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13 Marzo 2026 01:45

Riconoscere l’essenziale e scartare il superfluo

Aurora Miari, 23 anni, Reggio Emilia, studia Giurisprudenza a Bologna, aveva ottenuto un Erasmus in Irlanda e avrebbe dovuto partire, ma il Covid ha bloccato tutto

di Aurora Miari

A febbraio, all’alba della diffusione dei primi casi di Covid, mi trovavo in Islanda per un progetto di volontariato sulla lotta ai cambiamenti climatici. Quando, i primi di marzo, sono atterrata a Malpensa, ho trovato un aeroporto completamente deserto: mi sembrava di sognare. E da quell’esatto momento la mia vita è cambiata radicalmente: dopo tre anni da studentessa fuorisede sono tornata a vivere con i miei genitori a Reggio Emilia, obbligata a lasciare Bologna, la mia città di adozione, e tutto ciò che lì avevo costruito in questi anni.

Senza possibilità di scelta, senza poter salutare luoghi e persone amate, abbandonando quella che era diventata la mia quotidianità. Dopo una settimana mi è arrivata una bellissima notizia: avevo vinto il bando Erasmus, a settembre sarei partita per passare il mio ultimo anno universitario in Irlanda. Ho aspettato l’ultimo anno perché l’unico utile a giurisprudenza per il passaggio di esami da sede estera e sede italiana e l’ho sognato tanto, ritenendolo necessario per i miei progetti lavorativi futuri. Ovviamente, data la situazione sanitaria mondiale, a settembre non sono partita. Ma, nonostante io abbia perso per sempre occasioni e momenti che mai nessuno potrà ridarmi, non riesco a gridare che ‘qualcuno’ mi sta rubando il futuro; cosa che, noto tristemente, i miei coetanei non perdono occasione di fare.

E, anzi, provo quasi paura quando vedo che questi momenti di rabbia hanno coinciso con le chiusure delle discoteche, il divieto di assembrarsi, l’impossibilità di poter bere uno spritz alle 18.30. Il tutto enfatizzato da un utilizzo smodato e sbagliato dei social network, dove sembra quasi essere nata una gara a “chi-è-più-furbo-di-chi”. E con questo non voglio erigermi a santa, ho 23 anni e mancano anche a me quei momenti di leggerezza, ma non riesco veramente a concepire come si possa, dopo quasi nove mesi di pandemia (e i cortei funebri di Bergamo, le centinaia di morti al giorno, gli ospedali al collasso), non rendersi conto che esiste effettivamente qualcosa di cui si può fare a meno.

È doveroso, anche e soprattutto, a vent’anni valutare e saper riconoscere l’essenziale dal superfluo. E quindi continuo a chiedermi: è questo il futuro che ritenete vi stiano rubando? O siete forse voi, in questo modo, a servirlo su un piatto d’argento a chi non aspetta altro che divorarvelo?.

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