Pietro Schirano, un “tarantino” a Facebook alla corte di Zuckerberg

Pietro Schirano, un “tarantino” a Facebook alla corte di Zuckerberg

Ad appena 26 anni, lavora nella divisione video del colosso di Mark Zuckerberg. ma dice : “Un giorno potrei tornare per sempre in Italia. Se qualcuno avrà bisogno di un bravo designer, ci penserò….”

ROMAPietro Schirano, 26 anni da Pulsano (Taranto),  da nove mesi ogni giorno lavora al suo desk nel grande open space con i murales alle pareti di Menlo Park, dove ha sede in California  Facebook il social fondato da Mark Zuckerberg.  Pietro, appassionato di tecnologia si è laureato al Politecnico di Milano, ma non ha mai abbandonato la sua passione   un po ‘artistica e creativa, compreso l’ hobby per la chitarra .

 Il design è sempre stato il suo amore segreto, così per tutto il tempo trascorso al Politecnico milanese ha frequentato numerose conferenze, incontrato persone straordinarie nel campo, seguendo i tutorial e ha fatto un sacco di lavoro freelance. Laureatosi ha immediatamente trovato un lavoro come ingegnere, ma quello non è il lavoro  che Pietro sognava  per realizzare il suo “vero” sogno : essere un designer professionista.  “Avevo scelto ingegneria perché nel 2008 il designer, specie in Italia, era considerato qualcosa che si faceva nel tempo libero. Non una professione. All’epoca dell’università facevo qualche progetto come freelance. Poi ho iniziato a lavorare in campo energetico, ma mi sono reso conto che non ero felice. Così a 22 anni sono partito per l’Olanda e sono andato a bussare alla porta una miriade di startup chiedendo lavoro”.

 Come lui stesso racconta, il web lo ha aiutato molto nel plasmare la cultura che cercava. “Tutto ciò che so di progettazione e codifica l’ ho imparato in gran parte sul web” – racconta Pietro Schirano   quando parla di GuestCenter  che lui definisce suo progetto più stimolante e impegnativo realizzato quando prima di passare a Facebook,  lavorava a San Francisco alla “Open Table” una software che offre ai ristoratori e gestori di gestire il loro ristorante. Prenotazione, richiesta speciale, lista d’attesa sono alcune delle funzionalità di base che offriamo. “Ho lavorato sulla versione per il Web. E ‘stato il più impegnativo a causa della grande quantità di funzionalità in questione, e il grande numero di vincoli con cui abbiamo lavorato. Un l’applicazione sia per iPad e Android, in chi abbiamo avuto grossi vincoli tecnici e abbiamo bisogno di risolvere con idee innovative su come far operare il sistema di ricerca” . L’azienda Open Table esisteva da 14 anni ma aveva un fortissimo handicap in termini di grafica. “Io mi sono occupato di ridisegnare tutto il sito – dice SchiranoEd oggi, dopo un paio d’anni, lì dentro lavorano 25 designer. Questo è un settore chiave”.

 Schirano attualmente coordina il gruppo di lavoro che studia e rinnova la grafica del social network, è stato uno degli speaker al Campus “Luigi Einaudi” di Torino, alla prima conferenza TEDxUniTO, dove  ha raccontato la sua esperienza : “Lavorare in America era il mio sogno. E quando è arrivata la mail di Facebook in cui mi offrivano un posto non ci potevo credere. Ne ero onorato. Quando torno a casa mia,  e dico che lavoro a Facebook, la gente non ci crede. Pensa che io stia tutto il giorno a perdere tempo su Internet“.

La sua storia è sicuramente diversa da quella di altri italiani che hanno fatto fortuna nella Silicon Valley. “Ho studiato ingegneria energetica ma di professione faccio il product designer. Qualcuno ha messo in giro la voce che sarei l’autore delle Reactions. Non so come sia venuto fuori. In azienda io faccio parte della divisione video“. Un ruolo non indifferente in quanto Facebook da almeno un anno sta puntando moltissimo sui filmati  facendo concorrenza YouTube, la piattaforma video di Google, confermando che l’interesse per il settore è sempre crescente.

Adesso  Pietro è di casa a San Francisco  . Un giorno ha pure rincontrato al supremercato un vecchio amico e tramite lui ha conosciuto anche un altro ragazzo.  Tutti e tre vengono da  Taranto e lavorano a Facebook, a Twitter e in un’altra startup innovativa. “Ormai siamo un trio, sono i miei unici amici italiani. Cuciniamo pettole e panzerotti per tutti.. Preferisco passare il tempo con gli americani. La mia vita è lì, non ha senso restare ancorati alle radici“.

L’Italia è un lontano ricordo? No, a me un giorno piacerebbe tornare – risponde- Torino e Milano si stanno espandendo molto in ambito tech. Se qualcuno avrà bisogno di un bravo designer, ci penserò. Mi piacerebbe anche fondare una mia startup in California. Ma penso che resterò a Facebook ancora un bel po’.

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