Coronavirus, aumento costante dei casi in Puglia: mancata prevenzione ?

ROMA – “In Puglia il numero di nuovi casi e’ da qualche giorno costante”: scrive su Twitter l’epidemiologo Pierluigi Lopalo, consulente della task force della Regione Puglia, rilanciando il tweet con cui ieri sera il governatore Emiliano: “Per tre giorni di seguito i casi positivi di Covid sono aumentati sempre intorno alla stessa cifra. La maggioranza dei pugliesi che si e’ chiusa in casa sta dando una risposta all’incremento del virus. Dobbiamo continuare cosi’“.

L’ invito rilanciato da Lopalco:Sono giorni preziosi che ci permettono di preparare al meglio la risposta. Vi prego restate chiusi in casa!

Non una sola parola viene detta sulla mancanza di mascherine, guanti, di tamponi non effettuati, che trovano purtroppo conferme in diverse strutture ospedaliere pugliesi, circostanze queste convalidate dai vari comunicati stampa di protesta di associazioni e sindacati dei medici e del personale sanitario

A seguito dei casi di CoronaVirus all’ospedale di Castellaneta, Il presidente della Regione Puglia, Emiliano non ha perso squallidamente occasione per strumentalizzare la vicenda per motivi politici-elettorali affermando: “ho telefonato subito al procuratore della Repubblica di Taranto Carlo Capristo, per consentirgli di iniziare tempestivamente la sua doverosa indagine”. Come se un procuratore capo avesse bisogno della sua telefonata per avviare un’indagine…ormai siamo alla follia da delirio elettorale!

Sarebbe interessante sapere quanto costerà ai cittadini pugliesi la consulenza dell’epidemiologo Lopalo. In Lombardia, il governatore Fontana ha ingaggiato Guido Bertolaso, medico anche lui, che costerà soltanto 1 euro a titolo simbolico alla regione lombarda.

Chissà se Emiliano ha chiamato anche il procuratore capo di Bari, di Foggia, Trani, Brindisi e Lecce  invitandoli a procedere nei confronti dell’ assessore regionale alla salute (cioè di se stesso) e di tutti i direttori delle ASL pugliesi che non hanno fornito mascherine e guanti necessari a tutto il personale. Se queste procure indagassero anche sulle modalità delle decisioni adottate da alcuni medici con cui vengono effettuati i tamponi, allora si che si aprirebbero non pochi procedimenti penali. Ma non è ancora detta l’ultima parola….

 




“Toghe Sporche” a Trani. Fra i cento testimoni anche il premier Conte e l’ex ministro Lotti

Michele Nardi

ROMA – Per provare a difendersi dalle accuse che potrebbero costargli vent’anni di carcere, l’ex gip di Trani Michele Nardi successivamente pm a Roma, attraverso il suo difensore ha richiesto al Tribunale di Lecce di poter ascoltare 104 testimoni tra cui compaiono numerosi nomi eccellenti a partire dal premier Giuseppe Conte ma anche oltre numerosi magistrati, Luca Lotti, Luca Palamara e Cosimo Ferri,  i protagonisti dello scandalo sulle nomine del Csm,  per finire con i parenti dei suoi principali accusatori.

Spetterà quindi al Tribunale di Lecce stabilire nel processo a carico delle toghe sporche degli uffici giudiziari di Trani che riprende domani davanti alla Seconda sezione,  chi dovrà rispondere nei prossimi mesi alle domande del difensore del magistrato sospeso dalle sue funzioni, che da gennaio è rinchiuso in carcere a Matera e che finora non ha mai voluto parlare o collaborare con gli inquirenti.

Ma anche l’accusa della Procura di Lecce, rappresentata dai pm Roberta Licci, Giovanni Gallone e Alessandro Prontera,  vuole ascoltare le testimonianze degli ex vertici della Procura di Trani. Per questo ha deciso di citare come testi il procuratore capo a Taranto Carlo Capristo ed il procuratore aggiunto a Bari Francesco Giannella, a suo tempo procuratore capo ed aggiunto a Trani. L’accusa intende chiedere al procuratore Capristo  chiarimenti in merito ai rapporti tra Nardi ed un altro degli imputati l’avvocato Giacomo Ragno (che ha optato per il rito abbreviato), mentre vuole sapere da Giannella  dei controlli fatti nel periodo di reggenza della Procura di Trani sui fascicoli dell’ex pm Antonio Savasta che dopo aver collaborato, anche lui, ha scelto il giudizio abbreviato.
Dopodichè saranno degli imprenditori a salire sul banco dei testimoni . I magistrati dell’accusa  ascolteranno due dei fratelli Ferri, Filippo e Francesco gli ex re dei grandi magazzini , ed il re degli outlet Francesco Casillo i quali dopo che lo scandalo è esploso, hanno confessato di aver pagato mazzette per evitare l’arresto, fatti però ormai troppo risalenti nel tempo e quindi prescritti.

Michele Nardi è ritenuto dall’accusa di essere al centro del giro di “mazzette” e corrutele,  emerso a seguito delle accuse a verbale rese dall’imprenditore coratino Flavio D’Introno, che ha detto di aver pagato 2 milioni di euro (oltre a gioielli,  la ristrutturazione degli immobili dell’ex gip e viaggi) per cercare inutilmente di sfuggire una condanna per usura, per la quale sta sconta una pena in carcere a Trani.

L’obiettivo di Nardi è smontare queste accuse. E quindi  l’ex gip vorrebbe chiedere riscontro a Ferri, Lotti e Palamara, sulle cene che ci sarebbero state a Roma con l’imprenditore coratino. Al gran maestro del Gran Oriente, Nicola Tucci, ed Antonio Binni, della Gran Loggia d’Italia, vorrebbe chiedere di confermare la sua estraneità agli ambienti massonici, così come vorrebbe chiedere a Conte se risultino suoi rapporti con i servizi segreti. Infatti  D’Introno ha raccontato di essere stato minacciato da Nardi che, gli avrebbe prospettato per convincerlo a pagare, gli interventi della massoneria, dei servizi segreti e di Gladio , motivo per cui la difesa di Nardi ha chiesto di ascoltare anche l’ex generale Paolo Inzerillo.

Ma l’ex gip del Tribunale di Trani vorrebbe portare sul banco dei testimoni anche suoi molti ex colleghi. Non soltanto Capristo e Giannella, ma persino l’attuale procuratore di Trani, Antonino Di Maio, e tutti i sostituti che negli ultimi anni prestato servizio presso la Procura di Trani . Nell’elenco dei testi di Nardi, compaiono  anche l’ex capo degli ispettori del ministero della Giustizia, Arcibaldo Miller, il procuratore generale di Bari, Annamaria Tosto, il presidente della Corte d’appello di Bari Franco Cassano, il presidente del Tribunale di Trani  Antonio De Luce. Ma anche l’ex rettore del’Università di Bari, Antonio Uricchio, ritenuto “amico di vecchia data del dottor Nardi”, l’ex sindaco di Bisceglie, Francesco Spina e l’attuale Angelantonio Angarano, decine di avvocati del foro di Trani, due psichiatri, due medici ed i famigliari di D’Introno , il padre Vincenzo, il fratello Domenico, la sorella Lorenza Lara e quelli dell’ex pm Savasta  a partire dalla la sorella Emilia.

Nardi vuole imbastire una sorta di contro-processo per cercare di dimostrare la falsità dei racconti fatti da D’Introno durante le oltre 100 ore di incidente probatorio, confutandoli. Oggi il collegio del Tribunale di Lecce dovrà sciogliere anche la riserva sulle costituzioni di parte civile: fra i quali compaiono due giudici, Loredana Colella e Ornella Gozzo, componenti del collegio della Corte di Appello che si è occupato di D’Introno e per il quale secondo l’accusa, millantando,   l’ex gip Nardi chiese un Rolex e due diamanti. A processo ci sono anche l’ex ispettore Vincenzo Di Chiaro (anch’egli in carcere a Matera), l’avvocato barese Simona Cuomo, il falso testimone Gianluigi Patruno e Savino Zagaria, l’ex cognato di Savasta.




Ecco i primi indagati all’ente ecclesiastico Don Uva di Trani, dove la Procura fa rispettare la Legge

Schermata 2016-02-22 alle 10.20.04Carabinieri e la Guardia di Finanza del Comando provinciale di Bari, hanno lavorato ininterrottamente restando in stretto contatto con il capo della Procura, Carlo Capristo, e con il suo aggiunto, Francesco Giannella che insieme coordinano le indagini sin da lunedì della scorsa settimana. Gli investigatori hanno reperito documenti, ascoltato testimonianze alcune delle quali drammatiche, ed avrebbero acquisito anche delle riprese di alcune telecamere di sorveglianza. Un fascicolo destinato ad individuare un secondo livello di complicità , cioè i “mandanti” della spedizione punitiva.

Nella palazzina degli uffici del Don Uva, il commissario governativo e il suo direttore amministrativo, sono stati tenuti letteralmente in ostaggio dai violenti che hanno messo a ferro e fuoco l’ufficio danneggiando gli arredamenti, e prendendo a schiaffoni alcuni dirigenti, e mandando  il direttore amministrativo in ospedale. L’obiettivo del violento assalto minaccioso era quello di portare a casa la rescissione contrattuale e garantire ad Ambrosia la prosecuzione del rapporto di lavoro con la Casa Divina Provvidenza. Operazione malavitosa avvenuta in diretta telefonica, garantendo che “la missione è andata a buon fine”, agli interlocutori dall’altro capo del telefono.

Ad effettuare la spedizione, sulla base i primi accertamenti, non sarebbero stati solo lavoratori della ditta che l’11 gennaio scorso si è vista recapitare dal commissario Cozzoli la rescissione di un contratto trentennale siglato nel 2000 e con scadenza nel 2030,  ma avrebbero partecipato dei personaggi della malavita foggiana, coinvolgimento che ha spinto gli inquirenti ad accendere i fati su tutti gli aspetti della vicenda a 360° in merito alla quale, la magistratura di Trani ha preannunciato delle “risposte adeguate“.

L’appalto per la mensa e per le pulizie alla Casa Divina Provvidenza è  stato “cancellato”. La marcia indietro sul contratto trentennale all’Ambrosia di Milano effettuata dal commissario, avvocato Bartolo Cozzoli, che è  sotto scorta dopo la spedizione punitiva subita al “Don Uva“, non produrranno alcun effetto: primo, perché il documento è stato sequestrato, secondo perché rappresenta un «corpo di reato». Secondo perchè altro non sarebbe che la conseguenza di una “forzatura” che per il codice penale viene definita “estorsione“.

La Procura di Trani va spedita come un treno nelle indagini sull’assalto organizzato messo in atto da una trentina di persone nella sede amministrativa dell’ente ecclesiastico “Casa Divina Provvidenza”  sommerso da mezzo miliardo di debiti,travolto dagli scandali e da oltre mezzo miliardo di debiti. Diverse persone sarebbero state già iscritte nel registro degli indagati con l’accusa di sequestro di persona, estorsione, danneggiamento, lesioni personali, reati aggravati dal fatto che la vittima è un pubblico ufficiale.

L’obiettivo di Cozzoli era e resta quello di cercare  di risanare un ente saccheggiato e depredato negli anni, tagliando e ottimizzando i costi ma soprattutto consegnarlo ai potenziali acquirenti interessati (4 le offerte presentate che saranno esaminate lunedì 29) senza contratti «impegnativi» per altri 15 anni come quello di Ambrosia.

Tuttavia, il 15 febbraio scorso – dopo una lettera della ditta che annunciava le opportune iniziative – si è verificata l’aggressione culminata con la retromarcia (ora praticamente invalida) dell’ avv.  Cozzoli. Così facendo dunque,  Ambrosia technologies cesserà di svolgere il servizio secondo quel contratto il 15 marzo prossimo. Cosa potrà accadere successivamente, non è prevedibile . I 200 lavoratori della ditta Ambrosia, secondo quanto trapela da fonti del Palazzo di giustizia tranese, non avrebbero nulla di cui temere in quanto il loro posto di lavoro verrebbe comunque riprotetto in caso di affidamento di nuova commessa. Anche se l’incursione dell’altra sera a cui avrebbe partecipato il delegato aziendale di un sindacato, allo stato attuale complica la situazione rendendo tutto più difficile.