ESCLUSIVA ! L’ormai ex-magistrato Matteo Di Giorgio, pm della Procura di Taranto condannato definitivamente dalla Cassazione a 8 anni di carcere

ESCLUSIVA ! L’ormai ex-magistrato Matteo Di Giorgio, pm della Procura di Taranto condannato definitivamente dalla Cassazione a 8 anni di carcere

La struttura portante del processo  così come sviluppato e sostenuto dalla Procura della repubblica di Potenza nei confronti del Di Giorgio e dei suoi “sodali” anch’essi finiti sotto processo e condannati, fra i quali l’ex sindaco di Castellaneta D’ Alessandro che è stato condannato a tre anni di reclusione, è uscita indenne dalle teorie difensive dei legali del Di Giorgio.

di Antonello de Gennaro

ROMA – La 3A sezione della Suprema Corte di Cassazione questo pomeriggio dopo circa 4 ore di camera di consiglio ha condannato definitivamente  l ‘ ormai ex magistrato Matteo Paolo Di Giorgio, sospeso cautelativamente dal Consiglio Superiore della Magistratura , all’epoca dei fatti sostituto procuratore della repubblica di Taranto  ad 8 anni di carcere per “concussione” e “corruzione in atti giudiziari“.  Alla lettura della sentenza Di Giorgio ha avuto uno scatto d’impeto uscendo di corsa dall’ aula, salvo sfogarsi davanti alle telecamere della collega di Telenorba, unica testata presente insieme a noi in Cassazione, con la peggiore delle affermazioni che un (ex) magistrato poteva esprimere: “non credo più nella giustizia“.

Ed invece noi crediamo nella giustizia, in quanto non è possibile immaginare che ben tre gradi di giudizio possano essere stati deviati o condizionati dal ruolo di (ex) magistrato ricoperto a Taranto dal Di Giorgio.  Abbiamo imparato sulla nostra pelle che per uscire indenni da un processo bisogna dimostrare la propria innocenza oltre ogni ragionevole dubbio. Ed è stato evidentemente questo il motivo che ha indotto gli ermellini della Corte di Cassazione ad emettere una sentenza di condanna pressochè ridotta della metà rispetto alle precedenti in 1° grado (condannato a 15 anni) e di appello (12 anni e mezzo) solo e soltanto grazie all’intervenuta prescrizione di alcuni reati di cui Matteo Di Giorgio è stato chiamato a rispondere in giudizio, contrariamente a quanto scritto dal corrispondente da Taranto dell’ Agenzia ANSA (che non era presente in Cassazione) , il quale ha confuso la prescrizione con la riforma di una sentenza.

Quindi la struttura portante del processo è uscita indenne,  così come sviluppata e sostenuta dal pubblico ministero Laura Triassi della Procura della repubblica di Potenza,  dai teoremi difensivi sostenuti dei legali del Di Giorgio e dei suoi “sodali” anch’essi finiti sotto processo e condannati, fra i quali l’ex sindaco di Castellaneta Italo D’ Alessandro che è stato condannato a tre anni di reclusione, Agostino Pepe ed Antonio Vitale .

Emblematico il comportamento umano e quasi dispiaciuto del senatore Rocco Loreto, alla pronuncia della sentenza di condanna al Di Giorgio, nonostante fosse stato oggetto della attenzioni e pressioni giudiziarie-politiche dell’ex-magistrato di Castellaneta che voleva fare politica contro di lui  dimenticando di portare addosso una toga di magistrato che, come i fatti hanno comprovato nei tre gradi di giudizio, è stata ripetutamente calpestata e disonorata, ed è bene ricordarlo, non soltanto da lui.

Sen. Rocco Loreto

Loreto ha dichiarato in esclusiva al CORRIERE DEL GIORNO : “Non si può gioire della privazione della libertà di una persona. Sopratutto quando si conosce cosa significhi senza aver fatto nulla di male e solo per il protagonismo giudiziario e delle indagini superficiali del solito magistrato “protagonista”, finire in carcere. Non potrò mai dimenticare quella mattina quando all’alba fui ingiustamente arrestato, con i fotografi appostati sotto casa“.

Ho provato più volte continua il sen. Loretoad evitare di dover ricorrere alle aule di giustizia, ma più di qualche magistrato in capo alla Procura di Taranto non mi ha voluto ascoltare ed anzi ha usato i documenti da me prodotti per avviare dei procedimenti contro la mia persona, dai quali sono uscito indenne e pulito“.

Mi auguro – conclude il sen. Loreto che questa vicenda faccia riflettere chi esercita l’alto incarico di rappresentante della giustizia a qualsiasi livello, affinchè i cittadini possano ancora credere in una giustizia giusta, lontana dalle pressioni della politica o delle correnti interne alla magistratura. Ho sempre avuto fiducia nella giustizia, e questo mio senso di rispetto verso l’ istituzione è stato ripagato da una sentenza definitiva che definisco giusta, e che ha confermato le precedenti sentenze di 1° grado ed appello. E’ bene che la Legge sia sempre uguale per tutti“.

L’ex magistrato di Castellaneta è stato condannato dalla Cassazione come riportato testualmente nel dispositivo di sentenza emesso da Corte, che solo il CORRIERE DEL GIORNO è riuscito a leggere:  “risarcire le spese di rappresentanza in questo grado delle parti  civili, Loreto Rocco che liquida in 3.500 euro, Loreto Angelo e Loreto Pierfrancesco che liquida in Euro 4.300 compreso l’aumento del 20%, somma maggiorata delle spese generali nella misura del 15% oltre Iva e CPA“.

La Cassazione ha annullato la sentenza impugnata dal comandante dei vigili di Castellaneta Francesco Perrone, e “rinvia per un nuovo giudizio alla Corte di Appello. Rigettato il ricorso di Italo D’ Alessandro, Agostino Pepe e Antonio Vitale, condannati anche al pagamento delle spese processuali”.

Annullata la sentenza impugnata “limitatamente al capo A) ascritto da DI GIORGIO Matteo Paolo perchè estinto per prescrizione nonchè al capo 2) ascritto al medesimo ed a Mongelli Alessandro perchè il fatto non sussiste, revoca le statuizioni civili relative a tale ultimo capo

Adesso a Matteo Di Giorgio non resta altro che costituirsi in carcere per scontare la pena definitiva inflittagli. La toga non la indosserà mai più. Secondo nostre fonti Di Giorgio si sarebbe subito messo in viaggio dopo la lettura della sentenza, per fare ritorno in Puglia con il suo legale, e costituirsi presso la Casa Circondariale di Taranto. Infatti  nelle prossime ore verrà emesso da parte della procura generale presso la Corte d’Appello l’ordine di carcerazione nei suoi confronti.

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