Separazione delle carriere tra giudici e publico ministero

Separazione delle carriere tra giudici e publico ministero

Oltre settantamila firme raccolte dalle Camere Penali e consegnate alla politica. Le proposte di legge di iniziativa popolare, come è noto,  sopravvivono anche alla scadenza delle legislature, per cui questo disegno di legge potrà essere portato in discussione nella nuova assise parlamentare.

di Paolo Campanelli

Con la consegna dei plichi contenenti le oltre settantamila firme raccolte lungo tutto il territorio nazionale, l’Unione Nazionale delle Camere Penali ha terminato l’esaltante percorso della proposta di legge ad iniziativa popolare per la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e Pubblici Ministeri. Un epilogo consumatosi in un clima festoso e disteso ma che in realtà è la consegna nelle mani del potere legislativo di una esigenza che è evidentemente sentita in tutta il territorio ed attraverso tutte le componenti della popolazione.

Gli avvocati dell’Unione delle Camere penali sono arrivati a Montecitorio per depositarle. Ed è stata palpabile la loro evidente, giusta soddisfazione. “La separazione delle carriere è una riforma che la politica ha accantonato da troppo tempo per timidezza verso la magistratura” dice il presidente Beniamino Migliucci, dopo aver posato per le foto di rito con una consistente pattuglia di colleghi dietro uno striscione che invoca destini professionali diversi per giudici e pm. “Non è una riforma contro la magistratura, ma nell’interesse del cittadino, che ha diritto di essere giudicato da un giudice distinto da chi accusa. E’ dunque una riforma che la politica non potrà ignorare“.

Si tratta di un disegno di legge che, mantenendo intatta l’autonomia del titolare dell’accusa all’interno dell’ordinamento giudiziario rafforza invece la terzietà del Giudice, separandolo completamente dal PM e ponendolo in posizione di reale equidistanza da accusa e difesa. La proposta prevede, infatti, autonomi concorsi di accesso, autonome carriere, autonomi CSM.

Questo disegno di legge non comprime affatto la capacità di autodeterminazione della magistratura ma prosegue su quel percorso di effettiva realizzazione di un sistema accusatorio pieno che veda contrapposti, davanti ad un giudice effettivamente terzo, accusa e difesa in piena ed effettiva parità di contraddittorio. Ed è stata proprio questa esigenza che ha mosso centinaia di avvocati in tutta Italia che, con la collaborazione di Notai e Cancellieri e nonostante qualche ingiustificato “bastone fra le ruote” hanno perfezionato con scrupolo e dedizione il complesso e rigoroso iter della raccolta delle firme, della certificazione della autenticità, della compilazione dei moduli.

I “banchi” della Unione delle Camere Penali sono spuntati in piazze, tribunali, stadi ed istituti di pena, nelle facoltà universitarie, nelle spiagge, nelle palestre e la adesione è stata convinta e condivisa tra utenti del “servizio giustizia”, intellettuali e semplici cittadini. Proprio per rendere atto di tanti sforzi la Unione delle Camere Penali ha diffuso la classifica delle città che hanno fatto riscontrare le maggiori adesioni e, come si può vedere, numerose realtà centromeridionali, hanno fatto offerto contributi numericamente molto rilevanti.

Tra queste ci piace citare Brindisi (3483 firme sulle complessive 4126 raccolte in Puglia) e Santa Maria Capua Vetere, rilevando l’assenza (o latitanza ) di altre realtà, evidentemente incapaci di cogliere la portata innovativa di questa proposta. Su questa iniziativa si sono registrati pareri contrapposti e trasversali tra politica e componenti della magistratura, con particolare riferimento a resistenze da parte delle sigle associative e di quella parte di stampa evidentemente incapace di sottrarsi dall’abbraccio con le Procure.

Ma, in ogni caso, l’esigenza di un giudice effettivamente e realmente “terzo” non può che essere condivisa, anche a fronte della legittima aspettativa di qualunque cittadino al pieno e corretto esercizio dei propri diritti di difesa che necessariamente ed in ogni singola fase (compresa quella delle indagini) devono esplicarsi in un processo “giusto e garantito”.

Le proposte di legge di iniziativa popolare, come è noto,  sopravvivono anche alla scadenza delle legislature, per cui questo disegno di legge potrà essere portato in discussione nella nuova assise parlamentare. Da parte dell’Unione Camere Penali l’invito a tutte le forze politiche ad aprire una riflessione su questo tema, che riguarda da vicino le garanzie del processo e l’autonomia del Giudice.

Questa la classifica delle firme raccolte in ogni regione (dati aggiornati al 30 ottobre, ore 16:00) :

Sicilia, 7.159 firme raccolte e depositate

Campania, 6.305 firme raccolte e depositate

Lazio, 6.624 firme raccolte e depositate

Emilia Romagna, 6.400 firme raccolte e depositate

Calabria, 4.910 firme raccolte e depositate

Toscana, 4.228 firme raccolte e depositate

Puglia, 4.126 firme raccolte e depositate

Lombardia, 3.065 firme raccolte e depositate

Piemonte-Val d’ Aosta, 2.851 firme raccolte e depositate

Veneto, 2.271 firme raccolte e depositate

Trentino-Alto Adige, 1.637 firme raccolte e depositate

Sardegna, 1.620 firme raccolte e depositate

Marche, 1.608 firme raccolte e depositate

Abruzzo, 1.605 firme raccolte e depositate

Friuli-Venezia Giulia, 1.363 firme raccolte e depositate

Umbria, 1.200 firme raccolte e depositate

Basilicata, 803 firme raccolte e depositate

Liguria, 580 firme raccolte e depositate

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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