestata e garantita da ArcelorMittal ad assumere 10.100 lavoratori entro il 2018, ed altri 200 entro il 2021, ma soprattutto, ciascuno degli operai che dopo il 2023 dovessero restare senza posto non avendo beneficiato dell’incentivo all’esodo e non avendo già ricevuto una proposta di impiego presso un’affiliata. Sembrerebbe, quindi, soddisfatta la richiesta dei sindacati che hanno sempre puntato a non lasciare per strada alcuno dei 14mila lavoratori dell’Ilva. Sul resto, però, le parti sono lontane. Il testo della bozza iniziale parlava di “costi invariati come condizione per garantire la piena occupazione al 2023″ aggiungendo in questo senso che “il costo del lavoro verrebbe mantenuto invariato tramite riduzione degli orari di lavoro“: un passaggio questo che non aveva soddisfatto i vertici sindacali di Fim, Fiom e Uilm e che è stato approfondito, discusso e migliorato nella notte.

Questa la proposta iniziale di ArcelorMittal nella trattativa, successivamente modificata.

 “Qualora  al momento dell’emissione del decreto di cessazione dell’esercizio dell’impresa delle società Ilva – si leggeva nella bozza di accordo iniziale – vi fossero ancora lavoratori alle dipendenze della società, ArcelorMittal formulerà, ovvero farà sì che le affilate formulino alla cessazione dell’amministrazione straordinaria, in ogni caso non prima del 23 agosto 2023, una proposta di assunzione a ciascun lavoratore che non abbia beneficiato di altre misure o opportunità previste dal presente accordo, non abbia già ricevuto una proposta di assunzione, non sia stato continuativamente alle dipendenze delle società alla data di sottoscrizione del contratto fino alla cessazione dell’amministrazione straordinaria“.

 

Il programma di ArcelorMittal per ILVA Taranto

Ecco il documento presentato a giugno 2017 dal Gruppo ArcelorMittal agli analisti finanziari ed investitori internazionali, in relazione all’ acquisizione del Gruppo ILVA

Ilva_Aquisition_InvestorPresentation

 




Di Maio: "La cessione dell'Ilva un delitto perfetto del governo a guida PD". Per Avvocatura dello Stato, Antitrust Europea, Anac e Ministero dell'Ambiente invece è tutto in regola

ROMA – Questa mattina il Ministro dello Sviluppo Economico del Lavoro Luigi Di Maio ha tenuto una conferenza stampa per commentare il parere (il secondo !) dell’ Avvocatura Generale dello Stato sulla gara che ha assegnato il Gruppo ILVA alla cordata AmCo Invest Italy, guidata da Arcelor Mittal.Sulla gara per la cessione dell’ Ilva è stato commesso il delitto perfetto. La gara è illegittima, ma non si può annullare. Per questo è un delitto perfetto” precisando che “Mittal è sempre stata in buona fede. Il delitto perfetto lo ha fatto lo Stato creando una procedura piena di vizi e illegittimità”.

 

“Secondo noi c’è stato eccesso di potere e l’atto è illegittimo”, ha sostenuto il ministro  precisando però che “per l’annullamento occororono due presupposti : innanzitutto deve esserci illegittimità dell’atto, ed un altro punto è quello della tutela dell’interesse pubblico” dimenticandosi che il Gruppo ILVA è una società privata e non una proprietà dello Stato e quindi dei contribuenti. Di Maio su questo punto  non ha fatto alcuna chiarezza su un punto fondamentale, e cioè  se fosse stata la stessa la stessa avvocatura ad esprimersi in questi termini. “Se dopo due anni e otto mesi esistessero delle aziende che volessero partecipare alla gara – ha continuato Di Maio –  noi potremmo revocare questa procedura per motivi di opportunità. Non abbiamo ad oggi delle aziende che vogliono partecipare, ma se ne esistesse anche solo una ci sarebbe motivo per revocare la gara” e concluso “se annullasimo la gara a cui ha fatto seguito un contratto regolarmente   firmato , Arcelor Mittal con un ricorso al TAR vincerebbero senza alcun problema!”

Avvocatura Generale dello Stato

Il CORRIERE DEL GIORNO, che come ben noto ai nostri lettori, ha anticipato di 5 giorni il contenuto del parere dell’ Avvocatura, che il ministro Di Maio ha promesso che renderà pubblica al termine del procedimento di verifica in autotutela,  in grado avendo avuto accesso a quel parere anche in questo caso, e  siamo in grado di confermare che quanto dichiarato da Di Maio è una sua interpretazione personale, che non collima con il contenuto del parere redatto in 35 pagine dell’ Avvocatura Generale dello Stato.

In realtà nei pareri dell’ Avvocatura e dell’ ANAC si è parlato solo di “criticità, infatti in nessun passaggio si è parlato di illegittimità altrimenti come è stato ricordato al ministro Di Maio dal nostro Direttore in conferenza stampa, i pareri dell’ ANAC e dell’ Avvocatura Generale dello Stato  sarebbero finiti a piazzale Clodio sul tavolo del procuratore capo di Roma Pignatone, e non sulla sua scrivania ministeriale in via Veneto . Infatti non vi è alcuna traccia di alcuna illegalità penalmente rilevante e perseguibile.

“Abbiamo chiesto se è stato giusto non concedere i rilanci – ha detto Di Maio –  La gara si poteva fare in due round, ci poteva essere la possibilità di rilanciare. Questo non è stato concesso, nonostante il concorrente lo avesse chiesto“, ha detto il ministro che ha aggiunto “Secondo noi c’è stato un eccesso di potere. I rilanci non sono solo una cosa tecnica, significa avere una migliore offerta, non si è fatto l’interesse dello stato e dei cittadini. I cittadini sono stati penalizzati da un eccesso di potere“.

Immediata è arrivata  la replica dell’ex ministro Carlo Calenda: “Caro Luigi Di Maio il delitto (im)perfetto è il tuo verso la nostra intelligenza. Se la gara è viziata, annullala. “Potremmo se ci fosse qualcuno interessato” e le altre fesserie del genere che ci stai propinando da mesi, dimostrano solo confusione e dilettantismo“.

Questo, il commentodi Teresa Bellanova (Pd) su Twitter: “#Ilva una conferenza stampa tutta basata sui secondo lui. Non abbiamo necessitá di interpretazioni, Ministro, occorre trasparenza. La ricorda quella che sbandieravate ad ogni respiro? Negli atti di governo non ci sono cose private. Renda subito pubblico il parere dell’Avvocatura” , aggiungendo “Allucinante. Ci aspettavamo di conoscere finalmente il parere dell’Avvocatura dello Stato rimasto, a detta della stampa, diversi giorni nel cassetto del ministro. Ci siamo sorbiti invece il commento, confuso e sibillino oltre che concettualmente e politicamente pericoloso, di un incompetente ministro ad un parere che sarebbe stato secretato, cosa mai accaduta in passato e inconcepibile per un atto dell’Amministrazione pubblica“.

Teresa Bellanova

La senatrice Teresa Bellanova (Pd)  annuncia di voler chiedere “l’audizione urgente del ministro perché riferisca in Parlamento”. “Delle due l’una: o quella gara può essere annullata, alla luce del parere, o quella gara non va annullato. L’eccesso di potere che ravvisa il ministro è soltanto nella sua testa. E il delitto perfetto lo ha compiuto lui oggi: a danno della logica e della cosa pubblica. Un cialtrone che infanga in modo vergognoso chi lo ha preceduto e infanga la mia personale onorabilità.”

“Sono stata seduta al tavolo di trattativa ore e ore – aggiunge ancora la Bellanova –  senza deflettere un momento da ruolo e responsabilità confortata proprio da un parere dell’Avvocatura dello Stato oltre che da norme approvate dal Parlamento. E oggi ci si dice che, sia pure illegittima, non è possibile annullare la gara? Ma che non si dicano fandonie. La verità è semplicemente il bisogno disperante, qui come altrove, di alibi. In questo modo si potranno anche vincere le elezioni ma non si governa un Paese. Richiederò  se l’Avvocatura ha chiesto la secretazione del parere per ragioni inerenti possibili, futuri contenziosi, è di tutta evidenza che il segreto è già stato violato dal Ministro, che il contenuto di quel parere ha ampiamente divulgato. Ora prevale l’interesse del Parlamento e di tutti i cittadini, di conoscere l’originale: per capire e per giudicare.

Distanti dalle posizioni espresse dal ministro Di Maio anche i  sindacati. Pochi minuti prima della conferenza stampa di Di Maio, era stata diffusa alla stampa una dure presadi posizione del segretario della Fim Cisl Marco Bentivogli.  “Siamo a due settimane dalla scadenza della proroga dei commissari data dal ministro Di Maio. Fino ad ora è stata fatta solo confusione. Il ministro ha dato contemporaneamente ragione a chi vuole chiudere l’Ilva e a chi la vuole rilanciare ambientalizzata. Non abbiamo nessun pregiudizio sull’operato del ministro e del suo dicastero, chiediamo solo di decidere perché è da maggio che la trattativa si è interrotta. Abbiamo atteso troppi mesi di scaricabarile, i lavoratori non attenderanno ancora per molto tempo. Basta campagna elettorale. Se ci sono criticità gravi – ha spiegato – , annulli la gara altrimenti è fumo e confusione utile solo alle prossime elezioni. La fabbrica è senza manutenzione e pericolosissima“. Bentivogli ha assunto una posizione molto dura ni confronti di Di Maio : “Non ci costringa a chiedere alla Magistratura la pubblicazione di ciò che le ha inviato l’Avvocatura, e non a fine procedura ma immediatamente. Lei dice che state aprendo migliaia di cassetti, ma come le ha detto qualche giornalista (il riferimento è al nostro direttore de Gennaro n.d.r.in conferenza stampa, ne state chiudendo molti altri”.

In linea con Bentivogli anche  il giudizio di Rocco Palombella, della Uilm: ” “Siamo di fronte a una grave irresponsabilità delle istituzioni, sia quelle che ieri ci hanno tenuti fuori dall’accordo con Arcelor Mittal che quelle che oggi parlano a mezzo conferenze stampa senza indicarci una strada concreta da percorrere”, sono le parole del Segretario generale della Uilm, Rocco Palombella. “Siamo stanchi di assistere da oltre sei anni a questo scaricabarile sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini – aggiunge – Inoltre scaricare la responsabilità sull’accordo sindacale in questo clima di incertezze ci sembra un atto illegittimo”. In questa situazione dice Palombellaè ormai chiara l’impossibilità della ripresa del confronto con Arcelor Mittal e il raggiungimento di un accordo, data l’assenza di una regia del Governo e del dicastero guidato da Di Maio”. Ed insiste: “Il ministro ci dica a questo punto senza mezzi termini come intende gestire l’esaurirsi delle risorse economiche e la chiusura dell’Ilva. È il momento che ciascuno si assuma le proprie responsabilità”.

Anche Francesca Re David  segretaria generale della Fiom-CGIL è di parere avverso: . “Noi Fiom , e con noi soprattutto i lavoratori dell’Ilva,  non intendiamo essere parte o vittime di quello che il ministro ha definito “un delitto perfetto”. Proprio per questo non parteciperemo ad alcuna trattativa parallela con Mittal mentre in altra sede si decidono i destini dell’Ilva”.

Di Maio ha dichiarato esplicitamente che l’unico interlocutore del Governo in questo momento è Mittal e che la cessione verrà conclusa, migliorando però le condizioni a suo dire “penalizzanti” presenti nell’aggiudicazione di un anno fa. Quindi  non esiste nulla dello sbandierato e millantatato “piano B”,  ma si va avanti con la trattativa con ArcelorMittal, che   qualche settimana fa ha presentato un’ offerta integrativa al contratto. Di Maio ha coinvolto il Ministero dell’Ambiente richiedendo un parere (il secondo essendosi già espressi durante la gara) che dovrebbe richiedere al massimo 15 giorni.

Il Gruppo Arcelor Mittal, attraverso il proprio portavoce italiano, ha detto: “Speriamo di ricevere il supporto del Governo per raggiungere una conclusione positiva nella negoziazione con le unioni sindacali il più presto possibile”. “ArcelorMittal – ha aggiunto – rimane interessata all’acquisizione di Ilva e al fatto di poter diventare un proprietario e un imprenditore responsabile del gruppo siderurgico italiano”.