Confiscato dai Carabinieri ingente patrimonio sottratto alla Sacra Corona Unita

ROMA – Dalle prime ore della mattinata, i Carabinieri del Comando Provinciale di Brindisi stanno procedendo alla confisca di ingenti risorse patrimoniali e finanziarie in Brindisi, Taranto e San Marzano di San Giuseppe (TA), per un valore complessivo di 800mila euro che erano nella disponibilità di  Ottavio Fornaro classe 1976, di San Marzano di San Giuseppe (TA), componente del clan “Soloperto” appartenente alla S.C.U. (Sacra Corona Unita), condannato per associazione di tipo mafioso.

Nella legislazione antimafia il ricorso allo strumento della confisca si è incrementato negli anni, tanto da divenire lo strumento privilegiato di contrasto alla criminalità organizzata. La finalità primaria della confisca antimafia è quella di espungere dal circuito economico beni che siano frutto di attività illecite e di contiguità mafiosa. I beni oggetto di confisca possono essere beni mobili ed immobili. I beni mobili sono costituiti da denaro contante, liquidità, titoli, crediti personali oppure autoveicoli, natanti, ecc.. I beni immobili sono appartamenti, terreni, ville, aziende.

I beni immobili, una volta confiscati, vengono trascritti sui registri del “Servizio di Pubblicità Immobiliare” che è in sostanza l’ex Conservatoria per i Beni Immobili. I beni mobili vengono invece trascritti nei registri del Pubblico Registro Automobilistico e deiNatanti.

Le trascrizioni sono un atto importante affinché gli intestatari non vendano i beni oggetto di confisca. È importante sottolineare che i beni immobili sono mantenuti al patrimonio indisponibile dello Stato per finalità di Giustizia, di Ordine Pubblico, di Protezione Civile, solitamente vengono trasferiti agli Enti Locali per essere assegnati in concessione a titolo gratuito a comunità, enti, organizzazioni di volontariato, cooperative sociali, comunità terapeutiche, centri di recupero, associazioni varie.

I Carabinieri  avevano  incardinata una prima fase dell’attività nel 2016, quando la Direzione distrettuale antimafia di Lecce,  aveva chiesto  l’emissione di un primo decreto di sequestro anticipato di beni mobili e immobili al Tribunale di Taranto, per un valore stimato di 100mila euro nei confronti del Fornaro. Provvedimento eseguito nell’aprile 2016 riguardava parte del patrimonio di Fornaro, in parte intestato a dei prestanome: un conto corrente bancario,  un appartamento a Taranto e una società  di rivendita pneumatici. Il secondo provvedimento di sequestro, a complemento del precedente, è stato emesso dal Tribunale di Taranto su richiesta sempre della Dda di Lecce, ed eseguito dai Carabinieri nel gennaio 2018, che hanno sequestrato, a Brindisi ed a  San Marzano di San Giuseppe (Taranto), un centro vendita pneumatici, un capannone industriale, un autocarro e un’autovettura di grossa cilindrata, ancora una volta tutto intestato in modo fittizio a una terza persona.

Il Tribunale di Taranto, oltre alla confisca dei beni ha contestualmente disposto per Fornaro la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza  per la durata di anni cinque.




Mafia: sequestrati beni per 800 mila euro alla Sacra Corona Unita

ROMA – Beni per un valore di 800 mila euro sono stati sequestrati dai Carabinieri del Comando Provinciale Carabinieri di Brindisi e di San Marzano di San Giuseppe (Taranto) su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce . I Carabinieri  hanno condotto e concluso una complessa attività investigativa finalizzata a sottrarre alla criminalità ingenti risorse patrimoniali e finanziarie costituiti da un centro vendita pneumatici, un capannone industriale, un autocarro e un’autovettura di grossa cilindrata, il tutto fittiziamente intestato a terza persona, per un valore complessivo di 800mila euro.

Una prima fase dell’attività si è concretizzata nel 2016, quando la DDA nel concordare con le risultanze investigative dei Carabinieri, richiese al Tribunale di Taranto l’emissione di un (primo) decreto di sequestro preventivo in Brindisi e San Marzano di San Giuseppe di beni mobili e immobili in parte fittiziamente intestato a terze persone, costituito da conto corrente bancario e un appartamento ubicato in Taranto, per un valore stimato di 100mila euro nei confronti di Ottavio Fornaro,42 anni,  di San Marzano di San Giuseppe (TA), condannato per associazione di tipo mafioso, appartenente al “clan Soloperto“, aderente alla Sacra Corona Unita, sodalizio mafioso operante in San Marzano di San Giuseppe. Il secondo provvedimento, che va a complemento del precedente, è stato eseguito nella giornata di ieri dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Brindisi.




Operazione “Zar”. I Carabinieri di Taranto eseguono 13 ordinanze per spaccio di stupefacenti.

Alle prime ore di questa mattina, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Taranto, coadiuvati nella fase esecutiva dai militari delle Compagnie Carabinieri dipendenti dal Comando Provinciale di Taranto, avvalendosi del supporto di un elicottero del 6° Elinucleo Carabinieri Bari Palese e delle unità cinofile antidroga del Nucleo Carabinieri Cinofili di Modugno, hanno eseguito a San Marzano di San Giuseppe (Ta), Sava (Ta) e Grottaglie (Ta) 13 provvedimenti cautelari in carcere, a carico di 12 maggiorenni ed 1 soggetto minorenne all’epoca dei fatti in contestazione.  La denominazione dell’Operazione, “Zar”, trae origine dall’imperativo che Gianfranco Soloperto esclamava più volte  ai suoi acquirenti: “adesso mi devono dare conto…tutti”, ritenendosi l’unico ed indiscusso referente criminale di San Marzano, un centro di cultura albanese arbëreshe, proprio come un “imperatore orientale”, appunto uno Zar.

Nello specifico 12 provvedimenti sono stati emessi dal GIP del Tribunale di Taranto, Dr.ssa Paola Incalza, su richiesta della Procura della Repubblica di Taranto nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti responsabili di “concorso in detenzione illecita ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, mentre un provvedimento è stato emesso dal GIP del Tribunale per i Minorenni di Taranto, Dr.ssa Paola Ferrara – su richiesta del suo Procuratore Capo per i Minorenni,.

Le indagini sono iniziate nel dicembre 2015 dai militari del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo a seguito dell’arresto in flagranza di detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti, di una donna incensurata di San Marzano di San Giuseppe (Ta), effettuato dai Carabinieri della locale Stazione Carabinieri, in quanto presso la propria abitazione venne trovata in possesso, , di hashish e marijuana. Le investigazioni, effettuate attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali e servizi di osservazione, pedinamento e videoripresa, si sono concluse ad agosto 2016, riuscendo ad individuare un gruppo di soggetti, alcuni dei quali incensurati, dediti allo spaccio di stupefacenti (cocaina ed hashish), operante in San Marzano, Sava, Grottaglie, Fragagnano e Torricella, tutti centri ubicati in provincia di Taranto e Francavilla Fontana (Br).

Alcuni dei soggetti sono legati da vincoli di parentela o cointeressenza criminale con i membri della famiglia Soloperto di San Marzano, in particolare con i germani pluripregiudicati,  Angelo Soloperto, 51enne, detto “Lino capone, che ha anche precedenti per associazione mafiosa e Francesco Soloperto, 50enne con precedenti per stupefacenti, detto Franco capone”, storici esponenti del gruppo criminale egemone di quel centro e paesi limitrofi, denominato appunto  “clan Soloperto, entrambi arrestati a seguito dell’ ordinanza odierna.

 Sin dalle prime fasi dell’attività di polizia giudiziaria, è emersa la figura di Gianfranco Soloperto, 23enne, figlio del suddetto Francesco, impegnato nell’approvvigionamento di cocaina ed hashish; nell’organizzazione del trasporto dello stesso, acquistato dal pluripregiudicato 56enne di Grottaglie Raffaele Carriero ; mentre nell’affidamento e cessione della droga ad insospettabili pusher incensurati di Sava identificati in   Marco D’Adamo, Giuseppe  Vozza e William Vozza, rispettivamente 27enne e 21enni, nonché nella cessione di quantitativi agli acquirenti.

Lo spaccio avveniva in una centrale piazza di San Marzano, con fugaci passaggi di involucri e danaro spesso in favore di soggetti che rimanevano in macchina e poi si allontanavano rapidamente. Nella sua attività  Gianfranco Soloperto  si avvaleva, anche, della collaborazione dello zio  pluripregiudicato, il 33enne Cataldo Catapano  con precedenti in materia di stupefacenti, del cugino 28enne Francesco detto “Checco” Soloperto, anch’egli con precedenti per stupefacenti e di un minore, all’epoca dei fatti 17enne, tutti di San Marzano di San Giuseppe.

All’occultamento e spaccio della droga concorrevano inoltre due giovani donne di San Marzano di San Giuseppe,  Maria Teresa Capriuli ,  moglie 29enne incensurata di Cataldo Catapano ,   e Tonia Cotugno 24enne con precedenti di Polizia, compagna  di Francesco “Checco” Soloperto, le quali erano incaricate anche della vendita al dettaglio e della raccolta dei guadagni illeciti. Le indagini hanno consentito di individuare anche un incensurato 36enne del luogo, Graziano Antonucci , il quale faceva il “magazziniere” della drogra, cioè  si occupava della custodia dello stupefacente presso la propria abitazione o in altri luoghi sicuri, nonché della lavorazione e preparazione delle forniture, successivamente prelevate di volta in volta da Gianfranco Soloperto.

Le intercettazioni hanno consentito di appurare che, per quanto atteneva ai quantitativi di droga di “hashish”, venivano utilizzati i termini convenzionali di “pacco” o “pacchettino”, e l’indicazione del logo di marchiatura della panetta, del tipo “AP” – “PBC” – “MERCEDES” e DIAMANTE”. I destinatari delle misure sono stati condotti rispettivamente i maggiorenni presso la Casa circondariale di Taranto mentre il destinatario del provvedimento del Giudice Minorile all’Istituto Penitenziario per Minori di Bari.

Durante le operazioni di cattura uno dei soggetti, all’arrivo dei militari operanti, tentava invano di sottrarsi all’arresto, scavalcando il muro di cinta della propria abitazione, venendo nell’immediatezza bloccato dai Carabinieri impiegati nel dispositivo di accerchiamento dell’edificio. Nel corso delle perquisizioni, sono stati rinvenuti e sequestrati piccoli dosi di hashish occultati all’interno di una scatola nella disponibilità di Marco D’ Adamo ; e di marijuana illecitamente detenuti da William Vozza . Presso l’abitazione di Francesco “Checco” Soloperto, , sono stati rinvenuti e sequestrati la somma di danaro contante di € 2.555,00, prevalentemente composta da banconote di piccolo taglio e ritenuta provento dell’attività di spaccio, nonché materiale vario utilizzato per il confezionamento delle dosi.

 

ELENCO SOGGETTI ARRESTATI ASSOCIATI CASA CIRCONDARIALE/CARCERE MINORILE

 

  1. ANTONUCCI Graziano, nato a Grottaglie il 29.03.1981;

 

  1. CAPRIULI Maria Teresa, nato a Taranto il 28.07.1987;

 

  1. CARRIERO Raffaele, nato Grottaglie il 04.02.1961;

 

  1. CATAPANO Cataldo, nato a Grottaglie il 17.8.1984;

 

  1. COTUGNO Tonia, nata a Grottaglie il 19.06.1992;

 

  1. D’ADAMO Marco, nato a Taranto il 26.05.1989;

 

  1. SOLOPERTO Angelo, nato a San Marzano di San Giuseppe 22.08.1965;

 

  1. SOLOPERTO Francesco, nato a Grottaglie il 09.07.1988;

 

  1. SOLOPERTO Francesco, nato a San Marzano di San Giuseppe il 09.04.1967;

 

  1. SOLOPERTO Gianfranco, nato a Grottaglie il 14.08.1993;

 

  1. M. (minorenne all’epoca dei fatti in contestazione);

 

  1. VOZZA Giuseppe, nato a Taranto il 11.02.1996;

 

  1. VOZZA William, nato a Taranto il 14.12.1995;

 

 

 




Il prefetto di Taranto “blocca” la festa dei 50 anni di un “boss” della provincia. I retroscena

E’ stato il bravo collega ed amico Guido Ruotolo a raccontare oggi  sul quotidiano La Stampa di Torino, come a Taranto sia stato evitato in extremis dal Prefetto di Taranto dr. Umberto Guidato un “bis” del “caso Casamonica” di Roma. Infatti un sorvegliato speciale, Angelo Soloperto aveva organizzato per domani (cioè domenica) un mega festeggiamento per il suo 50° compleanno che si sarebbe dovuto svolgere a San Marzano di San Giuseppe in provincia di Taranto, chiedendo addirittura il pagamento di un biglietto di 3 euro per chi volesse partecipare al concerto in piazza per la festa del “boss”.

CdG LASTAMPA_SANMARZANO

Ad accorgersi immediatamente di quanto stava per accadere ed a segnalarlo alla Prefettura di Taranto,  in realtà è stato l’attento Questore di Taranto dr. Mongini (trasferito per meriti di servizio a Verona proprio nei giorni scorsi) che ha ricevuto la segnalazione dai suoi uomini sul territorio che non hanno mai “mollato” il controllo su  Soloperto. Giustamente il collega del quotidiano La Stampa si chiede “Quanti cittadini erano pronti a ribellarsi, a impedire una festa pubblica per uno boss mafioso” ? Ed aggiungiamo noi: ed i politici locali ???

nella foto Angelo Soloperto

nella foto Angelo Soloperto

” Angelo Soloperto, sorvegliato speciale – scrive La Stampa  – domani compirà 50 anni. Voleva organizzare una festa in grande, indimenticabile, nel suo paese, San Marzano di San Giuseppe, provincia di Taranto, paese agricolo dove i vecchi parlano ancora arberesche, il vecchio albanese – prima con uno spettacolo a pagamento (tre euro a biglietto) con il cantante neo-melodico Nino Fiorelli, poi con i festeggiamenti veri e propri, e c’è da scommettere, pure con i fuochi d’artificio”

Adesso – scrive Ruotolola Procura di Taranto vorrà capire chi aveva dato tutte le autorizzazioni al concerto in piazza Palladio, dietro le case popolati della “167”, e chi aveva organizzato il “concerto”. Insomma verificare se e che in termini vi siano state complicità dentro la macchina comunale e a quale livello. Se solo amministrativo-burocratico o anche politico“.

Sulla “mafiosità” del festeggiato Angelo Soloperto che compirà cinquant’anni domani, La Stampa (giustamente,  aggiungiamo noi !) non ha “nessun dubbio” in quanto “è il capo di un clan di mafia già arrestato per estorsioni ed appalti truccati. Finì in carcere nel 2004 , e con lui anche l’assessore regionale del governatore Raffaele Fitto,  Pietro Franzoso, Forza Italia, che fu anche sospettato di aver fatto assumere il fratello del boss Angelo in una impresa”. Ruotolo aggiunge che “secondo gli inquirenti, il clan era in grado di controllare un pacchetto di novecento preferenze“. Nel luglio 2004 infatti,  numerosi esponenti del clan Soloperto vennero condannati dal Tribunale di Taranto in primo grado, che ha riconosciuto la “natura mafiosa dell’organizzazione“.

Naturalmente succede solo in questo Paese” aggiunge La Stampa, raccontando  “che un bravo penalista è riuscito a far scarcerare (il 17 dicembre scorso) Angelo Soloperto rivolgendosi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che ha confermato la violazione italiana della direttiva che impone degli spazi minimi dove i detenuti devono essere ristretti. Spazi che nel caso di Soloperto, risultavano molto al di sotto della direttiva. E che per questo fu risarcito con 2352 euro “per il trattamento carcerario inumano e degradante subito“”.

In realtà è stato Il Magistrato di Sorveglianza di Spoleto, in data 17.12.2014 a scarcerare Angelo Soloperto, leader del clan mafioso che porta il suo cognome, accogliendo un’istanza dell’avvocato Alessandro Cavallo, un penalista di Sava (Taranto) , che dimostrava che il suo assistito ha dovuto espiare una pena in una condizione di sovraffollamento, motivo per cui sulla base di tale argomentazione il Magistrato di Spoleto ha ridotto la pena inflitta al Soloperto ordinandone la immediata liberazione e gli ha persino riconosciuto, a titolo di risarcimento una somma pari ad euro 2.352,00.

Dalla vicenda che portò in carcere dieci anni il Soloperto e Pietro Franzoso (successivamente deceduto) sono passati dieci anni. E quindi è bene rinfrescare ai lettori le idee, utilizzando anche il lavoro di altri colleghi, come Giovanna Bruno del Corriere della Sera.

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La vicenda in questione venne approfondita abbastanza bene anche dall’ inviato Davide Carlucci del quotidiano La Repubblica  (leggi QUI dall’archivio )  il 19 dicembre 2014, che riportiamo “integralmente” di seguito:

Franzoso, le relazioni pericolose

LECCE  19 dicembre 2004 – Ieri mattina, da una cella del carcere di Lecce, ha professato la sua innocenza. Ha raccontato ai giudici la sua storia di politico di lungo corso che non avrebbe mai avuto bisogno di stringere sodalizi con i clan. Ma Pietro Franzoso, l’ assessore regionale ai Trasporti arrestato giovedì dalla Dda ( la Direzione Distrettuale Antimafia – n.d.r. CdGdi Lecce per un’ ipotesi di voto di scambio con il clan criminale dei Soloperto, deve fare i conti con le intercettazioni e i riscontri che corroborano l’ ordinanza di custodia cautelare firmata da Enzo Taurino. E che disegnano un quadro preoccupante – se confermato – degli intrecci tra malavita e politica nel Sud Tarantino. Uno scenario così inquietante da motivare – per la prima volta, forse, almeno in Puglia – la necessità dell’ arresto proprio ora, alla vigilia delle elezioni per il rinnovo del consiglio regionale, con la «sussistenza di un concreto pericolo di reiterazione» del reato. Una necessità che l’ avvocato Pasquale Corleto contesta: «Dopo quasi cinque anni dall’ episodio contestato, il chiarimento dato oggi dall’ uomo in manette poteva tranquillamente essere fornito senza ricorrere alla cattura». «E i voti di chi~ No! Ma mò gli devo dire pure il fatto di Franzoso! Devo dire il fatto di Franzoso!». La serie di intercettazioni in mano alla Dda inizia così, con la presentazione del tema, come si faceva nelle novelle medievali. I personaggi che entrano in scena sono Angelo Soloperto e sua moglie Stefania Cantarone, reclusi nella casa circondariale di Taranto. Nella loro conversazione in cella dell’ ottobre 2003 si materializza così “il fatto di Franzoso”. Un episodio isolato – l’ assunzione, il 24 maggio 2000, di Pietro Soloperto, fratello del boss, nella Iris di Franzoso in cambio di un pacchetto di voti da parte dei clan – ma inserito in un contesto fitto di “relazioni pericolose”.

«Ah, Eh, ha detto Franco (il fratello di Angelo, ndr), ha raccontato il fatto~ Eh! è andato in cassa integrazione!», dice la signora Cantarone. Risponde il marito: «L’ hanno fatto licenziare apposta, no?». E la moglie: «Non si sa per che cosa!». Angelo Soloperto ritorna sul “fatto di Franzoso“. E la moglie commenta: «Ah! Lo sai che ha detto Franco? “Lo vogliono rovinare proprio!».

«No, è la verità», replica il marito. Ma il “fatto”, sembra di capire, è anche qualcosa che non è ancora ben emerso: un appalto. «Moh, oggi viene Franz (l’ avvocato Pesare difensore di Soloperto, ndr) e glielo dico, il fatto di Franzoso, il fatto della gara d’ appalto che vincemmo».

C’ è poi un riferimento a un altro episodio “elettorale”. Dice la donna: «Ho detto di dirgli pure: “Che fece avere il posto a mio fratello! Il posto per le votazioni, fece avere il posto a mio fratello Franco» (Un nome quest’ ultimo, che però non compare nella trascrizione della Polizia).

E ancora: «Vedi che quelli, Franco e Sergio si sono mossi per il fatto delle votazioni, per mezzo mio!». E si tira in ballo, “Giacchetta“, ovvero Pasquale Lonoce, cognato di Ciro Intermite, ex vicesindaco di San Marzano di San Giuseppe ed esponente di Forza Italia. Sarebbe stato lui a fare da intermediario e a ricompensare Franzoso con un contributo di 5 milioni di lire. Particolare, quest’ ultimo, recisamente negato da Lonoce.

Soloperto fu assunto subito dopo le elezioni. Una carriera rapida: manovale, dopo sei mesi ottiene il contratto a tempo indeterminato, poi diventa autista di secondo livello, infine è promosso al terzo. Quando i Carabinieri interrogano la moglie sulle modalità di assunzione, l’ assessore segue con “partecipazione” l’ audizione e s’ informa su chi la sta interrogando: «Ma chi sta? Sto capitano qua?». L’ ordinanza accenna anche al conflitto d’ interesse di Franzoso: mentre partecipava, a nome della Provincia o della Regione, alle sedute del comitato portuale del porto di Taranto nelle quali si affidavano lavori, la sua azienda otteneva un subappalto da 640 milioni di lire. Ma l’ accusa principale riguarda il successo “anomalo” alle elezioni. Da attribuire all’ assunzione di Pietro Soloperto, già arrestato per rapina e denunciato per detenzione e porto illeciti d’ arma, “esplosione in luogo pubblico”. Ma soprattutto, fratello di Angelo. «A San Marzano era il sindaco – lo descrive Lonocetutto quello che voleva era un ordine».

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Pietro Franzoso  fu “premiato” ed eletto deputato di Forza Italia. Successivamente nel 2011 è deceduto  dopo un incidente, venendo travolto dalla pesante struttura del  cancello dello stabilimento della società Iris di Torricella (di proprietà della moglie), che aveva perso le guide dei binari. Il nome di Franzoso compare nelle intercettazioni sulla vicenda giudiziario “Ambiente Svenduto” sull’ ILVA , che potete ascoltare con le vostre orecchie attraverso un dossier sempre del quotidiano La Repubblica, cliccando QUI

CdG archina franzoso

C’è da augurarsi a questo punto, che venga fatta chiarezza, senza che dei  fascicoli pendenti presso la Procura della Repubblica di Taranto non si perdano…anche questa volta  (come raccontano in ambienti giudiziari)  sopratutto quando vedono coinvolti un avvocato ed un giornalista indagati per favoreggiamento.  Anche perchè loro questi posti ed il luogo della festa “bloccata” dal Questore e Prefetto di Taranto, dovrebbero conoscerli bene…