REGIONE LAZIO, INDAGATO ZINGARETTI : FAVORITISMI NELLE NOMINE ASL

REGIONE LAZIO, INDAGATO ZINGARETTI : FAVORITISMI NELLE NOMINE ASL

Le accuse, a seconda delle differenti posizioni, sono abuso d’ufficio, falsità commessa da pubblico ufficiale e rifiuto di atti d’ufficio. L’inchiesta ha avuto origine da due esposti. Nel primo, presentato da Fratelli d’Italia, si chiedeva di indagare sulla nomina, in posizione dirigenziale in una Asl, di un candidato che non avrebbe avuto i requisiti per ottenere il posto, ma che sarebbe stato selezionato grazie a una modifica effettuata nel bando di accesso. Nei giorni scorsi su richiesta della pm Desiré Digeronimo, il Gip ha disposto una proroga delle indagini.

di REDAZIONE CRONACHE

Il segretario nazionale del PD e presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti è indagato insieme all’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato, e ad altre sette persone, sull’ipotesi investigativa della Procura di Roma che ci siano stati favoritismi nelle procedure di nomina in alcune posizioni chiave della sanità romana. Nei giorni scorsi, intanto, su richiesta della pm Desiré Digeronimo, il Gip ha disposto una proroga delle indagini.

Desiré Digeronimo pm della Procura di Roma

Le accuse, a seconda delle differenti posizioni, sono abuso d’ufficio, falsità commessa da pubblico ufficiale e rifiuto di atti d’ufficio. Tra gli indagati ci sono anche due dirigenti della Regione Lazio, Renato Botti all’epoca responsabile della direzione della Salute ed Andrea Tardiola, segretario della giunta, Flori Degrassi, direttore della Asl Roma 2, Vincenzo Panella (che è l’ex direttore generale n.d.r.) , Giuliana Bensa, Giovanna Liotta, Paola Passon, dirigenti dell’ospedale Policlinico Umberto I .

L’inchiesta ha avuto origine da due esposti. Nel primo, presentato da Fratelli d’Italia, si chiedeva di indagare sulla nomina, in posizione dirigenziale in una Asl, di un candidato che non avrebbe avuto i requisiti per ottenere il posto, ma che sarebbe stato selezionato grazie a una modifica effettuata nel bando di accesso. La questione era stata anche sollevata in un’interrogazione parlamentare dal consigliere Antonello Aurigemma a cui l’assessore D’Amato aveva risposto il 16 novembre 2019: “Il provvedimento è pienamente legittimo all’interno del quadro nazionale. La gran parte delle Regioni italiane ha adottato un’analoga metodologia, sia Regioni governate dal centrodestra, sia Regioni governate dal centrosinistra, come Toscana, e Umbria, adesso passata a un nuovo governo, ed altre ancora”.

Dalla Regione Lazio hanno fatto sapere che la delibera è uguale a quella utilizzata un anno prima anche dalla Lombardia. L’amministrazione regionale guidata da Zingaretti in una nota ha anche riferito di essere “convinta di aver operato nel rispetto della normativa vigente” e ha espresso “massima fiducia nel lavoro della magistratura, certa che chiarirà la vicenda in tutti i suoi aspetti“.

Vincenzo Panella, ex direttore generale del Policlinico Umberto I ha dichiarato: “Siamo convinti che gli atti che abbiamo assunto siano legittimi e confidiamo nel lavoro della magistratura. Sono tranquillo. L’azienda ospedaliera è sicura di aver nominato un direttore amministrativo in regola con i requisisti previsti dalle norme nazionali”. Sul caso si è scatenata anche la polemica politica, con il leader della Lega, Matteo Salvini, che è stato tra i primi a intervenire: “I cittadini meritano chiarezza e rapidità, anche per le eventuali ricadute sul governo nazionale: i guai del leader Pd complicano il reclutamento di voltagabbana o per il Movimento 5 Stelle i politici indagati non sono più un problema?“.

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