Regna indisturbato il “mercato parlamentare”: 235 cambi di partito in meno di due anni

Regna indisturbato il “mercato parlamentare”: 235 cambi di partito in meno di due anni

Da Letta a Renzi, sono già 185 i parlamentari che hanno deciso di emigrare in un altro gruppo politico: 13 fanno come Razzi e Scilipoti e saltano lo schieramento, quasi tutti salgono sul carro del Pd. Scelta civica verso la liquefazione, emorragia nel M5s tra espulsioni e abbandoni. Non mancano gli ‘affezionati’ della fuga: c’è chi è riuscito ad attraversare l’intero spettro politico. Raffronto con i governi Berlusconi e Monti

50 milioni di euro l’anno è il costo dei  i gruppi politici alla Camera ed al  Senato che da sinistra a destra, compongono oggi  i due rami del parlamento (dove la riforma costituzionale è ancora in discussione). Nel solo 2014 Montecitorio e Palazzo Madama, hanno stanziato e distribuito rispettivamente 32 e 21,3 milioni di euro per le formazioni elette alle ultime politiche dai cittadini . Per i deputati e senatori, dall’ inizio dell’ultima  legislatura (marzo 2013 ) il totale calcolato sui due anni è di 106,7 milioni di euro. Soldi che vanno ad aggiungersi ai rimborsi elettorali destinati ai partiti a ogni tornata elettorale. Alla fine  dello scorso anno 2014, ben sette gruppi parlamentari hanno chiuso il bilancio in negativo: tra questi, la Lega Forza Italia al Senato.

Schermata 2015-12-04 alle 10.23.29Ma tutto  questo denaro come viene diviso e sopratutto come viene speso? Una dato è chiaro: l’elevato numero di cambi di partito, di migrazioni , da un gruppo politico all’altro, influisce sensibilmente sulla distribuzione dei fondi Ciascun gruppo parlamentare,  riceve infatti, un contributo pubblico da utilizzare per il proprio funzionamento che viene calcolato,  sulla base della propria composizione: quindi più è grande (e più parlamentari vi sono iscritti)  e più contributi pubblici riceverà.

Schermata 2015-12-04 alle 10.23.44Tutto questa conferma  che l’acquisizione o la perdita di deputati in un gruppo non sarà soltanto un “fatto” politico ma contribuirà sensibilmente anche sull’ammontare dei fondi a disposizione dei partiti. Secondo i dati  di Openpolis , è stato possibile calcolare il supporto fornito da ciascun parlamentare iscritto proprio, a partire dal contributo annuo stanziato dalla Camera e dal Senato. In pratica di circa 50mila euro a deputato ed oltre 67mila euro a senatore. “Sono stime – spiegano da Openpolische consentono di calcolare e talolta decifrare quanto si guadagni o si perda attraverso il valzer dei cambi di casacca“.

Sulla base di queste stime, il Pd oggi tra Camera e Senato  riceverebbe circa 1,3 milioni di euro in più grazie ai 23 parlamentari entrati nel corso della legislatura. Sempre per gli stessi motivi, l’implosione del Pdl a fine 2013 con la genesi del Nuovo centrodestra e la rifondazione di Forza Italia comporterebbe che nei bilanci dei berlusconiani alla fine dei conti verrebbero a mancare più o meno  intorno ai 5 milioni di euro.

Schermata 2015-12-04 alle 10.24.00Il cambio di  schieramento in Parlamento è un vecchio fenomeno che da sempre fa parte  del nostro assetto politico ma che in questi ultimi anni, a causa delle divisioni interne a tutti i partiti, ha raggiunto delle nuove dimensioni. Una cosa è certa, sicuramente i deputati e senatori sono costituzionalmente liberi (articolo 67 ) di poter cambiare gruppo senza dover renderne conto a nessuno . E se nel 2010 sono stati proprio improvvisi cambi di gruppo e di schieramento a salvare il governo  Berlusconi (vedi i casi di Domenico Scilipoti ed Antonio Razzi), negli ultimi tempi si è assistito al proliferare di espulsioni sommarie (come nel caso del Movimento 5 Stelle), scissioni interne ad esempio dopo il Pdl, anche la rottura dentro Forza Italia a opera dei simpatizzanti di Raffaele Fitto  e dei fedelissimi di Denis Verdini  e la mesta fine di esperimenti politici, tipo Scelta civica.

Schermata 2015-12-04 alle 10.24.08Ed è proprio a questa libertà di cambio di casacca politica, che, puntualmente, fanno appello nelle loro dichiarazioni i parlamentari protagonisti dei 235  cambi di partito avvenuti negli ultimi 23 mesi (durante i governi a guida Enrico Letta e Matteo Renzi). Sono 119 alla Camera e 116 al Senato. Numeri altissimi che se confrontati con la legislatura precedente , rendono un’idea del fenomeno e del suo trend: 261 passaggi in 58 mesi, dal 2008 al 2013. Il raffronto, ulteriormente suddiviso, consegna una cifra pari a 10,22 cambi al mese (nella diciassettesima legislatura, quella attuale) contro i 4,50 del periodo Berlusconi-Monti. Più del doppio.

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Non può passare inosservato che oggi  il terzo partito più grande alla Camera, è il gruppo Misto, addirittura più grande di Forza Italia,  contando ben 59 deputati contro i 53 berlusconiani, area di parcheggio  politica che si propone come una scialuppa di salvataggio sempre più comoda…. In tanti alla fine si sono iscritti al gruppo Misto  a Montecitorio . Negli ultimi 23 mesi il Misto ha rappresentato un porto sicuro per 11 deputati: Fucsia Nissoli, oggi parlamentare di Per l’Italia, mesi fa ha lasciato Scelta civica per il Misto salvo poi tornare a Scelta civica ed infine atterrare su Per l’Italia. Sempre alla Camera, Adriano Zaccagnini è uscito dal M5s ma è transitato dal Misto prima di arrivare a Sel. Otto deputati di Sel – da Gennaro Migliore a Titti Di Salvo – sono passati dal Misto prima di entrare nel Pd.

Nel panorama, non mancano neanche i ripensamenti: alla Camera è il caso di Alberto Giorgetti (da Forza Italia ad Area Popolare e poi di nuovo a Forza Italia) e di Stefano Quintarelli (da Scelta civicaPer l’Italia e ritorno indietro). Al Senato Luigi Compagna corre dal Misto al Gal ad Area Popolare e poi di nuovo al Gal e poi ancora ad Area Popolare. Paolo Naccarato parte dalla Lega per andare al Gal poi ad Area Popolare e poi di nuovo al Gal. Sempre a Palazzo Madama il salto di schieramento l’ha fatto Antonio D’Alì che da Ncd è passato a Forza Italia mentre a Montecitorio il ‘ribaltone’ l’hanno fatto in 12, quasi tutti a favore del Pd.

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Ancora al Senato, è Lorenzo Battista (passato dal M5s al Misto e poi alle Autonomie-Psi-Maie) a lanciare un appello ai colleghi che come lui sono entrati in parlamento col movimento di Beppe Grillo ma che poi ne sono usciti per dissidi con il leader: “Creiamo un gruppo con Sel ed entriamo nel governo” è l’appello che lancia mentre un altro ex pentastellato, Walter Rizzetto, scende in piazza a Venezia con la destra della Meloni

Fitto e Verdini

nella foto Raffaele Fitto e Denis Verdini

Dall’ ultima creatura di Denis Verdini ( Ala) a quella di Raffaele Fitto (Conservatori e riformisti) sino a Pippo Civati, pur di non scomparire. Ma vediamo chi ha vinto e chi ha perso dopo oltre 300 cambi di sponda.  Il Gruppo Misto è tra coloro che incasserebbero di più (2,1 milioni in aggiunta), sorpassato soltanto da Area popolare (Ncd più Udc) al quale andrebbe quasi il doppio. A cedere, oltre Forza Italia, anche Lega, Sel e M5s.

La parte principale del budget di tutti i gruppi parlamentari, viene spesa in media per il personale  il 70% del totale. In questa voce rientrano i dipendenti, i collaboratori e anche le consulenze. Al netto dei consulenti, di cui non viene mai  fornito il dettaglio, nel 2014 hanno lavorato per i gruppi parlamentari oltre 500 persone, con un rapporto di 1 ogni 2 eletti a Palazzo Madama e Montecitorio. Non rientrano nel conteggio gli assistenti ( meglio noti come i “portaborse”) dei singoli parlamentari che fanno invece parte dello staff personale.

Se poi si vuole analizzare il dato degli ultimi quattro governi, le differenze sono ancora più forti: secondo i dati Openpolis , vince il governo Letta, con 15,33 cambi al mese (in virtù dell’implosione del Pdl e della nascita di Ncd), seguito dal governo Renzi (8 passaggi al mese) che si colloca in classifica davanti agli esecutivi Berlusconi e Monti, rispettivamente con 5,56 e 2,94 cambi di partito. Un’annotazione: in cifre assolute, durante l’esecutivo guidato dall’ex Cav. Berlusconi  (3 anni e 6 mesi) i ‘trasformismi‘ sono stati 217 contro i 97 dell’esecutivo Renzi, i 138 dell’esecutivo Letta e i 50 dell’esecutivo Monti. Un ammontare elevato, quello che fa riferimento a Berlusconi, se si considera che l’attuale leader di Forza Italia è stato l’ultimo ad aver vinto le elezioni politiche e si è insediato in un contesto politico ben più stabile.

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Chi viene e chi va. I gruppi che compongono il Parlamento – e le loro dimensioni – oggi sono molto diversi se confrontati con quelli eletti alle politiche del 2013. E’ possibile riassumere gli spostamenti in tre grandi insiemi: gruppi in forte crescita, gruppi in perdita e quelli che hanno subìto scissioni interne. Dentro quest’ultima categoria rientrano le forze che hanno dovuto mettere a bilancio il crollo numerico maggiore: c’è il Popolo delle libertà (con la rottura tra l’ex Cavaliere ed  Angelino Alfano, attuale Ministro dell’ Interno) e c’è Scelta Civica, con la fine dell’alleanza con Udc più Popolari e la conclusione dell’esperimento montiano al Senato.

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A seguire, in questo valzer di cambi  si pone il Movimento 5 Stelle – al 3° posto per membri persi – che risulta essere in forte ridimensionamento sia a Montecitorio (-18 parlamentari ) sia a Palazzo Madama (-17 senatori). Fra i tanti in perdita, l’unico in reale crescita è il  Partito Democratico che ha giovato sia del salto di schieramento di molti deputati Sel sia del confluire del gruppo Scelta civica al Senato.

Altro dato che emerge è la tendenza a cambiare gruppo ripetutamente. Sono 11 i parlamentari che hanno cambiato maglia tanto nella XVI quanto nella XVII legislatura, con alcuni – come Dorina Bianchi – che hanno attraversato l’intero spettro politico. La parlamentare, eletta con il Partito democratico nel 2008 al Senato, è poi transitata nel Pdl, con cui è stata ricandidata e rieletta nel 2013, per poi passare nei mesi successivi nel Nuovo centrodestra.

Questi di seguito i dati relativi ai singoli gruppi parlamentari.

Area popolare (Ncd più Udc). I dati del gruppo, che inizialmente si chiamava Nuovo centrodestra, sono fortemente influenzati dalla sua nascita, avvenuta circa otto mesi dopo le elezioni politiche del 2013. Per questo motivo sia il contributo ricevuto sia, più in generale, le risorse impiegate, hanno subìto forti variazioni nel corso della legislatura. E così, se nel 2013 le entrate alla Camera ammontavano a poco meno di 152mila euro, l’anno successivo Area popolare ha chiuso il periodo a quota 1,5 milioni di euro, con un avanzo (cioè utile)  di gestione pari a 399mila euro. Al Senato l’incremento è stato ancora più evidente: da quota zero a fine 2013 si arriva ai 2 milioni di euro di fine 2014, con un avanzo di gestione che sfiora i 500mila euro.

Fratelli d’Italia. Il gruppo è presente soltanto alla Camera dei Deputati . La sua consistenza nei due anni di riferimento non è variata, e quindi il maggior contributo è dovuto ai maggiori mesi di attività del parlamento. E’ uno dei pochi gruppi in cui il rapporto personale-deputati è di 1 a 1.

Forza Italia. Il gruppo, ex Pdl, è fra quelli che ha subìto le perdite maggiori (numero di iscritti) dall’ inizio della corrente legislatura parlamentare. Ad oggi risulta avere 35 deputati in meno alla Camera e 48 senatori in meno al Senato, per una tendenziale diminuzione del contributo ricevuto pari a 5 milioni di euro l’anno in meno.

Lega Nord. Dall’ inizio della legislatura le entrate del gruppo, presente sia alla Camera sia al Senato, sono state pari a 4,6 milioni di euro. Una percentuale molto alta è stata spesa in comunicazione: oltre l’11% a Montecitorio e il 12% a Palazzo Madama, . Nessun altro gruppo in parlamento raggiunge le percentuali dei leghisti. 

Movimento 5 Stelle. Dall’ inizio legislatura, le entrate del gruppo, presente sia alla Camera sia al Senato, sono state pari a 13,4 milioni. Entrambi gli anni di legislatura sono stati chiusi con un avanzo di gestione. Dopo Forza Italia, il M5s risulta essere il gruppo politico che ha perso più membri dalle scorse politiche (e che non si è sciolto). Ad oggi, la sua perdita tendenziale annua sarebbe pari a 2 milioni di euro.

Gruppo Misto. Le entrate del gruppo Misto sia alla Camera sia al Senato sono fortemente collegate alle spese per il personale (circa l’80%). Nei continui cambi di gruppo dell’attuale legislatura però, il Gruppo Misto ha visto i suoi numeri salire fortemente, segnando un +23 alla Camera e un +14 al Senato. Ad oggi, la crescita tendenziale del suo contributo sarebbe equivalente a 2 milioni l’anno.

Partito democratico. In entrambi i rami del parlamento, il Pd è il gruppo più numeroso. Da inizio legislatura ha avuto entrate pari a 38,5 milioni di euro, finendo tanto il 2013 quanto il 2014 con un avanzo di bilancio. Il crescente numero di parlamentari iscritti al Pd, sia alla Camera sia al Senato, non farà che aumentare il contributo che riceve il gruppo, un incremento tendenziale ad oggi pari a 1,3 milioni di euro l’anno.

Scelta civica. Dopo Forza Italia e il Movimento 5 Stelle, è il terzo gruppo maggiormente in perdita da inizio legislatura. Completamente scomparso al Senato, alla Camera ad oggi ha perso ben 22 deputati, per una perdita tendenziale di contributi da parte di Montecitorio pari a 1,1 milioni di euro l’anno. E’ il gruppo alla Camera dopo Sel, che ha speso di più nell’acquisto di beni in relazione ai suoi iscritti: circa 438 euro per deputato in due anni.

Sinistra ecologia e libertà. Il gruppo è presente solamente alla Camera dei Deputati. In due anni ha incassato quasi 3 milioni di euro. Grazie all’avanzo di bilancio ereditato dal 2103 è uno dei gruppi che ha potuto sopportare una chiusura del 2014 in negativo . Ben 12 i deputati usciti dal gruppo alla Camera, con un calo tendenziale ad oggi di contributi per 609mila euro l’anno.

Spese per il personale. Circa il 70% delle risorse  cioè circa 70 milioni di euro dall’ inizio legislatura, a disposizione dai gruppi parlamentari, viene impiegato per pagare il personale. Sono questi numeri importanti sopratutto se si considera che questi non includono gli assistenti né i collaboratori personali dei parlamentari stessi. “La Camera e il Senato – sottolinea Openpolis hanno regole piuttosto stringenti che disciplinano l’assunzione di personale dipendente da parte dei gruppi. I quali, anche per non incorrere in questi vincoli, hanno aumentato nel tempo l’attivazione di collaborazioni temporanee e di consulenze esterne. Una libertà di azione e di rendicontazione che ha portato alla pubblicazione – da parte dei gruppi – di informazioni poco omogenee ed esaustive. Se da un lato quindi, il ‘quanto‘ viene speso è riportato in maniera chiara, non si può dire altrettanto per altre questioni. Per fare un esempio: accanto alla cifra stanziata per le spese di consulenza, spesso e volentieri non segue un dettaglio. Mettere insieme il numero esatto di collaborazioni e consulenze non è quindi sempre evidente

Nonostante le difficoltà nel ricostruire il dato, dunque, nel 2014 sono state contate oltre 560 persone (dipendenti e collaboratori) che lavoravano per i gruppi parlamentari di Montecitorio e Palazzo Madama, con un rapporto di 1 a 2 rispetto ai parlamentari. Alla sola Camera dei deputati nel 2014 sono state impiegate dai gruppi, tramite varie forme contrattuali, 380 persone. Incredibile ma vero, due gruppi parlamentari a Montecitorio alla fine del 2014 avevano più personale che membri effettivi del gruppo stesso: Per l’Italia-Centro Democratico e Gruppo Misto. Mentre fra tutti, il gruppo con il rapporto più basso, è stato quello del Movimento 5 Stelle (0,49).

Acquisto di beni e comunicazione. Nonostante la quantità di denaro spesa sia notevolmente inferiore in confronto a quella utilizzata per il personale, nei bilanci dei gruppi ci sono altre due voci che assumono rilevanza. Sono le spese per l’acquisto di beni (carburante, cancelleria, stampanti, libri e pubblicazioni) che ammontano a quasi 200mila euro, e quelle per il supporto all’attività politica (studio, editoria e comunicazione) che superano i 4,6 milioni. Da un lato quindi si tratta di denaro utilizzato per la quotidianità del gruppo, dall’altro di soldi che hanno lo scopo di “pubblicizzare” l’attività portata avanti in parlamento. Feste di partito comprese.

Nel merito dell’acquisto di beni, in due anni i gruppi di Palazzo Madama hanno stanziato 81mila euro. In media, per ogni senatore, sono stati spesi 374,93 euro: un dato molto più alto rispetto alla Camera e fortemente trainato dal Gruppo Misto che in due anni ha speso oltre mille euro per senatore, tre volte la media dell’aula. In particolare, 7mila euro all’anno in carburante. Salta all’occhio anche il dato 2013 per il Movimento 5 Stelle, con 28mila euro utilizzati per l’acquisto di beni strumentali, portando il gruppo a totalizzare la più alta spesa assoluta in due anni, oltre 30mila euro !

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