Sequestrati dalla Finanza a Roma i bar e ristoranti Katanè controllati dalla camorra

Sequestrati dalla Finanza a Roma i bar e ristoranti Katanè controllati dalla camorra

I bar ed esercizi di ristorazione ad insegna Katanè venivano finanziati riciclando i proventi di attività malavitose ed illegali

ROMA – Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma stanno eseguendo questa mattina il sequestro di 4 tra bar ed esercizi di ristorazione siti nella Capitale, per un valore complessivo di oltre 5 milioni di euro, su disposizione della Sezione Specializzata Misure di Prevenzione del Tribunale di Roma – su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.

Contestualmente all’arresto, Vitagliano aveva subito il sequestro di un patrimonio milionario, composto da società, immobili, veicoli e disponibilità finanziarie , frutto del reimpiego dei proventi di attività illecite, tra le quali il traffico di stupefacenti.

Tra i sequestri operati nel 2017 figurano i noti bar “Mizzica!” di via Catanzaro e Piazza Acilia, ancora oggi affidati alla gestione di un amministratore giudiziario.

Alcuni mesi dopo quell’operazione gli specialisti del G.I.C.O. il Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata delle Fiamme Gialle avevano rilevato l’apertura dell’attività “Katanè Sapori di Sicilia ”, in cui vengono somministrate specialità alimentari siciliane, avente un’insegna che richiama fortemente, nella grafica, quella dei bar “Mizzica!”.

In poco più di anno erano stati avviati ben 4 esercizi di ristorazione a marchio “Katanè. L’ultima apertura, dopo quella delle sedi attive nelle zone delle stazioni Termini e Tiburtina, è avvenuta presso la struttura dello storico “Caffè dell’ Orologio”, che aveva chiuso i battenti nel 2017, nel centralissimo Piazzale Flaminio.

Dagli approfondimenti investigativi condotti dal G.I.C.O. su delega della D.D.A. di Roma è emerso che le somiglianze con le attività commerciali sequestrate non si limitavano all’insegna e alla vendita di alimenti e bevande tipici siciliani.

Infatti, le società che gestiscono i nuovi bar sono state costituite tra il 2018 e il 2019 da ex dipendenti delle aziende sottoposte all’originario provvedimento ablativo i quali, nonostante i loro modesti profili reddituali, hanno sostenuto rilevanti spese per la costituzione delle imprese e l’avvio delle attività.

Ma vi è di più. Anche i fornitori sono rimasti gli stessi e nei locali lavorano o hanno lavorato, come dipendenti, familiari dello stesso Vitagliano. Tali univoci elementi raccolti hanno consentito al Tribunale di Roma di disporre il sequestro dei bar e degli esercizi di ristorazione a insegna “Katanè” poiché ritenuti frutto – come quelli cautelati nel 2017 – del reimpiego dei proventi delle attività illecite svolte dal Vitagliano, che li ha gestiti tramite familiari e persone di fiducia. Gli esercizi commerciali posti sotto sequestro verranno ora affidati ad un amministratore giudiziario.

In sede di esecuzione del sequestro dei 4 esercizi di ristorazione “Katanè”, i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma hanno rilevato che Gaetano Vitagliano, tramite una società a lui riconducibile, ha acquistato, circa una settimana fa, 2 ulteriori bar/tavole calde a insegna “I Siciliani”, ubicati in zone centrali della Capitale (via Catania con annesso laboratorio in via Lomellina e via XX Settembre) e, circa venti giorni fa, un bar gelateria in via del Corso.

A seguito di direttive tempestivamente impartite dal Tribunale – Sezione Specializzata Misure di Prevenzione e dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, la misura cautelare patrimoniale è stata quindi estesa anche ai quattro locali commerciali recentissimamente entrati a far parte del patrimonio illegale di Vitagliano.

L’odierna operazione testimonia l’efficacia dell’azione svolta dalla Procura della Repubblica, dal Tribunale e dalla Guardia di Finanza di Roma contro i tentativi di “inquinamento” dell’economia legale da parte della criminalità.

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