Pd, la minoranza ricatta Renzi. Ma Guerini risponde: “Ultimatum non ricevibili”. Emiliano ha la memoria corta….

Pd, la minoranza ricatta Renzi. Ma Guerini risponde: “Ultimatum non ricevibili”. Emiliano ha la memoria corta….

Al teatro Vittoria di Testaccio  popolare quartiere di Roma sono arrivati circa cinquecento posti all’interno: Una riunione organizzata per la presentazione dell’associazione Democraticisocialisti, del governatore della Regione Toscana Enrico Rossi, che insieme all’ex capogruppo alla Camera, il “bersaniano” Roberto Speranza e Michele Emiliano costituiscono la triade (dietro la quale manovra Massimo D’ Alema) che si oppone alla leadership del segretario del partito Matteo Renzi.  lanciandogli un appello-ricatto : convocare domani durante l’assemblea una conferenza programmatica, fissare le “primarie” in autunno, impegnandosi a sostenere il governo Gentiloni,. Così facendo la minacciata scissione non avverrà.

Ci sono i militanti che mostrano subito una grande nostalgia di sinistra. Ad apertura della manifestazione,  le note di “Bandiera Rossa”  sono accolte da un’ovazione. Tra le bandiere del Pd, ne spunta una completamente rossa, sventolata da un ragazzo. Seduti  platea  gli esponenti della sinistra del Pd, a partire da Massimo D’Alema a Pierluigi Bersani, da Guglielmo Epifani a Roberto Speranza, insieme ai deputati della minoranza, ma presente anche qualche rappresentante “giovani turchi” vicini al ministro di giustizia Andrea Orlando (che non c’era).

Per la maggioranza del Pd (107 a 12 l’ultimo voto in Direzione)  gli risponde il vice segretario, Lorenzo Guerini: “Ultimatum non ricevibili. Questa mattina toni e parole che nulla hanno a che fare con una comunità che si confronta e discute” a cui si unisce il senatore di stretta osservanza renziana, Andrea Marcucci:D’Alema ha già scelto la scissione radunando i suoi. Gli altri seguiranno? Sta a voi Emiliano, Rossi, Speranza, decidere“.  Ma è Matteo Orfini presidente del partito via Facebook a lanciare la proposta . “Se davvero Renzi è il vero problema di questo partito – scrive in un post – non possiamo deciderlo io, Bersani e D’Alema. Spetta alla nostra comunità valutarlo. È per questo che serve un congresso. Una soluzione credo possa essere di dedicare la prima parte del congresso – da quando viene indetto a quando si presentano le candidature – a una profonda discussione programmatica da svolgere in ogni federazione. Il tempo c’è, la volontà politica anche, mi impegno personalmente a garantirlo. Se lo vogliamo, possiamo andare avanti insieme”.

Le ultime possibilità per evitare quello che tutti prevedono “un disastro” sono affidate ai “mediatori” che provano a rimettere insieme i cocci. Matteo Renzi ieri ha parlato con il governatore della Puglia, Michele Emiliano, oggi ha chiamato Roberto Speranza. Che conferma: “Mi ha chiamato Renzi gli ho detto che questa scissione c’è già stata nei contenuti ma pare che lo vediamo solo noi. Per evitare che, oltre alla scissione sui contenuti, ci sia anche quella formale,  – ed  aggiunge Speranza  provocatoriamente -domani Renzi deve rispondere  alle istanze della sinistra interna: pieno sostegno al governo Gentiloni e congresso nei tempi dettati dallo statuto“.

D’accordo con Speranza, Michele Emiliano che dopo aver finalmente  parlato con Renzi (era diventata una sua ossessione il non riuscirci) è diventato il più “morbido” fra gli oppositori : “Se Renzi domani all’assemblea del Pd concorderà su una conferenza programmatica a maggio e sulle primarie in autunno è esclusa l’ipotesi di una scissione“. In mattinata, con uno dei suoi innumerevoli post su Facebook,  Emiliano ha sostenuto di aver convinto Renzi sulla necessità di non procedere in tempi tanto rapidi al congresso-conta interna del Partito Democratico.  E di averlo convinto di andare a votare nel 2018. Ma Pierluigi Bersani, però, lo stoppa e ridimensiona: “A dirlo dovrebbe essere Renzi e non Emiliano”. Al momento, in realtà,  Renzi non ha aperto alla possibilità di rinviare il congresso a dopo le amministrative che si terranno tra maggio e giugno.

Michele Emiliano ha elogiato il passo indietro effettuato da Pierluigi Bersani nel 2013. “Per superare un momento di difficoltà del Pd lui si è dimesso, mettendo la comunità davanti alla persona. E’ grazie a quel gesto se il partito è sopravvissuto e Matteo si è potuto candidare a segretario e poi arrivare a palazzo Chigi” aggiungendo che  “adesso invece il Pd è al capezzale di una sola persona.  Matteo si può ancora convincere che è meglio che non lo fa più il segretario, che i partiti non servono per prendersi a botte”   concludendo “Non rinuncio al Pd per l’arroganza e la prepotenza di chi pensa di cancellare tutto per calcolo politico o perché non gli conviene. E pensate che allo scorso congresso io l’ho sostenuto. Scusatemi…“.

Il presidente (si fa per dire…) della Regione Puglia, nel pomeriggio si è recato ospite al congresso fondativo di Sinistra Italiana a Rimini. Ci si augura che ci sia andato a spese proprie e non dei contribuenti pugliesi, dove ha immediatamente rilasciato un’ennesima dichiarazione “Speriamo di non dover dire cose drammatiche nelle prossime ore. Qualunque cosa accada non costruiremo un soggetto avversario del Pd. Questa soluzione è facilmente evitabile con un po’ di voglia di stare insieme“.

Gli applausi più scroscianti sono finiti a Pierluigi Bersani, seduto in prima fila tra D’Alema ed Epifani, al quale la platea tributa una vera prolungata standing ovation. Emiliano dopo essersi ironicamente scusato per avere sostenuto Renzi  al congresso nel 2013 lo ringrazia . “Oggi sto con Speranza e Bersani perché sono due persone perbene. Ed essere persone perbene significa non fare tattica su temi per cui ti dovresti vergognare di fare tattica“. Emiliano continua a parlare “da magistrato” (???) di persone per bene, dimenticando molti dei suoi alleati e sodali di partito in Puglia finiti sotto inchiesta, e soprstutto del suo prossimo processo disciplinare voluto dal Procuratore Generale presso la Suprema Corte di Cassazione, dinnanzi al Consiglio Superiore della Magistratura, dove Emiliano cambiando difensore, è riuscito ad ottenere un rinvio a maggio dell’udienza che lo riguarda-

“Il nostro avversario è la destra”, ha ricordato Enrico Rossi. Quella in corso “non può e non deve essere una battaglia sulle date, non vogliamo la trasformazione del Pd nel partito di Renzi. Ci si chiede di fare in poche settimane una conta per restituire le chiavi del partito al segretario. Noi non ci stiamo“.  Su questo punto Roberto Speranza ha sottolineato: “Avevamo promesso più lavoro e stabilità e ci siamo ritrovati il boom dei voucher; avevamo promesso green economy e ci siamo ritrovati le trivelle e il ‘ciaone’; avevamo promesso equità fiscale e abbiamo tolto l’Imu anche ai miliardari”. Passaggio che strappa gli applausi ad una platea molto “rossa””.

“Se il congresso sarà un plebiscito-rivincita  ha aggiunto Speranza – del capo arrabbiato per aver perso il plebiscito vero a me non interessa partecipare”  scagliandosi contro “un gruppo dirigente che non è mai stato così subalterno al Capo, tanto che per avere parole sincere bisogna affidarsi ai fuorionda». con riferimento allo sfogo di  venerdì del ministro Graziano Delrio.

D’Alema fa sapere che domenica non andrà all’assemblea del Pd. Lui si è già chiamato fuori da tempo, cioè da quando Renzi gli ha preferito la Mogherini nominata alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione Europea , ed ora aspetta solo che gli altri consumino la sua vendetta con la minacciata scissione, salvo sorprese dell’ultimo minuto.  Ma D’ Alema non aveva detto che dopo il referendum se ne andava all’estero e che non voleva occuparsì più della politica italiana ?

 

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