Mafia: traffico internazionale di stupefacenti, estorsioni, usura, gioco d’azzardo ed infiltrazioni nella pubblica amministrazione. In carcere 26 esponenti e 52 indagati di rilievo della Sacra Corona Unita.

Mafia: traffico internazionale di stupefacenti, estorsioni, usura, gioco d’azzardo ed infiltrazioni nella pubblica amministrazione. In carcere 26 esponenti e 52 indagati di rilievo della Sacra Corona Unita.

I Carabinieri del R.O.S. e del Comando Provinciale di Lecce hanno eseguito, in provincia di Lecce ed in altre località del territorio nazionale, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. di Lecce, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce, nei confronti di 26 indagati, appartenenti a vari clan mafiosi della frangia leccese dell’organizzazione denominata Sacra Corona Unita, ritenuti responsabili, a vario titolo, di “associazione di tipo mafioso”, “associazione finalizzata al traffico ed allo spaccio di sostanze stupefacenti”, “spaccio di sostanze stupefacenti”, “introduzione nello Stato, porto e detenzione illegale di armi anche da guerra”, “tentato omicidio”, “estorsione”, “usura”, “esercizio abusivo di attività finanziaria”, “intestazione fittizia di beni”, “violazione degli obblighi della sorveglianza speciale”, “falsità materiale ed ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atto pubblico”, “abuso d’ufficio” e “corruzione per un atto d’ufficio”, molti dei quali in “concorso” fra i vari indagati ed “aggravati dalle modalità e finalità mafiose”.

CdG operazione RosI provvedimenti cautelari scaturiscono da due distinte attività d’indagine, condotte nel periodo 2008- 2012, riunite in un unico procedimento, condotte dal R.O.S. (Indagine VORTICE) e dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Lecce (Indagine DEJA’ VÙ), nei confronti di esponenti di rilievo della frangia leccese della Sacra Corona Unita, operanti nell’area geografica posta a nord della provincia di Lecce (comprendente i comuni di: Squinzano, Campi Salentina, Trepuzzi ed altri). Oltre ai 26 destinatari delle misure cautelari, risultano indagate altre 52 persone (per un totale di 78), fra cui anche tre pubblici amministratori, i quali ultimi rispondono di plurimi reati di corruzione, falso e abuso d’ufficio.

Nel corso dell’odierna operazione è stato sottoposto a sequestro preventivo in Squinzano anche un immobile riconducibile ad uno degli arrestati. Nel dettaglio, le investigazioni hanno documentato le attività illecite gestite dal clan Pellegrino (capeggiato da PELLEGRINO Francesco, detto “Zù Peppu”, nato a Squinzano LE il 07.08.1953, ergastolano, e retto da NOTARO Sergio e dai fratelli PELLEGRINO Patrizio e Antonio, quest’ultimo scarcerato 18.03.2010 per espiazione pena), nonché l’influenza esercitata nell’area dallo storico boss Giovanni DE TOMMASI, capo indiscusso della SCU leccese, attraverso direttive impartite nel corso dei colloqui carcerari con la moglie SAPONARO Ilde. Il sodalizio è risultato attivo nei settori delle estorsioni, dell’usura, dello spaccio di stupefacenti e del gioco d’azzardo.

Schermata 2014-11-13 alle 02.13.28In particolare, è emerso un fiorente traffico internazionale di cocaina, hashish e marijuana approvvigionati in Francia, tramite i contatti mantenuti dall’indagato SAVARY Cyril Cedric con fornitori colombiani e spagnoli.

  • le contrapposizioni, in territorio squinzanese, tra il clanPELLEGRINO”ed il gruppo capeggiato da MANCA Marino, già affiliato al clan “DE TOMMASI”, culminate nel tentato omicidio (perpetrato da MILITO Salvatore, nato a Campi Salentina (LE) il 12.05.1972 ed INTERMITE Michele, nato a Taranto (TA) l’08.04.1976, arrestati dai Carabinieri del Nucleo Investigativo rispettivamente il 26.09.2012 ed il 17.11.2012) di quest’ultimo e di un altro affiliato (GRECO Luca, nato a Squinzano (LE) il 05.04.1972), ad opera di NOTARO Sergio, SAVARY Cyril Cedric e di altri tre indagati. Il contrasto tra i due gruppi ha registrato il verificarsi di ulteriori episodi intimidatori di un gruppo verso l’altro che ha rischiato di sfociare in una vera e propria guerra di mafia per il controllo delle attività criminali nei comuni di Campi Salentina, Squinzano, Trepuzzi e Casalabate;
  • i ristabiliti rapporti, al termine di un cruento contrasto, tra il clan “DE TOMMASI e quello dei “TORNESE” di Monteroni di Lecce (LE), finalizzati alla gestione di lucrose attività di narcotraffico. Il contrasto tra i due clan, in essere sin dagli anni ottanta e protrattosi nel decennio successivo, era stato caratterizzato da numerosi episodi delittuosi. Il primo in tal senso è datato 12.08.1989, allorquando venne ucciso DE TOMMASI Ivo, fratello del citato boss Giovanni, per mano di SANTOLLA Francesco, nato a Collepasso (LE) il 16.03.1953,personaggio di spicco del clan TORNESE. A tale omicidio conseguirono diversi episodi violenti, tra i quali figura l’omicidio, verificatosi a Veglie (LE) in data 18.05.1996, di SANTOLLA Romualdo, allora 17enne, estraneo a dinamiche criminali, figlio del citato Francesco;
  • le collusioni del clan “PELLEGRINOcon i responsabili dell’Amministrazione comunale di Squinzano (LE), funzionali a favorire l’organizzazione mafiosa attraverso diversificate condotte illecite, tra cui l’assegnazione indebita di alloggi popolari ed altre utilità.

CdG RosUno degli arrestati, SAVARY CYRIL Cedric, gestiva direttamente i rapporti in Francia con i fornitori colombiani e spagnoli dai quali si approvvigionava di ingenti quantitativi di cocaina che immetteva in Italia per il successivo spaccio nelle province di Lecce, Brindisi e Taranto, ed insieme a  Saida BRUNI e  Fhati RAHAMANI ” responsabili del reato di cui agli articoli 110 c.p. e 73 DPR n. 309/90 per avere, in concorso tra loro, importato dalla Francia ed introdotto nel territorio italiano una partita di cocaina per un prezzo corrispettivo di euro 55.000; in particolare, SAVARY dalla Francia forniva lo stupefacente consegnandolo a BRUNI e RAHMANI che in auto lo trasportavano in Italia, consegnandolo a … e … che provvedevano a smerciarlo. ( accaduto a Taranto, il 5.11.2012).

A rispondere di attività illecite commesse a Taranto vi sono anche  TRAMACERE Giovanni e CANDITA Gianluca, responsabili del reato di cui agli articoli 110 c.p. e 73 D.P.R. n. 309/90 per avere, in concorso tra loro, detenuto e ceduto a … e …  in Taranto il 2 e 3.11.2012  una partita di cocaina per un prezzo corrispettivo di euro 10.000 per il successivo smercio nel capoluogo tarantino.

Schermata 2014-11-13 alle 02.18.22Gli odierni filoni investigativi conferma l’attuale operatività dei sodalizi mafiosi salentini, evidenziandone la propensione all’infiltrazione dei settori economici localmente più rilevanti. Fra gli arrestati  due pregiudicati operanti prevalentemente su Taranto e cioè  Gaetano DIODATO , nato a Salerno il 4.09.1969  (il quale è già coinvolto nell’altro filone d’inchiesta denominata “ALIAS” della D.D.A. di Lecce)  ed  Angelo DI PIERRO , nato a Taranto il 25.10.1991 . Entrambi rispondono dei reati di traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti ed Associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti

Gli amministratori. Tra gli indagati in libertà figurano anche tre amministratori locali di Squinzano per i rapporti intrattenuti, tra l’altro, con la famiglia mafiosa Pellegrino. Si tratta dell’ex sindaco Gianni Marra, dell’attuale presidente del Consiglio comunale Fernanda Metrangolo, e dell’ex comandante dei vigili urbani Roberto Schipa. Le ipotesi di reato sarebbero di abuso d’ufficio, corruzione e falso.

Secondo Cataldo Motta procuratore capo della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce,  in questa indagine, desta stupore anche l’avvicinamento della Sacra Cor0na Unita agli esponenti non affiliati della mafia tarantina: “La Sacra corona unita storicamente non è mai andata oltre Manduria. Diciamo che oggi, in nome degli affari, i rapporti sono di reciproca sopportazione”. Basti pensare, ha aggiunto Motta, all’avvicinamento tra i clan De Tommasi e De Vitis, quest’ultimo particolarmente radicato nel capoluogo jonico. In ogni caso, ha osservato ancora Motta, “questa indagine ci ha dato diverse indicazioni sulle dinamiche interne ai clan tradizionali. È emerso in modo chiaro, ad esempio, il controllo del territorio da parte di De Tommasi anche dal carcere, tramite moglie e figlia“.

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