Ancora una volta la giustizia trionfa: Luigi Romandini (e la sua “cricca”) mi hanno solo diffamato

di Antonello de Gennaro

Cari amici lasciatemi condividere con voi la soddisfazione nel vedere trionfare ancora una volta la giustizia, seppure lenta e distratta. Nei giorni scorsi infatti, dopo solo…21 mesi di attesa ed una camera di consiglio,  finalmente il Gip dr. Giuseppe Tommasino del Tribunale di Taranto lo scorso 16 settembre ha definitivamente archiviato il procedimento nei miei confronti basato sulle farneticanti volgari accuse rivoltemi da Luigi Romandini . Accuse ignobili e completamente false che sono state letteralmente smontate documentalmente (ed anche ridicolizzate aggiungo io) dal mio avvocato Giuseppe Campanelli del Foro di Roma, che colgo l’occasione per ringraziare pubblicamente ancora una volta .

Le accuse del Romandini nei miei confronti erano già state ritenute insussistenti dal pm dr. Enrico Bruschi in data 19 gennaio 2018 aveva depositato una richiesta di archiviazione, affermando che “non ravvisa il delitto di diffamazione a mezzo stampa(per il quale sin dall’origine non si è proceduto ad iscrizione)atteso che tutti gli articoli pubblicati online sia quelli a firma del DE GENNARO, sia quelli a firma dei suoi collaboratori, risultano continenti, riportanti notizie veridiche e di interesse pubblico“.

Cosa avevamo scritto ? Semplicemente che Luigi Romandini era stato condannato dal Tribunale di Taranto in 1° grado e che la sua condanna non è mai stata riformata in alcun grado di giudizio come invece lui e la sua cara consorte Lina Ambrogi Melle sostenevano sfacciatamente diffamandomi (e di cui risponderanno).

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Alcune delle menzogne e diffamazioni di Luigi Romandini “sbugiardato” dalla Procura e dal Tribunale di Taranto 

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Il pm Bruschi nella sua richiesta di archiviazione in relazione “al delitto di estorsione” (fantomatica, inesistente ed inventata dal Romandini per metterci a tacere) “non offrono un quadro indiziario tale da poter sostenere efficacemente l’accusa in giudizio. Neppure le rivelazioni del Romandini ad uno stretto collaboratore del denunziante (il ROSSI) ed alla persona offesa di altro reato (MAZZA)  supportano sufficientemente l’ipotesi accusatoria atteso che provengono dallo stesso denunziante”

La circostanza più emblematica è che le accuse del Romandini e le testimonianze da egli portate, si sono dissolte come ghiaccio sotto al sole, e persino due dei testimoni citati, appartenenti Guardia di Finanza hanno smentito completamente il mio accusatore.

Singolare la circostanza che fra gli altri due testi era stato citato, tanto per non smentirsi , il mio “persecutore” giudiziario: il giornalista Cosimo (Mimmo) Mazza, il quale una volta tanto davanti al magistrato ha dovuto dire la verità: non sapeva niente, e non aveva assistito a nulla. L’ altro teste, un portaborse di Luigi Romandini ex-dipendente della Provincia di Taranto  che ha concluso la sua carriera condannato ed interdetto dai pubblici uffici,  tale Ettore Rossi, il quale pensate un pò fu proprio colui che venne a raccontarmi che in passato Mimmo Mazza era stato condannato in 1° grado per una vicenda di brogli elettorali.

Il candidato (“trombato” dagli elettori) Romandini, non poteva sostenere le proprie menzogne e sopratutto non può accusare chi come noi fa giornalismo investigativo e d’inchiesta, documentando sempre quanto scriviamo. Noi non abbiamo diffamato nessuno. Abbiamo solo pubblicato  la sentenza della Suprema Corte di Cassazione, dello scorso 31 marzo 2017 che stabiliva che Luigi Romandini doveva tornare a processo per diffamazione !

Sentenza Cassazione_Romandini

Adesso Romandini dovrà rispondere in sede civile dei danni cagionati alla mia persona ed al giornale che dirigo, con la sua mendace, volgare e strumentale denuncia nei miei confronti, oltre a dover rispondere alla magistratura penale dei reati da egli compiuti di diffamazione aggravata, calunnia e falsa testimonianza. Il divertimento inizia adesso ! Chissà se il suo vignettista “pensionato” gli dedicherà la vignetta che merita.

Mi auguro che il Rotary Cub di Taranto a questo punto adotterà dei provvedimenti nei confronti del suo iscritto Luigi Romandini, che con il suo comportamento ha calpestato ogni principio di correttezza e dovere morale del suo iscritto. Ammesso che abbia una moralità…Vedremo quindi se questa associazione a Taranto riesce a far rispettare l’etica previsto dal proprio Codice Deontologico, o invece vale quanto le regole del Club di Topolino !




Operazione “Scammers paradise”: 26 arresti delle Fiamme Gialle. Sequestrati beni per 13 milioni

il colonnello Antonucci

TARANTO – Militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Taranto , guidati dal colonnello Antonio Marco Antonucci. hanno eseguito ieri un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP dr. Giuseppe Tommasino del Tribunale di Taranto, su richiesta del pm dr. Remo Epifani della Procura jonica,  di 26 misure cautelari, 14 delle quali in carcere e 12 poste ai domiciliari. Il provvedimento è l’atto conclusivo di una attività investigativa durata circa due anni che ha disarticolatato una organizzazione criminale specializzata nella perpetrazione di truffe ai danni di alcune società multinazionali, operanti nel settore della locazione operativa di beni tecnologici e sistemi informatici (fra i quali Hewlett Packard, Fastweb e Xerox), per l’acquisto ed il noleggio di apparecchiature. nonché riciclare ingenti risorse finanziarie derivanti da varie attività illecite.

OCC compresso SCAMMERS PARADISE

Il “regista” delle truffe: Diego Vestita

Diego Vestita, pluripregiudicato, 48enne residente a Grottaglie (TA), “regista” principale del sodalizio criminoso, peraltro arrestato e collocato ai domiciliari soltanto due giorni fa per una storia di usura, ha posto in essere una serie di azioni illecite attraverso l’ individuazione di società formalmente inattive, di remota costituzione ovvero senza pendenze di carattere penale e/o amministrativo. Il Vestita era stato arrestato nel 2017  nell’ambito dell’ Operazione “Sangue Blu”  condotta dai Carabinieri di Taranto. Le stesse società, alle quali venivano variate la compagine sociale e sostituiti gli amministratori con prestanome, redigevano falsi bilanci, che poi venivano depositati presso la Camera di Commercio, al fine di far apparire economicamente solida l’attività svolta. Operazione questa che induceva in inganno alcune società multinazionali, le quali, valutate erroneamente come veritiere le positive ma fittizie informazioni economico finanziarie, concludevano contratti di “locazione operativa”, acquistando, partite di beni e servizi da concedere poi a sua volta in locazione a clienti utilizzatori finali.

Orlando D’Oronzo, capo dell’omonimo “clan”

Questi ultimi provvedevano poi a pagare solo alcune delle rate della locazione alle multinazionali, lasciando insoluti la maggior parte dei restanti pagamenti. Ciò consentiva all’organizzazione di ritardare l’individuazione della truffa nonché di concludere il maggior numero possibile di contratti di noleggio operativo. I soggetti prestanome a cui far ricoprire il ruolo di amministratore nelle società dinamiche nel meccanismo di truffa venivano ricercati ed assoldati da due soggetti che annoverano precedenti per associazione per delinquere di stampo mafioso, il primo legato al clan D’Amore il secondo al clan D’Oronzo.

La “furbata” secondo i finanzieri di Taranto, avrebbe fruttato la bellezza di tre milioni e mezzo di euro. Un tesoretto che sarebbe stato riciclato dal gruppo in usura, ma anche in attività lecite come l’acquisto di attività commerciali e beni immobili. Un vero paradiso in cui ieri mattina hanno affondato le mani i finanzieri. Svelando i volti di menti e complici del grande raggiro.

OCC compresso2 SCAMMERS PARADISE

Il meccanismo truffaldino, si alimentava anche dei capitali forniti da un pregiudicato agli arresti domiciliari per associazione per delinquere finalizzato al traffico di sostanze stupefacenti. I proventi della truffa costituivano i capitali da riciclare in molteplici attività illecite quali l’usura, nei confronti di persone in difficoltà economiche, con applicazione di tassi d’interesse fino al 232%. Il regolare pagamento delle rate del prestito illecito veniva preteso minacciando le stesse vittime.

OCC compressoTRE SCAMMERS PARADISE copia

Oltre al riciclaggio ed autoriciclaggio, l’organizzazione reimpiegava i proventi illeciti in attività commerciali lecite destinate ad acquistare prodotti alimentari e di consumo collocati in un supermercato con sede legale ad Altamura (BA), di fatto gestito sempre dal pluripregiudicato Diego Vestita .

All’esito dell’intera attività sono state complessivamente denunciate all’Autorità Giudiziaria 101 persone, fra cui un commercialista, responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei reati di truffa aggravata, riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori e false comunicazioni sociali.

 

 




La Guardia di Finanza sequestra beni per oltre 2milioni e mezzo all’imprenditore Antonio Lenoci indagato dalla Procura di Taranto

ROMA – Militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Taranto hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo “per equivalente” ( ex art. 321 c.p.p.) di beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie per un ammontare complessivo di 2 milioni e 611 mila euro, nei confronti della una società STOMA Engineering con sede a Massafra (TA), esercente l’attività di fabbricazione di macchine per la metallurgia e del suo rappresentante legale Antonio Lenoci, imprenditore massafrese, che è anche  il presidente della sezione metalmeccanica di Confindustria Taranto.

ORDINANZA Lenoci-compresso A

Il provvedimento, emesso dal G.I.P. dr. Giuseppe Tommasino del Tribunale di Taranto su proposta della locale Procura della Repubblica, consegue ad un’attività condotta dal Reparto di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza  guidato dal Ten. Col Antonucci , finalizzata a verificare il corretto impiego di finanziamenti pubblici connessi al Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) – 2007/2013 – Programma “Competitività dei settori produttivi, occupazione e ricerca”.

ORDINANZA Lenoci-compresso B

E’ stato appurato dalla Guardia di Finanza che il  massafrese  Lenoci aveva  presentato alla Regione Puglia un progetto di realizzazione di una nuova unità industriale per la fabbricazione di innovativi aerogeneratori per la produzione di energia elettrica (di potenza variabile da 5 a 200 Kwh), per investimenti complessivi pari a 16 milioni di euro.

ORDINANZA Lenoci-compresso copia

L’ente Regione, una volta riscontrato il possesso dei prescritti requisiti, ha deliberato la concessione di un finanziamento pubblico, per l’importo di 2 milioni e 611 mila euro, con obbligo da parte della suindicata società massafrese di realizzare un incremento occupazionale non inferiore alle 24 unità lavorative, mantenendolo per almeno i 3 anni solari successivi ed applicando ai neo lavoratori assunti tutte le vigenti prerogative sul lavoro e sui contratti collettivi di categoria.

L’attività investigativa eseguita dalle Fiamme Gialle ha invece consentito di accertare che Antonio Lenoci responsabile della società STOMA Engineering  ha simulato assunzioni annuali di lavoratori, i quali in realtà venivano tratti solo in forma figurata da altre imprese satelliti della stessa società. Emblematico il caso di un lavoratore che risulta aver presentato dimissioni volontarie da una di dette imprese satelliti, per poi essere assunto il giorno successivo dalla società massafrese beneficiaria delle contribuzioni pubbliche: il tutto effettuato nello spazio temporale di appena sette minuti.

ORDINANZA Lenoci-compresso D

L’imprenditore Antonio Lenoci quale rappresentante legale della STOMA Engineering  è stato pertanto denunciato all’Autorità Giudiziaria per i reati di “Falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico (art. 483 C.P.) e “Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche” (art. 640 bis C.P.). L’importo dei beni sottoposti a sequestro è pari all’ammontare complessivo dei fondi pubblici illecitamente percepiti.

AGGIORNAMENTO. In serata l’azienda dell’ imprenditore Lenoci ha emesso un comunicato stampa che non ci è pervenuto. Anche perchè da noi ha ben poco da rettificare. Noi lasciamo parlare gli atti  integrali delle Forze dell’ ordine e della magistratura. Tramite i suoi avvocati abbiamo dato la nostra disponibilità all’imprenditore ad intervistarlo e fornire eventuali giustificazioni e ragioni. Come ben noto siamo “garantisti”.

Come sempre i nomi li fa sempre e solo il Corriere del Giorno ! Guardate gli altri: e si definiscono giornalisti….




Taranto, una mamma violentava i suoi figli insieme al compagno e un amico: arrestati

TARANTO – La mamma delle vittime e i due uomini, residenti in provincia di Taranto, sono stati arrestati da agenti della squadra mobile, in esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip Giuseppe Tommasino su richiesta del pubblico ministero dr. Francesco Ciardo accusati di “violenza sessuale continuata in concorso” e “maltrattamenti” . I tre abusavano sessualmente dei quattro figli della donna , due maschietti e due femminucce minori che hanno 14, 12, 9 e 6 anni tutti con disabilità intellettiva . Il più piccolo avrebbe subito abusi sin dall’età di 3 anni.

I reati venivano consumati nell’abitazione in cui i fratelli vivevano con la mamma e il compagno convivente ed, a volte, nella casa di campagna dell’altro indagato, un pregiudicato, amico del suo compagno, che viveva in un’abitazione fatiscente in disuso, e sulla cui campagna adiacente pascolavano cavalli e mucche

I fatti sono stati scoperti grazie alle confessioni di due dei minori, dopo essere stati affidati ad una casa famiglia, che hanno riferito che lo stesso atroce orribile destino era toccato pure agli altri due fratelli che adesso hanno dodici e sei anni.

La delicata indagine è stata  effettuata anche mediante l’ascolto protetto dei minori, col contributo di un consulente esperto in psicologia dell’infanzia, ed ha consentito ai poliziotti degli specialisti della sezione “reati sessuali ai danni di minori”  della Squadra Mobile della Questura Taranto di accertare gli abusi subiti da tutti e quattro i minori.

Alla donna ed al suo compagno è stato altresì contestato il reato di maltrattamenti, costringendo  i minori a vivere in condizioni di totale degrado, abbandonandoli all’interno dell’abitazione, ed impedendo loro persino di frequentare la scuola dell’obbligo. Ai ragazzini non veniva neanche assicurata l’alimentazione quotidiana e le necessarie minime condizioni igienico sanitarie personali.

L’intervento immediato della Procura della Repubblica e del Gip del Tribunale di Taranto, in collaborazione con il Tribunale per i Minorenni di Taranto, ha interrotto il protrarsi dei reati già consumati in danno delle quattro vittime innocenti, nonché la reale possibilità che tali condotte potessero coinvolgere altre vittime minori.

 

 

 

 




La Polizia di Stato denuncia avvocato di Taranto (ed un ex avvocato) che truffavano cittadini extracomunitari.

Questura di Taranto

TARANTO – Nei giorni scorsi, personale della 2a sezione delle Squadra Mobile ha denunciato in stato di libertà un avvocato tarantino, Michele Cervellera di 56 anni per truffa aggravata e continuata in danno di cittadini extracomunitari e per falsità materiale in atti pubblici. Indagato anche un ex-avvocato  Antonio Milella, già coinvolto in precedenti attuali inchieste giudiziarie e questa volta denunciato a piede libero.

Allo stesso professionista è stata notificata la misura interdittiva del divieto temporaneo di esercizio della professione di avvocato, della durata di sei mesi.

Le indagini sono partite nell’ottobre di due anni fa, quando un cittadino del Bangladesh si è presentato agli sportelli dell’Ufficio Immigrazione della Questura Jonica, per regolarizzare la sua posizione sul territorio italiano.

Il bengalese in quel frangente aveva dichiarato ai poliziotti di aver affidato le sue pratiche all’avvocato Cervellera il quale, dietro aver ottenuto l’ onorario richiesto di 4.000 euro, gli aveva consegnato prima un contratto di lavoro subordinato e, dopo circa un anno, la fotocopia di un’istanza di permesso di soggiorno presentata alla Questura di Taranto. Documenti che sono risultati falsi.

Cervellera in cambio del denaro aveva fornito alla vittima una falsa ricevuta che sarebbe stata rilasciata dalla Questura ed un contratto di lavoro come badante, fornito al Cervellera da Antonio Milella (nella foto a lato) che aveva convinto un ignaro cittadino a firmare un documento in bianco per la misera somma di soli 30 euro !

Le successive indagini hanno permesso di recuperare numerosa documentazione che ha testimoniato il consistente giro d’affari dell’avvocato che nel corso del tempo era riuscito a mettere in piedi un sistema ben organizzato per compiere simili truffe che avevano come vittime sempre cittadini extracomunitari desiderosi di regolarizzare la loro posizione in Italia.

Nell’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale interdittiva emessa dal Gip del Tribunale di Taranto dr. Giuseppe Tommasino in data  31.01.2019 emerge che “la acquisizione di tabulati telefonici, ove possibile, avrebbe definitivamente riscontrato la circostanza dei frequenti contatti intercorsi tra le parti offese ed il Cervellera e, probabilmente, avrebbe allargato i confini della illecita attività”. Secondo il Gip Tommasino  l’attività illegale e fraudolenta dell’ avvocato Cervellera rappresenta una attività seriale effettuata con “organizzazione e con sperimentata esperienza” resa ancora più vergognosa dalle condizioni di necessità degli immigrati dei quali il legale tarantino traeva vantaggi e profitti illegittimi.

Il giudice per le indagini preliminari Tommasino esprimendosi sull’inchiesta archiviata dalla Procura di Taranto a seguito della denuncia presentata  nei confronti dell’ avvocato Cervellera,  ha sostenuto nella sua ordinanza che a questo punto “sarebbe opportuno riaprire le indagini“.

Affermazione questa che dovrebbe far riflettere non poco i vertici della Procura di Taranto sulla leggerezza dell’operato del pubblico ministero dr.ssa Maria Grazia Anastasia rivelatasi un pò troppo superficiale nell’accertare le responsabilità dei denunciati  E non caso il Gip Tommasino ha rigettato la richiesta di archiviazione disponendo nuove indagini.

Lo scorso 4 febbraio è stato notificato all’ avv. Michele Cervellera il provvedimento interdittivo dalla professione , in occasione del quale è stato nominato quale legale difensore l’ avv . Nicola Cervellera.




Truffa ai danni dell’ ISMEA. La Guardia di Finanza sequestra beni per 651.000 euro

La sede ISMEA a Roma

TARANTO –   I Militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Taranto guidati dal T.Col. Antonio Marco Antonucci hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo “per equivalente” – ex art. 321 c.p.p.- di beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie per un totale di 651 mila euro, nei confronti di Maria Chierico rappresentante legale dell’azienda agricola Fattoria dello Jonio srl con sede in Contrada Cantore  Ginosa (Taranto) e del marito Vincenzo Lanzone quale procuratore speciale della società agricola, nonchè di 4 funzionari pubblici : Marco Giorgio funzionario della Regione Puglia  incaricato del rapporto di valutazione del progetto, Enrico Zamboni funzionario dell’ ISMEA incaricato del rapporto di valutazione del progetto ISMEAStefania Aiazzi funzionario dell’ ISMEA quale responsabile amministrativo del procedimento in questione, e di  Francesco Di Fonzo e sua figlia Isabella Di Fonzo  entrambi residenti a Castellaneta (Taranto) quali beneficiari di erogazioni pubbliche.

Il provvedimento cautelare, emesso dal dr. Giuseppe Tommasino (a lato nella foto) G.I.P. del Tribunale di Taranto, su richiesta del dr. Remo Epifani sostituto procuratore della locale Procura della Repubblica fa seguito alle indagini eseguite dal Nucleo, all’esito delle quali è stato scoperto un sistema di truffa a danno dell’ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare), ente pubblico economico con sede a Roma la cui attività consiste nel promuovere lo sviluppo delle aziende agricole, consentendo l’acquisto di terreni rurali con la concessione di mutui agevolati.

E’ stato accertato che l’ISMEA aveva acquistato in data 27 marzo 2012 i terreni dalla suindicata azienda agricola di Ginosa ad un prezzo esorbitante ( 806.830,00 euro) rispetto alle normali valutazioni di mercato di 450mila euro accertato da una C.T.U. disposta dalla magistratura, grazie a dei falsati e gonfiati rapporti di valutazione tecnica redatti e da tre funzionari dello stesso Ente ed avallati da Marco Giorgio  funzionario della Regione Puglia.

Tali terreni erano stati poi ceduti a Francesco Di Fonzo e sua figlia Isabella Di Fonzo  entrambi residenti a Castellaneta (Taranto), risultate poi soci della citata azienda agricola ginosina. Le due persone, padre e figlia, nel frattempo per sostenere l’acquisto dei terreni, hanno ottenuto dall’ISMEA un finanziamento agevolato con pagamenti rateali, dei quali veniva di fatto onorata soltanto la prima rata di 21.838,00 euro .

il pm Remo Epifani

In sostanza il disegno truffaldino da parte dell’azienda agricola di Ginosa, è consistito nel vendere terreni all’ ISMEA ad un prezzo esorbitante per poi ricomprarli, a mezzo di propri soci, ad un prezzo agevolato e con una rateizzazione che non sarebbe mai stata onorata. Il tutto con la compiacenza di  funzionari pubblici e causando così un impoverimento delle casse dell’Ente che ha sborsato la somma complessiva di 1.180.826,49 euro per dei beni del reale valore complessivo accertato di 530.000,00 euro.

All’esito dell’attività, le suindicate 8 persone sono state tutte denunziate in concorso all’Autorità Giudiziaria per i reati di “Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche” (art. 640 bis C.P.) e “Falsità materiale commessa dal privato in atto pubblico” (art. 482 C.P.). L’ammontare complessivo del decreto di sequestro preventivo è pari al totale del profitto del reato.

Il Gip Tommasino ha pertanto disposto il sequestro preventivo di euro 356.830,00 nei confronti degli indagati Chierico, Lanzone, Zamboni, Giorgio, Aiazzi, Di Fonzo Francesco, e fino alla concorrenza di euro 293.996,49 nei confronti degli indagati Chierico, Lanzone, Fallani, Aiazzi, Di Fonzo Isbella

AGGIORNAMENTO

Lo scorso 16 ottobre 2020 nel corso dell’ udienza preliminare dinnanzi al Gip dr. Benedetto Ruberto del Tribunale di Taranto, ai sensi dell’ exìart. 425 c.p.p., è stato dichiarato il “non luogo a procedere” nei confronti di Stefani Aiazzi, Maria Chierico, Francesco Di Fonzo, Isabella Giuseppe Di Fonzo, Francesco Fallani, Marco Giorgio, Vincenzo Lanzone, Enrico Zamboni.

Il giudice Ruberto ha disposto anche il dissequestro e la restituzione di quanto sequestrato in esecuzione del decreto disposto dall’ ormai ex giudice Giuseppe Tommasino, andato in pensione alcuni mesi fa.




ESCLUSIVA. Tutti i nomi dell’inchiesta sui falsi incidenti, 23 indagati a rischio arresto.

Sarà un San Valentino poco romantico per qualcuno, il prossimo  14 febbraio quando il Tribunale del Riesame di Taranto deciderà se accogliere la richiesta del pm Marina Mannu di arrestare altri ventitrè del 156 indagati. Il magistrato nel suo ricorso contro la decisione del Gip dr. Giuseppe  Tommasino, che aveva  convalidato la richiesta di arresto solo per 4 degli indagati,   chiede che si possa procedere contro avvocati, medici e fisioterapisti coinvolti nell’inchiesta

Al momento sono stati tratti in arresto Carmine Tortorella 58 enne titolare dell’agenzia di pratiche automobilistiche ed i suoi due figli Antonio Tortorella 33 anni, (a sinistra nella foto) che stranamente su Facebook si fa chiamare Luigi ,  e Tiziana Tortorella 35 anni , arresti questi già confermati dal Tribunale del riesame a seguito del ricorso  presentato  dal loro legale, avvocato Giancarlo Catapano. Le indagini  congiunte condotte dagli investigatori della Polizia Stradale e del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Taranto hanno consentito di individuare una organizzazione quasi perfetta, che attraverso i raggiri aveva richiesto ed ottenuto, con la complicità di avvocati, medici, fisioterapisti e centri di riabilitazione, che attestavano il falso,  risarcimenti da 17 compagnie di assicurazione.

Le assicurazioni hanno dovuto pagare risarcimenti per 635mila euro, a seguito di queste presunte truffe, per i trentanove falsi incidenti stradali sinora accertati. I minuziosi controlli bancari e patrimoniali effettuati dalla Guardia di Finanza nei confronti del gruppo hanno reso possibile alla Procura di contestare il reato di “riciclaggio” nei confronti di due persone che avevano consentito attraverso triangolazioni fittizie a cercare di la provenienza illecita del denaro  l’acquisto una villetta del valore di 150mila euro, effettuato in realtà da Carmine Tortorella, (a destra nella foto) titolare dell’ omonima agenzia di infortunistica stradale.

Il Gip Tommasino nella sua ordinanza  scrive e sostiene che “solo i componenti della famiglia Tortorella vanno considerati partecipi di un sodalizio criminoso” aggiungendo che “in quel contesto ristretto si decidevano le linee di condotta e si effettuava la programmazione delle imprese delittuose”. Tutti gli altri indagati coinvolti nei 39 incidenti fasulli finiti nel mirino degli inquirenti “aderivano incondizionatamente in vista di un loro tornaconto personale di natura patrimoniale” ma si trattava di “prestazioni pur sempre occasionali, ancorché ripetitive“. In pratica “la corte di avvocati, medici, fisioterapisti, attori, falsi testimoni per professione” secondo il gip Tommasino “era esclusa completamente dalla fase decisionale”. Ma la decisione del Gip non è stata condivisa dal pubblico ministero dr.ssa Mannu che ha depositato il suo appello per ottenere l’arresto dei complici del “clan Tortorella“, come lo ha definito lo stesso gip Tommasino  nella sua ordinanza.

L’ ordinanza cautelare firmata dal dr. Tommasino è composta da 210 pagine, motivo per cui abbiamo ritenuto di pubblicare a stralci, in maniera integrale, il testo originale, che troverete nelle puntate che stiamo preparando.

Ecco  l’elenco completo degli indagati, e le intercettazioni agli atti

ORDINANZA GIP 1a parte

ORDINANZA GIP 2a parte

Nell’ ordinanza compaiono gli avvocati Andrea Tagliente, Luigi Lo Franco, Pietro Pastore, Vitale Sebastiano Strangio, i rappresentanti legali  dei centri di fisioterapia coinvolti nello scandalo.: Vincenzo La Gioia ( centro diagnostico SAN PIO), Sergio Bianco e Cinzia DI Maio,(struttura sanitaria Fisiosaniben snc, )  Filomena Fortuna e Cataldo Portulano ( Physio Services srl) i quali “tutti in qualità di partecipi, garantivano la predisposizione di documentazione sanitaria e di relazioni medico legali diagnostiche false“.

Avvocato Pietro Pastore 

Presenti e coinvolti anche medici ben noti nel capoluogo jonico , come il dr. Amedeo RICCI  che dal proprio ufficio presso l’ Ospedale SS. Annunziata di Tarantopredisponeva certificati di prosecuzione malattia ideologicamente falsi, nonchè una perizia medico-legale di parte”, in una vicenda mentre in un’altra  redigeva due perizie medico legali di parte ideologicamente false, nonchè cinque certificazioni di prosecuzione di malattia ideologicamente false”.

La dottoressa Filomena CALIANDRO invece  “si prestava a rilasciare un certificato falso di P.S. ” pur non avendo mai visitato i refertati. Fra i sanitari coinvolti anche il dr. Antonio Vito BASILE il quale “in qualità di medico legale  fiduciario della NATIONAL SUISSE contravvenendo ai suoi doveri redigeva una perizia medico-legale falsa…” .

Antonio (Luigi) Tortorella e Sharon Percolla

Il dottor Emanuele Fedele redigeva una perizia medico legale di parte in favore di Sharon PERCOLLA  all’epoca dei fatti, e sino a pochi mesi fa legata sentimentalmente ad Antonio (per gli amici Luigi) TORTORELLA  ideologicamente “falsa“, che è stata contestata dagli investigatori insieme all’attestazione di esami strumentali effettuati dal centro diagnostico SAN PIO srl di Taranto, attestando altresì nei referti medici lesioni non compatibili con la dinamica del sinistro denunciato. La Percolla percepì  dall’ assicurazione 5.000 euro, per il sinistro denunciato, che secondo gli investigatori sarebbe stato organizzato “a tavolino”.

NOTA BENE: TUTTE LE PERSONE INCLUSE NELL’ORDINANZA DEL GIP DR. TOMMASINO DEL TRIBUNALE DI TARANTO NON SOTTOPOSTE AD ALCUN PROVVEDIMENTO DI DETENZIONE CAUTELARE , SONO ESCUSIVAMENTE  “PERSONE SOTTOPOSTE AD INDAGINI ” ( CIOE’  ISCRITTE QUINDI NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DELLA PROCURA DI TARANTO) E QUINDI AL MOMENTO NON SONO “IMPUTATI”

continua /1.




Operazione “Alter Ego”. Arrestata banda di truffatori a Taranto

CdG pm AnastasiaQuesta mattina all’alba di oggi i Carabinieri del reparto Radiomobile della Compagnia di Taranto hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare,  emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Taranto dott. Giuseppe Tommasino, che scaturisce da una complessa e articolata attività d’indagine coordinata dai pubblici ministeri  dr. Lelio Festa e dr.ssa Maria Grazia Anastasia, e svolta dai militari  nei confronti di tre soggetti indagati per associazione per delinquere finalizzata alla falsità materiale commessa da privato, uso di atto falso, sostituzione di persona e truffa.   I tre arrestati a seguito della brillante operazione dell’ Arma, sono Giovanni Capozza, classe 1951, Pierluigi Quarto, classe 1960 e Michele Gatto, classe 1947, tutti tarantini e con precedenti specifici, sottoposti agli arresti domiciliari, durante l’operazione che prende il nome dalla prassi consolidata da parte degli indagati di sostituirsi ad altri soggetti, presentandosi nelle filiali bancarie e presso le agenzie di credito con nomi falsi e muniti di documenti d’identità e certificati di reddito contraffatti.

CdG carabinieri tarantoLe indagini effettuate tra l’autunno del 2015 ed i primi mesi del 2016   hanno riguardato il monitoraggio di quello che si è rivelato essere un vero e proprio sodalizio criminale dedito alla truffa, alla falsità materiale ed alla sostituzione di persona finalizzati al percepimento illecito di finanziamenti. L’attività investigativa ha tratto spunto da un quotidiano ed usuale intervento effettuato in una filiale bancaria di Taranto da un equipaggio del  Radiomobile il quale, su segnalazione pervenuta alla Centrale Operativa del Comando Provinciale, ha constatato nella circostanza la presenza di un uomo – successivamente identificato in Giovanni Capozza,   – il quale presentatosi in filiale e successivamente ai militari con altro nome e con un documento palesemente contraffatto, aveva appena tentato di commettere una truffa ai danni di quell’istituto di credito presso il quale, proprio con il documento falso aveva appena acceso un conto corrente sul quale i funzionari di banca avevano appurato fosse già pervenuto un bonifico di ben 27.000 euro circa da parte di una nota agenzia di credito.

 

Le capacità investigative  dei Carabinieri intervenuti in banca , hanno consentito che quell’intervento non rimanesse isolato: infatti a seguito dell’identificazione del truffatore nella cui disponibilità a seguito di perquisizione è stato rinvenuto il documento falso e delle denunce sporte dai funzionari di banca, grazie alle quali i militari hanno ricostruito in maniera certosina tutte le operazioni svolte dall’individuo e da coloro che lo hanno supportato in quel periodo.

CdG CC radiomobile 112 bn

Le investigazioni, effettuate tramite servizi di osservazione controllo e pedinamento, esecuzione di perquisizioni, sequestri di numerosi atti documentali nonché con l’analisi accurata di una corposa documentazione bancaria, hanno focalizzato l’attenzione sulla reiterata attività delittuosa degli indagati, a carico dei quali è stata documentata la sussistenza di un vero e proprio sodalizio criminoso allo scopo di conseguire, con le modalità truffaldine, il ricavato di operazioni illecite di finanziamenti erogati da società di credito ignare e vittime delle loro condotte. L’attività criminosa del sodalizio è stata poi interrotta proprio dai Carabinieri a seguito dell’intervento e del controllo effettuato a carico di Giovanni Capozza  sorpreso dai militari come detto presso la filiale bancaria.

Tuttavia le accurate indagini espletate hanno consentito di appurare altri episodi pregressi analoghi. Dall’analisi del modus operandi dei malfattori, sono stati infatti individuati ed accertati i  ripetuti colloqui ed incontri con filiali bancarie ed agenzie di credito presentandosi con nomi altrui e con documenti d’identità contraffatti, così come l’attivazione di numerose utenze telefoniche a nome altrui, l’apertura di diversi conti correnti su cui fare confluire il profitto delle truffe di volta in volta consumate e l’approntamento dei falsi documenti di identità e certificativi del reddito contraffatti da esibire presso gli istituti di credito, attività queste che hanno configurato, per quanto riguarda il reato associativo, una netta e sistematica suddivisione dei ruoli all’interno della “banda”.


Il Capozza nelle vesti di indiscusso “protagonista”
il quale richiedeva in prima persona i finanziamenti interloquendo con filiali bancarie ed agenzie di credito, mentre il Quarto era  solito spacciarsi quale futuro genero del Capozza di cui era autentica “spalla” , il ed il Gatto era il destinatario di alcuni bonifici con il compito non indifferente di rendere ardua e complicata l’individuazione del denaro illecitamente acquisito.

L’attività investigativa svolta ha permesso di certificare e documentare il percepimento illecito di ben quattro finanziamenti riscossi dagli indagati per un totale di circa 111.150 euro ottenuti da agenzie di finanziamento tramite l’uso di documenti falsi, artifizi e raggiri constatando altresì che gli arrestati, dopo aver acceso innumerevoli conti correnti ne hanno rapidamente riscosso il denaro non lasciandone traccia.

Durante l’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare, è stata rivenuta nella disponibilità degli indagati nel corso delle perquisizioni, una ampia documentazione bancaria e copie di atti e documenti contraffatti dai quali si è scoperto ulteriore riscontro dell’attività illecita espletata dalla banda di truffatori. Quanto rinvenuto, è stato chiaramente sottoposto a sequestro, e sarà oggetto di approfondita analisi al fine di risalire ad eventuali altre condotte delittuose. In attesa dell’interrogatorio di garanzia dli indagati sono stati sottoposti agli arresti domiciliari presso le proprie abitazioni .

Ecco come gli altri giornali hanno dato la notizia. Come sempre senza nomi.

Per loro basta il comunicato stampa.  Giornalismo o fotocopie ?




La maestra non andava arrestata. Ancora una volta la Cassazione sconfessa la Procura di Taranto

pm rosalba lopalco

il pm Rosalba Lopalco

di Antonello de Gennaro

Ancora una volta titoli sui giornali che inneggiano alle manette facili rappresentano in maniera poco obiettiva le scelte delle Procure, sopratutto quando la dialettica processuale si svolge per fortuna nelle aule di giustizia,  e non nelle conferenze stampa con mostrine luccicanti e sorrisi in favore delle telecamere, o peggio nelle anticamere dei pubblici ministeri.

Così ancora una volta il corso della giustizia ha smentito le tesi accusatorie del sostituto procuratore della Repubblica di Taranto, Rosalba Lopalco  amplificate dal solito Mimmo Mazza il cronista giudiziario della redazione tarantina de La Gazzetta del Mezzogiorno, il quale ha dimostrato di non conoscere molto bene la Legge e la deontologia professionale giornalistica.

Il cronista così scriveva e titolava : “La maestra va arrestata – Il Tribunale dell’ appello accoglie il ricorso del pubblico ministero” . Basta leggere quanto scritto dal giornale barese, per rendersi conto di come alcuni giornali e giornalisti cerchino il titolo ad effetto, sbattendo il cosiddetto mostro in prima pagina , dimenticando e calpestando persine le norme previste dalla deontologia giornalistica, figuriamoci il doveroso rispetto per la presunzione d’innocenza.

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E’ questo “connubio” giornalismo-magistratura che disturba a nostro parere il corso della giustizia. Resta da capire come abbia fatto il giornalista a pubblicare quanto vietato dalla Legge, in quanto non si erano ancora concluse le indagini preliminari di quel procedimento con eventuale deposito di avviso di conclusione delle indagini o di richiesta di rinvio a giudizio, e come mai la Procura tarantina così attenta in altri casi a tutelare il segreto istruttorio, in questo caso abbia chiuso gli occhi. Così come resta da chiedersi come mai siano state richieste dal Tribunale di Taranto alcune centinaia di migliaia di euro alla difesa per poter avere i 3 mesi di video girati nella classe dalla Polizia di Stato, che i difensori di fatto non hanno mai potuto visionare. E questo il rispetto per il diritto alla difesa ?

Ma andiamo a rivedere i fatti. Una maestra di 59 anni, era finita in manette lo scorso 6 maggio, venendo arrestata dai poliziotti della Squadra Mobile di Taranto che avevano installato delle telecamere nell’aula dove insegnava la maestra tarantina. La Gazzetta del Mezzogiorno scrisse che i filmati audio-video, secondo gli investigatori, avevano “consentito di accertare i maltrattamenti psico-fisici subiti dai piccoli alunni. In particolare l’arrestata sgridava, umiliava e mortificava i bambini, giungendo persino a percuoterli, a volta con mani nude e a volte con libri e quaderni sulla nuca, sul viso e sulle mani”.

CdG avv. Massimo Tarquinio

La maestra, assistita dagli avvocati Massimo Tarquinio del foro di Taranto (a sinistra nella foto) e Giuseppe Campanelli del foro di Roma ha depositato a suo tempo una memoria difensiva, contenente numerosi messaggi tramite Whatsapp, sms, e mail di solidarietà da parte di colleghi, ex alunni e genitori dei propri alunni.

E’ bene ricordare quello che gli altri giornali non raccontano, e cioè che le indagini partirono a seguito della denuncia presentata dalle famiglie di solo 3 degli studenti (su una classe di 15 alunni), nonostante corresse voce fra i genitori degli altri studenti, di presunte pressioni ricevute per unirsi nelle denunce allo scopo evidente di aggravare la posizione processuale della maestra.

nella foto l'avvocato Giuseppe Campanelli

nella foto l’avvocato Giuseppe Campanelli

La maestra venne “liberata” tre giorni dopo, grazie al buon senso di una giustizia “garantista” applicata dal Gip del Tribunale di Taranto dr. Giuseppe Tommasino, così come molte delle motivazioni addotte dal pm dinnanzi al Tribunale del Riesame erano state respinte dal collegio giudicante, che ha accolto soltanto la sussistenza delle esigenze cautelari.

Sa di incredibile in questa vicenda giudiziaria, la circostanza che i decreti autorizzativi del Gip alle intercettazioni ambientali della Polizia di Stato  non sono stati rinvenuti e non sono stati sinora messi a disposizione dei difensori della maestra

CdG cassazione

Ma davanti alla richiesta di un provvedimento restrittivo a 2 giorni dagli scrutini scolastici, quindi alla fine dell’ anno di studi, tale provvedimento è stato “resettato” dalla 6a sezione della Corte di Cassazione che lo scorso 4 novembre ha di fatto disposto l’annullamento di arresti cautelari richiesti dal Pm Rosalba Lo Palco e condivisi dal Tribunale Riesame, ed il rinvio per un nuovo giudizio dinnanzi al Tribunale di Taranto. Il collegio di difesa è in attesa delle motivazioni per difendere l’innocenza della maestra.

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Giovanna Cannarile

la pm Giovanna Cannarile

In conclusione cari lettori scrivendo questo articolo su questa vicenda, ho rivisto e rivissuto la mia personale vicenda processuale, che guarda caso coinvolgeva lo stesso pubblico ministero Lopalco  (affiancata dalla collega Giovanna Cannarile) le quali lo scorso luglio avevano chiesto il mio arresto, e sapete perchè ? Per aver a loro dire “violato la misura interdittiva della professione” pubblicando la notizia di una mia assoluzione con formula piena dinnanzi al Tribunale Penale di Roma, sostenendo di averlo scritto su Facebook e su questo quotidiano online”in prima persona” (confondendola in realtà con la terza persona !) , dove a loro dire non scrive nessuno al di fuori del sottoscritto ! Accuse queste delle due pm della Procura di Taranto, nei miei confronti che abbiamo smontato DOCUMENTALMENTE !

Un provvedimento interdittivo peraltro annullato dal Tribunale del Riesame di Taranto , decisione confermata dalla Suprema Corte di Cassazione che ha ritenuto “TOTALMENTE INAMISSIBILE” il ricorso depositato dalla Procura di Taranto, che ha fatto l’ennesima “figuraccia”.   Solo “follia” giudiziaria o abusi ? Presto qualcuno lo deciderà.

CdG palazzo giustizia tarantoNel mio caso è stato proprio lo stesso Giudice dr. Michele Petrangelo del Tribunale del Riesame di Taranto ed il Gup dr.ssa Gilli ad annullare i provvedimenti coercitivi nei miei confronti richiesti dalle due pm (dr.ssa Giovanna Cannarile e dr.ssa Rosalba Lopalco). Ed anche in quel caso è stata sempre la Corte di Cassazione (5a sezione) ad annullare la voglia di arresto “facile” del sottoscritto richiesta dai magistrati della Procura tarantina. Oggi quanto accaduto recentemente per la vicina Procura di Trani ed in passato nella vicenda del pm tarantino De Giorgio, dovrebbe essere d’ insegnamento e far riflettere più di qualcuno negli uffici della procura tarantina a Palazzo di Giustizia.

Ma di tutto questo posso garantirvelo, torneremo molto presto a parlarne, informandovi sulle attività del Csm, dell’ Ispettorato del Ministero di Giustizia e della Procura di Potenza. a seguito delle mie legittime conseguenti iniziative di tutela previste e consentite dalla Legge. La Legge è bene ricordarlo sempre è, e deve essere, sempre uguale per tutti, e sopratutto va amministrata in nome del popolo italiano, e non di qualche “paesano” nei tratturi di campagna….

 




Truffa due anziani correntisti, arrestata una dipendente di Poste Italiane

I militari della Stazione Carabinieri di Palagianello, in esecuzione di ordinanza applicativa di misura cautelare personale emessa dall’Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Taranto, hanno tratto in arresto, una cinquantenne, incensurata del posto, dipendente del locale ufficio postale responsabile di truffa aggravata continuata, falsità in scrittura privata aggravata e falsità in atto privato firmato in bianco.  L’infedele dipendente, in violazione anche di disposizioni interne all’ufficio consistenti nella mancata comunicazione al direttore dell’ufficio postale di prelievi di notevole entità, in occasione di ciascuna delle operazioni della titolare, dirottava, ad insaputa dell’anziana intestataria e a più riprese, per importi variabili, parte delle somme su altro libretto postale acceso a nome della citata anziana, per poi prelevarne gli importi ed in un caso depositarli su un libretto postale intestato propria figlia. Naturalmente, tali prelievi, avvenivano grazie ai moduli in bianco che venivano fatti firmare alla povera vittima, così come l’apertura del nuovo conto corrente di cui l’anziana non aveva per nulla contezza.

 La delicata, articolata e minuziosa attività investigativa avviata nello scorso mese di agosto dai Carabinieri di Palagianello con la piena e fattiva collaborazione del Nucleo Antifrode e delle sedi di Taranto e Palagianello di Poste Italiane, ha fatto emergere, sia attraverso l’esame dalla documentazione contabile che mediante l’analisi delle immagini registrate dal sistema di videosorveglianza interna ed esterna del predetto ufficio, che la donna, dipendente di “Poste Italiane”, in qualità di operatrice di sportello presso l’agenzia di Palagianello, in concorso con altro dipendente e con la propria figlia, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, approfittando della fiducia accordatale dalle vittime, nella fattispecie una coppia di coniugi ottantenni, con efficace artifizi, eseguiva operazioni di prelievo dai libretti postali intestati alle ignare vittime. È stato accertato, che tutte le operazioni fraudolente sul libretto postale di risparmio erano state effettuate, ad eccezione di una soltanto, dalla stessa dipendente e che le somme abusivamente prelevate ammontavano ad euro 123.000,00.

I Carabinieri hanno già recuperato alcune migliaglia di euro dal conto corrente intestato alla truffatrice è stanno ultimando gli accertamenti per reperire la rimanete somma. I prelievi sono stati effettuati da febbraio ad agosto dell’anno in corso ed i reati contestati sono aggravati sia perché è stato cagionato alle persone offese un danno patrimoniale di rilevante gravità sia perché è stato commesso con abuso di prestazione d’opera. Alla luce di ciò il G.I.P. del Tribunale di Taranto Dott. Giuseppe Tommasino, condividendo le risultanze investigative della Polizia Giudiziarie, dirette dal S. Proc. Lelio Festa, ha emesso un’ordinanza di misura cautelare che dispone la custodia cautelare degli arresti domiciliari eseguita ieri sera dai militari di Palagianello. Sono al vaglio degli investigatori ulteriori accertamenti intesi a verificare altre operazioni illecite effettuate dall’arrestata in danno di altri correntisti.




Operazione “Volo Libero”. GdF e Forestale scoprono pale eoliche nelle gravine degli uccelli, scattano i sigilli: 12 indagati per truffa

Il Corpo Forestale dello Stato congiuntamente alla Guardia di Finanza, in esecuzione di un decreto di sequestro preventivo di immobili (ex art. 321 cpp) e di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente (ex art. 322 ter) emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Taranto Dr. Giuseppe Tommasino, in data odierna sta procedendo al sequestro di 19 pale eoliche e 3cantieri in agro dei Comuni di Crispiano e Massafra in provincia di Taranto nonché al sequestro preventivo per equivalente di oltre 350.000 euro di contributi pubblici indebitamente percepiti mediante truffa da alcuni indagati ed erogati come contributi pubblici da parte del G.S.E. (Gestore per i Servizi Energetici) per l’energia prodotta.

L’attività investigativa, portata avanti dagli uomini del Comando Stazione Forestale di Martina Franca da circa due anni sotto la direzione dei Sostituti Procuratori della Repubblica di Taranto Dr. Enrico Bruschi e Dott.ssa Lucia Isceri, ha fatto emergere che sul territorio di Crispiano e Massafra (per la precisione nelle località Vallenza, Montemoro e Cacciagualani), erano stati realizzati ben 19 aerogeneratori ed altri tre erano in fase di costruzione. Il tutto in assenza di autorizzazioni paesaggistiche, di parere dell’Autorità di Bacino della Puglia e di Valutazione di Incidenza Ambientale, rigorosamente prescritte in quanto opere realizzate su terreni sottoposti ad una serie di vincoli di natura paesaggistica, ambientale e idrogeologica. Per i lavori illecitamente eseguiti sono state iscritte nel registro degli indagati 12 persone tra amministratori di società, tecnici progettisti, direttori dei lavori e proprietari dei terreni.

I reati contestati sono molteplici e vanno dal concorso nella realizzazione illegittima di aerogeneratori per la produzione di energia eolica in area sottoposta a vincoli paesaggistici, ambientali e idrogeologici, ed in quanto tale tutelata dal D.Lgs. 42/2004 o Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (che all’art. 181 commina la pena della reclusione da 1 a 4 anni), alla lottizzazione abusiva, sanzionata dall’art. 44 del D.P.R. 380/2001, il Testo Unico per l’Edilizia, (che prescrive l’arresto fino a due anni e l’ammenda fino a € 51.645 per l’esecuzione dei lavori in totale difformità o assenza del permesso del permesso di costruire).

E’ stata inoltre contestata ad alcuni indagati la violazione alle prescrizioni dell’art. 481 del Codice penale per falsità ideologica commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità e dell’art. 640 bis (truffa) percepito tramite mendaci attestazioni contributi pubblici ammontanti ad oltre 350.000 euro. Le pale eoliche sono state inoltre realizzate in un’area buffer di protezione della Z.P.S. (Zona di Protezione Speciale) e del S.I.C. (Sito di Importanza Comunitaria) denominata “Area delle Gravine” e dell’I.B.A. n. 139 (Important Bird Area) ai sensi rispettivamente della Direttiva Uccelli e della Direttiva Habitat della Comunità Europea.

La Direttiva 79/409/CEE “Uccelli” concerne la conservazione degli uccelli selvatici e riconosce la perdita e il degrado degli habitat come i più gravi fattori di rischio per la conservazione degli uccelli selvatici. La Direttiva 92/43/CEE “Habitat” del Consiglio del 21 maggio 1992 riguarda la conservazione degli habitat naturali ì e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche. Ai sensi della suddetta normativa, per la modificazioni significative come quella che si intendeva portare a termine con la costruzione e la messa in opera delle pale eoliche era inoltre necessaria preventivamente la Valutazione di Incidenza ambientale (V.INC.A.), da rilasciarsi ad opera della Provincia di Taranto, che avrebbe dovuto considerare fra l’altro l’impatto delle pale sugli uccelli interessati dai loro spostamenti lungo le abituali rotte migratorie.

Le pale eoliche possono costituire una fonte di pericolo soprattutto per i grandi veleggiatori, i rapaci, le gru, le cicogne, ma anche per i piccoli migratori. Ma l’effetto deleterio delle pale eoliche non è solo diretto: oltre alla morte per collisione, vi possono essere effetti dannosi per l’avifauna per almeno altre due ragioni: sottraggono territorio agli uccelli e provocano un effetto barriera che obbliga gli stormi a seguire itinerari più lunghi durante i voli di migrazione. E’ per tutti questi motivi che l’installazione di pale eoliche è soggetta a molteplici autorizzazioni, che in questo caso sono state eluse o del tutto ignorate.