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25 Ottobre 2026 21:51

Mario Turco, l’ uomo del Conte ha detto “ni”

TRATTO DAL SETTIMANALE L'ESPRESSO Fedelissimo del premier Conte e con molti interessi a Taranto. Forse troppi. Il sottosegretario fronteggia la crisi Ilva (che in un recente passato voleva chiudere). Ma il vero problema è che non sa come gestirla !

di Vittorio Malagutti e Gloria Riva*

La modestia almeno a parole non gli fa difetto. A metà settembre, nella sua prima intervista da sottosegretario alla Presidenza del consiglio, Mario Turco raccontò di aver pensato a “uno scherzo” quando Giuseppe Conte gli telefonò per annunciargli la nomina.

Da qualche settimana però l’esibito understatement dell’esordiente al Governo ha lasciato il posto ad un attivismo mediatico da politico di prima fila, fra dichiarazioni ai giornali, note ufficiali ed interventi sui social. Ha imparato in fretta Turco.

Solo due anni fa era un anonimo commercialista pugliese. Un ricercatore universitario a digiuno di politica e di partiti.

Adesso gioca da “pivot” nella squadra di Conte a Palazzo Chigi e come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio segue in prima persone le partite più complicate a cominciare dall’ ILVA. Del resto l’anno scorso i Cinque Stelle hanno fatto man bassa di voti predicando la chiusura degli impianti. Ed appena eletto anche Turco chiedeva “un nuovo contratto di programma che puntasse alla riconversione economica dell’area di Taranto“. Adesso che il senatore pugliese è approdato al governo, le promesse del recente passato hanno fin qui partorito niente più che un elenco di obiettivi proiettati in un futuro indefinito.

Il sottosegretario gioca in casa e sa bene come muoversi. Nel suo passato non ci sono “meet up” grillini, nessuna partecipazione militante alle storiche battaglie dei Cinque Stelle.

Sul piano professionale l’ascesa di Turco è passata anche attraverso l’esperienza di docente dell’ Università del Salento, ramo finanza aziendale, con la qualifica di professore aggregato, cioè un ricercatore al quale vengono affidati anche compiti di insegnamento. Quello del senatore tarantino è quindi un incarico a tempo, che non presuppone la partecipazione ad un concorso nazionale, come per i professori associati e per quelli ordinari. Nella banca dati del Ministero dell’ Istruzione, al nome del sottosegretario corrisponde la qualifica di ricercatore. Una questione di titoli ma anche di sostanza.

Dal marzo dell’ anno scorso infatti, da quando è diventato un politico a tempo pieno Turco non può più essere “professore aggregato” al contrario di quanto si legge nel suo curriculum pubblicato in rete sul sito del Governo.

*giornalisti del settimanale L’ESPRESSO

Eccovi l’articolo integrale in esclusiva per i lettori del CORRIERE DEL GIORNO

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