Il premier Conte ufficializza la crisi del Governo in diretta da Palazzo Chigi

ROMA – In diretta da Palazzo Chigi il premier Giuseppe Conte ha ufficializzato di fatto la crisi politica della maggioranza: “Come ho già chiarito nel corso della mia informativa resa al Senato sulle inchieste russe personalmente non considero il confronto tra governo e Parlamento un molesto orpello del nostro sistema democratico ma la vera essenza della nostra forma di governo e in particolare di una democrazia parlamentare

“Ho già chiarito a Salvini che farò in modo che questa crisi da noi innescata sia la più trasparente della storia della vita repubblicana“. ha dichiarato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a Palazzo Chigi, aggiungendo “Ieri e questo pomeriggio è venuto a parlarmi Salvini il quale mi ha anticipato l’intenzione di interrompere questa esperienza di governo e di andare a votare per capitalizzare il consenso di cui la Lega gode attualmente“.

Conte si è apertamente schierato con il M5S (partito che lo ha indicato, seppure non eletto alla guida del Governo), rispondendo con il suo intervento alle dichiarazioni ufficiali di Matteo Salvini in un comizio tenutosi a Pescara.

“Spetterà a Salvini, nella sua veste di senatore, spiegare al Paese – continua Contee giustificare agli elettori che hanno creduto nella prospettiva del cambiamento le ragioni che lo portano a interrompono bruscamente l’azione di governo“.

Dopo mesi di tweet e post, la certificazione della rottura è arrivata con un comunicato ufficiale che gli mancava solo la ceralacca. A metà pomeriggio, la Lega ha chiarito che fra gli alleati c’è una “irrimediabile distanza” e che “l’unica alternativa” all’esecutivo gialloverde sono “nuove elezioni”.

Salvini vince in tutti i casi. La Lega parte favorita in tre scenari in caso di elezioni anticipate

Comunque vada, in tutte le ipotesi sarà la Lega a essere premiata da un eventuale ritorno alle urne. Nell’ipotesi di elezioni anticipate, sono tre le diverse possibili ripartizioni dei seggi della Camera e del Senato, così come elaborate sui dati dell’ultima Supermedia di AGI/YouTrend dello scorso 1 agosto, che indicano la Lega al 36,8%; il Pd al 21,7%; M5s al 17,6%; Forza Italia al 7,3%; Fratelli d’Italia al 6,4%; +Europa al 2,9%; i Verdi al 2,3%; La Sinistra al 2%. In tutti e tre i casi, il vincitore sembra essere sempre Matteo Salvini.

PRIMO SCENARIO: CENTRODESTRA UNITO

Con le stesse coalizioni del 2018 e se i risultati fossero quelli rilevati dall’ultima Supermedia AGI/YouTrend (calcolata il primo agosto 2019) la coalizione di centrodestra Lega-FI-FdI otterrebbe una maggioranza schiacciante sia alla Camera (416 seggi su 618) che al Senato (210 seggi su 309).

In entrambe le Camere, quindi, il centrodestra avrebbe oltre i 2/3 dei seggi totali. Il gruppo di opposizione più consistente sarebbe quello del Pd (unico partito dell’area di centrosinistra che supera la soglia di sbarramento del 3%) con 119 seggi alla Camera e 57 al Senato. Il Movimento 5 stelle eleggerebbe solo 81 deputati e 40 senatori.

SECONDO SCENARIO: LEGA DA SOLA

Se Matteo Salvini optasse per una corsa in solitaria della Lega, non avrebbe i numeri per un governo monocolore. Con quasi il 37% dei consensi, la Lega sarebbe di gran lunga il primo gruppo parlamentare, con 283 seggi alla Camera e 143 al Senato. In entrambi i casi però tali numeri non sarebbero sufficienti a formare una maggioranza. Decisivi potrebbero diventare a quel punto i 62 deputati e i 31 senatori eletti con Forza Italia e Fratelli d’Italia. Il centrosinistra eleggerebbe 153 deputati e 73 senatori, M5s 118 deputati e 60 senatori.

TERZO SCENARIO: LEGA ALLEATA SOLO CON FDI

Se la Lega decidesse di allearsi con Fratelli d’Italia ma non con Forza Italia, il risultato sarebbe la conquista di una maggioranza piuttosto ampia. Con oltre il 43% dei voti, infatti, questa ipotetica coalizione di destra sovranista avrebbe ben 353 seggi alla Camera e 181 al Senato. In questo caso i gruppi di opposizione sarebbero tre, in entrambe le Camere: quello di centrosinistra (131 deputati e 61 senatori), quello di M5s (102 deputati, 50 senatori) e quello di Forza Italia (30 deputati e 15 senatori).




Uno più uno ora fa zero

di Antonio Polito

Vabbè che la famiglia è sacra. Ma un governo con due politiche della famiglia è un po’ troppo. Una è del ministro leghista Fontana, che sta faticosamente tentando di attaccare un pacchetto di emendamenti al treno del decreto crescita. L’altra è del vicepremier Di Maio, che ha proposto un suo decreto legge appena bloccato dal ministro Tria perché senza copertura. Quello che sta succedendo nelle ore finali della campagna elettorale riassume alla perfezione il buco nero in cui è sparito il governo Conte: uno più uno non fa più due, ma zero.

La logica del contratto prevedeva, spericolatamente, che programmi molto diversi, spesso divergenti, talvolta alternativi, potessero sommarsi senza integrarsi. Tot miliardi di reddito di cittadinanza a me, tot di quota cento a te, e amici come prima. Ma il contratto ha ballato una sola estate. Sufficiente appena a mettere nei guai i conti pubblici, inconsapevoli della grande frenata dell’economia che stava arrivando. Ciò che per i primi mesi si è sommato, ha così cominciato a elidersi. Ciò che piaceva a uno, danneggiava l’altro. Quando uno saliva nei sondaggi, l’altro scendeva. Da alleati per caso, i due partner di governo sono diventati avversari per vocazione.

Giancarlo Giorgetti

Il risultato è stato appena certificato con timbro ufficiale da Giancarlo Giorgetti: il governo è paralizzato, nel caos, siamo rimasti alle varie ed eventuali. In poche parole: è finita, fino a prova contraria. E se lo dice lui, che di mestiere fa il segretario del Consiglio dei ministri e ne verbalizza le riunioni, gli si può credere. In questa lunga discesa agli inferi si sono rovinati anche i rapporti personali, più difficili da ricucire di quelli politici. Si sapeva già che Di Maio e Salvini non si parlavano più, nemmeno per telefono. Ora abbiamo scoperto che Conte e Giorgetti si detestano cordialmente, come neanche Gentiloni e Boschi ai tempi loro: Palazzo Chigi Uno e Palazzo Chigi Due. Conte si offende perché Giorgetti dice che non è imparziale. Ma il presidente del Consiglio non fa il guardalinee, dovrebbe essere il capitano della squadra. Il problema è che la squadra non c’è più: all’ultima convocazione, Giorgetti non si è neanche presentato.

Se tutto questo fosse il risultato di una lucida strategia tesa ad andare al voto in ottobre, ci sarebbe almeno una logica. Ma così non è: sembra piuttosto un incespicare giorno dopo giorno verso l’inevitabile baratro. Chi l’ha detto infatti che le Europee scioglieranno i nodi? E come potrebbero? Perché il paradosso della situazione è che non sembra esserci alternativa. In Parlamento non di sicuro, e forse nemmeno nel Paese. Se poi Salvini pagherà la sua corsa a destra con un successo inferiore alle attese, e Di Maio coronerà la sua corsa a sinistra con un insuccesso minore del temuto, allora sarebbe anche più complicato giocare a rischiatutto, tornando alle urne in autunno. Il governo potrebbe durare perché non c’è altro da fare. Ma quanto può reggere un Paese con i guai dell’Italia di oggi senza un esecutivo degno di questo nome? E come fronteggerebbe un cigno nero, o anche il più usuale volo dello spread?

I due partner di governo sono i responsabili della situazione attuale. Forse non dell’andamento dell’economia, che non si decide per decreto, né nel bene né nel male; ma dei conti e del deficit certamente sì. Spetterebbe dunque a loro tirarcene fuori, Dio solo sa come, con la legge di Bilancio di fine anno. Difficilmente troveranno qualcuno che accetti di farlo al posto loro, a Roma come a Bruxelles. Nel sabato di silenzio elettorale, i due capi della maggioranza dovrebbero dunque davvero prendersi una pausa di riflessione e chiedersi se ne vale la pena: se sanno darsi una regolata o se l’esperimento è da considerarsi chiuso.

Verrebbe da dire: salite a bordo, con quel che segue; ma solo se siete in grado di prendere il timone. Perché, al momento, «barca senza nocchiere» siamo, «e in gran tempesta».

*editoriale tratto dal CORRIERE DELLA SERA

 




La guida M5S del Governo al capolinea: Conte, Salvini, Di Maio e Giorgetti non si parlano più

ROMA – Soltanto sei mesi fa, Matteo Salvini  esprimeva su La7  lodi lusinghiere dei soci-alleati di governo: “Senza Di Maio e Conte non avrei combinato niente”. Era soltanto lo scorso novembre ma  la “liason” fra due vicepremier e leaders dei rispettivi partiti è pressochè arrivata al capolinea con inevitabile rincorsa polemica su di chi pesi la responsabilità della rottura.

L’alleanza fra  Di Maio e Salvini è incrinata da un bel pezzo. Lo scorso primo maggio al vertice intergovernativo i due vice-premier sono arrivati  a Tunisi atterrando con due voli diversi e successivamente costretti a sedere spalla a spalla, senza parlarsi, ingannando il reciproco silenzio con gli occhi fissi sugli smartphone. Di Maio al rientro a Roma ha “snobbato” l’aereo di Stato. Il leader politico 5 Stelle invoca un vertice di maggioranza ? Dalla Lega replicano che il ministro grillino alla guida dei dicasteri del Lavoro e Sviluppo in realtà “non ha chiesto nessun incontro a Salvini ” ed il M5S cerca di ridicolizzare l’alleato : “Se la Lega ci tiene, gli facciamo una richiesta con la carta bollata“.

  Gli imbarazzati silenzi e i mancati incontri di quello che sembra essere l'”ei fu” quartetto di Palazzo Chigi, composto dal Premier Giuseppe Conte (non votato e quindi non eletto dagli italiani)  , dal sottosegretario Giancarlo Giorgetti, e dai vicepremier  ormai separati in casa, sembrano vivere il ruolo di chi dopo un matrimonio di facciata, si appresta alla firma del divorzio definitivo. Soltanto il responso del voto europeo del prossimo 26 maggio, infatti,  potrà liberarli  dall’ibernazione glaciale in cui i due partiti (ex ?) alleati sembrano essersi rinchiusi . Tra Conte e Giorgetti peraltro la simpatia e coesione non è mai scattata, mentre quella tra Conte e Salvini si è guastata giorno dopo giorno: il leader della Lega punta alla presidenza del consiglio ed il professore grillino, “autocelebratosi” avvocato degli italiani, invece intende ancora occuparla a lungo.

Matteo Salvini e Giuseppe Conte

Sino allo scrutinio del voto europeo sono obbligati di fatto  a non parlarsi , a non sedersi nelle occasioni ufficiali uno accanto all’altro,  ed a randellarsi ripetutamente senza sosta dalle pagine dei socialmedia. E sui social infatti che regna la più dura battaglia verbale che mai abbia contrapposto gli “azionisti” di un’alleanza  governativa contrattualizzata . Di Maio mi insulta”, attacca Salvini, e l’altro gli replica ” Salvini fa l’offeso, da quando c’è stato il caso Siri l’ha presa sul personale“.  Matteo Salvini non si fa sfuggire l’occasione per puntualizzare: “Io per 11 mesi ho mantenuto la parola con gli italiani e con i 5 Stelle. Inizio a notare troppi accoppiamenti fra Pd e 5 Stelle, troppa sintonia“. Aggiungendo: “No alla flat tax, no ad Autonomia, no al nuovo decreto sicurezza. E magari riapriamo i porti – ha aggiunto – . Mi spieghi qualcuno se vuole andare d’accordo con il PD o con gli italiani e la Lega rispettando il patto“.

Giancarlo Giorgetti

Ma di fatto gli ex “alleati-amici di facciata“,  non si parlano più personalmente.Non si telefonano, come confermato dalla posizione ufficiosa resa nota da fonti leghiste due giorni fa : “Salvini non sente né Di MaioConte dall’ultimo Consiglio dei ministri“. Affermazione che di fatto significa dire che per sei lunghissimi giorni almeno, cioè dall’8 al 14 maggio, il Governo a maggioranza gialloverde è incredibilmente andato avanti in assenza di contatti tra coloro i quali rappresentano le massime istituzioni. Un comportamento che non può passare inosservato ai milioni di cittadini che si illudevano nel millantato Governo del cambiamento.

Più che lecito chiedersi a questo punto, come è immaginabile che si possa governare un Paese, che nonostante la crisi economica che vive, rimane sempre  la settima potenza industrializzata al mondo, senza scambiarsi nemmeno una parola, preferendo litigare via telecamere, socialnetwork o quando capita dalle prime pagine dei quotidiani ?  L’esperto e navigato Giancarlo Giorgetti, sottosegretario leghista alla Presidenza del Consiglio,  ha confermato ufficializzando nello salotto televisivo di Porta a Porta condotto da Bruno Vespa l’”insostenibile” livello di litigiosità, rivelando che  Salvini e Di Maio non si parlano più: “Si mandano raccomandate o tweet. In ogni caso sono costretti a incontrarsi in Consiglio dei Ministri , quindi entro lunedì si dovranno vedere” aggiungendo “Se il livello di litigiosità resta questo dopo il 26 maggio è evidente che non si potrebbe andare avanti“.

Elezioni anticipate a settembre? Non ho mai paura del popolo che si esprime” commenta Giorgetti. Se il Pd prende il 45% il 26 maggio, e se la Lega prende il 35%? “In quel caso sono contento“, dice senza manifestare alcuna preoccupazione.

Domani in pre consiglio si inizierà a discutere il testo del decreto sicurezza bis, che la Lega intende approvare subito, e quindi è prevista una battaglia in punta di diritto tra gli esperti legislativi dei rispettivi i partiti. Fonti vicino a Conte sostengono che difficilmente ci saranno le condizioni politiche affinché si possa arrivare a un disco verde prima del voto: “Magari il documento farà un primo giro di tavolo in Cdm, per consentire al ministro dell’Interno di dimostrare plasticamente che sta andando avanti, complicato che si faccia di più”. Uno scontro all’orizzonte che rischia non solo di logorare, ma di compromettere oltre il punto di non ritorno, questa maggioranza che incredibilmente si trova a farsi opposizione da sé stessa.

Se non dovesse saltare….




Palazzo Chigi, poliziotto a processo: cambiava le presenze nel software

ROMA –  È iniziato ieri il processo a Carlo Maiuri romano 49enne,  assistente capo della Polizia di Stato in servizio presso l’ Ispettorato responsabile della sicurezza della Presidenza del Consiglio, nei confronti del quale pende la duplice accusa di “truffa” e “accesso a sistema informatico“. Al poliziotto difeso dagli avvocati Vittorio Palamenghi e Pasquale Pittella, la procura di Roma ha contestato dieci episodi, spalmati fra il 2015 al 2017, in cui secondo l’accusa si sarebbe servito della sua qualifica per assentarsi indebitamente dall’ufficio.

nella foto Palazzo Chigi




Tav: Di Maio perde, Salvini non vince. Il trucco per arrivare alle europee

di Tommaso Ciriaco

Chi vince, chi perde, chi bluffa? Bisogna scarnificare all’osso la propaganda dei mastini forgiati dalla Casaleggio associati. Scacciare gli illusionismi. E aggrapparsi all’unico dato certo: i bandi per la Tav partiranno, identici a come sarebbero partiti se in queste settimane Giuseppe Conte e Luigi Di Maio si fossero occupati solo della recessione anziché della Torino-Lione. E allora, di nuovo: chi ride per non piangere? Perdono i Cinquestelle. Nonostante lo spin di Palazzo Chigi, non c’è alcun rinvio dei bandi.

Il vicepremier deve ingoiarli, anche se con la promessa scritta di “rivedere integralmente l’opera“. Chissà quando, chissà come, chissà perché non subito per decreto. Ottiene quanto richiesto Matteo Salvini, ma esce comunque con le ossa rotte, presentando all’elettorato del Nord una grande opera come fosse un progetto semi-clandestino. Vince Giuseppe Conte, lui sì, se può dirsi vittoria aver stracciato una promessa storica del Movimento, “No Tav o morte!“, senza crisi di governo. E incassando pure il sentito ringraziamento degli sconfitti.

C’è del talento in chi gestisce da Palazzo Chigi gli assalti a vuoto di Luigi Di Maio. Lo dimostra il retroscena delle ultime ore. Nella notte di venerdì, sul tavolo del premier finiscono le relazioni dei suoi esperti legali e i focus di marketing politico dello staff di Rocco Casalino . La stella polare del team è il “capolavoro di dicembre” – lo chiamano ancora così – quel tocco di genio che trasformò il deficit in manovra dal 2,4% al 2,04%, per nascondere la sconfitta con l’Europa. Il risultato è la “soluzione tecnica“, un cavillo di cartone che risolve lo stallo. Nient’altro che un escamotage linguistico per camuffare il via libera ai bandi.

Avis de marchés, ecco il jolly di Conte. Da avvocato, il premier chiede ai suoi di rispondere a una domanda: come far partire i bandi senza ammettere di averlo fatto? Non chiamandoli bandi, ecco tutto. Aggrappandosi al sinonimo in francese, avis de marchés appunto, “avvisi di gare“. Né più, né meno di quanto Telt aveva già indicato come soluzione per non perdere i trecento milioni di finanziamenti europei. Compra sei mesi di tempo – anche questo, tutto già previsto nella tabella di marcia tracciata dalla società il 18 dicembre scorso – rimandando le decisioni finali a dopo le Europee.

Nelle stesse ore, e siamo a ieri mattina, Di Maio si attrezza per la ritirata. Appena Conte rende nota la missiva, il grillino plaude. Ha drammatizzato al massimo la battaglia per tenere buoni gli ortodossi, adesso è l’ora di piegarsi alla realtà. Anche lui compra tempo, sapendo che pure una buona parte degli elettori 5S del Nord Ovest, assicura un ultimo sondaggio Swg, sono favorevoli alla mini Tav: 35% contro 34%. Non può ancora dirlo, ma è l’orizzonte finale dell’opera, tunnel di base compreso.

Ora è però il tempo di esaltare una vittoria che non c’è. L’unica arma proposta per giorni da Di Maio a Conte, un decreto per fermare la Torino-Lione, resta un triste foglio bianco. Soltanto il Pd, con Graziano Delrio e Sergio Chiamparino, interpreta la novità come un trionfo a cinquestelle. “La lettera è chiara, il governo blocca le opere“. Il dem Michele Anzaldi dice il contrario. Tutto ruota attorno alla voglia di mirare contro il vero competitor dei prossimi mesi, Salvini, piuttosto che colpire un Movimento in crisi.

Salvini, si diceva. Si proclama vincitore. Difficile però sostenerlo di fronte al proprio elettorato e all’immenso buco nero sul futuro tracciato da Conte. Il gelo con Di Maio è polare. Ma la scelta del vicepremier leghista è comunque quella di non infierire sull’alleato. Nel sabato del suo compleanno, sveste la divisa della Polizia e mette su quella dello statista per un giorno: “Nessuno vince o perde, la Lega governa perché vincano gli italiani”. Da lunedì, però, rivendicherà il via libera ai bandi e una certezza granitica: “La Torino-Lione si farà“. Ripartirà un balletto tra gialli e verdi – “Tav sì, no, boh” – fino al 26 maggio.

Dal giorno dopo le Europee si aprirà il secondo tempo della sfida. Con “equilibri diversi”, è il ragionamento di Salvini, come potrà Conte fermare l’opera? O anche solo “ridiscuterla integralmente“, se i francesi accetteranno di limare al massimo i dettagli? Secondo il premier, la svolta arriverà dopo un bilaterale con Macron, già contattato ieri assieme a Juncker. In caso contrario, i 5S giurano che si faranno “valere in Parlamento”. Sempre domani, sempre chissà. La verità è che non potranno rivedere per legge il trattato che regola il progetto, perché manca una maggioranza favorevole allo strappo. Servirà un altro illusionismo, a quel punto. In linea con la profezia che Conte confidava venerdì sera al suo staff nel pieno della bufera: “Tranquilli, tutto si risolverà. C’è molto teatro in queste ore…”.

*editoriale tratto dal quotidiano La Repubblica




Il premier Conte invia la lettera a Telt: avanti sulla Tav basta che si possa tornare indietro

Palazzo Chigi

ROMA – Palazzo Chigi ha inviato una lettera alla Telt per autorizzare l’approvazione di avvisi per i 2,3 miliardi di lavori del tunnel di base della Tav con la clausola di dissolvenza che sarà motivata dall’avvio della procedura di revisione del trattato italo-francese. E’  questa la strada che Giuseppe Conte ha deciso di percorrere per trovare una mediazione all’interno del Governo, in stallo sulla Torino-Lione, ed evitare di tornare all’avvocatura, visto che non è stato mai eletto dagli elettori.

I contenuti della direttiva e dei bandi non sono ancora noti ma sarà comunque presente un riferimento alla volontà di Roma di chiedere a Parigi e Bruxelles di rivedere il Trattato. La lettera è frutto dell’intesa raggiunta in extremis da Lega e M5S e terrebbe conto delle condizioni avanzate ieri da Luigi di Maio, che aveva chiesto di non impegnare soldi pubblici in questa fase.

La Lega insiste perché i bandi partano e si prosegua con la realizzazione dell’opera, mentre il Movimento 5 stelle è fortemente contrario. Conte spera nella terza via, quella dei bandi che possono essere cancellati, che secondo il premier potrebbe portare la pace dentro l’esecutivo.

Un portavoce di Telt conferma di aver ricevuto il documento da Palazzo Chigi.  Lunedì il Cda della società si riunirà per dare il via libera ai bandi da 2,3 miliardi di euro per i lavori di scavo del tunnel di base e Palazzo Chigi precisa che ‘si va verso il rinvio, lunedì non ci saranno i bandi’. L’obiettivo di Telt dunque è quello di rispettare la volontà dei governi. “Preso atto delle posizioni dei due governi vi informiamo che, in assenza di atti giuridicamente rilevanti che comportino istruzioni di segno contrario, abbiamo previsto che il Cda fissato per l’11 marzo 2019 autorizzi la Direzione a pubblicare gli ‘avis de marchés’ (inviti a presentare candidatura) relativamente agli interventi dei lotti francesi del tunnel di base, in modo da rispettare il termine del 31 marzo” per avere il finanziamento Ue per il 2019.

“La società Telt mi ha appena risposto confermandomi che i capitolati di gara non partiranno senza l’avallo del mio governo e del governo francese e che, al momento, si limiteranno esclusivamente a svolgere mere attività preliminari, senza alcun impegno per il nostro Stato”, ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, pubblicando la lettera da lui invitata a Telt sulla Tav e la risposta ricevuta dalla società italo-francese. “Ho chiarito che questo Governo e le forze politiche che lo sostengono si sono impegnati a “ridiscutere integralmente questo progetto e che abbiamo intenzione di interloquire con la Francia e con l’Unione europea alla luce delle più recenti analisi costi-benefici da noi acquisite. Ovviamente non vogliamo che nel frattempo si perdano i finanziamenti europei già stanziati”.

In serata il premier Conte ha informato il presidente Emmanuel Macron e il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker sull’iniziativa intrapresa di ritardare i vincoli giuridici e gli impegni di spesa per i bandi e, in particolare, sul “supplemento di riflessione” richiesto per condividere dubbi e criticità nel frattempo emersi sul progetto Tav.

Il no alla Tav è una “battaglia identitaria del Movimento” cinquestelle. Lo ha ribadito a Napoli il presidente della Camera, Roberto Fico. “Nel 2005 la prima riunione non del movimento perché non esisteva, ma dei meetup che nascevano fu fatta a Torino perché quel giorno c’era la grande manifestazione per dire no alla TAV – dice Ficoeravamo un centinaio di persone, oggi alcuni non ci sono, c’era anche Beppe Grillo, finì la riunione e andammo tutti alla manifestazione No TAV “. Fico sottolinea che “non era un’idea ideologica o per dire no a qualcosa, era per dire di cambiare rotta rispetto a opere che non servono e non servivano, con documenti concreti e sostanziali“.

“Il primo atto nel 2013 quando arrivammo in Parlamento come parlamentari di M5S alla Camera e al Senato, la prima uscita pubblica di tutto il MoVimento 5 stelle parlamentare fu di andare a visitare i cantieri della TAV per comprendere a che punto ci trovavamo, per dire l’ennesimo no documentato e non ideologico alla TAV – ha ricordato il presidente della Camera Roberto Fico a Napoli – quindi è una lotta che ha attraversato ogni periodo storico dai meetup al movimento, non è un atto ideologico perché abbiamo visto tutte le relazioni che sono negative senza contare che ogni volta purtroppo, e non solo in Italia, che un’opera va avanti in un certo modo crescono anche le spese che in questo momento non sono a bilancio, diciamo così”. “È chiaro che è una battaglia identitaria del MoVimento 5 stelle e quindi comprendo bene la durezza“. Nonostante tutto però per il presidente della Camera “la legislatura è saldamente in piedi, c’è la nostra Carta costituzionale, la nostra Repubblica e semmai avverrà qualcosa la parola passerà sempre al Presidente della Repubblica, non al presidente della Camera“.

Il leader della Lega Matteo Salvini smorza sulla crisi di governo. Elezioni anticipiate? “Non ci penso neanche. Abbiamo fatto tanto in nove mesi e voglio fare ancora di più in cinque anni”Io rimango convinto che la TAV si debba fare, per collegarci al resto dell’Europa. Stiamo lavorando per riaprire tutto quello che altri hanno bloccato per anni e io farò di tutto perché, coinvolgendo la Francia e l’Europa, l’opera si faccia. Gli italiani ci chiedono di lavorare e questo faremo“.

Intanto a Torino si prepara ad un’altra manifestazione dei #SiTav con le Madamin di nuovo in piazza in un flash mob mentre le imprese scendono sul piede di guerra: ‘Se non partono i bandi pronti ad azioni legali’

Il Comité Lyon-Turin: con il rinvio si bruciano 300 milioni. “Ogni nuovo rinvio significherebbe uno spreco di centinaia di milioni di euro, dalla perdita dei 300 milioni di euro di fondi Ue fino alle spese legate ai ritardi nei lavori“. Lo ha detto all’ANSA il delegato generale del Comité Transalpine Lyon-Turin, Stéphane Guggino, commentando le notizie provenienti dall’Italia. “Non ho informazioni precise riguardanti un eventuale rinvio dei bandi” di gara sulla Torino-Lione, ha detto ancora il delegato generale del Comité Transalpine Lyon-Turin aggiungendo: “Mi sembra ci sia molta confusione, anche se sul piano della procedura tutto è possibile“.

I SiTav scendono di nuovo in piazza. Sono oltre un migliaio i torinesi che partecipano al flash mob delle madamin davanti a Palazzo Carignano, storica sede del primo Parlamento italiano, per dire “si Tav subito”. Lo slogan viene scandito dalla piazza, mentre una catena umana è stata formata davanti all’ingresso dello storico edificio da cui Cavour fece partire i lavori per il tunnel del Frejus. I cittadini in piazza indossano indumenti arancioni, il colore del Comitato Si Torino va avanti delle madamin. Con loro anche Mino Giachino, l’altro organizzatore delle manifestazioni a sostegno della nuova linea ferroviaria ad Alta Velocità. Con il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, sono presenti numerosi esponenti politici del centrosinistra e di +Europa. Per le imprese, ci sono tra gli altri i presidenti di Amma e Unione Industriale, Giorgio Marsiaj, e Dario Gallina. La mobilitazione “Si Tav” prosegue domenica prossima, 17 marzo, alle ore 11 in piazza Castello a Torino.

 

 

 




Le due facce di Ponti: sì alla Tav per l'Europa, no alla Tav per il ministro Toninelli

ROMA – Ancora una volta emerge il doppio giochismo dei “tecnici” che gravitano intorno al Movimento 5 Stelle. E’ questo il caso dell’ingegnere torinese Marco Ponti che ad ad agosto 2018 aveva “promosso” l’alta velocità ferroviaria a livello europeo con un parere prodotto per la Direzione Generale Mobilità e Trasporti della Commissione Ue, per poi bocciare a febbraio 2019 la TAV nel documento redatto per il governo italiano. Un vero caso di “sdoppiamento” di personalità considerati che i due corposi rapporti, sono stati scritti in tempi contigui, con delle relazioni che sostengono le stesse tesi in maniera opposta e contrari .

Il tecnico dichiaratamente “No tav” già cacciato da altre società per le sue idee da altre società per ua ideologia  comunista-liberista “cosa di cui vado molto fiero” (dice Ponti n.d.r.) prescelto dal ministro Danilo Toninelli (un ex-agente di assicurazioni n.d.r.) per guidare la commissione ministeriale che ha detto no alla tratta, a sua volta prova a difendersi dalla figuraccia colossale,  sostenendo che le metodologie d’analisi sono differenti, che l’approccio non è paragonabile e che in fondo il ruolo avuto nella redazione dello studio stilato per la Commissione Ue è stato marginale.  In realtà l ‘approccio è diverso in quanto accantonando le polemiche suscitate dall’analisi costi-benefici “targata” Ponti, il dossier di 78 pagine che il ministro Toninelli ha consegnato a Palazzo Chigi a febbraio  2019 , sostiene che completare la TAV Torino-Lione comporterebbe un salasso di ben 7 miliardi per le casse dello Stato,  omettendo ( o occultando ?)  tutta una serie di dati inconfutabili che di fatto avrebbero capovolto l’esito negativo a cui è arrivato il verdetto finale.

Parliamo di inconfutabili dati keynesiani evidenziati in maniera chiara invece nell’altro dossier, quello europeo, stilato su  178 pagine a cui l’ingegner Ponti ha collaborato insieme ad altri docenti di fama internazionale. Un dossier all’interno del quale è riportato nero su bianco come la Torino-Lione, che fa parte delle grandi linee di comunicazione europee, sia strategica per l’interscambio commerciale, la crescita dell’occupazione, la riduzione dell’inquinamento, la riduzione dei tempi di percorrenza. Una posizione condivisa da Bruxelles e da tutti i Paesi del Vecchio Continente. Non a caso la Tav gode, come noto, di corposi finanziamenti europei.

Relazione TAV_1A PARTE

Danilo Toninelli

Numeri e grafici inequivocabili nello studioThe impact of TEN-T completion on growth, jobs and the environment” redatto da numerosi ricercatori di varie nazionalità tra cui la ‘Trt trasporti e territorio’, la società milanese di cui Marco Ponti è presidente, ossia quella che ha redatto l’analisi costi-benefici per conto del ministero dei Trasporti e su cui si è basato il giudizio negativo del ministro Danilo Toninelli,  da cui emerge che per ogni miliardo investito per la TAV  nei prossimi 10 anni genera 15 mila posti di lavoro, ricordando che alla fine della realizzazione dell’infrastruttura l’occupazione creata arriverà a quota 153 mila, oltre all’indotto.

Posti di lavoro si specificala relazione “europea” di Ponti creati tra “trasporti, turismo e sviluppo di aziende per nuovi mercati nei Paesi interessati dalla Tav (Italia, Francia, Spagna e Portogallo) al netto dei lavoratori direttamente coinvolti nel progetto“. Il  parere favorevole di Ponti inoltre evidenziava un risparmio di tempo del 30% per i passeggeri e del 48% per le merci per il corridoio mediterraneo che va da Gibilterra a Budapest, grazie al quale  la TAV renderebbe possibile di attraversare la barriera naturale europea più complicata, quella delle Alpi, che tagliano fuori l’Italia. E tutto ciò con un incremento aggiuntivo del Pil pari all’1,6% entro il 2030 e 26 milioni di tonnellate di anidride carbonica non immesse nell’aria dal 2017 al 2030. 

Relazione TAV_2A PARTE

Valutazioni molto ma molto distanti da quelle invece redatte e sottoscritte e Ponti quando lavora come “consulente” del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti retto da Danilo Toninelli,  nel cui rapporto non evidenzia mai le ricadute occupazionali e sul Pil dell’opera. ed incredibilmente non lo fa neanche nella cosiddetta “analisi bis“, cioè quella circoscritta alla tratta italiana, in cui si limita a specificare che il saldo negativo non è di 7 ma soltanto di 2,4 miliardi.

“Quella europea non è una analisi costi benefici, ma sull’impatto, che si basa su analisi di valore aggiunto”  si giustifica Ponti sostenendo che “nulla hanno a che fare con la analisi costi-benefici. Non ci sono i costi in quella analisi Non misura i costi, ma il traffico, l’occupazione e l’impatto sulle imprese“. Parametri che forse il Governo M5S-Lega dovrebbe valutare attentamente, senza strumentalizzazioni propagandistiche o posizioni “politiche” , e tenere in attenta considerazione.  Anche perchè il Governo giorno dopo giorno sembra perdere sempre più coesione ed accordo nell’alleanza parlamentare che lo sostiene.

Relazione TAV_4A PARTE copia

Lo studio Trt  dell’ingegner sulle reti transeuropee (TAV) mette in luce che il completamento dei collegamenti ferroviari determinerà al 2030 un incremento del Pil prossimo al 2% rispetto allo scenario base di previsione per molti Paesi tra i quali l’Italia. La nostra nazione, insieme a Francia, Spagna e Polonia “beneficerà della creazione di più di 100mila posti di lavoro”che nel 2040 dovrebbero diventare 140mila. Lo studio realizzato per la Commissione Ue evidenzia anche come l’Italia sia destinataria della maggior quota di investimenti per il completamento delle reti (21%) seguita da Germania 816%) e Francia (12%). E se non fosse sufficiente la riduzione dei tempi di percorrenza per il traffico passeggeri e per quello merci , “sicuramente non trascurabile è l’impatto sull’ambiente. Con il completamento della rete core Ten-T, della quale fa parte la Tav Torino-Lione, nel periodo 2017-30 l’Ue dovrebbe ridurre cumulativamente le emissioni di anidride carbonica di 26 milioni di tonnellate“.

Ma evidentemente per il M5S  ed i suoi ministri, Di Maio in testa, tutto questo non vale niente…




Casalino e la sua frase contro i down: la ricostruzione sul video

ROMA – Rocco Casalino, portavoce di Palazzo Chigi, “baricentro” della comunicazione del Movimento Cinquestelle,  in un video pubblicato in rete  si lascia andare a commenti sgradevoli su  anziani, bambini e down, che gli “fanno schifo come fa schifo un ragno“, lo “irritano” e   gli “danno fastidio” . Nel video ormai diventato virale nel web e nei socialmedia,  Casalino  sottolinea: “Non ho nessuna voglia di relazionarmi a loro, non ho nessuna voglia di aiutarli, poveretti che gli è capitata ‘sta cosa. Che ci posso fare è così“.

L’estratto di un filmato del 2004, che è stato rilanciato da numerosi organi di informazione e sul web, ha scatenato una vera propria tempesta politica sul portavoce di Palazzo Chigi, già finito nell’occhio del ciclone. Da tutti i partiti. eccetto la maggioranza di governo  viene chiesto al premier Conte di rimuoverlo dal vertice del suo ufficio stampa: “E’ indegno di ricoprire quel ruolo“. L’ ex partecipante alla 1a edizione del Grande Fratello, è fuori di sè, ed attacca la stampa, cioè i suoi colleghi (Casalino è giornalista professionista iscritto all’ Ordine Regionale della Lombardia n.d.r. )  sostenendo che si tratta di “vere e proprie bufale sul mio conto, con il solo obiettivo di colpirmi – si difende sul Blog dei 5 Stelleper infangarmi e mettere in dubbio la mia professionalità“. Ma dall’opposizione il senatore Edoardo Patriarca (Pd) rincara la dose “Non è la prima volta che lo sentiamo pronunciare frasi offensive e discriminatorie; l’imbarazzo di Conte si palesi in un licenziamento per il portavoce di Palazzo Chigi“.

 

 

Casalino per giustificare gli insulti proferiti nei confronti delle persone anziane e dei disabili si difende: “È stato pubblicato un video che risale ad oltre 10 anni fa  quando frequentavo il Centro Teatro Attivo di Milano, come si vede benissimo dalla lavagna alle mie spalle. In quel corso si sviluppava lo studio dei personaggi, li si interpretava, forzandone i caratteri in maniera anche paradossale e provocatoria. Le mie parole sono inserite in quel contesto e non rappresentano assolutamente il mio pensiero, né oggi né allora. Non capirlo è un atto di assoluta malafede“.

Il filmato originale del video  incriminato, che integralmente dura circa un’ora e mezza (con alcuni tagli) è stato pubblicato nel maggio scorso  da Enrico Fedocci, attualmente giornalista Mediaset, che a quel tempo era direttore di un corso di formazione professionale della Provincia di Milano organizzato all’Istituto Bauer, è presente online su YouTube, dove si vede Rocco Casalino seduto in cattedra raccontava di se stesso, di chi era, di quello che faceva, e rispondendo alle domande dei ragazzi, parlava la sua vita, della sua carriera, spiegando i meccanismi che mette in atto per raggiungere il successo con il suo personaggio costruito anche sull’arte, o meglio sul mestiere, della provocazione.

Casalino nel filmato risponde alla domanda di una studentessa “come fai a dire mi fanno schifo i bambini, gli handicappati, i vecchi? Come fai, la fratellanza o ce l’hai o non ce l’hai. E non è né di destra né di sinistra”, confessando i propri sentimenti nei confronti delle persone con sindrome di Down : “poverini non capiscono niente”   e parlando degli anziani diceva : “Ma poi chi ci va in un centro di handicappati. Diciamo diciamo… poi stiamo tutto il giorno a fottercene. Sai quante volte mi hanno chiamato in questi centri! Ci sono persone che si dedicano, vanno, aiutano, io non sono fatto così. Mia madre quando sarà anziana? La porterò in una casa di cura, pagherò per non sopportare mia madre da vecchia“.

Il collega Fedocci ha anche fatto un tweet per chiarire la vicenda e la sua posizione “Ho invitato Rocco Casalino come esercitazione per i ragazzi, come simulazione di una conferenza stampa/intervista, un incontro con un personaggio. Non si trattava di recitazione, raccontava se stesso agli studenti”.   “Dopo l’incontro mi resi conto che Casalino aveva suscitato in loro grande antipatia. Una antipatia, che molti di loro fecero emergere in maniera molto evidente negli articoli scritti come esercitazione. Rendendo di per se il pezzo non pubblicabile, perché scritto di pancia. Ricordo che agli studenti, spiegai che compito del giornalista era anche quello di distinguere tra provocazione – come quella messa in atto da Casalinoe la realtà“, aggiunge Fedocci.

Casalino aveva già chiesto mesi fa a Fedocci, di cancellare il video in questione da web, intuendo che prima o poi sarebbe venuto a galla. “In un primo momento Casalino mi diede l’ok, poi mi disse ‘mi stanno equivocando tutti’. Prima di entrare in aula gli chiesi di sollecitare i ragazzi. Era in un momento nel quale Casalino provava ad uscire dal dimenticatoio dei reality televisivi e dopo quella esperienza intraprese una nuova carriera da giornalista“.

“Ho portato tra i vari Mario Moretti, ex capo delle Brigate Rosse, Platinette, l’inviato di guerra Ettore Mo, lo speaker radiofonico Zap Mangusta ma anche dirigenti della  Polizia per simulare conferenze stampa su omicidi, operazioni antidroga, affinché gli studenti imparassero a gestire vari argomenti, in modo tale che nel successivi stage nei giornali sapessero trattare più temi. Faccio presente che Rocco Casalino, ai tempi reduce dalla Casa del Grande Fratello, era un personaggio tv, piuttosto discusso per le sue ospitate a Buona Domenica ai limiti col trash“, spiega Fedocci.

Con riferimento  all’indirizzo del Centro Teatro Attivo che appare nel video alle sue spalle sulla lavagna Fedocci spiega che “non c’entra nulla è riferito a un corso di dizione tenuto da un docente prima del suo incontro, una indicazione per i ragazzi che avessero voluto frequentare corsi specifici”Enrico Fedocci  successivamente ha dedicato alla spinosa questione anche un post Facebook,  in cui spiega di aver sollecitato Casalino ad essere provocatorio nel suo intervento.

Il docente del corso che ha scritto il messaggio sulla lavagna è il doppiatore Pino Pirovano. che al quotidiano La Repubblica ha dichiarato  “Il Centro Teatro Attivo dove lavoro ancora oggi non ha nulla a che fare con quella situazione. Strano che sia stato fatto lavorare su un personaggio così sopra le righe. Contrasta profondamente con la nostra politica didattica“. Annina Pedrini direttrice del Centro teatrale, infastidita dal clamore  dopo essere stato coinvolto  anche in occasione dell’intervista alle ‘Iene‘, quella “sull’odore dei poveri”  ha precisato e di fatto smentito il giornalista grillino : “Questo video non è stato girato presso la nostra sede. Centro Teatro Attivo è una scuola che da sempre promuove l’inclusione attraverso il teatro e si dissocia completamente dai contenuti espressi dal sig. Casalino,  confermando che lo stesso era iscritto ad un loro corso. Senza però aver spiegato quale.




Governo M5S-Lega al capolinea?

di Antonello de Gennaro

Dopo i chiarimenti di ieri mattina si rialzano i toni dello scontro sul decreto fiscale fra Lega e M5s . Mentre Matteo Salvini sostiene di non volere “passare per scemo” il dirimpettaio Luigi Di Maio replica di “non volere passare per bugiardo“.  Il ministro dell’Interno sbotta nel primo pomeriggio: “Comincio ad arrabbiarmi. Perché in quel consiglio dei ministri Giuseppe Conte leggeva e Di Maio scriveva il decreto. Per scemo non ci passo“. Gli risponde il ministro grillino “Da bugiardo non voglio passare e anche per questo quando mi si dice che ero distratto io non ci sto

Chi avrà ragione?  Dopo lo scontro fra i due vicepremier, esce anche una dichiarazione del premier Conte. “La bozza del decreto fiscale che gli uffici hanno fatto trovare durante il Consiglio dei ministri – si legge in una nota di Palazzo Chigi – non conteneva la dichiarazione integrativa di cui all’articolo 9: questa norma risultava in bianco“. Il premier Giuseppe Conte, impegnato a Bruxelles, ha cercato di sgonfiare la polemica: “Domani in cdm (previsto per le ore 13, ndr.) scioglieremo finalmente gli ultimi nodi sul decreto fiscale“. E conferma: “Guido un governo responsabile, che finora ha dimostrato di saper fare sintesi“. 

Di Maio però non ci sta e smentisce pubblicamente la ricostruzione del suo alleato (per quanto ancora ?) Salvini. “Quando si dice che Conte leggeva e Di Maio scriveva – dice il leader politico del M5Ssi dice una cosa che non è vera. Nel Consiglio dei ministri, come è sempre stato, non si legge un provvedimento norma per norma ma si enunciano i principi generali. Conte ha enunciato i principi generali dell’accordo sulla pace fiscale“.

Davide Casaleggio

Nel pomeriggio è arrivato a Montecitorio Davide Casaleggio, l'”erede-padrone” del M5S accompagnato dal “fido” Pietro Dettori, socio dell’associazione Rousseau, per incontrare insieme Di Maio. Casaleggio “ufficialmente”  è a Roma per partecipare alla festa “Italia 5 stelle” che si terrà nel weekend al Circo Massimo.

Matteo Salvini ha provato a spegnere le polemiche: “Dopo le nuvole torna sempre il sereno!” dice il vicepremier leghista su Facebook. “Chi si arrende ha già perso, mai mollare“,  postando una foto del sole dietro le montagne del Trentino dove si trova per la campagna elettorale delle regionali in programma domenica prossima. Con una nota ufficiale il ministro dell’Interno assicura: “Oggi sono in Trentino ma domani volo a Roma per risolvere i problemi”. Ed aggiunge: “Basta litigi“.

Le polemiche fanno traballare il Governo e causano sui mercati finanziari vendite nette per 17,4 miliardi di titoli di Stato, una fuga da cui si salvano solo le azioni. Dall’ inizio dell’ anno, il saldo su tutti gli asset è negativo per 42 miliardi. Se si guarda al solo flusso da maggio, l’emorragia sale a 81 miliardi. Con il ritiro della Bce dal mercato, diventeranno fondamentali gli investitori privati.

In serata arriva la notizia che conferma la sfiducia dei mercati finanziariMoody’s taglia il rating e l’Italia viene declassata a Baa3: “Il deficit aumenterà molto mentre l’economia non decollerà“. L’agenzia statunitense porta il giudizio sulla politica economica del Governo italiano ad un solo passo dal livello “spazzatura” così mettendo sott’accusa la ricetta del governo Conte per il rilancio del Pil definendolo  “Programma di riforme non coerente“. Aumentano quindi le possibilità di una uscita dell’ Italia dall’euro.

La decisione di Moody’s è legata a un “cambio concreto della strategia di bilancio, con un deficit significativamente più elevato” rispetto alle attese.  L’agenzia statunitense considera “strutturali” e “difficili da invertire” le nuove spese che l’esecutivo italiano mette in campo: in particolare, il reddito di cittadinanza, il rilancio dei centri dell’impiego e anche la riforma della legge Fornero sulle pensioni (“che mette a rischio, nel lungo periodo, la sostenibilità del sistema previdenziale“).

Queste tre misure del governo Lega-M5S costeranno da sole,  uno 0,8 per cento del Pil per ognuno dei prossimi tre anni. Mentre un altro 0,7 del Pil sarà “mangiato” dal mancato aumento dell’Iva. Infine peseranno – tra lo 0,2 per cento e lo 0,3 – gli investimenti pubblici in aumento. Viene messa sotto accusa degli analisti finanziari internazionali anche la ricetta che il governo Conte intende mettere in campo per rilanciare l’economia. In poche parole, concretamente,  manca “una coerente agenda di riforme per la crescita“, e tutto ciò implica il prosieguo di una “crescita debole nel medio termine“. Ma le “botte” contro Palazzo Chigi non finiscono, definendo la manovra del governo italiano come un “programma di riforme organico che possa spingere la mediocre performance della crescita su base sostenuta“.

In questo scenario  l’Italia rischia di confermare il debito pubblico al 130 per cento del Pil,  tra più spese correnti e minore crescita economica. Il mercato finanziario accusa la politica economica del Governo, di aumentare l’indebitamento annullando le attese internazionali di una sua riduzione. Un debito così alto e rischioso fa diventare molto più vulnerabile l’ Italia ipotizzando possibili “schock esterni“. Gli analisti di Moody’s osservano con preoccupante allarme le tensioni che si sono scatenate a Bruxelles tra la Commissione europea ed il governo grillino-leghista. In realtà le possibilità di un’uscita dell’Italia dall’euro vengono ritenute al momento “molto basse”, ma potrebbero aumentare qualora  “le tensioni fra Roma e le autorità europee dovessero subire una ulteriore escalation” sulla manovra  finanziaria italiana.

All’appello mancano riforme strutturali da troppo tempo attese come  denuncia Moodys, in particolare  lo snellimento della pubblica amministrazione,  l’accelerazione dei processi in sede civile ed il rilancio dell’Università. E contrariamente a quanto dice Luigi Di Maio non c’è stata nessuna “manina”…




TapExit: il premier Conte convoca parlamentari e consiglieri pugliesi dei Cinque Stelle

ROMA – Dopo l’Ilva di Taranto che non ha affatto chiuso rimanendo al suo posto sostanzialmente alle condizioni concordate dal governo Gentiloni, adesso è il momento del Tap, il Trans Adriatic Pipeline. Due cavalli di battaglia della campagna elettorale grillina, puntualmente disattesi.

All’inizio di agosto il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte appena eletto, aveva ricevuto il sindaco di Melendugno, Marco Potì, per conoscere le ragioni per le quali una parte della cittadinanza locale si contrappone da anni al progetto del gasdotto. Potì in quella occasione aveva consegnato un voluminoso dossier al premier Conte il quale garantì che uno staff della Presidenza del Consiglio avrebbe studiato il progetto per valutarne eventuali criticità. Ma dopo due mesi, in realtà, da Palazzo Chigi non è arrivata alcuna notizia. Nel frattempo il consorzio Tap ha ricevuto dal Governo delle rassicurazioni formali sulla “copertura politica” dell’opera, considerato che la multinazionale è in possesso di tutte le previste necessarie autorizzazioni alla realizzazione del gasdotto, attività confermate in ogni sede di giudizio dei vari Tribunali amministrativi.

 

In Salento è ormai imminente la ripresa dei lavori di realizzazione dell’infrastruttura energetica mentre i parlamentari  pugliesi e consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle sono stati convocati (insieme a loro ci sarà anche il sindaco di Melendugno, Potì) per oggi in tarda serata dal premier Conte a Palazzo Chigi, incontro che avverrà subito dopo il Consiglio dei ministri in cui si discuterà della tormentata manovra economica-finanziaria.

Durante l’ ultima campagna elettorale i rappresentanti e candidati  del Movimento Cinque Stelle avevano promesso di bloccare la costruzione, mentre invece i loro “soci” di governo, cioè la Lega di Matteo Salvini sul tema gasdotto vuole andare avanti velocemente. Uno scontro “politico” interno alla maggioranza di Governo, confermata dal ministro “grillino” del Sud, Barbara Lezzi, che alcuni giorni fa ha ribadito a Radio Capital che lei non considera il gasdotto un’opera strategica aggiungendo testualmente  che “se la Lega non fosse stata per il sì avremmo già agito“.

 

Ma mentre a Roma si discute, commenta e parla, nel Salento è ormai imminente il riavvio dei lavori e la nave Adhemar de Saint Venant  che dovrà svolgere i primi interventi in mare davanti alla spiaggia di San Basilio di San Foca , si sta preparando a lasciare la banchina del porto di Brindisi dove si è già in attività e sono presenti sul posto le forze dell’ordine, chiamate a garantire l’ordine pubblico in vista della manifestazione  No Tap che si svolgerà nel primo pomeriggio di oggi dalle 14 alle 16.

la nave Adhemar de Saint Venant in porto a Brindisi

Tutto fermo al momento presso il cantiere di terra. I lavori dovrebbero essere avviati in zona Masseria del Capitano, laddove è prevista la realizzazione del terminale di ricezione, poichè nell’area di San Basilio, luogo di proteste,   dove si era lavorato nei mesi scorsi , è bloccata da un’ ordinanza del sindaco, che vieta le attività a causa del presunto inquinamento dei pozzi,  e la zona nella località Le Paesane è attualmente sotto sequestro a seguito delle disposizioni della Procura di Lecce.

Comune che dovrà difendere davanti al Tar Lazio il provvedimento con cui il 24 luglio ha vietato l’emungimento dell’acqua dei pozzi ubicati a 500 metri a destra e sinistra del cantiere e del tracciato del gasdotto, bloccando tutte le attività in zona fino a quando non sarà chiarita la portata della presenza di metalli riscontrata con le analisi dei mesi scorsi.

Intanto, il Comitato No Tap ha pubblicato un duro post sulla pagina Facebook, in cui parla di “un governo traditore” aggiungendo “Se la notizia riportata da Repubblica  fosse confermata – dicono i No Tapl’unico gesto sensato di questi politici sarebbero le dimissioni immediate, nel rispetto di chi ha creduto in loro e che invece oggi si ritrova con ingannatori, truffatori e voltagabbana al governo“.

Il primo cittadino di Melendugno  ha incontrato qualche giorno fa  la comandante della Capitaneria di porto di Otranto, Elena Manni, chiedendo spiegazioni in merito alle autorizzazioni ai lavori che Tap dovrà effettuare in mare – ha spiegato: “ci è stato detto che la Capitaneria di Gallipoli ha chiesto al Ministero dei Trasporti un parere sulla necessità che Tap richieda una concessione demaniale per poter svolgere interventi sul fondale marino e che da Roma è stato chiarito che, trattandosi di un’opera strategica, tale concessione non è necessaria. Stiamo valutando in che sede sia possibile proporre ricorso contro le ordinanze della Guardia Costiera“.




Ponte Morandi. Il commissario è il sindaco di Genova Marco Bucci

ROMA – Dopo una telefonata questa mattina tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti,  Palazzo Chigi ha reso  noto, come previsto dal ‘Decreto Genova’, l’intenzione di procedere alla nomina del sindaco Marco Bucci come commissario straordinario alla ricostruzione del ponte Morandi. L’ accordo sul nome di Bucci sarebbe stato raggiunto nella notte tra M5s e Lega. La Regione Liguria ha già comunicato il proprio parere favorevole. “Trovo bello il fatto di un sindaco che si prende questa responsabilità“, ha commentato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro.

L’annuncio è arrivato questa mattina dopo che per tutto il giorno di ieri si erano rincorse voci e le indiscrezioni, che indicavano come possibile commissario Claudio Andrea Gemme, “sponsorizzato” dalla Lega, del sindaco Marco Bucci e del direttore scientifico dell’Istituto Italiano della Tecnologia Roberto Cingolani, quest’ultimo invece “sponsorizzato” dal Movimento Cinque Stelle mentre sul nome di  Gemme pendevano delle situazioni di imbarazzante incompatibilità, la candidatura di  Cingolani non era gradita alla Lega, e quindi alla fine la scelta è caduta sul sindaco Bucci.

Marco Bucci è un sindaco-manager: nato a Genova il 31 ottobre del 1959, sposato e con figli, laureato in farmacia e in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche, si è specializzato negli Stati Uniti , nelle Università di Minnesota e Michigan, ma anche all’IMD di Losanna in Svizzera. La sua carriera di manager si è sviluppata prevalentemente all’estero, ricoprendo la carica di presidente della Carestream Health Inc (colosso americano del settore dell’imaging medicale e dentale, ), CEO della Eastman Kodak Company la storica azienda fotografica, e vicepresidente di SGS  azienda svizzera di ispezione e certificazione dove si era messo in luce ed affermato anche Sergio Marchionne prima di passare alla guida della Fiat. Dall’ottobre 2015 al giugno 2017, ha ricoperto il ruolo di amministratore delegato di Liguria Digitale, indicato dal governatore ligure  Giovanni Toti, incarico che dopo l’elezione a sindaco di Genova tra le fila del centrodestra, ha chiaramente lasciato dimettendosi.

Intanto a palazzo di giustizia prosegue il lavoro dei magistrati Massimo Terrile e Walter Cotugno che hanno ascoltato, come persone informate dei fatti, Lucio Ferretti Torricelli, responsabile dell’Unità strutture di Spea, e Roberto Acerbis, responsabile Monitoraggio opere e analisi dati sempre di Spea sul progetto di retrofitting (i lavori di rinforzo delle pile 9 e 10) e sulle modalità con cui è stato elaborato il documento e chi avesse partecipato alla realizzazione. La Guardia di finanza di Genova ha diffuso un nuovo impressionante video del crollo del Ponte Morandi, mentre  sono proseguiti nell’hangar dove sono custoditi i reperti i rilievi dei periti delle parti, nell’ambito dell’incidente probatorio che si concluderà entro due mesi.

“Dopo quasi 50 giorni abbiamo un commissario. Ed è Bucci il sindaco di Genova. Una scelta ovvia che doveva essere attuata dal primo momento  perchè in qualità di sindaco conosce le esigenze e  i disagi della nostra città. Allora perchè si è perso tempo prezioso per scontri di potere tra Movimento 5 stelle e Lega e tra Governo ed Istituzioni locali ?” A dichiararlo è Raffaella Paita parlamentare del Pd. “L’auspicio e’ che ora si cominci a lavorare davvero partendo dalla correzione del decreto presentato dal governo che non contiene le risposte che Genova attende. Ci aspettiamo che il sindaco punti i piedi su tempi di realizzazione del ponte, del valico, della gronda, sugli indennizzi agli sfollati, sulle esigenze del commercio e delle imprese e molto altro. Il PD farà la propria parte con la proposizione di emendamenti specifici.

Gli sfollati abitanti della Valpocevera si preparano a manifestare lunedì prossimo  8 ottobre, per la prima volta dal crollo  del ponte, avvenuto lo scorso 14 agosto, nel centro di Genova. Tra i motivi della protesta il congelamento di Autostrade della seconda tranche di fondi a loro destinati dopo l’esclusione della società dalla ricostruzione del viadotto. Autostrade per l’ Italia con una nota  ribadisce la massima attenzione e disponibilità verso i cittadini danneggiati dal crollo del ponte.

Gli abitanti del quartiere più colpito dal crollo chiederanno, tra l’altro, “la riapertura delle strade di sponda“, vogliono “difendere i posti di lavoro” e “tutelare il diritto alla salute“. Vi parteciperanno anche gli abitanti e i commercianti del quartiere Certosa confinante con la zona rossa, preoccupati per un rione che si “sta spengendo”.

 




Ennesimo audio imbarazzante di Casalino sulla tragedia di Genova: "Mi salta il Ferragosto"

ROMA – Che Rocco Casalino, come i teenager, abbia un debole per i messaggi vocali di Whatsapp è ormai un fatto noto . Stavolta non si tratta però di un messaggio “pilotato” come quello sul Mef per far sapere , nascondendosi dietro inesistenti “fonti parlamentari” che il M5S avrebbe preparato una epurazione di tecnici sgraditi, ma bensì di uno sfogo allucinante espresso proprio nei giorni “caldi” del crollo del Ponte Morandi a Genova.

Era il 17 agosto, quando il Ponte Morandi era crollato da tre giorni, e si contavano ancora i morti.  L ‘indomani erano previsti i funerali di Stato di alcune delle vittime. Il telefono di Casalino, portavoce del premier Conte, nonché capo dell’ufficio stampa di Palazzo Chigi, e seppure non ufficialmente è  colui che controlla ogni parola della comunicazione dei Cinque Stelle, principale partito della maggioranza. Il portavoce viene conseguentemente preso d’assalto dai giornalisti  come è ovvio che sia nelle ore più calde di quella tragedia nazionale, e normale che tutti lo cerchino per avere informazioni sulle prossime iniziative e decisioni del Governo.

Ma il caldo afoso di agosto fa perdere il controllo a Casalino che ad un certo punto della giornata si secca e sbotta: “Basta !!!“. E, attuando i suoi ormai noti  stili di comportamento, registra un messaggio vocale sul proprio  smartphone e lo invia ad una decina di cronisti. Questo il testo integrale: “Basta, non mi stressate la vita. Io pure ho diritto a farmi magari un paio di giorni, che già mi è saltato Ferragosto, Santo Stefano, San Rocco e Santo Cristo. Mi chiamate come i pazzi, cioè, datevi una calmata, cioè mi chiamate 100 volte, non stressatemi la vita“,aggiungendo le sue indicazioni di comportamento: “Chiamate una volta, poi se mai mi mandate un messaggio e se ho qualcosa da dirvi ve la dico“.

 

Sin qui nulla di strano, è assolutamente normale e legittimo che il portavoce messo sotto stress cerchi di veicolare il traffico delle telefonate e si scocci a rispondere a tutti, anche se va detto che in questo caso è proprio lui  che se la è cercata. Infatti è proprio Casalino  che ci tiene a sottolineare continuamente ed esaltare il proprio ruolo centrale e imprescindibile….  mettendo in evidenza che “tutto passa attraverso di me“, in tema di comunicazione pentastellata e governativa e che nulla ha valore senza il suo visto.

Quel che lascia senza parole, è l’argomentazione adottata: “Io pure c’ho diritto a farmi magari due giorni (da intendersi: di vacanza, ndr)”, considerato che “già mi è saltato Ferragosto, Santo Stefano, San Rocco e Santo Cristo“. Ora, non sapremmo dire per San Rocco e Santo Cristo, se però Ferragosto gli è “saltato” non è certo per colpa dei giornalisti rompiballe, ma perché a Genova vi sono stati sotto Ponte Morandi più di 40 morti, ed il governo Conte se ne è dovuto occupare. E quindi di conseguenza anche il suo portavoce Rocco Casalino che porta a caso circa 170 mila euro l’anno per fare questo lavoro.

Inoltre passato il primo momento di smarrimento, i partiti di governo – mentre Regione e Comune si occupano di fronteggiare l’emergenza – hanno deciso di cavalcare l’indignazione scatenando una vera e propria caccia al “colpevole” mettendo sul banco degli imputati Autostrade ed i governi precedenti, minacciando ripercussioni per tutti. Tutto ciò a poche ore dalla passerella con claque fatta confluire di vari membri dell’esecutivo alla cerimonia funebre di Genova che si scatenavano a fare dei selfie ed applaudire i membri del Governo lì presenti.

Rocco Casalino ed il premier Conte

Quindi la circostanza che sul cellulare di Casalino arrivino molte telefonate di richiesta di informazioni è assolutamente normale e dovuto. Peraltro è stato proprio lui, quando è emersa fuori la notizia del suo lauto stipendio di quasi 170mila euro annui, cioè circa 50mila più di quanto viene retribuito il presidente del Consiglio Giuseppe Conte,  a giustificarlo con indignazione: “Ho responsabilità enormi, nelle mie mani c’è la comunicazione di Palazzo Chigi. Dirigo una trentina di persone, sono reperibile giorno e notte, sette giorni su sette, lavoro 13-14 ore al giorno. Sempre“. Ma forse ogni tanto se ne dimentica.

Diciamo tutti una marea di c.., anche peggio di Casalino. Quello che stupisce è la tranquillità con la quale le c.. le mandi ai giornalisti. Il senso di intoccabilità, si direbbe, di ‘casta‘”. Così il presidente della Fondazione Palazzo Ducale di Genova Luca Bizzarri ha commentato via Twitter  il file audio del portavoce del presidente del Consiglio Rocco Casalino sulle ferie saltate per il crollo di ponte Morandi.

Il mare di critiche  ricevute ha prodotto per il momento soltanto le scuse del portavoce, che si difende accusando i suoi detrattori di aver strumentalizzato: “Sento di dover chiedere scusa per l’effetto prodotto da un mio audio privato finito sui giornali – afferma Casalinonelle mie parole non c’è mai stata la volontà di offendere le vittime di Genova. Offende invece conclude l’uso strumentale che alcuni giornali stanno facendo di questa tragedia

Immediate le critiche ed attacchi dell’opposizione. “Crolla il Ponte di Genova e il portavoce del governo pensa al Ponte di Ferragosto?” si chiede Renzi su Twitter.  “Ma dove siamo finiti con questo Casalino? Gli è saltato Ferragosto, poverino #RoccoVergogna“. Ma l’attuale segretario del Partito Democratico, Maurizio Martina, chiede anche  l’allontanamento del portavoce: “Ogni minuto che passa senza le dimissioni di Casalino è un’offesa per Genova e i genovesi. A casa, adesso!” scrive su twitter Martina.

“Mentre Genova piangeva 43 morti, l’ennesima frase choc di # Casalino sul suo Ferragosto mancato: un vulnus per il governo e una vergogna per il Paese. Rispetto per Genova e i genovesi!”. Lo scrive su twitter Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera. “Ma cos’altro deve succedere perché Casalino venga allontanato dal suo strapagato e immeritato ruolo di portavoce, addirittura, del Presidente del Consiglio? Le nuove frasi aggiungono vergogna alla vergogna. Chi svolge un incarico così delicato deve saper gestire ruolo, toni e affermazioni”  dichiara il senatore di Fi, Maurizio Gasparri.




Di tutto di più…

Beppe Grillo il fondatore dei 5 Stelle pubblica sul blog il “tariffario” per rilasciare interviste

Listino interviste 2018/2019. – Interviste scritte: 1000 euro a domanda (minimo 5 domande, con invio via mail) – Interviste giornali/riviste: 1000 euro a minuti (minimo 8 minuti) – Interviste televisive (tv, radio, web tv, web radio): 2000 euro a minuto (minimo 8 minuti) – AGGIORNAMENTO: cene: 20.000 euro

Il vicepremier Matteo Salvini su Twitter

Grazie al Pd, dal 2015 chi si masturba in pubblico non ha conseguenze penali ma solo una multa. Roba da matti… Un altro “regalo” della sinistra agli italiani a cui cercheremo di rimediare. Scriverò subito in questo senso al ministro della Giustizia!

Come si legge dalla biografia di Giuseppe Rotondo:

Se vedessi sulla strada il figlio di #Salvini vittima di un incidente stradale, passerei avanti dicendo ‘Prima i piddini’

(fonte: Twitter)

La prima volta del premier Giuseppe Conte a Porta a Porta: l’occasione è la puntata speciale per i 50 anni dalla morte di Padre Pio. Per accogliere Bruno Vespa e la troupe Rai a Palazzo Chigi, Conte ha interrotto un vertice sul decreto per il crollo del ponte di Genova

Prima di venire a Roma ho vissuto molti anni a San Giovanni Rotondo, tutta la mia famiglia è molto devota a Padre Pio. Ricordo ancora quando mio padre mi comunicò la sua morte, avevo solo quattro anni. Padre Pio mi ha insegnato la preghiera e l’umiltà“. Il conduttore: “Anche lei come tanti ha un’immagine di Padre Pio nel portafoglio? Possiamo vederla questa immagine?“. “Ah, andiamo proprio sul personale…”, ma il premier estrae prontamente il santino dalla tasca interna della giacca e lo mostra fronte camera: “Ecco qui“. “Sì, è lui“, conferma Bruno Vespa.

Dopo le foto da Bruno Vespa in cui il ministro Danilo Toninelli appariva sorridente con in mano il plastico del ponte crollato a Genova, ecco l’ultimo fail del ministro pentastellato, stavolta su Instagram, citando probabilmente un post di Lercio

Nell’immagine pubblicata su Instagram si vedono Toninelli, i due figli ed il barbiere, con questo commento (poi cancellato dopo lo scoppio delle polemiche): “Ho revocato la revoca della concessione al mio barbiere

Il titolo di un editoriale di Vittorio Feltri direttore di Libero

Dice che siamo razzisti: David Parenzo è l’unico EBREO del tutto fesso

Il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti , dopo l’invito a cena di Calenda a Renzi, Gentiloni e Minniti sul futuro del Pd e del centrosinistra

Organizzo una cena in trattoria con un operaio, uno studente, un professore e un imprenditore” (fonte: Facebook)

L’ex ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda dopo l’annullamento della cena a casa sua per un’infinita serie di polemiche interne 

Questo sta diventando un posto in cui l’unico segretario che bisognerebbe candidare è il presidente dell’associazione di psichiatria” (fonte: Radio Capital)

La proverbiale “terzietà” di Paola Taverna vice presidente del Senato (Movimento 5 Stelle)

È che non si sono messi d’accordo su chi doveva fare il cretino. #LaCenadeiCretini #CenePd” (fonte: Facebook)

Il post cancellato dal segretario Pd Maurizio Martina.

Salvini si è riempito la bocca con la creazione del ministero della Disabilità. Ora che fa col suo complice Di Maio? Taglia del 10% il fondo per i disabili stanziato con il ‘Dopo di noi’.  Ignobile. Il governo provveda subito al ripristino dei 10 milioni tagliati senza dare spiegazioni. L’ennesima follia di un governo che fa solo danni a chi è più fragile“, aveva scritto Maurizio Martina dopo la pubblicazione di un comunicato della Ledha, Lega per i diritti delle persone con disabilità, in cui si faceva riferimento a una “sforbiciata al fondo”. Il segretario Pd però ha dimenticato che a “tagliare quei fondi è stato il governo Gentiloni, di cui Martina era ministro”, hanno sottolineato prima il ministro per la Famiglia e le Disabilità, Lorenzo Fontana, e poi il vicepremier Matteo Salvini. Così il segretario del Pd si è affettato a cancellare il post.  (fonte: Il Giornale)

Il regime alimentare del ministro dell’Interno, Matteo Salvini ricostruito attraverso i suoi post su Instagram

Torni a casa e, prima della doccia, decidi che ti meriti qualcosa di speciale: pane, formaggio, salsa rosa e salame ” (foto di panino da fast food di terza categoria), “Mattinata di lavoro, incontri e decisioni oggi al Ministero, adesso pausa pranzo al volo e il dubbio è: mi faccio un piatto di spaghetti in bianco, al pomodoro o al ragù? 🤔 (foto con bottiglia di birra Franziskaner da mezzo litro, tedesca)“, “Focaccia pugliese, che fame… Che fate di bello Amici?“, “Merenda di metà pomeriggio. Mi indagheranno per “sequestro di prosciutto”?” (foto con piattone di affettati misti e mozzarella), “Il tortino al cioccolato fa bene all’anima!“, “Burro di malga, giallo e profumato. Buono!!! Col colesterolo a 197 me lo posso permettere…“…

A margine di una conferenza stampa alla Camera, il deputato Giulio Centemero tesoriere della Lega spiega i dettagli dell’accordo raggiunto con la procura di Genova per restituire a rate in 76 anni i 46 milioni della presunta truffa sui rimborsi elettorali dell’epoca Bossi-Belsito

Se la Lega scompare prima di aver restituito tutto? Ma la Lega è immortale!” (fonte: Repubblica.tv)

L’eurodeputato leghista Mario Borghezio intervistato dal Corriere

Bossi ha detto che, quando era lui segretario, i soldi in cassa c’erano. Se è così, che fine hanno fatto? “Io su questo nulla so e non dico niente, non dico niente, non dico niente”

La legionella? L’hanno portata i legionari dall’Africa. Questo in soldoni il succo dell’intervento del consigliere leghista Marco Mariani in consiglio Regionale lombardo

Perché si chiama legionella questo batterio? Perché era la malattia dei cosiddetti legionari, e come sappiamo i legionari non hanno mai operato in territori come il Tirolo o la Scandinavia… hanno sempre operato in altre parti del mondo. Lungi da me fare illazioni, ma forse per cercare il batterio bisognerebbe allargare un po’ le ricerche… la legionella non si è mai vista in Carinzia e Lombardia”. Una teoria ‘fake’ che è stata smontata dal consigliere di Più Europa Michele Usuelli, che di mestiere fa il medico: “Temo che la sua suggestione sia imprecisa e anche un po’ razzista, visto che la malattia non prende il nome dai legionari che lavoravano in Africa, ma perché in un convegno di legionari in America, a causa di condizionatori dell’aria non ben puliti in cui si annidava il germe, c’è stata un’epidemia con dei morti. Quindi vorrei far risparmiare soldi alla Regione Lombardia: non c’è bisogno, storicamente, di fare indagini a migranti sul tema della legionella

La ministra della Semplificazione Giulia Bongiorno è intervenuta nel corso della trasmissione televisiva Agorà . Tema: la legittima difesa

L’aggredito, s’immagini uno che vive a casa da solo e sente dei passi, per voi ha la freddezza di fare un’indagine notturna per capire se chi cammina lo fa per rubare un oggettino o per uccidere?“. “Ed è giusto che spari quindi?”, ha chiesto la conduttrice. “Secondo me sì”, la risposta della Bongiorno (fonte: Rai3 )

Un ragazzo di 15 anni è morto dopo essere caduto nella condotta di aerazione di un centro commerciale a Sesto San Giovanni, probabilmente per scattarsi un selfie. Questo il commento su Facebook di Stefania Berzi Cuni consigliera comunale leghista di Pradalunga, rilanciando l’articolo “La morte di Andrea non è stata una fatalità, vogliamo i colpevoli” (da una segnalazione di Selvaggia Lucarelli)

A me queste morti NON DISPIACCIONO. E voler avere anche ragione sul fatto che nessuno ha impedito a tuo figlio di cacciarsi dove non avrebbe dovuto dimostra solo quanto siete incapaci di fare i genitori. ZITTI e PEDALARE, che di processi inutili ce ne sono già abbastanza!

Giuseppe Conte parlando agli alunni della scuola ‘Tacchi Venturi’ a San Severino, nelle Marche, e documentando il tutto 

Sono diventato premier per caso” (fonte: da una diretta Facebook)

L’ennesima gaffe del ministro 5 Stelle Danilo Toninelli 

È incredibile leggere di Autostrade che chiede ai suoi dipendenti di devolvere parte dello stipendio per risarcire le vittime di Genova. Scaricare i costi del disastro sui lavoratori è ignobile“. Il ministro delle Infrastrutture, appresa la notizia su due quotidiani, si sfoga così via Twitter. Uno scivolone, perché tale ricostruzione era falsa. (fonte: Corriere della Sera)

Innocenti evasori : la lettera di un imprenditore italiano pubblicata da un noto quotidiano economico, e rilanciata da Gramellini 

Ho installato nel mio negozio un registratore di cassa dotato di un programma (occulto) che registra automaticamente i corrispettivi in misura inferiore a quella reale. Vorrei sapere, qualora nel corso di una verifica fiscale il programma venisse scoperto, quali potrebbero essere le conseguenze di natura penale” (fonte: Corriere della Sera )

Il ministro del Lavoro Luigi Di Maio in un video su Instagram

Sto andando in Cina per sostenere le imprese italiane. Ovviamente mi ero dimenticato di dirvi che non si vola con voli di Stato, mai preso uno, noi voliamo con i voli di linea in economy

Famiglia Scajola

La figlia dell’ex ministro e ora sindaco di Imperia, Claudio Scajola, è indagata assieme al cugino Paolo Petrucci dalla procura per diffamazione aggravata. Secondo quanto accertato dalla Polizia Postale di Genova, durante l’ultima campagna elettorale, avrebbe creato un falso profilo Facebook a nome di “SERGIO GAZZANO” utilizzandolo per insultare, e in alcuni casi anche minacciare, i sostenitori dei candidati opposti all’ex ministro, cioè Marco Scajola (cugino dei due indagati e nipote di Claudio), Antonello Ranise e Piera Poillucci. (fonte: Secolo XIX )

La pornostar Stormy Daniels torna alla ribalta con il libro ‘Full Disclosure‘, in uscita il 2 ottobre. E sul presidente Usa… 

Trump sa di avere un pene insolito. È come un grosso fungo, un fungo velenoso…. Ero sdraiata lì, infastidita dal fatto che stavo avendo un rapporto sessuale con una persona con il pube da Yeti e i genitali come il fungo di Mario Kart” (fonte: The Guardian)

Giorgio Mastrota il “king” delle televendite intervistato dal Fatto Quotidiano

I miei fan? Sopra i 70 anni, e se sono donne, non ho rivali. Lì sono il numero uno. Quando vado al mercato accade di tutto, e in quei rari momenti di malinconia, basta una passeggiata e l’umore muta verso. La bellezza di quell’età è la minor percezione delle inibizioni; quindi sì: alcune settantenni ci provano, ma sempre con un sorriso accompagnato da una battuta sboccata

Pierferdinando Casini il senatore di centrosinistra intervistato da Repubblica

Sono ben conscio degli errori di Renzi, ma non sottovaluterei che è tra i pochi a saper risvegliare la gente. Guardate come l’hanno accolto durante le ultime Feste dell’Unità

Il senatore Pd Matteo Renzi durante un intervento in aula, rivolgendosi all’esecutivo

Questo governo ha un’indubbia capacità televisiva. Per la Comunicazione si affidano a un’esperienza del Grande Fratello, per l’Università alle Iene. Il ministro dell’Interno apre gli avvisi di garanzia e sembra C’è posta per te. Ma il vero punto di riferimento televisivo di questo governo è il fatto che le vostre promesse elettorali sono degne di Scherzi a parte

 




Concorso universitario. Il premier Conte prima fa rinviare il concorso "ad hoc" ma dopo rinuncia

ROMA – Il quotidiano americano New York Times in riferimento alla partecipazione di Giuseppe Conte al concorso per diventare professore di diritto privato all’Università La Sapienza di Roma, con un suo titolo si era chiesto: ““Il primo ministro italiano sta cercando un lavoro di riserva?” . “Giuseppe Conte – scrive il NYT – trovandosi a ricoprire un incarico tradizionalmente precario, ha cercato di evitare di mettere tutte le sue uova in un paniere professionale perseguendo una posizione di riserva come insegnante in un’università di Roma. La svolta: il paniere in questione è il governo italiano. E Conte è il premier“.

“La notizia della scorsa settimana – prosegue l’autorevole quotidiano americano – che il signor Conte sta continuando a perseguire un lavoro di emergenza, nonostante sia diventato primo ministro della quarta economia d’Europa, non ha esattamente ispirato fiducia in un governo populista e anti-establishment che molti in Italia vedono come una grave minaccia per l’Unione europea. E il piano di riserva per un ritorno all’Università di Conte è solo l’ultimo episodio di alcune settimane scomode per la coalizione di governo“.

Il New York Times fa riferimento al crollo del ponte Morandi di Genova il mese scorso che “ha rilevato una spaccatura ideologica nella coalizione tra la Lega, favorevole alla privatizzazione, e il Movimento Cinque Stelle, che ha chiesto allo Stato di prendere possesso di importanti progetti infrastrutturali“. A seguire, il nuovo attacco hacker ai danni della piattaforma Rousseau del M5s, che ha sollevato ancora una volta forti criticità sulla sicurezza ed affidabilità di un portale utilizzato dal partito per i voti interni. E ciliegina sulla torta, la sentenza del tribunale di Genova “per congelare i fondi della Lega guidata da Matteo Salvini nell’ambito di un’inchiesta sulla corruzione. Una mossa che rappresenta una minaccia per il suo partito“.

“Ma Conte, il premier che molti credono sia controllato da Salvini e da Di Maio, si è concentrato sulla costruzione di una carriera di altro tipo. Continuando a perseguire il lavoro alla Sapienza, programmato prima di diventare primo ministro, Conte ha attirato critiche da parte dell’opposizione e sostenitori del buon governo che hanno suggerito che stava violando le leggi“. Conte come risposta, continua il New York Times, ha citato “impegni istituzionali” che impediscono la sua partecipazione al test di inglese previsto per ieri. “Ed ha aggiunto che `come giurista´ non ha visto alcun conflitto di interessi, aggiungendo di aver trovato risibile l’idea che avrebbe dovuto sostenere un esame di inglese pur avendo condotto riunioni di alto livello, tra cui, “aver parlato con Trump

L’esame il “professor” Conte di fatto lo aveva già superato,  ma senza aver passato un concorso pubblico perché secondo “qualcuno”…la cattedra di professore  di diritto privato all’ Università La  Sapienza gli spettava di diritto, in quanto  era del suo mentore, Guido Alpa che va in pensione il prossimo 31 ottobre, che in una delle sue rare espressioni pubbliche ha definito Conteuno studente eccezionale” ed “una persona molto per bene“. Era quindi normale che la cattedra sarebbe finita al premier, secondo quelle regola non “scritta” ma correnti nel baronificio universitario italiano, restando in aspettativa finché durava il suo mandato di premier, per poi riprendersela. , com’è giusto che sia.

Era stato organizzato tutto a buon fine. La domanda “di trasferimento” inviata prima di diventare premier, in febbraio. Ma qualcosa aveva interrotto il ruolino di marcia, allorquando Conte viene indicato premier., perché la cattedra vacante di Alpa viene messa a concorso. E così si è arrivati al mese di agosto. Un periodo perfetto per poter esaminare quattro candidati, tre professori oltre il premier. E quindi nessuno vede nulla, nessuno si pubblica nulla. La commissione esaminatrice si riunisce il primo agosto, e chiaramente nessuno trova alcunchè da eccepire di fronte al candidato Conte. I punteggi arrivano, ma di fatto non si vedranno mai sul sito della “Sapienza“. Il primo passo era stato compiuto. Arrivati ai primi di settembre, ai quattro candidati viene comunicata la data dell’esame di Legal English: ieri, il 10 settembre.

Chiunque in totale buona fede non potrebbe mai immaginare un presidente del Consiglio che sostiene l’esame di un concorso pubblico scendendo in competizione con altri candidati “normali”… Tutto rimane sottotraccia. basta un po’ di “nebbia” estiva e qualche “no comment”. Era quasi fatta ma alla fine dell’estate, il percorso evidente studiato a tavolino si interrompe. Qualcuno protesta, un qualcuno che si è rotto di dover vedere i propri figli costretti a cercare carriera e successo lontano da un Paese che non apprezza e non riconosce il merito. Qualcuno che non vuole più subire e stare a testa in giù. E la storia diventa pubblica grazie alla retitudine di una brava giornalista, Silvia Sciorilli Borrelli.

Tutto il resto è ormai cronaca: il sito Politico Europe pubblica lo scoop del concorso segreto di Conte, ricostruisce i fatti  spiegando il perché e il per come di un conflitto di interessi grosso come una casa, e prima di pubblicare ogni cosa, aspetta di ricevere chiarimenti, una smentita che però non arriveranno mai . In compenso arrivano due imbarazzanti “no comment“: uno da Palazzo Chigi e l’altro dall’ Università La Sapienza.

La notizia come ben noto a tutti finisce in apertura delle prime pagine dei quotidiani. Il professor Conte prima stringe le spallucce, poi racconta dice che si era pure dimenticato. Alla fine sostiene che era un trasferimento che aveva chiesto, sì, perché aveva un bambino piccolo in un’altra città (quanti pendolari dalle famiglie divise conoscete?).  Quello che non ha mai confessato inizialmente è se abbia realmente rinunciato a concorrere per la cattedra del suo maestro Alpa, perché, non risultava arrivata alcuna Pec che confermasse che le intenzioni del premier siano quelle dette a parole.

Ma nella serata di ieri è arrivato via Facebook l’atteso nuovo: “Rinuncio“. Precisa,  per “sensibilità personale” sostenendo che avrebbe voluto partecipare questo concorso per dimostrare di non volere ricavare un vantaggio a vita da questo incarico di premier che secondo lui andrà avanti  per 5 anni. Da Palazzo Chigi il tam-tam del “Grande Fratello grillino” (leggasi Casalino)  lascia trapelare, ma mai ufficialmente  che la decisione, non sarebbe stata adottata a seguito di presunte pressioni dai due vicepremier Di Maio e Salvini.

Nel frattempo all’esame di inglese si sono presentati i due candidati rivali : il prof. Mauro Orlandi, allievo del professor Natalino Irti ed il prof. Giovanni Perlingeri, figlio del giurista Pietro. La commissione esaminatrice ha chiesto loro se volevano sostenere subito l’esame o posticiparlo insieme l’altro candidato (il prof. Conte, n.d.r.) che aveva chiesto lo spostamento dell’esame per “motivi istituzionali”. Tutto ciò in aperto palese conflitto con quanto dichiarato dallo stesso Conte ai microfoni di Repubblica : “Il mio nuovo ruolo mi impone di riconsiderare la domanda”. Gli altri due candidati in maniera molto signorie e corretta hanno deciso di rinviare l’esame  aspettando la presenza premier, ma contestualmente hanno richiesto che venisse verbalizzata la possibilità di una valutazione di legittimità in merito alla richiesta rinvio della prova.

In ogni caso è opportuno ricordare che l’incompatibilità si desume dall’art. 6.3 del Regolamento per la chiamata dei professori di I e II fascia dell’ Università La  Sapienza . Le situazioni di incompatibilità sono specificamente individuate dall’art. 13, comma 1, n. 2 d.p.r. 11 luglio 1980, n. 382, il quale prevede la “nomina alla carica di presidente del Consiglio dei ministri, di ministro o di sottosegretario di Stato. Ci sarebbe poi l’art. 97 della Costituzione, in particolare, per il principio di par condicio tra i concorrenti”

Sulla decisione finale del premier Contenon farò il concorso”  è bastato ricordare il passaggio presente nel Decreto del presidente della Repubblica (numero 382, 11 luglio 1980),  risultato decisivo, che obbliga un professore all’aspettativa, niente lavoro né retribuzione, se nominato “alla carica di presidente del Consiglio”. Quindi vincere ipoteticamente un bando universitario e poi mettersi in aspettativa avrebbe offerto certamente una immagine poco edificante ed offerto delle armi giudiziarie in caso di un ricorso da parte degli sconfitti.

La decisione finale del vincitore, al di là della prova orale, sarà affidata all’esame dei titoli presentati dalla commissione presieduta da un altro docente della Sapienza, Enrico Elio Del Prato. Il premier Giuseppe Conte, attualmente è professore  ordinario di Diritto privato all’Università degli Studi di Firenze, e vanta ha un curriculum lungo. Va ricordato che la candidatura alla Presidenza del Consiglio della Giustizia amministrativa Conte presentò un documento di 28 pagine, all’interno del quale erano inserite esperienze alla New York University e in altri quattro atenei internazionali ritenute “gonfiate”. Attualmente non si sa, quale versione del suo curriculum il premier abbia consegnato per partecipare al concorso a cattedra alla Sapienza di Roma.




Di tutto di più…

Nel pieno del disastro di Genova, il ministro dei Trasporti 5 Stelle Danilo Toninelli parte per le vacanze al mare e si selfa sorridente – ma concentrato – con la moglie, munito di cappellino della Guardia Costiera, per poi postare il tutto su Instagram

Qualche giorno di mare con la famiglia con l’occhio sempre vigile su ciò che accade in Italia. Ma tutti gli eroi della #guardiacostiera, dai vertici fino all’ultimo dei suoi uomini, come vedete, sono sempre con me. Anzi, li tengo sempre in… testa“. E dopo lo scoppio delle polemiche, altro tweet: “Mi fa ridere chi mi accusa di essere al mare con la mia famiglia. Sono fisso al telefono e seguo ogni cosa che riguarda il Ministero. E sono felice di farlo stando vicino a chi amo di più e da cui sono quasi sempre lontano. Si chiama amore, ma forse per certa gente è solo un’utopia

Il livello di alcune delle argomentazioni del ministro del Lavoro Luigi Di Maio sulla tragedia di Genova

Chi non vuole revocare le concessioni ad Autostrade per l’Italia deve passare sul mio cadavere!”, “Questi sono ponti prefabbricati, come si sono montati si possono anche rafforzare“, “Chi rompe paga e i cocci sono suoi” (fonte: In Onda, La7)

“Se questo è un ministro”, polemica social per il selfie di Matteo Salvini  ai funerali di Stato a Genova

Sta suscitando indignazione sui social un’immagine che ritrae il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, mentre posa per un selfie nel giorno dei funerali di Stato per le vittime del crollo del ponte Morandi. Nello scatto si vede Salvini che guarda nell’obiettivo di uno smarphone accanto a una donna”. E due giorni prima: “La sera del crollo di ponte Morandi a Genova selfie e sorrisi non soltanto in Sicilia (scatti tra panelle, torte, cannoli e panini ca meusa, con Nino U Ballerinu, ndr), il ministro Salvini è stato immortalato nelle stesse pose anche in Liguria, a Ferragosto, più o meno 24 ore dopo, nel suo primo giorno nella Genova ferita. (…) Dopo aver partecipato al Cdm in prefettura ed essere andato personalmente sulle macerie del ponte, in serata si è spostato a Recco, nel levante ligure, paese celebre in tutto il mondo per la focaccia al formaggio, e infatti Salvini per cena ha scelto uno dei più noti ristoranti che servono il piatto tipico. Lì il ministro si è concesso focaccia e fotografie” (fonti: Huffington Post e Repubblica edizione Genova)

Le interviste del premier Giuseppe Conte… 

Di Maio e Salvini sono due persone molto diverse tra di loro ma hanno una nota in comune: sono politicamente molto intelligenti anche perché non agiscono sulla base di umori transeunti o di mere inclinazioni temperamentali. Inoltre non si lasciano condizionare da incrostazioni “relazionali”…” (fonte:  Corriere della Sera)

La figuraccia di una giornalista  di SkyTg24 a Genova, durante la manifestazione per le vittime del crollo del ponte

Proviamo ad avvicinare alcune persone, se sono genovesi innanzitutto. Buonasera, siamo in diretta su SkyTg24, lei è genovese?”. “Sono il sindaco di Genova, veda un po’ lei…

Fischi e “buu” ai funerali di Stato di Genova rivolti al segretario Pd Martina e all’ex ministra della Difesa Pinotti, applausi per i ministri Salvini e Di Maio.

Qui si misura lo stato di salute comatoso del Pd. Di fronte alle bare e alle lacrime, il primo pensiero al Nazareno sono proprio gli applausi ai nemici. Nella chat dei fedelissimi renziani si parla di “claque”: sarebbe insomma stato “tutto pilotato”, da Salvini e Di Maio, per umiliare il Pd ed esaltare i leader di Lega e M5s” (fonte:  Libero )

Le whatsappate ai giornalisti di Rocco Casalino portavoce del premier, nel pieno dei funerali 

Prima invia a decine di giornalisti il link ad un articolo del Fatto quotidiano, che, all’inizio dei funerali per il disastro di Genova, riporta ‘i fischi ai parlamentari del Pd, mentre per il governo applausi prolungati’. Poi, mentre le esequie di Stato sono in pieno svolgimento, come dimostrato dall’orario di invio della maxi chat su Whatsapp, il portavoce di Palazzo Chigi sfida la stampa: ‘SONO CURIOSO DI LEGGERE I GIORNALI DI DOMANI‘. Il messaggio inviato da Rocco Casalino, fedelissimo M5S, è l’ultimo di una lunga serie a scatenare polemiche” (fonte:  Corriere della Sera)

Il deputato Pd Luciano Nobili commenta così le varie inesattezze diramate dai membri del governo Conte su Autostrade per l’Italia

E quindi abbiamo scoperto che #Autostrade non ha dato un euro al #Pd e invece ha finanziato la #Lega di #Salvini. E che #Conte prima di fare il premier fantasma era a libro paga del consorzio Autostrade. La giornata degli sciacalli, insomma, finisce con una figura di merda” (fonte: Twitter)

La Dem Patrizia Prestipino in posa stile “9 settimane e mezzo”fa scaldare il Pd”, il tutto a poche ore dalla tragedia di Genova

Patrizia Prestipino come Kim Basinger. È la ‘calda’ questione che anima in questi ultimi giorni il Pd della Capitale. Tutto nasce da una foto postata su Instagram dalla deputata Dem. Una foto che, a dire il vero, richiama fortemente l’immortale immagine dell’attrice sex symbol degli anni Ottanta, vicino a una finestra, con le tapparelle quasi completamente abbassate ma che, in questo caso, prende la silhouette della parlamentare. In sostanza, una sorta di ‘9 settimane e ½’ alla romana. Quanto basta per far scoppiare una bufera. “È uno scatto fatto nella camera di mia mamma, che ero andata a svegliare, e gli abiti succinti sono nell’ordine: un bermuda maschile che amo molto e una T-shirt blu della North Sails”, la replica della Prestipino” (fonte: Il Tempo)

Lazio, Curva Nord A proposito di cultura sportiva, in curva compare un volantino: “Niente donne, mogli e fidanzate nelle prime file”

Il volantino distribuito sui seggiolini della Curva Nord allo Stadio Olimpico, in occasione di Lazio-Napoli, sta facendo molto discutere. “Niente donne, mogli e fidanzate nelle prime file”, questo il messaggio scioccante firmato dal “Direttivo Diabolik Pluto”, un nome ancora sconosciuto alle Forze dell’Ordine. Di seguito il testo integrale del comunicato: “La Nord per noi rappresenta un luogo sacro, un ambiente con un codice non scritto da rispettare. Le prime file, da sempre, le viviamo come fossero una linea trincerata. All’interno di essa non ammettiamo donne, mogli e fidanzate, pertanto le invitiamo a posizionarsi dalla decima fila in poi. Chi sceglie lo stadio come alternativa alla spensierata e romantica giornata a Villa Borghese, andasse in altri settori”.” (fonte: Mediaset Premium Sport)

Il lapsus freudiano della leader Fdi Giorgia Meloni

“Il caso #Diciotti conferma ancora una volta la tesi di Fratelli d’Italia: non basta chiudere i POETI (porti, ndr), l’unica soluzione all’invasione è il blocco navale. Basta perdere tempo!” (fonte: Twitter)

Un tweet imbarazzante di Roberto Fico presidente della Camera 5 Stelle: fate attenzione alla chiosa!

Buona notizia che il governo abbia deciso di far scendere i minori dalla #Diciotti. Per me far il presidente della Camera significa fare sì che lo Stato non rinneghi mai principi fondamentali e dignità umana. Sono stato eletto per questo, RINUNCIANDO ALLO STIPENDIO da presidente” (fonte: Twitter)

Botte da orbi tra alleati: così il ministro dell’Interno Matteo Salvini in una diretta su Facebook, il mood è “delirio di onnipotenza

A bordo della nave Diciotti ci sono 29 bambini? Scendano, faccio un passo oltre. Possono scendere, adesso. Ma i ventenni, trentenni, quarantenni belli robusti, vaccinati e palestrati, basta, finito, nisba! Leggo che Fico dice, ‘Salvini sbaglia, devono sbarcare tutti’: bene, tu fai il presidente della Camera, io faccio il ministro. Tu sei pagato per fare il presidente della Camera come lo era la Boldrini… a volte mi viene il dubbio che non sia una carica fortunata, Bertinotti, Fini, Boldrini, Fico… mmm, occhio che non porta fortunissima”

Il direct mailing del sottosegretario agli Affari Esteri e deputato M5s Manlio Di Stefano

Se volete restare sempre informati sulla mia attività politica potete farlo anche fuori dai social, usando #Telegram riceverete dei semplici messaggi chat. Nell’immagine trovate come fare per installare tutto e magari farlo anche sui telefoni di amici e parenti consenzienti. #M5S(fonte: Twitter)

Il conduttore tv Giancarlo Magalli ospite a In Onda, su La7

Beppe Grillo? Lo conosco dai tempi in cui lavorava in Rai, cioè quando faceva cabaret. Fregava i testi miei, lo ha ammesso anche lui pubblicamente. All’epoca io scrivevo per altri comici e lui, quando una battuta gli piaceva, prendeva e rubava. Lo ha fatto per un periodo limitato, poi si è messo in società con Antonio Ricci e naturalmente non ha avuto più bisogno di rubare battute

Il deputato di Forza Italia Gianfranco Rotondi leader di Rivoluzione cristiana intervistato dal Tempo

Berlusconi ha due carte in tasca da giocare: partito unico con la Lega o forza moderata”, “Silvio è uno statista, deciderà con un occhio nell’interesse dell’Italia e con l’altro seguendo l’aspirazione legittima di entrare nella storia come uno che ha chiuso con una spettacolare vittoria”

Matteo Renzi è dentro il Duomo di Firenze e sta registrando una delle otto puntate in cui racconta storia, bellezze e malvagità della sua città.

Matteo “è un automa: non c’è gobbo, non ci sono testi scritti, ricorda tutto a memoria, parla a braccio e quasi mai è necessario un secondo ciak“. Ad un certo punto “costruisce una frase complessa, con molti congiuntivi, e gli scappa una precisazione: ‘Così no, perché poi Di Maio non la capisce… si scherza, ragazzi, mi raccomando’. (…) Quando Matteo conclude la parte sulla congiura, i tecnici si guardano sbigottiti: ‘Questa poteva andare anche in diretta per quanto è venuta bene’…

L’annuncio della sindaca 5 Stelle di Roma, Virginia Raggi

È stato rimosso stamattina il materasso abbandonato in viale Filarete a Tor Pignattara da una coppia colta sul fatto e videoregistrata con il cellulare da un cittadino che, come la maggioranza dei romani, ha a cuore il decoro della città” (fonte:  Facebook )

Notizia della settimana

“Quel pappagallo parlante mi dà della zoccola!“, è questa la denuncia di una bella trentenne del sondriese che si è rivolta a un’associazione animalista. Ogni volta che lei passa davanti alla voliera del pennuto, l’uccello strilla il suo nome e aggiunge l’appellativo “zoccola“. Una situazione insostenibile che potrebbe portare a una denuncia per stalking. Non certo nei confronti dell’uccello, quanto piuttosto dell’uomo che l’ha addestrato. E che la bella trentenne aveva respinto . ( fonte: Il Giornale di Sondrio )

Il regista Dario Argento intervistato  difende la figlia Asia dall’accusa di aver abusato di un giovane attore, allora 17enne

Non riesco a capire bene la situazione, credo si siano inventati tutto: sì, potrebbe essere un complotto. Sono convinto sia tutta una montatura, tutto un imbroglio” (fonte: Corriere della Sera)

Il terrificante tweet del sottosegretario agli Interni Carlo Sibilia parlamentare 5 Stelle, subito dopo cancellato

“Fuori dalla paura c’è un sole bellissimo. Noi possiamo aiutarti ad uscirne e a trovare quello che hai sempre desiderato. #coraggio #felicità #amore”

Maurizio Bianconi Avvocato ed ex parlamentare di Forza Italia, e le gambe larghe…

“Asia Argento: le bugie hanno le gambe larghe” (fonte: Facebook )




Funerali Genova. Scoppia la bufera su Rocco Casalino che manda sms di "sfida" alla stampa

ROMA – Al cattivo gusto non c’è mai limite ed il comportamento di Rocco Casalino. ex concorrente del Grande Fratello (edizione del 2000), attualmente “grillino” di ferro e portavoce di Palazzo Chigi, il quale durante i funerali di Stato celebratisi questa mattina alla Fiera di Genova, è stato”beccato” mentre mandava a decine di giornalisti “nel pieno svolgimento dei funerali di Stato” degli sms  di propaganda politica, con all’interno il link di un articolo de “Il Fatto Quotidiano” preoccupandosi di sottolineare ai cronisti gli applausi ricevuti dal premier Conte e dagli esponenti del governo ed i fischi incassati dal Pd.

Poi, mentre la cerimonia funebre era già iniziata (come dimostrato dall’orario di invio della chat di WhatsApp), Rocco Casalino, ha sfidato la stampa scrivendo: “Sono curioso di leggere i giornali domani…”.

La vicenda è stato rivelato su Facebook dal deputato dem  Michele Anzaldi, che ha ritenuto l’accaduto un “fatto gravissimo”. “Presenterò un esposto alla Corte dei Conti e all’Agcom – scrive il parlamentare del Pdper sapere se è lecito che il portavoce di Palazzo Chigi, pagato con i soldi degli italiani per curare la comunicazione istituzionale del Governo, inondi la stampa di sms per fare falsa propaganda contro un partito di opposizione  È una distrazione di risorse pubbliche? È un abuso di potere? Il presidente del Consiglio Conte conclude il deputato dem farebbe bene a licenziare in tronco il signor Casalino, prima di incorrere in guai più seri con la giustizia contabile“.

L’ On. Anzaldi  così ricostruisce quanto accaduto oggi durante i funerali. “Oggi alle 11.46, in pieno svolgimento dei funerali di Stato per alcune delle vittime del Ponte di Genova e senza alcun rispetto per i morti – spiega – numerosi giornalisti anche del servizio pubblico RAI hanno ricevuto da Casalino un messaggio riferito ai presunti fischi a esponenti Pd, notizia peraltro non confermata da molti dei presenti e dai video. Casalino scrive: ‘sono curioso di leggere i giornali domani'”.

Secondo il deputato dem Anzaldisiamo di fronte ad un caso gravissimo di utilizzo di una funzione pubblica per interessi di partito” e per questo sarebbe “inadaguato” come portavoce di Palazzo Chigi. E questo perché Casalino dovrebbe “interpretare un ruolo senza la partigianeria incompatibile con una figura che è pagata da tutti gli italiani e non da un partito o da una società privata“.  Cosi conclude il deputato dem: “Questa confusione  risulterebbe ancora più grave se associata a un frangente come l’emergenza del ponte Morandi a Genova. Un episodio che per la sua drammaticità e la delicatezza rispetto al futuro della città rende impensabili atteggiamenti non solo di parte ma persino di irrisione. Qualora l’invio del messaggio di Casalino venisse confermato, Conte allontani immediatamente Casalino da Palazzo Chigi”.

E’ questa la seconda vicenda poco istituzionale che coinvolge Casalino  già criticato nei giorni scorsi per l’attacco al giornalista de Il Foglio Salvatore Merlo: “Adesso che il giornale chiude, che fai? Mi dici a che serve Il Foglio?aveva scritto. Minacce che a Merlo non avevano messo paura, rispondendogli: “Insomma i Cinque stelle festeggiano sotto la regia del loro poderoso ufficio propaganda e comunicazione, ma in realtà il clima è plumbeo“.

Cosa dire poi vedendo Matteo Salvini che si fermava a fare i selfie ai funerali. Molti sostenitori del leader leghista sono andati in suo soccorso  sostenendo che la foto del selfie di Salviniè una fakenews” e “che la ragazza stava mostrando la foto delle vittime al ministro“. Questa gente davanti al video del selfie VERGOGNOSO del ministro Salvini dovrebbero anche loro solo vergognarsi  . Vediamo se negano pure davanti al filmato…

E poi ci chiediamo perchè 20 famiglie hanno deciso per le esequie in forma privata, ai funerali di Stato ?

 

 




La Provincia di Taranto si schiera con il Governo e presenta un contro ricorso al Tar, contro il ricorso del Comune di Taranto

Martino Tamburrano

ROMA – La Provincia di Taranto guidata da Martino Tamburrano (Forza Italia) rappresentato dall’ Avv. Luigi Quinto del Foro di Lecce  ha presentato un ricorso contro il ricorso al Tar depositato dal Comune di Taranto (con la Regione Puglia)  contro il Decreto di Palazzo Chigi sull’ ILVA.

“L’interesse che giustifica e legittima il presente atto – si legge nel ricorso ad opponendum“  – è legato alla conservazione degli atti impugnati, che hanno dato nuovo impulso all’attività dello stabilimento Ilva di Taranto attraverso un equo contemperamento degli interesse coinvolti, sia di quelli ambientali e sanitari, sia di quelli imprenditoriali, salvaguardando adeguatamente i livelli occupazionali, nonché garantendo interventi positivi per fronteggiare l’emergenza ambientale”.

Con un post su Facebook  poco “istituzionale” e minaccioso su Facebook , il vicesindaco “nominato” di Taranto Rocco De Franchi , già assessore al Comune di Bari nella Giunta guidata da Michele Emiliano, contrattacca: “La Provincia di Taranto, dopo aver garantito sostegno alla città ed al Comune di Taranto, getta la maschera. I tarantini, i pugliesi tutti, se lo ricorderanno“. Per il momento i tarantini si ricordano molto bene che De Franchi non è stato MAI eletto nel Comune di Taranto e quindi invece di parlare dei “tarantini” farebbe bene ad occuparsi dei “baresi” e spiegarci magari come mai non si è candidato al Comune di Bari, e come mai il sindaco Di Caro non lo ha riconfermato nella sua carica di assessore che gli venne conferita dal suo “protettore” Emiliano !

A dargli “man forte” anche il suo collega barese Aurelio Di Paola, un altro “nominato” da Emiliano : ” Da parte mia nessun commento… solo un profondo sdegno per un colpo così basso e meschino”. Qualcuno spieghi ai due nominati “levantini” piazzati da Michele Emiliano nel Comune di Taranto, che è la Provincia di Taranto ad avere maggiori competenze ambientali, e non l’ Amministrazione Comunale!

 

L’iniziativa del Presidente della Provincia di Taranto Martino Tamburrano sarà annunciata nell’incontro, in programma lunedì prossimo a Montemesola (Taranto), a cui parteciperanno i  Comuni che fanno parte dell’area di crisi ambientale di Taranto: Massafra, Statte, Crispiano e Montemesola oltre a Taranto, .

Stanno accadendo cose assurde frutto del clima politico ed elettorale di queste settimane – dichiara TamburranoMa questo non è affatto serio. Tanto per cominciare, è bene chiarire che l’Autorizzazione integrata ambientale dell’Ilva è un provvedimento nazionale. Le uniche competenze locali riguardano l’ambiente e queste sono delegate alla Provincia. Il Comune non ha questa competenza, ma solo in materia di ambiente. Poi davvero mi sorprende la proposta di Emiliano di far entrare l’Acquedotto pugliese nell’azionariato della nuova Ilva – conclude TamburranoMi chiedo: ma che senso ha l’Acquedotto Pugliese  visto che Ilva è un’azienda privata e l’acquirente è un privato?“.

 

il ricorso ad opponendum presentato dalla Provincia di Taranto dinnanzi al Tar di Lecce, in favore del Governo  

Resta da chiedersi che democrazia è quella degli “adepti” baresi nominati da Emiliano, che pretendono di avere il diritto di opporsi al Governo, ma non consentono al presidente della Provincia di Taranto Martino Tamburrano  di essere d’accordo con il Governo ed i sindacati confederali,  e di poter presentare un ricorso “ad opponendum” contro il ricorso del Comune di Taranto (e quindi anche quello della Regione Puglia) contro il Governo in carica.

una delle tante “lottizzazioni” di Michele Emiliano con i soldi della Regione Puglia….

 

Secondo il “nominato” De FranchiI tarantini, i pugliesi tutti, se lo ricorderanno“. Di quali “pugliesi” parla ? Di quelli che hanno votato (come in tutta Italia) alle primarie per il suo “nume” Emiliano, che ha ottenuto meno voti di quanti ne ottenne precedentemente Giuseppe Civati senza avere il potere di “lottizzazione” e nomine esercitato dal Governatore della Regione Puglia “cicero pro domo suo” ? E chi sarebbero “i tarantini”, quelli che hanno votato per il candidato sindaco del Pd, (Melucci n.d.r. ) sostenuto a Taranto in campagna elettorale dai ministri  Teresa Bellanova e De Vincenti , contro i quali oggi si è rivoltato contro per obbedire al “nume tutelare” Michele Emiliano ?

la vera origine degli assessori “tecnici” scelti…dal sindaco Melucci al Comune di Taranto

Come mai De Franchi  ex-assessore della Giunta Pd al Comune di Bari sotto la guida di Michele Emiliano (Pd, non si successivamente candidato al Comune di Bari, e come mai non è stato riconfermato dal successivo sindaco Antonio Decaro (anch’egli del Pd) . E’ forse un caso che il Governatore Emiliano nel 2016  lo abbia nominato   “Sub Commissario per l’attività di supporto del Commissario ad Acta” dell ‘Agenzia territoriale della Regione Puglia per il servizio di gestione del ciclo dei rifiuti, ?  Fonti molto bene informate parlano di un progetto di Emiliano di incorporare anche l’ AMIU Taranto  accanto all’ AMIU Bari ed AMIU Foggia (entrato nella compagine societaria, acquisendo il 21.87% delle quote ) che hanno dato  vita a AMIU PUGLIA s.p.a. , e quindi poter rimettere in funzione il termovalorizzatore che soltanto la società comunale tarantina detiene ? Altre poltrone, altri business da gestire per Emiliano ed i suoi “amici degli amici” baresi ?




Eni e FCA progetti congiunti per abbattere le emissioni di CO2 nei trasporti su strada

ROMA – Alla presenza del Presidente del Consiglio italiano, Paolo Gentiloni, l’Amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, e l’Amministratore delegato di FCA, Sergio Marchionne, hanno firmato a Palazzo Chigi un Memorandum of Understanding per lo sviluppo congiunto di progetti di ricerca e applicazioni tecnologiche per la riduzione delle emissioni di CO2 nei trasporti su strada. Le due società, rinnovando il proprio impegno strategico per un futuro low carbon e nel rispetto della Strategia Energetica Nazionale, mettono a fattor comune le proprie eccellenze in termini di esperienza e know how tecnologico con l’obiettivo di raggiungere un livello molto significativo di abbattimento delle emissioni del settore.

In questo contesto, Eni e FCA hanno individuato ambiti di collaborazione per Lo sviluppo di tecnologie e materiali per l’assorbimento del gas naturale, Adsorbed Natural Gas (ANG), che permettano di migliorare l’attuale tecnologia legata al gas naturale compresso, nel campo dell’automotive. Si tratta di una collaborazione per studiare nuove tecnologie e materiali adsorbenti che consentano di trasportare a pressioni molto più basse il gas compresso, diminuendo il peso dei serbatoi e aumentando l’autonomia con un pieno.

I due gruppi sono impegnati per lo sviluppo di nuove tecnologie per l’utilizzo del gas nei trasporti, che consentano, oltre all’impiego del gas naturale compresso e del gas naturale liquefatto, anche quello del metanolo, un alcol ottenuto dal gas che impiegato nei carburanti consente la riduzione delle emissioni. A questo scopo, Eni ha sviluppato una nuova benzina con il 20% di carburanti alternativi (15% di metanolo e 5% di bioetanolo), ora in sperimentazione congiunta con FCA, con ridotte emissioni di CO2 e altri componenti emissivi. Il nuovo carburante alimenterà cinque vetture Fiat 500 della flotta di Enjoy, il car sharing di Eni nato proprio dalla partnership con FCA, per un test di lunga durata. L’utilizzo della nuova benzina è in grado di assicurare oltre il 4% di riduzione delle emissioni di CO2 (2% in fase di combustione più un altro 2,3% derivante dal ciclo di produzione del combustibile e dovuto alla componente bio). In aggiunta, per allargare l’ambito di utilizzo del car sharing e ribadire la versatilità e flessibilità dell’uso del gas compresso, la flotta Enjoy, dall’inizio del prossimo anno, sarà arricchita dai furgoni Fiat Doblò dell’Enjoy Cargo: primo caso al mondo di sharing dedicato al trasporto delle cose senza vincolo di punti di prelievo e di consegna del mezzo. Il 20% della flotta dei Fiat Doblò sarà alimentato a metano.

Prevista anche la realizzazione, anche in collaborazione con il MIT (Massachussets Institute of Technology), di tecnologie e dispositivi per la cattura e lo stoccaggio temporaneo a bordo dei veicoli di parte della CO2 prodotta da motori a combustione interna. Tenendo conto che i trasporti contribuiscono per il 23% circa alle emissioni globali di CO2 e che la quota di competenza dei soli veicoli leggeri è pari al 10% circa, questa soluzione tecnologica permetterebbe di diminuire in modo significativo le emissioni di CO2 nel settore trasporti. Nell’ottica di ulteriore riduzione delle emissioni complessive di gas serra, le parti confermano il comune interesse a valutare nuove formulazioni di carburanti da applicarsi alle attuali motorizzazioni, senza modifiche sostanziali a livello meccanico. L’interesse riguarda, tra l’altro, formulazioni di diesel con contenuto di olio vegetale idrotrattato (Hydrotreated Vegetable Oil, HVO) incrementato rispetto all’attuale, benzine addizionate con maggiori contenuti di alcoli anche da fonti rinnovabili e/o rifiuti, utilizzo di nuovi additivi “friction reducer”.

Infine, le due società hanno concordato di avviare e implementare nuove collaborazioni con Università italiane e internazionali al fine di creare e formare nuovi profili professionali per il futuro. L’Amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, ha commentato: “Oggi abbiamo sottoscritto un’alleanza tra due grandi società in Italia, accomunate dall’impegno per un futuro low carbon. Mettere a fattor comune il nostro know how tecnologico e le nostre competenze nella ricerca con quelle di FCA, incoraggiati dal Presidente del Consiglio che ha ospitato la cerimonia della firma, è un’iniziativa importante in questa direzione. Un cammino che per Eni è strategico e che implica azioni importanti su diversi fronti.  Nell’ambito della mobilità, Eni ha già compiuto passi importanti, sviluppando carburanti green innovativi a basso contenuto di emissioni. Questo importante risultato rientra in una strategia integrata, che va dalla riduzione delle emissioni di CO2 in tutte le nostre attività, alla promozione del gas naturale come fonte fossile più pulita e ponte per la transizione verso le rinnovabili, dalla sperimentazione di carburanti verdi e alternativi alla ricerca nel campo delle energie rinnovabili. Con FCA portiamo avanti progetti innovativi, in grado di offrire importanti contributi in termini di riduzione delle emissioni in tempi brevi, e con obiettivi futuri ambiziosi ma decisamente realistici”.

L’Amministratore delegato di FCA, Sergio Marchionne, ha commentato: “Oggi la nostra collaborazione con Eni compie un significativo passo avanti. Mi fa molto piacere poter contare sul sostegno del Governo in una fase che vede le due più importanti aziende in Italia unire le proprie competenze per ridurre le emissioni in maniera incisiva e permanente. Si tratta di un obiettivo comune che parla di responsabilità e impegno; parla del mondo che vogliamo lasciare alle generazioni future”.




Anonymous ruba dati istituzioni Italia e Ue

ROMA – Aperta un’inchiesta della Procura della Repubblica di Roma. Il fascicolo relativo alla sottrazione dei documenti dai sistemi informatici di Palazzo Chigi, del ministero dell’Interno e di quello della della Difesa, della Marina Militare e del Parlamento europeo,  è coordinato dal sostituto procuratore Eugenio Albamonte. La paura è che il materiale hackerato possa risultare di tipo “classificato” e, quindi, contenere documenti come quelli relativi alle intercettazioni e degli agenti dei servizi segreti italiani impiegati sotto copertura in missioni. Al momento la Polizia Postale sta compiendo tutte le verifiche per cercare di trovare tracce lasciate nei server istituzionali.

I documenti sono stati sottratti da attivisti di Anonymous e resi pubblici sul web. Tra questi ci sono alcuni molto recenti: un’ordinanza del 10 novembre della Questura di Roma relativa a diverse manifestazioni e uno scambio di email tra funzionari di palazzo Chigi e della sicurezza, contenente i nomi degli appartenenti alle forze di polizia incaricati di fare a Bologna un sopralluogo in vista della visita odierna  del presidente del consiglio Paolo  Gentiloni. Ci sono poi diverse altre ordinanze di servizio, le frequenze radio chieste e concesse all’Italia per le comunicazioni di sicurezza in occasione della visita del presidente del Consiglio a Bruxelles dal 19 e 20 ottobre scorsi, un documento del “Centro unico stipendiale esercito con le disposizioni relative agli stipendi dei militari, i numeri di cellulare di personale del ministero dell’Interno in missione all’estero. E, ancora, dati personali e foto di agenti e militari: curricula, dichiarazioni dei redditi, fotocopie di passaporti e carte d’identità, buste paga e contratti d’affitto. Sono le centinaia di file che gli hacker di Anonymous avrebbero sottratto, secondo quanto loro stessi hanno dichiarato.

La rivendicazione è stata resa nota attraverso il blog e il profilo Twitter del movimento Anonymous: “Cittadini, siamo lieti di annunciarvi, per il diritto della democrazia e della dignità dei popoli, che siamo in possesso di una lista di dati personali relativi al ministero dell’Interno, al ministero della Difesa, alla Marina Militare nonché di Palazzo Chigi e Parlamento europeo (…) “

“Da settimane ci divertiamo a curiosare nei vostri server, – continuano gli attivisti etici di Anonymous – nelle vostre email, portali, documenti, verbali e molto altro. Siamo in possesso di una notevole mole di materiale: ad esempio documenti sui sistemi di intercettazioni, tabulati, microspie di ultima generazione, attività sotto copertura; file riguardanti i NoTav e i dissidenti; varie circolari ma anche numerose mail”.

“Al momento non sono state evidenziate ulteriori compromissioni di sistemi informatici istituzionali” hanno spiegato dal Servizio centrale operativo della la Polizia in seguito all’attacco di Anonymous, sostenendo che i file pubblicati on line dagli hackers inerenti a “indirizzi mail e documentazione di diverse istituzioni sono stati sottratti dalle caselle mail personali di un dipendente della Difesa e di un appartenente alla Polizia”  ma chiaramente non la raccontano tutta La Polizia Postale ha scoperto tre giorni fa l’intrusione. “Nella giornata di sabato, nel corso di un’attività di monitoraggio, – afferma infatti il Dipartimento – la Polizia Postale ha immediatamente rilevato un attacco informatico portato a termine da hacker che si rifanno ad Anonymous“.

Non è questa la prima volta che Anonymous svela le “falle” di protezione informatica delle istituzioni. Tra il 2011 e il 2012 risultano esserci stati attacchi informatici ai siti internet del Governo, del Viminale, Difesa, Vaticano, dell’ Enel, della Siae, comune di Torino e linea ferroviaria Torino-Lione. Non solo. Infatti gli attivisti etici di Anonymous  hanno “bucato”  i server della Polizia di Stato, Capitaneria di Porto, Banco di Lucca, Luiss, Enav, del Sappe il sindacato di polizia penitenziaria ed anche della Vitrociset (la società controllata dalla famiglia Crociani coinvolta nello scandalo Paradise Papers).

Per quegli attacchi alcuni ragazzi nati tra il 1985 e il 1992 sono finiti sotto processo con le accuse di associazione per delinquere, hackeraggio, danneggiamento, accesso abusivo ai sistemi informatici, falsificazione e soppressione di comunicazione. In America l’ NSA e l’ FBI invece, come accade, li avrebbero assunti. Ecco perchè in Italia la protezione informatica dello Stato fa ancora ridere.

 




Codice antimafia: il Quirinale promulga legge ma scrive a Palazzo Chigi

ROMA –  Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato ieri e promulgato la legge che modifica il codice antimafia. Contestualmente ha però scritto al premier Paolo Gentiloni per segnalargli dei “profili critici” del provvedimento nonchè per sottolineare la necessità che “il Governo proceda a un attento monitoraggio degli effetti applicativi della disciplina“. Nella sua lettera al premier il presidente Mattarella premette di aver “promulgato la legge non ritenendo che vi fossero evidenti profili critici di legittimità costituzionale“.

“L’aspetto critico” cui fa riferimento Mattarella è l’articolo 31 della legge, quello relativo alla confisca allargata. Nel testo approvato, non sono state inserite alcune ipotesi di reato per cui prima, in caso di condanna, era prevista la confisca penale allargata. Si tratta dei reati di: associazione per delinquere finalizzata alla commissione delle fattispecie di falso nummario, indebito utilizzo di carte di credito o di pagamento, delitti commessi con finalità di terrorismo internazionale e reati informatici.

La riforma che punta a velocizzare le misure di prevenzione patrimoniale; rende più trasparente la scelta degli amministratori giudiziari; ridisegna l’Agenzia per i beni sequestrati; include corrotti, stalker e terroristi tra i possibili destinatari dei provvedimenti. Punto contestato, quest’ultimo, su cui però è passato anche un ordine del giorno che impegna il governo a rivedere l’equiparazione mafioso-corrotto.

Sono quasi 20 mila i beni confiscati alle mafie, tramite sequestro preventivo, a cui si aggiungono 2.876 aziende. Altri 20 mila i beni confiscati (tra terreni, aziende e immobili) con procedimenti di natura penale. Immenso il valore: quasi 30 miliardi, ma oltre il 90% oggi fallisce. Queste in dettaglio le misure previste dalla nuova norma.

“Di qui – continua Mattarella – l’esigenza di assicurare una stabile conformazione dell’ordinamento interno agli obblighi comunitari in relazione alle previsioni direttamente attuative di direttive europee, a suo tempo recepite nell’ordinamento interno e che non figurano nel nuovo testo“.

Nella lettera al premier Gentiloni il presidente Mattarella, dopo la promulgazione della legge che modifica il codice antimafia, ricorda l’esigenza di conformare l’ordinamento interno agli obblighi comunitari. Per questo Mattarella chiude la lettera con un invito a intervenire sollecitamente per rimediare: “Tanto Le rappresento rimettendo alla responsabilità del Governo l’individuazione, in tempi necessariamente brevi, dei modi e delle forme di un idoneo intervento normativo nel senso indicato“.