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18 Luglio 2024 22:53
18 Luglio 2024 22:53

Tre poliziotti a processo a Roma per Hasib Omerovic precipitato dalla finestra

Il poliziotto Andrea Pellegrini si era mostrato in altre occasioni con atteggiamenti che il Gip ha definito come "spregio della funzione pubblica svolta". Metodi muscolari, l’autoritarismo che diventa "pervicacia" e "l’incapacità di autocontrollo"

Il 37enne sordomuto Hasib Omerovic pur di sfuggire alla follia aggressiva di uno di poliziotti che erano entrati in casa sua per un controllo,  si lanciò dalla finestra procurandosi gravi ferite. Per quella tragedia scampata per un soffio, la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio di Andrea Pellegrini, Alessandro Sicuranza e Maria Rosa Natale, tre agenti della Polizia di Stato all’epoca in servizio nel distretto di Primavalle, accusati di falso in relazione all’annotazione di servizio redatta dopo il controllo nella quale erano state omesse le violenze subite da Hasib.

All’assistente capo Pellegrini viene contestato anche il reato di tortura, proprio per aver posto in essere quelle violenze. Fabrizio Ferrari, il quarto poliziotto che faceva parte della pattuglia che nella tarda mattinata del 25 luglio 2022 fece irruzione nell’appartamento al piano rialzato di via Gerolamo Aleandro 24, ha preferito richiedere di patteggiare la pena ( che così si riduce ad un terzo) , avendo collaborato alle indagini della Squadra Mobile della Questura di Roma. Nell’ipotesi di falso rientra anche il fatto di avere attestato che l’intervento fosse “dipeso dall’essersi incrociati per strada lungo il tragitto e non, come realmente accaduto, da accordi telefonici previamente intercorsi“.

I fatti: l’irruzione in casa di Hasib Omerovic nel 2022

Su Facebook era apparso (poi rimosso) un post di una residente di Primavalle che accusava il giovane sordomuto di molestare per strada le ragazzine.  Il poliziotto Pellegrini, “senza alcun apparente motivo, colpiva Hasib con due schiaffi nella zona compresa tra il collo ed il viso – è riportato nel capo di imputazione – rivolgendo, con fare decisamente alterato, la seguente frase: “Non ti azzardare mai più a fare quelle cose, a scattare foto a quella ragazzina”. Dopo averlo preso a schiaffi, Pellegrini avrebbe costretto il 37enne Hasib Omerovic “a sedere su una sedia”, legandogli i polsi con un filo della corrente di un ventilatore, dopodichè brandendo un coltello da cucina, lo avrebbe minacciato: “Se lo rifai, te lo ficco nel c…“.

Nella ricostruzione degli investigatori della Squadra mobile capitolina, Hasib, rimasto solo nella camera da letto, ha aperto la finestra. Sentendo il rumore della serranda, gli agenti sono tornati nella stanza e lo hanno trovato sul davanzale. “Fermo che c…. fai“, avrebbe urlato uno di loro vedendolo precipitare nel vuoto con un volo di 9 metri, “poiché, con ogni probabilità, aveva perso l’equilibrio”.

Secondo l’impianto accusatorio della Procura il poliziotto Pellegrini, durante l’attività di identificazione in casa della famiglia rom degli Omerovic, procurava alla vittima “un verificabile trauma psichico, in virtù del quale lo stesso precipitava nel vuoto dopo aver scavalcato il davanzale della finestra della stanza da letto nel tentativo di darsi alla fuga per sottrarsi alle condotte violente e minacciose in atto nei suoi confronti”. Il poliziotto è accusato, anche di avere colpito Hasib con due schiaffi e di aver impugnato “un coltello da cucina che brandiva contro di lui” e, dopo avere trovato la porta della stanza da letto del 37enne chiusa a chiave, “la sfondava con un calcio, sebbene l’uomo si fosse prontamente attivato per consegnare le chiavi“.

I precedenti di Pellegrini

Andrea Pellegrini, classe ‘72, si era mostrato in altre occasioni con atteggiamenti che il Gip ha definito come “spregio della funzione pubblica svolta“. Metodi muscolari, l’autoritarismo che diventa “pervicacia” e “l’incapacità di autocontrollo“, almeno in base alle testimonianze dei colleghi, che hanno raccontato come il poliziotto, arrestato due giorni fa con l’ipotesi di tortura, fosse “aduso a comportamenti aggressivi nell’espletamento delle attività di servizio“. Pellegrini in passato stato costretto a lasciare la Squadra Mobile della Questura di Roma venendo trasferito nel commissariato di Primavalle, dopo essere stato accusato di aver rivelato notizie riservate. Ma questo non è stato l’unico “scivolone” nella sua carriera. Anni fa, era stato fermato in Florida: aveva rubato in un supermercato. Arrestato e rilasciato su cauzione, ha continuato a indossare la divisa di poliziotto in Italia. 

Il poliziotto 52enne, durante l’interrogatorio di garanzia, aveva negato qualsiasi forma di violenza. Ma il suo collega Ferrari che ha collaborato alle indagini, ha riferito che in passato si era vantato di avere “malmenato un pedofilo in occasione di un arresto” e di “svolgere lavori da investigatore privato fuori dell’attività d’ufficio, installando Gps e seguendo le persone“.  Pellegrini avrebbe anche insinuato dei sospetti sul suo collega Fabrizio Ferrari – che da indagato aveva invece deciso di collaborare con la Procura – accusandolo e sostenendo che era proprio lui quello più vicino a Omerovic nel momento in cui era caduto dalla finestra. Dal resto dalle testimonianze è emerso “l’atteggiamento tenuto da Pellegrini nei suoi confronti, volto a influenzarlo nel caso avesse avuto intenzione di riferire qualcosa circa l’accaduto, dicendogli che sarebbe stato meglio non riferire in merito allo sfondamento della porta”, aveva scritto il gip nell’ordinanza. Così è stato, fino a quando la storia non è finita sui giornali e gli indagati hanno scaricato il collega. Sulla sua pagina Facebook, c’è la passione per la Lazio, qualche foto con la pistola in pugno e una con la maglia dei Bope di Rio de Janeiro, le forze speciali della polizia brasiliana, che operano nelle favelas.

| © CDG1947MEDIAGROUP – RIPRODUZIONE RISERVATA |

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