La Supermedia di questa settimana porta qualche elemento di novità che merita attenzione. Il quadro d’insieme è quello di una corsa sempre più serrata tra i due schieramenti principali, con variabili ancora aperte che potrebbero spostare gli equilibri nelle prossime settimane. Il dato più rilevante tra i singoli partiti riguarda ancora una volta il fronte destro dello spettro politico. Fratelli d’Italia sale al 27,9% (+0,7), il valore più alto da diversi mesi, e consolida una ripresa che va avanti ormai da qualche settimana
Contestualmente, Futuro Nazionale subisce il calo più marcato di quest’ultimo periodo: oltre un punto perso in due settimane. Il partito di Vannacci è oggi al 6,1%, appaiato con la Lega. Se confermata nelle prossime settimane, questa tendenza potrebbe ridimensionare fortemente la portata del “fenomeno Vannacci” emerso nei mesi centrali dell’anno

Sul fronte delle opposizioni, il quadro è di relativa stabilità, con alcune sfumature: il Partito Democratico conferma di aver scongiurato (almeno per ora) il rischio di scendere sotto la soglia psicologica del 20%, mentre il Movimento 5 Stelle perde ancora leggermente terreno (mezzo punto), scendendo sotto il 12%. Tre le altre formazioni, da AVS, tutto rimane sostanzialmente stabile

Sul piano delle coalizioni, il dato più significativo è quello della quasi perfetta parità tra campo largo (43,8%) e centrodestra (43,7%). Un dato che, con lo Stabilicum in vigore, rende ogni variazione nei prossimi mesi potenzialmente decisiva. E da questo punto di vista le variabili ancora aperte non mancano. La prima riguarda il Partito Liberal Democratico: secondo alcune indiscrezioni, il partito di Marattin sarebbe in procinto di entrare formalmente nel centrodestra, che aveva già da poco “ingaggiato” anche Sud chiama Nord. Se confermata, questa aggiunta sposterebbe ulteriormente verso il centrodestra un’area di consenso che oscilla intorno all’1% (oggi 1,3%).
Le altre variabili riguardano il versante opposto: i partiti minori del campo largo (da Progetto Civico ad Avanti-PSI, passando per Più Uno e Più Europa) sono ancora in via di definizione, sia sul piano organizzativo sia su quello delle alleanze. Anche su questo fronte, quindi, vi sono piccoli “pezzi” di consenso, intorno all’1% o poco sopra, che potrebbero rivelarsi decisivi.
Ma la congiuntura più recente, quella degli ultimi giorni, sembra leggermente più favorevole al centrodestra, complice (anche) la situazione di tensione nelle piazze che si è avuta la scorsa settimana, che ha inevitabilmente alimentato il dibattito politico e offerto materiale per alcune rilevazioni di interesse (leggi: sondaggi). Il quadro che emerge dalle prime rilevazioni è già abbastanza ricco, e offre spunti decisamente interessanti.
Il primo elemento che colpisce è la distinzione netta che gli italiani sembrano fare tra le ragioni della protesta e i metodi con cui essa si è espressa. Secondo un sondaggio di Noto, il 69% degli intervistati si dichiara solidale con le motivazioni dei manifestanti: una quota molto ampia, che testimonia come le istanze portate in piazza trovino una risonanza ben oltre i confini dell’area politica che le ha promosse. Eppure, questa stessa maggioranza ritiene che tali motivazioni non giustifichino la violenza. Un giudizio che trova conferma anche nei dati di Only Numbers: il 56% degli italiani è del parere che le piazze che degenerano in scontri vadano condannate più che ascoltate. Non c’è un rifiuto della protesta in quanto tale, quindi, ma una distinzione tra contenuto e forma che l’opinione pubblica sembra fare con una certa nettezza
Il 54% degli italiani ritiene efficaci le misure emergenziali prese dal Governo sulle ultime manifestazioni. Per il 39% non sono incisive https://t.co/c349dw3TEu
— SWG (@swg_research) October 27, 2026
Coerentemente con questo orientamento, due italiani su tre (il 66%, sempre secondo Only Numbers) auspicano l’adozione di nuove misure repressive dopo le violenze avvenute a Milano. Una domanda di ordine che attraversa in modo trasversale l’elettorato, senza limitarsi all’area di centrodestra. Anche se poi, come mostra un sondaggio di SWG, le misure emergenziali effettivamente approvate dal Governo non sembrano aver convinto pienamente: solo il 12% degli italiani le giudica appropriate e incisive, mentre la maggioranza relativa (42%) pur approvandole in linea di principio non crede che produrranno effetti concreti.
Messi insieme, questi numeri restituiscono un’opinione pubblica che condivide in larga misura le preoccupazioni sul fronte dell’ordine pubblico, è solidale con parte delle istanze dei manifestanti, ma non vede di buon occhio le piazze che degenerano in violenza, né ripone particolare fiducia nelle (pur auspicate) risposte governative. Un equilibrio instabile, che le prossime settimane potrebbero mettere nuovamente alla prova.






