Tutta la verità sul processo per la nomina del segretario generale della Camera di Commercio di Taranto

Tutta la verità sul processo per la nomina del segretario generale della Camera di Commercio di Taranto

di Antonello de Gennaro

Leonardo Giangrande

nella foto, Leonardo Giangrande

Era esattamente un anno fa quando Leonardo Giangrande l’attuale presidente della Confcommercio di Taranto, associazione sempre più in crisi, per numero di iscritti e sopratutto per la diminuita rappresentatività e calente credibilità nell’economia jonica, affiancato dall’ avv .Egidio  Albanese,  tenne una conferenza stampa “accusatoria” , alla luce dell’assoluzione nel processo di 1° grado relativo alla nomina contestata e turbolenta di Segretario Generale della Camera di Commercio di Taranto . Giangrande all’atto della sentenza di assoluzione del processo di 1° grado, in una poco strategica trionfale… conferenza stampa, affermò con poca oculatezza e competenza giuridica che “si evince facilmente l’infondatezza di tutto il processo che è frutto delle logorroiche accuse mosse dal signor Falcone che ha trasmesso denunce ed esposti contenenti illazioni e pettegolezzi” dimenticando che in realtà per il pubblico ministero e per il Gip, cioè il Giudice per le Indagini Preliminari che lo avevano mandato sotto processo, non si trattava evidentemente soltanto di pettegolezzi…

Infatti solo e soltanto questo quotidiano,  a suo tempo, nel desolante panorama di un giornalismo “prezzolato” ed accondiscendente dove i “cappucci” non mancano… fece presente che si trattava soltanto di una sentenza di 1° grado del Tribunale di Taranto, e  scrivevamo (leggi QUI )lo ricordiamo per dovere di cronaca e rispetto ai nostri lettori, al momento non è definitiva in quanto non è ancora passata in giudicato“. Eravamo quindi stati facili profeti  nello scrivere che “gioire manifestando rancori, accusando gli assenti è a dir poco una mancanza di tatto, e strategia processuale-difensiva. Ma dato il personaggio non ci meravigliamo“.

Per un anno abbiamo provato ad avere la sentenza, gli atti processuali, i verbali delle udienze, chiedendole direttamente od indirettamente ai vari imputati, e cioè Riccardo Caracuta, Leonardo Giangrande, Paolo Nigro, Luigi Sportelli (recentemente riconfermato alla presidenza della ), Tommaso Valentino (attuale dirigente delle cancellerie del Tribunale di Taranto)  ma inutilmente. E tutto questo ci ha insospettito non poco. Lecito chiedersi: ma perchè nessuno di loro ha interesse a pubblicare quella sentenza se sono stati assolti ?

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A distanza di un anno fa, lo abbiamo capito, grazie anche alle parole molto chiare del Procuratore Generale della Repubblica dr.ssa Pina Montanaro, contenute nel suo ricorso in appello, in cui ha impugnato la sentenza di 1° grado, scrivendo che “la decisione emessa dal Tribunale è manifestamente e radicalmente errata e va riformata in toto.

Negli ambienti del Palazzo di Giustizia jonico,  ci si aspettava che il ricorso venisse presentato dal pubblico ministero del procedimento di 1° grado , e cioè dalla dr. ssa Filomena Di Tursi, la quale al termine della sua arringa aveva chiesto una sentenza di condanna nei confronti degli imputati a “8 mesi per ciascuno degli imputati, riconosciute le attenuanti generiche“. Ma così non è stato. Qualche “maligno” ha ipotizzato che nella sua decisione di non appellarsi , potrebbe aver pesato la presenza una sorta di conflitto d’interessi “familiare“, in quanto suo marito, il commercialista tarantino Raffaele Amodio  (di cui ci siamo già occupati – leggi QUI ), ricopriva e ricopre ancora oggi delle cariche in società di cui la Camera di Commercio di Taranto è importante azionista . “Cogito ergo sum” (trad. “Dubito quindi esisto“) dicevano i nostri padri latini.

Chiaramente un dubbio non può e non deve costituire un’accusa, e noi vogliamo assolutamente credere nella piena rettitudine e totale buona fede della dr.ssa Di Tursi che altrimenti non avrebbe chiesto una condanna per tutti !

nella foto il pm dr.ssa Di Tursi ed il marito Amodio

nella foto (visibile liberamente su Facebook) il pm dr.ssa Filomena Di Tursi ed il marito Raffaele Amodio

I 5 imputati nel procedimento di 1° grado era stato chiamati in causa in quanto, secondo il pubblico ministero “favorivano il candidato Tommaso Valentino, in concorso con questi, in particolare nella fase preliminare della valutazione dei curricula professionali attribuivano al Valentino, laureatosi con il voto finale di 97, il punteggio di “8“, superiore a quello di “7” attribuito al candidato Mele (che aveva riportato come voto di laurea di 106) ed identico a quello attribuito al candidato Maggio, laureatosi con il voto di 105. Così consentendo al detto Valentino di accedere alla fase successiva del colloquio – dalla quale sarebbe stato escluso in caso di corretta attribuzione del punteggio – ed agendo al fine di procurargli intenzionalmente ingiusto vantaggio patrimoniale consistente nell’attribuzione dell’incarico, conseguente al colloquio al  cui esito veniva attribuito il punteggio più elevato con collocazione al primo posto della graduatoria“.

Quello che Giangrande definiva logorroiche accuse mosse dal signor Falcone che ha trasmesso denunce ed esposti contenenti illazioni e pettegolezzi“, in realtà, come racconta la sentenza di 1° grado, altro non erano che “gravi anomalie relative all’ammissione di Valentino alla fase orale a causa dell’attribuzione anomala del punteggio concernente la valutazione dei titoli di studio”,  affermazioni queste rese dal teste dr. Roberto Falcone nell’udienza del 29 settembre 2014. Ma Falcone non era stato il solo ad accorgersi di quanto accaduto “illegittimamente“.

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Lo racconta e conferma, persino la sentenza di 1° grado, che riferisce che “le stesse incongruenze venivano segnalate da Buonfrate Patrizia, responsabile del procedimento, la quale nel corso della procedura e, specificamente dopo la conclusione dei lavori della commissione, si premurava di redigere in data 20/09/2011 una nota nella quale ripercorreva pedissequamente le fasi della procedura e manifestava che la stessa “non era immune da criticità oggettive” che rappresentava quanto accaduto, tanto da consigliare l’annullamento in autotutela dell’intero concorso. Annullamento che intervenne nella seduta camerale del 07/10/2011.Criticità questerecita la sentenza di 1° gradoche venivano manifestate dal teste Sanesi (attuale vicesegretario generale della CCIAA di Taranto- n.d.r.), Vinciguerra e De Giorgio (che successivamente è diventato il segretario generale – n.d.r.) .

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Infatti nel ripercorrere i fatti, leggendola bene, la sentenza conferma espressamente che le illegalità erano avvenute, sostenendo che “appare evidente che vi è stata una manifesta violazione di Legge nell’attribuzione di un punteggio che evidentemente non poteva spettare al candidato che aveva il volto di laurea più basso“.

A leggere tutto ciò, il lettore  potrebbe giustamente chiedersi “ma allora perchè li hanno assolti ?“. La lettura della sentenza completa, che solo il CORRIERE DEL GIORNO , come sempre vi offre in “ESCLUSIVA” , si basa su un discutibile concetto e cioè che “quanto detto piuttosto induce a credere che non si è trattato di una disegno teso a favorire il candidato Valentino a discapito degli altri, quanto piuttosto ad un mero errore, poi emendato dai successivi avvenimenti“.

E’ stato proprio il disaccordo giuridico con questa teoria processuale che ha indotto  il Procuratore Generale della Repubblica dr.ssa Pina Montanaro ad impugnare la sentenza di 1° grado, depositando lo scorso 27 gennaio 2016 il proprio ricorso in appello. Notizia questa che ha trovato “spazio” ed ospitalità esclusivamente su questo quotidiano online che state leggendo. I giornali e giornaletti locali, stampati ed online infatti, si sono ben guardati dal pubblicare ed approfondire la questione. Loro preferiscono ospitare le dichiarazioni e comunicati stampa dei vari “amici/clienti” e girarsi dall’altra parte. E poi si lamentano….che a Taranto l’informazione anno dopo anno muore lentamente come l’economia locale.

La decisione emessa dal Tribunale è manifestamente e radicalmente errata e va pertanto riformata “in toto” è la principale motivazione del ricorso in appello del Procuratore Generale,  sostenendo che l’assoluzione degli imputati Riccardo Caracuta, Leonardo Giangrande, Paolo Nigro, Luigi Sportelli “è da considerarsi priva di qualsiasi fondamento sia in diritto che in fatto” , adducendo principi giuridici enunciati in ben due sentenze della Suprema Corte di Cassazione (la più recente, è la n. 36179 del 15/04/2014) sulla base delle quali “l’ipotesi del “mero errore“, come proposta dal Giudice di I grado, appare veramente carente e comunque non esaustiva“, aggiungendo che “se di mero errore si fosse trattato – a fronte dell’evidente macroscopica dell’abuso – al primo cenno si sarebbe proceduto alla revoca, che invece è intervenuta solo dopo l’atto formale del responsabile del procedimento“.

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Ma l’atto d’accusa contenuto nell’appello della Procura Generale della Repubblica è abbastanza “forte”, con delle accuse abbastanza pesanti: “Si è omesso, infatti, di tenere conto della “preparazione culturale” e quello dell’esperienza e conoscenza dei sistemi di pianificazione strategica dovevano comunque essere corroborati da documentazione ed il Valentino, con ogni verosimiglianza non era in possesso di documentazione idonea per aspirare ad un punteggio più elevato, in ordine ai medesimi parametri“.

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La “stoccata” finale del Procuratore Generale Montanaro è condensata nelle ultime tre righe della sua impugnazione, laddove scrive: “Vi è, da ultimo, da annotare che il Valentino, come dichiarato dalla dr. Buonfrate, non era persona del tutto “estranea” in quanto lo stesso aveva partecipato alla fase della selezione dei bandi di concorso, benchè il fac-simile da lui proposti non fosse stato, poi, prescelto”. La parola adesso alla Corte di Appello.

nella foto, Luigi Sportelli

nella foto, Luigi Sportelli

In questo anno di attesa… dopo la sentenza di 1° grado, abbiamo incontrato il dr. Tommaso Valentino, con cui abbiamo parlato e registrato la sua versione dei fatti, e con il Presidente della Camera di Commercio Luigi  Sportelli. Entrambi ci hanno fornito le loro versioni, ed avevano promesso di fornirci i documenti processuali, i verbali d’udienza, ma alla fine hanno preferito non fornirceli. Un loro diritto, sia chiaro.

Leonardo Giangrande Presidente della Confcommercio di Taranto,  invece si è limitato alle sue solite ripetute annunciate denunce nei miei/nostri confronti, che però dopo un anno a questa parte non hanno mai scaturito nulla. Neanche una semplice elezione di domicilio. Non a  caso Giangrande non ha mai avuto il coraggio di accettare un’intervista video-filmata che gli abbiamo richiesto “pubblicamente” e che avremmo pubblicato integralmente. Probabilmente non gli stiamo più simpatici, dopo averci telefonato (inutilmente) per una vicenda giudiziaria di un suo associato. O forse preferisce farsi intervistare da qualche “pennivendolo” in ginocchio, da ricompensare con qualche centinaio di euro. Molto più facile, vero ?

Adesso sarà bene che Giangrande si faccia spiegare da qualche “giurista”, e non da qualche avvocato a libro paga, come mai le sue denunce contro di noi, dopo oltre un anno, non sortiscono alcun effetto. Neanche una semplice necessaria elezione di domicilio. Anche perchè il nostro quotidiano online ha sede a Roma, città dove per fortuna la Procura non è facilmente condizionabile.  Nel frattempo, permetteteci di spiegarlo noi, ai nostri lettori: non abbiamo mai diffamato nessuno, ma solo  e soltanto semplicemente pubblicato notizie e raccontato fatti, lasciando sempre parlare i documenti a conferma di quanto abbiamo scritto.

P.S. A proposito…. non abbiamo ancora finito di occuparci degli “affarucci” dei furbetti della Confcommercio tarantina. Molto presto ne leggerete delle belle !

ECCOVI LE SENTENZE INTEGRALI:

Processo CCIAA Taranto

Processo Appello CCIAA Taranto

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