Manifestazioni sportive: al momento non esistono le condizioni per ulteriori aperture al pubblico

Il Comitato Tecnico Scientifico si è riunito sabato scorso per analizzare il documento ricevuto dal Ministro della Salute relativo alla partecipazione del pubblico alle manifestazioni sportive, predisposto dalla Conferenza delle Regioni e Province Autonome.

Al riguardo, per quanto riguarda la partecipazione del pubblico agli eventi delle diverse discipline sportive e delle diverse serie, confermando che essi rappresentano la massima espressione di criticità per la trasmissione del virus – anche in considerazione del recente avvio dell’anno scolastico, il cui impatto sulla curva epidemica dovrà essere oggetto di analisi nel breve periodo – il CTS ritiene che, sulla base degli attuali indici epidemiologici ed in coerenza con quanto più volte raccomandato, non esistano – al momento – le condizioni per consentire negli eventi all’aperto e al chiuso, la partecipazione degli spettatori nelle modalità indicate dal documento predisposto dalla Conferenza delle Regioni e Province Autonome.

Resta, comunque, imprescindibile assicurare – per ogni evento autorizzato dalle norme attualmente in vigore – la prenotazione e la preassegnazione del posto a sedere con seduta fissa, il rigoroso rispetto delle misure di distanziamento fisico di almeno 1 metro, l’igienizzazione delle mani e l’uso delle mascherine. Qualora l’evento non possa garantire le citate misure di prevenzione, i numeri indicati nel DPCM dovranno necessariamente essere ridotti dagli enti organizzatori e posti sotto la valutazione e la responsabilità delle autorità sanitarie competenti.

Il CTS, pur comprendendo le aspettative di un ritorno graduale degli spettatori alla fruizione in presenza degli eventi sportivi, ritiene che la proposta operata dalla Conferenza delle Regioni e Province Autonome potrà essere riconsiderata sulla base dei risultati del monitoraggio di impatto delle riaperture della scuola e della pubblica amministrazione.

Sono già numerosi tra virologi e medici, coloro che si sono mostrati per lo meno cauti, quando non chiaramente contrari, alla riapertura degli stadi. Dopo Massimo Galli, anche Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità e componente del Cts si dice preoccupato. “E’ indubbio che la riapertura degli stadi presenta delle situazioni e delle connotazioni di criticità e di potenziale rischio che non possono essere sottovalutate”., afferma, aggiungendo che si tratta di “una situazione complessa che credo meriti attenzione nella valutazione e credo anche significativa cautela“.

‘Non e’ pensabile improvvisamente ipotizzare una riapertura degli stadi con 25.000 persone, ma si può ipotizzare una progressiva riapertura e con regole che devono essere ferree”, afferma infine il viceministro alla Salute Pierpaolo Saleri.




Desecretati atti Cts sul Covid19: i “tecnici” erano contrari al lockdown totale

di Redazione Politica

Nel documento riservato inviato al ministro della Salute Roberto Speranza e pubblicato solo oggi sul sito della Fondazione Einaudi emerge che il 7 marzo, cioè quarantotto ore prima del “lockdown” totale, quando il Comitato tecnico scientifico si riuniva per verbalizzare le indicazioni da fornire al governo sull’emergenza Coronavirus proponendo di “adottare due livelli di misure di contenimento: uno nei territori in cui si è osservata maggiore diffusione del virus, l’altro sul territorio nazionale”

Ma il 9 marzo cioè 48ore dopo il presidente del Consiglio Conte decise con un suo provvedimento il lockdown totale, ovvero misure uguali per tutto il territorio nazionale. Una decisione che generò non poche accese polemiche politiche e scontri tra i governatori. C’era chi come Attilio Fontana, il presidente della Regione Lombardia, pretendeva che l’Italia intera si uniformasse affinché la sua regione non restasse indietro, mentre gli amministratori del Sud, dove vi erano meno contagi, chiedevano misure restrittive più morbide per alleggerire la crisi economica. Peraltro una fuga di notizie provocò la corsa notturna soprattutto degli studenti fuori sede a prendere d’assalto i treni notturni che portavano dal Nord al Sud.

Cinque verbali del comitato tecnico scientifico adesso sono consultabili online, compreso uno sui cui era stato posto il segreto. Nei testi sono presenti raccomandazioni e consigli per gestire l’emergenza coronavirus. Sono oltre 200 pagine che pubblichiamo, almeno per quanto riguarda i testi desecretati, contenenti le misure messe poi in campo dal Governo per limitare la diffusione dell’epidemia e iniziano fin dai primi giorni, quando cioè a Codogno viene individuato il “paziente 1”, Mattia.

Tutti vengono richiamati negli stessi decreti emenati dall’esecutivo. Il primo documento è del 28 febbraio, poi uno del 1 marzo, e poi, ancora del 7 marzo del 30 e infine un verbale del 9 aprile. I pareri degli esperti vanno dalla necessità di istituire zone rosse, ma non c’è il testo relativo alla mancata zona rossa in Val Seriana, al divieto di abbracci, fino al suggerimento di chiudere le scuole e di sospendere gli eventi pubblici e quelli sportivi.

Dei territori in cui vi era maggiore rischio di contagio facevano parte le cosiddette “zone rosse” e “zone gialle” che il Comitato propone di unificare. Nello specifico quindi si raccomandavano misure più rigorose in Lombardia e nelle province di Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini e Modena, Pesaro Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Alessandria e Asti”. Misure rigorose che prevedevano la chiusura totale di ogni tipo di attività, la chiusura dei luoghi di culto e lo stop agli spostamenti di ogni tipo.

Per quanto riguarda i provvedimenti da adottare per contenere la diffusione del virus su tutto il resto del territorio nazionale il Comitato tecnico scientifico aveva dato altre indicazioni: “Apertura al pubblico dei musei ed altri istituti e luoghi della cultura a condizione che assicurino modalità di fruizione contingentata tali da evitare assembramenti di persone; svolgimento delle attività di ristorazione e bar con obbligo di far rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro; sospensione delle attività di pub, scuole di ballo, sale giochi, sale scommesse, sale bingo e discoteche; divieto assoluto di mobilità dalla propria abitazione o dimora per i soggetti sottoposti alla misura della quarantena; limitazioni della mobilità ai casi strettamente necessari; sospesi i servizi educati per l’infanzia e attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado; sospensione delle attività svolte dai tribunali; apertura luoghi di culto condizionata all’adozione di misure volte a evitare assembramenti; raccomandato presso tutti gli esercizi commerciali l’accesso con modalità contingentate e misure volte a evitare assembramenti”.

I documenti sono stati pubblicati dalla Fondazione Einaudi che aveva chiesto l’accesso ai verbali ad aprile. Accesso inizialmente negato che ha scatenato una battaglia legale finita davanti ai giudici del Consiglio di Stato. Nel testo del 28 febbraio, una settimana dopo l’individuazione del primo caso, il comitato suggerisce già di rivedere le misure per tre regioni “Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto”, dove c’è, si legge, “una situazione epidemiologica complessa”.

Due giorni dopo l’esecutivo adotta un Dpcm che riprende quella raccomandazione e quindi blocca in quelle regioni eventi e manifestazioni sportive, a meno che “non si svolgano a porte chiuse”, vieta la trasferta dei tifosi, sospende l’attività scolastica, ma, per esempio, riapre musei e luoghi di culto, come suggerito dagli stessi esperti, a condizione che “assicurino modalità di fruizione contingentata o comunque tali da evitare assembramenti di persone e sospende”. Mancavano ancora 10 giorni alla chiusura adottata per la Lombardia e altre 14 province, e 11 al lockdown del 10 marzo.

Proprio sul momento del “lockdown” fa luce un altro dei documenti desecretati, quello del 7 marzo su cui è riportata la scritta “riservato”. In quella data, infatti, il comitato tecnico scientifico suggerisce misure più rigorose proprio per la Lombardia e le province (11 non 14) di Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini e Modena, Pesaro Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Alessandria e Asti, ma non per tutta Italia.

A distanza di 48 ore, però dopo un primo Dpcm in cui il Governo segue la differenziazione suggerita dal Gomitato, l’esecutivo ne emana un altro, quello del 9 marzo entrato in vigore il 10 che dà inizio al lockdown su scala nazionale fino al 3 aprile. Un’accelerazione, spiegava il premier Conte nella conferenza stampa per il secondo Dpcm, che serve “a contenere l’avanzata del virus”. In un solo giorno, infatti, sono 1797 i nuovi positivi, contro i 1326 del giorno precedente. E, inoltre, nelle stesse ore, dopo l’annuncio della chiusura della Lombardia, centinaia di persone prendono d’assalto i treni per “fuggire” verso sud. Molti si recano nella stazione milanese di a Porta Garibaldi per cercare di prendere l’Intercity notturno diretto a Salerno mentre in stazione Centrale sempre a Milano la Polizia Ferroviaria è costretta ad intervenire per mantenere la calma.

Il braccio di ferro tra Fondazione e Governo

La questione giuridica era delicatissima perché la Fondazione Luigi Einaudi , che ha come “fine”quello di promuove la conoscenza e la diffusione del pensiero politico liberale, ritiene che le misure del governo abbiano compresso diritti e libertà di rango costituzionale e che quindi quei verbali con i pareri degli scienziati debbano essere noti.

La Fondazione aveva presentato la richiesta fatta alla Protezione civile, ma con due comunicazioni, del 4 e del 13 maggio, la risposta era stata negativa. Pertanto il 26 maggio è stato presentato il ricorso al Tribunale amministrativo che ha accolto le ragioni della Fondazione. Contro il verdetto del Tar del 22 luglio) il Governo ha presentato ricorso (28 luglio) opponendo di fatto il segreto perché si tratta di atti amministrativi e perché devono essere tutelati “la sicurezza pubblica” e “l’ordine pubblico”. Il confronto fino a ieri pendeva davanti ai giudici del Consiglio di Stato che il 10 settembre avrebbe deciso se i verbali dovevano essere pubblici oppure no.

La sospensiva del Consiglio di Stato e la citazione del Freedom of information act  

La sospensiva tecnica firmata dal presidente della III sezione del Consiglio di Stato, Franco Frattini, lasciava intuire in quale direzione sarebbe andata la successiva decisione. Secondo il giudice amministrativo i decreti e di conseguenza i verbali “sono caratterizzati da assoluta eccezionalità, e auspicabilmente, e unicità”. Ma per il magistrato evidenzia che “non si comprende, proprio per la assoluta eccezionalità di tali atti perché debbano essere inclusi nel novero di quelli sottratti alla generale regola di trasparenza e conoscibilità da parte dei cittadini, giacché la recente normativa – ribattezzata Freedom of information act sul modello americano – prevede come regola l’accesso civico” e come eccezione la non accessibilità.

Quei provvedimenti “hanno costituito il presupposto per l’adozione di misure volte a comprimere fortemente diritti individuali dei cittadini, costituzionalmente tutelati ma non contengono elementi o dati che la stessa appellante abbia motivatamente indicato come segreti”, “le valutazioni tecnico-scientifiche si riferiscono a periodi temporali pressocché del tutto superati” e ”la stessa Amministrazione, riservandosi una volontaria ostensione fa comprendere di non ritenere in esse insiti elementi di speciale segretezza da opporre agli stessi cittadini”.

Quindi era concessa la sospensiva affinchè fosse un collegio a decidere nel merito. Ma a questo punto l’udienza non sarà più necessaria. “La trasparenza è un principio imprescindibile delle liberal-democrazie, che impone la pubblicazione di tutti gli atti riguardanti la compressione, più o meno incisiva, di diritti e libertà di rango costituzionale – si legge in una nota – In tal senso, la Fondazione Luigi Einaudi auspica che il Governo compia l’ulteriore passo sulla strada della trasparenza e pubblichi autonomamente tutti gli altri verbali del comitato tecnico scientifico, utilizzati a supporto dei vari Ddpcm adottati dal Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte, nel corso della pandemia da Covid 19″.

Palazzo Chigi

Nei documenti resi pubblici grazie alla Fondazione Einaudi, non vi è traccia invece, del verbale del 3 marzo quando il Comitato tecnico scientifico si riunì per stabilire le misure di contrasto al Coronavirus ad Alzano e Nembro, in provincia di Bergamo, una vicenda che nelle scorse settimane ha innescato un rimpallo di accuse in particolare tra Regione Lombardia e Palazzo Chigi.

La fondazione Luigi Einaudi ha ottenuto dalla Protezione civile cinque verbali, per circa 300 pagine, relative alle riunioni n.12 del 28.2.2020; n.14 dell′1.3.2020; n.21 del 7.3.2020; n.39 del 30.3.2020 e n.49 del 9.4.2020. “Quelli citati nei decreti del presidente del Consiglio”, spiega l’avvocato Rocco Todero della Fondazione Einaudi, che aggiunge: “Ora ci aspettiamo che il governo dia tutti i verbali, anche quelli di Alzano e Nembro, se non lo farà siamo pronti a sottoscrivere un nuovo accesso agli atti”.

Palazzo Chigi ha consegnato i verbali alla fondazione Luigi Einaudi dopo che ieri anche il Copasir (il Comitato Parlamentare sui servizi segreti) ha chiesto di renderli pubblici. “Per noi è importante sottolineare l’approccio non partigiano alla questione. Si trattava di una battaglia di trasparenza e non giudichiamo nel merito le scelte. C’è stata – dice l’avvocato Todero che ha seguito tutto l’iter legale – la più grande limitazione delle libertà individuali durante un lungo periodo ed è giusto che i cittadini sappiano quali erano le ragioni scientifiche, oggettive ed epidemiologiche alla base”.




Coronavirus: “I verbali segretati possono far cadere Giuseppe Conte”

Per il collega ed amico Franco Bechis è un segreto che “può far cadere il governo di Giuseppe Conte“. Il direttore de Il Tempo ne parla in un video, in relazione ai cinque verbali del Comitato tecnico scientifico che il Tar del Lazio ha ordinato di rendere pubblici, verbali che darebbero informazioni in più circa le mosse del governo per contenere l’epidemia da coronavirus, lockdown compreso. Ma il premier Conte, come è noto, si oppone ed ha fatto ricorso al Consiglio di Stato contro la decisione: insomma, pretendendo che tutto resti segreto per “motivi di ordine pubblico”.

Franco Bechis, direttore del quotidiano IL TEMPO

Un caso e una spiegazione che per Bechis è “inquietante. Spiega il direttore del Tempo: “Detto così significa che la verità su quel che è accaduto farebbe insorgere gli italiani per l’indignazione mettendo a rischio la vita stessa del governo – premette -. Non c’è che una soluzione in un paese democratico per togliere ogni sospetto: tutti gli atti di comitati e task force fin dal mese del gennaio scorso debbono essere resi pubblici, e non segretati a doppia mandata come la verità sulla strage di Ustica che per altro Conte stesso tiene ancora segreta. Altrimenti ci troviamo nella stessa condizione di quelle dittature sudamericane in cui il Caudillo di turno decideva cosa e quando al popolo era concesso sapere…”, conclude Franco Bechis.




Elezioni regionali 2020: si vota a settembre

ROMA. Si voterà il 13 settembre per il primo turno delle elezioni comunali e per i ballottagi due settimane dopo cioè il 27, e sarà contestualmente ad in una di queste due date che si svolgeranno le prossime regionali, e non prima come invece era stato richiesto da alcuni governatori , spegnendo le polemiche che erano scaturite in questi giorni.

Il Governo si appresta con un suo emendamento al decreto sull’ “Election Day” a fare proprio il parere espresso dal Comitato Tecnico Scientifico sulla presenza degli italiane alle urne per le regionali e il rinnovo di centinaia di consigli comunali.

“Sebbene le conoscenze scientifiche del virus Covid non forniscano al momento chiare indicazioni sulle modalità dei contagi nei mesi estivi, Il Comitato tecnico scientifico indica, quale scelta più plausibile tra le diverse opzioni rappresentate dai ministri, l’effettuazione delle consultazioni elettorali all’inizio del mese di settembre, eventualmente su due giornate di voto, in modo da evitare picchi di affluenza“.  Gli scienziati consulenti del Governo hanno consigliato di convocare anche i ballottaggi “comunque entro il mese di settembre“.

Al seggio con i guanti e via le mascherine per essere identificati.
Considerato che nelle elezioni regionali  verranno chiamati al voto in sei regioni 18 milioni di italiani ed alle amministrative 6 milioni , il Comitato Tecnico Scientifico ha stabilito come «indispensabile garantire il rispetto delle prassi igieniche, e l’utilizzo presso le sedi elettorali di mascherine e guanti, ad esempio per poter maneggiare le matite  per l’espressione delle preferenze».

Andrà chiaramente garantito il distanziamento sociale anche per i membri della commissione elettorale, e necessaria l’areazione frequente degli ambienti dei seggi elettorali. «Per motivi legati all’identificazione dell’elettore, appare necessaria la rimozione temporanea della mascherina». È consigliabile ed auspicato l’ingresso di un elettore alla volta nel seggio, evitando gli assembramenti dei rappresentanti di lista. E sarà anche “obbligatorio effettuare lo spoglio delle schede con i guanti».