Informazione. Boldrini: “Non può esserci qualità con pezzi a 10 euro”

Informazione. Boldrini: “Non può esserci qualità con pezzi a 10 euro”

MILANO – “Non può esserci qualità se un pezzo viene pagato 10 euro. Perchè non si può pretendere la verifica scrupolosa delle fonti, ne’ alcun approfondimento, da parte di chi dovrà mettere insieme quanti più articoli, il più velocemente possibile, per avvicinarsi a una paga mensile che consenta almeno la sopravvivenza”. Lo ha detto la presidente della Camera, Laura Boldrini, a un dibattito al Prix Italia di Milano. “Rivolgo dunque una richiesta agli editori italiani – ha aggiunto -: investite di più nella qualità, che significa anche investire di più nei giovani

La presidente della Camera ha chiesto agli editori anche di “investire di più in strumenti adeguati a far recuperare al giornalismo il suo ruolo di analisi, di terzietà, di contributo all’arricchimento del dibattito del paese” e di ”sperimentare, magari, figure capaci di rinnovare il rapporto di credibilità con l’opinione pubblica: come il garante dei lettori gia’ istituito da qualche testata”.

La contestazione dei giornalisti contro il proprio sindacato

“Il fenomeno delle fake news offre una grande opportunità a tutto il giornalismo professionale, dopo anni in cui la retorica della ‘disintermediazione’ sembrava averne indebolito il ruolo – ha sottolineato la presidente della Camera -. In un mare crescente di menzogne, i cittadini hanno bisogno di potersi fidare di fonti credibili. Ma in questo mare il giornalismo sopravvive solo: se investe sulla propria serietà, se marca orgogliosamente la propria differenza dai falsari, se rifiuta la logica commerciale delle notizie ‘acchiappaclick’ che somigliano parecchio alle fake news”.

“In questo momento è di primaria importanza– ha conclusa la Boldriniaumentare lo sforzo del fact checking, del debunking, della verifica delle fonti. Ma per far questo c’e’ anche bisogno che i giornalisti siano pagati dignitosamente”.

Ma forse la Boldrini e molti altri come lei non sanno che ci sono giornali regionali come ad esempio La Gazzetta del Mezzogiorno, che si affanna a celebrare i suoi 130 anni, mentre i suoi dipendenti lavorano da circa due anni grazie agli ammortizzatori sociali ( contratti di solidarietà), ed i giornalisti collaboratori incassano soltanto 5 euro netti ad articolo ! E meno male che nel giornale forse ci sono più sindacalisti che giornalisti di “razza”. Come meravigliarsi quindi quando l’ AGCOM rende noto che La Gazzetta del Mezzogiorno, vende soltanto 22mila copie al giorno fra la Puglia e la Basilicata ?

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