Dopo essere riuscita a ottenere da Meta il blocco degli account social dell’ex agente fotografico continua lo scontro legale tra Mediaset e chi ha rilanciato sui social i video e le accuse di Fabrizio Corona. l’azienda della famiglia Berlusconi ha deciso di intraprendere un’azione legale anche contro Mario Adinolfi che aveva condiviso sui social alcuni contenuti pubblicati da Corona, commentando la sua inchiesta che coinvolge il conduttore Alfonso Signorini. Lo scorso 19 febbraio l’ufficio legale di Cologno Monzese ha depositato una denuncia avviando una causa civile per diffamazione per aver diffuso dichiarazioni ritenute lesive della reputazione dei collaboratori e della stessa Mediaset, oltre che prive di fondamento.

Contestatualmente è stata chiesta la rimozione di 19 contenuti tra post, video e articoli pubblicati online, nei quali Mario Adinolfi accusava Mediaset di utilizzare “metodi ricattatori”. I commenti di Adinolfi contestati dal gruppo televisivo ruotano attorno al caso Corona, ma riguardano più in generale le critiche mosse da Adinolfi al sistema mediatico legato al gruppo televisivo. “Il silenzio e l’omertà deriva dal fatto che gli attori del sistema mediatico o sono stati pagati o sperano di essere pagati, per questo tacciono o vanno contro Fabrizio Corona”, aveva dichiarato il giornalista che deve aver dimenticato i soldi percepiti per la sua partecipazione al reality trasmesso proprio da Mediaset.

I legali dell’azienda di Cologno Monzese, contestano anche alcune affermazioni di Adinolfi relative allo scandalo che ha coinvolto Andrea Giambruno, ex compagno della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Secondo le farneticanti affermazioni di Adinolfi, i fuorionda mandati in onda da Striscia la Notizia non sarebbero stati altro che “una finta operazione e un atto di minaccia nei confronti del Presidente del Consiglio, volto a mettere all’angolo Giambruno”.
Per quanto riguarda le considerazioni espresse da Corona e dal suo avvocato , abbiamo contattato i difensori di Alfonso Signorini, che ci hanno inviato una nota chiarificatrice per fugare i dubbi dei lettori.

Una doverosa precisazione giuridica.
“Nel nostro ordinamento i provvedimenti cautelari sono immediatamente esecutivi e restano pienamente efficaci fino alla loro eventuale modifica o revoca da parte del giudice competente. Il reclamo ex art. 669-terdecies c.p.c. non sospende automaticamente l’efficacia del provvedimento: ciò può avvenire solo se il giudice lo dispone espressamente.Sostenere il contrario significa semplicemente non conoscere le regole più elementari del processo civile.
È altrettanto opportuno ricordare che il diritto di cronaca non coincide con il diritto di insultare, diffamare o sostituirsi ai giudici. La Corte di Cassazione è costante nel ribadire che l’informazione è lecita solo quando ricorrono tre presupposti: verità dei fatti, interesse pubblico alla notizia, continenza espressiva. Quando questi limiti vengono superati, il diritto di cronaca cessa di essere tale e può trasformarsi in diffamazione.
E quando l’attacco mediatico diventa ossessivo, reiterato e persecutorio, non si è più neppure nell’ambito del giornalismo o della critica: si entra in quello degli atti persecutori (art. 612-bis c.p.), comunemente definiti stalking. La giustizia si amministra nei tribunali, attraverso regole e garanzie. Non nei processi mediatici celebrati davanti a una telecamera”.
Avv. Daniela Missaglia e Avv. Domenico Aiello






