Le "fake news" di Marco Travaglio sull’Ilva, smentite dal sindacalista Bentivogli

di Antonello de Gennaro

E’ stato un grande spettacolo televisivo quello trasmesso  due sere fa nel programma  televisivo Otto e Mezzo condotto da Lilli Gruber su La7 . Intorno al tavolo a confrontarsi c’erano il giornalista Massimo Giannini, e Marco Bentivogli il Segretario Generale dei Metalmeccanici FIM CISL . Collegato dalla sua redazione Marco Travaglio  Direttore del Fatto Quotidiano. Tema della puntata,  l’enorme disastro politico che gli ultimi due governi guidati entrambi da Giuseppe Conte  hanno causato sull’ex Ilva. Secondo Travaglio , che come sempre difende a spada tratta l’indifendibile M5S Arcelor Mittal racconta balle e pretende la licenza di uccidere

il Fatto Quotidiano però scriveva che lo scudo penale è nel contratto

Nel contratto che ha firmato non era previsto alcuno scudo penale ha esordito subito Travaglio che ieri ha voluto difendere Conte e soprattutto Luigi Di Maio l’ex ministro “duplex” (del Lavoro e dello Sviluppo Economico, nel 1° governo Conte, cioè quello insieme alla Lega . “Per quanto incauti i nostri governi che hanno ceduto l’Ilva a questa cordata franco indiana non siano arrivati a tale punto di improntitudine dallo scrivere dentro a un contratto che avrebbero garantito l’impunità per i reati che sarebbero stati intenzionati o costretti a commettere“, ha affermato il direttore del Fatto ignorando che Arcelor Mittal non è una cordata, ma bensi una società leader mondiale nella produzione dell’acciaio. Travaglio voleva fare passare l’idea che il cosiddetto “scudo penale” fosse propedeutico  a coprire tutte le fattispecie di reato nella gestione dell’ex-Ilva , e che quindi Arcelor Mittal avesse campo libero.

In realtà non è così come poco dopo ha spiegato  Bentivogli , perchè “lo scudo penale riguarda solo il perimetro dell’azione che si svolge per realizzare il piano ambientale”, e conseguentemente ha un’area  di applicazione ben precisa. Ma la “fake news” più grossa di Travaglio rimane quella circa il fatto che il Governo Conte 1 non avesse concesso alcuno “scudo” ad Arcelor-Mittal. Perché come ha documentato il CORRIERE DEL GIORNO e riportato anche dal SOLE24ORE a luglio (e come pubblicato lo stesso Fatto Quotidiano) nel contratto quello scudo c’era eccome !

Circostanza confermata in trasmissione del Segretario della FIM-CISL il quale ha detto che “l’addendum al piano ambientale proprio all’articolo 27 che qualora ci sia qualsiasi modifica del quadro normativo con cui è stata fatta la gara ad evidenza pubblica e qualora ci sia l’impossibilità di realizzare il piano ambientale, entrambe le violazioni sono causa di scioglimento e rescissione del contratto. Addendum che era stato sottoscritto il 14 settembre 2018,  quando sulla poltrona di ministro dello Sviluppo economico c’era il suo “protetto” Luigi Di Maio. Dopodichè è successo che il Governo Conte 1 con la firma di Di Maio, ha revocato le esimenti penali, poi le ha rimesse, ed il Governo Conte 2 qualche settimana fa le ha cancellate di nuovo. Questa è la realtà che Travaglio ignora o fa finta di non conoscere

Le “fake news” di Travaglio sull’ex Ilva di Taranto

E’ molto strano che Travaglio abbia affermato che quella norma non c’era smentendo di fatto quanto il suo stesso giornale non più tardi di quattro mesi fa aveva pubblicato scrivendo che quella clausola esisteva e che era motivo si scioglimento del contratto. Più che legittimo chiedersi oggi per quale motivo oggi Travaglio avverta un così grande desiderio di difendere Di Maio, ma è ben noto che la sua è l’ennesimo attacco contro i cosiddetti “giornaloni” e il mondo dell’editoria, scrivendo ieri sul Fatto: “Bei tempi quando i Riva si compravano i giornalisti. Oggi vengono via gratis”. Come se il suo quotidiano che dirige sia il “Vangelo” dell’informazione, che in realtà non è, venendo invece definito da molti come “il Falso Quotidiano” o “il Fango Quotidiano” e subissato di querele e citazioni per danni.

Travaglio peraltro voleva lasciare passare il teorema-interpretazione che il cosiddetto “scudo” fosse specualre  a garantire un’impunità pressoché totale ai vertici dell’Ilva. Il segretario generale della FIM-CISL  Marco Bentivogli lo ha smentito ricordando che a prendere le decisioni operative non è certo l’Amministratore Delegato o i poteri forti della multinazionale: “in questo periodo questo scudo ha protetto impiegati di settimo livello, quadri“.

Ma Travaglio non contento ed irritato, ha replicato: “è incredibile che si dia la colpa a quelli che hanno tolto lo scudo penale” sostenendo in maniera ridicola che in realtà Arcelor Mittal non hai mai voluto acquistare l’acciaieria, ma che il suo vero intento era quello di “sottrarla a concorrenti e per prendersi il portafoglio clienti“. Ma il sindacalista Bentivogli lo ha smentito nuovamente ricordando che Arcelor Mittal, avrebbe potuto farlo senza impegnarsi all’acquisto nel momento in cui ha avanzato la manifestazione d’interesse, prendendo conoscenza dal “dossier” l’elenco dei clienti dello stabilimento siderurgico di Taranto.

Quello che  Travaglio ignora o fa finta di non sapere è che alla gara internazionale per acquisire l’ Ilva non avevano partecipati concorrenti degni di nota (come come i principali gruppi siderurgici mondiali) ma solo una cordata di “volenterosi” messa in piedi dietro le quinte dai “renziani” guidata dal gruppo indiano Jindal, a cui partecipavano il gruppo italiano Arvedi, la finanziaria  di Leonardo del Vecchio, che era sostenuta finanziariamente da Cassa Depositi e Prestiti, vale a dire lo Stato italiano.

“Non hanno comprato niente” ha detto Travaglio ricordando che al momento Arcelor-Mittal ha in affitto il Gruppo ILVA. Ed anche in questo caso Bentivogli ha dovuto precisare e spiegargli che nel famoso addendum contrattuale (quello che per Travaglio non esiste) che porta la firma anche di Luigi Di Maio  in assenza di modifiche sostanziali al piano ambientale “l’azienda alla fine del 2020 è obbligata a comprare lo stabilimento“.

Cioè avrebbe dovuto e voluto farlo se il ministro Di Maio non avesse cambiato le carte in tavola. “Nessuno scudo potrà mai tenere acceso l’altoforno numero 2″, urlava Travaglio sostenendo che l’altoforno “deve essere spento perché è una struttura killer” collegandolo alla drammatica e complicata vicenda dell’altoforno 2 dell’ex-Ilva di Taranto che l’8 giugno 2015 vide la drammatica morte dell’operaio Alessandro Morricella.

In verità, Travaglio ignora o finge di non sapere che su quell’incidente ad oggi non c’è nessuna sentenza della magistratura, mentre Arcelor Mittal, che non ha avuto alcuna responsabilità nell’incidente, per  quell’indeterminato malfunzionamento subisce conseguenze tanto gravi da indurla a “lasciare Taranto”, ancor più che per la mancanza di “protezione legale”.

Infatti spegnere l’altoforno Afo 2 significa di fatto dover spegnere anche gli altri altoforni che operano con la stessa tecnologia e quindi di conseguenza dover chiudere l’azienda. Secondo i “tuttologi” come Marco Travaglio, Michelano Emiliano non sarebbe possibile poter produrre acciaio senza inquinare  garantendo nello stesso  tempo la sicurezza dei lavoratori. Ma in realtà non è così: perché è stato fatto a pochi chilometri dall’Italia, a Linz. E lì la bonifica non è stata fatta chiudendo l’azienda (come a Bagnoli, dove non c’è stata) ma grazie ad un’impresa che ha investito in sicurezza e in buone pratiche ambientali.

La follia giudiziaria di spegnere l’ altoforno 2

Purtroppo in questi talk-show televisivi vengono invitati giornalisti privi di alcuna conoscenza delle problematiche, che vengono riferite loro da pennivendoli e scribacchini locali, ben noti, le cui ideologie posizioni anti-Ilva sono ben note e che vengono riprese incredibilmente senza alcuna verifica da giornalisti che lavorano 8e parlano) da Milano e Roma. Molti dei quali non hanno mai messo piede nello stabilimento ILVA di Taranto

Secondo l’ing. Biagio De Marzo già dirigente siderurgico a Taranto, Terni e Sesto S. Giovanni, già presidente di “AltaMarea contro l’inquinamento – Coordinamento di cittadini, associazioni e comitati di volontariato sanitario, ecologista, civico e sociale della provincia di Taranto”, che sulla questione AFO 2 ha prodotto numerosi interventi “chiarificatori” pubblici, e persino degli esposti alla Procura della Repubblica di Taranto, anche recentemente.

In una lettera aperta l’ingegnere De Marzo che si ritiene abbia più competenze di Travaglio ed Emiliano messi insieme, scrive : AM InvestCo Italy (cioè Arcelor Mittal n.d.r.) ha motivato la richiesta di recesso dal contratto o risoluzione dello stesso anche perché “il Tribunale penale di Taranto ha imposto lo spegnimento dell’altoforno numero 2 se non si completano talune prescrizioni entro il 13 dicembre 2019, mentre gli specialisti, e gli stessi Commissari di Ilva in amministrazione straordinaria, hanno ritenuto impossibile rispettare tale termine.” Riassumendo brevemente, il sequestro di AFO 2 fu assunto “in attesa di conoscere le cause dell’evento anomalo a base dell’infortunio, nonché di quelli successivi di minore entità seguiti nei giorni successivi, nel dubbio di un malfunzionamento degli apparati di segnalazione di anomalie, che possa costituire fonte di pericolo di eventi e reati analoghi”. Stante il sequestro con facoltà di uso, a metà 2019, a quattro anni dall’incidente mortale, la magistratura dispone lo “spegnimento di AFO 2”, con motivazioni connesse a valutazioni del solo impianto accusatorio, basate su aspetti tecnici non ancora  accertati giuridicamente.

Secondo l’accusa ci sarebbe una (indeterminata) mancanza di condizioni di sicurezza dell’altoforno per i lavoratori; secondo la difesa ci sarebbe stata una causa del tutto “esterna al forno propriamente detto”, innescata da un “evento umano”. Trattasi chiaramente di una contrapposizione di non poco conto per le responsabilità giuridiche e soprattutto per l’individuazione delle conseguenti prescrizioni impiantistiche ed organizzative. “Ritengo – aggiunge l’ ing. De Marzo – doveroso manifestare, ancora una volta, il convincimento che la morte del povero Morricella è avvenuta non per un indeterminato malfunzionamento dell’impianto ma in conseguenza di unevento umano: per “sbloccare la colata di ghisa, il personale del campo di colata ha applicato maldestramente la procedura “confidenziale”, non ufficiale, popolarmente chiamata NAKADOME”.

Tale procedura, pur essendo praticata in vario modo in tutto il mondo, non è standardizzata, nè tantomeno scritta, ma è tramandata “alla voce” tra gli addetti. Negli anni ’70 altofornisti giapponesi “ammaestrarono” gli italsiderini tarantini sulla NAKADOME’, operazione assolutamente eccezionale, che verrebbe decisa da un responsabile di altoforno, nel caso in cui con la “macchina a forare” non si riuscisse in alcun modo a “pescare” la ghisa liquida nell’altoforno. Si adopererebbe, con tutte le cautele del caso, la “macchina a tappare” iniettando nel foro di colaggio pochi chilogrammi di “massa a tappare” impastata con catrame che, a contatto con l’altissima temperatura interna all’altoforno, provocherebbe un’esplosione cui seguirebbe il deflusso regolare della ghisa liquida.

Il tutto avverrebbe in pochissimi secondi senza nessun infortunio per il personale.Siamo convinti – scrive l’ ing. De Marzoche quella sera su AFO 2 fu eseguita maldestramente una NAKADOME’. I lavoratori presenti sul campo di colata al momento dell’incidente dovrebbero testimoniare in tal senso. Conseguentemente la magistratura potrebbe rinviare al primo rifacimento dell’altoforno le prescrizioni ritenute tecnicamente non eseguibili attualmente. Ove mai non si riuscisse ad acquisire le suddette certezze testimoniali, si potrebbe effettuare, con tutte le precauzioni necessarie, la prova di una NAKADOME’ dimostrativa che riprodurrà, in qualche modo, quanto Lenzi ed io riteniamo che sia accaduto quella disgraziata notte su AFO 2: noi siamo a totale disposizione dell’Autorità Giudiziaria. La suindicata prova concreta favorirebbe l’emergere della verità fattuale, senza dover aspettare i tempi indeterminati dell’ipotizzato “approfondimento processuale”, e consentirebbe di riqualificare subito le prescrizioni per il riavvio dell’altoforno 2 ferme restando le rispettive responsabilità giudiziarie”.

“In conclusione, è auspicabile il ripensamento sia del personale del campo di colata, sia dei periti/consulenti e dei magistrati che dovrebbero modificare l’accusa per gli indagati e conseguentemente le prescrizioni tecniche per l’altoforno. Stabilire subito cosa è successo veramente su AFO 2, aiuterebbe ad assodare se il Siderurgico di Taranto debba essere chiuso nel dubbio di malfunzionamento di tutto quanto avviene lì dentro oppure se possa continuare a funzionare, ovviamente operando correttamente e realizzando i necessari lavori di sicurezza e antinquinamento, attesi i risultati e relativi provvedimenti del riesame dell’AIA e dell’effettuazione della VIIAS, anche preventiva, con il concorso “agevolato” di Arcelor Mittal, non contro Arcelor Mittal, sempre che “resti a Taranto”.

il governatore pugliese Emiliano, e la sua dirigente regionale Barbara Valenzano

Alla fine della lettera aperta che nessun giornale locale o nazionale ha voluto pubblicare, l’ing. De Marzo coglie infine, l’occasione per porre una domanda: “solo a me viene il dubbio di un conflitto di interesse dell’attuale custode giudiziario dell’ex Ilva e consulente tecnico della magistratura di Taranto ( cioè l’ing. Barbara Valenzano – n.d.a.) nel frattempo divenuto dirigente della Regione Puglia al massimo livello, in presa diretta con il presidente Emiliano notoriamente e fortemente critico nei confronti dell’ex Ilva e di Arcelor Mittal ?




Condanna bis per Marco Travaglio: dovrà risarcire Tiziano Renzi con altri 50mila euro

ROMA – Seconda condanna nel giro di un mese per Marco Travaglio: il direttore del Fatto Quotidiano  stavolta per un intervento televisivo in un’ospitata televisiva su Otto e mezzo, il programma condotto da Lilli Gruber su La7, il cui contenuto è stato ritenuto diffamatorio e dovrà risarcire di 50mila euro Tiziano Renzi , padre dell’ex premier Matteo Renzi (attuale senatore del Partito Democratico), difeso dall’avvocato Luca Mirco.

Tiziano Renzi è stato per due anni al centro delle indagini di una complessa vicenda giudiziaria. il “caso CONSIP”, e Marco Travaglio è stato tra i giornalisti principali sostenitori della sua colpevolezza. La vicenda si è conclusa alla fine del mese scorso con la richiesta di archiviazione per Tiziano Renzi da parte della Procura di Roma.

sentenza travaglio BIS

“Bisogna sopportare le ingiustizie, falsità, diffamazioni – scrive Matteo Renzi sulla sua pagina  Facebook –perché prima o poi la verità arriva e il tempo è galantuomo. Ci sono dei giudici in Italia, bisogna solo saper aspettare E verrà presto il tempo in cui la serietà tornerà di moda”.

“Ci hanno rovesciato un mare di fango addosso – prosegue Renzinessun risarcimento ci ridarà quello che abbiamo sofferto ma la verità è più forte delle menzogne. Adesso sono solo curioso di vedere come i tg daranno la notizia”.

 




Bankitalia: “Non ci sono soldi per reddito cittadinanza”

ROMA – “La mancanza di copertura che la Lega ha presentato sulla flat tax non è dissimile dalla mancanza di coperture del reddito di cittadinanza proposto dal Movimento 5 Stelle. Quindi, dal punto di vista dell’impatto potenziale negativo sui conti dello stato, più o meno siamo lì. Sono due misure molto diverse e molto costose. Ma la politica deve e può fare quello che vuole.

E’ quanto ha detto il direttore generale della Banca di Italia Salvatore Rossi, ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo su La7. ‘‘Il reddito di cittadinanza mi sembra un’indennità di disoccupazione molto generosa, ma anche circoscritta in determinate condizioni. Bisogna capire se è compatibile con le coperture”. ‘‘Quando il popolo si pronuncia non si può essere spaventati. Non so se chiamerei i 5 stelle e la Lega ‘forze populiste’ – conclude il direttore generale della Banca di Italia -. Sicuramente sono due forze politiche che si oppongono a molte cose fatte in questi decenni e a molti apparati. Ma valutiamo dai fatti’‘.




Fake news. Milena Gabanelli: “Polizia postale? Eccessivo. Politici e giornalisti hanno sempre raccontato balle”

ROMA“Fake news? Adesso sono molto di moda. Perdiamo più tempo a parlare di fake news che non a scovare le notizie vere“. E’ questo il commento della giornalista Milena Gabanelli, ospite di Otto e Mezzo (La7). La storica fondatrice ed ex conduttrice-responsabile del programma televisivo  Report (RAITRE) che così ha spiegato: “Non sono molto appassionata di questo argomento. L’allarme sulle fake news è direttamente proporzionale a quanto ne parliamo e a quanto lo gonfiamo. Le balle le hanno sempre raccontate la classe politica e i giornalisti che seguono la politica, per compiacerla o semplicemente per pigrizia”  aggiungendo : “Trovo veramente eccessivo l’intervento della polizia postale. Se questo è finalizzato a essere un deterrente, ha una qualche utilità. Ma non si può pensare che le 2mila persone della polizia postale, oltre a occuparsi di cyber-terrorismo,di e-banking, di pedopornografia, di pedofilia, di giochi e di scommesse online, di tutto il crimine che passa attraverso il web, debbano mettersi lì a rispondere ai cittadini

 

 




Le solite (false) affermazioni di Travaglio sul commissariamento di Banca Etruria

ROMA – Lo scorso 14 dicembre nel programma  Otto e Mezzo condotto da Lilli Gruber sul La7 è andato in onda un duro scontro tra il poco elegante ed arrogante direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, a proposito della questione Banca Etruria.

Travaglio ha attaccato la Boschi (min. -15.52): “È ora che la finiate di raccontare balle, a commissariare Banca Etruria è stata Banca d’Italia e il suo governo ha avallato una decisione della Banca d’Italia”. La Boschi, rispondendo sul punto, gli ha replicato: “Il commissariamento l’ha fatto il Governo perché, come sa, è un decreto che firma il ministro dell’Economia. Quindi è inutile dire che non è un atto del governo”. E Marco Travaglio manifestando una evidente carenza ed ignoranza di come funzionano le istituzioni, ha nuovamente ribadito: “Certo, recependo un ordine di Banca d’Italia”.

Cerchiamo dunque di fare la necessaria chiarezza su di chi sia la reale responsabilità decisionale per il commissariamento di Banca Etruria.

 L’atto di commissariamento di Banca Etruria

Come ampiamente già raccontato, è vero che il vicepresidente di Banca Etruria Pier Luigi Boschi, padre di Maria Elena –, e con lui tutto il consiglio di amministrazione, sia stato commissariato dal Governo Renzi. Per la dovuta corretta informazione è bene ricordare che l’atto di commissariamento è contenuto nel decreto n. 45 del 10 febbraio 2015 del Ministero dell’Economia e delle Finanze . Come si legge nel comunicato di Banca Etruria, il ministero dell’Economia ha disposto il commissariamento  soltanto “su proposta della Banca d’Italia” e, in particolare, ai sensi dell’art. 70 co. 1 lett. B) del Testo Unico Bancario. Quindi contrariamente a quanto sosteneva il “travagliato” direttore del Fatto Quotidiano, nessun ordine è stato mai impartito da Banca Italia al Governo .

 Infatti il commissariamento viene disposto congiuntamente dalla Banca d’Italia, che lo propone, e dal Governo, che di fatto decide ed emette il necessario decreto. Per capire, meglio  tuttavia, su chi gravi la responsabilità è necessario verificare se l’indicazione di Banca d’Italia sia vincolante – come affermava lo stesso Travaglio, quando parlava di “un ordine” – oppure no.

La sentenza del Consiglio di Stato

Con la sentenza 9 febbraio 2015, n. 657 il Consiglio di Stato, organo di ultima istanza della giustizia amministrativa,  emanata quindi prima che entrasse in vigore la nuova disciplina dell’art. 70 TUB , ha fatto chiarezza sulla questione. In sentenza riguardo all’art. 70 TUB (testo unico bancario) si legge, : “Ruolo primario viene conferito alla Banca d’Italia, la quale propone al Ministro dell’Economia e delle Finanze lo scioglimento degli organi di amministrazione e controllo di una banca al ricorrere di tassative condizioni. Ricevuta la proposta, il Ministro dell’Economia e delle Finanze “può disporre” con decreto detto scioglimento: questa facoltà di scelta implica una valutazione discrezionale – o, meglio, di opportunità – che il Ministro è tenuto ad effettuare sulla base della proposta avanzata dall’autorità di vigilanza”.

Quindi è evidente che i giudici amministrativi attribuiscono al Governo una facoltà discrezionale rispetto a quanto proposto da Banca d’Italia. Così proseguono i giudici amministrativi: “L’obbligatorietà della proposta della Banca d’Italia non impone al Ministero dell’Economia e delle Finanze di accettarne in modo acritico e dogmatico il contenuto, in quanto l’ordinamento gli attribuisce la facoltà di discostarsi dalla proposta stessa qualora non ritenga sussistenti i presupposti per disporre l’amministrazione straordinaria”.

Detenendo il potere esecutivo questa facoltà secondo i giudici è suo dovere condurre una istruttoria autonoma sulla questione se commissariare o meno la banca, non potendo fare integralmente affidamento su quanto accertato da Banca d’Italia. Nel caso in questione,  relativo alla Banca Popolare di Spoleto  il ministero aveva visto bocciare il proprio decreto di amministrazione straordinaria proprio perché aveva semplicemente accolto l’istanza di Banca d’Italia senza condurre una propria indagine autonoma.

Conclusione

Il commissariamento di Banca Etruria è stato disposto in base alla normativa che era in vigore all’epoca, dal Ministero dell’Economia su proposta della Banca d’Italia. Come abbiamo visto, la giurisprudenza del Consiglio di Stato (oggi obsoleta, ma ancora valida all’epoca dei fatti ) è molto netta nel sottolineare il carattere discrezionale del potere esecutivo del Governo , che anzi è tenuto a condurre indagini proprie al preciso scopo di potersi – eventualmente – discostare dalle proposte formulate da Banca d’Italia.

il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi

 Quindi ha assolutamente ragione Maria Elena Boschi a rivendicare al Governo il merito di aver commissariato Banca Etruria, in quanto in proposito  la proposta di Banca d’Italia non era vincolante e la decisione finale è ricaduta sull’esecutivo. Non risulta che ci sia stato “un ordine” di Banca d’Italia, né che si possa attribuire esclusivamente all’istituto di Palazzo Koch la responsabilità del commissariamento.



Davigo: “Emiliano? Magistrati non dovrebbero fare politica, non sono capaci”

Emiliano ha un procedimento disciplinare in corso e io non posso dire se si deve dimettere. Tuttavia, . Lo ha detto Piercamillo Davigo presidente dell’ANM l’ Associazione Nazionale Magistrati, ospite della giornalista e conduttrice Lilli Gruber a Otto e mezzo su La7. parlando del caso di Michele Emiliano, il magistrato presidente della Regione Puglia, iscritto al Pd, che non contento di dover rispondere della propria attività politica sinora svolta,  si è candidato alla guida della segreteria nazionale del Partito Democratico.

 

Quando abbiamo chiesto (più volte ) ad Emiliano se provava imbarazzo ad essere sotto processo disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura, su richiesta del Procuratore Generale della Suprema Corte di Cassazione, il governatore pugliese è sempre scappato alle nostre domande. Sarà forse perchè non ha argomenti difensivi ? Troppo facile fare politica e “parlare da magistrato…” con una tessera di partito in tasca !

Anche il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini  ha voluto replicare alle critiche sulla stampa sulla tempistica del processo disciplinare al governatore pugliese Emiliano magistrato fuori ruolo e candidato alla segreteria Pd,  al quale la procura generale della Cassazione, titolare dell’azione disciplinare, contesta la partecipazione “sistematica e continuativa” al Pd. Legnini ha sottolineato che “La sezione disciplinare ha operato con tempestività, con rispetto dei propri tempi e delle procedure“. precisando che il procedimento su Michele Emiliano “è stato trattato come tutti gli altri. Il Csm si occupa di molte cose ma non del congresso del Pd“.

Nel frattempo è arrivata la caricatura su Emiliano, dopo quella di Razzi,  realizzata dall’ impareggiabile comico genovese Maurizio Crozza nel suo nuovo programma “Fratelli di Crozza” che si preannuncia un vero tormentone  (vedi QUI il trailer )

Il procuratore di Torino Armando Spataro, difensore “last minute” di Michele Emiliano nel procedimento dinanzi alla Sezione Disciplinare del Csm con una dichiarazione “prende le distanze da affermazioni che continuano a circolare secondo cui la tempistica dell’azione sarebbe stata dettata da ragione estranee ai tempi procedurali ordinari“, aggiungendo  “Giudichiamo insostenibile questo tipo di affermazioni  ed ogni interpretazione dietrologica dei fatti, ben conoscendo la correttezza e competenza di tutti i protagonisti della procedura disciplinare, a partire dall’organo giudicante del Csm, che ha peraltro accolto una nostra richiesta di rinvio, dinanzi al quale sosterremo, con convinzione e nel rispetto di tutti, le ragioni tecnico – giuridiche che ci portano a ritenere l’insussistenza dell’addebito

 




Per fare le scissioni ci vuole coraggio e coerenza, quindi Michele Emiliano resta nel Pd.

Il governatore pugliese Michele Emiliano ha deciso: resta nel Pd scaricando Speranza e Rossi,  ed ha partecipato oggi alla direzione sulle regole al Nazareno, per sfidare al congresso Matteo Renzi .

Una scelta quella di Emiliano, di cui i  “bersaniani” non condividono le modalità, e per questo molto criticata.Pier Luigi Bersani, Roberto Speranza ed i parlamentari della loro area non hanno cambiato idea come il governatore pugliese: non hanno partecipano alla direzione di oggi sul congresso del Pd e di fatto ormai sono usciti dal Partito Democratico .

Michele Emiliano intervenendo in direzione al Pd ha detto L’avrei voluto fare in assemblea ma il rispetto che ho per Rossi e Speranza non me l’ha consentito. Oggi vi ribadisco che mi candiderò alla segreteria del Pd. Questa è casa mia, casa nostra e nessuno può cacciarmi o cacciarci via” aggiungendo  “Con Rossi e Speranza abbiamo condotto una riflessione comune – ha detto Michele Emiliano annunciandola sua candidatura alla leadership del Pd -, Enrico e Roberto sono persone perbene, di grande spessore umano che sono state offese e bastonate dal cocciuto rifiuto ad ogni mediazione. Renzi è il più soddisfatto per ogni possibile scissione“.

 Bersani, Rossi e Speranza da quanto si apprende,sono così fuori dal partito e dissentono dalla scelta di Michele Emiliano di sfidare Renzi alle primarie. “È una scelta personale“, sottolineano, mentre il “clan Emiliano” parla di “continui contatti con Rossi e Speranza“. “Ogni ragionamento condiviso”, spiega il suo entourage con “la volontà di andare avanti insieme“.  Ma in realtà così non è.

Infatti Roberto Speranza, interpellato dall’Ansa dopo la giravolta di Emiliano, ha detto: “Prendiamo atto della scelta di Michele Emiliano, quella di candidarsi nel PdR“, il Partito di Renzi” aggiunge l’esponente della minoranza Pd che, con Enrico Rossi e Michele Emiliano, aveva animato la kermesse degli scissionisti al Testaccio.Ognuno ha il suo carattere, il suo modo di comportarsi. Con Emiliano ci saremmo dovuti risentire oggi, invece non l’ho sentito, il che evidentemente era un segnale di quello che poi è successo. Per me non sarebbe un comportamento normale” questo il giudizio di Enrico Rossi, ospite in serata di Lilli Gruber a “Otto e mezzo”.

La Direzione nazionale del Partito Democratico si è riunito oggi pomeriggio a Roma, nella sede nazionale di via S. Andrea delle Fratte, con all’ordine del giorno  l’elezione della commissione nazionale per il Congresso. Roberto Speranza, e con lui la componente “bersaniana” dei dem, e il governatore della Toscana Enrico Rossi non hanno partecipato alla riunione della direzione, rinunciando – di conseguenza – ad avere un uomo di fiducia all’interno della commissione di garanzia per il congresso, organismo che mira a tutelare le ragioni di tutti i candidati alla segreteria.

In questo momento, da parte mia, – confessa Speranza,  non ci sono le condizioni per stare nel congresso”, mentre Rossi ammette si sentirsi già “fuori dal Pd”.   E’ di fatto scissione.

Pierluigi Bersani in serata, a DiMartedì (La7) ha un tono pesante: “Non me la sento di rinnovare la tessera del Pd, non mi interessa partecipare a questo congresso, anche se rimango nel centrosinistra. Non è più la ditta, non è il Pd. Si è spostato. Noi non abbiamo fatto nessuno strappo, abbiamo chiesto questa discussione nei tempi normali”. Aggiunge: “Sostengo il governo, lo sosterrò sempre ma chiederò di correggere qualche cosa, come sul lavoro e la scuola“. Ed aggiunge: “Dal primo giorno ho capito che con Renzi non mi sarei preso. Io con pochi voti ho vinto. Se questi qui con il 40% fanno vincere la destra li vado a cercare

Indicata commissione congresso in direzione – Questi gli esponenti Pd che Matteo Orfini ha proposto in direzione per comporre la commissione Congresso:  Silvia Fregolent, Martina Nardi, Mauro Del Barba, Ernesto Carbone, Alberto Losacco, Caterina Bini, Tommaso Ginoble, Emilio Di Marzio, Teresa Piccione, Roberto Morassut, Roberto Montanari, Claudio Mancini, Micaela Campana, Michele Bordo, Andrea De Maria, Paolo Acunzo, Antonio Rubino. A questi si aggiunge il vicesegretario Lorenzo Guerini. Nomi approvati al termine della direzione, con un solo voto contrario e otto astenuti. Adesso la commissione dovrà essere integrata da un rappresentante di Emiliano. “La commissione che abbiamo composta, con criteri di pluralismo e rappresentanza, fotografa lo stato attuale del Partito Democratico. Avevo invitato alcuni aspiranti candidati al congresso a partecipare a questa discussione, hanno deciso di non partecipare, ma abbiamo lo strumento per integrare la commissione” in futuro, ha detto il presidente del Pd, Matteo Orfini, alla direzione.

Boccia, che è schierato con Emiliano, chiede l’integrazione della commissione congressuale, apprezzando l’estremo vano tentativo di mediazione di Gianni Cuperlo di far slittare le primarie a luglio, che in realtà è stato già respinto  dal vertice del Pd.

“Se qualcuno vuole lasciare la nostra comunità – è il messaggio del segretario dimissionario Renzi  – questa scelta ci addolora, ma la nostra parola d’ordine rimane quella: venite, non andatevene. Tuttavia è bene essere chiari: non possiamo bloccare ancora la discussione del partito e soprattutto del Paese. È tempo di rimettersi in cammino“.

“Mentre gli organismi statutari decidono le regole del Congresso – continua Renzi io sono in partenza per qualche giorno per gli Stati Uniti. Vi racconterò sul blog.matteorenzi.it il mio diario di bordo dalla California dove incontreremo alcune realtà molto interessanti. Priorità: imparare da chi è più bravo come creare occupazione, lavoro, crescita nel mondo che cambia, nel mondo del digitale, nel mondo dell’innovazione “. “Personalmente ho giurato a me stesso che non sarò mai il leader di qualche caminetto – ha ribadito  Renzimesso lì da un accordo tra correnti: si vince prendendo i voti, non mettendo i veti. Per settimane intere gli amici della minoranza mi hanno chiesto di anticipare il congresso, con petizioni online e raccolte firme, arrivando persino al punto di minacciare “le carte bollate . Quando finalmente abbiamo accolto questa proposta, ci è stata fatta una richiesta inaccettabile: si sarebbe evitata la scissione se solo io avessi rinunciato a candidarmi. Penso che la minoranza abbia il diritto di sconfiggermi, non di eliminarmi”.

Per Renzi però la partita è chiusa: le primarie, afferma Guerini, saranno “ad aprile. Il segretario vorrebbe il 9 aprile ma se Orlando e Franceschini lo chiederanno si potrebbe arrivare al 7 maggio, non oltre, per chiudere presto la discussione interna e fare la campagna per le amministrative. E il governo? La finestra del voto a giugno è di fatto chiusa e Renzi ha ribadito sostegno a Gentiloni. Ma certo, osservano i renziani, se dopo la scissione la sinistra si mettesse di traverso in Parlamento potrebbe assumersi la responsabilità di far cadere il governo: la linea dell’esecutivo non si farà condizionare dagli ‘scissionisti‘, affermano, se servirà sui singoli provvedimenti sarà messa la fiducia. 

 




Terrorismo. Due presunti jihadisti arrestati nella notte. Erano in fuga verso l’Italia

Dopo la strage di Parigi è scattata una vasta offensiva degli investigatori contro il terrorismo in tutta Europa. Il principale complice di Amedy Coulibaly, cioè quello che gli ha fornito “il più rilevante supporto logistico” e in particolare l’auto su cui viaggiava prima della sparatoria a Montrouge, è stato arrestato a Parigi nell’ambito di una maxi operazione della polizia francese. Operazione nel corso della quale sono stati arrestati due cittadini belgi che erano in fuga verso l’Italia: sono stati bloccati dalla polizia francese nella regione di Chambèry su segnalazione degli inquirenti di Bruxelles. I due sono sospettati di essere i legati alla cellula jihadista di Verviers sono stati arrestati in Francia al valico di frontiera del Frejus proprio mentre si apprestavano a entrare in Italia. Lo hanno rivelato fonti della polizia francese. I due erano fuggiti dal Belgio dopo il blitz in cui sono rimasti uccisi due presunti terroristi a Verviers. “Stavano per attraversare il confine nel momento esatto in cui le guardie di frontiera hanno ricevuto la segnalazione dal Belgio e sono stati arrestati“, ha dichiarato una delle fonti.

Il portavoce della procura belga, Eric Van Der Sijpt, ha comunicato che il gruppo di Verviers “si preparava a effettuare attentati terroristici uccidendo funzionari di polizia nelle strade e nei commissariati“. Il gruppo, tornato di recente dalla Siria, disponeva di un arsenale di Kalashnikov, esplosivo, munizioni, oltre ad apparati di comunicazione e uniformi di polizia.

Il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, ospite della trasmissione «Otto e mezzo», su La7, rispondendo ad una domanda su quale sia il livello di allerta terrorismo in Italia da 1 a 10, ha risposto: «Siamo attorno al 7». Nel frattempo, il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha ha manifestato l’importanze e la necessità di avviare una collaborazione tra gli Stati per ostacolare la minaccia terrorismo. A partire dalla Turchia. “È importante la collaborazione con la Turchia attraverso cui si può ridurre il transito dei combattenti stranieri verso i teatri di guerra e far calare quindi il rischio terrorismo per l’Europa». Alfano ha incontrato il collega Efkan Ala. «La Turchia – ha concluso il ministro dell’Interno italiano – è il Paese che accoglie oltre un milione di profughi dalla Siria e da altri teatri. Si tratta dunque di un Paese strategico nella riduzione del rischio terrorismo in Europa. Attraverso lo scambio di informazioni di polizia ed intelligence possiamo raggiungere risultati migliori”.

Il senatore Pietro Grasso, presidente del Senato, nell’esercizio delle funzioni del Presidente della Repubblica, ha ricevuto oggi nel suo studio di Palazzo Giustiniani il Sottosegretario di Stato con delega alla Sicurezza della Repubblica, Marco Minniti, che lo ha aggiornato sulla situazione della sicurezza nazionale e internazionale. Lo rende noto una nota ufficiale.