Il Generale Vittorio Tomasone in visita al Comando Provinciale dei Carabinieri di Lecce

LECCE –  Ospite d’onore nella Caserma sede del Comando Provinciale Carabinieri di Lecce il Generale di Corpo d’Armata Vittorio Tomasone, al vertice delle Legioni Territoriali dei Carabinieri del Centro Sud  nella prima mattinata, si è recato in visita istituzionale il Palazzo del Governo ove ha incontrato il Prefetto, Dott.ssa Maria Teresa Cuccinotta successivamente si è recato presso il Palazzo di Giustizia, ove ha incontrato il Procuratore Generale, Dr. Antonio Maruccia ed il Procuratore della Repubblica, Dr. Leonardo Leone de Castris.

L’alto ufficiale è stato ricevuto dal Comandante Provinciale, Col. Giampaolo Zanchi, dagli ufficiali del Reparto Operativo, dagli ufficiali comandanti dei Reparti territoriali, da una rappresentanza dei Comandanti di Stazione e dei militari in servizio nella provincia nonché dai delegati della rappresentanza militare.

Nel suo discorso il Generale Tomasone ha espresso ai militari il proprio apprezzamento per la quotidiana e tangibile attività svolta; lo straordinario impegno e la dedizione profusa nelle attività di controllo del territorio e di contrasto ad ogni forma di criminalità. Il Generale ha poi sottolineato i valori che animano gli uomini dell’Arma nella loro quotidiana missione al servizio della gente sottolineando l’importanza dei Comandi Stazione, vero presidio di legalità i quali assicurano ai cittadini una sempre più attenta e puntuale risposta alle esigenze di sicurezza, ricordando come “la Benemerita rappresenti da sempre un costante, rassicurante e prezioso punto di riferimento per tutte le comunità locali.

Il Generale, successivamente, ha presieduto una riunione info – operativa con gli Ufficiali, una rappresentanza dei Marescialli comandanti a vari livelli e personale della sede, ha analizzato le principali problematiche della provincia sotto il profilo della sicurezza pubblica e dell’ordine pubblico ed i fenomeni socio-economici della provincia. Si è poi soffermato sulle varie tematiche afferenti il personale. Il Generale si è infine complimentato con il personale che negli ultimi periodi ha operato con risultati lusinghieri per quanto concerne il contrasto alla criminalità comune e organizzata.

Il Generale si è infine soffermato sulle varie tematiche afferenti il personale  e complimentato con i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo e della Compagnia di Casarano per il brillante risultato investigativo raggiunto che ha portato, nella notte di giovedì, ad eseguire il fermo di dieci persone a Melissano, due delle quali accusate di omicidio.




Luigi Di Maio ha fatto il pizzaiolo "in nero" per un anno a Pomigliano d'Arco

ROMA – Dopo le polemiche conseguenti  all’inchiesta delle Iene – che ha svelato che il padre di Luigi Di Maio avrebbe assunto dei dipendenti in nero – il Fatto Quotidiano ha portato alla luce anche un anno di lavoro da “non inquadrato” del futuro vicepremier alla pizzeria “La Dalila” di Pomigliano d’Arco,  dove la scelta di pranzare in quella pizzeria  per il giornalista si è rivela fortunata, ricca di sorprese e di notizie. Tra una margherita e una coca cola i colleghi del Fatto hanno scoperto dalla viva voce di chi serve ai tavoli, prepara le pietanze e tiene aperto il locale,  che il vicepremier e ministro dello Sviluppo Economico ci ha lavorato per un anno, cioè fino a pochi mesi della sua elezione alla Camera, come cameriere “non inquadrato, che da queste parti significa in nero.

la pizzeria “La Dalila” di Pomigliano d’Arco

Ma non solo: ha regalato a questo piccolo ristorante la sua precedente attività di web master, aprendone e curandone il sito internet e la pagina Facebook “senza chiedere un euro: lo faceva a livello amichevole: era lui che faceva le foto delle pizze e le pubblicava“.

Anche se fosse stato a livello amichevole, per legge, il lavoratore doveva essere regolarmente inquadrato e con una posizione aperta presso l‘INPS. La carriera di Di Maio in pizzeria sarebbe durata dall’estate del 2011 a quella del 2012.




Durante la causa per lavoro in nero Luigi Di Maio era già socio dell’azienda di famiglia

ROMA – Il contenzioso tra un dipendente dell’azienda del padre di Luigi Di Maio, Antonio, e l’azienda stessa, era ancora presente nello stesso momento in cui il vicepresidente del Consiglio era diventato socio della stessa società. A renderlo noto questa volta è il Corriere della Sera, che ha messo in luce come un dipendente della Ardima Costruzioni di Antonio Di Maio e Paolina Esposito, genitori del leader politico del M5s, abbia fatto causa all’azienda per farsi riconoscere le ore lavorate in nero.

In primo grado il lavoratore ha perso la causa, ma ha fatto ricorso in Appello. Il papà Di Maio a quel punto avrebbe proposto una mediazione per chiudere il contenzioso, ricevendo però il rifiuto da parte del dipendente che ha deciso di andare a giudizio in Appello. Ma per arrivare ad una sentenza si dovrà comunque attendere il 2020.

Il contenzioso era ancora in corso nel 2014, quando la società è stata donata alla Ardima srl, i cui comproprietari sono Luigi Di Maio e la sorella Rosalba (entrambi soci al 50%) , mentre il fratello Giuseppe ne è l’amministratore senza peò stranamente ricevere alcun compendo. Di Maio ospite ieri sera   nel programma “Di Martedì” condotto da Giovanni Floris su La 7, ha spiegato che l’azienda è pronta a chiudere non avendo ormai più dipendenti. Il vicepresidente del Consiglio ha ribadito di non saper nulla dei lavoratori in nero nell’azienda gestita dal padre, ma solo oggi si è scoperto che in realtà era già diventato socio quando il contenzioso era ancora in corso. Resta quindi da verificare ed accertare se Luigi Di Maio sapesse o meno. A verificare la regolarità dei contratti lavorativi dei  4 lavoratori in nero scovati da Le Iene  sarà l’ Ispettorato del Lavoro, che dipende proprio dal ministero guidato da Di Maio. Il quale a questo punto dovrebbe avere il buon gusto di dimettersi e lasciare il Ministero del Lavoro.

Il processo per denuncia del dipendente 

Il rapporto di lavoro di Domenico Sposito il dipendente che ha lavorato per la società della famiglia Di Maio è iniziato nel 2008 concludendosi nel 2011. La vicenda processuale dinnanzi al Giudice del lavoro ha avuto inizio, nel 2013 ed ha avuto un primo riscontro giudiziario nel 2016, cioè nello stesso momento in cui Luigi Di Maio era intestario del 50% delle  quote della Ardima srl mentre era anche il vicepresidente della Camera. Sposito ha chiesto di aver lavorato quotidianamente quattro ore con contratto regolare e quattro ore in nero, motivo per cui aveva chiesto la sua regolarizzazione contrattuale ed economica.

Nel corso del processo il padre di Di Maio,  interrogato dal giudice  avrebbe detto, secondo quanto riporta il Corriere della Sera: “Preferiva ricevere un acconto a prodotto delle giornate effettivamente lavorate per 75 euro al giorno entro la prima decade, poi quando il consulente del lavoro ci portava la busta paga aveva il saldo. A lui veniva pagato tutto l’importo della busta paga più una somma in contanti pari alle giornate lavorate per 37 euro al giorno e ciò accadeva per esigenze personali e lavorative”.

Affermazioni queste smentite da alcuni testimoni che non hanno confermato questa versione. Ma ciò nonostante questo, Domenico Sposito ha perso la causa in  primo grado, e piuttosto che accettare la transazione offertagli da Antonio Di Maio ha preferito ricorrere in  in Appello in secondo grado.

 

 




Avellino, sfiduciato il sindaco "grillino" Ciampi

NAPOLI – Il sindaco di Avellino, Vincenzo Ciampi è stato sfiduciato. Dopo solo cinque mesi arriva al capolinea  l’esperienza del primo cittadino del Movimento Cinque Stelle che ha tentato di governare con cinque consiglieri a suo sostegno, poichè al primo turno delle elezioni amministrative lo schieramento di centrosinistra superò il 50% dei consensi con le liste, ma non riuscì a sfondare la soglia con il candidato sindaco Nello Pizza che al ballottaggio venne sconfitto dal “grillino” Ciampi.

23 consiglieri comunali hanno votato per mandare a casa il sindaco Ciampi, solo 6 i contrari e 3 gli astenuti. Adesso l’amministrazione sarà traghettata da un commissario fini alle elezioni del 2019. Ma siccome le “comiche” in casa M5S sembrano non finire mai,  Vincenzo Ciampi poco dopo essere stato sfiduciato dal consiglio comunale. ha incredibilmente dichiarato ” Gli avellinesi sono dalla parte del Movimento. Il sistema ha commissariato Avellino per avere una rivincita“. ed aggiunge “Il comportamento dell’opposizione è stato irresponsabile. Non comprendo la loro fretta. Posticipare la sfiducia per affrontare almeno il dissesto in aula sarebbe stato un gesto di coraggio e amore per la città. Qualcuno, invece, ha voluto che non fosse scoperchiato il vaso di Pandora”

“Gli avellinesi meritavano di sapere prima la verità sui conti pubblici – conclude Ciampi – Dopo il dissesto, tutto sarebbe stato limpido e i cittadini avrebbero potuto scegliere, in modo consapevole, il proprio avvenire“.  “io ho lottato per far capire ai colleghi che forse qualche mese in più potevano darcelo. Ma senza la maggioranza era difficile andare avanti




Decreto Genova: maggioranza battuta sul condono di Ischia (e casa Di Maio)

ROMA – Il condono per Ischia naufraga sugli scogli di Montecitorio. La maggioranza è stata battuta sull’emendamento all’articolo 25 del decreto Genova che disciplina le pratiche di condono a Ischia, che la commissione Lavori pubblici e Ambiente al Senato sta votando. L’emendamento 25.12 chiede di sopprimere la parte per cui alle istanze di condono si applichino le norme della legge 28 febbraio 1985 n. 47. Ventitré voti favorevoli contro 22 e un’astensione pesante com’è quella della senatrice del MoVimento 5 Stelle Paola Nugnes. Mentre il pentastellato Gregorio De Falco ha votato sì all’emendamento.

la senatrice Urania Giulia Rosina Papatheu

L’emendamento è stato presentato dalla senatrice di Forza Italia Urania Giulia Rosina Papatheu, catanese, classe 1965 . La conversione in legge del decreto legge scade il 28 novembre e con l’approvazione dell’emendamento il testo dovrebbe tornare all’esame della Camera. Al Senato invece  gli emendamenti approvati in commissione vengono rivotati in aula. Ed il testo, come sostiene il capo dei “grillini” (la cui famiglia è esperta in sanatorie e condoni , passerà come è stato approvato alla Camera. Un’operazione che certamente farà insorgere l’opposizione parlamentare.

Dall’aula chiusa della commissione per votare gli altri emendamenti esulta su Twitter Urania Giulia Rosina Papatheu: «Alla prova dei fatti questo governo si dimostra debole e senza maggioranza. #winteriscoming». La legge 47/1985 detta “Norme in materia di controllo dell’attività urbanistico-edilizia. Sanzioni amministrative e penali”. Nel capo IV gli articoli si occupano della sanatoria delle opere edilizie, mentre il capo V detta disposizioni finali.

25.12 Al comma 1, sopprimere il seguente periodo: «Per la definizione delle istanze di cui al presente articolo, trovano esclusiva applicazione le disposizioni di cui ai Capi IV e V della legge 28 febbraio 1985, n. 47».”

L’emendamento della senatrice catanese Papatheu

Luigi Di Maio ha riunito a Palazzo Chigi i ministri e i capigruppo del Movimento 5 stelle dopo il voto in Senato degli “ortodossi” contro il condono a Ischia contenuto nel decreto Genova. Ma secondo i soliti “pifferai” del Movimento “è uno degli usuali incontri del martedì sera dei vertici M5s” . Solo che questa sera si svolge nella sede della presidenza del Consiglio perché i ministri si trovavano già qui per il Cdm. “Questo è periodo di restituzione di tagli di stipendio e mi auguro che tutti vogliano restituire i loro stipendi agli alluvionati perché questo è un periodo importante: stiamo per tagliare due milioni di euro degli stipendi dei parlamentari”, ha dichiarato Di Maio parlando, davanti Palazzo Chigi, dei senatori M5S che hanno votato in dissenso sul dl Genova mandando gambe all’ aria il Governo in commissione,  sulla norma che riguarda il condono di Ischia.

Il  capogruppo grillino al Senato, Stefano Patuanelli, a margine dei lavori della commissione ha detto: “Quello che è successo in commissione Lavori Pubblici non riguarda né il governo né la maggioranza, che è e resta solida. Riguarda solo due persone che hanno tradito l’impegno preso con i cittadini: Gregorio De Falco Paola Nugnes. I lavori in commissione vanno avanti e in Aula correggeremo questa spiacevole stortura”. Avete letto bene ! Per questa gentaglia sotto mentite spoglie di politicanti, dissentire, equivale a tradire. Alla faccia della democrazia, dell’  “uno vale uno” !

Subito si sono scatenati via Twitter i commenti dei senatori dell’opposizione. “Oggi in Commissione il Governo è stato battuto sul condono edilizio. Voglio dire pubblicamente grazie ai senatori Cinque Stelle che hanno avuto il coraggio di votare contro questa schifezza“, ha scritto su twitter l’ex presidente del Consiglio e senatore Pd, Matteo Renzi. “Governo in minoranza in commissione lavori pubblici al #Senato sul condono di #Ischia. Battaglia vinta dall’opposizione”  ha twittato Riccardo Nencini, segretario del Partito socialista, eletto al Senato nel collegio di Arezzo-Siena per il centrosinistra. “Di Maio battuto! In Commissione al Senato è stato appena approvato un emendamento sul condono edilizio a Ischia per evitare almeno che si usassero le regole del 1985 (le più permissive). È un primo passo, ma non basta. Quella norma va cancellata dal Dl Genova“, ha twittato il vice presidente della Camera, Ettore Rosato (Pd). “Sul vergognoso condono edilizio il Governo è andato sotto, almeno in commissione. Anche molti parlamentari di maggioranza hanno avuto la dignità di votare contro. Speriamo che succeda lo stesso in Aula“, ha commentato il deputato del Pd Francesco Bonifazi su Twitter  .




Condono della casa di famiglia, Di Maio attacca Repubblica. La risposta del quotidiano

ROMALuigi di Maio risponde a La Repubblica sulla vicenda del condono della casa di famiglia a Pomigliano d’Arco. “Ho chiamato mio padre e gli ho chiesto cosa avesse combinato, mi ha spiegato che nel 1966 mio nonno, che ora non c’è più, costruì la casa dove vive tuttora la mia famiglia. Nel 1966 mio padre aveva sedici anni – ricorda Di Maio e la casa fu costruita in base ad un decreto regio del 1942, ancora vigente nel 1966. Nel 1985, quando mio nonno non c’era più, mio padre venne a conoscenza di una legge per regolarizzare qualsiasi manufatto costruito in precedenza, e chiese di regolarizzare la casa“. Solo che dimentica quanto aveva svelato un precedente servizio de “Le Iene

 

 

Di Maio, che si lamenta di comenon sia bello vedere la propria famiglia sbattuta a pagina 10 come i ‘furbetti del condono edilizio“, prosegue ricordando che il padre “presentò una domanda ad aprile 1986, io nasco tre mesi dopo, spero che mi si riconosceranno le attenuanti dell’incapacità di intendere e volere. Mio padre presenta la domanda ad aprile ’86, io nasco a luglio ’86. Nel 2006 mio padre riceve la risposta del comune che gli dice di pagare duemila euro e regolarizzare così la casa costruita nel 1966. Questo sarebbe il grande scoop di Repubblica, io condonista… Peccato però che non abbia mai titolato per gli scudi fiscali sotto i governi Renzi, Letta e Gentiloni“.

Ed aggiunge: “Mi perdonerete se oggi ho comprato Repubblica non lo farò spesso, lo farò solo quando serve“.

La risposta del quotidiano La Repubblica

I fatti non si piegano alle convenienze. È una delle regole attraverso cui passa la credibilità e la trasparenza di un leader politico. Prendiamo atto che il vicepremier e capo del M5S Luigi Di Maio lo abbia appena sperimentato, confermando in una diretta Fb tutto quello che Repubblica – rigorosamente attenendosi a dati pubblici e incontestabili – aveva scritto, relativamente alla sanatoria concessa a suo padre, dal Comune di Pomigliano d’Arco, nel 2006, avente per oggetto il palazzetto in cui risulta residente il leader del Movimento.

Di Maio, tuttavia, anche stavolta incorre in qualche imprecisione. E in alcune omissioni.

Sfrondando l’intera vicenda di meta-messaggi e sarcasmo sulla libertà di stampa – che appesantiscono la verità come un abuso su uno scheletro d’immobile – per estrema chiarezza, ripercorriamo alcune evidenze.

Primo punto, tecnico. Suo padre, il geometra ed imprenditore edile, Antonio Di Maio, ha effettivamente chiesto ed ottenuto un condono per manufatti ed ampliamenti abusivi, eseguiti al secondo e terzo piano, richieste che sono state depositate in Comune a partire dal post-terremoto esattamente come abbiamo rilevato e raccontato? . Invece qui cominciano i ‘ma‘ dell’onorevole Di Maio.

Ho letto Repubblica (…), ho chiesto a mio padre cosa hai combinato. Mio padre presentó una domanda ad aprile 1986. Ma la casa fu costruita nel 1966, realizzata da mio nonno in base al Regio decreto del 1942“.

Una genealogia interessante, ma c’è una prima imprecisione. Due terzi della casa, ovvero secondo piano e terzo piano sono connotati da abusi che, secondo quanto registrato negli atti, sono stati realizzati almeno dieci anni dopo. Ciò non toglie che si sia trattato di ampliamenti per complessivi 150 metri quadri.

Secondo punto. Tecnico. Suo padre ha effettivamente definito tutta la pratica nel 2006, col pagamento di 2mila euro a fronte di quel volume, tra nuove camere da letto, tinello e studiolo con lucernai ed altro? Sí. “Mio padre riceve la risposta del Comune che gli chiede di pagare 2mila euro”, spiega ancora Di Maio.

Anche qui c’è una omissione. A quanto pare, il papà geometra – nonostante la sua esperienza e la competenza tale da esaminare pratiche altrui per il Comune – aveva sbagliato a proprio favore il calcolo di alcuni – pochi – metri quadri. Una dimenticanza certamente non voluta.

È vero o no che fu costretto a tornare a Palazzo e a saldare quella differenza?

Terzo ed ultimo punto. Politico. “Questo sarebbe il grande scoop di Repubblica. Mi perdonerete oggi ho comprato Repubblica, non lo farò spesso”, dice Di Maio che addirittura consiglia di mettere “più amore” nella cronaca politica; riecheggiando anche qui antichi slogan berlusconiani.

Il vicepremier Di Maio, se leggesse di più e meglio, saprebbe cose che evidentemente in casa, gli erano sfuggite, almeno da 12 anni. E soprattutto dica cosa pensa del condono e di come possa ora vietare a Ischia ciò che in casa sua era stato concesso. I fatti, come lui stesso ha dimostrato spiegando, non si piegano alle convenienze.

Conchita Sannino




Elezione 2018. Ecco l’elenco dei candidati del M5S nel Centrosud

 ROMA- Eccovi in anteprima l’elenco dei candidati che saranno presenti nelle liste del MoVimento 5 Stelle, così come definiti dalle “parlamentarie” e nel rispetto di quanto definito dalla legge elettorale.  Stop quindi alle vecchie graticole, al confronto con la base ed alle lunghe riunioni in cui la base degli attivisti selezionava i propri portavoce. La nuova associazione MoVimento 5 Stelle passa direttamente alla selezione, dopo una prima sfoltita effettuata dallo “staff” (della Casaleggio di Milano)  in base ai requisiti enunciati nel regolamento per le candidature pubblicato sul blog di Beppe Grillo in un post del 30 Dicembre scorso. Oltre alla regola ancora permanente di non aver ricoperto più di due mandati elettivi e di essere incensurati, in questi requisiti si ritrova anche il non aver concorso dal 2009 in poi con altre forze politiche ad elezioni di qualsiasi livello, né essere stato eletto. Inoltre i nuovi eletti assumeranno l’obbligo di versare 300 euro al mese per il funzionamento delle piattaforme online del MoVimento 5 Stelle, gestiti dalla Fondazione Rousseau, ma in pratica dalla Casaleggio & Associati di Milano.

 

 

 

Questa la suddivisione in Puglia, collegio per collegio:

 




Napoli. Il Generale Tomasone in visita alla “Pastrengo” dell’ Arma dei Carabinieri

il Generale Vittorio Tomasone

ROMA – Questa mattina il Generale di Corpo d’Armata Vittorio Tomasone ha fatto la prima visita ai reparti dopo l’assunzione del nuovo incarico di Comandante Interregionale Carabinieri “Ogaden”, dopo aver comandato e diretto la Scuola Ufficiali Carabinieri, subentrando al nuovo comandante generale dell’ Arma Gen. Giovanni Nistri . Al suo arrivo nel Comando Provinciale di Napoli è stato accolto dal Comandante della Legione “Campania” Generale di Brigata Mario Cinque e dal Comandante Provinciale di Napoli Col. Ubaldo Del Monaco.

 Irpino, classe 1955, il Generale Tomasone , anch’egli un ex-allievo della Scuola Militare “Nunziatella” si fa notare negli anni Ottanta, quando occupa il ruolo di responsabile del Nucleo investigativo di Napoli, proprio nel periodo degli scandali post terremoto Irpino. Incarico che che Tomasone svolse con particolare dedizione e professionalità, anche a costo di mettersi contro i “pezzi da novanta” della Democrazia Cristiana napoletana, la famosa “corrente del Golfo” molto influnte all’epoca dei fatti.

Per il Generale Tomasone è stato un ritorno al passato nella caserma “Pastengo”, a distanza di 25 anni, dove aveva svolto l’incarico di Comandante del Nucleo Operativo nei primi anni ‘90. Il nuovo comandante interregionale  ha quindi salutato affettuosamente rappresentanze di Carabinieri di Napoli e provincia, tra i quali collaboratori del suo periodo alla “Pastrengo“, gli appartenenti all’Associazione Nazionale Carabinieri e alcuni delegati del Cobar Campania.

“È un ricordo che mi rimane sempre vivo – dice, ricordando la sua carriera qui in città – Sono passati tanti anni e sono cambiati i ruoli, ora torno con altre responsabilità. Non smetterò mai di sentirmi cittadino di Napoli. Ma mi impegnerò per sentirmi cittadino di ognuno dei comuni che ricadono nel territorio del comando dell’Ogaden

All’amico Generale Tomasone ufficiale di indiscusso valore e capacità umane, professionali ed operative i complimenti per il muovo incarico e gli auguri di buon lavoro dalla Direzione e redazione del CORRIERE DEL GIORNO.




Il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio è una “Fake News” vivente !

ROMA – Il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio esponente grillino, per mezzo dell’ufficio comunicazione nella persona di Rocco Casalino dichiarando ” Non mi è stata notificata alcuna querela, ma solo una richiesta di nomina di difensore” manifestando l’ennesima inconfutabile ignoranza, sostiene di non avere avuto alcuna conoscenza di un atto processuale relativo alla querela della giornalista Elena Polidori e di non avere utilizzato l’immunità parlamentare per sfuggire a una querela ricevuta dalla giornalista Elena Polidori inserita in una “lista nera” del M5S  consegnata all’Ordine dei Giornalisti. La nostra collega, assistita dall’avvocato Stefano Parretta, lo ha smentito diffondendo  il documento con il quale il candidato premier grillino nomina in effetti il suo legale ma dove si legge anche: “Luigi Di Maio indagato nel procedimento penale nr.23136/17 R.G. N.R. Mod.21, rubricato a seguito della denuncia querela presentata…”

La querela faceva riferimento al caso della «lista di proscrizione» compilata da Di Maio e da altri esponenti grillini con i nomi di giornalisti sgraditi al movimento e che a loro giudizio si erano comportati in modo scorretto, diffondendo notizie «distorte». L’elenco, oltre ad attirare contro i «nominati» l’ira social dei simpatizzanti grillini, era stato trasmesso anche all’Ordine dei Giornalisti perché valutasse provvedimenti disciplinari. I giornalisti chiamati in causa hanno replicando presentando querela nei confronti di Di Maio, ritenendosi diffamati per via di quell’accusa di scorrettezza. Ma l’ordinanza del Gip del Tribunale di Roma ha chiuso in anticipo la lite giudiziaria, costretto ad archiviare le accuse contro il parlamentare grillino in quanto protetto dallo «scudo» dell’articolo 68 della Costituzione.

Nonostante questa documento Di Maio insiste:Alcuni giornali continuano a sostenere che io mi sia avvalso dell’immunità parlamentare per sfuggire alle querele di un gruppo di giornalisti. È falso. In merito alla querela ricevuta, e archiviata dal gip di Roma, i fatti sono i seguenti: la Procura non mi ha mai contestato alcun reato; non mi è stato mai notificato il decreto di archiviazione e non ho mai avuto accesso agli atti. Dunque non ho potuto né invocare l’immunità, né rinunciarvi. Il giudice che ha archiviato ha evidentemente ritenuto applicabile il diritto di critica, riconosciuto a tutti i cittadini“.

Il vicepresidente della Camera, tramite l’ufficio di comunicazione M5s, ha aggiunto che  “non ha mai avuto alcuna conoscenza di un atto processuale relativo alla querela della giornalista Elena Polidori e quindi non hai ma potuto invocare l’immunità parlamentare né rinunciare alla sua applicazione. Il giudice ha evidentemente ritenuto applicabile il diritto di critica, riconosciuto a tutti i cittadini. Infine, è possibile che nel provvedimento di archiviazione venga scritto dal giudice che, stante le sue prerogative da parlamentare, le espressioni utilizzate da Luigi Di Maio rientrino nel legittimo esercizio del diritto di critica e dunque che non si dia luogo a procedere”.  Ma in realtà nel provvedimento di archiviazione non è assolutamente scritto che  l”e espressioni utilizzate da Luigi Di Maio rientrino nel legittimo esercizio del diritto di critica e dunque che non si dia luogo a procedere”.!!!!

Quindi in realtà non è come sostiene Di Maio e quindi siamo davanti o all’ennesima colossale “menzogna a 5 Stelle” o ad uno sdoppiamento di personalità, tipo” Dr. Jeckyll e Mr. Hyde” : infatti lo scorso 5 di ottobre alle 8 del mattino un “tal” signore chiamato Luigi Di Maio nato ad Avellino il 6 luglio del 19586,  residente a Pomigliano d’ Arco (Napoli) si è presentato davanti alla Sezione di Polizia Giudiziaria della  Polizia di Stato presso la Procura di Roma per la propria identificazione, l’elezione del domicilio legale e la nomina del difensore di fiducia. quel tale è il vicepresidente della Camera.

Di Maio mente sapendo di mentire

Elena Polidori una giornaliste denuncianti,   incluse nella lista di proscrizione del M5S scrive sul quotidiano bolognese QN (Quotidiano Nazionale)  e ricorda che Di Maio avrebbe potuto rinunciare a quella garanzia, come aveva sempre annunciato (l’ultima volta in un video del giugno 2016) ma che in sei mesi non ha fatto questo passo. Chiamato in causa per una replica l’esponente grillino si sarebbe trincerato e nascosto dietro a un “no comment”.

Pertanto quindi il candidato premier del M5s non solo sapeva perfettamente della querela ricevuta, ma non ha rinunciato all’immunità parlamentare, visto che nel decreto di archiviazione del 9 novembre scorso il Giudice per le indagini fa riferimento all’articolo 68 della Costituzione, proprio quello sull’immunità parlamentare.

Da leader di un movimento politico…che si candida alla guida del Paese non c’è male: menzogne e doppiopesismo sono lo stile che lo contraddistingue. Invoca lo stop all’immunità parlamentare per gli altri, ma non vi rinuncia quando chiamato in causa e nega anche l’evidenza. Più che il nuovo ha ragione chi in Parlamento sostiene che il M5S rappresenta il peggio della Seconda Repubblica. La vicepresidente dei deputati Pd Alessia Morani così commenta: “Ancora una volta ci troviamo di fronte alla doppia morale del Movimento 5 Stelle. Se da un lato invocano lo stop all’immunità parlamentare, dall’altro non vi rinunciano quando chiamati in causa




Francesco Tagliente, candidato sindaco della società civile a Taranto ?

di Antonello de Gennaro

L’ipotesi di Francesco Tagliente a candidato sindaco al Comune di Taranto, raccoglie sempre più consensi “bipartizan” anche fra i partiti che  fanno localmente fatica a trovare  dei candidati autorevoli e sopratutto capaci di gestire una macchina complessa, in realtà completamente da ristrutturare come quella del Comune di Taranto, sinora gestita da incompetenti allo sbaraglio, faccendieri, politicanti e cacciatori di stipendi pubblici o di poltrone su cui piazzare parenti ed amici.

Tagliente è nato a Crispiano (Taranto) ed ha scalato nel corso della sua incredibile carriera i gradini più elevati della gerarchia professionale nella Polizia di Stato e del Ministero dell’ Interno fino a diventare Questore di Firenze e di Roma ed infine Prefetto di Pisa. venendo particolarmente apprezzato da tutti come le cronache giornalistiche reperibili sul web. A Pisa nel suo incarico prefettizio come è stato scritto dalla stampa toscana è emersa la sua figura di “prefetto facilitatore” ma anche quella di “prefetto di ferro dal cuore d’oro” e “sarto istituzionale”. Un profilo che sembra tagliato su misura per la città di Taranto.

Ma chi è Francesco Tagliente ? Per oltre 40 anni si è occupato di controllo del territorio, ordine e sicurezza pubblica a Roma. Dal 1986, per 9 anni consecutivi, al vertice della Squadra Volante e della Sala Operativa della Questura di Roma assicurando il controllo del territorio e il pronto intervento Dal 1995 ricopre l’incarico di Capo di Gabinetto di quattro diversi Questori di Roma. Nel 2000, dall’Ufficio per il Giubileo, segue gli aspetti concernenti la sicurezza e la mobilità nazionale in occasione della “Giornata Mondiale della Gioventù” Al termine dell’impegno per il Giubileo assume la direzione dell’Ufficio Ordine Pubblico del Ministero dell’Interno. Nel 2006 coordina a livello nazionale della sicurezza delle Olimpiadi Invernali di Torino Nello stesso 2006 viene nominato Questore di Firenze Dal mese di agosto 2010 a giugno 2012 ricopre l’incarico di Questore di Roma. Durante questi due anni elabora e dà attuazione ad un progetto finalizzato a garantire ai cittadini il diritto di “essere e sentirsi sicuri”.
Numerose le benemerenze sportive conferite a Tagliente
: Stella d’Oro al Merito Sportivo del CONI, Medaglia d’oro al merito sportivo della Federazione italiana judo lotta Karate arti marziali e Medaglia d’oro della FIFA conferitagli a conclusione dei campionati mondiali di calcio Berlino 2006. In pratica una vita dedicata allo sport e alla Polizia di Stato.

Il prefetto Tagliente era stato indicato come eventuale assessore alla sicurezza  di Roma, da Roberto Giacchetti, vice presidente della Camera dei Deputati, candidato alla poltrona di Sindaco di Roma alle ultime elezioni che hanno visto prevalere quel Movimento 5 Stelle, che ha dimostrato nella Capitale di non essere all’altezza nè di governare una città, nè di avere al proprio interno una classe dirigente, e non a caso in tutti i sondaggi possibili ed immaginabili,  se oggi  si votasse nuovamente, Virginia Raggi attuale sindaca grillina di Roma, perderebbe contro tutti i precedenti candidati.

L’idea di offrire a Tagliente la poltrona di sindaco di Taranto, circola da tempo ed ha avuto una forte accellerazione dalle convergenti idee ed opinioni circolanti sia nel centrosinistra che nel centrodestra, che con questa candidatura forte, espressione della società civile.  e sopratutto autorevole, troverebbe  la persona competente e con l’alto senso del rispetto e conoscenza delle Leggi, che potrebbero risolvere i problemi della difficile gestione della  città di Taranto.

Tagliente peraltro vanta ottimi rapporti sia con il centrosinistra che con il centrodestra a livello nazionale, e consentirebbe quindi ad entrambi gli schieramenti di poter convergere su un accordo delle larghe intese, rispettando la società civile, per governare e collaborare tutti insieme una difficile realtà come quella di Taranto, dove occorre un uomo di polso, un duro, ma che sia sempre e comunque un gentiluomo.

La sua candidatura spezzerebbe le ambizioni (patetiche) decadute dell’ ex-procuratore capo di Taranto Franco Sebastio, inizialmente supportato da alcune famiglie di (im)prenditori tarantini, che vorrebbero continuare a fare i loro comodi,  e molto “vicina” alla Curia Arcivescovile di Taranto, che secondo voci bene informate circolanti, starebbe pensando nelle ultime ore ad una candidatura di Lelio Miro, ex-presidente della Cittadella della Carità (i cui risultati negativi gestionali parlano da soli) ed attuale presidente di una piccola banchetta locale, la BCC di Taranto, che a breve dovrà scomparire per fondersi con altre banche più solide.

Resta adesso da capire se a Taranto la politica locale capirà che è bene fare un passo indietro per il bene comune della città, o se si arrampicherà sugli specchi per cercare di restare a galla, ma così facendo spienarà la strada al voto di protesta del Movimento Cinque Stelle, che però sinora a a Taranto ha dato pessima prova di rappresentanza, a partire dai due deputati eletti nelle ultime elezioni politiche, i disoccupati Alessandro Furnari e Vincenza Labriola (subito dopo migrati nel gruppo misto per intascare l’intero stipendio da parlamentare)  che non a caso marciavano fianco a fianco con l’ex insegnante precaria di educazione fisica Rosa D’Amato diventata a sua volta eurodeputata del M5S, che eccelle….. per non rendicontare il suo lauto stipendio al Parlamento Europeo. Movimento che a Taranto non è mai riuscito ad avvicinare persone qualificate e competenti, pescando sempre negli ambienti dei comitati pseudo-ambientalisti e di protesta, ed attraendo illustri sconosciuti e disoccupati alla ricerca di uno stipendio sicuro, possibilmente “pubblico”.




Insediato il nuovo Consiglio Provinciale di Taranto

di Valentina Taranto

E’ stato proclamato oggi con la sua prima seduta il nuovo consiglio provinciale di Taranto, eletto la scorsa settimana dopo le  ultime elezioni di secondo livello. Il presidente della provincia di Taranto Martino Tamburrano ha richiamato i consiglieri dei vari partiti eletti,  all’unità e la collaborazione. “Lavoreremo con umiltà – ha dichiarato – per la Provincia di Taranto  e per la Regione Puglia . L’obiettivo è operare insieme al di là delle appartenenze politiche;sarà importante riorganizzare l’ assetto politico delle province e concretizzare i progetti iniziati nello scorso biennio.Secondo un bilancio preventivo possiamo ritenerci comunque soddisfatti del lavoro e dell’ impegno svolto nonostante si è operato in una precarietà finanziaria dovuta ai numerosi tagli che non ha permesso di pagare gli stipendi”

 “Ho ripreso in questo “baccano sociale” post referendum  – ha detto Tamburrano – per affrontare un duro lavoro per colmare i tantissimi ritardi e sconfiggere tutto ciò che è anti politica come la mancata collaborazione del comune e di alcuni sindaci.Detto ciò ci impegniamo a raggiungere  maggiori accordi con  i comuni e sindacati per riprendere un percorso più severo focalizzando l’ attenzione sulle scuole e ottenere una collaborazione tra i partiti. Guardando il panorama futuro con un pizzico di orgoglio, tranquillità finanziaria e opportunità di collaborazione,la provincia determinerà insieme a tutti gli altri enti un punto di riferimento e di speranza per collaborare con le istituzioni.

Abbiamo progetti da concretizzare” – ha aggiunto Tamburrano –  come  la strada  Ginosa-Montescaglioso, la Pulsano Lizzano, la 109 Pulsano- San Giorgio. Senza dimenticare la ristrutturazione minima e necessaria in 18 scuole, e  la questione del conservatorio musicale Paisello per la definitiva stabilizzazione di questo importante istituto di cultura tarantino“.

Un altro punto da esaminare sarà il settore Ambiente: “ricevere autorizzazioni e pareri che possono tranquillizzare la nostra realtà quotidiana è uno dei prossimi obbiettivi” ha continuato Tamburrano – “Lavoreremo con umiltà e trasparenza per raggiungere uno stesso progetto comune. In questa impostazione,che ritengo utile e necessaria,mi accingo con la stessa passione di intercettare tutte le opportunità e ad accettare tutte le collaborazioni. Un ultimo e terzo punto da esaminare – ha concluso il Presidente della Provincia di Taranto –  sarà un restauro ambientale a tutte le infrastrutture,  ed è necessario che le infrastrutture presenti siano dichiarate sicure”

 




Elezioni Provinciali di Taranto: vince il centrodestra

Martino Tamburrano presidente della Provincia di Taranto, questa volta non avrà bisogno di accordi di larghe intese per governare l’ Amministrazione Provinciale di Taranto.

Infatti la lista “Alla Provincia con un progetto comune” che raggruppava esponenti  di  Forza Italia, Area Popolare ed UdC si è assegnata 6 consiglieri provinciali. Il primo degli eletti il consigliere comunale “anziano” di Forza Italia a Massafra, Gaetano detto Nino Castiglia, insieme al sindaco di Lizzano Dario Macripò, e Michele Franzoso di Torricella, zio del consigliere regionale Francesca Franzoso. Per l’ UdC eletto il consigliere comunale di Taranto Salvatore Brisci , mentre Area Popolare ha eletto Rosa Perelli ed il consigliere comunale di Taranto Filippo Illiano , noto per i suoi continui cambiamenti di partito.

La lista presentata autonomamente da Cor, i Conservatori e Riformisti che fanno riferimento all’europarlamentare Raffaele Fitto ed al deputato Gianfranco Chiarelli ha eletto due consiglieri:  Roberto Puglia  di Manduria e  Walter Rochira di Castellaneta.

Nel Partito democratico eletti  Francesco Andrioli di Statte,  Sebastiano Stano di Laterza ed il presidente del consiglio comunale di Taranto Piero Bitetti . Non ce l’ha fatta ad essere rieletto il vice presidente uscente Gianni Azzaro capogruppo del Pd nel consiglio comunale di Taranto.

La lista “Alternativa Jonica che raggruppava un alleanza fra gli ex-Sel  che fanno riferimento al consigliere regionale Cosimo Borracino, ed al gruppetto della sinistra indipendente in consiglio comunale a Taranto che fa riferimento ai consiglieri comunali  Gianni Liviano, Dante Capriulo e Ciccio Venere ha eletto soltanto un consigliere provinciale e cioè  Ciro Petrarulo consigliere comunale di Grottaglie.

La proclamazione degli eletti avverrà questa mattina presso la Provincia di Taranto , a ci farà seguito una conferenza stampa del presidente  Tamburrano.




Arriva la concorrenza per il sindaco di Taranto…anche a Brindisi, il Sindaco azzera la giunta !

Il sindaco di Brindisi, Angela Carluccio,  ha  firmato oggi un decreto e revocato con effetto immediato la nomina di tutti gli assessori della giunta comunale, motivando con una nota che “E’ in atto da troppi giorni una infruttuosa riflessione all’interno della maggioranza che rischia di rallentare il percorso amministrativo che avevamo programmato” . La Carluccio è stata eletta sindaco nel giugno scorso ed è alla guida di una maggioranza di movimenti e liste civiche di centrodestra, sconfiggendo Nando Marino il candidato del centrosinistra imposto da Michele Emiliano.

“Le dispute politiche, se esasperate – prosegue la Carlucciorischiano di vanificare il nostro impegno e ritorcersi contro la città. Spero che la mia decisione contribuisca a rasserenare il dibattito e a favorire i chiarimenti tra le forze politiche, nel più breve tempo possibile, per il bene di Brindisi. Al termine di questo periodo di riflessione – conclude Carlucciovarerò una giunta in cui saranno pienamente rispettate le previste quote rosa“.

Dall’opposizione questo l’amaro commento di Nando Marino:Sono dispiaciuto per Brindisi ma non sorpreso dal comportamento di chi è stato chiamato a guidarla. Oggi abbiamo già visto quello che ci aspetta in futuro. La Carluccio messa alle strette dai componenti della sua stessa maggioranza ha affidato incarichi dirigenziali a funzionari indagati nell’ambito dell’inchiesta che ha investito il settore Urbanistica dell’Amministrazione Consales. Sono queste le ventate di cambiamento e di legalità promesse ai brindisini? Allora basta – aggiunge Marino – Credo sia necessario liberare la città da un gruppo che si è dimostrato incapace di governarla




La scomparsa di Peppino Bagnardi, protagonista di una Taranto irripetibile

La scomparsa di Giuseppe Bagnardi rappresenta sicuramente una perdita importante per la provincia di Taranto, per cui ha rappresentato uno dei più autorevoli punti di riferimento, protagonista della vita politica tarantina fra gli anni Cinquanta ed Ottanta. Fu giovanissimo dirigente della Democrazia Cristiana subito dopo la seconda guerra mondiale e sindaco di Grottaglie dal 1961 al 1968 anni in cui si compì la prima vera modernizzazione della città delle ceramiche. Nato nel 1926  “don Peppino”, come tutti lo chiamavano a Grottaglie aveva 90 anni.

La politica per Bagnardi è sempre stata passione pura ed impegno civile, e mai un mestiere. Tutta la sua vita ed attività professionale si è svolta nello Stato. Per lo Stato. Vincitore di concorso al Ministero del Lavoro quando era appena poco più di un promettente ragazzo, fu dirigente e per un lungo periodo direttore dell’ Ufficio provinciale del lavoro di Taranto. Ricoprì numerosi e prestigiosi incarichi. Consigliere di amministrazione dell’ Acquedotto Pugliese, Presidente del Comitato regionale di controllo sugli Enti Locali, consigliere dello IACP l’ Istituto autonomo case popolari, amministratore delegato a Roma dell’ ATI, l’ Azienda Tabacchi Italiani ( Monopoli di Stato) , e tra tra gli anni Settanta ed Ottanta segretario provinciale della DC, di quella Democrazia Cristiana protagonista nel dopoguerra della rinascita del mezzogiorno d’ Italia .

Bagnardi si è sempre caratterizzato per la sua lungimiranza ed il suo “carattere” forte , autorevole,   in apparenza burbero ma in realtà molto buono, una persona dolce e mite per chi lo conosceva realmente e godeva della sua amicizia e simpatia. Venne insignito dalla Presidenza della Repubblica, come sindaco più giovane d’ Italia, dell’onorificenza di “Cavaliere“, alla quale seguì anche quella di “Commendatore” della Repubblica.

Don Peppino Bagnardi si è addormentato oggi per il suo viaggio eterno, circondato, protetto ed accudito sino all’ultimo minuto dai suoi figli e nipoti che lo amavano, con sua figlia Caterina in testa a tutti, che lo ha curato, e gli è stato accanto con amore sino all’ultimo momento, dedicandosi a lui quotidianamente, vivendo da sempre quasi in simbiosi con il padre. Con la sua scomparsa Peppino Bagnardi lascia un vuoto in quella Grottaglie di persone per bene , all’antica. Di quella gente che ha portato agli onori della vita quotidiana la città delle ceramiche, e che ha sempre voluto restare ed essere “uno di Grottaglie“. I funerali si svolgeranno martedì 8 novembre alle ore 15 nella cappella della Chiesa della Madonna del Rosario a Grottaglie.

Alla famiglia Bagnardi, all’amico Antonio stimato ed apprezzato collega, attualmente direttore della scuola di giornalismo televisivo della RAI a Perugia, a Raffaele anch’egli per oltre 9 anni ex-sindaco di Grottaglie, ed a Caterina amica di una vita e co-editore del quotidiano Taranto Buona Sera, ed a tutti i loro figli vanno le più sincere condoglianze ed un abbraccio fraterno dalla Direzione, Redazione e collaboratori del Corriere del Giorno, giornale per cui negli anni della gestione societaria della Edital,  Peppino Bagnardi ha fatto tanto per dare e garantire a Taranto una sua voce libera ed autorevole. E noi non lo dimenticheremo mai.

 




Borracino (Sinistra Italiana) : “Il Direttore dell’Asl di Taranto Stefano Rossi è più realista del re !”

Mino Borraccino

Mi spiace dover constatare come l’ossequiosa attenzione del Direttore Generale dell’Asl di Taranto sul Piano di riordino ospedaliero, ancora non approvato dalla Giunta regionale in maniera definitiva e men che meno approvato e ritenuto idoneo dal Ministero della Salute, lo abbia indotto a sancire di fatto la morte dell’ospedale San Marco di Grottaglie”  dichiara con una nota il consigliere regionale Cosimo Borraccino  ( a destra nella foto) di Sinistra Italiana.

Il nosocomio grottagliese – continua Borracino –  rappresentava in questi anni non soltanto l’esempio di buona gestione di un piccolo ospedale, con reparti di eccellenza quali il Pronto Soccorso e il Punto nascite, ma ha anche garantito, nell’ottica della pianificazione del Presidio Ospedaliero Centrale il cosiddetto POC, la possibilità dell’ausilio ai due ospedali della città di Taranto, Moscati e SS Annunziata, che in  molti frangenti necessitavano di altri posti letto a causa delle variegate emergenze”

Con questa delibera il Direttore Generale affossa definitivamente e ingiustamente l’ospedale di Grottaglie e così, mentre da un lato il Presidente della Giunta regionale, Michele Emiliano, dice di voler più personale e più mezzi a disposizione per la Sanità a Taranto, dall’altra elimina un riferimento importante, chiudendo di fatto l’ospedale di Grottaglie, destinato a diventare semplicemente un Polo post acuzie con 40 posti letto per la Riabilitazione e  15 per la Geriatria.

CdG ospedale-san-marco-grottaglie“Spiace davvero constatare queste cose – aggiunge Borracino e spiace soprattutto che tante professionalità sanitarie di primissimo livello siano state mortificate, dopo aver conseguito indubbi risultati. Anche in termini di costi l’Asl adesso dovrà registrare sicuramente numeri negativi, poiché già da mesi molti cittadini della nostra provincia si recano in altre regioni  per sottoporsi alle dovute cure e quindi non si intravede nessuna prospettiva  per quanto riguarda la mobilità passiva che continuerà ad aumentare per la nostra ASL. Finché mi sarà consentito,  il mio ruolo di consigliere regionale sarà svolto all’insegna della netta contrarietà a questo modo di gestire la sanità pubblica, esplicitando tutte le forti perplessità in ogni dove, in ogni luogo istituzionale ed esprimerò voti contrari se mi sarà data la possibilità, se il Piano giungerà in Commissione Sanità o in Consiglio regionale voterò contro, poichè ritengo che si stia  pianificando male l’assetto  degli ospedali e soprattutto si stia omaggiando la mera logica ragionieristica nella Sanità, mettendo da parte il diritto alla salute dei tanti cittadini pugliesila marchesa!”

“Sinistra Italiana non ci staconclude Borracino – ed abbiamo già espresso il voto contrario in Commissione Sanità e continueremo a fare una dura battaglia di resistenza per la popolazione pugliese”




La classifica delle presenze dei parlamentari pugliesi

Eccovi le classifiche del portale Openpolis l’indice di produttività dei parlamentari eletti in Puglia, che non prende in considerazione il lavoro, anche rilevante, che alcuni parlamentari svolgono per gli incarichi necessari al funzionamento della macchina politica e amministrativa del Parlamento (Commissioni, Gruppi, Comitati, Giunte, Collegi e Uffici di Camera e Senato). Per la spiegazione dettagliata dei criteri di valutazione del nuovo indice di produttività leggi qui.

Con assenza si intendono i casi di non partecipazione al voto: sia quello in cui il parlamentare è fisicamente assente (e non in missione) sia quello in cui è presente ma non vota e non partecipa a determinare il numero legale nella votazione. Purtroppo attualmente i sistemi di documentazione dei resoconti di Camera e Senato non consentono di distinguere un caso dall’altro. I regolamenti non prevedono la registrazione del motivo dell’assenza al voto del parlamentare. Non si può distinguere, pertanto, l’assenza ingiustificata da quella, ad esempio, per ragioni di salute.

Per quanto riguarda i deputati eletti a Taranto, al primo posto  l’on. Donatella Duranti di SEL ora Sinistra Italiana piazzatasi al 4° posto della classifica generale pugliese, seguita dall’ on. Michele Pelillo del Pd al 2° posto ( 13° classifica generale) ed al 3° posto dall’ On. Gianfranco Chiarelli (16° classifica generale) di Cor-Conservatori Riformisti  deputato eletto nelle liste del Pdl-Forza Italia. Fanalini di coda della classifica i deputati Alessandro Furnari e  Vincenza Labriola , eletti nelle liste del M5S e dopo solo tre mesi passati al  Gruppo Misto.

i “Top 10” della classifica

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dall’ 11° posto al 20° posto  della classifica

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dal 21° posto al 30° posto

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dal 31° posto all’ultimo posto

 

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N.B. All’ on. Scalfarotto ed all’ on. Bellanova  entrambi eletti nelle liste del Pd in Puglia non è applicabile la classifica in quanto componenti del Governo in carica




Pelillo (Pd): “sì al referendum per un Paese più semplice e moderno, per sostenere il progresso sociale ed economico”

L’ on. Michele Pelillo  capogruppo Pd Commissione Finanze della Camera dei Deputati, con una nota afferma che “al prossimo referendum costituzionale è necessario scegliere: se guardare al passato, restare ancorati ad una vecchia visione del Paese o puntare al futuro, con il coraggio di sostenere questa riforma”

schermata-2016-09-17-alle-11-04-39Il mio SI al referendum costituzionale non è solo politico ed ideologico ma – continua l’ On. Pelillo è sopratutto di merito. Penso che questa riforma abbia il pregio di potenziare e rendere più chiara ed efficace la funzione legislativa e di lanciare alcuni segnali in controtendenza rispetto al passato sui costi della politica. Se prevalesse il no, resterebbe tutto com’è. Dovremmo probabilmente rassegnarci a non essere in grado di cambiare mai alcunché, nonostante l’assordante bla-bla quotidiano degli ultimi trent’anni”

Sui punti più discussi, credo fermamente che il bicameralismo perfetto non funzioni e non sia utile al Paese; appesantisce la macchina legislativa, dando spazio, giocoforza, ai provvedimenti per decreto. Votando sì, rinnoveremo invece il Parlamento, rendendolo più snello e più efficiente e rafforzeremo la nostra democrazia.

CdG Matteo RenziCome ha più volte affermato il presidente del consiglio Matteo Renzi, non condanno chi sostiene una posizione diversa dalla nostra; ognuno voterà secondo coscienza, ma – tra le due opzioni – credo che il sì possa essere, anche, un segnale forte nei confronti dell’Europa. E’ il volto, nuovo, di un’Italia capace di cambiare, iniziando da segnali tangibili sulla funzione legislativa e sulla spesa pubblica. Il nostro potrà essere un Paese più semplice e moderno, capace finalmente di sostenere più facilmente il progresso sociale ed economico di tutti gli italiani”

 




Tamburrano resta presidente della Provincia di Taranto. Lo conferma il Governo.

nella foto Palazzo Chigi

nella foto Palazzo Chigi sede del Governo

di Valentina Taranto

E’ stato il sottosegretario  di stato della Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega agli affari regionali e le autonomie Gianclaudio Brescia a confermare con un parere scritto che l’attuale Presidente della Provincia di Taranto, Martino Tamburrano, non è decaduto ed ha quindi  il diritto di restare in carica sino alla fine del prossimo anno.

In molti avversari politici e qualche giornalista a gettone, poco informati,  avevano strumentalmente  sostenuto e scritto recentemente, che a seguito degli ultimi risultati elettorali nel Comune di Massafra, Tamburrano sarebbe decaduto dalla sua carica al vertice dell’ amministrazione provinciale, in quanto non è stato riconfermato nella carica di Sindaco nella recente tornata elettorale del 5 giugno scorso, in cui peraltro non poteva candidarsi a sindaco avendo raggiunto il numero limite di mandati. Il riferimento era alla decadenza dalla carica di Presidente della Provincia, che opera ex lege, per colui che non è stato riconfermato nella carica di Sindaco nella recente tornata elettorale del 5 giugno scorso.

Ma così non è stato.  Infatti, sulla questione analoga a quella della Provincia di Taranto,  esisteva anche un recente parere del Ministero dell’Interno che, in relazione alla presidenza della Provincia di Benevento (caso identico a quello di Taranto).  Eccolo: “In considerazione che il presidente della Provincia al momento dell’accettazione della candidatura si trovava nelle condizioni di essere eleggibile alla carica sia nella veste di consigliere provinciale uscente che nella veste di sindaco, prevista in sede di prima applicazione dalla legge n. 56/2014, cd. “legge Del Rio”, la circostanza di essere consigliere provinciale uscente, dichiarata al momento della candidatura, non comporta il motivo di decadenza previsto per i sindaci non rieletti“.

 Tamburrano non si era mai dimesso da consigliere provinciale dalla ex-giunta Florido, e quindi è legittimato dalle vigenti normative di Legge a restare in carica alla Presidenza della Provincia di Taranto.  Probabilmente qualche giornalista tarantino farebbe bene a documentarsi prima di scrivere come al solito inesattezze, sopratutto per il dovuto rispetto dei lettori che nel loro caso diminuiscono di giorno in giorno….




La Provincia di Taranto, il Comune di Statte ed ARPA Puglia dicono “no” all’ampliamento dell’ Italcave

L’ Ufficio Ambiente della Provincia di Taranto  chiamato ad esprimersi sulla procedura di valutazione di impatto ambientale (cd. VIA) presentata dalla stessa Italcave S.p.a.  ha espresso il proprio Giudizio sfavorevole di compatibilità ambientale” attraverso il proprio provvedimento del 1 luglio, con cui ha negato l’ampliamento dell’attività estrattiva richiesta dalla società Italcave a Statte. Il diniego della Provincia si è basato sul parere negativo espresso dell’ufficio Ecologia ed Ambiente del Comune di Statte e sul parere contrario  espresso in merito dall’Arpa Puglia.

L’area interessata all’ampliamento dell’attività estrattiva richiesta dalla società Italcave è  proprio quella situata di fronte all’ex discarica Santa Teresa che ospitò i rifiuti solidi urbani del Comune di Taranto dagli anni 60 in poi e che successivamente venne bonificata proprio dall’ex borgata di Statte trasformatasi nel frattempo in Comune autonomo. Un provvedimento, quello espresso dalla Provincia di Taranto, che impedisce un ulteriore aggressione al patrimonio naturale e ambientale dell’area SIN che nel caso di Statte ha già complicate problematiche da risolvere  con l’ILVA ed il sito di rifiuti nucleari della ex Cemerad.




Finalmente trovata la soluzione per Taranto Isola Verde

Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha finalmente trovato la scorsa settimana una soluzione per il ritorno al lavoro per gli ex dipendenti della società Taranto Isola Verde. (controllata al 100% dalla Provincia di Taranto)  “A distanza di dodici mesi (giugno 2015) si è finalmente giunti alla conclusione della prima parte afferente gli ex lavoratori della società in house Taranto Isolaverde. L’impegno della Confederazione Italiana per il Lavoro e l’occupazione (Cil) di Taranto ha restituito ai Lavoratori la dignità che è sancita dagli articoli 1, 2, 3, e 4 della Costituzione Italiana“, come riporta una nota del sindacato.

Schermata 2016-06-21 alle 08.13.15Dal giugno del 2015vi sono stati una serie di incontri promossi dall’organizzazione sindacale con il gabinetto della presidenza della Regione Puglia e con la dottoressa Vera Corbelli,  Commissario Straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto  il cui fine ultimo era quello a cui si è giunti qualche sera fa con l’approvazione dell’accordo.  L’avvio è stato condiviso nell’immediato dal Governo e dalla Regione Puglia che a fronte della presentazione di due progetti immediatamente disponibili relativi al parco della Rimembranza e al Parco Letterario del Galeso, “hanno finalmente riscontrato la presenza di concretezza correlata al ritorno alle attività dei lavoratori”.  “È stata un’esperienza esaltante – ha aggiunto il segretario generale confederale Alessandro De Donno  – che ha reso manifesto un nuovo modus operandi nella tutela dei lavoratori, ovvero la “progettazione. La nostra organizzazione sindacale infatti si è distinta in modo innovativo rispetto ai vecchi canoni di concertazione correlati con la inutile dispersione di denaro pubblico che al termine quasi mai ha prodotto “lavoro”»,

De Donno vuole inoltre segnalare che “nel silenzio più assoluto della città solo Arcangelo Margari, segretario provinciale della Flaica Cub, ha inteso condividere dal gennaio questo percorso che è risultato essere vincente”.  smentendo le dichiarazioni apparse sui social network “con soggetti che avrebbero millantato la leadership di questo progetto concepito dalla Cil riteniamo opportuno suggerire la verità e non storie campate in aria” riferendosi probabilmente ad un consigliere regionale del Pd che avrebbe sfruttato in campagna elettorale la vicenda per attaccare Martino Tamburrano sindaco uscente del Comune di Massafra, attuale Presidente della Provincia di Taranto.  Il comunicato firmato da De Donno si conclude con una sfilza di ringraziamenti: “Grazie presidente Emiliano, grazie dottoressa Vera Corbelli, grazie assessore Loredana Capone, grazie Claudio Stefanazzi (capo di gabinetto della presidenza della Regione Puglia – n.d.r.) , grazie allo staff tutto della Dottoressa Corbelli. I lavoratori ringraziano” davanti ai quali balza agli occhi la mancanza di ringraziamento ai politici tarantini. Probabilmente non li meritano