MILANO DA BERE ? NO, MILANO CAPITALE DEGLI EVASORI !

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Arrestato Antonio Baldan che faceva l’imprenditore, autofinanziandosi alle spalle del Fisco cioè di tutti i cittadini per decine di milioni di euro, tagliando fuori dal mercato le società oneste che invece rispettano tutti gli adempimenti fiscali e quindi a fronte delle medesime prestazioni non riescono a praticare gli stessi prezzi concorrenziali. Ancora più facile fare l’imprenditore dagli arresti domiciliari alle spalle dei contribuenti.

di REDAZIONE CRONACHE

“Baldan Group è un gruppo vincente in ambito nazionale e internazionale, che oggi conta 4.000 punti in Italia, 105 tra uomini e donne che compongono la rete vendita, 45 consulenti beauty, 60 dipendenti ed oltre 30 consulenti specializzati tra cosmetologi, chimici, dermatologi, chirurghi estetici, dietologi e nutrizionisti.Antonio Baldan è l’artefice di questo successo, basato su uno straordinario connubio tra efficaci metodiche high-tech Baldan Group e riconosciute linee cosmetiche e nutrizionali unite ad indovinate strategie di marketing” così Antonio Giuseppe Baldan, 60 anni, si presentava ed auto-esaltava sulla propria pagina Facebook, passato nelle ultime ore dalle vacanze su un lussusoso yacht fra la Costa Smeralda e la Costa Azzurra e le squallide mura del carcere.

“Fin da ragazzo affiancando mio padre nella gestione dell’attività, ho capito che innovare e offrire un eccellente customer satisfaction, erano elementi fondamentali per tenere una posizione di leadership di mercato e fidelizzare i clienti” scriveva Antonio BaldanMi piace pensare positivo, e cercare opportunità di crescita e consolidamento, anche in periodi particolari come quello che stiamo attraversando“.

Finito agli arresti domiciliari dove stava scontando una precedente condanna per reati fiscali, Antonio Baldan si faceva beffe delle sentenze dei tribunali senza sequestri del suo patrimonio, ed intraprendeva trattative ingannevoli fingendo di voler transare parte del debito con l’Agenzia delle Entrate“M’hanno fatto una pippa ma una pippa….non mi sequestrano… Ormai m’hanno condannato, farò la mia condanna eh punto. Tanto che — diceva ridendo ignaro di essere intercettato — a un certo punto m’hanno quasi convinto e versavo…, avrò versato qualche mese 5.000 euro, due o tre mesi, poi ho detto: no no caspita, che cosa verso 5.000 a fare?, mi dico, tanto che ne verso cinque o mille, allora bastan mille ah ah…“.

Così Antonio Baldan faceva l’imprenditore, autofinanziandosi alle spalle del Fisco cioè di tutti i cittadini per decine di milioni di euro, tagliando fuori dal mercato le società oneste che invece rispettano tutti gli adempimenti fiscali e quindi a fronte delle medesime prestazioni non riescono a praticare gli stessi prezzi concorrenziali. Ancora più facile fare l’imprenditore dagli arresti domiciliari alle spalle dei contribuenti.

Le intercettazioni telefoniche hanno anche consentito di impedire l’attuazione di una serie di creativi programmi dell’imprenditore, il quale non soddisfatto di non pagare un euro di tasse da anni , progettava di provare a lucrare dallo Stato sui sostegni per il Covid, i contributi per la formazione professionale, e persino la cassa integrazione pur avendo società con le quali “siamo soffocati di lavoro”. Lo Stato scambiato ed utilizzato come Babbo Natale: “C’è anche da capire gli stipendi… e poi c’è la tredicesima. Visto che è un Natale molto fiacco, non si potrebbe…non so…gli diamo lo stipendio e la tredicesima la facciamo dare dallo Stato? Come fanno quelli che non c’hanno i soldi? — si chiedevano l’imprenditore e l’amministratore — Non pagan mica…sento sempre in televisione… la cassa integrazione per coprire altre perdite“.

Antonio Baldan

Baldan stava come un pascià agli arresti domiciliari, a giudicare dalle feste con 15/20 invitati che ogni fine settimana organizzava calpestando le normative anti Covid nella sua villa comasca di Alserio, con un recente acquisto online di un nuovo motoveicolo (marca BMW, cilindrata 1250) del valore di circa 20mila euro, o dall’ acquisto (sempre utilizzando i soldi delle società) di un «taxi veneziano» da ormeggiare sul lago di Como, o dall’incetta di 97 bottiglie di vino di pregio giustificandole come “un omaggio per i clienti per il prossimo evento fieristico ‘Baldanprof’ che l’indagato avrebbe voluto organizzare”. Baldan intercettato diceva: “perché facciam la fiera, la faccio qua, la gente viene e quindi penso che è contenta”. Documentati dalle Fiamme Gialle anche trattamenti di chirurgia estetica per la ex moglie e viaggi super lussuosi per i suoi due figli.

Sempre secondo gli inquirenti, i soci della società, per sottrarre a tassazione i proventi dell’impresa hanno creato una serie di società estere, nel Regno Unito, Olanda, Svizzera, Germania, gestite di fatto dalla società italiana. Per l’ipotesi di truffa allo Stato l’imprenditore è indagato, ma non è stato arrestato. Baldan avrebbe anche messo in atto “compensazioni di debiti tributari con crediti inesistenti” per una “asserita attività di Ricerca e Sviluppo” e così avrebbe ottenuto “l’erogazione del credito d’imposta per la ‘formazione 4.0′” per oltre 100mila euro “senza l’effettivo svolgimento dei relativi corsi di formazione” per i dipendenti.

Il pm Roberto Fontana ha contestato a Baldan, e ai due collaboratori Sandro Sansoni e Maria Liliana Tondi, di aver operato con due società nel settore della vendita di macchinari per l’estetica, per le quali la Procura ha avanzato richiesta di fallimento, attraverso la sistematica omissione di ogni adempimento fiscale a mo’ di auto finanziamento: talmente vero che, alla data della richiesta di fallimento, per la GdF le società «B&B groppa srl» e «B&M marketing nel benessere srl» incredibilmente non avevano nemmeno un euro di debiti con gli istituti di credito, accumulando 19 milioni di debiti con il Fisco. Il pm imputa agli arrestati anche la distrazione di fondi societari per propri fini personali, l’annotazione di fatture per operazioni inesistenti, l’utilizzo in compensazione di crediti tributari inesistenti e l’acquisizione di una società di diritto colombiana, operazione priva di ogni ragione economico – imprenditoriale. Nella sua ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Carlo Ottone De March si legge: “La professionalità dimostrata da Baldan e dai suoi collaboratori nel commettere i reati contro il patrimonio e contro l’erario e la capacità di reinvestirne i profitti illeciti, con il concorso e la collaborazione di altri soggetti, portano a ritenere concreto il pericolo che gli indagati in forza del sistema illecito radicato messo in atto possano commettere altri delitti della stessa specie». 

Ai suoi due dipendenti, Sandro Sansoni e Maria Liliana Tondi, arrestati anche loro Antonio Baldan impartiva “specifiche disposizioni anche allo scopo di garantire alle varie operazioni illecite poste in essere un’immagine di apparente regolarità. In ultimo, si legge che neppure “le istanze di fallimento avanzate nei confronti delle due società” al centro dell’indagine, segnala il gip, “hanno rappresentato un deterrente per Baldan”.

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