Di tutto di più…

Selene Ticchi  militante di Forza Nuova, già candidata a sindaco di Budrio con la lista neofascista Aurora italiana, è finita nella bufera per essersi presentata con la t-shirt ‘Auschwitzland‘ in caratteri Disney alla rievocazione fascista della Marcia su Roma a Predappio

Pensavo fosse solo black humour, non volevo mancare di rispetto a nessuno. Credo inoltre che l’Italia abbia problemi più gravi”, “sono stata ingenua e disattenta, erano le 5.30 del mattino e ho messo la prima maglietta che ho trovato nell’armadio…”

Barbara Saltamartini deputata della Lega e possibile candidata salviniana a sindaco di Roma 

Di Benito Mussolini sono più le cose positive. Fino a che Mussolini non ha fatto alcune scelte drammatiche, credo che ci siano state cose molto positive, alcune delle quali ancora restano. L’Inps per esempio, o l’Opera Nazionale per la Prima Infanzia. Il mio giudizio è positivo, fino ad un certo punto” (fonte: Un Giorno da Pecora – Rai Radio1)

Il senatore Pd Bruno Astorre candidato alla segreteria del partito nel Lazio, durante un incontro pubblico a Viterbo 

Sò fascisti, è vero, ma dovremmo imitare Casapound per il loro modo di stare in mezzo alla gente. Come diceva Ugo Sposetti, i diritti civili sono roba da Parioli, non del popolo...” (fonte: Tusciaweb)

L’Halloween gastronomico del nostro ministro dell’Interno, Matteo Salvini narrato live sui social

Raviolo di burrata, pomodorino piennolo del Vesuvio, pesto con basilico e pistacchi di Bronte. 🇮🇹 Alla faccia di Halloween! 😉“, “Dolcetto o scherzetto?😉 Cestino di meringa, crema alla vaniglia, marroni e panna fresca!

Dal palco di Italia 5 Stelle, a Roma, Beppe Grillo sull’alleato Salvini

Oramai siamo al governo, andiamo d’accordo con Salvini. E non c’è nulla di strano. Lo ammiro, lui è leale. Io non lo conoscevo, l’ho incontrato una volta in aeroporto, lui era molto timido e io ero già l’Elevato… non ridete, io sono l’Elevato, e voi siete massa!… ecco, Salvini percepiva questa potenza che emanava il mio fisico, come razza superiore alla sua… Allora si è avvicinato, timido, e mi ha detto ‘signor Grillo, c’è mia mamma al telefono la potrebbe salutare?. Ah-ah-ah! Io a lei ho detto: ‘Signora, perché non ha preso la pillola quel giorno?‘”

Il vicepremier Luigi Di Maio intervistato da Enrico Lucci

È vero amore vero tra lei e Salvini? “No, io sono eterosessessuale (fonte: Nemo, Rai 2)

Vittorio Di Battista il papà del “Dibba” al Circo Massimo a Roma

Che cos’è questo cartello che ha al collo? “Guardi, c’è scritto questo: No Tav, No Tap, No Benetton“. È ecologista? “Le ripeto: fascista!”. Un po’ come Salvini insomma? “Ma je piacerebbe. Ora però sganci dei soldi, per favore”. Soldi? “Non vedo perché Renzi debba prendere 20.000 euro per un discorso e io niente. Per me 1.500 euro a intervista sarebbe il prezzo giusto” (fonte: Il Messaggero)

L’eurodeputata Alessandra Mussolini neo-salviniana celebra su Twitter la data della marcia fascista su Roma del 1922

(hashtag)28ottobre

La presidente di Fdi Giorgia Meloni  in conferenza stampa a Montecitorio e su Twitter, al grido di “Non passa lo straniero”

100 anni fa vincemmo la Prima Guerra Mondiale. I nostri Eroi ci fecero liberi e sovrani”, “Il 4 novembre è molto più unificante di altre feste che oggi sono festa nazionale“, 25 aprile e 2 giugno sono “due feste più divisive

Paolo Savona ministro degli Affari europei del “Governo del cambiamento”, incalzato da Sarah Varetto sul tema condonatorio

E perché allora noi non dovremmo farlo il condono? Sarebbe sempre una redistribuzione del reddito dai più ricchi ai più poveri” (fonte: SkyTg24)

Camillo D’Alessandro il deputato Pd che ha sguainato una FORCHETTA durante il suo discorso alla Camera per protestare contro il condono 

“I 5 Stelle con la norma sul condono hanno preferito mangiare che governare, altro che onestà. La forchetta ho dovuto nasconderla, mettendomela in tasca, perché non è consentito portarla in aula. Veniva dalla buvette, era di quelle piccole, da frutta. In molti si sono complimentati per il gesto, tra cui il vicepresidente Rosato, anche se non potrebbe farmeli visto il suo ruolo…” (fonte: Un Giorno da Pecora, Rai Radio 1)

Il parlamentare 5 Stelle Gianluigi Paragone si scaglia contro i dissidenti del Movimento che non sembrano intenzionati a votare il DL Sicurezza

A De Falco dico, parafrasando il dialogo con Schettino: la smetta cazzo!”  (fonte:  Radio Cusano Campus)

Con una Capitale messa in ginocchio dal maltempo, ritornano alla mente i commenti ironici dell’attuale sindaca Virginia Raggi e altri colleghi grillini, ai tempi dell’opposizione a Marino

Tuonava l’allora consigliera nel 2014: “Inaccettabile che la verifica sulle alberature si faccia sempre dopo“, “le alberature pericolanti sono un pericolo per tutta la città”. E ancora, sarcastica: “Se il problema sono i rami pericolanti, suggerirei di potarli“. Nel 2015: “Roma: domani piove. Gonfiate i gommoni!“. A darle manforte, Di Battista: “Piove un giorno e Roma diventa la città più invivibile d’Europa. #SottoMarinoDimettiti

Antonio Padellaro l’ex direttore del Fatto Quotidiano, sulle pagine del giornale diretto da Marco Travaglio, il giorno dopo la protesta al quartiere San Lorenzo contro la sindaca di Roma

Vorrei che la Raggi restasse dov’è perché il corso di un sindaco si giudica dopo cinque anni. Perché peggio di così non potrà fare. Perché è una donna tenace che è stata lasciata troppo spesso sola, che va rispettata. Vorrei, infine, per Virginia Raggi un’ultima chance perché l’ho votata e non vorrei sentirmi un coglione”

Di Maio vs. Calenda. Leggiamo dal… Sole 24 Ore (testuale)

Di Maio: “Pil colpa del Pd”.

Calenda: “Colpa mia e di mia zia

Il deputato Pd Andrea Orlando intervistato da Antonello Caporale per Il Fatto Quotidiano

È un caso umano di downgrade. Andrea Orlando, ministro prima dell’Ambiente e poi della Giustizia, è stato declassato dal popolo italiano dalla tripla AAA alla tripla BBB col voto del 4 marzo. (…) Andrea Orlando è mite, dialogante, ligure e parsimonioso. “Devo dire che ho messo da parte più di quanto i genitori abbiano potuto in una vita intera”. Tutto in conti correnti. “Ma è poco”. In banche sicure o traballanti come Carige? “Carige? Niente. Anzi no, un piccolo conto lo dovrei avere anche là

L’economista Carlo Cottarelli canta ‘Azzurro‘ a Un Giorno da Pecora e si racconta

La musica è una delle mie grandi passioni, suono la chitarra anche se non ho mai preso lezioni. Avevo anche una band quando lavoravo a Bankitalia, ci chiamavamo i White Noise, cantavamo cose tipo Shel Shapiro”. È vero che prende 11mila euro di pensione al mese? “Si, di netto. Avevo un reddito elevato perché ero ai vertici del Fondo Monetario Internazionale

Il cantante e conduttore tv Francesco Facchinetti  a La Zanzara, su Radio 24

Per chi ha ucciso Desirèe ci vuole la pena di morte. Il buonismo ed in generale il porgi l’altra guancia sono la rovina del nostro millennio. Io sono pro Robespierre. Le leggi ci hanno rotto i coglioni, e chi mi dice populista vada a fare in culo. Salvini adesso lo voterei, almeno è uno che cerca di dire delle cose, che se le analizzo, hanno un senso. Sa fare il politico. Ha iniziato dal basso

Patrizia Ovattoni segretaria della Lega di Prato intervistata da Cruciani e Parenzo a La Zanzara

Piste ciclabili a Prato? Sembrano una misura fatta apposta per i richiedenti asilo e per gli immigrati, perché di solito si spostano a piedi o in bicicletta. Chi va a lavorare si sposta con la macchina. Le piste ciclabili non servono certamente ai pratesi, noi abbiamo da lavorare

La neo consigliera leghista provinciale in Trentino Katia Rossato  intervistata da L’Adige

I bimbi stranieri occupano le altalene: creano disagio”. “L’ultimo libro che ho letto? Non leggo”. Poi la precisazione, su Facebook: “Il “non leggo” è riferito a libri nella forma classica che tutti conosciamo, ma periodici di economia e finanza che prediligo particolarmente, articoli interessanti, editoriali ed interviste, specialmente se del nostro #MatteoSalvini… non me li perdo mai!”

Matteo Salvini: “C’è posta per te, episode II

Mi è arrivata ora in ufficio una busta chiusa dalla Procura di Catania: sarò assolto o indagato??? Dai che la apriamo insieme! Intanto buon Ognissanti a tutti voi Amici, e un abbraccio a chi lavora. 🔴VIDEO LIVE” (fonte: Twitter)

Jair Messias Bolsonaro, ex militare, candidato del Partito social liberale (Psl), è stato eletto nuovo presidente del Brasile per la gioia di Salvini e non solo. Ecco alcune sue massime 

Sugli omosessuali: “Se vedo due uomini che si baciano per strada, li uccido” (ottobre 2002). “Sarei incapace di amare un figlio gay. Non sarò un ipocrita: preferirei un figlio morto piuttosto che si presenti con un tipo con i baffi. Ma i miei non corrono questo pericolo, sono stati educati come si deve. Con un padre presente il problema non si pone” (giugno 2011)  Sui diritti umani: “Sono a favore della tortura” (maggio 1999) – Dicembre 2014, alla politica Maria do Rosário, ripetendo un commento che le aveva fatto per la prima volta nel 2003: “Ho detto che non ti violenterei perché non te lo meriti”. – Sulle quote e le politiche di azione affermativa: “Basta con le politiche per i ”poverini”. Adesso sono tutti da proteggere, le donne, i neri, i gay, i nordestini… Tutto questo con me finirà” (ottobre 2018) – Gran finale: “Sono a favore di una dittatura. Non risolveremo mai i problemi della nazione con questa democrazia irresponsabile” (1992) (fonti: Tpi.it e Corriere.it)

Sul profilo Twitter ufficiale M5s Camera , tanto per dire…

“Comprare la Repubblica equivale a finanziare il Pd. Meglio darli in beneficenza”. Ecco come i “grillini” interpretano la libertà di stampa….

Elio Lannutti senatore 5 Stelle sull’editorialista del Corriere della Sera Federico Fubini 

Fubini, ventriloquo di Soros, criminale speculatore sulla lira e dei brigatisti degli spread agitato dalle élite per schiavizzare i popoli e la sovranità democratica, nemico degli italiani. Informatevi!”  (fonte: Twitter)

Luigi Di Maio intervistato sempre da Enrico Lucci 

Se lo spread continua a salire voi che fate? “E vabbè, come si dice, Se mia nonna aveva le ruote era una carriola...” (fonte: Rai 2)

L’epic fail del premier Giuseppe Conte, incontrando la stampa estera

“Io vi sfido a trovare un altro Paese in Europa che dal 2013 abbia ricevuto 688 mila persone con accoglienza indiscriminata e poi mi dite cosa succede…“. E tutti i giornalisti, in coro: “La Germania!




“Giustizia rapida per il sequestro di un giornale”: ma la legge non deve essere uguale per tutti ?

di Antonello de Gennaro

A differenza di qualche squallido individuo che purtroppo ha il tesserino di giornalista professionista in tasca, non ho mai goduto per le disgrazie di un collega o di un giornale, perchè quando chiude un giornale, chiude una voce d’informazione, e questo non è quasi mai una buona notizia per la libertà di stampa. Quindi lunga vita alla Gazzetta del Mezzogiorno. Ma nella legalità e trasparenza.

Ieri il direttore del quotidiano lA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO si è finalmente accorto di aver un editore sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa, e si è prodigato a scrivere un editoriale in cui nel difendere il suo datore di lavoro che gli paga lo stipendio, ha dimenticato di scrivere e raccontare ai suoi lettori più di qualcosa.  Infatti scrive “Finito sotto indagine nel 2007 per concorso esterno in associazione mafiosa, nel 2012 era sopraggiunta la richiesta di archiviazione da parte della procura catanese. Richiesta bocciata dal Gup che ha disposto la trasmissione degli atti al pm“,  ed aggiunge “Esprimiamo qui la nostra piena solidarietà all’editore Ciancio Sanfilippo che ha sempre lasciato totale autonomia alla direzione e alla redazione della Gazzetta. Siamo certi che dimostrerà la correttezza del suo operato“. 

Scrivendo tali concetti Giuseppe De Tomaso accusa i magistrati ed il Ros dei Carabinieri , cioè l’elite investigativa dell’ Arma di non aver fatto bene e correttamente il proprio dovere e lavoro. Conoscendo personalmente la sua carriera, che conosco molto bene nei minimi dettagli, fidandosi esclusivamente di chi gli paga lo stipendio, De Tomaso  esalta il suo editore Mario Ciancio di Sanfilippo  per la “totale autonomia” e di aver “sempre lasciato totale autonomia alla direzione e alla redazione della Gazzetta”. Purtroppo non poche volte anche la libertà di diffamare, di violare segreti di Stato, di calpestare il segreto istruttorio. Ma il direttore de La Gazzetta del Mezzogiorno dimentica che lasciare totale autonomia alla direzione e alla redazione di un giornale, non è nulla di speciale, ma bensì la la normalità, peraltro prevista costituzionalmemte e garantita dalla Legge sulla Stampa e da quella professionale per chi svolge l’attività del giornalista.

De Tomaso nel suo editoriale in difesa di Ciancio aggiunge  “auspichiamo solo che i tempi della giustizia siano veloci. Sia perché giustizia ritardata equivale a giustizia negata. Sia perché, nel caso specifico di un giornale, la stabilità della proprietà, e della governance, costituisce una premessa essenziale.  L’editoria attraversa il periodo più difficile della sua storia. I bilanci delle aziende sono in rosso da parecchi anni, anche se le ristrutturazioni aziendali hanno abbattuto costi fissi e costi variabili

E qui scrive tante eresie. Innanzitutto perche l’ attività di un giornale è un’attività editoriale, quindi economica, imprenditoriale come tante altre svolte in lungo e largo del Paese e quindi non può e non deve godere di alcun privilegio. Se l’editoria attraversa il periodo più difficile della sua storia è anche a causa dei giornalisti e del sindacato che hanno sempre cercato delle protezioni contrattuali e corporativistiche non accorgendosi che in tutto il mondo l’informazione è cambiata, il giornalismo non è più una corporazione di persone libere di scrivere tutto quello che vogliono, essendo sopraggiunta la libera circolazione delle notizie attraverso la rete Internet ed i socialmedia.

Se i bilanci sono in rosso (per fortuna non tutti) è colpa di chi non è capace di realizzare un prodotto editoriale capace di interessare il lettore, e conseguentemente gli investitori pubblicitari. Ci sono in circolazione buoni esempi di attività editoriale, come quella del Fatto Quotidiano, dove lavorano giornalisti ed amministrativi, che sono meno della metà dei giornalisti della società editrice presieduta da Antonio Padellaro. Ma che in edicola vendono 3 volte di più della Gazzetta del Mezzogiorno che non a caso è scesa al suo minimo storico di lettori.

elaborazione dati: Prima Comunicazione

 

Secondo i dati ADS diffusi lo scorso 7 settembre, la Gazzetta del Mezzogiorno a fronte di una tiratura (stampa) di 27.919 copie giornaliere,  riesce ad avere una diffusione (vendita) soltanto di 19.297 copie, che se ripartite fra i 6 capoluoghi di provincia pugliesi ed i 2 della Basilicata, rappresentano una vera e propria miseria di lettori. Basti pensare ad esempio che La Libertà, il quotidiano di Piacenza,  vende ogni giorno in tutta la sua provincia la media di  18.150 copie al giorno  ! Con la differenza che Piacenza ha soltanto 286.752 abitanti, praticamente quasi quanto la città di Taranto ! Senza considerare poi che nelle regioni di diffusione della Gazzetta del Mezzogiorno, e cioè  la Puglia e la Basilicata vivono circa 4 milioni e 500mila abitanti !

Se quindi alla Gazzetta del Mezzogiorno non sono capaci di realizzare un prodotto editoriale degno di attirare l’attenzione dei lettori, la colpa è di chi scrive, dirige e confeziona quel giornale, e non certo dei Carabinieri del Ros o dei magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, che rischiano ogni giorno la propria vita, spesso sottopagati.

De Tomaso continua nel suo editoriale scrivendose l’informazione scritta regge, nonostante tutto, lo si deve alla volontà di editori, giornalisti e poligrafici, di credere a un prodotto che rappresenta il cuore, la premessa di una vera democrazia. È un filtro, un corpo intermedio, senza i quali una democrazia liberale evolverebbe in una democrazia autoritaria o plebiscitaria“. In Romagna, chiamerebbero tutto ciò una vera e propria “pugnetta” (a due mani aggiungiamo noi). L’informazione circola tranquillamente e sopratutto senza filtri e senza interessi occulti, grazie alla Rete, cioè ad Internet. E non c’ alcun autoritarismo che tenga.

L’ editoriale si conclude con un peana….”L’impresa giornale, poi, è un’impresa particolare. È un bene intellettuale, un bene diverso da altri beni strumentali o voluttuari. Certo, il conto economico è essenziale. Ma è essenziale, anche o soprattutto, il brand, la storia, la credibilità di una testata. …… Noi continueremo a svolgere il nostro lavoro, così come abbiamo sempre fatto, augurandoci che sia preservato l’intero patrimonio, storico, ideale, umano di questo giornale“.

Qualcuno spieghi a De Tomaso che,  contrariamente a quanto chiedeva ripetutamente un suo giornalista (guarda caso un sindacalista…)  e cioè il sequestro della nostra testata, senza mai ottenerlo, nessuno ha sequestrato o chiuso La Gazzetta del Mezzogiorno, e noi ci auguriamo che non accada mai, ma semplicemente posto sotto sequestro le quote societarie dell’ EDISUD spa, riferibili all’ editore Mario Ciancio di Sanfilippo, cioè il 63 per cento dell’azionariato. Sequestro effettuato perchè in questa società sono stati investiti da Ciancio secondo le indagini della Procura di Catania oltre 10milioni di euro9 dei quali non sarebbero giustificati motivo per cui la Procura ha chiesto il sequestro del 33% delle quote e il 100% della Messapia.

La Gazzetta del Mezzogiorno è  quindi libera di uscire, i giornalisti di scrivere e lavorare, e nessun magistrato o commissario giudiziario potrebbe mai influire sulla gestione giornalistica, ma solo su quella societaria, quindi queste preoccupazioni onestamente ci fanno ridere. Piuttosto i colleghi del quotidiano barese-siculo si impegnino a riconquistare lettori e conseguentemente inserzionisti, contribuendo ad una sana gestione economica-editoriale. L’ editoria, l’informazione, il giornalismo, non sono attività no-profit, e quindi come tutte le attività quando non producono reddito, utili per far fronte alle spese, è giusto che chiudano, secondo quanto previsto dalle vigenti norme di Legge.

Ma per cortesia, lasciate lavorare in pace le forze dell’ ordine ed i magistrati che fanno la guerra alla mafia, scovando e sequestrando capitali di dubbia e non provata provenienza. E se alla Gazzetta del Mezzogiorno non sono capaci di informarsi meglio, lo possono fare anche leggendo quello che abbiamo raccontato noi ai nostri lettori. (leggi QUI




Presentato a Roma il libro di Antonio Padellaro: “Il fatto personale”

Schermata 2016-05-20 alle 23.14.56Presso lo Spazio Feltrinelli di Roma nei giorni scorsi è stato presentato il libro scritto dall’ottimo collega ed amico Antonio Padellaro: “Il Fatto Personale” che narra un lungo percorso giornalistico, dell’ex direttore-fondatore del Fatto Quotidiano, ora presidente della casa editrice che lo edita, già direttore dell’ Unità ed ancor prima caporedattore della redazione romana del Corriere della Sera e poi all’ Espresso.

La presentazione del libro ed il dibattito con Bruno Manfellotto ex- direttore del settimanale L’ Espresso di cui ora è editorialista e Furio Colombo già professore associato alla prestigiosa università di Columbia University a New York,  credeteci, vale più di cento ore degli inutili corsi di aggiornamento dell’ ordine dei giornalisti o delle varie associazioni sindacali regionali.

Godetevi il filmato, imparerete sicuramente qualcosa sul giornalismo e sull’ informazione. Buona visione

 

 

 




Michele Santoro entra nel ‘Fatto Quotidiano ’ e prepara il lancio del quotidiano nella produzione televisiva

nella foto Michele Santoro ed Antonio Padellaro

nella foto Michele Santoro ed Antonio Padellaro

La società Zerostudio’s la cui maggioranza è detenuta dal giornalista  Michele Santoro ha acquisito il 7% della Società Editoriale il Fatto, presieduta da Antonio Padellaro, editrice del quotidiano diretto da Marco Travaglio. L’ingresso della società di Santoro nell’azionariato, è sicuramente un preludio importante per gli  sviluppi futuri della Società che prevedono la creazione di un laboratorio televisivo anche sul web a cura di  Michele Santoro.

La Società Editoriale il Fatto nell’assemblea degli azionisti ha inoltre costituito il “comitato dei garanti” formato da Peter Gomez, Marco Lillo, Antonio Padellaro, Michele Santoro, Marco Travaglio. Il comitato ha lo scopo di garantire l’indipendenza e la qualità dell’informazione diffusa con qualunque mezzo e tecnologia anche elaborando un manifesto deontologico dell’informazione sul modello di quelli in vigore in Inghilterra al “the Guardian” e alla “BBC”.

CdG Belpietro FeltriNon è l’unica notizia che riguarda l’editoria e si registra infatti un avvicendamento in sella al quotidiano Libero: torna alla direzione per la terza volta Vittorio Feltri . Oggi Maurizio Belpietro ha firmato il suo ultimo numero da direttore con un editoriale (leggi QUI) . “Questo è il mio ultimo articolo per Libero. L’ editore ha deciso un avvicendamento alla guida del vostro quotidiano. Come in ogni giornale, l’ editore è sovrano e io mi faccio da parte.” Si conclude così l’editoriale di Maurizio Belpietro, l’ultimo scritto nella veste di direttore, pubblicato oggi su ‘Libero’.

Per Vittorio Feltri si tratta in un ritorno alla guida del giornale da lui fondato nel 2000, di cui è stato direttore e co-editore per 9 anni, fino alle dimissioni avvenute nel 2009.




I Gufi e la comunicazione nella politica di oggi

di Gianluca Comin *

Ho seguito con molto interesse la diatriba andata in scena sulle pagine de Il Fatto Quotidiano tra Antonio Padellaro e Filippo Sensi, il portavoce del presidente del Consiglio Matteo Renzi. Al centro del contendere l’autorevolezza della comunicazione istituzionale del primo ministro. È uno spunto interessante per analizzare in che direzione sta andando la comunicazione politica degli ultimi anni. Il gufo utilizzato dal premier nelle slide della conferenza di fine anno simboleggia indubbiamente il disfattismo nostrano. Quel gruppo di persone che non crede nel cambiamento perché «finora non è successo niente» e pertanto non pensa né spera che possa avvenire.

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nella foto Filippo Sensi portavoce di Matteo Renzi

AVERE UN NEMICO IN POLITICA È UTILE. L’utilizzo di un nemico, vero o inventato, è una pratica piuttosto comune nella dialettica politica degli ultimi cinquant’anni. Fa sentire i cittadini parte di un gruppo, sicuri di stare dal lato “giusto” della barricata, e delinea nettamente il perimetro del messaggio pronunciato da un leader.
Tuttavia, come ha cercato di spiegare Filippo Sensi, i codici comunicativi dei leader politici stanno cambiando radicalmente. Non bisogna stupirsi che un premier giovane, che si è sempre presentato come alfiere del cambio generazionale, si faccia portatore di innovazioni comunicative che possono spiazzare un pubblico di giornalisti e politici abituato a codici più tradizionali.
Basti pensare al presidente degli Stati Uniti Barack Obama. L’abbiamo visto di recente sgommare su una corvette del 1963 accanto al conduttore televisivo Jerry Seinfield, per il programma televisivo Comedians in cars getting coffee.
Ma non è la prima volta che Obama si lascia andare a simpatiche gag. Il popolarissimo sito Buzzfeed lo ha convinto a girare un video virale dal titolo Things everybody does, but doesn’t talk about, in cui faceva smorfie davanti allo specchio e si fotografava con un selfie stick. O ancora la cancelliera Angela Merkel, che di certo non manca di un forte lato istituzionale, mentre beve una pinta di birra ai festival folk di paese. Non ultimo Vladimir Putin, che più volte ha mostrato il suo lato “privato”, attraverso servizi fotografici in palestra, a pesca o assieme ai suoi cani.

Tuttavia il leader politico è in grado di distinguere nettamente i vari contesti in cui si trova e non compiere errori: negli incontri ufficiali lo stile deve essere chiaramente istituzionale e rigoroso.
Tornando all’esempio di Obama, è proprio la sua capacità di essere sé stesso con naturalezza (dal pranzo al McDonald’s al ricevimento a Buckingham Palace) che rende il suo comportamento in pubblico più credibile e genuino.

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nella foto Antonio Padellaro

ORA SI PARLA AGLI ELETTORI, NON AI GIORNALISTI. Il premier Matteo Renzi può essere a volte criticato per la sua tendenza a forzare un po’ la mano di fronte a un pubblico, come quello italiano, che non è pronto a vederlo con un cono gelato in mano e subito dopo in divisa davanti ai soldati in Libano. Rimproverargli però l’incapacità di gestire le diverse tipologie di comunicazione è esagerato.
Al centro dello scontro Padellaro-Sensi c’è una tendenza della comunicazione politica che fa ormai la differenza: la scelta dell’interlocutore. Matteo Renzi, come Berlusconi prima di lui, non parla in via preferenziale ai giornalisti o agli addetti ai lavori, ma agli elettori. È questa forse un’ulteriore forma di disintermediazione operata dal leader del Partito democratico, che ha impatti sia sul linguaggio sia sul modus operandi di chi fa politica. Anche negli scontri pubblici più celebri, come quello con i sindacati, è chiaro che il vero destinatario dei suoi discorsi è sempre stato il cittadino-elettore, non qualche autorevole editorialista.
Il gufo, senza per forza giustificare l’aggressività retorica di Renzi, potrebbe essere interpretato come il simbolo dell’altro da sé: il “diverso” perché portatore di una visione antitetica delle cose, più scettico sulla possibilità di intervenire nel contesto che ci circonda.
Da qui gli attacchi, non solo di Padellaro, a un linguaggio considerato troppo diretto e poco istituzionale: parlare in modo semplice e senza filtri (senza per forza scivolare nel semplicismo) evita sicuramente le secche del “politichese”, ma toglie al giornalista il (legittimo) potere di interpretazione della notizia e di decrittazione del linguaggio politico.

L’OBIETTIVO È RESTARE A GALLA NEL FLUSSO DI NOTIZIE. A che pro dedicare il caffè mattutino alla lettura di pensosi editoriali, quando basta scorrere le agenzie (o la timeline di Twitter!) per venire a conoscenza delle decisioni del premier? Forse è proprio questo il senso della polemica tra un cronista di razza come Padellaro e un ex giornalista quale Sensi. In realtà, a ben guardare, la sterzata comunicativa del leader Renzi è dovuta soprattutto a un contesto in vorticosa evoluzione, segnato da eventi che, a mio avviso, hanno imposto al ‘Rottamatore’ un cambio di paradigma: penso all’impetuosa discesa in campo di Beppe Grillo e al successo del suo movimento, all’esigenza di rilanciare il centrosinistra umiliato dalla “non-vittoria” del 2013 e alla diffusione a macchia d’olio dei social network, con cui è necessario fare i conti.

Restare a galla nel flusso quotidiano di notizie e identificare strategie che permettano ai leader di partito di non essere travolti dal mare del web è un obiettivo che richiede (anche) l’adozione di un linguaggio incisivo e diretto, a tratti aggressivo o canzonatorio.
L’essenziale è trovare sempre il giusto equilibrio tra compostezza istituzionale e dirompenza verbale.

* tratto dal quotidiano online Lettera43




Amici e parenti invitati a Bruxelles del M5S a spese dei contribuenti. Tutto regolare…?

Il Movimento 5 Stelle da sempre si dichiara contro la “casta” e le sperpero del denaro dei contribuenti. Ma quando i soldi sono dell’Unione europea cambiano idea…!  È stato il Fatto Quotidiano sotto la direzione dell’ottimo collega ed amico Antonio Padellaro, prima che lo sostituisse il simpatizzante “grillino” Marco Travaglio, a  scoprire e rivelare che più di qualcuno degli europarlamentari del Movimento 5 Stelle è solito invitare amici, parenti e conoscenti, tutti completamente ospiti ed  a spese dei contribuenti.

Ogni anno Bruxelles consente ad ogni parlamentare europeo di invitare 110 persone senza pagare. Il viaggio aereo e l’albergo sono infatti pagati con i soldi dai contribuenti. “In teoria – si legge sul giornale diretto da Antonio Padellaro – dovrebbero essere scolaresche nell’ottica di far conoscere il Parlamento europeo, ma sugli aerei ci finiscono amici, amici degli amici, parenti e amanti“. “Di scolaresche neanche l’ombra“, conclude il quotidiano romano.

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Uno dei casi citati è quello dell’europarlamentare grillina Daniela Aiuto, che avrebbe già fatto viaggiare cinquanta persone senza neanche l’ombra di una classe di studenti. Tra gli invitati dell’ Aiuto incredibilmente risulta anche  Filippo Paolini l’ex sindaco del Pdl di Lanciano , condannato dalla Corte d’Appello de L’Aquila per falso ideologico. “È vero, sono andato – ha confermato Paolini -. Ma non sono più sindaco da tre anni né tesserato del Pdl. Ho votato Daniela insieme a tutta la mia famiglia. La conosco per motivi personali, in quanto sono l’avvocato del suocero“.

L’eurodeputata grillina si è difesa sostenendo di aver invitato “rappresentanze dell’imprenditoria locale, dei professionisti, dei cittadini comuni e, naturalmente, degli attivisti“. Il dato di fatto è che l’unico parlamentare grillino ad aver pubblicato i nomi e le motivazioni degli inviti a Bruxelles è Laura Ferrara. Tutti gli altri, nulla. Alla faccia della battaglia sulla trasparenza !

Schermata 2016-01-06 alle 23.33.01Chissà se l’eurodeputata “grillina” tarantina Rosa D’ Amato avrà la cortesia e trasparenza di pubblicare l’elenco dei suoi ospiti. Anche nel suo sito (vedi QUI) non c’è nessuna traccia. Nel frattempo la D’ Amato con i suoi sodali attivisti grillini dipendenti dell’ ILVA hanno denunciato l’azienda siderurgica in amministrazione straordinaria, per una questione di privacy. A proposito sapete chi è il loro legale ? L’ avvocato Ylenya Lucaselli, candidatasi nelle liste dell’ UDC alle Comunali del 2005 con Rossana Di Bello candidata Sindaco (per Forza Italia), e successivamente si è candidata alla Provincia 2009 con Gianni Florido Presidente. Della serie a volte ritornano….

Schermata 2016-01-07 alle 14.28.00Noi nel frattempo vi ricordiamo alcune “cose” sui parlamentari selezionati, candidati ed eletti a Taranto dal Movimento 5 Stelle in Italia ed in Europa. Sono i profili autobiografici, pubblicati sul sito del Movimento 5 Stelle alle ultime elezioni amministrative per il Comune di Taranto, dove nessuno dei tre venne eletto. Il record è però della Labriola: una sola preferenza, cioè un solo voto ! Ma che le bastò per essere candidata ed eletta, (ma senza le preferenze al candidato ) alla Camera dei Deputati !

PARLAMENTO ITALIANO

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Schermata 2016-01-06 alle 23.50.10

PARLAMENTO EUROPEO

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Ecco a chi hanno affidato il voto i “grillini” tarantini. Competenze  ? Inesistenti. Tre illustri ex-“disoccupati” che ora incassano 20mila euro al mese in Italia, ed oltre 25 mila in Europa !

Abbiamo dato un’occhiata a due siti europei, per valutare l’attività dell’eurodeputata D’Amato, utilizzando Mep Ranking (vedi QUI) , una delle due classifiche di produttività redatte da altrettante società britanniche grazie al generoso finanziamento della stessa Eurocamera: 300 mila euro all’anno per fare “le pulci” alle attività degli eurodeputati. Un’attività a dir poco mediocre.

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A guidare il Mep Ranking è il liberaldemocratico croato Ivan Jakovcic, primo con 591 punti, frutto di una somma statistica tra il numero degli interventi in aula, comprese le dichiarazioni di voto, la quantità di rapporti firmati come titolare e come relatore ombra (ossia il relatore per il proprio gruppo politico), la cifra delle risoluzioni proposte e quella delle dichiarazioni scritte.

Dietro il croato, il podio è tutto azzurro, appannaggio proprio dei nostri due litiganti: il casertano Caputo a quota 555 si gioca l’argento con la bassanese Bizzotto, distanziata di 30 punti. E poi ancora tanta Italia nella top ten: i grillini Ignazio Corrao, Marco Valli e Fabio Massimo Castaldo si piazzano quinto, settimo e nono. Non pervenuta la “tarantina” Rosa D’ Amato ! Cinque italiani nei primi 10 e subito fuori ecco Barbara Matera, Forza Italia, 12esima, Giovanni La Via, Ncd, due gradini più sotto e quindi a seguire Lara Comi e Aldo Patriciello, altri due di Forza Italia, quindicesima e sedicesimo. In totale nove nei primi venti, meglio della valanga azzurra di Thoeni e Gros.

Tutto cioò dire che lavoriamo e ci facciamo sentire a Strasburgo più dei tedeschi ? Guardando alle cifre ci sarebbe di che sfatare il mito dell’italiano fannullone, se non fosse che la rosea classifica di alcuni dei nostri rappresentanti – alcuni, assolutamente non tutti – nasconde altri miti italici, legati alla furbizia.

Andiamo per specialità. Patriciello, Forza Italia, va forte nelle dichiarazioni di voto, tanto forte che giustifica anche voti a cui non ha partecipato. In questo spicchio di legislatura – gli eurodeputati sono stati eletti giusto un anno fa e sono arrivati a Strasburgo nel luglio 2014 – per 28 volte Patriciello ha spiegato il perché del suo (quasi mai del suo No) su voti realizzati in plenaria in cui non era fisicamente presente, quindi non poteva votare. Per altre 7 volte era a Strasburgo, ma aveva altro da fare, niente voto nemmeno in questi casi, ma poco importa, una dichiarazione non si nega a nessuno. Andando poi alla sostanza delle sue dichiarazioni di voto, sono praticamente tutte uguali: riprende due o tre paragrafi del testo della risoluzione votata e quindi alla fine aggiunge “per tali ragioni ho espresso il mio voto favorevole”.

Schermata 2016-01-07 alle 00.34.02La Bizzotto è invece è la indiscussa numero 1 nella categoria proposte di risoluzione: ne ha presentate 181, ad un ritmo di oltre una ogni due giorni, dalla tutela del Prosecco al finanziamento del terrorismo islamico, dall’estrazione di idrocarburi in Croazia al cyberbullismo in Italia. Temi differenti ma una sola struttura: un paio di considerando e un invito alla Commissione Ue a studiare il caso. Poco lavoro, tanto nessuna di queste proposte di risoluzione ha mai visto la luce, cioè è mai stata sottoposta al voto del Parlamento, né ha speranze di vederla visto che i deputati della Lega sono marginalizzati nel gruppo dei Non Iscritti.

Anche se non vanno da nessuna parte queste risoluzioni quasi in fotocopia, se non fosse per l’argomento, fanno comunque punteggio, eccome. Su questo terreno il suo avversario Caputo, che eccelle nelle dichiarazioni di voto e nel numero degli interventi in aula, è facilitato dall’appartenenza al gruppo S&D, il secondo dell’emiciclo. Delle 101 risoluzioni che ha firmato si tratta nella quasi totalità di risoluzioni presentate da altri membri del suo gruppo o di risoluzioni comuni realizzati con altri gruppi e da lui sottoscritte. Una firma e via che il punteggio sale.

Come sale con le interrogazioni parlamentari, e qui si apre il capitolo forse più scabroso dell’iperattività di molti eurodeputati. La Bizzotto ne ha depositate 303, quasi una al giorno, seconda solo alla maltese Marlene Mizzi, imbattibile a quota 376. Altri, come Lara Comi, ferma a 171, vanno a ondate, lei ne ha firmate 92 nella stessa giornata, il 31 marzo.

Dalla Commissione fanno notare che dall’inizio dal primo gennaio al 31 maggio sono piovute 7.773 interrogazioni, se si mantiene il trend dei primi 5 mesi del 2015, per fine anno si arriverà alla cifra astronomica di oltre 18.500. Ognuna va registrata e classificata, quindi inviata alla Commissione, lì ad occuparsene è un unità di otto persone, che le valuta e le smista alla Direzione o alle Direzioni Generali competenti. Una volta ricevute le risposte, vengono assemblate, tradotte, classificate e rinviate al Parlamento, il tutto per un costo medio, come si evince dalla relazione del rapporto sul bilancio 2015 della Ue, “di 1.200-1.500 euro per interrogazione”. Facendo i conti la Bizzotto ha già fatto spendere ai contribuenti Ue tra i 360 ed i 450 mila euro. Se nel 2015 si supererà quota 18.500 interrogazioni totali, l’esborso complessivo sarà di oltre 22 milioni di euro.

Il problema è che in grandissima parte queste interrogazioni non hanno base giuridica, in sostanza non servono a nulla, se non a fare, ancora una volta, punteggio. Nella scorsa legislatura un deputato portoghese ne aveva inviate di colpo 175, la domanda era sempre la stessa: “qual è la relazione commerciale tra la Ue e” e poi di seguito una domanda per ogni paese dell’Onu, avendo almeno l’accortezza di escludere i 28 dell’Europa Unita. Una mole di lavoro impressionante per i servizi della Commissione e il tutto, spesso, per partorire il nulla, non c’è base legale, o informazioni di scarso interesse politico. Ma una mole che permette di dire a chi firma l’interrogazione di essere al top della produttività del Parlamento. Senza in realtà fare nulla !

Per i tre grillini Corrao, Valli e Castaldo che li seguono in classifica, il discorso è diverso. Al di là di una certa tendenza all’interrogazione facile, il risultato è dovuto al fatto che fanno parte nel gruppo, l’Efdd, che sono praticamente gli unici a lavorare, visto che gli euroscettici britannici del Ukip si vedono bene dal fare alcunché. Interventi in aula, rapporti, come relatori o relatori ombra, interventi e risoluzioni sono quindi un prodotto da classifica. “Ma anche per noi si sente il bisogno di essere in una buona posizione nel Mep Ranking”, ammette un eurodeputato grillino mentre sullo smartphone controlla la sua posizione nella classifica per nazione, “anche perché pure io prima di arrivare qui guardavo alla produttività dei deputati. Il problema è che questa classifica è puramente quantitativa, non dice nulla sulla qualità e l’importanza del lavoro che stai facendo”. Ma lo stipendio lo portano a casa lo stesso.