PUGLIA: 16 ARRESTI PER CORRUZIONE A MOLFETTA

PUGLIA: 16 ARRESTI PER CORRUZIONE A MOLFETTA

La presente operazione costituisce un’ulteriore testimonianza del costante presidio alla legalità esercitato dalla Procura di Trani, in stretta sinergia con la Guardia di Finanza, e per la repressione della corruzione nel sistema di gestione degli appalti pubblici, premessa indispensabile per la ripresa economica, messa a dura prova anche dalla persistente emergenza epidemiologica

di REDAZIONE CRONACHE

Nella mattinata di ieri, su delega dei pm Giuseppe Francesco Aiello e Francesco Tosto della procura della Repubblica di Trani, i finanzieri della Tenenza di Molfetta e dei Reparti dipendenti dal Gruppo Barletta, coadiuvati da altro personale del Comando Provinciale di Bari, hanno dato esecuzione, nelle province di Bari, Barletta-Andria-Trani e Foggia, ad un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Trani. I destinatari dell’ordinanza sono, complessivamente, sedici, di cui dieci sottoposti alla custodia cautelare in carcere e sei alla misura degli arresti domiciliari. Il provvedimento costituisce l’epilogo di una complessa indagine di polizia giudiziaria, effettuata dalla Tenenza di Molfetta attraverso l’esecuzione di appostamenti, pedinamenti e intercettazioni telefoniche ed ambientali.

Tra i soggetti attinti da misura figurano Mariano Caputo ex assessore ai lavori pubblici, l’ex consigliera comunale Anna Sara Castriotta (nel frattempo dimessasi dalla carica) e Orazio Lisena un funzionario del Comune di Molfetta (tutti sottoposti alla custodia cautelare in carcere) nonché diversi imprenditori, indagati per molteplici ipotesi di corruzione oltre ad altre tipologie di reato.Ai domiciliari è finito il presidente della commissione di gara di uno dei presunti appalti pilotati, Vincenzo Manzi, e altri 5 tra imprenditori e dipendenti delle aziende coinvolte nelle indagini. Sono accusati a vario titolo di turbativa d’asta, corruzione, falso, depistaggio e peculato.

Tra gli indagati (34 persone fisiche e 7 società) figura anche l’attuale sindaco di Molfetta Tommaso Minervini, accusato di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, nei cui confronti però non è stata disposta alcuna misura cautelare. L’ ex assessore Caputo avrebbe ottenuto anche forniture di arredi, bancali di ciottoli e asfalto per suo stabilimento balneare, la riparazione dell’auto di famiglia dopo un incidente stradale e un telefono cellulare.

L’inchiesta ha messo in luce un sistema basato su accordi corruttivi tramite i quali svariati appalti pubblici del Comune di Molfetta venivano affidati da pubblici ufficiali “compiacenti”, ad una cerchia ristretta di imprenditori, in cambio di denaro e altre utilità (smartphone, computer e lavori privati). Numerosi gli appalti finiti sotto la lente degli investigatori: i lavori di riqualificazione delle strade (asfalti e basolati) e delle piazze “Immacolata” e Aldo Moro”, la messa in sicurezza delle ciminiere dell’ex cementificio, la progettazione del nuovo teatro comunale, la ricostruzione della scuola per l’infanzia “Gianni Rodari”, i lavori di riqualificazione della biblioteca comunale e della “Cittadella degli Artisti”, la realizzazione del nuovo stadio di atletica leggera.

La sistematicità delle condotte delittuose è emersa anche dalle modalità relative al pagamento delle “tangenti”, documentate con operazioni di intercettazioni ambientali audio-video: l’imprenditore di turno, una volta salito a bordo dell’autovettura del funzionario arrestato, senza proferire parola, lasciava la busta con i soldi all’interno del vano portaoggetti o nelle mani del medesimo. Singolare il fatto che le condotte siano state poste in essere anche durante il primo lockdown nazionale.

Gli elementi investigativi raccolti hanno consentito di acquisire forti elementi probatori, sulla base dei quali sono state iscritte, nel registro degli indagati, complessivamente, trentaquattro persone fisiche. Inoltre, è stato possibile iscrivere anche sette persone giuridiche, affidatarie degli appalti, in quanto prive di un modello di organizzazione idoneo a prevenire la commissione di reati, così come richiesto dal decreto legislativo nr. 231/2001.

Sono 23 le imputazioni per 14 vicende contestate. Per 12 di esse il pericolo di inquinamento probatorio, secondo la Procura, era elevato al punto da determinare la custodia cautelare per gli indagati.Mesi di indagini, basate su intercettazioni, pedinamenti e acquisizioni di atti, hanno consentito di documentare con video e audio le dazioni. Negli atti è riportato che “La sistematicità delle condotte delittuose è emersa anche dalle modalità relative al pagamento delle tangenti, documentate con operazioni di intercettazioni ambientali audio-video: l’imprenditore di turno, una volta salito a bordo dell’autovettura del funzionario arrestato, senza proferire parola lasciava la busta con i soldi all’interno del vano portaoggetti o nelle mani del medesimo”.

Il procuratore capo Renato Nitti ha apprezzato la capacità di uomini ed uffici di “resistere a continui tentativi di acquisizione di informazioni riservate“. Tentativi che hanno determinato l’esigenza delle misure cautelari al fine di scongiurare l’inquinamento delle prove.


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