Striscia la Notizia aveva ragione: l’appalto da 6 milioni di euro dell’ ASL Taranto alla Cooperativa Domus era illegittimo

ROMA – Ci sono volute le gole profonde, i “veggenti” di Striscia la Notizia, i servizi divertenti e ficcanti dell’inviato Pinuccio, le nostre contestazioni alla Presidenza della Regione Puglia, con il governatore Michele Emiliano che detiene anche la delega alla sanità, sempre più silente ed assordante… per scoperchiare l’ennesimo conflitto d’interesse che regnava indisturbato ancora una volta nella gestione delle gare d’appalto all’interno dell’ ASL Taranto.

Il  servizio andato in onda la scorsa settimana (vedi il video sopra) in cui l’inviato di Striscia la Notizia aveva rivelato in anticipo la ditta che avrebbe vinto un appalto per conto dell’ASL di Taranto.

 

Al direttore dell’ ASL Taranto Stefano Rossi, peraltro in predicato di essere sostituito,  non è restato altro che confermare la fuga di notizie relativa all’aggiudicazione preannunciata da Striscia la Notizia in favore della Cooperativa DOMUS ed aggiunge: “Grazie a Striscia la notizia abbiamo approfondito e siamo già intervenuti, anche segnalando il caso all’Autorità Giudiziaria” aggiungendo con forte imbarazzo che  “con ogni probabilità quella gara verrà annullata“. Una gara da 6 milioni di euro !

Resta da chiedersi con quali presupposti vengono gestite queste gare, ed infatti il CORRIERE DEL GIORNO e proprio per questo motivo ha cercato ancora una volta di andare sino in fondo, identificare e rivelare i nomi dei tre componenti della commissione aggiudicatrice: Presidente era la dr.ssa Giuseppina Ronzino (direttore del Distretto socio sanitario n.6 , ASL Taranto) e componenti il dr. Oliviero Capparella, (direttore del Distretto socio sanitario n.1 , ASL Taranto ) ed il dr. Vito Giovannetti, (direttore Struttura Complessa Socio-Sanitaria, ASL Taranto) il quale all’improvviso due anni fa è diventato anche giornalista pubblicista  grazie ad un’improvvisa iscrizione all’ Ordine dei Giornalisti di Puglia, titolo grazie al quale ha legittimato la sua posizione di responsabile dell’ufficio stampa che per anni ha esercitato illegittimamente e quindi illegalmente.

Oliviero Capparella

Secondo le dichiarazioni di Rossi a “Striscia la Notizia”, uno dei tre componenti e cioè Oliviero Capparella avrebbe agito in conflitto d’interesse, avendo avuto in un recente passato dei rapporti di lavoro con la Cooperativa DOMUS. Da nostre autorevoli fonti interne ai vertici dirigenziali delll’ ASL Taranto abbiamo appreso in tarda serata, dopo la messa in onda del servizio di Striscia la Notizia, che il direttore generale Stefano Rossi ha trasmesso il fascicolo alla Commissione Disciplinare, la quale per quanto accaduto potrebbe persino licenziare il dirigente Capparella. Inoltre ci è stato riferito  il direttore generale Rossi, che ma egli stesso anticipato in televisione,  si appresta in queste ore a presentare denuncia penale alla Procura della Repubblica per cercare di salvarsi sopratutto dalle proprie responsabilità indirette che sono sotto gli occhi di tutti.

Come poteva il direttore Rossi non conoscere i rapporti non solo di Capparella ma anche della Ronzino con la Cooperativa DOMUS , nominandoli in commissione ? Infatti la Ronzino ( a lato nella foto) era già stata presente in un’altra commissione composta da enti pubblici (Comune di Pulsano, Grottaglie)  in occasione della quale la prosecuzione del servizio di integrazione (mensa) scolastica ed extra scolastica anche per l’anno 2017/2018 era stato affidato in via diretta alla “società Coop.va Domus fino alla data del 31.12.2017 con impegno della spesa necessaria, pari a complessive € 181.475,00 (di cui € 138.119,00 quale quota di compartecipazione degli utenti al servizio d’ambito ed € per 43.356,00 quale quota vincolata per attuazione del Piano Sociale di Zona

E pensare che nel maggio 2016 proprio l’ ASL Taranto aveva organizzato un  “Seminario Formativo su Trasparenza e Anticorruzione nella Pubblica Amministrazione”, svoltosi  presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi Bari, sede di Taranto, che aveva come ospite d’eccezione, il Presidente dell’ ANM l’ Associazione Nazionale Magistrati (all’ epoca dei fatti – n.d.r. )  Dott. Piercamillo Davigo che fece il quadro della corruzione in Italia illustrando possibili rimedi.

Per Piercamillo DavigoLa prima caratteristica comune della corruzione è la serialità. Chi compie il reato di corruzione lo farà di nuovo, diventando seriale. Chi decide di fare spregio delle regole imbocca spesso una strada senza ritorno.”  “Ciò che distingue la pubblica amministrazione italiana rispetto a quelle europee – aggiunse Davigo –  è la mancanza di senso di appartenenza il dipendente pubblico, in italia, non è orgoglioso di essere un dipendente pubblico. Bisogna ricostruire un processo di appartenenza. Se uno occupa un posto perchè ha vinto un concorso, sarà orgoglioso di se stesso e questo è uno dei migliori metodi contro la corruzione”.

Altro aspetto su cui intervenire, sottolineava Davigo, “è il contesto, perchè non bisogna tenere conto solo del corrotto e del corruttore, ovvero di chi fa o riceve corruzione attiva, ma anche di quella passiva, cioè di tutti quelli che ricevono benefici e vantaggi da quest’azione. E a questa platea bisogna poi aggiungere un nocciolo di intermediari che a volte sono persone già espulse dalla pubblica amministrazione“. Davigo concluse così: “Non è pensabile fare la concorrenza alle mazzette con lo stipendio, dobbiamo tenere la gente che lavora nella pubblica amministrazione libera dal bisogno”. Ma forse quel giorno Rossi ed il “fido” Giovannetti erano troppi occupati a “scodinzolare” … intorno a Davigo !

Un’imbarazzante coincidenza quella raccontata da Pinuccio il quale si è visto dare sulla sua pagina Facebook dell’ “idiota” ed “infameda una tale  Monica Campolucci di Castellaneta , che guarda caso risulta essere un’attivista del PD di Castellaneta, la quale lavora per l’ ASL Taranto,  ed è considerata anche lei guarda caso…molto “vicina” a Michele Mazzarano, al punto da dedicargli in un recente passato un ampio servizio fotografico sulla sua pagina Facebook , insieme a Massimo D’ Alema

Massimo D’Alema, Ludovico Vico e Michele Mazzarano

 

 




Regione Puglia, Emiliano alle prese con il rimpasto e con una maggioranza sempre più traballante

 ROMA – Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano , sempre più nei guai a causa dei vari assessori dimissionari in quanto coinvolti in inchieste giudiziarie, si appresta ad una riunione della sua maggioranza sempre più debole ed a rischio. Emiliano non intende negoziare e vuole cercare di tappare  le “falle”  lasciati aperte a causa delle dimissioni dagli assessori Caracciolo all’Ambiente, Giannini ai Trasporti,  e Mazzarano allo Sviluppo economico.

Michele Emiliano (Partito Democratico)

La partita, è essenzialmente politica , nel vano tentativo di sparigliare gli equilibri politici a seguito del risultato delle urne del 4 marzo, che ha letteralmente asfaltato in tutta la Puglia il centrosinistra ma sopratutto il Pd. La futura ripartizione degli assessorati sembra strumentali anche sulla base delle liste dei candidati che scenderanno in campo alle prossime  amministrative di giugno , da Barletta a Brindisi dove il candidato imposto due anni fa da Emiliano venne sonoramente sconfitto, nella speranza che il Partito Democratico non perda altri voti.

Emiliano sta cercando di mandare segnali trasversali di alleanza ai dalemiani, il cui leader Massimo D’ Alema è da sempre uno dei suoi principali detrattori, i quali al momento sono rimasti di fatto senza un gruppo a partire dall’ex- capogruppo Abbaterusso di restare soli a presidiare l’ala sinistra della sinistra. Nasce quindi da questa esigenza l’idea di portare in Giunta in realtà non il “partitino” di D’Alema e “compagni” ma chi, di quella componente politica, si è rivelato un fiancheggiatore della maggioranza, come appunto il consigliere Pino Romano.
Il Governatore pugliese  vorrebbe provar ad un apertura al gruppetto di centrodestra della vecchia maggioranza del centrosinistra che sostiene la sua giunta ipotizzando un assessorato per Luigi Morgante,  consigliere regionale eletto con Ap (Alfano) successivamente emigrato nella componente-movimento del ministro della Salute Beatrice Lorenzin  (Civica Popolare)  un tempo berlusconiana, che negli ultimi ha fatto parte  dei Governi a guida Pd (Renzi, Gentiloni). Voci di provincia  sostengono che Morgante, nell’ultima campagna elettorale avrebbe sostenuto nel suo collegio elettorale di Manduria  alle recenti elezioni politiche la candidatura al Senato di Luigi Vitali, segretario regionale di Forza Italia, trombato dagli elettori nel proprio collegio uninominale e salvatosi entrando in Senato grazie ai voti del listino “bloccato”.

Michele Emiliano, Rossi, Roberto Speranza

Emiliano da sempre cerca di imbarcare di tutto e di più , provando da sempre anche con i grillini che hanno sempre respinto le sue proposte ritenendolo e definendolo pubblicamente “inaffidabile” per “coprire l’elettorato” della provincia di Taranto, che ancora una volta rimane “scoperto” in Giunta dopo le rispettive dimissioni di Gianni Liviano (che ha lasciato persino la maggioranza passando nel Gruppo Misto) e nei giorni scorsi di Michele Mazzarano. Ma sulla testa di Morgante pende un’inchiesta giudiziaria relativa al suo recente passato di amministratore locale a  suoi trascorsi amministrativi a Manduria, e sarebbe non poco arduo avvicinare nuovamente la Giunta Emiliano agli atti giudiziari, e l’altro consigliere eletto nelle liste di Emiliano nella provincia di Taranto, cioè Peppo Turco non gode della fiducia di tutto in centrosinistra tarantino venendo ritenuto “inaffidabile”

Michele Emiliano è alla disperata ricerca di una soluzione  che non potrà mai ipotizzare l’ingresso in giunta del , il consigliere “renziano” del Pd di Martina Franca Donato Pentassuglia da sempre in rotta col governatore barese. Un giornale barese nei giorni scorsi  ha ipotizzato persino dell’ uscita dalla giunta anche dell’ Assessore al Welfare Salvatore Ruggieri, in quanto osteggiato persino dai suoi colleghi del gruppo dei Popolari,  a seguito del ruolo influente nell’Udc di Lorenzo Cesa, considerato organico al centrodestra. La sua uscita della giunta Emiliano lascerebbe un  assessorato da riservare ad un’a nomina “esterna”, che consentirebbe al Governatore pugliese,  di ricompensare la questione geografica ripagando Taranto del forte sostegno avuto alle ultime regionali. Rimescolando le carte, alleanze e nomine, il terzo assessorato  da nominare con un eletto in consiglio,  verrebbe riassegnato ai Popolari con l’ingresso in giunta di Peppino Longo, attuale vicepresidente del consiglio regionale .da sempre molto “vicino” all'”armata brancaleone” di Emiliano.
Una situazione a dir poco confusa e difficile, alla luce degli ultimi risultati delle Politiche dello scorso 4 marzo, che hanno visto la Puglia, la regione che ha ottenuto il peggior risultato in Italia del PD, nonostante tutto  il potere e sotto potere esercitato a 360 gradi da Emiliano alla Presidenza della Regione Puglia. Che difficilmente potrà tornare alle prossime regionali a spacciarsi come “il sindaco di Puglia“.



Pd Taranto, continua l’ occupazione della sede: “via i baresi” . Emiliano ridicolizzato da Renzi

Ubaldo Pagano

ROMA È ripreso questa mattina il presidio di un gruppo di iscritti del Partito Dem0cratico di Taranto nella sede di via Principe Amedeo per protestare contro la candidatura del segretario provinciale Pd di Bari Ubaldo Pagano (esponente della corrente Fronte Democratico del governatore pugliese Michele Emiliano a cui a Taranto e provincia aderiscono il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci eletto grazie ai voti “renziani”, l’assessore regionale Michele Mazzarano  un ex-esponente della corrente Pd di Roberto Speranza-Pierluigi Bersani  eletto in regione grazie ai voti “renziani” del gruppo tarantino facente capo all’ on. Michele Pelillo,  e l’ex-coordinatore provinciale Costanzo Carrieri, anch’egli un ex-renziano, tutta gente che si è “venduta” politicamente per una poltrona.

Ubaldo Pagano correrà da capolista nel collegio Taranto-Brindisi-Monopoli , rischiando una “trombatura” storica a scapito del parlamentare uscente Ludovico Vico, tarantino, “renziano” che fa parte della corrente del ministro Maurizio Martina, e molto “vicino” a Teresa Bellanova. E’ da ricordare infatti che proprio a Brindisi nelle ultime amministrative del 2016  il candidato sindaco Nando Marino proposto e sostenuto da Emiliano venne clamorosamente “trombato” dagli stessi democratici brindisini

“In attesa di risposte da parte della segreteria nazionale – è detto nel documento di una folta rappresentanza di iscritti, amministratori e dirigenti del Partito Democratico di Taranto e provincia – l’assemblea resta convocata in seduta permanente fino a successive determinazioni e senza escludere procedimenti di autosospensione”. Gli autori della protesta già ieri avevano apposto striscioni nella sala riunioni e sul balcone con la scritta “Federazione occupata, non vogliamo i baresi candidati a Taranto.

Numerosi sono stati i contatti gli iscritti al Pd di Taranto che oggi hanno manifestato pubblicamente per le vie del centro, la propria disponibilità a votare per i candidati di Forza Italia e M5S, pur di non votare il candidato “imposto” da Emiliano a Taranto, visto che a Bari non riesce da imporre più niente come dimostra la “trombatura” dell’on. Dario Ginefra (deputato uscente) che è riuscito ad entrare in lista (possibilità di essere eletto pari allo “zero”) soltanto dietro Teresa Bellanova che dovrà vedersela nel collegio leccese contro Massimo D’ Alema.

Emiliano è uscito imbestialito dalla direzione nazionale notturna al Nazareno  nella quale sono state decise le candidature nei collegi, a differenza di Andrea Orlando  che in Puglia è riuscito però a  portare a casa il posto da capolista al Senato per Michele Bordo,  alla fine hanno votato le liste. Emiliano voleva fare il “ras” delle candidature “bloccate”, cioè quelle sicure di essere eletti, riuscendone ad ottenerne solo 3 sui  6 seggi previsti e disponibili in Puglia: Francesco Boccia, Assuntela Messina Ubaldo Pagano. Il prezzo pagato per una presunta supremazia barese è stato di fatto molto alto.
Il Governatore pugliese di  fatto è stato ridimensionato e le candidature degli uomini che fanno riferimento a lui nelle altre regioni sono state di fatto tutte respinte da Renzi, dimostrando che Michele Emiliano non conta nulla sul terreno nazionale nonostante una visibilità mediatica continua. Ed adesso i malcontenti in caso di probabile sconfitta sanno a chi imputare le responsabilità di un’ annunciata  disfatta pugliese.
Antonella Vincenti si è dimessa dalla carica di coordinatrice regionale del Pd a causa dello scarso numero di donne nelle liste: “Hanno scelto di far prevalere la presenza maschile, nonostante la legge parlasse di un vincolo di presenza del 40 per cento di donne. La Puglia è l’unica regione in cui non è stato rispettato questo vincolo“. Succede quando si ha a che fare con uno come Emiliano.



Briatore: “Le accuse di abusi edilizi nel mio locale? Solo pregiudizi di un’Italia immobile”

di Maria Corbi *

ROMA – Dopo la Versilia, Dubai e Montecarlo, la mondanità made in Flavio Briatore sbarca nel Salento con il Twiga, stabilimento balneare, ma anche ristorante e club con live show di artisti come Bob Sinclar, Fargetta e Sophie Ellis-Bextor. Tra i soci «salentini» anche Luigi De Santis, figlio di Roberto, “socialite” della Roma bene, segni particolari amico di Massimo D’Alema con cui ha condiviso la barca a vela Ikarus. Apertura prevista a giugno ma intanto la Procura di Lecce apre un fascicolo con l’ipotesi di reato di abusivismo edilizio a carico di «ignoti» finalizzato a verificare la conformità dei lavori in corso e la legittimità delle autorizzazioni. Lui Flavio Briatore è tranquillo. E per quell’«ignoto» non se la prende.

Cosa succede?  

«Niente. Non succede niente ci sono semplicemente dei controlli come è giusto che sia. Siamo in regola con le autorizzazioni, ma se ne occupano i miei soci». 

Eppure i giornali locali hanno parlato di indagine per abusi edilizi…  

«Ma assolutamente no, la magistratura fa il suo lavoro e noi il nostro. Siamo tranquilli, non c’è un filo di cemento, e stiamo riqualificando un’area». 

C’è però chi ha storto il naso per l’arrivo del Twiga nell’oasi salentina, a Otranto. Con il vostro arrivo finisce la pace?  

«Io credo che dovrebbero essere tutti contenti. Noi stiamo portando lavoro e strutture capaci di attirare il turismo internazionale. Quelle persone abituate ad alti standard di strutture e di servizio che fanno fatica a venire in Italia perchè non trovano quel life style a cui sono abituati. E noi stiamo portando a Otranto, questo. Non lusso per pochi, ma bellezza per molti, e lo stiamo facendo come sempre con la massima attenzione alle regole e al territorio. Il progetto del Twiga è in possesso di tutte le autorizzazioni ed è finalizzato alla costruzione di strutture mobili». 

Sono in corso di realizzazione un bar, un ristorante, cucine, parcheggi, servizi igienici, area gazebo e discesa al mare. Giusto?  

«Tutte strutture mobili, tutto rialzato. Su terreni privati. Non tocchiamo la fascia di demanio marittimo che si affaccia sul mare. Pianteremo anche molta vegetazione. Ma è possibile che ogni volta che si cerca di fare una cosa bella in Italia dobbiamo creare delle polemiche? Cosa vogliamo fare? Rimanere immobili? Oppure lasciare il nostro magnifico paese in balia del turismo con il sacco a pelo? Ma vi rendete conto che con 7mila chilometri di costa non abbiamo una catena alberghiera? Solo catene straniere da quando non c’è più la Ciga». 

Quindi?  

«Quindi basta pensare in questo modo. E poi basta anche con i pregiudizi. Vorrei fare chiarezza su una cosa. Noi non creiamo delle enclavi per miliardari come spesso ci rimproverano, ma locali belli, in posti belli, per tutti. Ma chi è che non si può permettere un aperitivo al Twiga? O una giornata allo stabilimento? Ma scherziamo? Noi stiamo rivalutando un pezzo di Italia, attraendo turismo che porta soldi al Paese. E, soprattutto, creiamo posti di lavoro. E mi pare che ce ne sia un gran bisogno, soprattutto al Sud. O no?». 

Quante persone assumerete?  

«Una settantina, contratti stagionali ma chi è bravo può lavorare nelle nostre strutture in giro per il mondo. Noi premiamo la meritocrazia». 

Twiga casting?  

«Come sempre le nostre sono selezioni molto attente». 

Grande inaugurazione a giugno?  

«No: come sempre nei miei locali, si apre senza serate speciali». 

*Intervista tratta dal quotidiano LA STAMPA




Michele, il leader gregario

di Onofrio Romano*

Nel catalogo del leaderismo, Emiliano occupa un posto tutto suo: la categoria bifronte del “leader gregario”. Una contraddizione in termini, certo. Il leader, se è tale, costruisce mondi nuovi. Il leader gregario (fifone, per gli amici) sgomita invece per porsi alla testa dei mondi già allestiti da altri. Il leader si riconosce dalla capacità di lanciarsi nel vuoto a momento debito, mettendo a repentaglio la sua stessa sopravvivenza. Il leader gregario, invece, si lancia solo se sotto vi sono i pompieri ben piazzati col loro telo e se sa che, comunque vada, avrà salva la pelle, un ruolo di rimpiazzo e un tozzo di pane.

Nel 2004, a Bari, il piatto era già pronto: la destra barese tramortita, l’inedita “Convenzione” a sinistra e il risveglio civico fomentato da Città Plurale. Solo allora, Emiliano ci si ficca (nel piatto). Dopodiché ha cominciato a raccontare in giro che aveva vinto lui e solo lui. Quando si è trattato di dare alla Primavera lo slancio definitivo, il Nostro era dall’altra parte della barricata. La sera del 16 gennaio 2005, alla notizia della vittoria di Vendola alle primarie del centrosinistra, tutto quello che seppe dire fu: “al comitato di Fitto staranno già festeggiando”.

Per tacere del 2010. “Sputatemi in un occhio se mi candido alla Regione”. Poi quando capisce che forse D’Alema ce la sta facendo a defenestrare Vendola, si mette subito a disposizione dei congiurati. Salvo ritirarsi nuovamente di fronte al popolo in subbuglio a difesa del governatore uscente. All’opposto dei De Magistris, Emiliano non si pone come il “puro” che sfida i poteri esistenti. Cerca di annetterseli, a manca e… a destra. I padri-padrini che incistano il territorio non sono ruggine da scrostare in nome del mutamento ma fidi alleati da allevare (una volta riconfezionati in una qualche lista civica) e all’occorrenza da ospitare in giunta come fornitori di allievi.

 Il leader gregario è sempre pronto a mettersi sotto l’ala della forza momentaneamente dominante. Ci ha provato anche con Renzi, venendone però ripetutamente respinto. Ora ci dice che il rignanese è colpevole di aver fatto il contrario di quanto il Pd aveva promesso agli elettori nel 2013. Vero. Ma questo ribaltamento era chiarissimo già tre anni fa, non vale segnalarlo solo ora che l’ex segretario è in disgrazia.
In ogni caso, il salto nel vuoto non gli riesce. Resta nel Pd e così rimprovera i residui scissionisti: “mancano tesi, strutture, organizzazione”. Tradotto: “non mi hanno preparato il piatto. Io dove mi ficco?”. Non è più aria, però. Questo tempo ha urgente bisogno di salti nel vuoto. Non di leader gregari.
*commento tratto dal Corriere del Mezzogiorno

 




Di tutto di più…

schermata-2016-11-19-alle-23-47-44La notizia dell’ anno. L’ex premier Massimo D’ Alema abbandona la politica:

Dopo il referendum ho intenzione di tornare ai miei studi brussellesi, quindi non mi occuperei più di politica italiana” (fonte: Corriere della Sera )

CdG dibattista funoAlessandro Dibattista:Io e Fedez ci siamo conosciuti nel 2014, dopo che lui aveva scritto una canzone per il Movimento ed era stato attaccato dagli altri partiti. Io l’ho difeso con un intervento alla Camera. Oggi ci scambiamo spesso messaggi vocali su WhatsApp. Lui mi aggiorna sul mondo della musica. E io gli spiego le riforme” (fonte: Vanity Fair) . Ma a Dibattista  la Costituzione  chi gliela spiega???

schermata-2016-11-19-alle-23-42-49Antonio Razzi,  senatore di Forza Italia :  “Io sono il Trump italiano. Ero sicuro che avrebbe vinto, e tutti mi prendevano per pazzo. Mi rivedo in lui perché i pensieri sono gli stessi. E poi è simpatico, con quel ciuffo di capelli…“(fonte:  Un giorno da pecora – RAI Radio 1)

CdG beppe grillo pazzoLe “bufale” del comico-ignorante, alias Beppe Grillo: “I Musei Vaticani sono del Comune di Roma  e il Comune non percepisce soldi. Parleremo con Papa Bergoglio, perché credo che non lo sappia...” (fonte: Euronews). Nessuno gli ha ancora spiegato che in realtà i Musei sono  sono dello Stato Vaticano! 

schermata-2016-11-19-alle-23-56-04“Il dolce di Capezzone ha il minuto contato”. Si erano perse le sue tracce, ma fortuna che c’ha pensato qualcuno ad aggiornarci . “Daniele Capezzone, ex portavoce Pdl oggi nei Conservatori e Riformisti di Fitto, è un uomo preciso e abitudinario. Un esempio? Fa merenda tutti i giorni che Dio comanda alle 16. Tempo fa si è affacciato alla buvette di Montecitorio 5 minuti prima del solito, ha scelto il suo dolcetto ed è tornato a prenderlo alle 16 in punto” (fonte: Il Giornale)

CdG berlusca cornaDalla lettera di Berlusconi a Parisi (per poi mollarlo): “Toccherà a noi proporre al Paese un’offerta politica di qualità, un progetto di governo serio, credibile e responsabile. Solo noi possiamo proporre un’alternativa seria ai fallimenti del centrosinistra” (fonte: L’ Espresso)

schermata-2016-11-19-alle-23-54-08La rivelazione del giornalista sportivo Aldo Biscardi : “I miei capelli sono più vigorosi e più sani di quelli di Trump, i suoi sono più scoloriti e arancio, mentre i miei sono più rossi. È Trump che mi ha copiato i capelli, lo ha fatto attraverso Briatore: sua moglie Elisabetta Gregoraci in passato è stata la mia valletta per due anni. Lo avrà suggerito lei a Trump!” (fonte:  Un giorno da pecora – RAI Radio 1)




Renzi in tv: “Michele Emiliano è un mio nemico”

Massimo D' Alema

nella foto Massimo D’ Alema e Michele Emiliano

Il  segretario- premier del Pd, include Michele Emiliano fra gli “anti-Renzi”  e per la prima volta il nome del governatore pugliese compare accanto a quelli del  presidente della Regione Toscana Enrico Rossi,  dell’ex capogruppo alla Camera dei Deputati Roberto Speranza, e di Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema, indicati come i “carissimi nemici” di Matteo Renzi che li elencati nella classifica degli oppositori  dallo stesso premier a “Porta a Porta“.

Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano ha così commentato: “Ringrazio Matteo Renzi per un’investitura che però non intendo accogliere. Io faccio il presidente della Regione Puglia solo da due mesi e ho problemi più importanti che rispondere a battute televisive. Devo poter contare sul Presidente del Consiglio e su tutto il Governo per fare bene il mio lavoro in Puglia, unica cosa che per me oggi riveste importanza. Vorrei che questo fosse chiaro a tutti”.