I "furbetti della toga" di Trani : gli avvocati dettavano gli atti ed il magistrato Savasta firmava

BARI – L’ ex-pm della procura di Trani,  Antonio Savasta che è ristretto in carcere per l’accusa di corruzione in atti giudiziari in concorso con il collega Michele Nardi (all’epoca dei fatti Gip del Tribunale di Trani) e il sovrintendente di polizia Vincenzo Di Chiaro,  da otto giorni in carcere sta leggendo l’imponente ordinanza di custodia cautelare disposta dal Gip di Lecce Giovanni Gallo, e soltanto questa mattina valuterà insieme ai suoi legali, gli avvocati Guido Calvi e Massimo Manfreda,  se richiedere o meno  l’interrogatorio di garanzia al sostituto procuratore Roberta Licci della procura di Lecce, che ha condotto l’inchiesta su un presunto giro di tangenti per dirottare indagini e processi a Trani.

Ieri l’avvocatessa Simona Cuomo del foro di Bari, a cui sono stati sequestrati bene per oltre 400mila euro, assistita dal suo mentore l’ avvocato Francesco Paolo Sisto  (a cui la Cuomo è particolarmente legata professionalmente avendo lavorato per 10 anni nel suo studio legale)  insieme all’avvocato Andrea Sambati, è stata ascoltata dal pm inquirente presso il Tribunale di Lecce,  in un’interrogatorio durato oltre tre ore ammettendo di essere stata un pò troppo superficiale nella sua attività in questione, sostenendo di non avere ricevuto soldi, e tantomeno alcuna consapevolezza o conoscenza di accordi illegali eventualmente raggiunti tra l’imprenditore D’Introno ed il pm  Savasta .

Per la Procura di Lecce in realtà dall’analisi dei fascicoli processuali in cui la Cuomo è presente come avvocato difensore di D’Introno, emerge ben  altro. Alcuni magistrati che hanno prestato servizio a Trani, come Michele Ruggiero, il quale ereditò il processo sull’Agenzia delle Entrate evidenziando  e  segnalando “’incongruenza probatoria” rispetto ai reati contestati, in merito agli atti giudiziari effettuati da Savasta. In tale occasione, i “furbetti della toga” , avrebbero messo nei guai due incolpevoli messi dell’Agenzia,  i quali dovevano notificare gli atti ingiuntivi a D’Introno e vennero incastrati da “false accuse” , architettate e messe in piede grazie alla collaborazione dell’avvocatessa e da una serie di conseguenti provvedimenti più che sospetti del pm Savasta, il quale dispose il sequestro delle cartelle esattoriali, in conseguenza del quale,  l’ Agenzia delle Entratefu privata dei titoli necessari per far valere le azioni risarcitorie” che riguardavano la bellezza di circa 30 milioni di euro.

dal profilo Linkedin dell’ Avv. Simona Cuomo

L’ avvocatessa Cuomo inoltre non ha fornito alcuna spiegazione credibile in merito alle sue affermazioni “Uno se le inventa le denunce, appunto come me le sono inventate io” contenute in in una telefonata intercettata nel 2016 proprio con Flavio D’Introno , durante la quale parlavano del “golpe” affaristico effettuato nei confronti delle Ceramiche San Nicola (della famiglia D’Introno). Infatti quelle parole per il Gip Gallo costituiscono un’involontaria ammissione di aver commesso degli atti illeciti, peraltro ripetuti in occasione di numerose vicende giudiziarie delle quali il suo cliente è stato protagonista .
La Cuomo viene definita non a caso nell’ordinanza dal giudice, “costantemente coinvolta in molte delle iniziative criminose contestate”. “Attraverso l’abuso della professione di avvocato ha collaborato in maniera attiva al raggiungimento delle finalità illecite del gruppo, costruendo false denunce e creando ad arte false testimonianze – prosegue il giudice Gallo  – La ripetitività delle azioni dimostra la non occasionalità delle condotte e la personalità, incline a commettere reati nell’esercizio della professione .

Sulla vicenda dell’Agenzia delle entrate, il procuratore Francesco Giannella (a lato nella foto, facente funzioni di capo Trani, a seguito della nomina del dr. Capristo a procuratore capo della Procura di Taranto)  chiese delle spiegazioni al pm Savasta, il quale scrisse le proprie note difensive insieme all’avvocato Giacomo Ragno. Dalle microcamere installate dai Carabinieri nell’ufficio dell’ex-pm di Trani vengono registrate delle immagini più imbarazzanti, ed abbastanza eloquenti, che mostrano l’ avvocato Ragno  che il Gip evidenzia essere “noto a causa dei numerosi esposti sui suoi rapporti anomali in Procura” e il magistrato intenti a dettare un atto al segretario di Savasta, con un comportamento a dir poco illegale in quanto l’avvocato Ragno aveva assistito ed assisteva numerose persone indagate proprio dalla Procura di Trani e quindi conseguentemente in numerosi procedimenti era stato la controparte  del pubblico ministero .

Le registrazioni video effettuate dai Carabinieri evidenziano una consuetudine di frequentazione dell’avvocato Ragno ( a lato nella foto) dell’ufficio del pm Savasta, ed una certa familiarità manifestata nel dettare quanto da scrivere nel provvedimento al segretario del magistrato e anche l’accortezza di sussurrargli di tanto in tanto alcune frasi nell’orecchio,  comportamento questo, dice il gip “indice di una particolare prudenza nelle comunicazioni” .
Nelle oltre 800 pagine dell’ordinanza cautelare, fra le indagini evidenziate che l’ex pm Antonio Savasta avrebbe falsato per favorire l’imprenditore Flavio D’Introno, è presente anche un’indagine sull’istituto bancario Unicredit . Ed a rivolgersi alla procura di Lecce in tale circostanza fu l’ex procuratore aggiunto Francesco Giannella facente funzioni di capo Trani , a cui arrivarono nel periodo della sua reggenza della procura,  una serie di esposti contro il pm Savasta. Secondo quanto emerso dall’”inchiesta Fenerator”  (dal latino “usuraio” ) l’imprenditore D’Introno aveva rilevato a Corato da una persona a cui avrebbe prestato soldi con interessi usurai alcuni immobili, e successivamente nel 2014 aveva stipulato un contratto di leasing con il gruppo Unicredit.
L’operazione “Fenerator” era partita dalle denunce di alcune vittime strozzate, mentre la seconda trance di provvedimenti (nel 2007) ebbe origine dalle approfondite indagini del G.I.C.O. della Guardia di Finanza che, nonostante la mancata collaborazione di molte delle vittime usurate, è riuscito a risalire alle radici di quello che è ormai definito un fenomeno diffuso. In tale circostanza, a conferma dell’ abitudine del D’ Introno di circondarsi di legali disposti a tutto, venne indagato a piede libero per il reato di riciclaggio anche l’avvocato Cristoforo Diaferia, per il quale la Procura di Trani aveva richiesto l’arresto, legato a D’Introno in quella vicenda giudiziaria.
Flavio D’Introno, l’imprenditore coratino delle ceramiche arrestato nel 2007 per usura ai danni di commercianti del Nord Barese è stato condannato con sentenza definiva dalla Corte di Cassazione che ha annullato, senza rinvio, la sentenza di Appello che aveva condannato D’Introno a 5 anni e 9 mesi nel dicembre 2016, in quanto estinto per prescrizione uno dei capi di imputazione di usura, e rideterminata la pena in 5 anni e 6 mesi di reclusione (per la quale è previsto l’arresto) e 16.500 euro di multa. La Corte di Cassazione ha annullato, senza rinvio, la sentenza di Appello che aveva condannato D’Introno a 5 anni e 9 mesi nel dicembre 2016, in quanto estinto per prescrizione uno dei capi di imputazione di usura, e rideterminato la pena in 5 anni e 6 mesi di reclusione (per la quale è previsto l’arresto) e 16.500 euro di multa.
La società di leasing di Unicredit a causa dal ritardato pagamento di tre canoni di locazione previsti dal contratto di locazione finanziaria,  aveva sollecitato D’Introno venendo denunciata per usura, attraverso gli atti intrapresi dall’avvocatessa Cuomo che assisteva l’imprenditore di Corato. Non a caso raccogliere la querela-denuncia era stato il sovrintendente della Polizia Di Chiaro,  mentre il pm  Savasta da parte sua aveva disposto il sequestro immediato del contratto di leasing. Tutto ciò secondo il Gip del Tribunale di Lecce “in modo tale da consentire a D’Introno di sottrarsi al pagamento“. E non solo. A Di Chiaro venne depositata una successiva denuncia della moglie dell’imprenditore D’Introno nei confronti del direttore dell’istituto il aveva bloccato richiesto la restituzione della carta di credito, iniziativa legale a dir poco anomala che venne inoltrata dal poliziotto  direttamente a  Savasta, tutto ciò “a dimostrazione dell’esistenza di una corsia preferenziale” .
Il “triangolo” D’Introno-Savasta-Di Chiaro è emerso in maniera ancora più palese a seguito di un irrituale (e quindi illegittimo) accompagnamento del direttore della filiale di Unicredit,  presso la Procura per essere ascoltato, e tutto ciò senza alcuna necessaria (prevista dalla Legge) formale convocazione, che Savasta avrebbe di fatto fatto predisporre solo successivamente,  seguito da un ulteriore decreto di acquisizione di documenti presso Unicredit,  coinvolgendo anche ad altri funzionari  (Raffaele Ruffo e Michele Patella) della banca  nell’indagine per presunta usura, con il chiaro probabile obbiettivo di indurli ad un atteggiamento timoroso.

il pm Michele Nardi ed il giudice Antonio Savasta arrestati dalla Procura di Lecce

Dopo il trasferimento del pm Savasta con allontanamento dalla Procura di Trani, assegnandolo tribunale del Lavoro di Roma, avvenuto per decisione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura,  l’inchiesta sul Gruppo Unicredit passò al pm Alessandro Pesce, al quale si rivolse D’Introno – per sua stessa ammissione — tentando e sperando di poter ricevere lo stesso trattamento di favore collusivo. “Sono stato da Pesce – ha verbalizzato l’imprenditore – per sollecitare la definizione del procedimento su pressione di Nardi,   ma mi trattò in malo modo. Da lui non ho mai ricevuto richieste di soldi” .
Si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al gip Gallo l’immobiliarista barlettano Luigi D’Agostino  arrivato ieri a Lecce da Firenze, dove risiede e svolge la sua attività (è stato interdetto per un anno dall’esercizio di attività d’impresa). D’Agostino fu arrestato, nel maggio scorso, nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Firenze, dalla quale sarebbero emersi i suoi legami di amicizia e affari con Tiziano Renzi, padre dell’ex premier Matteo. Grazie a Renzi senior, D’Agostino, secondo quanto ha dichiarato in un interrogatorio, sarebbe riuscito ad ottenere un incontro a Palazzo Chigi tra l’ex pm Savasta e l’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Luca Lotti, che non risulta indagato.

Luca Lotti, ex sottosegretario alla Presidenza del  Consiglio – Governo Renzi

Proprio oggi per D’Agostino potrebbe arrivare il rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta di Firenze, che a maggio lo portò in carcere a causa di presunte fatture false emesse da ditte pugliesi per aiutarlo. Giovedì invece la sezione disciplinare del Csm si pronuncerà sulla richiesta di sospensione di Nardi e Savasta dallo stipendio, dalle funzioni e dalla magistratura, avanzata dal procuratore della Cassazione, Riccardo Fuzio, e dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. Il gip di Lecce, intanto, sta valutando la richiesta di Nardi di poter lasciare il carcere, in cui si trova detenuto dal 14 gennaio.
L’ avvocato Simona  Cuomo del Foro di Bari ed il suo collega Ruggiero Sfrecola del foro di Trani sono stati interdetti per un anno dalla professione.



L' Agenzia delle Entrate chiede 14,5 milioni a Fabrizio Corona per tasse evase

MILANO – L’Agenzia delle Entrate chiede a Fabrizio Corona e alle sue società circa 14,5 milioni di tasse non versate: la richiesta emerge durante un’udienza tecnica del procedimento in corso davanti alla Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano, che nei mesi scorsi ha confiscato la casa dell’ex agente fotografico – un appartamento in zona corso Como sempre a Milano – e alcune centinaia di migliaia di euro di contanti, quelli trovati in un controsoffitto della casa di una collaboratrice di Corona.

Nel procedimento l’Agenzia delle Entrate si è presentata come creditore nei confronti dell’ex ‘re dei paparazzi’: in questa fase, infatti, concluse le procedure sulle confische dei beni, si passa alla ‘verifica crediti’ durante la quale, appunto, chi ritiene di essere creditore del soggetto a cui sono stati confiscati i beni può chiedere di entrare nel procedimento per recuperare i suoi soldi. Ecco perché l’Agenzia delle Entrate si è presentata in aula, producendo una lunga serie di cartelle esattoriali per una cifra superiore ai 14 milioni di euro. Il giudice Giuseppe Cernuto, però, non ha ammesso i crediti vantati dall’Agenzia delle Entrate, spiegando che semmai l’ente deve andare a chiedere quei soldi direttamente all’ex agente fotografico che lavora e produce reddito, ma non può entrare in questo procedimento che riguarda beni confiscati (e infatti nel procedimento si è costituita anche l’Agenzia dei beni confiscati).

Con 4 ospitate in tv incassa 200 mila euro Fabrizio Corona lavora e produce reddito anche con le ospitate in tv e, ad esempio, con quattro apparizioni televisive negli ultimi mesi ha incassato circa 200 mila euro come è emerso dal procedimento dinnanzi alla Sezione misure di prevenzione del Tribunale milanese nel provvedimento. Lo scorso aprile, infatti, la Sezione misure di prevenzione, presieduta da Fabio Roia, aveva disposto la confisca della casa di Corona di via de Cristoforis, zona della movida milanese, intestata fittiziamente, secondo gli accertamenti, al suo ex collaboratore Marco Bonato.

Dopo la conclusione della fase delle confische, si è aperta appunto la fase tecnica della ‘verifica crediti’, nella quale coloro che ritengono di essere creditori del soggetto a cui sono stati confiscati beni possono chiedere di entrare per recuperare soldi. Proprio in questa fase si è presentata l’Agenzia delle Entrate depositando una sfilza di cartelle esattoriali per un totale di oltre 14 milioni, non ammessi, però, come crediti dal Tribunale milanese. Il giudice ha deciso, invece, di disporre approfondimenti su una contestazione per 190 mila euro di multe non pagate a carico di Bonato. Quasi 1,9 milioni di euro degli oltre 2,6 milioni in contanti, che vennero sequestrati nel 2016 all’ex agente fotografico,  parte in un controsoffitto in una casa di Milano e in parte in una banca  Austria, sono tornati, su decisione dei giudici (Rispoli-Cernuto-Pontani), nelle mani dell’ex ‘re dei paparazzi’, o meglio di due società comunque a lui “riconducibili”.




Il padre del vicepremier Di Maio : "Chiedo scusa per gli errori commessi". Peccato che siano illegalità !

NAPOLIAntonio Di Maio, il padre del vicepremier e ministro M5S Luigi, a quasi un mese di distanza dalle prime notizie che lo hanno riguardato, rifiutando qualsiasi contatto con i giornalisti, debutta in perfetto stile “grillino” su Facebook leggendo due paginette preparate chissà da chi…

“Questa volta Facebook lo uso io”. Il padre di Luigi Di Maio offre in 5 minuti e mezzo esordendo “Sono molto emozionato” la propria versione sulle vicende degli abusi edilizi compiuti,  degli operai pagati in nero,  e del debito da 176mila euro contratto con lo Stato.

 

 

“Sono un piccolo imprenditore che ha commesso degli errori”, ripete più volte, cercando di allontanare definitivamente ogni ombra da suo figlio. Peccato però che dai documenti camerali di fatto compaiano sempre solo e soltanto i suoi familiari e mai lui.  Quanto al debito con lo Stato, che l’Agenzia delle Entrate Riscossione (ex- Equitalia) non ha ancora riscosso dopo 10 anni , sostiene che  “Non esiste nessuna elusione fraudolenta. Nel 2006 ho deciso di chiudere la mia azienda per debiti tributari e previdenziali che non ero in grado di pagare. Non vi era altra strada che chiudere. Ma non ho sottratto i miei beni alla garanzia dei creditori“.

Infatti l’ Agenzia delle Entrate ha apposto l’ipoteca sulla proprietà di Mariglianella rimasta, dal 2010 ad oggi ancora inevasa, sui terreni sui quali la scorsa settimana sono stati rilevati dalla Polizia Locale, ben quattro immobili abusivi su cinque, con conseguente trasmissione degli atti alla Procura della repubblica di Nola . Gli uffici amministrativi del Comune di Mariglianella hanno dato avvio al procedimento per giungere ad un’ordinanza di demolizione dei quattro manufatti ritenuti abusivi e sequestrati su un terreno di cui risulta comproprietario Antonio Di Maio, notizia, circolata negli ambienti cittadini, e che è stata confermata dagli amministratori comunali guidati dal sindaco Felice Di Maiolo.

Antonio Di Maio sostiene anche che non sono state eluse le tasse da parte di sua moglie Paolina la docente poi diventata titolare della nuova impresa, la quale era incompatibile in quanto insegnante di scuola pubblica,  ma che ad oggi non ha mai proferito una sola parola di spiegazione sul suo ruolo effettivo.

Il padre di Luigi Di Maio, con una faccia a dir poco di tolla, si autodefinisce vittima di “attacchi spropositati“, che hanno l’obiettivo di “screditare Luigi e di togliergli la voglia di andare avanti. Cosa che non avverrà ” concludendo “Voglio dire da padre a figlio , a Luigi , che mi dispiace per tutto quello che sta passando“.

Resta da capire il senso di questo intervento del padre di Di Maio, che  non è mai stato titolare dell’impresa edile in questione. La ditta prima era intestata a sua moglie, peraltro illegittimamente, ed ora la nuova società ai suoi figli. Quindi perchè interviene lui?  Legittimo chiedersi a questo punto se la moglie e i suoi figli sono quindi dei prestanome che coprono i suoi affari ! Di  vergognoso c’è solo il suo comportamento e soprattutto del figlio Luigi, al quale dovrebbe consigliare semplicemente una cosa: le dimissioni.

Luigi Di Maio e molti hanno dimenticato Josefa Idem, a seguito degli attacchi giornalisti del Fatto Quotidiano su presunte irregolarità della palestra del marito e del pagamento ICI, venne di fatto costretta a dimettersi nel 2013 da Ministro delle Pari Opportunità, dopo una mozione di sfiducia del Movimento 5 Stelle e della Lega.

Nella serata di ieri Luigi Di Maio uscendo dalla Camera dei Deputati, ha provato a chiudere il caso buttandola sull’ironia: “Non sapevo che stare in piscina in pvc fosse un reato, io non ho mai detto che quella era una stalla (come invece ha affermato davanti alle telecamere delle Iene n.d.r. Oggi mio padre si è preso le sue responsabilità e ci ha messo la faccia. Io metto in liquidazione l’azienda, adesso però possiamo anche finirla qui. Adesso è il momento di mettersi al lavoro”.

Qualcuno spieghi a Luigi Di Maio però che lui non è l’amministratore della società. E’ suo fratello Giuseppe. O forse…. anche lui è una “testa di legno” ?

 




Nove arresti, e beni sequestrati per centinaia migliaia di euro a Potenza

POTENZA – La Polizia di Stato di Potenza ha eseguito nove misure cautelari ed il sequestro di beni e società, attive nel settore della rivendita di auto e moto, del valore di centinaia di migliaia di euro.

L’attività rappresenta l’epilogo di complesse indagini dirette dalla Procura della Repubblica di Potenza, condotte dalla Squadra Mobile con l’ausilio del Commissariato di Melfi, in relazione ai reati di intestazione fittizia di beni e false fatturazioni per operazioni inesistenti, commessi, nella provincia di Potenza, da parte degli indagati al fine di eludere i vincoli e gli effetti delle disposizioni Antimafia in materia di Misure di Prevenzione.

In tale contesto è emerso la pericolosità dei soggetti destinatari del provvedimento, i quali non hanno esitato a rivolgere gravi minacce, anche di morte, nei confronti di un funzionario dell’Agenzia delle Entrate per costringerlo ad agevolare le procedure di immatricolazione di varie autovetture importate dall’estero, nonostante le gravi irregolarità amministrative riscontrate.

Ulteriori dettagli saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà questa mattina presso la Procura di Potenza.

(notizia in aggiornamento)




La Guardia di Finanza potrà accedere ai conti correnti bancari

ROMA – La super banca dati dei conti correnti apre le porte anche alla Guardia di Finanza che potrà accedere ai dati di sintesi dei conti , cioè saldo a inizio anno, saldo a fine anno, importo totale di addebiti e accrediti, giacenza media annua  e di tutti gli altri rapporti finanziari già a disposizione dell’Agenzia delle Entrate. Ma con una novità molto importante: i dati potranno essere conservati dalle Fiamme Gialle per dieci anni.

Il compito della Guardia di Finanza sarà anche quello di stilare delle liste di contribuenti ritenuti a rischio, così come è richiesto anche all’Agenzia delle Entrate dal 2011.  L’estensione dell’accesso all’Anagrafe Rapporti Finanziari anche alla Guardia di Finanza punta anche a sopperire una mancanza delle Entrate che, dall’anno in cui ha preso il via l’obbligo di elaborazione delle liste selettive, ancora non ha presentato i dati dei contribuenti a rischio evasione.

A prevederlo è la riformulazione dell’emendamento del relatore Emiliano Fenu (M5S) al decreto fiscale . La “riscrittura” riguarda il provvedimento attuativo sull’utilizzo delle informazioni a cui già rimandava  la norma originaria prevista dal decreto salva-Italia (Dl 201/2011) del Governo Monti che aveva istituito la “Superanagrafe” con la giusta finalità di contrasto all’evasione fiscale.

Era stato il Decreto Salva Italia nel 2011 ad introdurre l’obbligo, per gli operatori finanziari, di comunicare all’Anagrafe Tributaria le informazioni su saldi e movimenti dei conti correnti. Nello stesso anno era stato inoltre dato mandato all’Agenzia delle Entrate di elaborare delle liste selettive dei contribuenti a rischio evasione nei confronti dei quali avviare le procedure di controllo. L’Agenzia delle Entrate ci ha messo un bel po a dare il via ai controlli basati sui movimenti di ciascun conto corrente secondo le informazioni contenute nell’Anagrafe dei Rapporti Finanziari.

Soltanto alla fine del mese di agosto, infatti, è stata avviata la fase di test dei controlli sul rischio evasione, rivolta alle società di persone e di capitali. La procedura di analisi del rischio individua le società di persone e di capitali che, pur risultando sui conti correnti movimenti in accredito, risultano a rischio evasione per i motivi inerenti all’anno di imposta 2016, come l’ omissione della presentazione della dichiarazione dei redditi e ai fini IVA e le dichiarazioni non contenenti dati contabili significativi. I contribuenti individuati in base alla procedura di analisi del rischio di evasione nel caso delle omissioni sono potenzialmente selezionabili per l’effettuazione delle ordinarie attività di controllo.

Il nuovo testo dovrà quindi essere votato (ed approvato) dalla commissione Finanze del Senato,  prevede anche che i dati acquisiti dagli intermediari finanziari possano essere conservati per un periodo “che non può superare i dieci anni“. Una cambiamento importante, in quanto attualmente la norma vigente consente la conservazione e di conseguenza l’utilizzo dei dati,  non oltre “i termini massimi di decadenza previsti in materia di accertamento delle imposte sui redditi”. Termini che, per effetto delle modifiche introdotte dalla legge di Stabilità 2016, sono al momento fissati in 5 anni dall’anno di presentazione della dichiarazione dei redditi (quindi il sesto anno rispetto al periodo d’imposta da accertare) e in 7 anni dall’anno in cui andava presentata la dichiarazione se è stata omessa (quindi l’ottavo anno rispetto al periodo d’imposta da accertare).

Il provvedimento attuativo delle Entrate, sentiti le associazioni di categoria degli operatori finanziari e il Garante per la protezione dei dati personali, in un periodo in cui la tutela della sicurezza e della privacy sono tornati prepotentemente alla ribalta, dopo i rilievi del Garante sulla fattura elettronica, anche la riformulazione dell’emendamento al decreto fiscale ribadisce che deve “prevedere adeguate misure di sicurezza, di natura tecnica e organizzativa, per la trasmissione dei dati e per la relativa conservazione“.




Fisco: si estende la rottamazione. Potrebbe includere tutti i debiti con le Entrate

ROMA – La rottamazione diventerebbe “extralarge” e comprenderebbe – alla fine della discussione – tutte le tipologie di debito con il fisco. Governo e maggioranza sono al lavoro per ampliare ancora le maglie della rottamazione-ter, contenuta nel decreto fiscale collegato alla manovra all’esame della Commissione Finanze del Senato.

L’intenzione è quella di inglobare nella sanatoria, gli accertamenti anche gli avvisi bonari oltre ai processi verbali  che l’Agenzia delle Entrate invia ai contribuenti quando riscontra anomalie, che oggi pagando delle sanzioni si possono regolarizzare attraverso il ravvedimento operoso.

Un’ altra voce che potrebbe rientrare in una delle modalità di definizione agevolata è quella delle irregolarità formali, già annunciata dal sottosegretario Massimo Bitonci per andare incontro ai “contribuenti onesti che che magari per una mancata firma sono costretti a pagare multe salate.

Si sta valutando ed ha buone possibilità, anche la richiesta dei commercialisti di includere anche gli omessi versamenti delle imposte dichiarate, contestate o meno dagli avvisi bonari.

Condono bollo auto con la Pace Fiscale: due strade per mettersi in regola.,  Con la pace fiscale vi è la possibilità del condono bollo auto con due strade ben definite. C’è la pace fiscale che prevede lo stralcio totale dei debiti fino a 1.000 euro per le cartelle pervenute dal 2000 al 2010 e poi la rottamazione ter per quelle consegnate entro il 31 dicembre 2017. Quindi l’automobilista con la pace fiscale per il bollo auto ha a disposizione due procedimenti per non pagare le cartelle e ciò dipende del debito maturato che non deve superare i 1.000 euro e la data di ricevimento della cartella che deve essere compresa tra il 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2010, con questi requisiti l’automobilista può sperare ad un annullamento automatico della cartella. Se, invece, non ha pagato il bollo negli anni successivi può procedere con la rottamazione ter delle cartelle consegnate entro il 31 dicembre 2017.

La pace fiscale prevede lo stralcio totale dei debiti solo per un limitato periodo temporale. Il decreto fiscale della Legge di Bilancio 2019, approvato dal Governo il 15 ottobre 2018, stabilisce diverse alternative di adesione alla pace fiscale, come ad esempio la nuova rottamazione delle cartelle. L’automobilista che ha ricevuta la cartella per il bollo auto entro il 31 dicembre 2017, come abbiamo detto può aderire alla rottamazione ter, con cui gli vengono condonati soltanto le sanzioni e gli interessi di mora. Il debito dovrà essere pagato nella sua integrità, con la possibilità però di versare la somma dovuta a rate in cinque anni.

Condono bollo auto: prevista la cancellazione totale delle cartelle fino a 1.000 euro

L’annullamento totale delle cartelle fino a 1.000 euro è previsto solo quelle ricevute entro un lasso di tempo ben specifico, cioè dal 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2010.  Quindi solo in questo caso il condono del bollo auto, come quello di imposte e tasse locali (IMU, TASI e TARI per fare alcuni esempi) sarà totale. Lo stralcio del debito, secondo quanto previsto con la pace fiscale 2019, avverrà d’ufficio entro il 31 dicembre 2018.

I contribuenti per verificare che le cartelle in loro possesso fanno parte della pace fiscale e quindi non va pagato il bollo auto, devono verificare due dati:

  • importo della cartella dovrà essere inferiore a 1.000 euro;
  • data di notifica della cartella dovrà essere compresa tra il 2000 e il 2010.

In occasione sono presenti entrambi i requisiti, il contribuente non deve alzare neanche un dito, provvederà l’Agenzia delle Entrate Riscossione ad annullare le cartelle in automatico e inviare una comunicazione con le quote condonate.

Se. invece, si è in possesso di una cartella con importo superiore ai 1.000 euro ed è stata ricevuta nel periodo di tempo che va dal 2000 a dicembre 2017, l’automobilista per pagare il bollo auto può aderire solo alla rottamazione ter. La rottamazione del bollo auto è procedura completamente diversa allo stralcio totale delle cartelle fino a 1.000 euro.

Con la rottamazione verrà chiesti all’automobilista il pagamento integrale del debito, quindi l’importo del bollo auto non pagato. Verranno cancellati in questo caso solo gli interessi e le sanzioni maturate negli anni. Per aderire alla rottamazione ter, dovrà essere il contribuente a farne richiesta tramite presentando domanda tramite i moduli, che l’Agenzia dell’Entrate metterà a disposizione entro il termine di scadenza del 30 aprile 2019.




Arrestato commercialista e un ex capo delle Entrate, Flavio Briatore indagato per corruzione . Tangenti al Fisco per riavere lo yacht sequestrato

di Giovanna Rei

ROMA– Alle prime ore di questa mattina è scattato il blitz della Guardia di Finanza di Genova che ha arrestato Andrea Parolini, il commercialista (già arrestato due anni fa) del rinomato Studio Legale Maisto di Milano che assiste  Flavio Briatore, e l’ex direttore provinciale dell’Agenzia delle Entrate di Genova, Walter Pardini accusati entrambi a vario titolo di “corruzione” e “frode processuale“, mentre Briatore è indagato a piede libero per “corruzione“.

Briatore e il suo commercialista vengono accusati di aver “ammorbidito” il funzionario pubblico, per tentare di alleggerire la posizione del patròn del Billionaire, inseguito dal Fisco per la maxi-evasione fiscale legata al suo yacht, il “Force Blue” che era stato posto sotto sequestro nel 2010 proprio dalla Guardia di Finanza. Il sequestro era scattato a largo di La Spezia mentre c’erano a bordo Elisabetta Gregoraci, il figlio Nathan Falco e circa venti membri dell’equipaggio.

Briatore lo scorso febbraio è stato condannato a 18 mesi per i reati fiscali legati al noleggio del Force Blue. I giudici hanno dichiarato prescritti i reati commessi nel 2008 e hanno attenuato così la condanna di 23 mesi del primo grado.  I giudici avevano condannato alla stessa pena di 1 anno e 11 mesi anche il comandante dell’imbarcazione Ferdinando Tarquini e Dominique Warluzel, ed al pagamento di 7 milioni di euro Maria Pia De Fusco. Assolta invece Eckle Teyssedou perché il fatto non costituisce reato. Gli ultimi tre imputati erano stati amministratori della Autumn Sailing, società proprietaria dello yacht.

Secondo l’accusa, Briatore era amministratore di fatto e proprietario della Autumn Sailing Limited e, quindi, effettivo proprietario e armatore dello yacht. L’accusa a carico dell’ex team manager di Formula Uno era quella di aver simulato un’attività commerciale di noleggio che avrebbe consentito di utilizzare il Force Blue iscritto in un Paese extracomunitario e di proprietà della Autumn Sailing Limited con sede nelle Isole Vergini Britanniche, per uso diportistico in acque territoriali italiane dal luglio 2006 al maggio 2010 senza versare la dovuta Iva all’importazione per 3,6 milioni di euro.

I finanzieri del Primo Gruppo della Guardia di Finanza di Genova, diretti dai colonnelli Ivan Bixio e Giampaolo Lo Turco sotto il coordinamento del pm Walter Cotugno della Procura di Genova , si sono presentati anche nella sede dell’Agenzia delle Entrate di Genova, dove hanno notificato a due funzionarie la loro sospensione dagli incarichi .   Si tratta di Elena Costa e Claudia Sergi, due dipendenti sottoposte a Pardini che si sono prestate a falsificare un parere fiscale della medesima Agenzia delle Entrate .

Briatore secondo le accuse avrebbe cercato di ottenere dall’ex direttore Pardini una relazione “accomodante” sulla sua vertenza con l’Agenzia dell’ Entrate , in modo che il documento avrebbe di fatto sconfessato le accuse penali nei confronti di Briatore nel processo penale in corso. Pardini avrebbe preteso in cambio  dal manager un suo interessamento in Kenya, paese in cui l’ex direttore possiede un resort.




Pignoramento da 300mila euro al Codacons che si appella al governo: "Così chiudiamo"

ROMA – La notizia ha destato scalpore mettendo a nudo il “modus operandi” dell’associazione di consumatori Codacons per il mancato versamento del contributo unificato che riguarda gli atti legali presentati.

Conseguentemente l’  Agenzia delle Entrate ha pignorato 300mila euro al Codacons, che dando notizia dell’accaduto, ha lanciato  un appello al presidente del consiglio Giuseppe Conte, ed ai vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini ed al Ministro dell’economia Giovanni Tria, auspicando e chiedendo che si possano sbloccare le risorse congelate e salvare l’associazione di consumatori romana  “dall’estinzione“.

Il Codacons punta i riflettori della vicenda sostenendo che “al centro della questione” il problema reale sarebbe “il contributo unificato che il Codacons, in qualità di Onlus, non è tenuta a pagare sugli atti legali portati avanti a difesa della società e della collettività, ma che il fisco italiano continua a richiedere in modo ossessivo fino ad arrivare al recente pignoramento, deciso sulla base di interpretazioni della norma totalmente errate“.

A metà giugno, la rivista telematica Fisco Oggi, però,  ha pubblicato una nota sulla questione che mettendo in discussione (ed in crisi) la posizione del Codacons: “Onlus, qualche esenzione sì ma non dal contributo unificato”, si legge. E ancora: “Non basta la qualifica, il beneficio diventa legittimo solo in base a un criterio di meritevolezza in funzione della solidarietà sociale e dell’oggetto del giudizio“. Argomentando nei particolari, Fisco Oggi specifica che “in materia di agevolazioni tributarie le ONLUS non sono esenti dal pagamento del contributo unificato ai sensi del combinato disposto degli artt. 10 del DPR n. 115 del 2002 (TU Spese di Giustizia) e 27-bis della tabella B allegata al DPR n. 642 del 1972, atteso che, da un lato, il termine ‘atti’ deve riferirsi esclusivamente a quelli amministrativi e non anche a quelli processuali giusta la necessità di un’interpretazione restrittiva quanto ai benefici fiscali e, dall’altro, che l’esenzione dal contributo suddetto è giustificabile alla luce dell’art. 10 del citato DPR n. 115 solo in base ad un criterio di meritevolezza in funzione della solidarietà sociale, dell’oggetto del giudizio e non in considerazione della qualità del soggetto, anche in ragione di esigenze costituzionali di parità di trattamento e comunitarie di non discriminazione”. In poche parole, la gratuità degli atti processuali non sarebbe garantita.

Il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, si oppone proprio a questo e spiega oggi al quotidiano  La Repubblica che: “E’ una interpretazione gravissima, perché la causa in Tribunale è la più importante fase di difesa del cittadino, durante la quale si esplica il ruolo sociale delle associazioni come la nostra. Se non avessimo gli strumenti per difendere un consumatore da una grande azienda fino al Tribunale, come potremmo fare il nostro mestiere?“. E soffermandosi alla lettura della norma, Rienzi aggiunge: “Le commissioni tributarie di primo grado e in sede regionale hanno valutato il nostro caso spaccandosi: la metà ci ha dato ragione e la metà torto”.

Dalla complicata ed imbarazzante  si è arrivati all’appello odierno alle istituzioni per fare chiarezza alla vicenda e determinare la gratuità degli atti giudiziari: “Abbiamo avuto un incontro ufficiale con il legislativo del Ministero dell’Economia, in particolare con il capo dell’ufficio Glauco Zaccardi”racconta Rienzi –  Ci hanno riferito che avrebbero fatto un’istruttoria per valutare di inserire questa norma nella legge di Bilancio. Non deve pesare sulle casse pubbliche, ma già prima del processo telematico le Onlus erano esenti dai bolli per le carte legali: non vedo perché ora dovrebbero lucrare su di noi”.




Arrivano i controlli fiscali sul tenore di vita mostrato su Facebook

ROMA – Per molti narcisi essere popolari sui social network è un po’ come sentirsi ricchi giocando al Monopoli. Ormai online lo “show off” o meglio la finzione imperversano.  L’ostentazione di foto pubblicate su Facebook o su Instagram che descrivono presunte vite meravigliose, vacanze lussuose, scalate sociali, ricchezza ostentata, feste lussuose, ristoranti stellati, mare cristallino, macchine da sogno e lusso sfrenato. Tutto questo pur di conquistare qualche  “like in più su Facebook e quanti più “followers” sia possibile conquistare (senza acquistarli)  su Instagram.

Pochi sanno però che l’ostentazione sui socialnetwork è l’anticamera del controllo fiscale e si rischia non solo di essere controllati, ma anche di ricevere accertamenti dolorosi. C’è chi pubblicizza sui socialnetwork la propria intera vita, o meglio la versione “social” di una vita che in realtà, nel maggior numero dei casi, è anonima e forse anche sin troppo noiosa , se si ha così tanto tempo per renderne partecipi tutti!

Attenzione però a mostrare troppo il proprio esaltato tenore di vita ed il proprio status sociale su Facebook e su Instagram.  Coloro che ostentano troppo sui social oltre alle critiche dettate dall’ invidia di chi  non può permettersi tanto presunto lusso, attireranno puntualmente i controlli del fisco. Accade spesso, infatti, che l’ostentazione del lusso sui social diventi una prova per il Fisco e per i Tribunali, ai fini della contestazione dell’evasione e di frodi fiscali. In un caso come accaduto a Taranto, ad un ex-finanziere (ora cacciato dal Corpo) è stata la prova di arricchimento illecito da estorsione.

Fisco: arrivano i controlli su Facebook e Instagram

 Il fisco negli ultimi tempi ha messo soto osservazione proprio i socialnetwork, innanzitutto Facebook ed Instagram. È bene, quindi, restare con  i “piedi per terra”, in quanto contrariamente si può attirare non solo le critiche al vetriolo della rete in un periodo di crisi economica come l’attuale, ma ancora peggio    dei poco piacevoli controlli fiscali. Le esibizioni mostrate “on line” dal contribuente da un punto di vista giuridico, costituiscono ormai delle vere e proprie “confessioni” che consentono l’avviamento di un accertamento fiscale. Le pubblicazioni sui socialnetwork, infatti, sono ormai producibili in giudizio e, salvo prova contraria, anche un semplice log-in può attribuire una paternità e responsabilità accertata sui contenuti pubblicati da quel profilo/pagina utente. La vanità sui social, quindi, potrebbe quindi costare molto ma molto cara, così come anche  l’ostentazione di vite invidiabili, anche se probabilmente non sono reali.

Cosa pensano i tribunali sul tenore di vita gonfiato su Facebook

Quanto vi stiamo raccontando, non vuole essere un invito, una regola di maggior prudenza dettata dal buon senso, ma in realtà costituisce quando di più recente affermato dai tribunali italiani, che si sono trovati a giudicare (negativamente) i casi più disparati.  Al riguardo, infatti, gli esempi sui quali vi è ormai ampia giurisprudenza sono numerosi ed eclatanti, soprattutto negli ultimi tempi.

Ad esempio l’operaio che lavora in nero e non lo dichiara al fisco per poi divulgarlo sui socialnetwork. Il risultato? Mentre su  Facebook  arrivano “pollici alzati” cioè “Like” a tutta forza, dal  giudice, invece arriva una sorta di “pollice abbassato” e cartellino rosso fuoco. Secondo la sentenza n. 1664 emessa il 1.12.2017  dalla Corte d’Appello di Brescia: «La documentazione estratta da Facebook evidenzia un’attività che è molto probabilmente fonte di redditi non dichiarati». Da Facebook, dunque, si è passati direttamente ad un controllo dell’Agenzia delle Entrate.

Altro esempio da tenere in mente : un marito che per negare il mantenimento alla moglie sostiene di essere costretto a vivere ai limiti della sopravvivenza, mentre su Facebook pubblica foto di un’intensa ed inequivocabile vita sociale farcita di aperitivi, cene, colazioni e feste. Il “furbetto” oltre alla derisione sui social a seguito della sentenza n. 331 del 28.02.2017 della Corte di appello di Ancona si è beccato una bella condanna a pagare non solo il mantenimento, ma persino le spese processuali !

O come l’imprenditore che dichiarava di guadagnare poco più di 11mila euro annui, mentre pubblicava sui socialnetwork  le foto delle vacanze in alberghi a 4 stelle a Madonna di Campiglio, moto e auto di lusso. Un genio della stupidaggine. Infatti di tutta risposta un giudice del Tribunale di Pesaro, non credendo al suo stato di povertà, con la sentenza n. 295 del 26 marzo 2015lo ha condannato a pagare un congruo assegno divorzile in favore della moglie

Foto sui socialnetwork ed accertamento fiscale

Chiaramente, nulla e nessuno vieta ai contribuenti di continuare a “postare” la propria vita lussuosa sui socialnetwork per esibire ed esaltare la propria vanità personale. L’importante è essere a conoscenza che tutto ciò verosimilmente farà scattare, prima o poi, un  temutissimo accertamento fiscale. E vi spieghiamo il perché. L’accertamento fiscale nei confronti dei contribuenti deriva da un sistema che usa l’Agenzia delle Entrate per valutare la congruenza degli acquisti e del tenore di vita con il reddito “denunciato” annualmente dal contribuente nella dichiarazione dei redditi: si chiama accertamento sintetico e si vale del cosiddetto redditometro.

Il Fisco, tramite le entrate e le uscite, tiene sotto controllo il tenore di vita di tutti noi e quindi quando le uscite diventano eccessive rispetto alle entrate allora scattano gli accertamenti fiscali. Il ragionamento su cui si fonda il tutto è questo: ognuno di noi può spendere quanto guadagna. In poche parole, l’Agenzia delle Entrate ragiona in questo modo: se “tanto” esce dal portafoglio, “altrettanto” come minimo deve anche entrare. Se invece al contrario, gli acquisti sono superiori alle entrate di almeno il 20%, le possibilità che qualcuno stia cercando di evadere le tasse sono molte alte e quindi o stai ricevendo pagamenti in nero, oppure hai vinto al gioco, o hai ricevuto donazioni.

In questi due ultimi casi  è necessaria però una dimostrazione rigorosamente contabile  e non tramite inutili testimonianze per intenderci. È vero che lo screenshot da solo non basta, occorre dare data certa al contenuto postato, ma unito ad altri elementi può essere valutato dal giudice ed avere serie conseguenze fiscali, civili e anche penali per l’utente in cerca di visibilità. D’altra parte la Cassazione lo aveva stabilito da subito: Facebook è un luogo aperto al pubblico, a prescindere dal numero di amici e dalle impostazioni privacy del profilo dell’utente (Corte di cassazione 11.07.2014 n. 37596)

Altrimenti tocca solo pagare le tasse sull’evasione fiscale accertata che in alcuni casi sconfina nel reato anche penale.

 

 




La Guardia di Finanza arresta a Roma un imprenditore ed il faccendiere italiano al centro dei Panama Papers

ROMA – I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale della Capitale nei confronti di 2 soggetti, indagati per i reati di truffa aggravata e indebita compensazione di debiti tributari e previdenziali con crediti inesistenti. Si tratta del professionista romano Gian Luca Apolloni, operante in Italia e all’estero, emerso nel contesto dell’inchiesta giornalistica “Panama Papers”, e dell’imprenditore Roberto Laganà, titolare della RTS società cooperativa, attiva nel settore dell’intermediazione di forza lavoro.
Apolloni è già noto alle cronache giudiziarie: era già stato arrestato il 17 luglio 2013  per delitti tributari a seguito di indagini condotte dalla D.D.A. di Bologna, nel cui ambito erano peraltro emersi collegamenti con Massimo Ciancimino, figlio di Vito, già sindaco di Palermo e legato a Cosa Nostra. Lo scorso 15 maggio invece, è stato tradotto in carcere a San Vittore a disposizione dell’Autorità Giudiziaria milanese, dove si trova tuttora, per il coinvolgimento in reati fallimentari.

Massimo Ciancimino, figlio di Vito Ciancimino, l’ex sindaco di Palermo e legato a Cosa Nostra

L’indagine, coordinata dalla locale Procura della Repubblica, ha preso avvio proprio dalle rivelazioni dell’“International Consortium of Investigative Journalists”, il quale ha pubblicato on line i dati dello studio legale panamense “Mossack Fonseca”. Le attività investigative eseguite dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Roma insieme all’Ufficio Antifrode dell’Agenzia delle Entrate, hanno delineato la figura del professionista quale intermediario nella creazione di oltre 200 “società schermo” a Panama, collegate a ulteriori imprese aventi sede a Samoa, Bahamas, Anguilla, Isole Vergini Britanniche e Cipro. Attraverso indagini tecniche e perquisizioni, i Finanzieri hanno scoperto che la società RTS, per neutralizzare i propri debiti fiscali e previdenziali, ha eseguito numerose compensazioni indebite – tramite presentazione di modelli di pagamento F24 relativi a crediti d’imposta inesistenti – per oltre 15 milioni di euro, azzerando fraudolentemente le citate posizioni debitorie.
La società, su direttive di Apolloni, simulava investimenti in aree disagiate del sud-Italia per vantare crediti d’imposta fittizi utilizzando il codice tributo legato ai programmi di defiscalizzazione per incentivare lo sviluppo di quartieri e aree urbane caratterizzate da disagio sociale, economico e occupazionale. Le risultanze investigative sono state confermate da una verifica fiscale eseguita nei confronti della società, che ha tra l’altro consentito, grazie al coordinamento con la Procura della Repubblica e la Direzione Metropolitana dell’INPS, di impedire il rilascio del D.U.R.C. (Documento Unico di Regolarità Contributiva) richiesto dalla cooperativa agli Uffici del lavoro.
Infine, Apolloni ha truffato numerose persone che si erano rivolte a lui, su suggerimento di funzionari di una banca lussemburghese, per gestire le operazioni di rientro di capitali detenuti all’estero tramite la procedura della “voluntary disclosure”. Spacciandosi per commercialista e professore di diritto tributario, il protagonista della frode proponeva ai malcapitati di occuparsi in prima persona delle incombenze del caso, chiedeva lauti compensi a titolo di competenze professionali e si faceva accreditare le somme apparentemente necessarie per il pagamento – in realtà mai avvenuto – delle imposte dovute: il tutto per una truffa da circa 2 milioni di euro ai danni di 8 vittime, clienti del professionista.

“L’Apolloni – evidenzia il GIP – non ha avuto particolari problemi a carpire la buona fede degli interessati e a farsi consegnare le somme che anziché versare all’Erario incassava a suo proprio esclusivo vantaggio”, approfittando sia della “età avanzata di alcune delle persone offese che della sussistenza di una normativa che, per la sua novità e la sua difficoltà interpretativa ed esecutiva rendeva oggettivamente necessario ricorrere all’ausilio di una persona qualificata professionalmente”. Contestualmente all’esecuzione delle predette misure cautelari personali, le Fiamme Gialle hanno sottoposto a sequestro, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, immobili, terreni e conti correnti per un valore di oltre 35 milioni di euro, anche sulla base di convergenti risultanze investigative della Procura della Repubblica di Milano, riguardanti la RTS e altre imprese di cui Apolloni era consulente.



L’ennesimo spreco della Giunta Emiliano: Adp, ok al debito da 10 milioni




Fisco: Corte dei Conti, mezzi anticrimine contro evasione web

ROMA – Evasione ed elusione fiscale dell’ economia digitale sono fenomeni che sfuggono ai consueti sistemi di misurazione e di controllo e che per questo richiedono l’ adozione di strumenti ad hoc e lo sviluppo della cosiddetta “computer forensics“, un procedimento diretto al trattamento di dati, informazioni digitali e sistemi informativi digitali “per finalità investigative e di giustizia, tipico dell’ambito delle investigazioni criminali“. Lo dice la Corte dei Conti rilevando, nella relazione su “E-commerce e sistema fiscale“, la necessità di “un’ampia rimodulazione della normativa“.

L’economia digitale, non può essere ridotta all’ e-commmerce ,  affermano i magistrati contabili ha caratteristiche tanto specifiche e nuove da rendere difficile collegare le attività che producono valore al mercato di consumo e altrettanto complicata l’individuazione del luogo in cui i redditi vengono prodotti. “È perciò posta in crisi l’applicabilità dei principi adottati dalla maggior parte degli Stati per la tassazione dei redditi transnazionali, ossia il world-wide taxation principle (per cui il contribuente è assoggettato a imposizione per tutti i suoi redditi, ovunque prodotti, nello Stato di residenza) e il principle of source (in virtù del quale il soggetto non residente è assoggettato a imposizione in relazione al luogo in cui i redditi sono prodotti)”, afferma la Corte.

Le imprese digitali riescono infatti a portare avanti la loro attività “a prescindere dalla presenza di una stabile organizzazione in un Paese, intrattenendo relazioni con i consumatori e gli utenti attraverso siti web o altri strumenti digitali”. Per di più, “anche quando tali imprese stabiliscono una stabile organizzazione in una giurisdizione, le opportunità offerte dalla tecnologia facilitano l’adozione di strutture idonee a minimizzarne la presenza tassabile in un Paese, attraverso una allocazione delle funzioni, dei rischi e delle attività che non riflette la sostanza economica delle operazioni svolte“.

Da qui la necessità di un’offensiva più specifica che deve partire dalla mappatura del fenomeno, fino ad arrivare all’adozione di strumenti più efficaci di penetrazione di gestione dei dati, con una stretta collaborazione tra Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza in Italia e tra enti sovranazionali a livello globale. Proprio guardando al lavoro della Gdf, la Corte dei Conti sintetizza quindi i risultati ottenuti nel triennio 2015-2017 nel più ampio settore del contrasto all’evasione e alle frodi fiscali di rilievo internazionale.

La Guardia di Finanza ha comunicato di aver effettuato 4.197 interventi ispettivi, fra verifiche e controlli fiscali e 1.596 indagini di polizia giudiziaria, su delega delle competenti procure della Repubblica, rilevando che l’incidenza dei fenomeni illeciti di ambito ultranazionale rispetto all’evasione complessiva ai fini delle imposte sui redditi scoperta dai reparti del Corpo è pari ad oltre il 54 per cento.




Sottoscritto protocollo d’intesa fra il Comune di Bari, l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza

ROMA – È stato sottoscritto a Bari, a Palazzo di Città, il protocollo d’intesa finalizzato a contrastare l’evasione fiscale che impegna il Comune di Bari, l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza, ciascuno nel rispetto delle competenze e dei rispettivi poteri istituzionali, a sviluppare ogni sinergia finalizzata alla prevenzione e al contrasto del fenomeno. A siglare l’accordo il Sindaco di Bari Antonio Decaro, il comandante provinciale di Bari della Guardia di Finanza Gen. B. Nicola Altiero ed Antonino Di Geronimo direttore regionale dell’Agenzia delle Entrate .

Antonio De Caro

“Oggi sottoscriviamo questo protocollo d’intesa che impegna i nostri tre enti a sviluppare una collaborazione costante, finalizzata da un lato alla prevenzione, dall’altro alla lotta all’evasione fiscale – ha dichiarato Antonio Decaro -. Per farlo ci serviremo delle cosiddette segnalazioni qualificate, un approccio che ha funzionato molto bene qualche anno fa. Segnalazioni qualificate, per intenderci, sono quelle che riguardano attività che si svolgono sul territorio comunale e che necessitano di autorizzazioni da parte del Comune – penso all’edilizia, alle scia, alle occupazioni di suolo pubblico -. Dati che vengono incrociati per verificare se poi, a valle di quelle attività, sono state emesse le relative fatture. Se si certifica un fenomeno evasivo, una parte di tutto ciò che viene recuperato torna nella disponibilità del Comune, che oggi, in tema di evasione fiscale, è impegnato su più fronti. Con le prescrizioni previste dall’armonizzazione del bilancio, ad esempio, non è più possibile iscrivere a bilancio l’ammontare delle sanzioni comminate dalla Polizia locale come avveniva in passato, ma solo la media di quanto effettivamente incassato dal Comune negli ultimi 5 anni“.

“L’attività di prevenzione passerà anche da corsi di formazione che consentiranno ai funzionari coinvolti di conoscere tutte le informazioni in merito alle procedure da adottare. L’obiettivo – ha aggiunto il Sindaco di Bariresta quello di garantire equità all’azione istituzionale, perché pagare tutti consente a tutti di pagare meno, e questo vale a partire dai piccoli gesti quotidiani, come pagare il biglietto dell’autobus, che significa non solo rispettare le regole, com’è giusto che sia, ma anche garantire la sostenibilità del servizio. Diversamente il Comune si vedrebbe costretto a tagliare alcune corse del tpl o a imporre costi maggiori alla fiscalità generale, con il risultato paradossale che anche chi non utilizza i mezzi pubblici debba pagare il servizio”.

“Concordo pienamente con il sindaco Decaro – ha proseguito Antonino Di Geronimo direttore regionale dell’Agenzia delle Entrate -. Recentemente abbiamo sottoscritto un protocollo regionale con Anci Puglia e stiamo cercando di costruire un’architettura di collaborazione tra amministrazione finanziaria e Comuni pugliesi che non sia estemporanea o si riduca alla mera sottoscrizione di intese. È necessaria una prassi, un modello strutturato che ci consenta di raggiungere l’obiettivo. Devo ammettere che c’è una certa stanchezza a livello nazionale per quanto riguarda gli esiti dell’attività di controllo, dopo una prima fase di grande entusiasmo, attenzione e proficuità. Per questo vogliamo ripartire dalla Puglia con una forte volontà di ripresa delle attività, perché si tratta di uno strumento oggettivamente molto appetibile dal punto di vista del presidio delle entrate da parte delle amministrazioni comunali. Una buona segnalazione, che si traduce in un accertamento e poi in una rapida riscossione, può alimentare concretamente un polmone finanziario adeguato a sostenere il bilancio degli enti locali, tanto più in una città importante e popolosa come Bari. Come direzione regionale saremo determinati e assicureremo con la Guardia di Finanza dei percorsi formativi ad hoc per il personale amministrativo del Comune di Bari. Si tratta di fare squadra e quindi, al di là delle dichiarazioni formali, dobbiamo lavorare efficacemente nel quotidiano. Avvieremo delle sperimentazioni condividendo le buone pratiche per ottenere il miglior risultato possibile. Un migliore e diffuso adempimento degli obblighi tributari può portare, da parte di chi amministra, anche a un abbassamento delle aliquote e della pressione fiscale generale”.

nella foto il Gen. Nicola Altiero

“Mi piace sottolineare il carattere preventivo di questo accordo – ha concluso Nicola Altiero – che ci vede lavorare in sinergia mettendo a disposizione dei nostri partner la nostra competenza e il nostro potenziale, in particolare sulle segnalazioni qualificate. Vogliamo che questo accordo venga portato all’attenzione dei cittadini affinché sappiano che, potenzialmente, si può arrivare anche a effettuare dei controlli di polizia economico-finanziaria. Contiamo molto sul fatto che questo accordo con la città capoluogo possa avere un effetto di trascinamento per indurre anche altri Comuni a fare altrettanto. La cosa più importante, però, è riempire di contenuti pratici quello che è un accordo formale. La partecipazione dei Comuni alla fase di accertamento dell’evasione non nasce oggi, ma addirittura nel ’73, però si tratta di un approccio che non è mai pienamente decollato. Noi, oggi, siamo intenzionati a far partire questo circolo virtuoso che vede tre enti istituzionali collaborare per raggiungere un obiettivo comune. Per farlo sarà importante anche l’attività di formazione rivolta al personale comunale, un passaggio strategico per il quale confermiamo tutta la nostra disponibilità”.

Tecnicamente per segnalazioni qualificate si intendono le segnalazioni che riguardano posizioni soggettive per le quali sono stati rilevati fatti, atti, negozi giuridici e quant’altro evidenzi fenomeni evasivi senza necessità di ulteriori elaborazioni logiche. Dal 2014 ad oggi la ripartizione Tributi del Comune di Bari ha inviato alla Guardia di Finanza e all’Agenzia delle Entrate 368 segnalazioni qualificate.




Per i giudici di Milano, Fabrizio Corona: “Ora non è pericoloso” ma la realtà è ben diversa !

ROMA – La Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano ha disposto la restituzione di circa 1,9 milioni di euro che erano stati sequestrati nel 2016 a Fabrizio Corona su un totale di circa 2,6 milioni trovati in parte in Austria e in parte in un controsoffitto, chiarendo che le somme sono state “lecitamente guadagnate” e trattenendo la parte di imposte non ancora versate.  I giudici hanno disposto, invece, la confisca della sua casa di via De Cristoforis 13 a Milano

Alcuni giorni fa la Corte di Cassazione aveva accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate contro l’ex agente di fotografi da poco uscito dal carcere, e assegnato in affidamento terapeutico presso una comunità di recupero, stabilendo la validità degli avvisi di accertamento per evasione delle imposte dirette e dell’Iva nel periodo 2004-2005 in relazione ai conti della sua società fotografica, la “Coronas” finita in dissesto e con i creditori alle porte. Gli ermellini nel provvedimento evidenziano che “l’abilità di Fabrizio Corona è stata tale da comprendere lo sfruttamento commerciale dello stesso stato detentivo cominciato nel gennaio 2013, tramite l’alimentazione di una serie di interviste, servizi tv, presenze sui social, pubblicazione di libri di memorie e avviamento di progetti anche meno convenzionali e più fantasiosi, come il lancio di un prosecco

Come precisato nel provvedimento della Cassazione, quei soldi, ad ogni modo, dovranno tornare alla Fenice srl in liquidazione” e alla Atena srl, le due società “riconducibili” all’ex agente fotografico. Gli stessi giudici evidenziano la “pericolosità sociale storica” di Corona fino al 2013 e dei tanti reati tributari da lui commessi , segnalando correttamente che   “negli ultimi 18 mesi” Corona ha ripianato i debiti fiscali suoi e delle sue società.

I comportamenti di Corona sono tornati alla ribalta delle cronache negli ultimi giorni per una lite in strada, fuori da una nota discoteca di Milano, per un Rolex da 15-20mila euro rubato: un video diffuso in rete mostrava l’ex manager dei paparazzi durante una discussione accesa con un suo ex collaboratore, accusato proprio da Corona di avergli rubato l’orologio.  Il video diffuso in rete da MilanoToday e trasmesso sabato anche da Striscia la Notizia ritrae Fabrizio Corona mentre si allontana dal luogo del litigio urlando “ti vengo a prendere a costo di tornare in galera.

Non contento alcuni secondi dopo torna indietro  attraversa la strada, raggiunge l’ingresso e continua a rivolgersi con toni violenti all’interlocutore dicendogli: “Devi chiedermi scusa in ginocchio, pezzo di m…“. In un passaggio sembra che sferri un calcio, sottolineato da un verso di sorpresa dei presenti. Il filmato si interrompe mentre l’azione è ancora in corso. Le forze dell’ordine, per quanto comunicato finora, non hanno ricevuto segnalazioni per l’episodio. Il legale di Corona, avvocato Mario Chiesa ha precisato che la lite è accaduta intorno alle 20, in un orario in cui Corona poteva essere in giro, visto che l’orario di rientro, secondo le prescrizioni della Sorveglianza, alle 20.30. Ma le prescrizioni e l’orario non consentono comportamenti del genere con minacce esplicite di atti violenti.

Corona attende l’udienza fissata il prossimo 19 giugno davanti al Tribunale di Sorveglianza di Milano per sapere se i giudici annulleranno, come richiesto dal suo legale, una revoca dell’affidamento in prova disposta nell’ottobre del 2016 quando fu arrestato per i soldi nascosti nel controsoffitto. Nella stessa udienza i giudici milanesi dovranno decidere anche se confermare o meno l’affidamento terapeutico ottenuto lo scorso 21 febbraio, la confisca dei soldi e dell’appartamento sequestrati a Corona.

Corona si trova in una delicata posizione costantemente monitorata dalla magistratura di sorveglianza, visto che è in affidamento terapeutico dal 21 febbraio scorso, quando ha potuto lasciare il carcere di San Vittore. Si attende di capire se quest’ultima lite avrà ripercussioni sul suo percorso giudiziario e se comporterà l’annullamento della misura. Neanche un mese fa, infatti, la misura era stata messa a rischio da un video postato su Facebook. La Procura generale aveva chiesto la revoca dell’affidamento, mentre il giudice lo aveva perdonato invitandolo, però, a rispettare i divieti (tra cui, appunto, quello dell’utilizzo dei social).

 

Ma ancora una volta Fabrizio Corona vive e si comporta in spregio alle rigorose norme di legge che dovrebbe invece rispettare. O forse per qualche giudice della Sorveglianza di Milano, ci sono condannati di serie A e di serie B….




Il Mef apre le porte a 400 nuovi funzionari

ROMA –  Il ministero dell’Economia apre le porte a 400 laureati. Sulla Gazzetta ufficiale di ieri sono stati pubblicati tre bandi e altri tre usciranno nel numero del 6 aprile. Per concorrere alla carriera di funzionario è mecessario essere in possesso oltre alla laurea anche la conoscenza della lingua inglese. I vincitori dei bandi saranno destinati a coprire il fabbisogno di specifiche professionalità individuate dal Dipartimento dell’Amministrazione generale, del Personale e dei Servizi, (Dag), in raccordo con tutti gli altri Dipartimenti del Ministero (Tesoro, Ragioneria Generale dello Stato, Finanze). L’iscrizione al concorso si effettua esclusivamente mediante la piattaforma online e, con riguardo ai bandi già pubblicati, sarà possibile accedervi a partire dal 28 marzo e non oltre il 26 aprile 2018.

Sono ammessi al concorso i cittadini dei Paesi dell’unione europea senza limiti di età. Si tratta di sei procedure concorsuali distinte, con prove differenziate a seconda delle particolari skill previste per ciascun profilo.

Le 400 unità di personale saranno inquadrate nel profilo di collaboratore amministrativo, Area Terza – F1, e destinate agli uffici centrali e periferici del Ministero. In particolare il reclutamento riguarderà: 80 unità con orientamento statistico ed economico quantitativo, 90 unità con orientamento economico aziendale e contabile, 60 unità con orientamento economico-finanziario, 50 unità con orientamento giuridico-finanziario, 40 unità con orientamento giuridico-tributario e 80 unità con orientamento giuridico nell’ambito dei servizi amministrativi trasversali.

 




Corruzione: arrestati il giudice Nicola Russo e l’imprenditore Ricucci

il magistrato Nicola Russo arrestato dalla Procura di Roma

ROMA – Il magistrato Nicola Russo consigliere di Stato e giudice della Commissione Tributaria del Lazio e , già sospeso dal servizio, e l’imprenditore Stefano Ricucci, ex marito di Anna Falchi e noto per le tentate scale alla Banca Antonveneta ed al Corriere della Sera, sono stati arrestati oggi dalla Guardia di Finanza di Roma . L’accusa ipotizzata dalla Procura di Roma nei loro confronti  è quella di corruzione in atti giudiziari. Arrestato anche un altro imprenditore, Liberato Lo Conte. Secondo inquirenti e investigatori l’accordo fra i tre prevedeva l’aggiustamento di una sentenza in cambio di denaro e altre utilità.

Il magistrato è stato posto ai domiciliari, mentre Ricucci e Lo Conte sono stati tradotti in carcere.L’ accordo corruttivo tra i tre indagati è emerso dagli accertamenti investigativi, in relazione all’emissione di una sentenza “pilotata” nell’ambito di un contenzioso tributario tra la Magiste Real Estate Property (società riconducibile al Ricucci) e l’Agenzia delle Entrate, che ruotava attorno al riconoscimento di un richiesto credito Iva di oltre 20 milioni di euro, vantato dalla stessa società nei confronti dell’Erario.

Gli approfondimenti eseguiti sulla documentazione e sui file che vennero sequestrati già nel 2016  nel corso dell’ ‘‘operazione Easy Judgement” conclusasi con gli arresti di Ricucci e dell’imprenditore Mirko Coppola hanno consentito di accertare le responsabilità dei protagonisti della vicenda.  Per la parte riguardante le false fatturazioni, il “furbetto del quartierino” Ricucci era stato condannato con rito abbreviato a 3 anni e 4 mesi nel dicembre di due anni fa.

Stefano Ricucci alle sfilate di Milano Moda Donna. A destra Claudia Galanti

Un anno e mezzo fa gli investigatori erano convinti che la sentenza di secondo grado emessa da Russo, mostrava una serie di anomalie fra le quali la circostanza anomala che le motivazioni riporterebbero interi brani della memoria presentata dalla società di Ricucci , un vero e proprio  “copia e incolla” che includeva anche i refusi. L’analisi dei documenti sequestrati all’epoca dal procuratore aggiunto Giuseppe Cascini ha permesso di accertare, quanto è stato condiviso dal gip nella misura cautelare, in cui scrive che il magistrato Nicola Russo era legato agli indagati Ricucci e Lo Conte  “da vincoli di fiducia basati sull’amicizia, comune colleganza di interessi e frequentazione, alla base dell’accordo illecito corruttivo concretato anche in regalie e disposizioni economiche e di favore“, consistenti, fra l’altro, nel pagamento di cene e serate in hotel di prestigio, ristoranti e locali notturni romani. I

Il magistrato, anziché astenersi come avrebbe dovuto in quanto in conflitto di interessi, avrebbe favorito i suoi “amici” nella sua qualità di relatore ed estensore della sentenza di secondo grado, favorevole alla Magiste, che aveva riformato la precedente pronuncia della Commissione Tributaria Provinciale, di segno opposto.




Fisco: le novità 2018. Da rottamazione a sgravio sui bus, accelerano i rimborsi Iva

ROMA – Accelerati i rimborsi Iva alle imprese, adozione di un nuovo calendario fiscale ed una rivisitazione della “rottamazione”. Sono queste alcune delle novità che riguardano il Fisco e i suoi rapporti con i contribuenti, per il 2018 appena iniziato.

I RIMBORSI IVA ACCELERANO

La prima innovazione si rivolge alle imprese che devono incassare i rimborsi Iva: l’Agenzia delle Entrate con l’inizio del nuovo anno, effettuerà i versamenti del dovuto direttamente sui conti correnti delle società, senza il passaggio intermedio sulle tesorerie provinciali: con questa procedura si stima una riduzione dei tempi di tre settimane. Si tratta di una novità di non poco conto, quella accelerata con il provvedimento firmato dal direttore delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini. Infatti, l’Agenzia tracciando un bilancio sul 2017, spiega che lo scorso anno sono stati rimborsati 16 miliardi di imposte a famiglie e imprese. La voce specifica dell’Iva è di gran lunga la più corposa: nel 2017 sono stati rimborsati circa 12 miliardi di euro ad oltre 68mila imprese, artigiani e professionisti .

L’accelerazione sui rimborsi Iva mira non solo ad agevolare gli imprenditori, ma anche a concentrare le forze delle Entrate laddove ci sono situazioni da valutare più approfonditamente. Si introduce infatti un sistema automatizzato che valuta il profilo di rischio del contribuente, differenziando l’istruttoria degli uffici in base al profilo che emerge. “In tal modo da un lato è velocizzata l’erogazione dei rimborsi Iva di quelle imprese che presentano un basso profilo di rischio, dall’altro il personale dell’Agenzia delle entrate può dedicarsi con maggiore intensità al controllo delle posizioni più rischiose”.

Questa come accennato non è la sola novità dell’anno fiscale. Tra decreto fiscale, legge di Bilancio e via dicendo sono infatti entrati uno sconto fiscale per gli abbonamenti a bus, metro e ferrovie, la possibilità di avere un bonus per la sistemazione di giardini e modifiche all’ecobonus per le caldaie.

Ecco una sintesi dei principali provvedimenti

PIÙ TEMPO PER LE DICHIARAZIONI
Cambia il calendario fiscale. Il termine per la dichiarazione precompilata passa al 23 luglio e quello per la Dichiarazione dei Redditi – il vecchio Unico – al 31 ottobre, insieme con Irap e 770. Slitta di un anno, al 2019, l’addio agli studi di settore.

TORNA LA ROTTAMAZIONE, APPUNTAMENTO A MAGGIO
Ritorna la rottamazione delle cartelle che diventa anche “extra long”, dal 2000 al 2017. Il termine per inviare la richiesta di adesione è fissato per tutti al 15 maggio 2018. Il primo versamento, invece, è per il 30 giugno 2018 e le rate saranno 5: luglio, settembre, ottobre e novembre 2018 (tali da coprire l’80% del debito) e febbraio 2019. La scadenza del 15 maggio vale anche per i cosiddetti “ripescati”, per coloro che avevano chiesto rateizzazioni in passato e poi non avevano pagato.

SCONTO PER L’ABBONAMENTO A BUS E FS
Agevolazioni in vista per l’abbonamento dei trasporti del 2018: dà diritto ad uno sconto del 19% sulle spese sostenute per acquistare abbonamenti bus, metro e ferrovie – fino ad un massimo di 250 euro – per il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale. Lo sconto reale arriva però con la dichiarazione del 2019.

ARRIVA LO SCONTO GIARDINI
Nell’ambito delle detrazioni per i lavori di casa è previsto uno sconto ad hoc, del 36% per una spesa fino a 5.000 euro, per la sistemazione a verde di aree scoperte di edifici e immobili esistenti. Può essere utilizzato anche per impianti di irrigazione e la realizzazione di pozzi, copertura a verde e giardini pensili.

 SALE LA SOGLIA PER I FIGLI A CARICO,
Dal 2019 sale il tetto di reddito (da 2.840 a 4.000 euro) entro il quale i ragazzi fino a 24 anni che lavorano sono fiscalmente a carico della famiglia.

BONUS CASA, ATTENTI ALLA CALDAIA 
Nel 2018 sono rinnovati gli sconti per le ristrutturazioni e l’ecobonus, che scende però dal 65 al 50% per infissi, schermi solari, impianti di climatizzazione. C’è poi una modifica per le caldaie meno efficienti (di classe B) che escono dallo sconto. Quelle a condensazione di classe energetica A avranno invece uno sconto fiscale del 50% che sale al 65% se sono montati anche sistemi di termoregolazione evoluti come le valvole dei termosifoni.

LAVORI ANTISISMICI, ANCHE CONDOMINIALI
Rifinanziato il sisma bonus che viene unificato con gli altri sconti in caso di lavori condominiali. In quest’ultimo caso il bonus è dell’80% se gli interventi consentono il passaggio ad una classe inferiore di rischio sismico e dell’85% se si scende di due classi.

SGRAVI PER IMPRESE E ASSUNZIONI
La novità del 2018 è un credito d’imposta pari al 50% della spesa che le imprese potranno utilizzare per la formazione digitale dei propri dipendenti. Sono poi stati confermati gli incentivi agli investimenti, con l’iperammortamento per il Sud che rimane al 250%, mentre il superammortamento scende dal 140% al 130%. Sul fronte occupazione, poi, le imprese che assumono giovani fino a 34 anni compiuti avranno nel 2018 una decontribuzione al 50% (al 100% al Sud).Scatta invece dal 2019 la Web Tax del 3% .

CALA IVA CONCERTI, ARRIVA TAX CREDIT CREATIVITA’
Il fisco aiuta anche la cultura. L’Iva per i concerti scende al 10%. C’è un tax credit del 30% per chi realizza imprese culturali innovative, creando app a progetti per realtà virtuale. Aiuto fiscale per chi apre una libreria: un credito d’imposta da 20.000 euro per quelle indipendenti, 10.000 per le altre.

IRI, SPESOMETRO, CEDOLARE, TASSE LOCALI
I contribuenti potranno trasmettere i dati dello “spesometro” annualmente o semestralmente e correggere gli errori entro febbraio 2018. L’Iri, l’imposta al 24% sul reddito per le ditte individuali e per le società di persona, viene rinviata di un anno. Rimane il blocco per gli aumenti delle imposte locali. Rimane la cedolare secca al 10% sugli affitti agevolati, ma non c’è l’auspicata estensione ai negozi.




Fisco: fino a fine anno per rispondere anomalie redditi 2013

ROMA – I contribuenti che in questi mesi hanno ricevuto una lettera che li informava su anomalie relative ai redditi conseguiti nel periodo d’imposta 2013 hanno ancora tempo fino al 31 dicembre 2017 per correggere gli errori o fornire chiarimenti all’Agenzia, evitando così un accertamento vero e proprio.

E’ quanto informa la stessa Agenzia delle Entrate secondo cui il termine di fine anno, entro il quale valutare le potenziali incongruenze nella propria posizione fiscale, riguarda le comunicazioni inviate via Pec o tramite posta ordinaria a maggio, giugno e settembre di quest’anno a circa 300.000 persone fisiche titolari di varie tipologie di reddito percepite nel corso del 2013.




Guardia di Finanza contrasta il fenomeno degli affitti in nero

ROMA – Anche quest’anno il Gruppo Bari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bari ha coordinato un piano straordinario di interventi a tutela dell’economia legale su tutta la provincia barese con particolare riguardo alle aree costiero – balneari e dell’alta Murgia. In particolare, sotto la lente d’ingrandimento delle Fiamme Gialle sono finiti, tra l’altro, i proprietari di seconde e terze case dediti agli affitti in località di villeggiatura in violazione della normativa di settore e in danno quindi degli operatori turistici rispettosi delle regole. I Finanzieri del Gruppo Bari e dei Reparti dipendenti hanno eseguito dall’inizio del mese di luglio oltre 80 controlli dei quali oltre il 50% si è concluso con esito irregolare.

 

 

 

L’attività ha interessato sia i principali centri balneari della costa barese sia i centri dell’alta Murgia, ormai da tempo oggetto di crescente interesse da parte dei flussi di turisti nazionali e stranieri. Sono state altresì oggetto di “verifica” 17 strutture qualificate come “Bed & Breakfast” nei confronti delle quali è stata constatata la violazione alle norme di settore con una percentuale di irregolarità, riscontrata anche in questo caso, superiore al 50%. Al termine del percorso ispettivo conclusosi nel mese di agosto è stata proposta per il recupero a tassazione materia imponibile sottratta a tassazione per circa 400 mila euro.

Di particolare rilevanza è risultata la posizione di due fratelli che per anni hanno occultato al Fisco i redditi derivanti dalla locazione di quasi 30 appartamenti ereditati dai genitori , che saranno segnalati all’Agenzia delle Entrate per il successivo accertamento dell’imposta dovuta. Lungo il litorale di Mola di Bari è stata, invece, individuata persino una lussuosa villa con piscina, adibita all’esercizio abusivo di B&B, in quanto il titolare aveva omesso di presentare la comunicazione alle competenti Autorità amministrative;  dichiarare i redditi percepiti conseguiti ed inviare all’Autorità di Pubblica Sicurezza l’elenco dei clienti alloggiati con conseguente denuncia alla locale Autorità Giudiziaria.




La Guardia di Finanza scopre corruzione presso la sezione di Foggia della Commisione Tributaria pugliese.

I finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Bari con la collaborazione di militari della Sezione di Polizia Giudiziaria della Guardia di Finanza presso la  Procura di Foggia, hanno eseguito perquisizioni locali presso gli uffici della Commissione Tributaria Regionale di Bari – Sezione staccata di Foggia e della Commissione Tributaria Provinciale di Foggia, nonché presso le abitazioni di otto indagati: quattro funzionari e dipendenti della Commissione Regionale e della Commissione Provinciale, un’ ex funzionaria della Commissione Regionale, due commercialisti ed un pensionato dell’Agenzia delle Entrate (ritenuti, gli ultimi tre, intermediari tra i contribuenti che presentano i ricorsi tributari ed il personale dei citati organi giudicanti).

Le perquisizioni sono state disposte dalla Procura della Repubblica di Foggia, nell’ambito di una complessa indagine diretta ad accertare l’eventuale pagamento di tangenti al fine di ottenere sentenze favorevoli dalla Giustizia Tributaria, nonché verificare come avvenga la reale formazione delle decisioni. Nel corso dell’attività di polizia giudiziaria è stata rinvenuta e sottoposta a sequestro numerosissima documentazione di estremo interesse investigativo, supporti informatici, personal computer e cellulari, oltre a ad alcune migliaia di euro in contanti trovati in casa degli indagati.

Sono, inoltre, state sequestrate numerose marche da bollo recuperate da atti pubblici della Commissione e riciclate dai funzionari e dipendenti indagati, nonché 10 reperti archeologici di pregevole fattura di presumibile civiltà dauna del VI – IV sec. a.C. Nel corso delle successive acquisizioni sono stati prelevati anche moltissimi fascicoli processuali, possibile oggetto dell’attività corruttiva ipotizzata.

Gli indagati sono quattro funzionari e dipendenti della Commissione regionale e della Commissione provinciale, una ex funzionaria della Commissione regionale, due commercialisti ed un pensionato dell’Agenzia delle Entrate. Gli ultimi tre sono ritenuti dagli investigatori intermediari tra i contribuenti che presentano i ricorsi tributari ed il personale degli organi giudicanti.

L’attività investigativa svolta dai finanzieri di Bari, che vede coinvolti altri numerosi indagati, è ancora in corso al fine di comprendere la reale estensione del fenomeno corruttivo ipotizzato nonché il coinvolgimento di altri soggetti.