Operazione antimafia dei Carabinieri contro la Sacra Corona Unita. 31 arrestati

Operazione antimafia dei Carabinieri contro la Sacra Corona Unita.  31 arrestati

Le Operazioni “Mercurio” e “Satellite” contro la Sacra Corona Unita. eseguite dai militari dell’ Arma, 31 provvedimenti cautelari nei Comuni di Lizzano, Faggiano, Torricella, Sava, Maruggio (comuni in provincia di Taranto) , a Prato, Rimini, Caltagirone e Milano.  

TARANTO – All’alba di questa mattina i Carabinieri della Stazione di Lizzano e della Compagnia di Manduria, a seguito di indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce,  avvalendosi della collaborazione esecutiva di militari del Comando Provinciale di Taranto, Brindisi e Lecce, del 6° Nucleo Elicotteri di Bari Palese, di unità antidroga del Nucleo Cinofili di Modugno, dell’11° Reggimento “Puglia” e dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Puglia”, hanno dato esecuzione a 31 misure cautelari effettuate nei Comuni di Lizzano, Faggiano, Torricella, Sava, Maruggio in provincia, Prato, Rimini, Caltagirone e Milano. 22 ordinanze di custodia in carcere, 4 agli arresti domiciliari e 5 misure di sottoposizione all’obbligo di dimora nel Comune di residenza e di presentazione alla Polizia Giudiziaria.  Le ordinanze sono state tutte eseguite a carico dei responsabili che sono stati assicurati alla giustizia.

Le ordinanze emesse dal G.I.P. dr. Edoardo D’ Ambrosio del Tribunale di Lecce su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia del medesimo capoluogo salentino relative all’ indagine denominata “Mercurio” inizialmente erano 27,   diventate in seguito 26 poiché un provvedimento era stato spiccato nei confronti di un soggetto in seguito deceduto.

Le altre 5 ordinanze sono state emesse per l’indagine denominata “Satellite dal Gip dr.ssa  Paola Rosaria Incalza del Tribunale di Taranto su richiesta su richiesta del pubblico ministero Remo Epifani della locale Procura della Repubblica. Le persone colpite dalle ordinanze sono ritenute responsabili a vario titolo di associazione per delinquere di tipo mafioso finalizzata al traffico di stupefacenti, all’utilizzo di banconote false nonché alla commissione di estorsioni con metodi mafiosi fra cui atti incendiari ai danni di stabilimenti balneari e di altre attività commerciali di Lizzano (Taranto), nonchè per detenzione e porto di armi comuni da sparo e armi clandestine, rapina e lesioni personali. “La presente vicenda – scrive nella sua ordinanza del gip Incalzaaveva preso le mosse da un esposto anonimo pervenuto alla stazione dei carabinieri di Lizzano il 14 dicembre del 2015. Con quella denuncia  era stata segnalata una fiorente attività di cessione a terzi di sostanze stupefacenti. L’attività investigativa seguita a tale segnalazione si era articolata in servizi di osservazione e controllo che sin da subito avevano dimostrato la possibile fondatezza della segnalazione anonima“.

L’attività d’indagine leccese, è stata denominata “Mercurio”  dal nome del “dio” Mercurio, figlio di Zeus, messaggero degli dei, nonchè “dio” protettore dei viaggi, dei viaggiatori e della comunicazione, da qui l’analogia con gli odierni indagati, che si rendevano sul territorio “messaggeri del boss” recluso in carcere  è stata avviata nel Gennaio 2016 mediante indagini tecniche nei confronti di alcuni soggetti tratti in arresto per spaccio di eroina, cocaina e hashish, all’interno di un noto bar di Lizzano, ha consentito di certificare l’esistenza di un sodalizio criminoso organizzato, inquadrato nella più nota associazione mafiosa denominata Sacra Corona Unita e, in particolare, l’operatività di una compagine malavitosa già facente capo ai “boss” Francesco Locorotondo , Giovanni Giuliano Cagnazzo e  Cataldo Cagnazzo, della quale gli indagati hanno proseguito l’azione criminale applicando metodi, scopi e attività, avvalendosi della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo e dalla condizione di assoggettamento ed omertà.

L’organizzazione prevalentemente dedita al traffico di stupefacenti e all’imposizione del “pizzo” in danno di esercizi commerciali di Lizzano con metodi tipicamente mafiosi, fra cui atti incendiari commessi con bottiglie molotov – era capeggiata da Giovanni Giuliano Cagnazzo attualmente detenuto nella Casa Circondariale di Prato, il quale sovrintendeva alle attività delittuose del gruppo impartendo ordini e direttive ai sodali in libertà con la tecnica dei “pizzini” che faceva recapitare all’esterno della struttura carceraria attraverso Maria Schinai, anche lei arrestata oggi , compagna di Angelo Scorrano , ritenuto fra gli elementi chiave del gruppo criminale.

Il “boss” Cagnazzo (a lato nella foto)  in tal modo si relazionava con Alessandro Scorrano e Pasquale Scurrano  ritenuti entrambi organizzatori, promotori e figure di spicco della compagine malavitosa, attraverso i quali vigilava sugli equilibri interni ed esterni al gruppo dando il proprio consenso all’affiliazione di nuovi affiliati, e nello stesso tempo percepiva e amministrava regolarmente i guadagni derivanti dallo svolgimento delle attività criminose del suo “gruppo”.

Degna di particolare attenzione per gli investigatori è l’affiliazione al gruppo criminale del pregiudicato Antonello Zecca , già appartenente ad altro sodalizio operante sul territorio, cui era stata demandata, su espressa indicazione del “boss”  Giovanni Giuliano Cagnazzo , la gestione operativa del racket delle estorsioni ai danni dei titolari degli stabilimenti balneari della litoranea jonica-salentina. A carico del predetto emergevano gravi indizi di colpevolezza circa gli incendi appiccati nell’estate 2016 in danno degli stabilimenti balneari “La Spiaggetta”, “Bahia del Sol” e “Onda Blu”, e in relazione a un  tentativo di estorsione perpetrato nei confronti del gestore dello stabilimento denominato “L’Ultima Spiaggia”.

 

 

Altrettanta particolare attenzione, per spessore criminale e responsabilità operative in seno alla struttura delinquenziale, è stata riservata dagli inquirenti al ruolo ed operato di altri arrestati come Costantino Bianchini, che ricopriva il ruolo di “gestore” del traffico delle banconote false, individuate in diverse migliaia di Euro, il cui profitto andava a sostenere economicamente il mantenimento in vita del gruppo criminale stesso; di Alessandro Scorrano, promotore, organizzatore e coordinatore di tutte le squadre di “pushers” operanti sui territori di Lizzano, Faggiano, Torricella, Sava e Maruggio. Ogni squadra aveva un “referente” e si occupava dello spaccio al minuto di cocaina, eroina, metadone ed hashish; e di  Francesco (detto Franco) Gualuano, noto pregiudicato lizzanese, responsabile dell’approvvigionamento all’ingrosso dello stupefacente.

Il ricavato delle varie attività illecite  veniva in parte destinato alle spese di giustizia sostenute dagli affiliati ristretti, in parte destinato al mantenimento delle loro famiglie e in parte per retribuire i pushers, alcuni dei quali letteralmente assunti “a libro paga” con un contributo mensile pari a circa sei o settecento Euro. Nel corso dell’intera manovra investigativa, infine sono stati complessivamente sequestrati circa 700 grammi di stupefacente di vario genere (hashish, cocaina, eroina), banconote false e munizioni per armi comuni da sparo; sono emersi responsabilità penali a carico di alcune persone estranee al gruppo criminale (indagine “Satellite” – GIP di Taranto dr.ssa Incalza).

In particolare di due soggetti, oggi rispettivamente sottoposti alla misura della custodia in carcere e agli arresti domiciliari, tutti incensurati, perché ritenuti responsabili di attività di spaccio di stupefacenti in concorso sulla piazza di Torricella; e di altri tre, oggi rispettivamente sottoposti, in due alla misura della custodia in carcere e uno agli arresti domiciliari, ritenuti invece responsabili in concorso tra loro di rapina aggravata, lesioni personali ed estorsione in danno di un giovane di Lizzano.

I complimenti per l’ operazione dei Carabinieri

Il plauso del ministro dell’ Interno Matteo Salvini. “Trenta arresti per mafia a Taranto, in un’operazione in cui sono stati impiegati circa 150 carabinieri e con l’ausilio di un elicottero. Siamo riconoscenti alle Forze dell’ Ordine ed agli inquirenti: ogni giorno facciamo un passo in avanti nella lotta alla criminalità“. Al plauso di Salvini si è aggiunto il ringraziamento del sottosegretario alla difesa Angelo Tofalo: “Un altro duro colpo alla criminalità messo a segno dai nostri carabinieri del comando provinciale di Taranto con il supporto dello squadrone “Cacciatori Puglia” e dei militari del sesto Elinucleo Carabinieri Bari. Ragazzi vi siamo grati per il costante impegno a tutela della legalità

ELENCO NOMINATIVI – INDAGINE “ MERCURIO

In carcere:

  1. BERNARDI Graziano, ventiseienne di Torricella;
  2. BIANCHINI Costantino, trentanovenne di Lizzano;
  3. BIANCO Gregorio, trentunenne di Lizzano;
  4. CAGNAZZO Giovanni Giuliano, sessantacinquenne di Lizzano;
  5. CAVALLO Angelo Antonio, quarantaquattrenne di Maruggio;
  6. CONVERTINI Alfonso, quarantaduenne di Lizzano;
  7. DI PUNZIO Alessandro, ventiduenne di Lizzano;
  8. DI PUNZIO Vito, venticinquenne di Lizzano;
  9. FIORINO Gianfranco, trentaduenne di Lizzano;
  10. GUALANO Francesco, cinquantaseienne di Lizzano;
  11. PETRAROLI Ubaldo, trentaquattrenne di Lizzano;
  12. PETRONELLI Andrea, trentaduenne di Lizzano;
  13. PULIERI Francesco, trentacinquenne di Faggiano;
  14. RIZZO Giuseppe, ventottenne di Lizzano;
  15. RUSSO Pietro Fortunato, ventitreenne di Sava;
  16. SCORRANO Alessandro, trentunenne di Lizzano;
  17. SCURRANO Pasquale, cinquantaduenne di Lizzano;
  18. SUMMA Alessandro, trentatreenne di Maruggio;
  19. ZECCA Antonello, quarantenne di Lizzano

Agli arresti domiciliari:

  1. SCHINAI Maria, quarantatreenne di Lizzano;
  2. ARMENTI Giuseppe, quarantasettenne di Lizzano

ELENCO NOMINATIVI INDAGINE “ SATELLITE

In carcere:

  1. ANTONUCCI Salvatore, trentacinquenne di Torricella;
  2. CALASSO Giuseppe Valentino, ventottenne di Lizzano;
  3. MOTOLESE Giuseppe, trentenne di Lizzano

 

Agli arresti domiciliari:

  1. CARRIERI Antonio, trentanovenne di Lizzano;
  2. VOCALE Emanuele, ventisettenne di Lizzano.

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