Bari: chiusa la sede di Casapound. 30 indagati per aggressione e ricostituzione del partito fascista

Bari: chiusa la sede di Casapound. 30 indagati per aggressione e ricostituzione del partito fascista

Il provvedimento adottato dal Tribunale di Bari a seguito delle indagini svolte dalla Digos della Questura di Bari, dopo l’attacco ‘premeditato’ ai manifestanti del corteo anti Salvini. Per la Procura barese esiste un concreto rischio di nuovi agguati di stampo fascista

La sede di Casapound a Bari posta sotto sequestro

BARI – Il Tribunale di Bari ha disposto la chiusura della sede di Casapound, “partito politico di estrema destra” secondo i magistrati della procura  al termine di una lunga indagine coordinata dal procuratore aggiunto Roberto Rossi. Fra le accuse quella di “ricostituzione del partito fascista” oltre alle aggressioni fisiche  nei confronti  di alcuni Carabinieri e dei manifestanti del corteo anti Salvini, fra i quali  l’europarlamentare Eleonora Forenza.

I fatti sono accaduti in occasione della manifestazione del 21 settembre scorso quando quattro persone furono aggredite da alcuni militanti di Casapound al termine di un corteo di protesta contro il ministro degli Interni, Matteo Salvini, organizzato dai ragazzi e le ragazze dell’ex Caserma Liberata nel quartiere Libertà del capoluogo barese. Secondo la ricostruzione  dieci militanti di CasaPound, si sono presentati il 21 settembre dinanzi alla sede di via Eritrea, “in esecuzione di un medesimo disegno criminoso giustificato dalla ideologia fascista” con “sfollagente, manubri da palestra, manganello telescopico, cintura dei pantaloni” ed hanno causato con premeditazione, lesioni personali ad almeno quattro manifestanti.

Quella sera nella sede barese di CasaPound, “solitamente frequentata da poche persone” erano giunti militanti da tutta la regione, da Brindisi,Lecce e Foggia che si erano dati appuntamenti “nel luogo e all’orario coincidente con il transito del corteo“, per successivamente “schierarsi a braccia conserte di traverso alla via” come ad attendere i manifestanti. Il gip  del Tribunale di Bari  dr. Marco Galesi nel provvedimento di sequestro preventivo parla di “spedizione punitiva“, “azione violenta unilaterale“, di “feroce esplosione di violenza ai danni di persone inermi e del tutto incapaci di qualsiasi reazione“.

Nell’aggressione rimasero ferite tre persone: Giacomo Petrelli di Alternativa Comunista, Antonio Perillo, assistente parlamentare dell’eurodeputata Eleonora Forenza (anche lei presente al momento dell’aggressione) e Claudio Riccio di Sinistra Italiana. Il Gip nel suo decreto di sequestro preventivo descrive “L’indole violenta e aggressiva legata a ragioni di estremismo ideologico e politico dei militanti di CasaPound fa ritenere concreto il pericolo che, ove si presentino occasioni analoghe, legate a manifestazioni di pensiero a loro ‘sgradite’, possano tornare a usare la sede come base operativa per sferrare simili aggressioni organizzate“.  Nel provvedimento il giudice parla di “chiamata a raccolta da parte dei militanti pugliesi di CasaPound finalizzata ad “aggredire avversari politici“.

Sono trentacinque le persone attualmente indagate nella prima inchiesta sull’estrema destra a Bari. La Procura formula accuse nei confronti di 30 degli indagati  di “aver partecipato a pubbliche riunioni, compiendo manifestazioni usuali del disciolto partito fascista e di aver attuato il metodo squadrista come strumento di partecipazione politica” sottolineando il “concreto” pericolo di ulteriori successive aggressioni. Altri cinque indagati vengono accusati di minaccia e violenza e pubblico ufficiale, sono militanti del centro sociale ‘Ex Caserma Liberata‘.

Le indagini si erano indirizzate immediatamente in direzione dell’attacco premeditato, confermati dagli accertamenti ed indagini dei poliziotti della Digos di Bari, coordinati dal proprio dirigente Michele De Tullio della Questura di Bari,   confermando quella sensazione. Infatti secondo quanto è stato ricostruito dia magistrati della Procura di Bari, i militanti di Casapound si erano dati appuntamento proprio con l’intento di “affrontare”i ragazzi antifascisti dei centri sociali,  cinque dei quali sono indagati per violenza e minaccia a pubblico ufficiale per i comportamenti e le azioni di cui si sono resi responsabili subito dopo all’aggressione.

Trenta militanti del movimento di estrema destradi cui due donne, due minorenni ed il 41enne Giuseppe Alberga, responsabile della sede di Casapound sequestrata, rispondono invece di “riorganizzazione del disciolto partito fascista” e “manifestazione fascista” e dieci di loro di aver materialmente compiuto l’aggressione. Sono state le immagini delle telecamere di sorveglianza ad incastrare i militanti di Casapound oltre a quanto ritrovato nel corso delle perquisizioni effettuate nelle abitazioni degli indagati in cui sono stati rinvenuti libri su Hitler e lo squadrismo, cartoline raffiguranti Mussolini e altre bandiere con l’aquila fascista, manubri da palestra al busto di Benito Mussolini, dalla bandiera della X Mas al Mein Kampf di Adolf Hitler.

 

Dopo l’aggressione “squadrista” è arrivata puntuale ed immediata  la risposta della città di Bari . Innanzi tutto con una manifestazione antifascista convocata nei giorni immediatamente successivi, che ha radunato 3mila persone in piazza, fra i quali anche lo studioso e filologo Luciano Canfora.

Anche il sindaco di Bari, Antonio Decaro, durante la commemorazione per la morte di Benedetto Petrone, il 18enne ucciso il 28 novembre 1977in un agguato fascista, ha assunto una posizione molto dura e chiesto la chiusura delle sedi fasciste in città.

“Sono orgoglioso che lo Stato non abbia fatto mancare la sua risposta e abbia fatto sentire la sua presenza perché, come ho detto più volte, la politica è una cosa bella e noi dobbiamo avvicinare le persone con la forza delle idee e delle nostre azioni”. ha dichiarato il sindaco di Bari, Antonio Decaro, con riferimento al provvedimento di sequestro preventivo della sede barese di CasaPound disposto dalla magistratura barese nell’ambito dell’inchiesta sulla aggressione ad un gruppo di manifestanti antifascisti.  “Ognuno è libero di esprimere le proprie idee, ma sempre restando nei principi costituzionali e nel panorama della normale dialettica politica. All’indomani dell’aggressione dello scorso settembre – aggiunge – chiesi al Questore di avviare al più presto un’indagine sull’accaduto perché la cosa che mi preoccupava di più era che la nostra città non diventasse scenario di aggressioni e scontri di matrice politica, come è accaduto tanti anni fa. Sono sicuro che la giustizia farà il suo corso”.

 

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