La Procura di Lecce adesso indaga anche sui giudici di sorveglianza di Bari

La Procura di Lecce adesso indaga anche sui giudici di sorveglianza di Bari

La Procura di Lecce, che indaga sul “ sistema Trani” passa al setaccio l’operato dei magistrati baresi dopo che l’ex magistrato, attualmente agli arresti domiciliari, ha confermato nel corso di un incidente probatorio le accuse dell’imprenditore Flavio D’Introno che per primo parlò del possibile coinvolgimento di giudici della Sorveglianza nel giro di tangenti degli anni passati , “corrruttore” diventato  in seguito una sorta di “pentito” passando a fare l’accusatore di tutti coloro i quali in passato aveva corrotto o provato a corrompere.

BARI – L’ex pm Antonio Savasta ormai accusa tutti i suoi ex colleghi degli uffici giudiziari di Trani. Questa volta accende i riflettori della procura inquirente di Lecce sull’ operato dei magistrati del tribunale di sorveglianza di Bari. A parlare per primo del possibile coinvolgimento di giudici della Sorveglianza nel giro di tangenti degli anni passati , fu Flavio D’Introno il “corrruttore” diventato  in seguito una sorta di “pentito” passando a fare l’accusatore di tutti coloro i quali in passato aveva corrotto o provato a corrompere. E queste dichiarazioni vennero confermate da Savasta in occasione dell’incidente probatorio tenutosi lo scorso 28 giugno

Michele Nardi ed Antonio Savasta

Antonio Savasta incalzato da domande molto dettagliate della pm Roberta Licci della Procura di Lecce, ha così risposto: “Nardi mi disse che bisognava vedere lì alla Sorveglianza” in pratica presso quei magistrati che avrebbero dovuto vagliare la sua posizione dopo la condanna di D’Introno per usura, ed aggiunse  ” Nardi mi disse che avrebbe provato a intervenire presso la Sorveglianza per aiutarlo “. Resta da capire se il tentativo di corruzione si sia concluso, ma su questa circostanza le indagini sono tuttora in itinere.

Si è conclusa nel frattempo la prima fase dell’inchiesta, con la notifica dell’ avviso di conclusione dell’indagini a 12 persone: oltre a Michele Nardi, Antonio Savasta, il poliziotto Di Chiaro e Flavio D’Introno,  è indagata anche l’avvocato Simona Cuomo per “associazione per delinquere finalizzata alla corruzione” , mentre l’ex pm di Trani Luigi Scimè ora in servizio negli Uffici Giudiziari di Salerno deve rispondere di “corruzione in atti giudiziari e reati connessi”  insieme all’immobiliarista Luigi Dagostino, il carabiniere Martino Marancia; il falso testimone Gianluigi Patruno; l’avvocato Pietro Ragno; l’avvocato Ruggiero Sfrecola e Savino Zagaria, ex cognato di Savasta.
Le accuse nei loro confronti erano erano state per la maggior parte  già contestate in occasione dell’arresto, e nel’ avviso di conclusione delle indagini vengono puntualizzati alcuni capi d’imputazione ed  aggiunti dei nuovi reati,  come quello di truffa addebitato a Savasta. La vittima  sarebbe stata Paolo Tarantini, proprietario di un’agenzia viaggi, dal quale Savasta chiese e ricevette una “tangente” da 60 mila euro per sistemare una falsa indagine nei suoi confronti.  Un’altra vittima, Giovanni Gallo,   nell’incidente probatorio davanti al gip ha dichiarato ” Ero disperato perché Patruno voleva raccontare tutto ai Carabinieri. Ho detto a Tarantini che dovevo fare un intervento a mio figlio e quel denaro l’avrei restituito, lui disse cerco di racimolare quello che posso”. Ho preso 40 mila euro, ho levato 2 mila 800 euro perché avevo alcuni pagamenti e il resto l’ho dato a Patruno.
Il carosello di soldi che giravano nell’intricato “ sistema Trani”  rappresentano una componente dominante delle inchieste. La Procura di Lecce ha contestato che D’Introno avrebbe consegnato circa un milione e mezzo di euro al magistrato (attualmente sospeso dal Csm)  Michele Nardi e 500 mila euro ad Antonio Savasta, che ha però negato nell’incidente probatorio di avere ricevuto denaro contante. Persino lo stesso grande “corruttore” Flavio D’Introno a sua volta avrebbe preso soldi .  Quando Tarantini gli consegnò la busta per  Savasta per l’intervento del figlio, “Tarantini mi disse di avermi mandato 50 mila euro, ma D’Introno me ne consegnò 40mila. Significa che se n’era fregati 10 mila“. Come non dare ragione al povero titolare dell’agenzia viaggi quando si lamentava dicendo: “Mi avete proprio spolpato” ?

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