Trani. “Magistratura Corrotta”. La Procura: “Imprenditore D’Introno è attendibile”

ROMA – Le dichiarazioni dell ’imprenditore Flavio D’Introno, ritenuto il grande corruttore nell’inchiesta sulla magistratura corrotta nel Palazzo di Giustizia di Trani tra il 2014 e il 2018, secondo la Procura di Lecce sono attendibili. Lo hanno affermato con convinzione  i pm Roberta Licci e Alessandro Prontera nella loro ampia requisitoria del processo con rito abbreviato.

I magistrati della Procura leccese  hanno ritenuto invece le dichiarazioni fornite dall’ex pm Antonio Savasta “utilitaristiche” motivo per cui  non è meritevole dell’attenuante per la collaborazione fornita agli inquirenti con le sue confessioni ed ammissioni.  Savasta venne arrestato insieme all’ex magistrato tranese Michele Nardi (sino all’arresto distaccato come pm presso la Procura di Roma) , con le accuse di “associazione per delinquere”, “corruzione in atti giudiziari”, “falso ideologico e materiale”. I due ex magistrati rispondono delle accuse di aver venduto degli esiti processuali favorevoli in favore degli imprenditori coinvolti in occasione di svariati procedimenti giudiziari e tributari . In cambio, avrebbero ottenuto soldi, gioielli e diamanti.

La requisitoria dei pm Licci e Prontera si è svolta nell’intera giornata dedicata principalmente ad illustrare al Gup Cinzia Vergine i riscontri delle dichiarazioni fornite nel corso dell’inchiesta da D’Introno. Le richieste di condanna invece verranno formulate nell’udienza fissata per il prossimo 31 gennaio.

L’ex-magistrato Antonio Savasta

Hanno optato per il rito abbreviato l’ex pm Antonio Savasta, attualmente ristretto ai domiciliari; il giudice Luigi Scimè, l’immobiliarista Luigi D’Agostino, ed i legali Giacomo Ragno e Ruggero Sfrecola. Hanno preferito invece scegliere al rito ordinario davanti al Tribunale in composizione collegiale,  l’ex gip Michele Nardi (tuttora detenuto in carcere), l’avvocatessa barese Simona Cuomo; il titolare di una palestra Gianluigi Patruno; l’ex cognato di Savasta Savino Zagaria  e l’ispettore della Polizia di Stato Vincenzo Di Chiaro, anch’egli attualmente detenuto in carcere.

L’ex-magistrato Michele Nardi

Sono 137 i testimoni citati a deporre dalle parti al processo all’ex pm di Roma, Michele Nardi, arrestato nel gennaio scorso assieme al collega Antonio Savasta – ex giudice presso il Tribunale di Roma (il suo ultimo incarico n.d.r.) . Al momento dell’arresto, sia Savasta – che successivamente si è dimesso dalla magistratura – che Nardi erano in servizio negli uffici giudiziari della Capitale. Tra i testimoni che deporranno dinanzi al Tribunale di Lecce però non ci saranno il premier Giuseppe Conte, il pm Luca Palamara – indagato per corruzione -, ed i deputati Cosimo Ferri e Luca Lotti, ce erano stati citati a testimoniare dalla difesa di Nardi.

L’ex- magistrato tranese avrebbe voluto che Conte smentisse in aula i rapporti che, secondo Savasta, avrebbe avuto con servizi di intelligence al fine di intimorirlo. Vi saranno, invece, l’ex procuratore di Trani Carlo Capristo, l’ex procuratore aggiunto Francesco Giannella e l’attuale procuratore Antonino Di Maio, ed esponenti della massoneria italiana.

La decisione è stata adottata dai giudici delle seconda sezione penale del Tribunale di Lecce, presieduta dal giudice Pietro Baffa, che hanno anche autorizzato l’acquisizione dei tabulati telefonici del cellulare in uso all’ex pm Savasta e il tracciato Gps, che serviranno alla difesa di Nardi per riscontrare i presunti incontri e telefonate intercorsi tra i due tra il 15 novembre e il 30 dicembre 2018, periodo in cui Savasta sostiene di aver visto e sentito Nardi.

Lo scorso 6 dicembre 2019 la Corte di Cassazione ha annullato con rinvio l’ordinanza di custodia cautelare a carico dell’ex gip di Trani, Michele Nardi. Il ricorso era stato inoltrato dalla difesa di Nardi, sostenuta dall’avvocato Domenico Mariani, dopo che il gip di Lecce e poi il Tribunale del riesame avevano rigettato l’istanza di scarcerazione, discussa dopo la notifica della chiusura delle indagini.

Il Tribunale del riesame di Lecce, alla luce dell’annullamento disposto, dovrà adesso riesaminare la posizione cautelare di Nardi. Per il Tribunale del riesame, infatti, sussistevano le esigenze cautelari per il rischio di inquinamento delle prove e per il pericolo di fuga. Elementi questi che secondo la difesa di Nardi non sussistono, poichè l’ex Gip è stato sospeso dal suo incarico.




Sospeso per falso e truffa in concorso il presidente della Commissione Tributaria di Bari

BARI –   I Finanzieri della Sezione anticorruzione del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Bari hanno eseguito una hanno eseguito una misura cautelare personale nella notifica della misura interdittiva della sospensione dall’esercizio della pubblica funzione di Presidente della Commissione Tributaria di Bari, per la durata massima di dodici mesi per tutti i reati contestati (falso e truffa, in concorso), nei confronti di Filippo Bortone, magistrato ordinario in pensione, ex presidente del Tribunale di Trani.

La misura è stata disposta dal GIP dr.ssa Carmen Corvino presso il Tribunale di Foggia su richiesta del pm dr.ssa Anna Landi della Procura della Repubblica di Foggia, nell’ambito di una complessa indagine svolta dalle Fiamme Gialle baresi in con la collaborazione la Sezione di Polizia Giudiziaria presso la Procura del capoluogo dauno.

L’attività investigativa svolta è una parte di quella più estesa, denominata “Giustizia Privata” diretta dalla Procura  di Foggia, che vide coinvolti numerosi pubblici dipendenti e magistrati (togati e non) delle Commissioni Tributarie Provinciale e Regionale, sezione staccata di Foggia, indagati per vari reati quali “corruzione“,” falso” e “truffa“, e culminata con l’arresto di 13 persone nel novembre 2017 .

Ordinanza SMALL Bortone Commiss Tributaria

Insieme al Bortone sono stati indagati anche il suo segretario Vittorio Marinaccio, il quale di fatto ha redatto ben  415 atti falsi, fra i quali 148 sentenze false nel 2013, 226 sentenze false nel 2014, e 41 sentenze false nel 2015, tutte successivamente firmate dal presidente della Commissione tributaria,  ed il commercialista Gaetano Stasi, originario di Castellaneta (TA)  attualmente residente a Foggia, che addirittura aveva redatto una sentenza firmata in seguito come propria dal Bortone.

A stralcio di quell’indagine, fu avviato un secondo filone investigativo che ha visto coinvolti il Bortone Presidente della Commissione Tributaria Provinciale di Bari, insieme ad altri due indagati già coinvolti nella prima tranche.  In particolare, la vicenda penale che li ha visti coinvolti riguarda la circostanza per cui il Presidente, secondo le prospettazioni dell’accusa, negli anni 2013-2016, in quanto Presidente di varie sezioni della Commissione Tributaria Provinciale di Foggia prima e di Bari poi, quale giudice relatore di centinaia di sentenze, sottoscriveva i predetti provvedimenti in realtà redatti materialmente da terzi estranei alla funzione giurisdizionale.

Di conseguenza, limitandosi esclusivamente a sottoscrivere le sentenze redatte da altri, induceva in errore il Ministero dell’Economia e delle Finanze (Ente erogatore del compenso spettante per la redazione di ciascun provvedimento giurisdizionale), in ordine alla genuinità e alla “paternità” delle stesse.

Per poter capire meglio come funzionava la giustizia a Trani, riportiamo di seguito le dichiarazioni dei magistrati all’ atto del commiato di Filippo Bortone da presidente del Tribunale di Trani, avvenuto nel settembre del 2016.

“Bortone, lascia un segno importante. Le scelte del Presidente sono sempre state condivise da tutti, Trani non è un Tribunale facile. La criminalità in questo territorio è aggressiva ed è per questo che l’impegno della sezione penale è sempre stato rilevante” disse il giudice Giulia Pavese, presidente della Sezione Penale del Tribunale di Trani. Il procuratore facente funzioni, Francesco Giannella, invece esordì con una battuta relativa all’audio nell’aula di Corte d’Assise, che non è riuscito a far sistemare. “In questi anni si sono vissute alcune rivoluzioni e vicende giudiziarie piuttosto complesse, ma le abbiamo potute attraversare anche grazie alla serietà che il presidente ci ha ridato. A nome di tutti noi pubblici ministeri un grandissimo grazie per questo impegno. Un consiglio che mi sento di dare al successore è di continuare con questo percorso che tu hai tracciato

In aula era presente anche l’ex procuratore Carlo Maria Capristo, nel frattempo diventato capo della Procura di Taranto. “Al tuo successore – disse Capristochiedo di continuare il percorso che tu hai tracciato e di continuare a tenere aperte le porte del Tribunale come tu hai fatto. Il Tribunale di Trani deve rimanere un fiore all’occhiello. Trani ha bisogno di persone come te, per questo tu non uscirai mai di scena”. Michele Ruggiero, presidente della sottosezione di Trani dell’ Anm, l’ Associazione nazionale dei magistrati, disse a sua volta  che “tutti i magistrati tranesi vedono nel presidente Bortone un grande maestro”.

In quella occasione il Bortone proferì queste parole:  “All’inizio consideravo questo mio pensionamento come una forma di dispetto giunto in un momento in cui le mie forze sono ancora intatte e ci sono tanti discorsi avviati. Poi sono entrato in un altro ordine di idee. In fondo il pensionamento è un traguardo. Sono i miei primi 50 anni di studio e lavoro perché non ho intenzione di fermarmi”.

i magistrati Antonio Savasta e Michele Nardi

Tutte queste parole aiutano meglio a capire il disastro della giustizia a Trani (e non solo…) culminato con l’arresto dei magistrati SavastaNardi  accusati di avere creato una vera e propria associazione a delinquere, finalizzata a dirottare processi e indagini in cambio di tangenti. Proprio ieri Il Tribunale del Riesame di Lecce ha rigettato la richiesta di annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Giovanni Gallo, confermando in tal modo l’impianto accusatorio della Procura di Lecce. Resta quindi  in carcere Michele Nardi, l’ex giudice di Trani (oggi in servizio come pubblico ministero a Roma ma sospeso dalle funzioni), arrestato il 14 gennaio con l’accusa di corruzione in atti giudiziari insieme all’ex collega Antonio Savasta.

A seguito della decisione del Tribunale Riesame di Lecce svaniscono per ora le speranze di Nardi di ottenere la libertà e quindi il magistrato è costretto a restare nel carcere di Matera, dove peraltro sta scontando una condanna anche l’ex magistrato della Procura di Taranto Matteo De Giorgio . Il magistrato Antonio Savasta, attualmente detenuto a Lecce, al momento non ha avanzato richieste di scarcerazione e starebbe collaborando con gli inquirenti salentini (il procuratore Leonardo Leone de Castris e la pm Roberta Licci) per cercare di alleggerire la propria posizione processuale.

E poi la chiamano anche “giustizia”….

 




Il magistrati arrestato Nardi chiede il trasferimento dal carcere di Lecce: “Ci sono ergastolani che ho giudicato”

Michele Nardi

ROMA – Gli avvocati difensori di Michele Nardi del sostituto procuratore della repubblica presso il Tribunale di Roma , arrestato lo scorso 14 gennaio dalla magistratura salentina per corruzione in atti giudiziari assieme al collega Antonio Savasta, hanno chiesto il trasferimento per motivi di sicurezza del proprio assistito, in un carcere diverso da quello di Lecce . La richiesta dei difensori è stata depositata al gip di Lecce Giovanni Gallo, che ha emesso la misura cautelare, ed è subordinata ad una richiesta di applicazione degli arresti domiciliari che,  quest’ultima difficilmente potrà essere accolta.

L’accusa dei pm leccesi nei  confronti dei magistrati Nardi e Savasta, è di aver fatto parte di un’associazione per delinquere finalizzata ad intascare tangenti per insabbiare indagini e pilotare sentenze giudiziarie e tributarie in favore di facoltosi imprenditori. I  due magistrati sono stati arrestati con accuse pesanti a loro carico di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari, falso ideologico e materiale, per  dei fatti contestati che si riferiscono al periodo in cui entrambi prestavano servizio al Tribunale di Trani.

La richiesta di trasferimento del magistrato dal carcere leccese di Borgo San Nicola ad un’altra struttura detentiva, qualora il gip dovesse rigettare la richiesta di domiciliari, avrebbe giustificazione dalla presenza nel carcere salentino di numerosi detenuti condannati all’ergastolo allorquando Nardi era in servizio a Trani, facendo il giudice a latere in Corte d’Assise nel maxi processo ‘Dolmen’contro la mafia del nord Barese. Secondo le ipotesi dei difensori i detenuti ristretti nel carcere di Lecce, tutti esp0nenti di “peso” nella criminalità organizzata, potrebbero avere sentimenti di vendetta nei confronti del magistrato pugliese.




I “furbetti della toga” di Trani : gli avvocati dettavano gli atti ed il magistrato Savasta firmava

BARI – L’ ex-pm della procura di Trani,  Antonio Savasta che è ristretto in carcere per l’accusa di corruzione in atti giudiziari in concorso con il collega Michele Nardi (all’epoca dei fatti Gip del Tribunale di Trani) e il sovrintendente di polizia Vincenzo Di Chiaro,  da otto giorni in carcere sta leggendo l’imponente ordinanza di custodia cautelare disposta dal Gip di Lecce Giovanni Gallo, e soltanto questa mattina valuterà insieme ai suoi legali, gli avvocati Guido Calvi e Massimo Manfreda,  se richiedere o meno  l’interrogatorio di garanzia al sostituto procuratore Roberta Licci della procura di Lecce, che ha condotto l’inchiesta su un presunto giro di tangenti per dirottare indagini e processi a Trani.

Ieri l’avvocatessa Simona Cuomo del foro di Bari, a cui sono stati sequestrati bene per oltre 400mila euro, assistita dal suo mentore l’ avvocato Francesco Paolo Sisto  (a cui la Cuomo è particolarmente legata professionalmente avendo lavorato per 10 anni nel suo studio legale)  insieme all’avvocato Andrea Sambati, è stata ascoltata dal pm inquirente presso il Tribunale di Lecce,  in un’interrogatorio durato oltre tre ore ammettendo di essere stata un pò troppo superficiale nella sua attività in questione, sostenendo di non avere ricevuto soldi, e tantomeno alcuna consapevolezza o conoscenza di accordi illegali eventualmente raggiunti tra l’imprenditore D’Introno ed il pm  Savasta .

Per la Procura di Lecce in realtà dall’analisi dei fascicoli processuali in cui la Cuomo è presente come avvocato difensore di D’Introno, emerge ben  altro. Alcuni magistrati che hanno prestato servizio a Trani, come Michele Ruggiero, il quale ereditò il processo sull’Agenzia delle Entrate evidenziando  e  segnalando “’incongruenza probatoria” rispetto ai reati contestati, in merito agli atti giudiziari effettuati da Savasta. In tale occasione, i “furbetti della toga” , avrebbero messo nei guai due incolpevoli messi dell’Agenzia,  i quali dovevano notificare gli atti ingiuntivi a D’Introno e vennero incastrati da “false accuse” , architettate e messe in piede grazie alla collaborazione dell’avvocatessa e da una serie di conseguenti provvedimenti più che sospetti del pm Savasta, il quale dispose il sequestro delle cartelle esattoriali, in conseguenza del quale,  l’ Agenzia delle Entratefu privata dei titoli necessari per far valere le azioni risarcitorie” che riguardavano la bellezza di circa 30 milioni di euro.

dal profilo Linkedin dell’ Avv. Simona Cuomo

L’ avvocatessa Cuomo inoltre non ha fornito alcuna spiegazione credibile in merito alle sue affermazioni “Uno se le inventa le denunce, appunto come me le sono inventate io” contenute in in una telefonata intercettata nel 2016 proprio con Flavio D’Introno , durante la quale parlavano del “golpe” affaristico effettuato nei confronti delle Ceramiche San Nicola (della famiglia D’Introno). Infatti quelle parole per il Gip Gallo costituiscono un’involontaria ammissione di aver commesso degli atti illeciti, peraltro ripetuti in occasione di numerose vicende giudiziarie delle quali il suo cliente è stato protagonista .
La Cuomo viene definita non a caso nell’ordinanza dal giudice, “costantemente coinvolta in molte delle iniziative criminose contestate”. “Attraverso l’abuso della professione di avvocato ha collaborato in maniera attiva al raggiungimento delle finalità illecite del gruppo, costruendo false denunce e creando ad arte false testimonianze – prosegue il giudice Gallo  – La ripetitività delle azioni dimostra la non occasionalità delle condotte e la personalità, incline a commettere reati nell’esercizio della professione .

Sulla vicenda dell’Agenzia delle entrate, il procuratore Francesco Giannella (a lato nella foto, facente funzioni di capo Trani, a seguito della nomina del dr. Capristo a procuratore capo della Procura di Taranto)  chiese delle spiegazioni al pm Savasta, il quale scrisse le proprie note difensive insieme all’avvocato Giacomo Ragno. Dalle microcamere installate dai Carabinieri nell’ufficio dell’ex-pm di Trani vengono registrate delle immagini più imbarazzanti, ed abbastanza eloquenti, che mostrano l’ avvocato Ragno  che il Gip evidenzia essere “noto a causa dei numerosi esposti sui suoi rapporti anomali in Procura” e il magistrato intenti a dettare un atto al segretario di Savasta, con un comportamento a dir poco illegale in quanto l’avvocato Ragno aveva assistito ed assisteva numerose persone indagate proprio dalla Procura di Trani e quindi conseguentemente in numerosi procedimenti era stato la controparte  del pubblico ministero .

Le registrazioni video effettuate dai Carabinieri evidenziano una consuetudine di frequentazione dell’avvocato Ragno ( a lato nella foto) dell’ufficio del pm Savasta, ed una certa familiarità manifestata nel dettare quanto da scrivere nel provvedimento al segretario del magistrato e anche l’accortezza di sussurrargli di tanto in tanto alcune frasi nell’orecchio,  comportamento questo, dice il gip “indice di una particolare prudenza nelle comunicazioni” .
Nelle oltre 800 pagine dell’ordinanza cautelare, fra le indagini evidenziate che l’ex pm Antonio Savasta avrebbe falsato per favorire l’imprenditore Flavio D’Introno, è presente anche un’indagine sull’istituto bancario Unicredit . Ed a rivolgersi alla procura di Lecce in tale circostanza fu l’ex procuratore aggiunto Francesco Giannella facente funzioni di capo Trani , a cui arrivarono nel periodo della sua reggenza della procura,  una serie di esposti contro il pm Savasta. Secondo quanto emerso dall’”inchiesta Fenerator”  (dal latino “usuraio” ) l’imprenditore D’Introno aveva rilevato a Corato da una persona a cui avrebbe prestato soldi con interessi usurai alcuni immobili, e successivamente nel 2014 aveva stipulato un contratto di leasing con il gruppo Unicredit.
L’operazione “Fenerator” era partita dalle denunce di alcune vittime strozzate, mentre la seconda trance di provvedimenti (nel 2007) ebbe origine dalle approfondite indagini del G.I.C.O. della Guardia di Finanza che, nonostante la mancata collaborazione di molte delle vittime usurate, è riuscito a risalire alle radici di quello che è ormai definito un fenomeno diffuso. In tale circostanza, a conferma dell’ abitudine del D’ Introno di circondarsi di legali disposti a tutto, venne indagato a piede libero per il reato di riciclaggio anche l’avvocato Cristoforo Diaferia, per il quale la Procura di Trani aveva richiesto l’arresto, legato a D’Introno in quella vicenda giudiziaria.
Flavio D’Introno, l’imprenditore coratino delle ceramiche arrestato nel 2007 per usura ai danni di commercianti del Nord Barese è stato condannato con sentenza definiva dalla Corte di Cassazione che ha annullato, senza rinvio, la sentenza di Appello che aveva condannato D’Introno a 5 anni e 9 mesi nel dicembre 2016, in quanto estinto per prescrizione uno dei capi di imputazione di usura, e rideterminata la pena in 5 anni e 6 mesi di reclusione (per la quale è previsto l’arresto) e 16.500 euro di multa. La Corte di Cassazione ha annullato, senza rinvio, la sentenza di Appello che aveva condannato D’Introno a 5 anni e 9 mesi nel dicembre 2016, in quanto estinto per prescrizione uno dei capi di imputazione di usura, e rideterminato la pena in 5 anni e 6 mesi di reclusione (per la quale è previsto l’arresto) e 16.500 euro di multa.
La società di leasing di Unicredit a causa dal ritardato pagamento di tre canoni di locazione previsti dal contratto di locazione finanziaria,  aveva sollecitato D’Introno venendo denunciata per usura, attraverso gli atti intrapresi dall’avvocatessa Cuomo che assisteva l’imprenditore di Corato. Non a caso raccogliere la querela-denuncia era stato il sovrintendente della Polizia Di Chiaro,  mentre il pm  Savasta da parte sua aveva disposto il sequestro immediato del contratto di leasing. Tutto ciò secondo il Gip del Tribunale di Lecce “in modo tale da consentire a D’Introno di sottrarsi al pagamento“. E non solo. A Di Chiaro venne depositata una successiva denuncia della moglie dell’imprenditore D’Introno nei confronti del direttore dell’istituto il aveva bloccato richiesto la restituzione della carta di credito, iniziativa legale a dir poco anomala che venne inoltrata dal poliziotto  direttamente a  Savasta, tutto ciò “a dimostrazione dell’esistenza di una corsia preferenziale” .
Il “triangolo” D’Introno-Savasta-Di Chiaro è emerso in maniera ancora più palese a seguito di un irrituale (e quindi illegittimo) accompagnamento del direttore della filiale di Unicredit,  presso la Procura per essere ascoltato, e tutto ciò senza alcuna necessaria (prevista dalla Legge) formale convocazione, che Savasta avrebbe di fatto fatto predisporre solo successivamente,  seguito da un ulteriore decreto di acquisizione di documenti presso Unicredit,  coinvolgendo anche ad altri funzionari  (Raffaele Ruffo e Michele Patella) della banca  nell’indagine per presunta usura, con il chiaro probabile obbiettivo di indurli ad un atteggiamento timoroso.

il pm Michele Nardi ed il giudice Antonio Savasta arrestati dalla Procura di Lecce

Dopo il trasferimento del pm Savasta con allontanamento dalla Procura di Trani, assegnandolo tribunale del Lavoro di Roma, avvenuto per decisione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura,  l’inchiesta sul Gruppo Unicredit passò al pm Alessandro Pesce, al quale si rivolse D’Introno – per sua stessa ammissione — tentando e sperando di poter ricevere lo stesso trattamento di favore collusivo. “Sono stato da Pesce – ha verbalizzato l’imprenditore – per sollecitare la definizione del procedimento su pressione di Nardi,   ma mi trattò in malo modo. Da lui non ho mai ricevuto richieste di soldi” .
Si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al gip Gallo l’immobiliarista barlettano Luigi D’Agostino  arrivato ieri a Lecce da Firenze, dove risiede e svolge la sua attività (è stato interdetto per un anno dall’esercizio di attività d’impresa). D’Agostino fu arrestato, nel maggio scorso, nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Firenze, dalla quale sarebbero emersi i suoi legami di amicizia e affari con Tiziano Renzi, padre dell’ex premier Matteo. Grazie a Renzi senior, D’Agostino, secondo quanto ha dichiarato in un interrogatorio, sarebbe riuscito ad ottenere un incontro a Palazzo Chigi tra l’ex pm Savasta e l’ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Luca Lotti, che non risulta indagato.

Luca Lotti, ex sottosegretario alla Presidenza del  Consiglio – Governo Renzi

Proprio oggi per D’Agostino potrebbe arrivare il rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta di Firenze, che a maggio lo portò in carcere a causa di presunte fatture false emesse da ditte pugliesi per aiutarlo. Giovedì invece la sezione disciplinare del Csm si pronuncerà sulla richiesta di sospensione di Nardi e Savasta dallo stipendio, dalle funzioni e dalla magistratura, avanzata dal procuratore della Cassazione, Riccardo Fuzio, e dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. Il gip di Lecce, intanto, sta valutando la richiesta di Nardi di poter lasciare il carcere, in cui si trova detenuto dal 14 gennaio.
L’ avvocato Simona  Cuomo del Foro di Bari ed il suo collega Ruggiero Sfrecola del foro di Trani sono stati interdetti per un anno dalla professione.



Assolti 5 ex dirigenti American Express dalle accuse della Procura di Trani

BARI – Il Tribunale di Trani ha sconfessato ancora una volta l’impianto accusatorio della locale Procura, ed assolto questa volta cinque dirigenti di American Express dalle accuse di truffa ed usura ai danni di cittadini della provincia di Barletta Andria Trani, in relazione all’elargizione di prestiti attraverso il rilascio di carte di credito del tipo revolving, “perché il fatto non sussiste“. Lo comunica  l’ufficio stampa di American Express in una nota.

L’inchiesta aveva avuto inizio nel 2008 a seguito della denuncia di un cittadino di Molfetta (Bari)  il quale, a fronte di un utilizzo della propria carta di credito revolving per 2.600 euro, non avendo pagato una rata di 129,43 euro, successivamente si era visto arrivare una richiesta di 686,54 euro. Richiesta di pagamento superiore di ben 5 volte la rata non pagata e calcolata ad un tasso di interesse di mora,  secondo il pm inquirente Michele Ruggiero (ora in servizio alla Procura di Bari) superiore alla soglia fissata dalla legge antiusura.

Secondo l’accusa, sui prestiti realizzati i cinque imputati avevano piazzato sul mercato le carte “revolving” facendo sottoscrivere a clienti dei contratti con delle clausole poco chiare, ed attraverso la Gold Credit Card American Express, sarebbero stati applicati tassi di mora usurari.

la sede di American Express Italia a Roma

Il Tribunale ha assolto i dirigenti Amex  Daniele Di Febo e Melissa Peretti ( attuale Country Manager American Express Italia)  all’epoca dei fatti, responsabili dell’area prodotti carte e area compliance di American Express, e gli allora manager della società Giglio Del Borgo, Massimo Quarra e Francesco Fontana. “Come American Express ha sempre sostenuto – dice la società – tutte le accuse si sono dimostrate infondate e i manager coinvolti all’epoca dei fatti hanno agito con professionalità, in buona fede e nel rispetto delle normative applicabili“.

American Express nella sua nota resta “in attesa di leggere la motivazione della sentenza, accoglie con grande soddisfazione la decisione del Tribunale di Trani che ha assolto dall’accusa di truffa e usura 5 suoi manager imputati nella vicenda delle carte di credito revolving.  Questo lungo processo è frutto di un equivoco circa la natura e le peculiarità delle carte revolving – evidenzia la società –  e circa la normativa applicabile in caso di inadempimento da parte di titolari di queste carte”.

 Il noto avvocato Bruno Assumma del Foro di Roma , che ha assistito, insieme ad altri penalisti, i 5 manager di American Express afferma : “Il risultato ottenuto oggi è di grande soddisfazione. È stata una vittoria sotto tutti i punti di vista. Si è trattato di un processo molto tecnico che ha visto impegnata la Procura della Repubblica di Trani nella persona del Sostituto Procuratore, il dott. Ruggiero, particolarmente preparato in questo tipo di reati“.

A questo punto non resta altro che attendere le motivazioni della sentenza che il CORRIERE DEL GIORNO puntualmente non mancherà di rendere pubbliche.




Trani: archiviata inchiesta sulle banche “per infondatezza della notizia di reato”

ROMA  – Il Gip del Tribunale di Trani, Raffaele Morelli, ha archiviato l’inchiesta per usura bancaria a carico di 62 ex o attuali figure apicali di Monte dei Paschi, Bnl, Unicredit e Banca Popolare di Bari, ma anche di Banca d’Italia e  del Ministero del Tesoro, per infondatezza della notizia di reato”  . Tra gli indagati, prosciolti alle accuse, anche l’attuale ministro delle Politiche Europee, Paolo Savona, Alessandro Profumo (ex ad di Unicredit), Luigi Abete  (presidente di Bnl-Parobas), Giuseppe Mussari (ex presidente di Mps), Marco Jacobini (presidente della Banca Popolare di Bari), Fabrizio Saccomanni (ministro dell’Economia durante il governo Letta) e di Anna Maria Tarantola (successivamente diventata presidente Rai) per i loro ruoli in Banca d’Italia.

Nell’elenco dei 62 indagati per cui è stata decisa l’archiviazione definitiva compaiono  anche i nomi di Piero Sergio Erede, Fabio Gallia, Federico Ghizzoni, e Pier Paolo Piccinelli per i propri incarichi ricoperti  nella Bnl-Paribas, contestati all’epoca dei fatti ; di Francesco Gaetano Caltagirone per Monte dei Paschi di Siena ; di Roberto Nicastro  e Dieter Rampl per UnicreditCandido Fois , Mario Fertonani e Piergiorgio Peluso per Unicredit Banca d’Impresa; e di Pasquale Lorusso e Fulvio Saroli  della Banca Popolare di Bari.

Il ministro Savona  attualmente tra le 23 persone indagate dalla Procura di Campobasso per “usura bancaria“, sempre in relazione all’applicazione dei tassi di interesse, venne coinvolto all’epoca dei fatti nel procedimento della Procura di Trani  in qualità di ex presidente di Unicredit-Banca di Roma.

Gli indagati rispondevano delle accuse di aver praticato, secondo l’accusa, tassi e interessi usurari sui finanziamenti concessi, dal 2005 al 2012, ad alcuni imprenditori del Nord Barese.  I dirigenti di Bankitalia e del ministero rispondevano, invece, del concorso morale nel reato contestato. Per Bankitalia, archiviate, anche le posizioni dell’ ex direttore generale Vincenzo Desario , e degli ex-capi della Vigilanza Francesco Maria Frasca, Giovanni Carosio, Stefano Mieli e Luigi Federico Signorini; e di Giuseppe Maresca del Ministero dell’Economia .

Michele Ruggiero

Tutto ebbe inizio nel giugno 2014, con la notifica ai 62 dirigenti degli avvisi di conclusione delle indagini effettuata dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Bari . Secondo l’ipotesi accusatoria dell’ex pm di Trani, Michele Ruggiero, attualmente in servizio presso il capoluogo barese, gli interessi su alcuni finanziamenti sarebbero stati calcolati sul credito accordato invece di  quello realmente erogato ed utilizzato dai clienti delle banche.

Così facendo i tassi effettivi globali  dei finanziamenti, che venivano concessi come anticipazioni su conto corrente, sarebbero risultati inferiori a quelli realmente applicati , in maniera tale tali da apparire entro il cosiddetto “tasso soglia usura” . Secondo la Procura tranese così facendo, i vertici di Bnl, Mps, Unicredit e Banca Popolare di Bari, per ben 7 anni dal 2005 al 2012, sarebbero incorsi nel reato di usura bancaria aggravata e continuata in concorso. Invece le ipotesi accusatorie a carico dei dirigenti indagati della Banca d’ Italia e del Ministero del Tesoro:  “consapevolmente e volontariamente (quanto meno con dolo eventuale) concorrevano moralmente con i dirigenti degli istituti di credito” nel reato di usura.

Lo stesso pm Ruggiero un anno fa aveva richiesto al Gip la richiesta di archiviazione, dopo aver rilevato “sulla base delle argomentazioni della perizia effettuata dai funzionari della Banca d’Italia, la carenza dell’elemento soggettivo del reato a carico degli indagati“. La perizia in questione era stata fatta eseguire nuovamente, per la seconda volta  dal magistrato dal magistrato inquirente proprio a Palazzo Koch, a seguito del deposito delle memorie difensive presentate da alcuni indagati che avevano interesse ad ottenere  dei necessari “approfondimenti mirati ad un riesame dei criteri contabili ed ermeneutici dapprima adottati dai consulenti tecnici” della Procura di Trani.

 Nonostante le opposizioni presentate da alcuni denuncianti, il giudice per le indagini preliminari  Raffaele Morelli, ha accolto la richiesta di archiviazione del pm Ruggiero, spiegando che nell’analisi effettuata dai consulenti della procura di Trani non vi era la necessaria simmetria tra le metodologie di calcolo ai fini del test di usura,  aggiungendo che i periti della Procura tranese avevano persino “disapplicato le istruzioni della Banca d’Italia, inserendo anche la commissione di massimo scoperto nel computo del tasso soglia anche nel periodo antecedente all’1 gennaio 2010“.

Secondo il Gip Morelli non ci sarebbe dolo diretto nella condotta del dirigente bancario “che abbia praticato eventualmente condizioni usurarie in adesione alle istruzioni provenienti dalla Banca d’Italia”, tanto meno “quale cosciente volontà di conseguire vantaggi usurari”.  A carico dei dirigenti di Banca d’ Italia il Gip ha ritenuto che “non è ipotizzabile nessun concorso rilevante nei reati contestati alle banche“.




La Direzione Investigativa Antimafia di Bari confisca beni per oltre 4.700.000 euro ad un pregiudicato pugliese

La Direzione Investigativa Antimafia di Bari ha confiscato beni per un valore di oltre 4.700.000 euro al pregiudicato barlettano  Cosimo Damiano, di 50 anni, già condannato per reati anche di estrema pericolosità sociale .L’odierno provvedimento, che ha confermato quello di sequestro operato nel 2015 a seguito di proposta di misura di prevenzione patrimoniale a firma del Direttore della D.I.A., Nunzio Antonio Ferla, è stato emesso dal Tribunale di Trani, Sezione per le Misure di Prevenzione, ed ha interessato l’impresa di famiglia dello Iodice, operante nel campo della produzione di abbigliamento, sette appartamenti, undici locali, un terreno e un lastrico solare, tutti ubicati nel comune di Barletta, quattro autovetture, diciassette rapporti bancari e il contenuto di due cassette di sicurezza, all’interno delle quali sono state rinvenute banconote per un totale di 436.800 euro.

Nello specifico, l’indagine della D.I.A. ha dimostrato come lo Iodice, a fronte di un reddito medio dichiarato di 12.800 euro annui, abbia, invece, nel tempo effettuato numerosissimi investimenti, stimati in oltre 1.800.000 euro, pagati anche con assegni circolari, a riscontro dei quali, talvolta, risultavano accesi mutui di importi irrisori rispetto al reale valore di mercato, realizzando, così, un patrimonio sproporzionato rispetto ai redditi percepiti e/o all’attività economica esercitata.

 

 




Ennesimo “show” giudiziario della Procura di Trani: “processate il Sen. Azzolini”

La Procura della Repubblica di Trani ha chiesto il rinvio a giudizio per il senatore Antonio Azzollini  ex Ncd ora in Forza Italia e per altre 17 persone nell’ambito del procedimento sul crac per 500 milioni di euro della Casa della Divina Provvidenza di Bisceglie (Barletta Andria Trani). Al senatore, i magistrati tranesi contestano i reati di bancarotta fraudolenta e induzione indebita a dare o promettere utilità. Chiesta invece l’archiviazione per il reato di associazione per delinquere “perché il fatto non sussiste

Il senatore pugliese fu al centro dell’inchiesta “Ora pro nobis che  ha causato nel giugno del 2015 un vero e proprio “terremoto” giudiziario sull’opera fondata da don Pasquale Uva, che si trovava  già in amministrazione straordinaria. Il Senato ha respinto la richiesta di arresti domiciliari presentata ai danni dell’ex sindaco di Molfetta, che nell’aprile 2016 ha vinto un importante primo round presso il Tribunale del Riesame di Bari che ha stabilito la non sussistenza di gravi indizi di colpevolezza per i reati di associazione a delinquere, circostanza che ha indotto la procura ad archiviare tali accuse.

Contestualmente alla richiesta di rinvio a giudizio, la Procura ha stralciato con relativa richiesta di archiviazione la posizione di altri 10 indagati e numerose ipotesi di reato, tra cui anche quelle di bancarotta per le quali negli anni scorsi aveva chiesto e ottenuto l’arresto di alcuni indagati. L’udienza preliminare è stata fissata per il 31 gennaio 2017 dinanzi al gup Angela Schiralli del Tribunale di Trani dinnanzi a cui compariranno  anche l’ex direttore generale Dario Rizzi, Adrijana Vasilievic e suor Marcella Cesa, ex madre superiora della Congregazione delle Ancelle della Divina Provvidenza.

Lo scorso novembre il gup di Trani ha rinviato a giudizio  per “concussione” e “truffa” lo stesso senatore Azzollini  con altre 41 persone – per la vicenda del porto di Molfetta, opera mai portata a termine dopo l’erogazione di fondi pubblici per 150 milioni di euro, cittadina pugliese di cui Azzolini è stato sindaco

 




Bari. Sequestrato un impero di 120 milioni di euro ad un pregiudicato

I Carabinieri del Comando Provinciale di Bari hanno messo i sigilli e sequestrato ai sensi della normativa antimafia è stata emessa dal Tribunale di Trani su proposta della Procura, un vero e proprio impero del valore di 120 milioni di euro, costruito ed  alimentato sul malaffare.  C’era anche la gestione di un lussuoso b&b tra le rendite di Savino Tondo, 59 anni di Corato (BA) , pregiudicato per associazione per delinquere, furto, ricettazione, falso, esercizio abusivo dell’attività finanziaria, già sorvegliato speciale di pubblica sicurezza.

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Secondo quanto appurato dagli investigatori dell’ Arma dei Carabinieri , il Tondo metteva in vendita auto rubate e prestava soldi a protestati e falliti. Sequestrati 198 appartamenti (107 dei quali in via di definitiva costruzione), 5 ville, 31 locali commerciali, due capannoni industriali, 124 box auto, 8 società operanti tra il settore dell’edilizia, e quello del commercio di autovetture, 50 autoveicoli e 38 conti correnti bancari.

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I beni oggetto del sequestro effettuato si trovano tra Bari e la sua area metropolitana, a Ferrara e nei territori di Barletta  e Trani.




Romani Prodi al processo Standard & Poor’s : “Nostro sistema debole su rating”

Schermata 2015-11-20 alle 08.30.04Quello che mi preoccupava e che mi preoccupa è la debolezza del nostro sistema di fronte a questo giudizio (cioè quello delle agenzie di rating, ndr) che deve essere inserito in un più robusto quadro normativo perché ha delle conseguenze sulla vita di un Paese“. E’ quanto ha dichiarato l’ex premier Romano Prodi deponendo dinanzi al Tribunale di Trani al processo per manipolazione del mercato ad analisti e manager di Standard & Poor’s. L’ex premier Romano Prodi è comparso in Tribunale a Trani per deporre come testimone al processo per manipolazione del mercato a Standard & Poor’s Corporation che è una società privata con base negli Stati Uniti che realizza ricerche finanziarie e analisi su titoli azionari e obbligazioni, fra le prime tre agenzie di rating al mondo insieme a Moody’s e Fitch Ratings

Non so perché mi ha chiamato il magistrato – ha detto Prodima sono ligio al mio dovere di cittadino: se un magistrato chiama, io vado a rispondere”. L’ex premier che è arrivato puntuale in aula nell’orario concordato, si è risentito con il pm Michele Ruggiero per l’udienza non ancora cominciata e, soprattutto, dopo aver saputo che la sua testimonianza sarebbe stata resa come ultima sulle quattro previste. Ha quindi lasciato visibilmente seccato il Tribunale dove ha fatto ritorno successivamente. Prodi, che ha parlato in generale sulle agenzie di rating, ha però aggiunto di ritenere “che il giudizio di rating sia ancora molto serio”.

La deposizione e durata un quarto d’ora.. In precedenza era stata ascoltata il dirigente del Mef, Maria Cannata:”La chiusura del derivato con Morgan Stanley, con il pagamento di 3,1 miliardi di euro, – ha detto Cannata – non è intervenuta per il declassamento del rating. La clausola era indipendente dal rating“. La vicenda riguarda la clausola di estinzione anticipata (‘early termination’) dei contratti derivati, tramite la quale il ministero dell’Economia italiano, nel 2011, versò 2,5 miliardi di euro (ma Cannata ha detto oggi che furono pagati 3,1 miliardi) alla banca d’affari americana Morgan Stanley dopo il declassamento del rating italiano (da A a BBB+) da parte di S&P. Il pagamento era previsto da una clausola del contratto di finanziamento tra il Mef e la banca d’affari americana. Secondo la procura di Trani, il pagamento rappresenta “un forte elemento indiziario” a carico di S&P, che nel 2011 decise “illegittimamente e dolosamente” il declassamento “al solo fine di danneggiare l’Italia“.

Mario Draghi, attuale presidente della BCE la Banca Centrale Europea come risulta dal verbale, venne sentito sul pericolo di contagio del sistema finanziario italiano dopo un report di Moody’s, la cui posizione è stata archiviata. Tra le altre cose il governatore sottolineava che “la reputazione delle agenzie di rating è stata completamente screditata dall’esperienza del 2007-2008” e “una delle dichiarazioni del Financial stability board è trovare il modo per cui sia gli investitori sia i regolatori potranno farne a meno, comunque potranno avere meno bisogno delle agenzie di rating e dei loro giudizi”. Nell’udenza dello scorso 24 settembre, Giulio Tremonti l’ex ministro del governo Berlusconi, , affermò che “quello (il 2011) era un periodo di grande turbolenza che non è nemmeno venuta meno dall’intervento salvifico del governo Monti. Lo spread, infatti, rimarrà alto fino al luglio 2012. Difficile dire cosa abbia prodotto quel downgrade” deciso da Standard &Poor’s. “Sarò provinciale – concluse ironizzando, Tremontima se Angela Merkel mi dice che per l’Italia va tutto bene, per me questo è più importante di qualsiasi outlook”.

L’inchiesta, condotta dal pm  Ruggiero, è partita da una denuncia di Adusbef e Federconsumatori. La Procura ha invece rinunciato alla citazione di Mario Draghi come teste ritenendo che le dichiarazioni rese dall’attuale presidente della Bce durante l’interrogatorio del 24 gennaio 2011 siano sufficienti.

Morgan Stanley – contesta il pm Michele Ruggiero –  infatti è tra gli azionisti di Mc Graw Hill, il colosso che controlla Standard & Poor’s. Sulla stessa vicenda dell’estinzione anticipata dei contratti derivati, la procura di Roma ha ritenuto che la clausola è stata “in origine legittimamente apposta” ed è stata “legittimamente esercitata da Morgan Stanley nell’ambito delle sue facoltà contrattuali“. Per questo motivo la procura della capitale ha chiesto l’archiviazione del fascicolo. “La mancanza di coerenza delle metodologie sul rating italiano da parte di S&P fu segnalata all’Esma dalla Consob perché si riteneva che vi fosse una possibile violazione del regolamento europeo. L’Esma però fu di diverso avviso e archiviò il procedimento“. Lo ha detto  Giuseppe Vegas, il presidente della Consob,  deponendo dinanzi al Tribunale di Trani al processo per manipolazione del mercato ad analisti e manager di Standard & Poor’s. Il rilievo – è emerso in udienza – fu però apprezzato dall’Esma che, successivamente, modificò il regolamento.

Il pm Michele Ruggiero ha annunciato che nella prossima udienza, il 10 dicembre, deporrà il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ed è prevista la presenza dell’ex premier Mario Monti.