SCACCO MATTO AL “RE” DEGLI ASSALTI AI PORTAVALORI. SEQUESTRATO L’IMPERO DI GIUSEPPE MAGNO

SCACCO MATTO AL “RE” DEGLI ASSALTI AI PORTAVALORI. SEQUESTRATO L’IMPERO DI GIUSEPPE MAGNO

Al 55enne, andriese e alla sua famiglia sono stati sequestrati, infatti, 119 terreni agricoli, per un’estensione totale di oltre 530 ettari, 3 aziende agricole, 6 autovetture, tra cui una Porsche Panamera, disponibilità finanziarie varie e ben 29 immobili, tra i quali sia l’immenso autoparco di Via Canosa 400 sia il cosiddetto “Castello”, l’abitazione residenziale divenuta simbolo del potere e della caratura criminale del Magno, immobile che da solo ha un valore stimato di circa 3 milioni di euro.

di REDAZIONE CRONACHE

Dopo essere stato stato catturato in provincia di Lecce il 18 aprile 2020 dopo una latitanza durata per ben sedici mesi, mentre è in corso il processo di primo grado a suo carico, è stato posto sotto sequestro l’intero patrimonio immobiliare e finanziario del pluripregiudicato Giuseppe Magno, noto per essere considerato il “re” degli assalti ai portavalori. Magno era stato arrestato nella notte di sabato 18 aprile 2020 dai Carabinieri del Comando Provinciale di Bari, coadiuvati da quelli del Comando Provinciale di Lecce nella frazione Marittima del comune di Diso (LE), che era latitante dal 4 dicembre 2018.

Questa mattina i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del comando provinciale di Bari hanno dato esecuzione al corposo e articolato decreto emanato su proposta della Procura della Repubblica di Trani, dal Presidente dell’Ufficio Misure di Prevenzione del Tribunale di Bari, dr.ssa Giulia Romanazzi e del collegio composto dal Dott. Giuseppe Battista e dalla Dott.ssa Alessandra Susca, giudice relatore, con il quale è stato disposto il sequestro di beni e disponibilità finanziare per un valore di circa ottanta milioni di euro.

A tanto ammonta l’immenso capitale suddiviso in beni immobili, compendi aziendali, beni di lusso e conti correnti vari – accumulato dal Magno che è attualmente detenuto presso il carcere di Trani grazie alla sua lunga, ed evidentemente fruttuosa, lunga carriera criminale. Ma un tale ricchezza non poteva passare inosservata e così la Procura della Repubblica di Trani, che aveva condotto le indagini conclusesi con l’arresto del criminale andriese, ha delegato la Sezione specializzata in Misure di Prevenzione del Comando Provinciale dei Carabinieri di Bari, che ha passato al setaccio tutti gli acquisti, le costituzioni aziendali e le movimentazioni finanziarie che Giuseppe Magno ed i suoi familiari avevano effettuato negli ultimi 30 anni.

L’attività investigativa ha evidenziato non soltanto la elevata pericolosità sociale del Magno, ma soprattutto l’illecita provenienza dei capitali attraverso i quali il 55enne, pregiudicato, era riuscito a costituire il suo “impero” economico-finanziario. La richiesta avanzata dalla Procura della Repubblica di Trani, è quindi stata accolta dall’Ufficio Misure di Prevenzione del Tribunale di Bari che ha condotto un laborioso e scrupoloso lavoro di analisi, ricostruendo minuziosamente tutto il capitale accumulato, mettendo in luce la provenienza illecita delle risorse finanziarie utilizzate dal proposto e dai suoi più stretti familiari, nonché dimostrando come nel corso degli anni il Magno avesse abilmente “riciclato” ed investivo i frutti delle sue attività delittuose nell’acquisto di beni e nella creazione di varie aziende agricole.

La complessità delle indagini derivante soprattutto dall’avvenuta commistione tra fonti illecite e guadagni leciti, non ha scoraggiato il Tribunale di Bari, la Procura di Trani e i Carabinieri di Bari che, a poco più di un anno dalla cattura del pericoloso criminale, sono riusciti a sottrarre alla disponibilità dello stesso un capitale contaminato poiché frutto di reati spesso efferati. La carriera criminale di Giuseppe Magno è infatti nota: il primo arresto, per furto di auto, risale al 1988; e da quel momento una escalation criminale costellata da furti, ricettazioni, rapine, reati in materia di armi ed assalti portavalori, culminata con il tentato omicidio di una guardia giurata durante un fallito assalto ad un bancomat. Dopodichè la lunga latitanza latitanza e l’arresto dell’aprile 2020.

Solo la caparbia e congiunta azione della Procura di Trani e dell’ Arma dei Carabinieri di Bari era riuscita a mettere fine ad una tale arroganza delinquenziale. Ma poichè la lotta alla criminalità deve essere condotta attraverso strategie investigative ad ampio spettro, capaci di aggredire non solo la persona, ma anche i patrimoni illecitamente accumulati, è stata grazie alla determinata e laboriosa attività del Presidente dell’Ufficio Misure di Prevenzione del Tribunale di Bari, dr.ssa Giulia Romanazzi e dei componenti e del giudice relatore che hanno reso vincente la strategia perseguita, conclusasi con il sequestro di un patrimonio così vasto e variegato.

Al 55enne, andriese e alla sua famiglia sono stati sequestrati, infatti, 119 terreni agricoli, per un’estensione totale di oltre 530 ettari, 3 aziende agricole, 6 autovetture, tra cui una Porsche Panamera, disponibilità finanziarie varie e ben 29 immobili, tra i quali sia l’immenso autoparco di Via Canosa 400 sia il cosiddetto “Castello”, l’abitazione residenziale divenuta simbolo del potere e della caratura criminale del Magno, immobile che da solo ha un valore stimato di circa 3 milioni di euro. Per ogni singolo cespite sequestrato l’Ufficio Misure di Prevenzione del Tribunale di Bari ha proceduto ad una analitica ricostruzione della genesi finanziaria, dimostrando come, di fatto, l’intero patrimonio sia stato costruito grazie ai proventi illeciti delle scorrerie criminali ostinatamente portate avanti per oltre trenta anni da Giuseppe Magno che alle prime ore di questa mattina ha ricevuto in carcere una bella “sorpresa”: la notifica del provvedimento di sequestro.

L’importantissimo risultato odierno non fa che confermare l’importanza strategica della lotta ai patrimoni illeciti accumulati dalla criminalità, sia comune sia di tipo associativo. I profitti e le ricchezze ottenuti attraverso i traffici criminali, infatti, vengono costantemente sottratti all’economia reale, attraverso operazioni di reimpiego in attività apparentemente lecite.

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